Details
Published: 12 September 2025
Created: 06 September 2025
Hits: 1082
Print Friendly, PDF & Email

analisidifesa

Il “modello finlandese” e altri possibili scenari del dopoguerra ucraino

di Maurizio Boni

Nel corso di un’intervista a The Economist, il presidente finlandese Alexander Stubb ha nuovamente evocato la cosiddetta “vittoria” della Finlandia nell’estate-autunno 1944, non per aver sconfitto un esercito sul campo, ma per aver preservato l’indipendenza negoziando un armistizio vantaggioso con l’Unione Sovietica. La storia ci ricorda che il 9 agosto 1944 terminò l’operazione offensiva Vyborg-Petrozavodsk delle truppe sovietiche in Carelia. L’Armata Rossa eliminò la minaccia a Leningrado dalla Finlandia e scacciò le truppe finlandesi dalla Repubblica Karelo-finlandese.

A seguito della perdita di Vyborg, il maresciallo Mannerheim, capo delle forze armate finlandesi, e il governo Hackzell si rivolsero a Mosca accettando condizioni rigorose: rottura con la Germania, smilitarizzazione, riparazioni, cessione di territorio e scioglimento delle organizzazioni filo-hitleriane. Il Trattato di pace di Parigi del 1947 ratificò quell’intesa, suggellando una neutralità che durò oltre quattro decenni.

Quel percorso storico, armistizio rapido in cambio di margini di autonomia, è oggi offerto come possibile scenario all’Ucraina affinché, dopo la guerra con la Russia, possa ricostruire la propria sovranità senza soccombere ai diktat dei vincitori.

L’idea, che era già stata esternata a Washington in occasione del vertice con i leader europei nello studio ovale di Trump, è stata commentata molto più in ambito russo che occidentale stigmatizzando alcuni aspetti della realtà storica che non erano stati citati da Stubb e che i leader europei, per non parlare della compagine statunitense, probabilmente ignoravano.

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 05 September 2025
Hits: 988
Print Friendly, PDF & Email

intelligence for the people

Il vertice SCO a Tianjin apre una finestra sul nuovo mondo multipolare

di Roberto Iannuzzi

Gli eventi del vertice hanno messo in evidenza potenzialità e rischi di un nuovo ordine che si rafforza di pari passo con il tumultuoso declino di un Occidente sempre più smarrito e paranoico

7a7d7e83 4b0f 460f 9522 cfc367540d79 940x580.jpgMentre l’Occidente è assorbito dalle turbolenze nei rapporti transatlantici e da un crescente declino economico e politico, la Cina ha riunito un folto gruppo di leader non occidentali nella città settentrionale di Tianjin, ponendosi alla guida di un “Sud Globale” sempre più determinato a far sentire la propria voce nelle questioni internazionali.

I ventisette leader si sono incontrati a partire dal 31 agosto per celebrare il 25° Vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO), durante il quale il presidente cinese Xi Jinping ha invocato una nuova era di governance globale che salvaguardi i paesi in via di sviluppo e si opponga alle politiche coercitive occidentali e allo scontro fra blocchi contrapposti.

La SCO nacque nel 2001, è governata dal Consiglio dei Capi di Stato che si riunisce annualmente, e include una Struttura Regionale Anti-Terrorismo (RATS, secondo l’acronimo inglese). Essa trae origine dal gruppo dei Cinque di Shanghai (Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan) costituitosi nel 1996 per risolvere dispute di confine e contrastare le ingerenze esterne nella regione centroasiatica.

Ai Cinque di Shanghai si sono poi associati nel corso degli anni l’Uzbekistan (in coincidenza con la nascita della SCO), India e Pakistan (nel 2017), l’Iran (2023) e la Bielorussia (2024).

Ai dieci membri dell’Organizzazione si aggiungono due stati “osservatori” (Mongolia e Afghanistan) e quattordici “partner di dialogo” (Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Cambogia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Maldive, Myanmar, Nepal, Qatar, Sri Lanka e Turchia).

A Tianjin anche il Laos è entrato a far parte di quest’ultimo gruppo, portando a 27 il numero totale di paesi partecipanti.

 

Critica dell’attuale ordine internazionale

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 04 September 2025
Hits: 877
Print Friendly, PDF & Email

nazioneindiana

Quattro modi per negare un genocidio: Gaza e la guerra delle parole

di Riccardo Capoferro

Schermata 2025 09 04 alle 12.41.13.png   1. Introduzione

Quando, sia pure di sfuggita, la nostra premier ha chiamato quel che si sta consumando a Gaza “genocidio”– unendosi così ai molti italiani che lo considerano tale (secondo YouTrend il 63%)[1] – l’evidenza è parsa così flagrante da prevalere sulla Realpolitik[2].

Ma l’evidenza non è incontestata. Dal giorno in cui la parola “genocidio” è stata associata ai fatti di Gaza, si è messa in moto una specie di polizia terminologica, che molto alacremente (mentre le bombe continuavano a cadere e i palestinesi a morire) ha inchiodato gli accusatori di Israele alle loro responsabilità semantiche.

“Genocidio”, ci è stato detto, non è la parola giusta, non c’è certezza che di questo si tratti. “Genocidio” è, infatti, una parola politicizzata, polarizzata, permeata di narcisismo etico e ansia di demonizzazione, se non di un vero e proprio sentimento antisemita; spesso, infatti, esprimerebbe la volontà perversa di azzerare la memoria della Shoah accusando lo stato ebraico del crimine dei crimini; sarebbe, dunque, una parola carica di aggressività, che fa degenerare il dibattito, fomentando un muro contro muro politicamente sterile.

Ragionare su questi argomenti, le loro logiche di fondo e i loro aspetti problematici – a cominciare dalla loro inconsistenza giuridica – può essere utile: può servire a chiarire importanti sfumature dell’idea di “genocidio”, a risalire alle sue radici storiche, e a identificare con più chiarezza le situazioni in cui è indispensabile chiamarla in causa. Può offrici, in particolare, l’opportunità di evidenziare un fattore chiave dei processi genocidari: il fattore tempo (la cui importanza è tanto ovvia quanto trascurata).

