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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
I mercati finanziari sembrano impazziti. Era logico che la guerra contro l’Iran determinasse una corsa verso il bene-rifugio per eccellenza, l’oro, e una simmetrica caduta del valore del dollaro. Sta avvenendo esattamente il contrario. Il dollaro sale e l’oro scende. Ciò dovrebbe contraddire la narrativa della dedollarizzazione e del tramonto dell’egemonia finanziaria degli Stati Uniti. Gli investitori globali sembrano talmente convinti della superiorità americana e della forza di Trump da preferire la protezione del dollaro a quella che il...
Ciò che abbiamo pronosticato qualche giorno fa alla fine si è avverato, stra-vince il No al referendum costituzionale e il Governo prende la più grossa batosta, in termini di consenso, di tutta la sua legislatura. Nel voto vanno lette alcune tendenze “inaspettate” da intendersi come fatti andati oltre le aspettative e su cui è importante provare a riflettere, cercando, di non far combaciare la realtà con l’immagine che vorremmo darle. L’affluenza. 12 milioni e mezzo per il Sì, e 14 e mezzo per il No, grosso modo il 60% degli aventi diritto....
I risultati del recente referendum hanno visto la schiacciante prevalenza dei “no”, insieme con un aumento significativo della partecipazione al voto. Un dato che, alla luce dei precedenti, può apparire singolare, ma che si spiega tenendo conto che il baricentro di questo referendum non è stato il problema della riforma della giustizia, ma il giudizio sul governo presieduto da Giorgia Meloni. Quest’ultima pensava di vincere e invece ha perso. Sennonché qui non c’entrano per nulla né le richieste corporative dei magistrati e nemmeno la difesa...
Alla quarta settimana di guerra ci sono appena due novità, entrambe rilevanti ma per nulla rassicuranti circa la rapida conclusione del conflitto. La prima riguarda il tentativo, fatto da Teheran, di raggiungere la base anglo-statunitense di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, con due missili. Si dice che uno sia finito in mare prima, l’altro sarebbe stato abbattuto a breve distanza dall’isola. Il dato rilevante è la distanza dall’Iran: quasi 4.000 km. Fin qui la dotazione missilistica di Tehran era classificata come di breve-medio raggio,...
È stato detto che bisogna avere caos dentro per generare una stella danzante. È un’immagine che descrive bene l’Italia di questi giorni. Il tentativo di Meloni e accoliti di assoggettare anche il potere giudiziario al governo è stato affossato dalla vittoria del no al referendum. Ma come si possa trarre dal magma di opposizioni alla riforma una precisa alternativa politica, resta ancora ostico da decifrare. Dal caleidoscopio di moventi che hanno decretato la vittoria del No, di sicuro emergono due dati cristallini. Il primo dato è che specie...
Maurizio Lazzarato (1955) è un sociologo e filosofo italiano, noto soprattutto per le sue ricerche sulle trasformazioni del lavoro, il debito e la relazione tra capitalismo e guerra. Residente a Parigi, è ricercatore presso il laboratorio Matisse/CNRS dell’Università Parigi I Panthéon-Sorbonne e membro del Collège International de Philosophie. Tra le sue pubblicazioni con DeriveApprodi: La fabbrica dell’uomo indebitato (2012), Il governo dell’uomo indebitato (2013), Il capitalismo odia tutti (2019), Guerra o rivoluzione (2022), Guerra e...
C’è una narrazione ufficiale sull’origine dell’Unione Europea che resiste tenacemente a ogni smentita: quella dei tre grandi cattolici – De Gasperi, Schuman, Adenauer – che dalle macerie della seconda guerra mondiale avrebbero tratto un progetto di riconciliazione ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa, alla sussidiarietà, alla dignità della persona radicata in comunità organiche. È una narrazione bella, edificante, e largamente falsa. O meglio: vera quanto basta per nascondere ciò che conta davvero, ovvero che l’architettura profonda...
La “strana coppia” Israele-Usa appare ormai compiutamente come una combinazione mortifera tra un mega-“squadrone della morte” guidato da killer seriali psicotici e un’astronave carica di armi in mano a un gruppo di clown. C’era fino a ieri un solo limite nella guerra d’aggressione scatenata contro l’Iran: non si toccano – nei limiti del possibile – gli impianti di estrazione di petrolio e gas di Tehran. Non per bontà d’animo, ma per calcolo economico globale. Era infatti risaputo e dichiarato in tutte le salse che se fossero cominciati...
Siamo molto orgogliosi di proporre per sedimenti un articolo di Pino Arlacchi, sociologo di fama internazionale e per molti anni funzionario delle Nazioni Unite, oltre che collaboratore di lungo corso di Giovanni Falcone nella lotta contro la mafia. In questo articolo Arlacchi prova a delineare il possibile scenario di una ricomposizione – pacifica e progressiva – delle relazioni tra l’Europa e l’Asia, violentemente interrotte dall’insorgere delle recenti guerre (commerciali e reali) scatenate dal centro morente dell’impero americano,...
