Details
Published: 02 January 2026
Created: 30 December 2025
Hits: 2895
Print Friendly, PDF & Email

unblogdirivoluzionari.png

Giustizia e potere: dall’impunità dei potenti alla trappola della separazione delle carriere

di Mario Sommella

giustizia2 2 720x398.jpgQuando sento parlare del referendum sulla separazione delle carriere come di un tema “tecnico”, da addetti ai lavori, ho la sensazione che si stia perdendo il punto. Per me questo voto non è una disputa tra codici e correnti della magistratura: è l’ultimo capitolo di una storia molto più lunga, che in Italia comincia almeno dal 1861. La storia dell’impunità dei potenti e dei loro tentativi ricorrenti di sfuggire al controllo della legge.

La riforma costituzionale approvata nel 2025 prevede tre passaggi di sistema:

• separazione rigida e definitiva tra carriere dei giudici e dei pubblici ministeri;

• due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i PM, con componenti in parte estratti a sorte;

• una nuova Alta Corte disciplinare, esterna ai CSM, chiamata a giudicare sui procedimenti disciplinari contro i magistrati.

Non avendo raggiunto i due terzi in Parlamento, la riforma dovrà passare per un referendum confermativo senza quorum, che il governo punta a celebrare il prima possibile, sperando di sfruttare il vantaggio nei sondaggi sul “sì” e una narrazione mediatica addomesticata.

Dentro questo perimetro apparentemente tecnico, si gioca però una partita politica e storica che parte da molto lontano.

 

L’Italia, un Paese costruito sull’eccezione per i potenti

Se guardo alla nostra storia dall’Unità in poi, vedo una costante: il potere politico ed economico ha sempre preteso una forma di “ingiudicabilità” di fatto. Tutti formalmente uguali davanti alla legge; ma non davanti a chi quella legge doveva applicarla.

Read more ...

Details
Published: 02 January 2026
Created: 02 January 2026
Hits: 1084
Print Friendly, PDF & Email

marxismoggi

Fascismo, storia e ideologia: note critiche sull’uso contemporaneo del concetto

di Gabriele Repaci

9788815245311.jpg1. Introduzione

Negli ultimi decenni, e con crescente intensità nel dibattito politico contemporaneo, il termine fascismo ha subito un processo di progressiva inflazione semantica. Esso viene impiegato come categoria onnicomprensiva per designare fenomeni tra loro eterogenei: governi autoritari, regressioni dello Stato di diritto, politiche securitarie, populismi di destra, fino a forme di dominio economico esercitate da élite transnazionali. Questa estensione indiscriminata del concetto non rappresenta un avanzamento della comprensione critica del presente, ma al contrario ne segnala una regressione sul piano analitico.

L’uso inflazionato del termine svolge infatti una funzione eminentemente retorica e morale, più che teorica. Fascismo diventa sinonimo di male politico assoluto, un’etichetta mobilitabile a prescindere dalle condizioni storiche, sociali ed economiche in cui i fenomeni analizzati si producono. In questo modo, una categoria nata per descrivere un preciso assetto di potere viene trasformata in un giudizio di valore metastorico, perdendo la propria capacità esplicativa.

Dal punto di vista del materialismo storico, tale slittamento è tutt’altro che neutrale. La dissoluzione del fascismo come concetto storicamente determinato comporta l’oscuramento dei rapporti di classe, delle condizioni economiche e delle specifiche dinamiche politiche che ne resero possibile l’ascesa nel primo Novecento. Chiamare fascismo ogni forma di autoritarismo contemporaneo significa sottrarsi all’analisi concreta delle nuove configurazioni del dominio capitalistico, rifugiandosi in una categoria del passato elevata a metafora universale.

Questo saggio muove da una tesi semplice ma rigorosa: il fascismo è stato un fenomeno storico specifico, nato e sviluppatosi in un contesto politico-sociale determinato, e conclusosi con la sconfitta militare dei regimi dell’Asse nel 1945.

Read more ...

Details
Published: 02 January 2026
Created: 29 December 2025
Hits: 852
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Logica sacrificale e cattiva coscienza

di Geminello Preterossi

La logica sacrificale perseguita Aldo Moro: dal “deve accettare di morire” alla liquidazione dell’art. 32 II comma, causa Covid, sancito dalla Consulta. È un paradosso amaro: monumentalizzazione retorica e rimozione etico-politica vanno di pari passo. Un atteggiamento che serba quasi un accanimento sospetto, un bisogno inconscio di negare, rivelativo di un modo complessivo di vedere il rapporto con il potere: quello che si è via via affermato dopo la cesura del ’78 e il cambio di regime mascherato del ’92/’93, e che non ha nulla a che fare con l’energia della Costituente e le sue culture politiche, tantomeno con il lascito, le convinzioni profonde e la sensibilità di Moro. Anche in virtù di tale abreazione, si spiega l’adesione totale all’ideologia del vincolo esterno presuntamente salvifico e il conseguente riorientamento dei cosiddetti “poteri neutri”, già in parte dopo Moro e definitivamente dopo Maastricht. Poiché oggi prevalgono gli arcana imperii finanziari, e l’unica fede è la salus fisica (non civile), si moralizzano gli interessi dei giganti farmaceutici. Tanto si trova sempre un leguleio, un praticone dell’Amministrazione, pronto a legittimare l’illegittimabile.

Il nodo è teorico, e per coglierne certe implicazioni è utile richiamare il saggio che Habermas (esponente prototipico del pensiero liberal-progressista) ha dedicato a Il coronavirus e la protezione della vita (uscito nei Blätter für deutsche und internationale Politik nel 2021 e pubblicato in italiano dal Mulino nel 2022).

Read more ...