Quali sono state, dunque, le logiche della negazione? Ne identificherò quattro tipi – che spesso si intrecciano – e di ciascuno mostrerò i risvolti problematici. Prima di iniziare, però, sono necessarie due note di metodo: 1) l’elenco potrebbe essere più lungo, perché idee legate a un certo argomento sono spesso sviluppate e sostenute indipendentemente, ma ho cercato di puntare all’essenziale; 2) le mie considerazioni non si addentreranno nel fondo oscuro della psiche individuale e collettiva, tra le radici profonde della negazione.

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 04 September 2025
Hits: 1090
Print Friendly, PDF & Email

“Mamma, ho visto un comunista”: D’Alema va a Pechino, vede Xi, si innamora e getta nel paniko i media italiani

di OttolinaTV 

a2 Immagine 2025 09 04 101335.jpgContinua il panico nelle redazioni dei media filogovernativi: la dimostrazione di forza degli Stati canaglia degli ultimi giorni, per i pennivendoli suprematisti, ha rappresentato uno choc senza precedenti; la comfort zone è stata demolita, e non erano preparati. Davvero credevano alle minchiate che scrivevano sulla Russia pompa di benzina con la bomba atomica e sulla Cina copiona sull’orlo del collasso a causa degli sprechi pubblici. Visto che non si sono accorti di questo enorme treno contro cui stavano andando a sbattere, ora sono terrorizzati che quel treno possa arrivare anche nel loro giardino di casa e vedono ovunque piloti in grado di guidare quel treno, compreso nei baffetti del leader Massimo. L’occhio di riguardo di Massimo D’Alema per Pechino non è una novità: da tempo baffino pronuncia parole ragionevoli sul sistema cinese, sulla sua ascesa pacifica e sul suo ruolo nel Mondo Nuovo. Questo week end la relazione, però, ha fatto un salto di qualità: alla storica parata del 3 settembre, l’unico italiano ufficialmente presente era proprio lui, l’ex primo ministro della repubblica italiana che durante la parata, intervistato da un’emittente cinese, ha avuto l’ardire di affermare che aveva accettato con piacere l’invito “in forza della memoria e del ricordo di una lotta eroica come fu quella del popolo cinese per la sconfitta del nazismo e del fascismo”; “Confido che qui da Pechino venga un messaggio per il ritorno di uno spirito di amicizia tra tutti i popoli”.  Apriti cielo…I soliti comunist”, titola il Giornale; D’Alema sfila col nemico. Il leader di sinistra alla parata militare con i dittatori. Xi minaccia il mondo. D’Alema in estasi, rilancia Libero; L’amore della sinistra per i dittatori non muore mai.

Il mio commento preferito, però, è del giornale preferito dai sovranelli per Trump, La Verità: D’Alema si intrufola pure a Pechino, e aiuta Xi a riscrivere la Storia. In che senso? Beh, ve l’ho appena detto: L’”ex premier”, sottolinea l’occhiello, “cita il contributo del dragone alla sconfitta del nazismo” che però, secondo La Verità, sarebbe “immaginario”. 

La Cina, che ha perso 35 milioni di uomini per respingere l’invasione giapponese mentre gli USA, fino all’ultimo, al Giappone fornivano acciaio e petrolio, non avrebbe in realtà dato nessun contributo alla sconfitta del nazifascismo: “Quello che è andato in scena a Pechino è stato un maestoso festival dell’orrore” scrive Francesco Bonazzi nell’articolo; ma “D’Alema che va a battere le mani all’Asse del Male è troppo anche per l’Asse del Male”.

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 09 September 2025
Hits: 1112
Print Friendly, PDF & Email

laboratorio

La tendenza al declino del dollaro e l'ascesa dell'oro

di Domenico Moro

Recentemente si sono verificati degli eventi che confermano la tendenza al declino del dollaro come valuta mondiale di scambio commerciale e di riserva, definita anche come “dedollarizzazione”. Tale processo è sia causa che effetto dell’indebolimento dell’egemonia statunitense, a fronte della realizzazione di un fronte contrapposto all’imperialismo occidentale, rappresentato dai paesi del cosiddetto Sud globale, a partire da Cina e India, che si sono riuniti in organismi come i Brics e la Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shangai.

Sebbene non si possa ancora parlare di fine del dominio del dollaro e non ci sia attualmente nessuna valuta, tantomeno una valuta unica dei Brics, che possa sostituire il dollaro come valuta mondiale, l’indebolimento del dollaro è dimostrato dalla prevalenza dell’oro sui titoli di stato statunitensi (i Treasuries) nelle riserve delle banche centrali e dalla decisione dello Zimbabwe, ma anche di altri governi africani, di emanciparsi dal dominio del dollaro.

Dalla metà degli anni ’80 del secolo scorso l’oro era andato calando nella composizione delle riserve delle banche centrali mentre, all’opposto, il peso dei Treasuries cresceva, fino a che nel 1996 i secondi hanno superato il primo. Nell’agosto 2025, dopo ventinove anni, l’oro ha di nuovo superato i Treasuries, con il 27% delle riserve contro il 23%[i].

Quali sono le cause del sorpasso dell’oro a danno dei Treasuries? Per le banche centrali i Treasuries non sono più titoli privi di rischio sui quali conviene investire.

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 07 September 2025
Hits: 1583
Print Friendly, PDF & Email

comedonchisciotte.org

Ginevra è il centro del potere invisibile: come le ONG e le organizzazioni internazionali governano il mondo

di uncutnews.ch

Ginevra non è solo sede della diplomazia e delle banche, ma è anche il centro nevralgico strategico di un nuovo ordine mondiale. Qui si concentrano organizzazioni, fondazioni e ONG che esercitano un’enorme influenza sull’istruzione, la sanità, l’economia, i diritti umani e la sicurezza, spesso senza alcuna legittimazione democratica. Mentre i parlamenti nazionali discutono i dettagli, gli attori con sede a Ginevra impongono standard globali che trasformano intere società.

 

Ginevra come centro nevralgico della governance globale

A Ginevra sono registrate più di 39 organizzazioni internazionali e oltre 750 ONG (fonte). La stessa Svizzera investe ogni anno centinaia di milioni di franchi per posizionare Ginevra come «capitale del multilateralismo». Questa estrema densità di Istituzioni crea strette reti e accordi informali, lontani dal controllo democratico.

La vicinanza geografica non è casuale. Essa consente un efficiente coordinamento tra organizzazioni internazionali, think tank, gruppi di pressione e fondazioni private. Le decisioni prese a Ginevra trovano applicazione nelle legislazioni nazionali, senza che i cittadini vengano consultati.