Negli ultimi decenni una serie di interventi legislativi e amministrativi hanno alterato in profondità i caratteri essenziali della scuola. Queste riforme, frutto delle politiche neoliberiste nel campo dell’istruzione, hanno avuto come conseguenza la dequalificazione del lavoro del docente e la degradazione culturale e sociale dell’intera categoria dei docenti della scuola italiana. Orbene, i docenti hanno nella sostanza accettato tutto questo, spesso collaborando alla propria degradazione, più spesso lamentandosi, ma senza mai ribellarsi...
Per la terza volta il popolo italiano si è opposto a una manomissione della Costituzione. Nel 2006 venne respinto il tentativo berlusconiano, nel 2016 quello di Renzi e oggi il tentativo di Meloni. Il segno che emerge è quindi quello di un paese con una maggioranza antifascista e costituzionale che si attiva di fronte al rischio della manomissione delle regole democratiche. Una maggioranza che va ben al di là dei confini delle forze politiche. Il referendum ha visto un deciso aumento della partecipazione al voto rispetto alle ultime elezioni...
E’ stato un voto nettamente politico quello per il NO, con cui la maggioranza del paese ha respinto la controriforma costituzionale voluta dal governo Meloni sull’ordinamento giudiziario. E lo è stato non solo per le caratteristiche sociali e geografiche di chi ha votato NO, ma lo è anche per il segnale tutto politico che ha inviato sia al governo che al cosiddetto “campo largo” dell’opposizione. Su questo invitiamo a leggere con attenzione il grafico in coda a questo articolo. Se si guarda alla composizione sociale del voto, quello giovanile...
La logica in cui l’Occidente a guida israeloamericana si è infilata è una logica perversa e pericolosissima, una logica dell’escalation distruttiva come unico orizzonte percorribile. Se non emergeranno presto contropoteri interni (agli USA, improbabile nell’entità sionista), a premere per un disimpegno, l’orizzonte che si prepara è quello di una catastrofe. Al bombardamento dell’area del sito nucleare di Natanz, l’Iran ha risposto bombardando l’area del sito nucleare di Dimona in Israele; all’attacco ai depositi di gas dell’isola di Kharg,...
Per lo stretto di Hormuz Trump addirittura bussa alla Cina. Intanto vuole rinviare l’incontro con XI sperando che l’Iran esaurisca i missili. Ma si illude Trump non sa più cosa fare e prende tempo. Chiede aiuto al Paese (la Cina) che a livello mondiale contende la leadership agli USA per controllare quello stretto di Hormuz che le sue iniziative insieme agli israeliani hanno messo in pericolo e nello stesso tempo domanda a Pechino più tempo prima che si tenga l’incontro previsto dal 31 marzo al 2 aprile con Xi Jinping. Un summit al quale,...
Gaza è solo l’inizio. Il nuovo ordine mondiale è un ordine in cui i deboli vengono annientati dai forti, lo stato di diritto non esiste, il genocidio è uno strumento di controllo e la barbarie trionfa. La guerra contro l’Iran e la distruzione di Gaza sono solo l’inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L’era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Ospedali, scuole...
Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sui veri protagonisti dell’attacco criminale all’Iran, li ha appena chiariti Joe Kent con le sue dimissioni da direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo (Nctc) degli Stati Uniti. Martedì 17 marzo, Kent ha pubblicato la lettera di dimissioni inviata a Donald Trump. “Non posso in buona coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non costituiva una minaccia immediata per la nazione ed è chiaro che abbiamo cominciato questa guerra sotto pressione di Israele e della sua potente lobby“....
Il patriarcato è un processo di sovranità, non c’è peggiore mistificazione che considerare il patriarcato capace di autoregolazione. E’ sempre un rapporto tra chi comanda e chi obbedisce. Che cos’è il femminismo? Assumere il rapporto patriarcale non come concluso e definito, ma come rapporto di forza che di volta in volta si modifica sulla base della lotta, dei modi della lotta e pertanto delle figure della progettualità. Più precisamente l’analisi femminista oggi si scontra con il ruolo delle patriarche. Queste nella nostra stagione quando...
Da giorni seguo le varie timeline informative internazionali, i commenti, le analisi relative alla guerra all’Iran. Per giorni, l’atteggiamento generale un po’ di tutti (sfera occidentale e araba) è stato quello di pensare quale razionale ci fosse dietro la decisione americana di iniziare questo complesso conflitto. Non trovandola, si sono lanciate varie ipotesi che vanno dalla sudditanza USA a Israele, all’impreparazione di Trump e sua personale sudditanza (Epstein, Kushner etc.), alla geopolitica dei nuovi blocchi (contro la possibile nuova...
Non è in corso in Medioriente solo una guerra di aerei, missili, bombe e droni dai tempi lunghi e dall’esito confuso. Un’altra guerra, molto più vasta e dall’esito già chiaro, cammina in parallelo. È la guerra contro il petrodollaro, la cui posta è la sopravvivenza dell’ordine finanziario globale basato sulla valuta americana. Questi ayatollah saranno certo sporchi, brutti e cattivi, ma stanno attuando una strategia di formidabile impatto contro il cuore del potere americano sul mondo, accelerando cambiamenti epocali che ribollono da tempo...
