Sinistrainrete

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Militant: Il sonno della ragione che genera mostri

E-mail Stampa PDF
Hits

Il sonno della ragione che genera mostri

Militant

Ieri è apparso un articolo sul Corriere della sera che supera di molto la follia collettiva quotidiana alla quale dobbiamo sottostare. Per la verità, sono diversi giorni che su Corriere e Repubblica appaiono “strani” articoli, tutti orientati in senso radicalmente neoliberista come non se ne vedevano da anni. Passati di moda agli inizi della crisi, i pensatori neoliberisti sono rispuntati fuori come funghi dalle fogne (miliardarie) dalle quali provenivano. Per la verità, in effetti, non se ne erano mai andati; qualche giornale e qualche trasmissione “liberale” però li aveva messi momentaneamente in minoranza, dato che tutte le ricette da questi proposte avevano portato direttamente alla crisi culturale, economica, finanziaria ed etica che sta attraversando l’occidente. L’inconsistenza però delle alternative (diciamo più evidentemente l’assenza), la fragilità e la mancanza di creatività e di efficacia dei movimenti globali nel proporre un nuovo e diverso sistema di sviluppo, hanno però fatto tornare alla ribalta concetti e idee che credevamo veramente tramontati, quantomeno nella loro versione più intransigente e immediata (nel senso di *non mediata* da discorsi fumosi e apparentemente progressisti).

Ma veniamo a noi e al nostro articolo. Antonio Polito, già ex-comunista (maoista!) e fondatore del giornale “Il Riformista”, ex-margherita, e dunque appartenente di diritto all’area politica del centrosinistra, ha oggi sintetizzato al meglio le idee sue, del giornale per il quale lavora, e dell’area politica che egregiamente rappresenta, con un pezzo intitolato: “Perché proteggiamo (troppo) i nostri figli”.

Bisognerebbe leggerlo tutto, ma riporteremo qui i pezzi significativi (praticamente tutto l’articolo), cercando di non vomitare nel frattempo.

L’articolo inizia con una serie di frasi retoriche atte a far crescere l’indignazione del lettore, frasi presentate in senso ironico e che esprimono efficacemente l’antitesi del pensiero del “giornalista”. Questo l’eccellente incipit: 

  • “Dunque, ricapitoliamo. I nostri figli hanno diritto ad essere fuori corso anche dopo i 28 anni senza che austeri ministri li definiscano «bamboccioni» o frivoli viceministri diano loro degli «sfigati». Però, a 28 anni, hanno diritto a un posto di lavoro non solo stabile e comparabile alle loro aspirazioni, il che è ragionevole, ma anche inamovibile e sorvegliato da un giudice ex articolo 18.”

 Eh già, sembra strano, ma uno che a 29 anni diventa professore ordinario (ma stiamo scherzando!) con concorso truccato – o quantomeno sospetto –  non può definire bamboccione o sfigato nessuno, tantomeno uno studente che si paga gli studi e dunque deve alternare studio e lavoro, e magari altri cazzi nella vita. Non ci interessa come è giunto ai vertici questo Martone, ma quantomeno non ci faccia la predica. Questo però deve sembrare normale al “giornalista”, che infatti prosegue nel suo impazzimento. Per Polito, infatti, avere diritto ad un posto di lavoro dignitoso è una richiesta effettivamente assurda nell’Italia di oggi. Se poi a questo aggiungiamo che questo posto di lavoro dovrebbe essere anche tutelato dalle garanzie previste dalla legge, questo è davvero inammissibile. Roba da gente in ritardo coi tempi. Ma proseguiamo oltre, nel crescendo inarrestabile di presunti privilegi che agli occhi del giornalista appaiono davvero insensati, vera responsabilità del declino italiano nel mondo:  

  • “Hanno inoltre diritto a una facoltà nel raggio di 20 chilometri da casa, così che non debbano vivere lontano dalla famiglia, e dunque hanno diritto a non fare quei «Mcjob» (commessi, camerieri, pony express), che i loro più sfortunati coetanei americani sono costretti ad accettare temporaneamente per mantenersi agli studi.”