 

Gli attori centrali: chi controlla realmente Ginevra

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 06 September 2025
Hits: 894
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Non è solo umanitarismo: la Palestina come questione politica globale

di Dario Franco

Nei giorni della partenza della Global Sumud Flottilla[i] assistiamo, finalmente diremmo, alla rottura nel mainstream di una cappa insopportabile che da decenni difendeva lo Stato di Israele da tutte le sue malefatte. Non ci accostiamo a coloro che criticano questa operazione come un mero tentativo da parte dell’opinione pubblica occidentale di pulirsi la coscienza. Siamo consapevoli dello stato sopito in cui si sono trovate, soprattutto nel nostro Paese, le mobilitazioni a favore della causa palestinese e del nervosismo che trapela da parte dei sostenitori del sionismo e dei suoi rappresentanti istituzionali verso tutto ciò che critica o pone dubbi sulle azioni dello Stato di Israele.

Lontani dai numeri che si sono visti in città come Londra o Sydney, non possiamo non rallegrarci che in un Paese come l’Italia, dove il conflitto sociale è ai minimi storici, gran parte della popolazione sia informata su questa azione di lotta. La Freedom Flotilla Coalition da decenni si inserisce nel novero delle azioni di resistenza – in questo caso non violente – volte a dare luce all’opposizione palestinese e a sfidare quella narrazione opprimente che ci presenta Israele come unico baluardo democratico in Medio Oriente.

Attraverso una di queste missioni, alcuni attivisti – tra cui Vittorio Arrigoni – poterono raggiungere le coste di Gaza in anni in cui non vi erano i social media e gli smartphone non erano in possesso della maggior parte della popolazione mondiale.

Read more ...

Details
Published: 11 September 2025
Created: 07 September 2025
Hits: 1134
Print Friendly, PDF & Email

Karl Marx e l'ebraismo

di Alberto Giovanni Biuso

C’è stato un tempo nel quale la critica all’ebraismo non era foriera di accuse di antisemitismo, di condanne morali e politiche assolute, persino di reato penale. Tale critica era della stessa natura delle critiche che è possibile rivolgere al cristianesimo, all’illuminismo, al comunismo e così via.

Poi è accaduto qualcosa, il Novecento, che ha fatto assurgere l’identità ebraica a principio intoccabile, pena la qualifica di infamia rivolta a quanti cercano di ragionare su una cultura antica e tuttora ben presente nella storia. Ragionare come si ragiona su qualsiasi struttura ed evento umano.

Prima di questa temperie dogmatica, furono molti gli studiosi, i filosofi, i politici, gli scienziati di origine ebraica a criticare in vario modo l’ebraismo. Karl Marx è tra questi. Il suo saggio Sulla questione ebraica, uscito sul primo e unico numero dei Deutsch-Französische Jahrbücher (Annali franco-tedeschi) del febbraio 1844 è in realtà una complessa riflessione sui rapporti tra l’emancipazione civile, vale a dire le rivoluzioni borghesi e liberali, e la rivoluzione sociale, identificata da Marx con la trasformazione dei rapporti di produzione tra borghesia e proletariato.

Uno dei fondamenti di tale analisi è la critica ai Diritti dell’uomo come essi erano stati enunciati e stabiliti dalle varie Costituzioni che si susseguirono nella Francia rivoluzionaria dopo il 1789. Si tratta di una critica che ha un carattere moralistico di fondo che ne compromette in parte la forza, riducendo la questione a una contrapposizione tra egoismo e socialità.

Read more ...

Details
Published: 10 September 2025
Created: 04 September 2025
Hits: 1103
Print Friendly, PDF & Email

comuneinfo

Nel laboratorio della guerra

di Paolo Vernaglione Berardi

Il riarmo mondiale, a cominciare da quello dell’Ue. L’esercizio autoritario di governo in molti paesi. Le trasformazioni del diritto internazionale e i nuovi modi di esercizio del potere, come la securizzazione dei territori, in rapporto a un diritto che occupa una posizione marginale rispetto al potere di guerra e di pace. La guerra è un grande laboratorio con molti volti

army 1835300 1920.jpgPochi dati bastano per ricordare ciò che è di dominio pubblico. Il folle riarmo deciso dall’Unione Europea consta di 800 miliardi, reali o virtuali poco conta perché sottratti a sanità, conversione ecologica, istruzione e servizi sociali. E sono soldi a debito. Il piano “Re-arm Europe” (“Readiness 2030”) propone di mobilitare gli 800 miliardi attraverso un nuovo strumento di prestito da 150 miliardi di euro (SAFE), il riorientamento dei fondi di coesione, la mobilitazione di capitali privati e un maggior sostegno della Banca Europea degli Investimenti. L’effetto della proposta è stato il riarmo della Germania e l’idea della Francia di condividere la propria capacità nucleare nazionale.

Dal 2021 i fondi destinati ai programmi militari sono aumentati di circa il 350%. Nel 2024 le spese nazionali aggregate dei paesi UE della NATO sono aumentati a più di 40 volte il totale dei fondi per il settore militare stanziati dall’Unione Europea. L’Ucraina ha ottenuto dal Fondo Europeo per la Pace (sic!), il più grande programma in ambito militare, 5,6 miliardi di euro di forniture militari (fonte Sbilanciamoci!).

La pressione per sviluppare un profilo di difesa adeguato per l’UE è stata intensificata nel corso della prima elezione di Trump (2016) che ha messo in discussione il futuro della NATO in Europa e le politiche transatlantiche. D’altra parte la guerra in Ucraina ha accelerato l’espansione della NATO a est su richiesta di Svezia, Finlandia e paesi baltici, noti per le posizioni integraliste nei confronti della Russia.

Nel 2024 la Svezia è entrata nella NATO e la spesa militare è aumentata del 34%, raggiungendo i 12 miliardi e il 2% del PIL. La Polonia ha raggiunto i 38 miliardi con aumento del 31% (4,2% del PIL).

La crescita vertiginosa delle spese per le iniziative di difesa testimonia la trasformazione dell’Europa da progetto di pace ad attore militare. La Commissione è il principale attore del riarmo. Tra il 2017 e oggi ha speso 6,836 miliardi del bilancio europeo per la difesa.

Read more ...