Israele ha iniziato la guerra alla produzione energetica globale attaccando l’impianto di produzione di gas più importante del mondo, il South Pars, raid al quale ha fatto seguito la reazione iraniana che, come aveva preannunciato quando tale operazione era stata minacciata, ha colpito gli impianti petroliferi dei Paesi del Golfo collegati alle Compagnie petrolifere Usa. In evidente combinato disposto, Kiev oggi ha attaccato le stazioni di compressione di gas di Gazprom che servono due importanti gasdotti tra Russia e Turchia, il TurkStream e...
Il documento finale del Consiglio Supremo di Difesa dello scorso venerdì 13 è stato oggetto di accuse ingiuste e ingenerose da parte di molti commentatori. In particolare si è rimproverato al documento di non prospettare scelte chiare. In realtà, al di là dei rituali nonsensi della comunicazione ufficiale, il documento delinea una scelta precisa e univoca: l’Italia entra nel conflitto, ma dichiarando di non entrarci, in modo da poter presentare la partecipazione al conflitto stesso come l’effetto inevitabile dell’aggressione russa e iraniana....
Simmetricamente all’avanzare del mostro di un conflitto che gli aggressori, nel loro delirio criminale millenarista, vogliono sempre più globale, esplode il festival del neneismo, fenomeno che, dai tempi dei tempi, è andato esprimendo uno dei lati deteriori dello spirito umano. Ne ha dato testimonianza padre Dante. Quelli del né né, gli ignavi, coloro che non si schierano, per viltà o complicità, li ha confinati, indegni di una sistemazione chiaramente definita, nell’anti-inferno, prima della traversata dell’Acheronte. Gente condannata a...
Credere che votando NO si renda omaggio a Falcone e Borsellino è purtroppo tragicamente falso. Nella magistratura, i problemi ci sono. C’erano già allora, quando entrambi furono osteggiati, isolati e infine eliminati, anche con il concorso morale di chi in teoria avrebbe dovuto difenderli. Durante la fallimentare “seconda” Repubblica quei problemi si sono incancreniti, diventando strutturali, un “sistema”. Quello emerso con il caso Palamara (che non era una mela marcia, ma il gestore di un meccanismo che coinvolgeva ampi settori della...
Ma Peter Thiel ci è o ci fa? Entrambe le cose. I cicli di lezioni sull’Anticristo che si compiace di tenere per diffondere il suo verbo hanno fatto tappa anche in Italia, riproponendo l’interrogativo se prendere o no sul serio le dissertazioni di questo magnate dell’industria americana, non fra i più ricchi (26 miliardi di dollari di patrimonio stimato, Musk è arrivato a 839) ma certamente il più intellettualmente dotato. Fin da studente universitario a Standford, mentre si impegnava ad accumulare montagne di quattrini fondando e poi...
L’Italia “non partecipa e non prenderà parte alla guerra” in Iran, ha ribadito ieri il comunicato diffuso dal Quirinale dopo la riunione del Consiglio Supremo di Difesa. Al di là della condivisione della “grande preoccupazione” per “i gravi effetti destabilizzanti” che la crisi sta producendo in Medio Oriente e nel Mediterraneo dopo la “nuova guerra” – nata a seguito “dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran”, il Consiglio sottolinea che “la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema...
Forse in un maldestro tentativo di manipolare i prezzi impazziti e incontrollabili del petrolio, il presidente USA Donald Trump ha più volte annunciato l’imminente fine della guerra in Iran, auto-proclamandosi vincitore. In modo analogo il premier israeliano Netanyahu si vanta dei successi militari. Questo il tenore delle litanie che la coppia dei leader del “Mondo Libero” (tragicomica definizione di Mark Rutte), ci propina da giorni: “L’Iran sta per arrendersi”,“La guerra sta per finire”,”La guerra è praticamente finita”, “Abbiamo colpito...
La Cina sta rispondendo ufficialmente su due binari paralleli alla guerra del Cartello Epstein, o israelo-americana, contro l’Iran, tramite un portavoce diplomatico e un portavoce militare. Traduzione: La Cina vede la guerra sia come un’estrema tensione politico-diplomatica sia come una minaccia militare. Il portavoce militare cinese, un Colonnello dell’Esercito Popolare di Liberazione, parla per metafore. È stato lui ad affermare esplicitamente che gli Stati Uniti sono “dipendenti dalla guerra”, con appena 250 anni di storia e solo 16 anni...
La guerra in Iran la guerra va male per gli Stati Uniti. Siamo a oltre 2 settimane dall’aggressione non provocata e non giustificata di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Una aggressione avvenuta a tradimento – mentre erano in corso trattative mediate dall’Oman – con immediati atti di terrorismo: dall’assassinio dell’Ayatollah Khamenei a quello di 175 ragazze e ragazzi in una scuola primaria. Una guerra, quella scatenata dalla coalizione Epstein, sanguinosissima: in 15 giorni di aggressione i civili iraniani assassinati sono tra i 2 e i...