Details
Published: 02 January 2026
Created: 26 December 2025
Hits: 777
Print Friendly, PDF & Email

comuneinfo2

Se Leone diserta il riarmo

di Leonardo Animali

C’è uno solco profondo che separa le parole pronunciate del presidente della Repubblica Mattarella – già ministro della Difesa nella stagione in cui l’Italia partecipò ai bombardamenti nel Kosovo della Nato senza mandato Onu – il 19 dicembre in occasione della cerimonia per lo scambio di auguri di fine anno, e quelle rese note il 18 dicembre, del Messaggio di papa Leone per la LIX Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio (parole rafforzate nell’Angelus sulla “pace disarmata” pronunciate il 26 dicembre, festa di santo Stefano). Altro che figura defilata rispetto a Francesco: Leone mette al centro la nonviolenza, attacca l’ipocrisia della politici che sostengono il riarmo, prende le distanze da chi parla di guerra per fare la pace e da chi usa le religioni per promuovere una cultura bellicistica

C’è uno solco profondo che separa le parole pronunciate del presidente della Repubblica Mattarella il 19 dicembre in occasione della cerimonia per lo scambio di auguri di fine e anno, e quelle rese note il giorno prima, il 18 dicembre, del Messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace del 1 Gennaio. Contenuti che fanno emergere anche la differenza di intendere la pace che c’è nel mondo cattolico laico, del quale Mattarella, già Ministro della Difesa nella stagione in cui l’Italia partecipò ai bombardamenti nel Kosovo della Nato senza mandato Onu, viene da sempre annoverato quale autorevole interprete laico e politico. “Richiede uno sforzo convergente anche la definizione compiuta di una strategia di sicurezza nazionale – ha detto il presidente – in un tempo in cui siamo costretti a difenderci da nuovi rischi che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali.

Read more ...

Details
Published: 02 January 2026
Created: 16 December 2025
Hits: 912
Print Friendly, PDF & Email

labottegadelbarbieri

Pillole di bancarotta n. 4

di Alessandro Volpi

Le pillole di oggi di Alessandro Volpi ci parlano del doppio standard della BCE, che intima agli Stati europei di non tassare le banche ma lascia i loro debiti pubblici in balia dei grandi fondi internazionali. Ci offrono una panoramica su proprietà dei giornali, “pluralismo” e “libertà di stampa”, e sul legame tossico fra fondi pensioni e settore immobiliare.

Infine, ci illustrano le possibili conseguenze della paventata confisca delle riserve della Banca Centrale Russa, ennesima follia autolesionista dell’Unione europea pervicacemente impegnata nella ricerca del disastro.

Buona lettura!

A questo link le pillole precedenti. I testi delle pillole sono tratti da qui.

* * * *

La follia della Bce

Due note sull’istituto presieduto da madame Lagarde. La prima è costituita dal richiamo che la Bce ha fatto ai governi degli Stati europei a non tassare le banche perché sarebbe estremamente pericoloso per la stabilità dei paesi.

Read more ...

Details
Published: 02 January 2026
Created: 30 December 2025
Hits: 915
Print Friendly, PDF & Email

glistatigenerali.png

Ma davvero Hamas è “terrorismo”?

Alcuni semplici fatti e puntini sulle i

di Emanuele Maggio

Nel diritto internazionale non esiste alcuna classificazione di Hamas come organizzazione terroristica. Singoli suoi atti sono stati considerati terroristici in virtù della Risoluzione ONU 1269/1999 (la quale sostiene che una forza combattente che è nel suo diritto, come Hamas, compie comunque terrorismo se colpisce obiettivi civili).

Non è terrorista l’organizzazione in sé, che è un vero e proprio apparato burocratico, un partito-Stato con decine di migliaia di funzionari, impiegati, collaboratori della società civile, impegnato a garantire la continuità statale dei servizi sanitari, scolastici, sociali sul suolo palestinese di Gaza.

L’ala militare di Hamas è una piccola parte della sua organizzazione, e gli atti terroristici di questa ala militare sono una minima parte dei suoi atti di combattente legittimo secondo il diritto internazionale (legittimità derivante dalle Risoluzioni 194/1948, 242/1967, 338/1973 e altre successive).

L’analfabetismo politico-giuridico dilagante impone una precisazione: che Hamas sia nel suo diritto nell’usare la forza militare contro Israele non significa che è buono bravo e bello, significa solo che è l’autorità politico-militare de facto di un Paese invaso (la Palestina), e dunque detiene la legittimità della resistenza all’invasore. Questo semplice fatto giuridico non esclude il giudizio politico su Hamas, che per molte buone ragioni può essere assolutamente negativo.

Read more ...

Details
Published: 01 January 2026
Created: 01 January 2026
Hits: 1186
Print Friendly, PDF & Email

Giovanni Mazzetti e il tramonto del lavoro salariato

di Eugenio Donnici

esame 1220x600.jpg1.

C’è un dato di fatto che si fatica ad accettare nella società dei paesi capitalisticamente più sviluppati e si presenta come «scarsità di lavoro».

Tutti i lavoratori che vivono del loro salario, quando percepiscono che il lavoro concreto che svolgono si sta dileguando e intuiscono che il valore di scambio della loro forza lavoro non trova una corrispondenza nel mercato, si aggrappano con veemenza a quella condizione, in quanto, sia dal profondo della loro mente che dalle loro esperienze pratiche, affiora la consapevolezza che la disoccupazione produca effetti più distruttivi nelle loro vite, al cospetto delle sofferenze e distorsioni derivanti dal rapporto di lavoro salariato.

La condizione di disoccupazione rappresenta il «nulla assoluto» per coloro che perdono il lavoro che svolgono, pertanto è una sana reazione opporsi a tale forma di esclusione sociale. Sulla base di questi presupposti, è possibile rilevare, come del resto fa Dahrendorf – osserva Mazzetti – che nei secoli della storia moderna hanno prevalso i principi della civiltà del lavoro.

E in questo contesto, la ricchezza si è presentata come lavoro oggettivato, come valore di scambio, come denaro e soprattutto come denaro che diventa capitale.

Se il riferimento alle categorie analitiche di Marx è evidente, la linea d’ombra dell’impostazione di Dahrendorf giace nelle accuse che indirizza a tutti i salariati che non riescono a emanciparsi dalla società del lavoro.

La legge del salario da cui dipende il reddito, per far fronte ai bisogni della vita quotidiana, esercita una forza di attrazione più grande delle spinte idealistiche dei “riformatori illuminati” come il noto direttore della London School of Economics, per circa un decennio.