Details
Published: 10 September 2025
Created: 06 September 2025
Hits: 1064
Print Friendly, PDF & Email

partenzadazero.png

L'Europa sottomessa... ma a chi?

di Ferdinando Bilotti

jmpohndnvpèParte 1

Attraverso l’Ucraina, gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra contro la Russia.

Attraverso la guerra contro la Russia, stanno conducendo una guerra contro l’Europa.

Promuovendo l’isolamento economico della Russia, gli USA hanno indotto l’Unione Europea a stabilire sanzioni che hanno ridotto le sue importazioni di idrocarburi da tale nazione. L’attentato al gasdotto Nord Stream, che con tutta probabilità è opera degli stessi Stati Uniti, ha ulteriormente compromesso l’afflusso di risorse energetiche dal suo territorio. Come se non bastasse, la Russia ha reagito alle sanzioni con delle misure ritorsive, consistenti nella limitazione delle proprie esportazioni di altre materie prime, in uso nell’industria e nell’agricoltura. Le imprese europee hanno dovuto così fare i conti con una penuria di molti prodotti di cui si servivano e con un rincaro dei loro prezzi, dovuto all’insorgere di fenomeni speculativi e alla sostituzione delle importazioni russe con altre meno a buon mercato (a cominciare dal gas di scisto statunitense, più costoso di per sé e reso ancora più caro dall’onerosità del trasporto via nave e dei trattamenti di liquefazione e rigassificazione cui va sottoposto).

L’industria continentale, quindi, si è ritrovata a produrre a costi più alti, con conseguente perdita di competitività sul versante dei prezzi cui era in grado di offrire i propri manufatti. Ciò l’ha resa interessata a valutare una delocalizzazione delle proprie attività in altre nazioni, ancora in grado di offrire energia a basso costo e magari dotate di condizioni più favorevoli anche sotto altri aspetti (ad esempio: minori tutele per i lavoratori e normative ambientali meno rigide). Fra i paesi a possedere tali requisiti c’erano proprio gli Stati Uniti, che oltretutto presentavano la caratteristica di costituire un importante mercato di sbocco per le produzioni europee.

Read more ...

Details
Published: 10 September 2025
Created: 08 September 2025
Hits: 2023
Print Friendly, PDF & Email

fuoricollana

Cina, Russia, India: un nuovo ordine mondiale?

di Vincenzo Comito

L’incontro di Tianjin tra Putin, Xi e Modi potrebbe essere un evento senza grandi conseguenze future, se non un miglioramento dei rapporti tra Cina e India, risultato pur molto rilevante, oppure rappresentare un momento fondamentale, una forte accelerazione, dell’ascesa dei paesi del Sud del mondo e in particolare una mossa che trasforma l’India e il mondo. Non sappiamo come andrà a finire e forse neanche i principali protagonisti del vertice lo sanno. Cerchiamo quindi di mettere insieme le informazioni disponibili e fare delle ipotesi plausibili, partendo da un contesto più ampio.

 

Due avvenimenti importanti

I media hanno soprattutto messo in rilievo l’incontro molto amichevole tra Xi e Modi dopo anni di conflitti, mentre hanno sottolineato di meno altri due avvenimenti importanti, da una parte l’immagine di Modi e Putin che procedono mano nella mano, dall’altra l’ accordo concluso tra Cina e Russia per la costruzione di un altro grande gasdotto, il Power of Siberia 2.

Per quanto riguarda il primo avvenimento, esso smentisce chiaramente le notizie che davano in via di raffreddamento i rapporti tra i due paesi e che l’India avrebbe in particolare ridotto di molto gli acquisti di armamenti dalla Russia; il secondo avvenimento avviene dopo che per diversi anni il contratto per il nuovo gasdotto era fermo per ragioni sia politiche che tecniche.

Read more ...

Details
Published: 10 September 2025
Created: 04 September 2025
Hits: 955
Print Friendly, PDF & Email

La dipendenza è di per sé una droga

di comidad

Si dice spesso, con l’aria di esibire una grande trovata, che le classi inferiori non possono rivendicare alcuna superiorità morale nei confronti delle classi dominanti. Infatti è un falso problema, in quanto la contestazione delle gerarchie sociali non ha nessuna necessità di basarsi su gerarchie morali. Non è un caso però che il sistema mediatico tenda continuamente a spostare la questione sul piano del moralismo spicciolo. Nel caso delle nozze di Jeff Bezos a Venezia si è chiaramente cercato di sollecitare indignazione per certe esibizioni di ricchezza, in modo da innescare il solito pretestuoso dibattito a vuoto tra pro e contro. Un rilievo infinitamente minore viene assegnato dai media al fatto che l’azienda di Bezos riscuote sussidi e agevolazioni fiscali in tutto il mondo. Nel momento in cui il carico fiscale pesa quasi esclusivamente sui contribuenti poveri, le spese di Bezos sono una questione direttamente politica e non astrattamente morale. Mentre Amazon pagava sempre meno tasse (come tutte le altre multinazionali), ha percepito oltre undici miliardi in aiuti governativi, e si tratta di una cifra molto sottostimata dato che tali contributi spesso non risultano trasparenti; ciononostante si rileva l’apparente incongruenza per la quale mentre Bezos a chiacchiere celebra il libero mercato, poi invece va continuamente in cerca di assistenzialismo da parte dei governi. L’incongruenza è solo apparente, poiché è del tutto ovvio che l’assistenzialismo per ricchi cerchi dei paraventi mitologici come il liberismo.

Read more ...

Details
Published: 10 September 2025
Created: 03 September 2025
Hits: 1333
Print Friendly, PDF & Email

Considerazioni di un profano su alcuni potenziali rischi cui ci espone l’Intelligenza Artificiale

di Norberto Fragiacomo

Ho letto con attenzione e crescente sbigottimento l’analisi del fenomeno IA proposta da Alessandro Visalli (https://www.linterferenza.info/attpol/la-violenza-della-buona-madre-la-guerra-cognitiva-al-tempo-llm/) che, essendo un intellettuale autentico, conserva il “brutto vizio” socratico di interrogarsi – e interrogare chi lo segue – su questioni, poste dalla modernità, che la maggior parte di noi spettatori passivi, per pigrizia mentale o per inconsapevole conformismo, giudica naturali e dunque neutri sviluppi dell’evoluzione tecnologica.