Nella settima lettera Platone lega la sua decisione di consacrarsi alla filosofia alle sciagurate condizioni politiche della città in cui viveva. Dopo aver cercato in ogni modo di partecipare alla vita pubblica, egli scrive, alla fine si rese conto che tutte le città erano politicamente corrotte (kakos politeuontai) e si sentì allora costretto ad abbandonare la politica e a dedicarsi alla filosofia. La filosofia si presenta in questa prospettiva come un sostituto della politica. Dobbiamo occuparci di filosofia, perché – oggi non meno di...
Occorre ammettere che quando Giorgia Meloni in Parlamento ha richiamato la complicità dei governi di centro-sinistra nei bombardamenti Usa e Nato degli anni precedenti, ha avuto, purtroppo, ragioni da vendere. Il richiamo all’aggressione Nato alla Jugoslavia nel 1999 (governo D’Alema-Mattarella) e poi al bombardamento mirato contro il generale iraniano Sulemaini in Iraq nel 2020 (governo Conte), è stato fatto dalla Meloni con sottile perfidia ma clamorosa evidenza. Si potrebbero poi citare l’aggressione alla Libia nel 2011 (voluta fortemente...
Tutto già visto. Fin dalle sue prime battute, l’attacco all’Iran si è avviato lungo la strada prevista dalla maggioranza degli osservatori più onesti. Abbiamo davanti agli occhi l’ennesimo fiasco militare e politico della potenza americana, la liquidazione quasi definitiva della propria egemonia, nonché la conferma dell’incapacità degli Stati Uniti di imparare dalle lezioni della storia. Dal Vietnam in poi, Washington ha perso tutte le guerre che ha fatto ignorando il verdetto consegnato da ciascuna di esse. Verdetto sempre uguale: è ora di...
Stiamo assistendo a un momento storico. L’Iran, con grande stupore di tutti, sta infliggendo danni così gravi, completi e decisivi alle basi americane che il mondo non è preparato a vederli. In soli quattro giorni, l’Iran è riuscito a espandere il suo dominio militare nella regione. L’Iran ha distrutto le basi militari, i beni e le attrezzature più preziosi e costosi al mondo. Le basi americane negli stati del Golfo sono tra le più grandi installazioni militari al mondo, beni la cui costruzione ha richiesto migliaia di miliardi di dollari nel...
Sta arrivando a Roma (forse è già lì) il suprematista padre padrone di Palantir, la società di controllo sociale che si occupa, attraverso analisi di Big Data, di “predire” statisticamente il comportamento di individui, gruppi e comunità e quindi di controllarli. Pare che debba fare una conferenza “riservata”. Riservata a chi non ho capito ma è facile immaginarlo: ad altri facoltosi e influenti suprematisti come lui convinti che solo la tecnologia, controllata da élite coese ideologicamente, può arginare il famigerato “declino”...
La morte di J. Habermas ha trovato spazio nei media quasi quanto la guerra in Iran. Il “filosofo” è celebrato nel mainstream per le sue virtù liberali e per il suo sostegno appassionato all’Unione europea. La santificazione mediatica è sospetta quanto la demonizzazione, e questo lo abbiamo ampiamente imparato in questi decenni di mefistofelica manipolazione di dati e fatti. La pubblica opinione è spesso il riflesso delle costruzioni ideologiche dei “fedelissimi alle plutocrazie transnazionali” e i giornalisti hanno il “potere” su commissione...
E ci risiamo. Neanche il Festival di Sanremo è riuscito a far dimenticare il solito leitmotiv sull’insostenibilità del debito pubblico italiano ai due principali organi della carta stampata nazionale. È di pochi giorni fa un articolo de La Repubblica che, prendendo spunto dal bollettino economico di inizio anno della Banca d’Italia, sottolinea come sulla testa di ogni cittadino italiano graverebbero circa 52.500 euro di debito pubblico. In perfetta sincronia, la dose viene addirittura rincarata dal Corriere della Sera, che parla di un peso...
La guerra contro l'Iran e la distruzione di Gaza sono solo l'inizio. Benvenuti nel nuovo ordine mondiale. L'era della barbarie tecnologicamente avanzata. Non ci sono regole per i forti, solo per i deboli. Opporsi ai forti, rifiutarsi di piegarsi ai loro capricciosi desideri significa essere sommersi da missili e bombe. Ospedali, scuole elementari, università e complessi residenziali vengono ridotti in macerie. Medici, studenti, giornalisti, poeti, scrittori, scienziati, artisti e leader politici, compresi i capi delle squadre negoziali,...
I bombardamenti iraniani sui vicini del Golfo li hanno inesorabilmente trascinati in una guerra che speravano disperatamente di evitare. Il potenziale ingresso degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e dell’Arabia Saudita in una guerra diretta al fianco di Israele e Stati Uniti rappresenta la prima manifestazione su vasta scala delle ambizioni americane per l’ordine mediorientale che ha supervisionato per decenni. Washington ha sempre sognato una cooperazione arabo-israeliana contro l’Iran senza risolvere la questione palestinese. Eccolo....
