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Piotr (Пётр): Arlechin servidor de do paroni

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Arlechin servidor de do paroni

di Piotr (Пётр)

1. «Davanti a Obama, lite tra Monti, Hollande e Merkel. Eurolandia si spacca sul rischio contagio a Madrid».

Questo un titolo in grande rilievo nella sezione di economia dell’edizione di Venerdì 1° giugno dell’organo italiano del Democratic Party americano, “La Repubblica”.Si riferiva ad una videoconferenza tra Monti, Merkel, Cameron, Hollande e il presidente statunitense.

Obama attacca subito spingendo con insistenza sull’ipotesi di Unione Bancaria europea e per l’intervento diretto del fondo salva-stati (l’EFSF che è sul punto di trasformarsi nel più potente Esm) nel salvataggio delle banche spagnole.

Monti e Hollande appoggiano subito il pressing di Obama mentre la Merkel oppone un netto rifiuto: “La Germania è contraria ad un intervento diretto dell’EFSF; non vogliamo che il fondo con i soldi dei governi, spenda milioni in cambio di collaterali di banche già cotte”.

Sembra di sentire gli echi antinterventisti e moralistici della cosiddetta Scuola Austriaca.

Monti la scongiura di rifletterci sopra. In cambio l’Italia respingerà i tentativi di cambiamento dello statuto della BCE (cioè rinuncerà a chiedere che la BCE diventi prestatore di ultima istanza). Ma niente da fare: la partita è rimandata sotto gli auspici-minacce di Monti: “La Germania deve riflettere profondamente e rapidamente”.


2. Penso che il 90% della sinistra a questo punto non sia più in grado di capire cosa stia veramente succedendo (per non parlare della destra il cui più alto punto di riflessione ha sfornato la pseudo-teoria del “signoraggio” purtroppo sposata anche da alcuni settori della sinistra radicale).

Ma come? Non c’era forse la “dittatura della finanza”? Monti non era un servo della Merkel e del suo euro-marco? Hollande non era il simbolo del riscatto della sinistra per la crescita? La Germania non era solo un burattino subimperiale degli USA e l’euro una dependance del dollaro? Il capitalismo non è forse uno e trino?

Sulle pagine di Megachip, ad esempio qui, qui e qui, si è cercato di dimostrare che Monti gioca tenendo bene in mente gli interessi dominanti in Europa, Italia e Stati uniti, ma in fondo è un uomo di Obama. Sulle stesse pagine, ad esempio qui e recentemente qui, si è cercato di far capire che si è da tempo aperto un profondo contrasto tra – schematizzando – l’economia finanziarizzata anglosassone e l’economia materiale tedesca; un contrasto che ricorda quello degli anni Trenta. Se non ci sentono oggi in Occidente tamburi di guerra è perché la Germania è pre-occupata dal suo alleato d’oltreoceano. In molteplici occasioni si è cercato di argomentare che “dittatura della finanza” e “dittatura delle banche” sono titoli ad effetto che vanno bene per lo strillonaggio politico, ma non sono concetti cui affidarsi per capire cosa sta succedendo e mettere a punto una strategia, anche solo di resistenza.

L’alta finanza si allea con uno Stato predominante e questo Stato per rimanere predominante deve mantenere quell’alleanza. Alta finanza e Stato predominante sono come suocera e nuora: non c’è una se non c’è l’altra, anche se litigano perché la logica degli Stati e quella dell’alta finanza sono differenti e seguono obiettivi che tendono a divergere e devono essere periodicamente ricondotti ad un compromesso comune.

Se non si capisce questo non si capisce la storia mondiale per lo meno dal Rinascimento ad oggi. E si finisce nella confusione da commedia dell’arte: ma come, la serva Germania osa rispondere male al suo padrone a stelle e strisce e l’Italia, serva della Germania, prende le parti del padrone della sua padrona, per giunta in combutta con la sempre intrigante Francia? Ma come, il socialista parakeynesiano Hollande difende le banche sacrificando la crescita e la monetarista liberista Merkel difende le fabbriche tedesche contro le banche mentre il suo ministro delle Finanze dichiara addirittura di sostenere le richieste sindacali nell’industria privata e di voler alzare motu proprio del 6% gli stipendi dei dipendenti pubblici? Ma qui non ci si capisce più nulla! Cos’è questo mondo alla rovescia?

Beh, ovviamente basta partire con la mappa sbagliata per perdersi facilmente. E la sinistra lo fa con metodo: anche quando ha la cartina giusta la tiene in mano all’incontrario.