 Nella mente malata di questo giornalaio, in Italia dovrebbero esistere forse 3 o 4 grandi campus universitari, ovviamente privati, a rappresentanza dell’elite del paese. Università a numero chiuso e con difficilissimi test d’ingresso, tali da scoraggiare la grande massa di analfabeti che vorrebbero addirittura laurearsi senza essere Einstein e senza avere in dote grandi patrimoni familiari. Se poi sei davvero Einstein, ci penserà la retta milionaria a scoraggiarti. Dovrebbero poi tutti trovarsi un lavoretto extra, ovviamente precario o se possibile al nero, perché così fanno i loro colleghi americani.

  • “..i nostri figli non devono mantenersi agli studi, perché lo Stato chiede a ciascuno di loro tra i mille e i duemila euro l’anno mentre ne spende in media settemila (e molto di più per formare, per esempio, un medico); dunque a mantenerli agli studi ci pensa la fiscalità generale, cioè le tasse pagate anche da chi i figli all’università non li manda.”

Le tasse, infatti, sono molto basse: per uno “sfigato” qualunque, ad esempio chi scrive, pur non avendo nulla intestato, abitando in una occupazione e avendo come reddito circa 9.000 euro l’anno, l’università pubblica della Sapienza chiede quasi mille euro ogni anno. Oltre, ovviamente, all’acquisto dei libri, altri circa 500 euro l’anno. Oltre a tutta un’altra serie di spese accessorie di cui neanche vogliamo tenere conto. Se invece si fa affidamento sulla famiglia, e soprattutto si rientra nel famigerato ISEE familiare, le tasse aumentano vertiginosamente, arrivando a sfiorare, quando non superare, i 2.000 euro l’anno. Per una media di 5 anni di corso, fa una retta di 10.000 euro per pagarsi gli studi. Bruscolini, inezie, piccole mance, da chi è abituato a rubare lo stipendio scrivendo sotto dettatura. Ma la soluzione immaginata non è lottare per un’università davvero pubblica e aperta a tutti, gratuita come quella cubana, efficiente e stimolante; no, la soluzione è alzare le tasse agli studenti, cioè alle famiglie degli studenti, facendole arrivare magari ai 7.000 euro l’anno. Con tanti saluti rispetto alla necessità di alzare il livello medio di laureati, di garantire veramente a tutti l’accesso allo studio, e tante altre belle cose. Si sta teorizzando il ritorno all’università di classe, d’altronde mai veramente scomparsa in Italia.

Il bello però è il riferimento alla fiscalità generale. Le Università, inutili orpelli della cultura nazionale, dovrebbero essere finanziate solo da chi le frequenta. Magari anche da qualche sponsor privato, che non guasta mai. Perché rompere le palle a chi non ha figli da mandare a studiare, o li manda alle università private, d’altronde? Secondo questo ragionamento, se utilizzassi la macchina per andare a lavoro potrei chiedere di non pagare i mezzi pubblici con le mie tasse; e non vedo perché dovremmo pagare tutti gli altri servizi dello Stato di cui non abbiamo mai usufruito. Ognuno si paghi da solo ciò che gli necessita, anzi aboliamo direttamente le tasse, residuo di socialismo reale da cui prima o poi dovremmo pur liberarci.

  • “Frequentando l’ateneo con comodo e senza fretta, i nostri figli hanno anche diritto a che il valore legale della loro laurea sia identico a quello di chi la laurea se l’è sudata un po’ di più, magari emigrando..”

 Dunque, emigrare non solo è un diritto, ma va anche incoraggiato. Chi emigra è bravo, fa del bene al paese, è più intelligente: in parole povere, non è uno sfigato. E’ uno che ha capito come funzionano le cose, e piuttosto che marcire in Italia va a farsi l’università a Boston, o a Berlino, a Tokio o a Dubai. E il fatto che poi questi rampolli dell’alta borghesia alla fin fine ricevano un pezzo di carte uguale a quello dello sfigato italiano, che magari ha frequentato l’università pubblica, questo è véritablement intolérable.