I colloqui in corso tra Cuba e USA non giungono inaspettati. La crisi energetica che sta mettendo in ginocchio l’isola è giunta a una fase così grave da prefigurare un crollo complessivo del sistema con conseguenze molto pericolose per gli stessi che lo stanno provocando, gli Stati Uniti. La destabilizzazione totale di Cuba potrebbe provocare una destabilizzazione complessiva dell’area, con – ad esempio – una migrazione di massa che gli USA non sarebbero in grado di gestire. Un accordo che preveda la salvaguardia del governo cubano in cambio...
La mobilitazione di sabato 14 marzo a Roma, dove sono confluite alcune sigle dell’estremismo di sinistra in piazza, contro il governo Meloni e le misure repressive varate, il No al referendum e un No alla guerra, è stata segnata da un episodio di una certa gravità nei confronti di una delegazione di iraniani presenti in piazza con le loro bandiere e i loro cartelli contro l’attacco che il loro paese sta subendo in questo periodo da tutte le forze occidentali, in modo particolare da USA e Israele. Si è notata una precisa direttiva, da parte di...
Ieri è scomparso Jurgen Habermas, più o meno unanimemente considerato l’ultimo dei grandi filosofi viventi. La premessa, per quanto mi riguarda, è che quando parlo di questi grandi uomini che, a torto o a ragione, hanno fatto la storia del pensiero (o si ritiene che l’abbiano fatta), lo faccio con la stessa umiltà con cui un giocatore di calcio amatoriale, come il sottoscritto, parla di questo o quel giocatore di serie A. Spesso in queste discussioni o chiacchierate (molto divertenti, devo dire) fra amici e appassionati di calcio si bocciano...
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L'uomo massa e suo fratello, al voto
di Giovanna Cracco
I dati della ricerca Ials-Sials in Italia incrociati con l’ultimo rapporto Censis su Comunicazione e media evidenziano un popolo-bue-tele-comandato incapace di leggere, informarsi e di costruire nessi logici tra due fatti
“La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”. Pier Paolo Pasolini
La politica italiana del XXI secolo ha sempre in bocca la parola ‘popolo’. Da una parte Berlusconi dichiara un giorno sì e l’altro pure di essere stato eletto dalla maggioranza degli italiani – evitando in tal modo di dimettersi e venire processato. Dall’altra il Pd, che in assenza di un programma politico di opposizione, per mostrarsi vicino alla sua gente – e, quindi, veramente democratico – indossa la veste moderna delle primarie. Ma mentre quest’ultimo meccanismo ha ancora bisogno di aggiustamenti per diventare pienamente la farsa che dovrebbe essere – come dimostrano la cecità politica e i giochi interni di potere che hanno portato la sorpresa della schiacciante vittoria di Vendola nelle primarie pugliesi – l’appello al popolo quotidianamente lanciato dal Pdl è un ingranaggio mirabilmente oliato e funzionante; al punto che se qualcuno richiama l’attenzione sul conflitto di interessi, sulla deriva autoritaria di una maggioranza che sempre più esautora il Parlamento dalla funzione legislativa, sui problemi giudiziari del presidente del Consiglio, si sente ribadire il concetto senza possibilità di appello: gli italiani lo hanno comunque votato. Che cosa significa? Che sono tutti scemi?
In effetti è vero: gli italiani lo votano. Non la totalità del ‘popolo’ che evoca l’enfatica dichiarazione, tantomeno la sua maggioranza assoluta, ma poco importa dal momento che i meccanismi di una legge elettorale lo rendono legittimamente capo del Governo. Centrali diventano dunque due altre questioni: attraverso quali informazioni il cittadino decide a chi dare il proprio voto e, data l’informazione, quale sia la sua capacità di comprenderla e di sviluppare un’opinione propria. Partiamo da quest’ultima.
Nel 1992 l’Ocse lancia la Ricerca internazionale sulle competenze alfabetiche della popolazione adulta (International Adult Literacy Survey IALS) a cui partecipano solo dodici Paesi; nel ’96 avvia la seconda ricerca (Second International Adult Literacy Survay – SIALS) a cui aderiscono altre nove nazioni, tra cui l’Italia; l’indagine si conclude nel ’99. Il quesito a cui l’Ocse cerca una risposta non è ‘questa popolazione sa leggere?’ ma ‘quanto e come sa leggere?’. Viene coniata la definizione di “competenza alfabetica funzionale o letteratismo” che “è la capacità di raccogliere e utilizzare informazioni reperibili in testi scritti, in grafici, in tabelle ecc. e di eseguire operazioni, calcoli ovvero risolvere problemi”. Lo scopo è quello di misurare una competenza e non le conoscenze possedute, in quanto le statistiche tradizionali riferite ai vari livelli di titoli di studio conseguiti da una popolazione sono poco significative al fine di comprendere la sua capacità reale di ‘leggere’. La ricerca stabilisce tre tipologie di competenza alfabetica – testi in prosa, grafici e calcoli – e per ognuna cinque livelli. Di questi, il primo è al limite dell’analfabetismo, al di sotto della soglia di illetteratismo, il secondo rappresenta un limitato possesso di competenze di base; qui si inserisce l’importante linea di demarcazione indicata dall’Ocse che individua, nei primi due livelli, quella quota di popolazione che dovrà usufruire di percorsi di formazione per essere messa nella condizioni di possedere “una piena cittadinanza nel XXI secolo”. Pena il ritrovarsi come il popolo analfabeta dei secoli passati, che abitava passivamente una società in cui norme e leggi scritte da altri sopra la sua testa regolavano la sua vita, senza che esso fosse in grado nemmeno di leggerle. Perlomeno quel popolo non votava, viene cinicamente da concludere, e riconosceva la propria ignoranza.