3.
Chi vincerà? Possiamo solo avanzare delle ipotesi. La Germania ha dalla sua solo la potenza economica. Ma come, si dirà, la potenza economica è tutto ciò che conta nel capitalismo! Ecco la mappa tenuta in mano al contrario, ad onta di Marx che avvertiva che dietro ogni fenomeno economico c’è in realtà un fenomeno sociale, ci sono rapporti sociali.

La potenza economica se non si allaccia a quella politica, militare, diplomatica e culturale è inservibile, anzi addirittura serve ad altri. Gli esempi non si contano. Alla fine del 1700 la ricchissima India fu conquistata dall’Inghilterra che era una pulce economica al suo confronto. Attorno alla metà del 1800 la straricca Cina fu soggiogata sempre dalla pulce inglese. I Cinesi abituati al commercio, al calcolo economico e ai problemi di politica interna (un po’ come i nostri economicisti), nemmeno pensavano che fosse possibile che agli Inglesi potesse venire in mente un’idea così bislacca e furono colti del tutto impreparati allo scontro.

Dal canto loro il potentissimo Impero Britannico fu sconfitto dal trentennale scontro militare con la Germania – che gli Inglesi nominalmente vinsero – e dall’alleanza militare con gli USA che gli permise quella vittoria.

Non solo, questi ultimi entrarono nella II Guerra Mondiale che ancora si leccavano le ferite della crisi del ’29 (il PIL non era nemmeno ritornato ai livelli pre-crisi) ma dopo quattro anni di carneficina disegnavano le sorti economiche, finanziarie, politiche e militari del mondo del dopoguerra, a Bretton Woods.

Oggi gli USA sono uno dei Paesi messi economicamente peggio: deficit pubblico fuori controllo e deficit commerciale fuori di testa, dove questi due “fuori” sono dei fuori economicistici, ma hanno una precisa valenza politica. La potenza economica sta in Germania, in Cina, nei BRICS. Ma l’alta finanza non sta né a Francoforte né a Shanghai. Risiede a New York, a poche ore di auto da Washington, sede decisionale dell’ancora ineguagliata superpotenza militare, politica e diplomatica degli Stati Uniti d’America. Sono queste le leve competitive degli USA. E le utilizzeranno. In che modo? Anche in questo caso possiamo solo fare delle ipotesi.


4.
Innanzitutto con pressioni dirette di ogni tipo sulla Germania coadiuvate dal lavoro ai fianchi di Francia, Italia e Gran Bretagna (e di Paesi della stessa “area d’influenza tedesca”) e tagliando i retroterra alternativi geopolitici e commerciali dell’Europa, impedendole che essa, e in primo luogo la Germania, sposti i suoi interessi economici e politici verso Est.

Questo gli USA lo hanno già iniziato a fare destabilizzando la costa meridionale del Mediterraneo. Con ciò hanno reso difficoltosa sia un’ipotesi di Ostpolitik tedesca sia un’ipotesi di defezione di un’Europa del Sud da una Europa del Nord (se non eventualmente sotto l’egida statunitense), obbligando quindi l’Europa a rimanere unita e in preda alle proprie contraddizioni interne, che i popoli europei pagano salatamene ma che sono sul gobbo della Germania e della sua politica miope di potenza economica solitaria.

La Germania sa benissimo che sul fronte Siria-Iran si giocano gran parte delle sue possibilità di nuova Ostpolitik, e quindi di sganciamento economico dall’Europa del Sud e dagli USA. Ma lo sanno anche gli USA e cercheranno di impedirglielo. La Merkel avendo capito il gioco aveva cercato di boicottarlo, dissociandosi lo scorso anno dall’aggressione alla Libia. Oggi però ripete che sarebbe disposta ad aggredire la Siria. Lo dice soltanto per non entrare in contrasto con gli USA su tutta la linea o perché sta prendendo atto che l’aggressività destabilizzante statunitense in Nord Africa e in Medio Oriente sta pagando e fa buon viso a cattivo gioco? Lo fa perché ha paura o lo fa perché sta ottenendo in cambio qualcosa che ancora non conosciamo? Fatto sta che è stata in prima fila nell’assedio diplomatico antiucraino che ha fatto leva sul caso Julija Tymošenko. In altre parole sembra che sul lato militare e diplomatico gli USA stiano segnando dei punti nel cuore dell’Europa.