  • “..in una società veramente egualitaria tutte le lauree devono essere uguali come tutti i gatti di notte devono essere bigi. Se poi i nostri figli per caso volessero continuare la loro carriera universitaria dopo la laurea, hanno diritto a non farlo all’estero, lì dove fuggono i cervelli, ma in patria, lì dove ammuffiscono i cervelli”

 Questo articolo è bello perché coerente, non cerca di infinocchiarcela con sottili sotterfugi degni del peggior riformista. Polito dice le cose come stanno: se vuoi fare carriera devi andare all’estero, e se non ci vai sei uno sfigato. In Italia ci rimangono i poveri e gli sfigati nullafacenti in attesa del posto al ministero, non chi dotato di spirito selvaggio e decide di farsi da solo e andare a cercar fortuna all’estero. Chissà perché questo fatto funziona sempre e solo quando siamo noi ad emigrare, e mai quando invece viene qualcuno a lavorare qui in Italia, che invece dev’essere respinto al mittente come indesiderato, rubalavoro e tendenzialmente criminale. Misteri del liberismo. Sul valore delle lauree ci siamo già spiegati: è intollerabile che chi vada all’università privata, pagandola decine di migliaia di euro l’anno, rampollo borghese futuro boiardo di stato o manager alla Marchionne, abbia alla fine del ciclo di studi un titolo equivalente a quello dello sfigato laureato “di Stato”. E’ pure invidia di classe: io la laurea me la pago e pretendo che valga di più. Tutto qua.

  • “Questo elenco di «diritti» può apparire paradossale, ma è quello che si evince dal dibattito pubblico che in queste settimane si è finalmente acceso sulla questione giovanile..”

 Siamo alla sintesi finale, che vi risparmiamo per senso del pudore e per rispetto nei vostri confronti. Quelli che, sbeffeggiandoli, il giornalaio chiama “diritti” (in senso spregiativo) non sono altro che doveri di un normale Stato liberista. Ma qui ormai siamo oltre. Siamo fuori da ogni logica politica conosciuta, siamo nel pieno post-moderno. Siamo all’immaginazione al potere. Questo è il pensiero comune della politica italiana, e non è un caso che a esporlo sia stato chiamato un esponente del centrosinistra, su uno dei quotidiani più critici del berlusconismo e più vicino al governo tecnico e al PD veltroniano. L’avesse fatta un qualche esponente vicino al centrodestra, il messaggio sarebbe stato di parte e polemico; così invece la visione del mondo appare condivisa e comune, inattaccabile proprio perché espressione tecnica di ciò che si deve fare per portare l’Italia fuori dalla crisi. Senza destre e senza sinistre possibili.

Commenti

avatar Fausia
0
 
 
Ovvero il buon senso del macrò.

Questa cultura che sussurra bontà dell'avvenire con la violenza del presente, ha rotto i coglioni. Da quanti anni questa nenia accompagna il nostro precipitare sempre più in basso ?
L'altro, si il nemico, viene criticato con l'ovvietà di sempre, il vizietto esecrabile ma di cui non si può fare a meno, bisogna accosentire se no morte sua e anche morte nostra?
Dai sù ancora un sacrificio, e poi cosa sarebbe mai andare all'estero, emigrare si diceva una volta, cambiare lavoro ogni volta che ti chiama l'agenzia interinale vuoi mettere con la monotonia del lavoro fisso che porta con sè quelle brutture collettivistich e dell'ottocento, le rivolte, la guerra in fabbrica, quando da professionista, individuo libero puoi contrattare direttamente con il padrone la tua condizione?
Oggi vien da piangere, ieri intellettali del general intellect la mettevano così salvo incazzarsi, non con i padroni, con i fissi.
30 anni fa Asor Rosa li chiamava " i garantiti" e giù ad alimentare la concorrenza in basso con gioia orgastica di quelli in alto che così abbassavano il prezzo generale della merce forza-lavoro anche quella cognitiva. Poi venne l'autovalorizza zione , negozietti, agenzie...menagement, mainstreem.
Si, è sul lato sinistro che bisogna vigilare, è da lì che vengono i consigliori del principe-macrò, vomitandogli tutto lo schifo della condizione attuale di schiavo e di merce.
La politica della geometria e dell'aritmetica parlamentare? solo per vedere il contesto di quanto si può avanzare.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar Michele
0
 