Confesso che fino ad oggi non avevo attribuito soverchia importanza all’avvento dell’intelligenza artificiale: sono solito snobbare le sue profferte di aiuto quando inizio a scrivere o a rivedere un testo, al massimo consulto l’AI Overview di Google se una frase suona male o non trovo il sinonimo giusto. Quando, tempo fa, un vecchio compagno di scuola mi suggerì di chattare con quella cosa (a lui evidentemente piaceva farlo) ironizzai fra me sulla solitudine umana nell’età dei social. Visalli ci ammonisce tuttavia che non è saggio prendere sottogamba delle novità che, ben lungi dal limitarsi a una dimensione ludica, potrebbero modificare la nostra orientazione nel mondo.

L’autore adombra la minacciosa prospettiva che gli LLM (un acronimo che neppure conoscevo!), personalizzandosi, prendano il controllo di ognuno di noi, imparando a svolgere il compito di un “Super-Io” capace di indirizzare le nostre scelte e prima ancora i nostri pensieri.

Read more ...

Details
Published: 10 September 2025
Created: 03 September 2025
Hits: 982
Print Friendly, PDF & Email

paroleecose2

Fuori dal cerchio

di Andrea Sartori

Negli Stati Uniti, le università sono diventate uno degli obiettivi privilegiati del populismo conservatore. Questo attacco si configura come una vera e propria strategia di delegittimazione culturale, ma sarebbe miope considerarlo unicamente frutto di propaganda reazionaria. Occorre infatti riconoscere – senza per questo fare dell’odioso victim blaming – una responsabilità implicita della cultura accademica liberal-progressista, che negli ultimi decenni ha finito per sviluppare una visione autoreferenziale, o un “pensiero conforme di gruppo”, come lo definisce Sasha Mudd (Prospect Magazine, 28 Maggio 2025), sempre più scollegato dai problemi reali delle persone comuni (in termini non dissimili si era espressa poco meno di tre anni fa la scrittrice e critica americana Margo Jefferson).

La sinistra accademica, da sempre teoricamente contraria alle élite, si è trasformata nella considerazione dell’opinione pubblica proprio in un’élite: chiusa, linguisticamente impenetrabile, moralmente sospettosa verso chiunque non ne condivida codici e automatismi. Si è passati pertanto dal pensiero conforme di gruppo al “tribalismo accademico” – così lo inquadra Mudd in dialogo per The Philosopher con Alexis Papazoglou (min. 10:30 ca.) – ovvero a una chiusura delle menti, al cospetto della quale nessuno è innocente. Era sufficiente, per esempio, non attenersi pedissequamente all’uso del neologismo latinx, coniato allo scopo di includere le identità di genere non-binarie dei latino-americani, per macchiarsi della colpa morale del razzismo e del sessismo (min. 25 ca.).

Read more ...

Details
Published: 09 September 2025
Created: 03 September 2025
Hits: 970
Print Friendly, PDF & Email

ottolinatv.png

A Pechino gli Stati sovrani “cospirano” contro il dominio USA

di Ottolinatv

Vladimir PutinA poche ore dal trionfale summit SCO di Tianjin, Pechino mette sul tavolo il piatto forte: la colossale parata che si è tenuta stamattina a Pechino è costellata da una serie infinita di fatti ed eventi di portata storica, a partire dal fatto che, come ricorda il South China Morning Post, è “la prima volta che Kim, Xi e Putin, tutti considerati rivali degli Stati Uniti, si sono riuniti nello stesso luogo, inviando un forte segnale di unità contro l’Occidente guidato dagli Stati Uniti”. “Oggi ci riuniamo solennemente per commemorare l’80° anniversario della vittoria della Guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della Guerra mondiale antifascista” ha ricordato nel suo breve, ma intenso, intervento Xi Jinping; un atto dovuto “per ricordare insieme la storia e onorare la memoria dei martiri”, ma anche per “coltivare la pace e creare il futuro”. “La guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese” ha sottolineato Xi “è una parte importante della guerra antifascista mondiale. Il popolo cinese ha compiuto grandi sacrifici a livello nazionale e ha contribuito in modo significativo alla salvezza della civiltà umana e alla salvaguardia della pace mondiale”; “Oggi, l’umanità si trova nuovamente di fronte alla scelta tra pace o guerra, dialogo o scontro, vittoria per tutti o somma zero. Il popolo cinese si schiera fermamente dalla parte giusta della storia e del progresso della civiltà umana, aderisce al percorso dello sviluppo pacifico e lavora fianco a fianco con i popoli di tutti i paesi per costruire una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”. “Il grande rinnovamento della nazione cinese è inarrestabile! La nobile causa della pace e dello sviluppo per l’umanità trionferà sicuramente!”. Se volete una rassegna piuttosto esaustiva di tutto quello che è stato messo in mostra dal punto di vista militare, vi consiglio questo lungo articolo su Guancha o il canale Telegram della nostra Clara Statello, che stamattina era particolarmente in forma e su di giri.

Mi vorrei concentrare piuttosto sul significato politico e sulle reazioni: “Il significato della parata militare del 3 settembre”, scrive su Guancha Shen Yi, professore di Politica Internazionale all’Università di Fudan, “sta diventando sempre più evidente”:

Read more ...

Details
Published: 09 September 2025
Created: 02 September 2025
Hits: 1044
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Salario Minimo: il punto della situazione

di Federico Giusti e Emiliano Gentili

nowio6ftuNegli ultimi anni in Europa stanno circolando due proposte politiche di grande impatto, che vengono considerate proficue sia per il lavoro dipendente che per l’impresa. Stiamo parlando della riduzione dell’orario lavorativo a parità di salario e di produttività e del salario minimo orario. Sulla prima abbiamo già scritto[1], mentre ora proveremo a fare il punto sulla seconda – quella sul salario minimo –, sulla quale ultimamente sembra starsi concentrando il dibattito politico.