Perché, neanche a dirlo, la situazione italiana fa spavento. Un terzo della popolazione non supera il primo livello, un terzo si ferma al secondo, un terzo raggiunge gli ultimi tre. Nella comprensione di testi in prosa – la prova metteva a disposizione articoli di giornali, riviste, pubblicazioni a stampa e depliant – il 34% si ferma il primo livello, il 30,9% al secondo, il 26,5% al terzo e solo l’8% raggiunge il quarto e il quinto.
L’indagine dunque evidenzia che il 64,9% degli italiani è in grado di leggere ma non di capire ciò che legge: riesce a estrarre da un testo un’informazione che vi si trova esplicitata (primo livello), la trova anche quando deve compiere alcune semplici deduzioni perché il documento contiene dei distrattori (secondo livello), ma non è in grado di trovarla se è contenuta in diversi paragrafi e non in una sola frase (terzo livello), se il testo è abbastanza lungo, se l’informazione è astratta (quarto livello) e se lo scritto è denso e contiene distrattori plausibili (quinto livello). Vale la pena leggere gli esempi delle diverse prove (1), che stupiscono per semplicità e banalità.
La debole scolarizzazione è una delle cause che determinano un basso livello di comprensione di un testo in prosa: tra la popolazione con la sola licenza media, appena il 25% supera la soglia di rischio. Chi consegue una laurea e oltre, oltrepassa il secondo livello nel 66% dei casi. Tuttavia, se si confrontano i dati per fascia di età indipendentemente dal titolo di studio, quella che possiamo definire scolare anche se non più scuola dell’obbligo, cioè 16-25 anni, risulta essere nella situazione migliore: il 52,2% supera il secondo livello. Il problema è che man mano che l’età aumenta, la capacità di comprendere peggiora: tra i 26 e i 35 anni approda al terzo livello solo 43,7% della popolazione, tra i 36 e i 45 il 34,9%, tra i 46 e i 55 il 24,2% e infine tra i 56 e i 65 anni il 12,4%. Non basta quindi aver studiato: il cervello ha bisogno di essere tenuto allenato, necessita di letture stimoli e confronti, tutte cose che gli italiani abbandonano giunti al termine degli studi.
La cultura non ha mai avuto vita facile, in Italia. Nel 1861, il 75% della popolazione non sa né leggere né scrivere. Le riforme scolastiche che si susseguono fino all’epoca fascista mirano ad alfabetizzare, condizione sempre più necessaria per poter lavorare: viene istituita la scuola dell’obbligo dai sei agli undici anni. Nel 1951, gli analfabeti sono ancora il 13,8% (il 25% nelle isole) e i semianalfabeti – appena in grado di scrivere il proprio nome e incapaci di comprendere un testo scritto – sono il 26%; inoltre, il 60% della popolazione si esprime unicamente in una lingua dialettale.
Il ministero della Pubblica istruzione decide di usare la televisione in funzione pedagogica, per uniformare la lingua e per alfabetizzare. Nel 1958 Telescuola avvia il ciclo di trasmissioni cosiddette educative, a cui si affianca Telemedia, nel 1961. Contemporaneamente nasce Non è mai troppo tardi (1960-1968), con un approccio completamente diverso: protagonista non è più il maestro che trasmette il sapere ma lo diventano gli studenti/pubblico, in studio e a casa. Il docente diviene una sorta di conduttore, che falsamente – la televisione che entra nelle case è sempre qualcosa che cala dall’alto – fa da guida ‘tra pari’, tenendo insieme testi, immagini, supporti audio, filmati e interviste.
Gli italiani si uniformano: imparano non solo a leggere e scrivere ma una lingua e una ‘cultura’ nazionale; avviene quell’omologazione che Pasolini chiamava “genocidio culturale definitivo”. Non poteva andare diversamente per un popolo che, nel proprio percorso storico, ha saltato a piè pari la trasmissione del sapere basata sulla cultura tipografica dei libri e dei giornali ed è passato direttamente dall’analfabetismo alla cultura visiva della televisione: il nonno semianalfabeta, il nipote laureato, conviventi in una casa priva di libri.