Hollande, per non venir meno alla tradizione guerrafondaia filoatlantica inaugurata dal marito di Carla Bruni, ha già fatto sapere che se richiesto sarà il primo a bombardare la Siria. Il socialista Hollande è organicamente (economia e politica estera) nel campo statunitense. La liberista Merkel lo è disorganicamente. Attenzione a questa inversione, perché gli imbonitori politici europei, e quelli italiani per primi e con più sfacciataggine, la utilizzeranno per mascherare di progressismo (antiliberismo, neokeynesismo, ecologismo, eccetera) la scelta di campo a favore degli USA.

Come abbiamo avuto più volte modo di ripetere, la politica estera degli attori in campo chiarirà molte cose. Ci dirà chi sta vincendo tra finanziarizzazione a guida anglosassone ed “economia reale” tedesca, più precisamente e forse prima di quanto ci dirà la querelle sugli eurobond.

Io, se fossi la Segretaria di Stato, darei ordine ai tagliagole ai miei ordini in Siria di fare in modo che il piano Annan salti al più presto. Senza più lo schermo dell’ONU rimetterei quindi all’ordine del giorno l’attacco militare alla Siria, a quel punto con o senza il benestare del Consiglio di Sicurezza. Metterei così in difficoltà Cina e Russia, obiettivo primario, e contemporaneamente ricompatterei l’Europa sotto la politica economica e geostrategica degli USA, obiettivo complementare necessario. Come si è fatto altre volte, ad esempio con l’Iraq, semplicemente facendo l’appello degli alleati. Così obbligherei anche la Germania a prendere posizione proprio mentre è al centro del fuoco incrociato di tutti i grandi Pesi europei e degli USA stessi, costringendola a capitolare su tutti i fronti.


5.
La “riscossa” della sinistra in Francia già mostra la sua natura: l’austerità non è in discussione, il keynesismo bancario non è in discussione; gli investimenti per la crescita, le deroghe al fiscal compact e quelle a Maastricht vengono invece subordinate all’accettazione tedesca del keynesismo bancario. D’altra parte, per “crescita” si intende sostanzialmente qualche mega intervento sulle infrastrutture e qualche micro intervento sull’impatto ecologico, oltre all’aiuto al settore delle armi e a quello energetico, vuoi per difenderli vuoi per acquisirli (nel caso patologico dell’Italia invece si svenderanno a spezzatino). Non ci sarà nessun rilancio dell’espansione materiale adeguato al mantenimento del benessere materiale raggiunto nei secoli passati dalle società capitalistiche storiche. E’ quindi “naturale” che questi interventi – che avranno in gran parte un carattere politico – siano considerati secondari rispetto al salvataggio delle banche (chi denuncia il ritrarsi dello Stato dall’economia e perora un suo nuovo interventismo, deve essere molto più preciso, perché a memoria capitalistica gli Stati non sono mai intervenuti così pesantemente come nell’epoca del cosiddetto “pensiero unico neoliberista”, quando trilioni di dollari e centinaia di miliardi di euro sono serviti a salvare le banche).

Al convegno della SPD alla fine dello scorso anno, l’anziano Helmut Schmidt ha fatto un nobile discorso. Con esso ha cercato di far capire alla propria nazione che il suo interesse di medio e lungo periodo è quello di ritornare ad una vocazione europeista, ovvero di anteporre agli immediati interessi tedeschi quelli strategici europei. Il sostrato materialistico del nobile intervento è stato analizzato qui. Non ho nulla da aggiungere a quell’analisi, ad esempio non penso che sia necessario insinuare secondi fini filoamericani diretti. Il problema è che ogni discorso, per quanto nobile possa essere, deve incunearsi in un contesto reale complesso e conflittuale. E deve essere cosciente sia di questa complessità sia della conflittualità che la permea e che deve saper sfruttare altrimenti saranno i nobili intenti ad essere sfruttati. Se non si entra in quest’ottica si pecca d’ingenuità, che è un errore e quindi è peggio di un crimine perché non permette di cogliere le contraddizioni nel fronte avversario. Quelle ad esempio che le recenti “riscosse” di sinistra in Francia e in Germania segnalano e che esse stesse aprono.

L’ingenuità degli intellettuali di sinistra e dei loro seguaci in estasi per la “riscossa” francese e per quella preannunciata dal Länder tedeschi, ricorda invece da vicino una barzelletta scollacciata, che spero venga perdonata. È quella della cosiddetta “masturbazione cinese”: darsi tanti colpi di martello sui testicoli, così che quando si sbaglia il colpo si gode come dei pazzi.

In realtà fenomeni come quelli della succitata “riscossa” sono colpi andati a finire sull’altro testicolo, quello ormai divenuto insensibile per via del trattamento. Ci si continua a far del male ma stavolta godendo come pazzi.

 

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