 

Il dibattito degli ultimi anni

 Nel 2022 l’Unione Europea promulgò una Direttiva[2] – ossia una dichiarazione d’indirizzo che impone agli Stati nazionali di affrontare certe tematiche e perseguire determinati obiettivi a esse inerenti, lasciandoli però liberi di scegliere le modalità con cui farlo – che chiedeva il «miglioramento dell’accesso effettivo dei lavoratori al diritto alla tutela garantita dal salario minimo». Quindi: non direttamente il salario minimo, bensì l’accesso alla tutela che questo garantisce. Inoltre, «qualora il tasso di copertura della contrattazione collettiva [in uno Stato membro dell’Unione] sia inferiore a una soglia dell’80%», la Direttiva avrebbe imposto la costruzione di «un quadro di condizioni favorevoli alla contrattazione collettiva, per legge a seguito della consultazione delle parti sociali o mediante un accordo con queste ultime» e, quindi, la messa a punto di «un piano d’azione per promuovere la contrattazione collettiva». In caso si fosse adottato un salario minimo legale (e solo in questo caso), poi, si sarebbe dovuto ricorrere a dei «valori di riferimento indicativi (…). A tal fine, si possono utilizzare valori di riferimento indicativi comunemente utilizzati a livello internazionale, quali il 60% del salario lordo mediano e il 50% del salario lordo medio». Considerando che il salario lordo medio italiano è attualmente di 15,57€/ora e, il netto, di 11,25€/ora[3], appare chiaro che la Direttiva Ue sia semplicemente un timido atto d’indirizzo volto a uniformare il mercato del lavoro comunitario soprattutto per quanto riguarda i Paesi economicamente meno sviluppati, non l’Italia.

Read more ...

Details
Published: 09 September 2025
Created: 05 September 2025
Hits: 965
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Reorient, il nuovo cuore del mondo

di Pino Arlacchi*

Allarmistica e faziosa. Così m’è apparsa l’attenzione che i media italiani hanno riservato al meeting della Shanghai cooperation organization (Sco) tenutosi in Cina nei giorni scorsi.

Allarmistica perché non c’era alcun pericolo in vista. La Sco esiste da quasi trent’anni. È una presenza tranquilla, ben nota chiunque mastichi un po’ di politica estera, e solo degli occidentalisti faziosi potevano dipingerla come una specie di sinistra macchinazione di Cina e Russia contro l’Occidente.

Ma riflettiamo su ciò che la Sco rappresenta sullo sfondo della grande storia: quest’associazione è l’espressione di un mega trend epocale: il ReOrient. Movimento parallelo, quasi ortogonale rispetto al più noto mega trend del Grande Sud che si riflette nei Brics.

La Sco è formata solo da paesi eurasiatici e si sviluppa lungo l’ isola-mondo che va dall’Atlantico al Pacifico e all’Oceano indiano. Parliamo di un corridoio terrestre che parte dalla Cina e raggiunge le coste della penisola iberica e del Mediterraneo attraverso la Via della Seta, che è stata per secoli la strada maestra tra le grandi civiltà dell’Eurasia. I paesi della Sco sono gli attori di una silenziosa “grande riconnessione euroasiatica”, un asse strategico che collega Turchia, Iran, Russia, Cina, India e paesi centro-asiatici. Temporaneamente offuscato dallo scontro tra la Russia e l’Unione europea via Ucraina, quest’asse rappresenta una potente forza connettiva del tessuto economico e politico del mondo.

Read more ...

Details
Published: 09 September 2025
Created: 04 September 2025
Hits: 969
Print Friendly, PDF & Email

Perché Pechino mostra le sue armi

di Redazione Contropiano - Michelangelo Cocco

In tanti parlano della Cina da molto lontano. Noi preferiamo ascoltare chi ci vive e lavora, che sicuramente ha il polso della situazione e non risponde alle esigenze del «datore di lavoro» (una qualsiasi testata occidentale). Magari si possono avere presupposti diversi, visioni non collimanti, ma almeno si possono avere informazioni non manipolate.

E’ il caso di questo articolo di Michelangelo Cocco, da Shangai, ex caporedattore de il manifesto, pubblicato sul suo spazio Substack («Rassegna Cina»), che consigliamo caldamente come abbonamento «anti-droga» (i media mainstream, in tempi di guerra, diventano letteralmente spacciatori in senso stretto).

Sulla parata di Pechino si possono elaborare molti giudizi, ma a partire da qui, e non da «intenzioni» attribuite ai leader cinesi (sulla falsariga degli articoli che promettono di spiegarci «cosa c’è nella testa di Putin» o di qualsiasi altro capo di stato classificato come «nemico»).

E che la Cina di oggi sia una potenza economica e tecnologica, quindi anche militarmente «solida», era chiaro anche prima della parata.

Read more ...

Details
Published: 09 September 2025
Created: 02 September 2025
Hits: 863
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

La resistenza dei piccoli passi

di Nevio Gambula

Ci sono frasi che ti avvolgono, quasi ti abbracciano, e ti costringono a guardare dove non vorresti. Ieri sera mi è successo con un libro dal titolo profetico. È stata un’esperienza viscerale, qualcosa che mi ha attraversato nel profondo del corpo. La frase era questa:

«Quando si sta normalizzando un genocidio, ogni deragliamento della normalità conta».

Quella frase ha acceso in me una strana inquietudine, una raffica di domande. Che cos’è, davvero, la normalità? Quali sono le sue coordinate invisibili? Come riconoscerla, come fissarla in un’immagine per poterla comprendere fino in fondo? E da cosa, o da chi, occorre prendere le distanze?

Ogni volta che credevo di aver trovato una risposta, quella frase sollecitava altre domande, tutte decisive.

Esiste un gesto, anche il più piccolo, un frammento di azione, una mossa azzardata, capace di incrinare la superficie liscia e terribile della normalità? E in che modo un atto di resistenza individuale può connettersi a qualcosa che trascende il singolo, trasformandosi in un impegno collettivo?

La frase mi ha colpito come una frusta, lasciandomi dolente e intrappolato in una consapevolezza agghiacciante. La volontà genocidaria appare troppo vasta, e la rete delle sue complicità troppo ramificata, per immaginare un cambiamento significativo. Da lì nasce un senso profondo di inutilità: la percezione di essere impotente, ridotto a mero spettatore.

Read more ...

Details
Published: 09 September 2025
Created: 01 September 2025
Hits: 1159
Print Friendly, PDF & Email

quodlibet

Sui rapporti falsi

di Giorgio Agamben

Una buona definizione del potere politico è quella che lo caratterizza come l’arte di mettere gli uomini in rapporti falsi. Questo e non altro fa innanzitutto il potere, per poterli poi governare come vuole. Una volta che si sono lasciati introdurre in rapporti obliqui in cui non possono riconoscersi, gli uomini sono infatti manipolabili e orientabili a proprio piacimento. Se essi credono così facilmente nelle menzogne che vengono loro proposte, è perché false sono innanzitutto le relazioni in cui, senza che se ne accorgano, si trovano già sempre.