“La televisione è un medium di massa e come medium di massa non può che mercificarci e alienarci”, diceva Pasolini nel 1971. Meno evidente nella televisione cosiddetta pedagogica, la drammatica verità di questa affermazione è divenuta lampante con l’avvento della televisione commerciale, in cui tutto è diventato entertainment, intrattenimento: allo scopo di vendere una merce, parificando un detersivo a una notizia a un messaggio politico. Le caratteristiche della comunicazione sono le stesse: brevità, leggerezza, semplicità del linguaggio. Frasi a effetto snocciolate una accanto all’altra senza la preoccupazione di creare un ordine di senso logico, perfettamente integrate in un mezzo televisivo che è una collezione di frammenti.
“Ho visto sfilare in quel video un’infinità di personaggi, la corte dei miracoli d’Italia, e si tratta di uomini politici di primo piano; ebbene, la televisione fa di tutti loro dei buffoni, riassume i loro discorsi facendoli passare per idioti, con il loro sempre tacito beneplacito; oppure, anziché leggere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi, non riassunti, evidentemente, ma ugualmente idioti, idioti, come ogni espressione ufficiale. Il video è una terribile gabbia che tiene prigioniera dell’opinione pubblica, servilmente servita per ottenere il totale servilismo, l’intera classe dirigente italiana”. Così scriveva Pasolini, e dal momento che il percorso culturale degli italiani non può provocare oggi stupore davanti alla loro incapacità di comprendere un testo scritto, la riflessione dovrebbe spostarsi sul concetto stesso di democrazia, indipendentemente dalle questioni del conflitto di interessi e della proprietà delle reti televisive – che pure lo stravolgono di parecchio.
In 1984, George Orwell paventava la fine della libertà a causa di una esplicita dittatura, in cui l’informazione, la cultura e la Storia sarebbero state censurate e riscritte da un ministero apposita; il romanzo uscì nel 1948, con alle spalle la dittatura nazista e davanti agli occhi ‘il mostro’ sovietico. Quindici anni prima, nel 1933, Aldous Huxley pubblicava Il mondo nuovo, un romanzo che suscitò meno clamore probabilmente perché poco si prestava a essere strumentalizzato: immaginava infatti una società in cui le persone vivevano felici, in uno stato di costante divertimento, distratte da cose superficiali, grate alla tecnologia che le liberava dalla fatica di pensare; erano oppresse, ma a tal punto condizionate fin dalla nascita da non essere in grado di capirlo. Orwell temeva una società in cui i libri sarebbero stati banditi, Huxley quella in cui nessuno avrebbe avuto il desiderio di leggerli; Orwell temeva la dittatura che si odia, Huxley quella che si ama; Orwell la cultura censurata, Huxley quella divenuta un balbettio infantile. Davanti a una televisione che è diventata il principale strumento di un potere falsamente democratico, ha ancora ragione Pasolini: “La maggioranza, nella sua santità, ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre, per propria natura, brutalmente repressivo”.
Un conformismo fotografato anche dal Censis nel suo Rapporto annuale 2009 relativo all’aspetto ‘Comunicazione e media’: l’Italia è un Paese in cui “il pluralismo delle fonti è un processo ancora incompiuto”. Quando si tratta di informarsi sull’attualità politica, il 59,1% degli italiani si affida principalmente alla televisione (con punte del 63,1% tra i soggetti meno istruiti e del 67,7% tra gli anziani – 65 anni e oltre); solo il 30,5% affianca al mezzo televisivo la lettura dei quotidiani acquistati in edicola. Per scegliere chi votare, il 69,3% si affida ai telegiornali (il 76% tra i meno istruiti, il 74,1% tra le casalinghe, il 78,7% tra i pensionati e l’81,8% tra gli anziani), il 25,4% ai quotidiani. Internet potrebbe essere una grande possibilità, ma non lo è. Non solo per un problema generazionale – lo usa l’84,2% dei giovani (14-29 anni) ma nel complesso solo il 48,7% della popolazione – ma per l’uso che principalmente ne viene fatto, che lo rende simile al contesto televisivo: entertainment. Social network, YouTube, musica. Solo il 16,5% e il 2,5% tra i giovani accede rispettivamente ai portali e ai quotidiani online, e il 7% e il 4,7% nel complesso degli internauti. Se a questo si aggiunge che la percentuale delle persone totalmente estranee alla lettura di qualsiasi mezzo a stampa è aumentata dal 33,9% del 2006 al 39,3% del 2009, che gli utenti internet hanno raddoppiato la loro disaffezione per la carta stampata (erano il 5,7% nel 2006 sono diventati il 12,9% nel 2009) e che la percentuale dei giovani che usa regolarmente internet ma non legge né giornali né riviste né libri è il 28,7%, la conclusione è disarmante: solo il 35,8% degli italiani gode pienamente del pluralismo delle fonti nell’ambito dell’informazione.
Una situazione che va peggiorando. Negli ultimi due anni, a fronte di un utilizzo del mezzo televisivo rimasto invariato (92,1% contro il 91,7%), la disaffezione alla carta stampata va aumentando: nel 2007, il 67% degli italiani leggeva giornali a pagamento, il 21,1% quelli online e il 34,7% la free press; nel 2009 sono diventati rispettivamente il 54,8%, il 17,7% e il 35,7%. Contro un misero 1% di aumento di lettori dei giornali gratuiti, il 15,6% dei cittadini ha smesso di informarsi tramite i quotidiani. Va ancora peggio nell’ambito delle riviste: il 40,3% leggeva settimanali e il 26,7% dei mensili; in due anni sono diventati il 26,1% e il 18,6%, registrando un calo complessivo del 22,3%.