Read more ...

Details
Published: 01 January 2026
Created: 17 December 2025
Hits: 1024
Print Friendly, PDF & Email

transform

Oltre la melanconia di sinistra

di Mario Sommella

xoltre la melanconia di sinistra 12 26 2025.jpg.pagespeed.ic.mYmWpnOAXI.jpgIn Italia e in Europa la sinistra vive da anni dentro un paradosso: mentre le disuguaglianze esplodono, i diritti sociali vengono erosi e il continente si riallinea senza pudore alla logica di guerra e di austerità permanente, le forze che dovrebbero rappresentare il lavoro e i ceti popolari arrancano, si dividono, si ricollocano ai margini o diventano semplici gestori “responsabili” dell’esistente. Dai partiti socialdemocratici convertiti al neoliberismo alle sinistre radicali bruciate dall’esperienza di governo (Syriza) o dalla parabola discendente dei movimenti elettorali (Podemos), fino al caso italiano di un campo progressista incapace di nominare davvero il conflitto sociale, il paesaggio è segnato da sconfitte, ripiegamenti, nostalgie. È dentro questo sfondo che il capitolo di Rodrigo Nunes1 sulla “melanconia di sinistra” diventa particolarmente utile anche per noi: non come l’ennesima diagnosi moralistica, ma come una lente per leggere il modo in cui la sconfitta è entrata nel nostro modo di pensare l’organizzazione e l’azione politica, in Italia come nel resto d’Europa.

La parola “melanconia” non è un vezzo psicologico, quando si parla di sinistra. È il nome di un clima affettivo diffuso: una miscela di lutto non elaborato, nostalgia, senso di sconfitta permanente e, a volte, compiacimento nella propria impotenza. Nel suo libro sull’organizzazione politica, Rodrigo Nunes dedica un capitolo proprio a questa “melanconia di sinistra” e la tratta non come un problema di carattere, ma come un nodo teorico e organizzativo decisivo.

Quello che segue è un tentativo di ricostruire e discutere i passaggi principali di quel capitolo, mettendoli in relazione con il dibattito internazionale sulla “left melancholy” (Brown, Dean, Benjamin) e con la tradizione, a noi più vicina, della “melanconia di sinistra” ricostruita da Enzo Traverso.

 

Che cos’è la melanconia di sinistra per Nunes

Nunes parte da una constatazione semplice e scomoda: una parte consistente della sinistra vive come se la sconfitta fosse diventata una seconda natura.

Read more ...

Details
Published: 01 January 2026
Created: 29 December 2025
Hits: 878
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

La posta in gioco con l’arresto di Mohammed Hannoun

di Sergio Cararo

L’arresto di Mohammed Hannoun e degli altri palestinesi dell’Api e dell’Abspp è una montatura che deve e può essere smantellata. E’ indubbiamente un salto di qualità – atteso e prevedibile – della campagna tesa a disinnescare e depotenziare il vasto movimento di solidarietà che si è sviluppato in Italia con la lotta del popolo palestinese.

Era evidente la grande preoccupazione che avevano sollevato le enormi manifestazioni popolari e i ben due scioperi generali che hanno invocato un gigantesco “basta!” con ogni complicità dell’Italia con il genocidio avviato dalle autorità israeliane contro i palestinesi. Questa diffusa ondata di indignazione verso Israele andava smantellata, con ogni mezzo.

Da almeno tre mesi, sia in Israele che in Italia, le forze genocidiarie e i loro complici si erano messe al lavoro per agire con tutti i mezzi su quell’obiettivo.

I giornali di destra, spesso in combutta con gli apparati politici e mediatici israeliani, da tempo stavano martellando per ottenere questo risultato.

Ma andiamo a vedere le principali contraddizioni di questa indagine avviata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo con il beneplacito del governo.

a) Molta della documentazione utilizzata in questa ultima indagine proviene dagli apparati israeliani. Le inchieste fin qui effettuate dalla magistratura italiana in questi anni non avevano rilevato dei reati nelle attività di Hannoun e delle associazioni palestinesi.

Read more ...

Details
Published: 01 January 2026
Created: 26 December 2025
Hits: 812
Print Friendly, PDF & Email

unblogdirivoluzionari.png

Il grande tradimento: quando la guerra diventa il nuovo contratto sociale

di Mario Sommella

C’è un punto, nella storia di un continente, in cui il lessico cambia e capisci che stanno spostando i pilastri della casa mentre tu sei ancora lì a contare gli spicci. Oggi, in Europa, quel punto ha un nome pulito, quasi aziendale: ReArm Europe, chiamato anche Readiness 2030. È presentato come un piano tecnico, un fascicolo di strumenti e scadenze. Ma dentro quella cornice c’è un’idea di società: l’ipotesi che la guerra, o la sua preparazione permanente, diventi l’infrastruttura di fondo dell’economia e della politica.

Il ReArm Europe plan viene descritto dalla Commissione europea come un pacchetto in grado di “mobilitare” fino a 800 miliardi di euro, tramite una combinazione di flessibilità di bilancio nazionale e strumenti finanziari comuni. Non è un dettaglio: quando un’istituzione decide che la priorità strategica è questa, tutto il resto inizia a ruotare attorno ad essa. E il rischio più grande è che, mentre sanità, scuola, casa, lavoro continuano a vivere sotto la parola “vincoli”, la spesa militare venga invece messa al riparo, normalizzata, resa facile.

L’architettura del piano parla chiaro. Da un lato si punta sulla clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità per consentire agli Stati membri di aumentare la spesa per la difesa con maggiore margine, e la Commissione indica che un incremento pari all’1,5% del PIL potrebbe creare circa 650 miliardi di “spazio fiscale” in quattro anni.

Read more ...

Details
Published: 01 January 2026
Created: 27 December 2025
Hits: 1059
Print Friendly, PDF & Email

Il compito che ci spetta

di Andrea Zhok

In ogni momento storico ci sono molte cause degne, alcune cause urgenti, ma una causa cruciale, una ragione inderogabile per mobilitarsi.

