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S.Cesaratto e L.Turci: La Bce così non va

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La Bce così non va

Sergio Cesaratto e Lanfranco Turci

Dopo gli sberleffi del duo Merkel-Sarkozy pensavamo che la sinistra non avrebbe dovuto cadere nella trappola di accettare gli ultimatum di Bruxelles in nome dell’anti-berlusconismo.

Questo continuiamo a pensare anche dopo la pasticciata risposta di Berlusconi alla Ue e le inutili conclusioni del vertice europeo. Berlusconi andava e va rimproverato di aver subito le imposizioni europee senza ricordare che le responsabilità della crisi non sono italiane e che anzi noi stiamo contribuendo a salvare le banche tedesche e francesi, vera fonte della crisi. Purtroppo anche a sinistra c’è chi ritiene che, davvero, quelle richieste siano un bene per l’Italia e l’Europa (anche il giornale che ci ospita condivide, ci sembra, queste posizioni, per cui apprezziamo la sua apertura alla discussione più franca).

Fatte salve tutte le ragioni per cui questo governo è impresentabile e le sue manovre economiche inique e inutili, non dobbiamo accettare che siano governi stranieri e la Bce a dettarci i compiti per casa, peraltro sbagliati. Mentre in questo bailamme l’Italia è trattata come il “pig” di turno, non si deve perdere di vista che dopo tanti vertici, compreso l’ultimo del 26 ottobre, una soluzione per la crisi dell’Europa ancora non c’è, come ben documentano i commenti di Lucrezia Reichlin e di Roberto Perotti sul Corriere della Sera e sul Sole24Ore del 28 ottobre. Chi si aspettava miracoli da questa accentuazione di austerity europea e dall’ennesimo grande piano salvastati, si è trovato il giorno dopo con i nostri Btp ben al di sopra del 6%! Le difficoltà europee non possono certo essere fatte risalire al debito italiano. Questo ha origini ben più lontane ed è stato lì a lungo senza fomentare crisi epocali, e deve il recente aggravamento dei suoi costi non solo o non tanto al burlone che ci governa, ma soprattutto al mancato funzionamento della Bce come una normale banca centrale, quale la Fed americana o la banca centrale inglese.

La rinuncia di Sarkozy a sostenere che il Fondo di stabilità europea operi verso i debiti pubblici come una leva finanziaria per la Bce allontana l’unica soluzione possibile per la crisi dei debiti sovrani. Aumenta così il rischio della dissoluzione della moneta unica e del progetto europeo.

La soluzione che la Germania ancora non accetta, è quella indicata da un’area crescente di economisti di diverso orientamento come Guido Tabellini (Sole24Ore) o Martin Wolf (Financial Times), ed anche dall’amministrazione Usa: l’intervento della Bce come prestatore illimitato di ultima istanza per stabilizzare il costo del debito a un tasso accettabile rendendo così compatibili la stabilizzazione del debito e il rilancio della domanda.

Così invece di cercare una soluzione che consenta di rilanciare tutto il progetto europeo su nuove basi, prima si è messa sotto la Grecia con risultati economici e sociali devastanti (l’inutilità di ciò che si è imposto a quel paese è stato ammesso anche dalla “troika” che lo sorveglia), ora si sposta la cura sull’Italia: nuovi tagli ai diritti dei lavoratori, nuovo colpo alle pensioni e svendita del patrimonio pubblico immobiliare e industriale.

In questa situazione la sinistra italiana deve resistere al senso comune per cui la crisi è colpa del nostro debito pubblico che tocca ad essa “risanare” a tutti i costi, data l’incapacità del governo. Si può ben dire che è l’insipienza di questa Europa che sta facendo esplodere il debito italiano e non viceversa. Come non capire che Merkel-Sarkozy hanno usato l’Italia come capro espiatorio per mascherare la loro assenza di coraggio. Questa è la verità da spiegare al popolo della sinistra!

E se per caso questa verità viene sostenuta anche da Berlusconi quando afferma che l’euro «è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi», la sinistra non deve tuonare contro la lesa maestà- euro, ma devono replicare: «Giusto Cavaliere, ma se Lei non sloggia il paese non avrà la necessaria autorità per battersi per cambiare questa Europa!».

La sinistra deve dunque tener ben fermo il quadro della situazione. Ciò comporta non dimenticare il contenuto antipopolare delle politiche di austerity sostenute dalle destre europee e denunciate anche dal Pse e, soprattutto, che quelle politiche portano verso una nuova e più drammatica recessione italiana, europea e globale, come anche il Fmi sostiene.

Comporta altresì affrontare il problema del debito pubblico non come un peccato originale da espiare, ma come un problema economico governabile senza precipitose quanto improbabili rincorse al pareggio di bilancio e alla riduzione del rapporto debito/Pil. Un obiettivo di stabilizzazione di questo rapporto, sostenuto da politiche accomodanti della Bce, sarebbe compreso dai mercati e contribuirebbe a liberare risorse pubbliche per la riduzione del carico fiscale sui salari e i necessari investimenti in istruzione, welfare e politiche industriali mirate all’occupazione e all’ambiente.

Misure da adottare in parallelo a una rigorosa politica di revisione della spesa pubblica per tagliare sprechi e rendite – compresi i costi della politica – e a un tenace reperimento di risorse dalla evasione fiscale e da una nuova ordinaria imposizione patrimoniale.

Quello che la sinistra deve evitare è la tentazione di candidarsi a fare meglio di Berlusconi i compiti che l’Europa ci intende imporre. Preparerebbe solo la sua catastrofe contribuendo alla follia che porterà l’Europa a frantumarsi.

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