Quest’ultimo dato rivela, più degli altri, il progressivo disinteresse verso l’approfondimento; un aspetto fortemente legato al basso livello di letteratismo registrato dall’Ocse. Gli articoli dei quotidiani sono sempre più brevi, in un telegiornale che dura meno di mezz’ora il tempo medio riservato a una notizia è un minuto; il giorno dopo, altri avvenimenti incalzano. Sono le riviste – quelle che si occupano di politica e di società – il mezzo dell’approfondimento. Non legate alla stretta attualità, riprendono una notizia o ne anticipano un’altra e ne vanno a fondo, in lunghi articoli di analisi affrontano argomenti che richiedono documentazione, tempo per essere pensati e scritti; stimolano quella riflessione che permette di avere le chiavi di lettura della società e il formarsi, soprattutto, di una cultura politica e di conseguenza di opinioni che vadano oltre lo slogan buono per il tempo di un caffè al bar. Ma per quale motivo il 64,9% degli italiani dovrebbe impiegare parte del proprio tempo a leggere qualcosa che non capisce?
Purtroppo, l’uomo massa non è figlio unico, ha un fratello scemo; ed entrambi, com’è loro diritto, votano. A questo punto si tratta di capire, stante la situazione sopra descritta, quale fattore cognitivo e percettivo della realtà politica induca questa tipologia di individuo a orientare il proprio voto a destra piuttosto che a sinistra; perché da una parte e non dall’altra, quale essa sia.
Ida Dominijanni, in un articolo sul Manifesto del 2 febbraio scorso, rifletteva sul diverso approccio comunicativo della destra e della sinistra, prendendo spunto dal saggio di George Lakoff, The political mind: l’egemonia della prima sarebbe dovuta “alla sua capacità di suscitare un’identificazione ‘calda’ dell’elettorato mobilitandone gli elementi emotivi e irrazionali”, laddove la seconda, “puntando a convincere con la razionalità degli argomenti e delle soluzioni, non riesce a vincere”. Non si tratta di semplici tecniche di marketing – sottolinea la Dominijanni – ma dell’intero complesso culturale che si manifesta attraverso il linguaggio: quello della destra sarebbe appunto ‘caldo’, quello della sinistra, “figlia dell’illuminismo e di una concezione razionale del contratto sociale”, sarebbe ‘freddo’, come le discipline del diritto e dell’economia che sono alla base della sua cultura. Per invertire l’egemonia, quindi, la sinistra dovrebbe allargare la propria formazione culturale “a saperi più in grado di sintonizzarsi con i fattori inconsci della ‘political mind’”.
Quando nel 1994 Berlusconi fondò Forza Italia prese in blocco un gruppo di manager di Publitalia – la concessionaria di pubblicità del gruppo Mediaset – e li portò con sé in politica: primo fra tutti Dell’Utri, e poi Micciché, Galan e altri. Era quindi chiaro fin dall’inizio quello che sarebbe stato l’approccio comunicativo del partito nascente: dopo aver creato in Italia la televisione commerciale e aver venduto per anni bibite e merendine, Berlusconi avrebbe iniziato a vendere se stesso con la stessa tecnica pubblicitaria. Non poteva che uscirne vincente. È vero, come dice la Dominijanni, che la sinistra paga la propria incapacità ad aggiornare il suo modus comunicativo; è anche vero però che il linguaggio ‘freddo’ che pretende di spiegare anziché emozionare è perdente perché totalmente incompreso, perché cade nel vuoto di cervelli italiani disabituati al ragionamento e al pensiero; ed è infine vero che è più facile vendere fumo, cavalcare paure e conformismo, piuttosto che un progetto politico; soprattutto quando questo è confuso.
Perché se per ‘sinistra’ si intende il Pd – che ha manovrato insieme alla destra per escludere dal Parlamento e conseguentemente dal circuito mediatico Rifondazione comunista & C. – questa è una questione nodale: dall’abbraccio al neoliberismo degli anni Novanta, si ritrova senza un’idea alternativa di società da proporre, salvo l’antiberlusconismo e una ‘questione morale’ che sempre più si rivela una farsa anche nelle sue fila. Ma ipotizzando che questa ‘sinistra’ ritrovi qualcosa di sinistra da proporre – che vada magari anche oltre l’illuminismo e il contratto sociale, valori borghesi, e ritrovi concetti come struttura e sovrastruttura – e che impari a trasmetterlo con un linguaggio ‘caldo’, uscendone vincente in termini elettorali, non si potrebbe comunque parlare di rovesciamento dell’egemonia. Un popolo bue resta un popolo bue, sia esso governato dalla destra o dalla sinistra; ma una sinistra preoccupata solo di trovare la strategia vincente e non di ricostruire lentamente quella cultura politica che il consumismo e l’omologazione si sono divorati, quella sinistra non è più sinistra.
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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