Nell’epoca e nel luogo che ci è capitato di abitare questo movente cruciale e inderogabile dev’essere il rifiuto della guerra.

Rifiutare la guerra è qualcosa di molto più complesso e strutturato di un generico pacifismo, di uno “stato d’animo” irenico. Ci possono essere molte forme di guerra, talvolta esistono anche guerre necessarie, ma nel contesto in cui viviamo l’evocazione della guerra è un atto gratuito e motivato da ragioni accuratamente dissimulate, in effetti un atto criminale.

L’attuale insistente strategia che fomenta uno stato di guerra in Europa non ha, ovviamente, nulla a che fare con la realtà di un’esigenza difensiva. Ciò si mostra sia nel fatto che la minaccia di una guerra di conquista russa dell’Europa è una sciocchezza fuori dal mondo, sia nel modo in cui le presunte esigenze difensive sono gestite.

Che la Russia non abbia né l’interesse né la capacità di conquistare l’Europa è un’ovvietà per chiunque non si sia bevuto il cervello (o continui a leggere la stampa di regime): la Russia con i suoi 17 milioni di kmq è più di quattro volte l’UE, ma è abitata da soli 145 milioni di abitanti, un terzo degli abitanti dell’UE. Il principale problema storico della Russia è tenere insieme il suo impero con una posizione relativamente esigua, non certo sovraestendersi acquisendo nuove terre abitate da popolazioni ostili. È peraltro lo stato con la maggiore dotazione di risorse naturali al mondo, dunque supporre che vada alla ricerca di nuove risorse è ridicolo.

Read more ...

Details
Published: 01 January 2026
Created: 29 December 2025
Hits: 796
Print Friendly, PDF & Email

La lezione di diritto impartita dal Belgio alla Commissione europea

di Thomas Fazi

Thomas Fazi descrive il braccio di ferro tra Bruxelles e il premier belga sui capitali russi congelati in Europa

Acuto osservatore delle politiche di Bruxelles, Fazi sostiene che, opponendosi alla confisca dei beni di Mosca depositati presso Euroclear, il premier belga ha difeso il diritto internazionale dalle pressioni di Germania e Commissione. Ma la risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. L’Unione europea ha aggirato il veto attraverso un escamotage finanziario da 90 miliardi di euro, che scarica il rischio della guerra direttamente sui contribuenti europei.

* * * *

Il primo ministro del Belgio ha imparato a proprie spese che non c’è bisogno di essere un sedizioso populista per incorrere nell’ira dell’Unione europea. Fino a poco tempo fa, il conservatore moderato Bart De Wever era rimasto fuori dai riflettori europei. Nulla di cui stupirsi, dato che il suo partito appartiene al gruppo dei Conservatori e riformisti al Parlamento europeo, che si è allineato con forza alla Commissione di Ursula von der Leyen sull’Ucraina.

Eppure, in pochi mesi De Wever è diventato il nemico pubblico numero uno dell’establishment di Bruxelles. La sua colpa? Opporsi al piano Ue di sequestrare i beni congelati russi detenuti in Europa.

Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 31 December 2025
Hits: 1203
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

La canea filosionista e l’arresto di Hannoun

di ALGAMICA

hannounIl giornalismo è l’arte di come si monta una notizia da fatti più o meno accertati, sviluppando poi una trama secondo gli interessi di chi si vuole servire.

A far gran cassa in questi giorni è l’operazione congiunta da parte della DNAA, Digos, Guardia di Finanza e la logistica dei servizi segreti israeliani che hanno portato all’arresto di 9 persone, tra cui Mohammad Hannoun e altri esponenti e attivisti dell’Associazione Palestinesi d’Italia (API). Un’operazione che prima di essere di polizia e della Magistratura è del governo, che nella complicità col genocidio ancora in atto in Palestina e a Gaza, mira a colpire, disorientare e scoraggiare una mobilitazione generale in fase di riflusso contro lo Stato di Israele e tutti i suoi complici occidentali.

Le carte degli inquirenti, di cui la stampa del libero Occidente è felice di fare da megafono, raccontano di come certe organizzazioni dei palestinesi in Italia abbiano raccolto la cifra di 7,28 milioni di euro, di cui uno sequestrato durante il bliz poliziesco. Una raccolta fondi cresciuta nell’ultimo periodo “strumentalizzando” le mobilitazioni ProPal di questi ultimi due anni, il cui scopo non erano gli aiuti per i gazawi ma per altri fini: ovvero finanziare la rete “terroristica” di Hamas. Una ricostruzione degli inquirenti cui si aggiungono i ricami della stampa liberale e del governo Meloni, che collegano Hannoun alle operazioni Flotilla e all’attivismo di Francesca Albanese additando i partecipanti di un intero movimento quali utili idioti. Mentre i partiti di opposizione AVS e M5S, vergognosamente fanno proprie le ragioni degli inquirenti e si rivolgono al movimento ProPal, nella sua fase di riflusso, suggerendo di prendere le distanze da una strenua difesa di Mohammad Hannoun, Abu Omar (e l’intera API di conseguenza), e lasciati in balia delle autorità costituite perchè nemici della causa palestinese.

Vogliamo chiarire da subito che ci interessa poco accertare se i fatti da cui originano le indagini degli inquirenti e che i giornali riportano con dovizia di particolari siano veri o artefatti.

Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 27 December 2025
Hits: 1093
Print Friendly, PDF & Email

effimera

Il Politico nella storia dell’analisi economica. Una discussione sulla nuova edizione di “Filosofia Economica” di Adelino Zanini

di Stefano Lucarelli

Ebook 4 Effimera.jpgIn questi tempi terribili cimentarsi con un testo dedicato alla relazione fra fondamenti economici e categorie politiche può sembrare il vezzo di un Don Ferrante, l’erudito manzoniano che dinanzi alla pestilenza si rifugia nelle riflessioni filosofiche: “Non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera […] un accidente non può passare da un soggetto all’altro”. Ma il mio intento non è indicare la strada del letto dove andare a morire “come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle”[1]. La nuova edizione di Filosofia Economica (DeriveApprodi, 2025) suscita alcune questioni che meritano di essere approfondite e sciolte in un linguaggio comune. E la mia lettura dell’opera di Adelino Zanini – non solo del suo ultimo libro[2] – è sempre stata sorretta dalla necessità di renderla intellegibile, innanzitutto a me, negli anni della mia formazione, poi, oggi, alle nuove generazioni. Ecco alcune ragioni per compiere questo sforzo interpretativo:

  1. penso che un libro che si preoccupa della dyscrasia fra Politico ed Economico debba poter parlare ai più giovani; una generazione che ha vissuto buona parte della sua vita dopo la crisi economica globale, nel pieno della crisi climatica e, ora, in un tempo in cui esiste fortissimo un discorso pubblico che torna a normalizzare la guerra, quasi a farne nuovamente la “sola igiene del mondo”;
  2. penso anche che Filosofia Economica – la cui prima edizione apparsa nel 2005 si basava su ricerche preliminari che erano cominciate venti anni prima – sia il frutto di un lavoro molto serio da parte di un accademico che ha fatto della smithiana prudence la sua regola. Zanini cela dietro la sua colta prosa una eccezionale sensibilità politica. È questa eccezionalità che mi ha sempre spinto a seguire tanti suoi suggerimenti negli anni della mia formazione: è stato un utile esercizio alzare il velo dell’erudizione dietro alla quale lo studioso protegge la sua immagine in società. È davvero importante ritrovare una cultura che proviene da tempi e luoghi in cui “i maestri si bruciavano le mani con le fiamme che avevano acceso”[3].

    Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 31 December 2025
Hits: 2958
Print Friendly, PDF & Email

ilsussidiario logo

Scenario UE. Gli abbagli di sinistra e neo-liberali lasciano a Bruxelles solo la guerra

Lorenzo Torrisi intervista Sergio Cesaratto

L'Ue ha scelto di sostenere l'Ucraina con un prestito da 90 miliardi di euro e i suoi Stati membri aumenteranno le spese nella difesa

vonderleyen macron merz 1 ansa1200.jpgDopo l’incontro con Volodymyr Zelensky a Mar-a-Lago, Donald Trump ha detto che tra poche settimane si potrebbe raggiungere un accordo per porre fine alla guerra russo-ucraina. Il Consiglio dei ministri ha intanto ieri varato un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev e l’ultimo Consiglio europeo del 2025 si è chiuso con la decisione di autorizzare un prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina (per il biennio 2026-27), garantito dal bilancio Ue.

Secondo Sergio Cesaratto, già professore di economia internazionale e politica monetaria europea presso l’Università di Siena, quest’ultima non è certo una buona decisione, “anche se l’altra opzione, quella del furto degli asset russi, sarebbe stata politicamente una dichiarazione di guerra definitiva – nei fatti stiamo in guerra con la Russia da ben prima l’invasione russa dell’Ucraina. Ma questo già lo dicono tanti, anche se il 90% del giornalismo italiano è embedded, in servile buona fede, naturalmente. Ciascuno/a sa come comportarsi per incrementare la pagnotta. Mi faccia prendere la questione da un altro punto di vista, dove posso offrire un valore aggiunto quale accademico”.

* * * *

Dica professore

Ebbi la fortuna molti anni fa di insegnare Economia dello sviluppo in una facoltà di Scienze politiche. Avevo nel frattempo incrociato la International Political Economy (Ipe), una sorta di ponte fra lo studio tradizionale delle Relazioni politiche internazionali e quello, piuttosto arido, dell’Economia internazionale. Mi sembrò doveroso dedicare qualche lezione all’Ipe. Adottai un libro di testo di Relazioni internazionali di autori stranieri (un americano e un danese) al di sopra di ogni sospetto, per giunta pubblicato da un editore legato all’Università Bocconi di Milano.

Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 28 December 2025
Hits: 726
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

L’arresto di Hannoun. Repressione-metodo e movimento innocuo

di Pasquale Liguori

C’è qualcosa di ipnotico nel leggere, in fila, le dichiarazioni di Calenda, Meloni, Renzi, Lupi, Picierno, Salvini e Tajani. Non è politica: è karaoke. Uno spartito unico, un’impressionante omogeneità lessicale, simbolica e politica. Parole d’ordine preconfezionate: infiltrazioni, tolleranza zero, sicurezza, ordine.

L’arresto di Mohammad Hannoun ha un obiettivo tricolore preciso: criminalizzare retroattivamente e in prospettiva l’intero campo palestinese. Non è un caso che Calenda parli di “movimenti infiltrati”, che Picierno ne approfitti per cucire il fantasy del filo “galassia putiniana”-Palestina, che Salvini ironizzi sulle masse e che Meloni celebri l’operazione come una vittoria geopolitica. Tutti mobilitati a ridefinire il perimetro del dicibile.

Dentro questo trionfalismo securitario colpisce soprattutto ciò che manca (al netto della disonestà intellettuale e della profonda ignoranza storico-politica su cosa siano resistenza, Hamas, Gaza). È un’analisi condotta col buco intorno: non esiste occupazione illegale; non esiste idiritto alla resistenza; non esiste la parola genocidio.

Per costoro, bisogna infatti rassicurare i carnefici. Dire a Israele, agli Stati Uniti, all’architettura imperiale occidentale: «Siamo affidabili. Conteniamo il dissenso. Facciamo anche noi il lavoro sporco». È lo stesso ceto politico che esprime esponenti apicali che, senza imbarazzo, dichiarano di voler accogliere sul suolo italiano criminali sionisti ricercati a livello internazionale. Qui il doppio standard non è un inciampo: è la regola. Da questa gente te lo puoi aspettare.

Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 27 December 2025
Hits: 695
Print Friendly, PDF & Email

unblogdirivoluzionari.png

L’unica democrazia del Medio Oriente

di Mario Sommella

Israele tra suprematismo giuridico, censura strutturale e guerra permanente anche dopo la tregua

“L’unica democrazia del Medio Oriente” è diventata una formula pronta all’uso: un lasciapassare morale che, in Occidente, sostituisce la verifica dei fatti. Funziona così: si pronuncia quella frase e, come per magia, tutto il resto diventa “complesso”, “controverso”, “difensivo”. Ma se si guardano le scelte legislative, il trattamento riservato ai palestinesi, la gestione dell’informazione e il modo in cui vengono ostacolate perfino le organizzazioni umanitarie, quella definizione non regge. O meglio: rivela che cosa è diventata, oggi, la parola democrazia quando viene piegata a coprire la forza.

Il punto non è negare che esistano elezioni e pluralismo formale. Il punto è capire se quel pluralismo possa ancora essere chiamato democratico quando convive con un impianto giuridico e politico che istituzionalizza gerarchie etniche, normalizza la colonizzazione e si dota di strumenti sempre più autoritari per mettere a tacere chi documenta, denuncia o soccorre.

 

Un suprematismo scritto in legge

Un passaggio vale più di mille editoriali autoassolutori: la Basic Law del 2018, “Israel – The Nation State of the Jewish People”, stabilisce che la realizzazione del diritto all’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è esclusiva del popolo ebraico.

Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 18 December 2025
Hits: 1023
Print Friendly, PDF & Email

insideover

“Caso Limes” e molto oltre: quattro anni di disastro informativo e moralismo un tanto al chilo

di Fulvio Scaglione

Del “caso Limes” si è già occupato da par suo Paolo Mossetti in queste pagine e non è c’è ragione di aggiungere altro. Vorrei invece scrivere qualche riga su un aspetto della questione a prima vista secondario ma che invece spiega tanto del disastro informativo che l’opinione pubblica italiana (e in larga misura anche europea) ha subito in questi quasi quattro anni di guerra.

Una delle “colpe” che vengono imputate a Lucio Caracciolo, direttore di Limes ed editorialista dei giornali del gruppo Gedi, è di aver sostenuto, all’epoca, che la Russia NON avrebbe invaso l’Ucraina. È un questione che conosco bene perché, tra fine 2021 e inizio 2022, anch’io, nel mio piccolo, avevo detto e scritto la stessa cosa. Previsione clamorosamente sbagliata, come si è visto, ed è inutile ora ricostruire qui i perché e i percome di quella mia idea. Seguì, ovviamente, aggressione verbale sui social, inviti a cambiare mestiere ecc. ecc.

Bisognerebbe ricordare che, persino nelle ultime settimane prima dell’invasione, anche Volodymyr Zelensky ed Emmanuel Macron (8 febbraio 2022: “Da Putin ho ottenuto che non ci sarà escalation”, si legga qui), smentivano la possibilità di un’invasione. Come peraltro il nostro ministro degli Esteri Luigi di Maio, che dichiarava: “Già nei giorni scorsi il ministro della Difesa ucraino Reznikov era intervenuto affermando che l’entità e lo stato di preparazione delle forze russe al confine non risulterebbero, agli occhi di Kiev, tali da lasciar presagire un’operazione bellica a tal punto impegnativa.

Read more ...

Details
Published: 31 December 2025
Created: 17 December 2025
Hits: 855
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Il "welfare surrogato" del turismo di massa

di Antonio Di Siena

Oggi La Gazzetta del Mezzogiorno propone due articoli sulla prima pagina cittadina che raccontano la stessa storia osservandola da due angolazioni diverse ma convergenti.

Da una parte Bari Vecchia, che esplode di turisti e strutture ricettive ma è priva di servizi pubblici adeguati; dall’altra la denuncia di un residente e memoria storica, che evidenzia la perdita - di fatto irreversibile - delle tradizioni del quartiere.

Ciò che emerge è un processo strutturale, che investe l’intera città di Bari così come (a velocità variabili) la quasi totalità delle altre città euromediterranee.

Partiamo da un presupposto: che la proliferazione incontrollata di B&B faccia tabula rasa di residenti, comunità e tradizioni locali non è un’opinione, è un fatto. E non saranno di certo la focaccia e i San Nicola di terracotta elevati a brand internazionale a salvarli.

Quando si sceglie di trasformare un quartiere in una vetrina, infatti, si trasforma un luogo in un prodotto e i suoi residenti in figuranti. Si allestisce uno spettacolo, fatto di luoghi e persone, funzionale a rievocare un passato esotico che non esiste più. Una sorta di “musealizzazione del passato” non molto diversa da un presepe vivente.

Non è un effetto collaterale, ma una conseguenza concreta e diretta del modello stesso che si è scelto di implementare. Che se ne parli, che si prenda posizione e si denunci questa evidente stortura, è certamente un bene.

Read more ...

Details
Published: 30 December 2025
Created: 28 December 2025
Hits: 837
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Italia come Israele. Arresta i palestinesi, protegge i genocidi

di Redazione

Hannoun2.jpgIl presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese Mohammed Hannoun, è tra gli arrestati di una operazione condotta da polizia e guardia di finanza. Sono state eseguite misure cautelari nei confronti di nove indagati, destinatari tutti della custodia in carcere, e di tre associazioni.

Mohammad Hannoun viene accusato di essere membro del comparto estero di Hamas’ e ‘vertice della cellula italiana dell’organizzazione Hamas’ che viene definita come organizzazione terrorista mentre si tratta di un movimento politico della resistenza palestinese.

In particolare, gli arrestati vengono accusati di aver “contribuito alle attività delittuose dell’organizzazione terroristica, per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro”, con “operazioni di triangolazione” attraverso bonifici bancari o con altre modalità attraverso associazioni con sede all’estero, in favore di associazioni con sede a Gaza “dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate ad Hamas” o “direttamente a favore di esponenti di Hamas, in particolare, a Osama Alisawi, già Ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, che in varie circostanze sollecitava tale supporto finanziario”.

Hannoun e gli altri sono accusati di aver finanziato Hamas per sette milioni di euro attraverso associazioni. I provvedimenti cautelari sono stati emessi nell’ambito una indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo sulla base di documenti inviati dallo stato di Israele.