La prima mossa di una strategia politica degna di questo nome è pertanto la ricerca di un via d’uscita dai rapporti falsi in cui il potere ha posto gli uomini per poterli governare. Ma proprio questo non è facile, perché un rapporto falso è precisamente quello dal quale non si vede una via d’uscita. Qualcosa come una via d’uscita diventa possibile solo se comprendiamo che il rapporto falso è la forma stessa del potere, che trovarsi in un rapporto falso significa essere in una relazione di potere. Che falso, cioè, il rapporto è non perché mentiamo, ma perché manca la coscienza del suo carattere essenzialmente politico.

Read more ...

Details
Published: 08 September 2025
Created: 05 September 2025
Hits: 1686
Print Friendly, PDF & Email

machina 

Per un'analisi scientifica del potere nel capitalismo contemporaneo

di Andrea Pannone

0e99dc 5496bdbd62db4ba0a638569a3cc6dec8mv2.jpgAlla luce delle trasformazioni strutturali del capitalismo contemporaneo Andrea Pannone scrive che oggi è necessario ridefinire il concetto di potere, superando la concezione che lo intende come semplice capacità di influenzare l’azione altrui tipica dell'economia mainstream e ampliando la prospettiva marxista. Pannone in quest'articolo definisce potere come la capacità differenziale di agire sulla sfera economica, politica e sociale attraverso la centralizzazione del controllo di risorse materiali, umane e finanziarie.

* * * *

L’analisi scientifica del potere: un vuoto da colmare

Nel panorama dell’analisi economica, il concetto di potere — inteso come capacità di plasmare relazioni sociali e controllare risorse — rimane sorprendentemente marginale, specialmente nell’economia mainstream. I paradigmi neoclassici, focalizzati su equilibrio di mercato, efficienza e razionalità individuale, tendono infatti a ridurre il potere a un effetto secondario di dinamiche competitive, trascurando il suo ruolo strutturale nelle asimmetrie tra capitale e lavoro, o tra grandi corporation e interessi collettivi. Sebbene però le scuole eterodosse, come l’economia marxista, riconoscano il potere come intrinseco alle relazioni di produzione, le loro analisi, pur ricche di profondità teorica, spesso mancano di un approccio sistematico che combini rigore analitico con una chiara validazione empirica. Questo paper rappresenta un primo passo verso la costruzione di un quadro metodologico scientifico che integri il potere come categoria centrale nello studio delle dinamiche dell’economia contemporanea, dalla finanziarizzazione, alla centralizzazione del capitale, fino alla formazione di temibili oligarchie transnazionali.

Read more ...

Details
Published: 08 September 2025
Created: 03 September 2025
Hits: 1636
Print Friendly, PDF & Email

Furedi: sacrosanta critica del politicamente corretto o apologia dell'imperialismo occidentale?

di Carlo Formenti

guerra passato.jpgRiprendo a scrivere su questa pagina dopo una lunga pausa, che non è purtroppo dipesa dall’essermi dedicato a sollazzi balneari o a passeggiate fra ameni boschi montani, bensì dal fatto che mi sono dedicato a tempo pieno a completare la prima stesura di un libro che uscirà dall’editore Meltemi nei primi mesi del 2026, quasi contemporaneamente a un lavoro di Alessandro Visalli. I due volumi avranno lo stesso titolo Oltre l'Occidente, benché con sottotitoli diversi, in quanto sono parte di un unico progetto al quale lavoravamo da tempo. Dirò qualcosa in merito a conclusione dell’articolo che trovate qui di seguito, soprattutto per sottolineare che le nostre riflessioni divergono di centottanta gradi rispetto a quelle dell’autore che sto per commentare.

* * * *

Una delle massime più sballate di cui io sia a conoscenza è quella che recita “il nemico del mio nemico è mio amico”. Si tratta di un principio basato su un logica binaria e paranoica. Binaria, nel senso che semplifica brutalmente la realtà, riducendola a una serie di opposizioni: questo o quello, l’uno o l’altro, sopra o sotto, destra o sinistra, un punto di vista che rispecchia lo spirito di un’epoca dominata dalla successione di zero e uno che consente il funzionamento dei computer, macchine chiamate anche calcolatori appunto perché calcolano, non pensano, ma simulano il pensiero umano. Paranoica, perché rassicura chi non riesce a comprendere la complessità del reale, con le sue contraddizioni, ambiguità e sfumature, consentendogli di distinguere a priori chi e cosa considerare amico da chi e cosa guardarsi in quanto nemico (reale, possibile o immaginario). A ricordarmi quanto sia sbagliata la massima di cui sopra è stata la lettura di un libro fresco di stampa: La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica di Frank Furedi (Fazi editore). 

Read more ...

Details
Published: 08 September 2025
Created: 02 September 2025
Hits: 906
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Trump alla resa dei conti contro la FED

di Alex Marsaglia

L’istrionico presidente americano da quando è riuscito miracolosamente a farsi rieleggere lo scorso novembre, scampando a numerosi attentati, è stato decisamente imprevedibile. Davvero in pochi hanno azzeccato la sua linea, ammesso e non concesso ne abbia davvero mai delineata una. Dalla politica estera isolazionista con l’attacco ai siti nucleari iraniani, alla vendita di armi per il fronte ucraino come via per la pace, le contraddizioni sono risultate veramente forti.

Su una cosa Trump si è dimostrato coerente: il rilancio della crescita economica degli Stati Uniti come priorità a qualsiasi costo. E quando un personaggio come lui mette in campo l’extrema ratio

si può essere certi che non cerca mezze misure.

Infatti, sul piano commerciale ha avviato un piano di dazi verso il mondo senza alcun precedente, seppellendo di fatto la globalizzazione e rendendo superfluo in un batter d'occhio il WTO.

Il piano tuttavia gli è finora riuscito a metà e proprio il Deep State americano, che tanto ha avversato senza mai riuscire a vincerlo, sembra essersi attivato per il sabotaggio della marcia indietro dalla globalizzazione.

Oltre alle spaccature politiche nel MAGA, nell’ultima settimana è arrivata la tegola sulla testa della Corte d’Appello di Washington che ha dichiarato illegali i dazi, confermando una sentenza della Corte del Commercio internazionale, rimandando di fatto alla Corte Suprema la decisione sulla sospensione definitiva del sistema tariffario entro il 14 ottobre.