 
Ho fatto il giornalaio per 20 anni e mi dispiace molto di essere così umiliato.
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
avatar vincenzo
0
 
 
Polito ha letto soltanto la realtà senza appoggiarsi alla retorica di estrema sinistra degli anni 70.Il mondo è questo che ci piaccia o no e non rendersene conto è dannoso proprio a quei giovani che in apparenza sembrate difendere;è forse meglio lavorare in un call center con la laurea o andare a lavorare ( non emigrare ) a Berlino o n qualsiasi altro paese che richiede la tua professionalità (?? )
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
Cancella
Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
 

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Sinistrainrete è anche su Facebook!

Browser consigliati

Questo sito è ottimizzato
per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

i più letti

link

Aldo Giannuli
Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Informatico
Punto Rosso
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net


Contenuti flash

Antonio Gramsci. La rifondazione di un marxismo senza corpo

di Roberto Finelli

1. Un nuovo soggetto della storia.

Quando Antonio Gramsci comincia a deporre i suoi appunti in quelli che saranno poi i Quaderni del carcere, il suo sguardo teorico è profondamente mutato rispetto ai suoi precedenti anni di vita e di militanza politica. Imprigionato nell’Italia dove ormai s’è consolidato il regime fascista, consapevole dell’esaurimento e della sconfitta dei moti sociali e rivoluzionari nell’Europa occidentale postbellica, profondamente isolato non solo dai compagni del carcere ma, verosimilmente, anche da una parte del gruppo dirigente del Pcd’I, almeno quanto al giudizio sull’Unione Sovietica[1], il militante politico sardo riesce, malgrado tutto ciò, nel capovaloro della sua vita: nel tradurre cioè genialmente quella sospensione forzata dalla prassi e quella solitudine così radicale, che nasce non solo dai nemici ma anche dagli amici, nell’accensione di una visione teorica organica e sistematica che potesse far da contenitore, non solo da un punto di vista psicologico alle terribili forze disgregative dell’esperienza carceraria (per un corpo già provato come quello di Gramsci), ma soprattutto all’esigenza di ripensare, dopo la sconfitta, categorie e modi originali di una rinnovata rivoluzione comunista nell’Occidente[2].

Per tale duplice ordine di motivazioni, individuali e politiche, il Gramsci del carcere è un pensatore che si sottrae sia all’ottica del frammento e del work in progress, in cui molti frequentatori del pensiero debole e del postmoderno hanno voluto recentemente collocarlo, sia all’ottica della democrazia, anziché del socialismo, in cui, in modo parimenti forzato, il suo pensiero è stato, anche qui più volte e soprattutto negli ultimi anni, collegato e iscritto. Laddove il Gramsci dei Quaderni, al di là dell’oggettiva frammentazione dei suoi appunti carcerari e della intensa rielaborazione cui l’autore li ha sottoposti, è un pensatore, almeno a parere di chi scrive, dal pensiero forte, il quale, a muovere da alcuni teoremi e filosofemi fondamentali, offre una nuova sistematica del marxismo: a tal punto da presentarsi, nella complessità delle luci e delle ombre della sua figura teorica, come tra i pensatori più organicamente innovativi e originali del marxismo del ‘900.

Leggi tutto...