Come si vede, gli eventuali finanziamenti – a nostro avviso pienamente legittimi – sarebbero andati a istituzioni pubbliche di Gaza ovviamente gestite dal governo locale su quel territorio. Non solo. Come è spiegato nella stessa ordinanza, quelle istituzioni gestite da Hamas che è espressione di quel governo a Gaza, vengono considerate illegali da Israele e USA ma non dalle Nazioni Unite o da altro organismo internazionale legittimato.

Read more ...

Details
Published: 30 December 2025
Created: 27 December 2025
Hits: 814
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

L’ora di sionismo? I disegni di legge sull’antisemitismo e la scuola

di Diego Melegari

Cartellone Palestina definitivo.png«Ho parlato con Delrio, abbiamo intenzione di trovare dei punti di intesa […] I dettagli li discuteremo. Ci sono molte cose che coincidono, come la definizione dell’antisemitismo, che deriva da organismi internazionali […] Anche il governo Conte II, di cui Boccia faceva parte, l’aveva adottata. Quindi stanno facendo una recita pro Pal. Stanno alimentando un clima insano, stanno diventano tutti degli Albanese […] vorremmo approvare la legge entro il 27 gennaio, Giorno della Memoria»[1]. Queste le parole di Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato e firmatario di un disegno di legge contro l’antisemitismo.

Dell’impianto generale della proposta di Gasparri si è già occupato approfonditamente Alessandro Somma, al cui articolo rimando[2]. Dobbiamo ora ricordare che i disegni di legge in discussione su questo tema sono ben quattro: quello di Gasparri, quello di Scalfarotto (Italia Viva), quello di Romeo (Lega) e, infine, proprio quello di Delrio (PD). C’è da dire che sulle premesse concettuali Gasparri ha ragione: tutti i disegni di legge accettano la “definizione operativa” di antisemitismo proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), raccomandata dal Parlamento Europeo (risoluzione del 1 giugno 2017), recepita dal Consiglio Europeo (dichiarazione n. 15213 del 2018) e adottata dal Consiglio dei Ministri (17 gennaio 2020): «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso le persone ebree, o non ebree, e/o la loro proprietà, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto». Il carattere problematico di un’adozione acritica delle definizioni dell’IHRA risiede soprattutto negli esempi che accompagnano la formula generale. Costituirebbero forme di “nuovo antisemitismo”, infatti, anche il «negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo», il «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti» o l’«applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico».

Read more ...

Details
Published: 30 December 2025
Created: 30 December 2025
Hits: 997
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Profilo di un importante filosofo del Novecento

di Eros Barone

Ugo SpiritoPensare significa obiettare.

Ugo Spirito

1. La “riforma della dialettica” e il problematicismo

La filosofia di Giovanni Gentile, che va sotto il nome di attualismo, ha trovato nella cosiddetta “sinistra gentiliana”, rappresentata da Ugo Spirito (1896-1979), un suo qualificato rappresentante. A lui è legato il tentativo di sottoporre a una “riforma” la dialettica e la logica dell’idealismo italiano nel senso che si può definire problematicistico. Del resto, il filosofo aretino ha sperimentato diverse vie di “riforma” della dialettica gentiliana e dell’attualismo in generale. A lungo è stato considerato un esponente fedele della concezione gentiliana, ma alla fine degli anni Trenta del secolo scorso si è allontanato dalla filosofia di Gentile, anche se, in realtà, non ha mai cessato di sottolineare i legami, diretti e indiretti, con essa. In effetti, l’evoluzione teoretica di Spirito è stata abbastanza complessa, poiché dal positivismo, “aria di famiglia” della sua generazione, questo pensatore è passato all’attualismo gentiliano, quindi al cosiddetto problematicismo, che generalmente viene collegato al suo nome, per poi elaborare l’“onnicentrismo” e l’“ipotetismo”, concezioni che hanno caratterizzato le sue ultime posizioni.

La “riforma” dell’idealismo neohegeliano, che Spirito ha intrapreso, si articola in quattro punti: la dialettica, l’idea dell’assoluto, i rapporti con la scienza e la visione dello sviluppo dell’umanità. Ritenendo che la riforma gentiliana della dialettica di Hegel non avesse raggiunto il suo scopo, in quanto Gentile non era riuscito a superare i limiti dogmatici di un tradizionale sistema metafisico, Spirito ha proposto una soluzione relativistica e scetticheggiante del problema: soluzione il cui fulcro, da lui denominato problematicismo, è l’assolutizzazione della stessa ricerca filosofica. Alla posizione attualistica della sintesi, intesa come unica realtà, egli ha contrapposto la realtà delle sole tesi e antitesi: in altri termini, l’idea di un’assoluta antinomicità.

Read more ...

Details
Published: 30 December 2025
Created: 25 December 2025
Hits: 852
Print Friendly, PDF & Email

codicerosso

“Una poltrona per due” e il Natale violento del capitale

di Guy Van Stratten

Perché ogni anno, Una poltrona per due (Trading Places, 1983), di John Landis, viene puntualmente trasmesso dalla televisione italiana in occasione della vigilia di Natale? E perché ogni anno raggiunge altissimi livelli di ascolto tali da superare, come leggiamo nella pagina wikipedia dedicata al film, la messa di mezzanotte trasmessa quasi contemporaneamente? La visione di questo film, almeno da noi, è diventata un classico natalizio, ancora più natalizio della messa di Natale. Si potrebbe pensare che esso venga associato al Natale perché è una facile commedia che, tra l’altro, si svolge nel periodo natalizio e perché, alla fine, trionfano i buoni sentimenti. Eppure, se lo analizziamo attentamente, si scopre che si tratta di una storia che racconta un feroce spaccato di un’altrettanto feroce guerra, quella finanziaria. Due ricchi capitalisti, i fratelli Duke, per una scommessa, decidono di sostituire il loro agente di cambio, il benestante Louis Winthorpe III (Dan Aykroid), con il povero senzatetto Billy Ray Valentine (Eddie Murphy). Winthorpe e Valentine, inizialmente rivali, si alleeranno contro i Duke. Tutto il film è incentrato sul desiderio di arricchirsi a tutti i costi, sull’odio e sulla gelosia che si prova per chi gode una qualsiasi situazione di privilegio, sull’aspirazione al benessere e ai confort che si possono acquistare con il denaro. In questo senso, si tratta di un film in linea con l’ideologia reaganiana degli anni Ottanta americani ma anche di quelli italiani. Non è un caso che ogni anno a Natale venga programmato da Italia 1 o, comunque, da una rete Mediaset, fondata da Berlusconi, il personaggio simbolo della “Milano da bere” anni Ottanta.