Read more ...

Details
Published: 08 September 2025
Created: 03 September 2025
Hits: 1634
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Non esistono israeliani buoni

di Gideon Levy*

Israele è guidato da un governo crudele e da un Primo Ministro senza cuore, come non se ne sono mai visti prima. Le vite umane, che si tratti di abitanti di Gaza, ostaggi o soldati, non interessano a questo governo. Sta Massacrando gli abitanti di Gaza e abbandonando ostaggi e soldati con la stessa equanimità.

A opporsi c’è un piccolo movimento extraparlamentare, umano e coraggioso, che dà lo stesso valore a tutte le vite umane.

Tra questa manciata di persone e il governo malvagio si trova il campo di centro. La maggior parte di loro lotta contro la crescente perdita di Umanità e l’inganno dimostrato dal governo. Le persone in questo campo sono scioccate da ogni video, perdendo il sonno per la sorte degli ostaggi pelle e ossa e dei soldati morti. Ma quando sentono i resoconti di un orribile Massacro in un ospedale, sbadigliano, disinteressati.

Sono migliori del governo e dei suoi sostenitori. Sono umani e mostrano solidarietà, ma solo in modo selettivo. Non esiste una moralità a metà. Proprio come la moralità a due pesi e due misure non è moralità, così lo è la moralità a metà. È l’opposto della vera moralità. È così che sono le persone in questo campo. Si preoccupano per la vita di 20 ostaggi, ignorando il fatto che il loro Paese uccide in media 20 innocenti all’ora.

Per loro, l’Umanità si ferma ai confini della nazionalità. Non lasceranno nulla di intentato per aiutare un israeliano, ma distoglieranno lo sguardo con disinteresse per il caso di un palestinese il cui destino è spesso molto peggiore.

Read more ...

Details
Published: 08 September 2025
Created: 02 September 2025
Hits: 1040
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

I mezzucci per deridere gli artisti che si schierano su Gaza

di Daniele Luttazzi - Nonc'èdiche, Fatto Quotidiano

E ora, per la serie “Che i rimorsi seppelliscano i rimorsi”, la posta della settimana.

Caro Daniele, dire “stop al genocidio” non serve a risolvere nulla ai palestinesi. (Sonia G.)

Questo è il sofisma utilitaristico caro ai sionisti, già renziani, de Linkiesta, che però si vantarono d’aver contribuito ad annullare il concerto di Gergiev (due pesi e due misure, da bravi propagandisti: chi ragiona da tifoso, e non in base a dei principi, cade sempre in contraddizione). 1500 artisti (fra loro Ken Loach, Roger Waters, Alba e Alice Rohrwacher, Valeria Golino e Mario Martone) si sono esposti contro il genocidio a Gaza e loro li sbertucciano insinuando opportunismi (“Vogliono essere cagati, cercano il consenso social, il posizionamento giusto è un ottimo rifugio se non hai talento, le opinioni degli attori sono irrilevanti, fingono che gli importi qualcosa della gente che muore”). Dimenticano che è una questione di coscienza. Il più è avercela. In realtà ai sionisti scoccia che la gente apra gli occhi grazie ai vip che boicottano Israele e i suoi propagandisti; e che ne scrivano New York Times e Guardian. Poi c’è il fuoco amico (“inaccettabile censura”, “eroi di una presunta rivoluzione morale ipocrita e vanitosa”, “esibizione vanagloriosa di una qualche forza del bene”) di chi da un po’ argomenta anche contro gli “antifascisti immaginari”. Questo era un sofisma di Buttafuoco (“l’antifascismo in assenza di fascismo”; ma forse era modestia, dato che è fascistissimo, come ammise gongolando Giuliano Ferrara). Intervistato dal Fatto (domanda:

Read more ...

  1. Paolo Ferrero: Al vertice in Cina si cerca la transizione a un mondo multipolare, l’Occidente invece resta guerrafondaio
  2. Gigi Roggero:  Il settantismo malattia senile del reducismo
  3. Antiper: Jason Moore oltre la giustizia climatica. Contro il discorso catastrofista dell’ambientalismo borghese
  4. Dante Barontini: Il vertice del nuovo ordine mondiale
  5. Vincenzo Brandi: Il dominio USA al capolinea. L'occidente risponde con militarizzazione ed escalation
  6. Max Renn e Guy van Stratten: E dalla Mostra del cinema di Venezia, come stronzi, restarono a guardare
  7. Jeffrey Sachs e Sybil Fares: Come impedire a Israele di affamare Gaza
  8. Maria Elena Delia: “La Sumud Flotilla vuole aprire un corridoio per Gaza”
  9. Paolo Baldi: L'ascesa cinese: Boldrin guarda il dito e non vede la luna
  10. Alessandro Visalli: La violenza della ‘buona madre’. La guerra cognitiva al tempo degli LLM
  11. Giuseppe Masala: Bye bye occidente: Lo SCO vara la sua Banca di Sviluppo
  12. Leonardo Sinigaglia: Il bluff europeo per Trump: "Se abbandoni l'Ucraina, abbandoniamo israele"
  13. Fabrizio Casari: India, istinto suicida dell’Occidente
  14. David Bidussa: Fine dello Stato di Palestina?
  15. Domenico Moro: La Germania sta rinascendo come potenza militare?
  16. Francesco Cappello: Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea
  17. Davide Malacaria: Il genocidio di Gaza: non un fallimento dell'Occidente, bensì un suo successo
  18. Marco Bertorello: E se Genova non fosse un’anomalia?
  19. Thomas Fazi: L’ipocrisia di Mario Draghi. Ha trasformato l’Europa in un vassallo americano
  20. Il Pungolo Rosso: Gaza: il genocidio prosegue, ma la Resistenza palestinese tiene
  21. Jeffrey D. Sachs: “L’Europa deve cambiare politica estera”
  22. Umberto Franchi: La borghesia agguerrita fa bollire la rana
  23. Dante Barontini: La Palestina “non deve esistere”, e l’Onu neppure
  24. Infoaut: 10 settembre: bloccare tutto e prendere bene la mira
  25. Fabrizio Venafro: Il vero volto del liberalismo

Page 97 of 689

  • 92
  • 93
  • 94
  • ...
  • 96
  • 97
  • 98
  • 99
  • ...
  • 101
Web Analytics