Read more ...

Details
Published: 30 December 2025
Created: 24 December 2025
Hits: 1039
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Asset russi, riserve d'oro e bolla delle armi: come la dedollarizzazione continua a scavare la fossa dell'imperialismo

di Alex Marsaglia

Mentre i Paesi europei colonizzati subiscono il giogo dell’Unione Europea che mira a depredare anche le riserve auree rimaste nelle casseforti delle Banche Centrali Nazionali (vedi: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52025AB0039), raschiando il fondo di un barile sempre più vuoto dopo quasi un ventennio di crisi e stagnazione economica e anni di sanzioni e blocchi al partner energetico russo, succede che nel resto del mondo si afferma chi pensa di sganciarsi da questo modo criminale di fare economia.

Dalla questione degli asset russi, all’appropriazione delle riserve auree, ormai il pensiero fisso dell’Unione Europea è la rapina diretta in aperta violazione delle sovranità nazionali e del diritto. Se i singoli Stati europei si sono lasciati ingannare facilmente, il resto del mondo in questi anni ha pensato e costruito un’altra strada per non farsi colonizzare brutalmente e dover subire ogni sorta di violenza e angheria. Non è infatti stata solo la crisi economica e il conseguente acquisto dell’oro come bene rifugio da parte dei privati ad averne determinato l’apprezzamento record. Dietro la valorizzazione c’è una ben precisa strategia che ha visto le Banche Centrali di Cina, Russia e Iran negli ultimi anni acquistare oro a ritmi vertiginosi, determinando il raddoppio del suo valore nel giro di pochi mesi (vedi grafico 1).

Read more ...

Details
Published: 30 December 2025
Created: 22 December 2025
Hits: 785
Print Friendly, PDF & Email

krisis.png

Elena Basile: «Quando la forza sostituisce il diritto»

di Elena Basile

Le amare riflessioni dell’ambasciatrice sulla crisi delle democrazie liberali

Elena Basile analizza la deriva autoritaria dell’Occidente, dove l’arbitrio ha ormai soppiantato la legalità. In ogni ambito: dal declino del multilateralismo allo smantellamento dello Stato sociale. Tra censura mediatica, algoritmi e il silenzio dell’intelligencija, il pensiero critico è sotto attacco. Un appello urgente alla razionalità e all’unione per invertire la rotta, prima che la «rana bollita» della nostra civiltà soccomba.

* * * *

La forza sostituisce il diritto. Sul piano internazionale si è trattato di un processo graduale, iniziato negli anni Novanta con la distruzione del multilateralismo e con la sostituzione di Osce e Onu con la Nato, promossa, da Alleanza militare difensiva dal Patto di Varsavia, a organizzazione per la sicurezza e la democrazia con un raggio di azione non più limitato all’Europa.

La forza sostituisce il diritto sul piano economico-sociale. Termina la dialettica capitale/lavoro. La detassazione dei ceti capitalisti, possibile in virtù della libera circolazione dei capitali, innesta il processo di finanziarizzazione dell’economia dando vita alla distanza sociale mai avuta in precedenza tra privilegiati e non.

Read more ...

  1. Giorgio Agamben: Credere e non credere
  2. Il Rovescio: Rivolte senza rivoluzione (e un commento)
  3. Giuseppe Gagliano: Mosca, l’autobomba e la soglia invisibile della guerra
  4. comidad: La fine di una globalizzazione mai cominciata
  5. Leo Essen: Lenin: Lezione ai geopoliticanti
  6. Osservatorio Repressione: Torino. La violenza che non fa notizia
  7. Andrea Zhok: “Russofilia Russofobia Verità”. L'elemento più preoccupante del sabotaggio alla Federico II
  8. Fabrizio Poggi: Indovinate cosa chiede Vladimir Zelenskij all'Italia (tramite La Stampa)?
  9. Gianandrea Gaiani: L’Unione europea scommette (i nostri soldi) sulla sconfitta della Russia
  10. The Islander: L’Europa ha oltrepassato un limite che non potrà mai più superare
  11. Agata Iacono: Come il Parlamento italiano vuole garantire l’impunità di Israele e tacitare il dissenso
  12. Gianmarco Pisa: “Bolivarismo contro Monroismo”, la pace delle donne e degli uomini liberi
  13. Algamica: I torti di Askatasuna: credere nella libertà e nella democrazia
  14. Clara Statello: Putin ha ucciso Babbo Natale: come funziona la guerra cognitiva NATO e come liberarcene
  15. Paolo Di Marco: I punti critici (tipping points): clima, impero, AI
  16. Emanuele Maggio: Il caso Jacques Baud. Perché l'UE è ridicola anche quando è autoritaria
  17. Barbara Spinelli: Kiev, soldi e sangue: la furbata dell’Ue
  18. Lettera aperta di Jeffrey Sachs al Cancelliere Merz
  19. Manlio Dinucci: La legge della pirateria
  20. Fabrizio Casari: Ucraina, la UE chiude nel ridicolo
  21. Mario Pietri: "Geopolitica dell’interregno". Prospettive di un 2026 nel mondo post-egemonico
  22. Jianwei Xun: L’Impero dell’ipnocrazia
  23. Rino Malinconico: Bloch, Lukács e il farsi delle cose
  24. Oronzo Mario Schena: Il non luogo della sinistra che non c’è
  25. Roberto Iannuzzi: L’Occidente in Ucraina, tra affarismo di Trump e belligeranza di Rutte&Co

Page 64 of 687

  • 59
  • ...
  • 61
  • 62
  • 63
  • 64
  • ...
  • 66
  • 67
  • 68
Web Analytics