Sinistrainrete

Archivio di documenti e articoli per la discussione politica nella sinistra

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

Guglielmo Forges Davanzati: L’Italia commissariata da Goldman Sachs

E-mail Stampa PDF
Hits

L’Italia commissariata da Goldman Sachs

di Guglielmo Forges Davanzati*

C’è da dubitare che lo tsunami finanziario che ha investito (e sta investendo) l’Italia sia interamente imputabile alla scarsa credibilità del Governo Berlusconi, sebbene sia indiscutibile che questa esperienza di governo sia stata caratterizzata da un immobilismo irresponsabile. Per dimostrarlo, occorre ripercorrere sinteticamente ciò che è accaduto negli ultimi mesi, e chiarire preliminarmente i termini del problema. Dalla scorsa estate, l’Italia è stata oggetto di ‘attacchi speculativi’ di inaudita intensità, ovvero di vendita in massa di titoli del debito pubblico, con successiva difficoltà nel collocarli sui mercati anche a tassi di interesse elevati. La riduzione del prezzo dei titoli di Stato implica, infatti, che il tasso di interesse ottenibile dai risparmiatori aumenta, ponendo lo Stato italiano nella condizione di dover offrire un tasso più elevato per i nuovi titoli emessi.

E’ così aumentato il differenziale dei rendimenti fra i titoli italiani – in particolare i buoni del Tesoro con scadenza decennale – e i titoli del debito pubblico tedeschi, prefigurando una condizione nella quale lo Stato italiano potrebbe trovarsi impossibilitato a ripagare il debito contratto con i sottoscrittori dei buoni del Tesoro e dichiarare fallimento.

L’opinione dominante fa propria la convinzione secondo la quale questo fenomeno sia stato, in ultima analisi, determinato dal basso tasso di crescita dell’economia italiana (il che è condivisibile) e, soprattutto, dalla scarsa credibilità del Governo in carica (il che dà adito a qualche dubbio). Innanzitutto, va chiarito – ove ve ne fosse bisogno – che non è possibile dare una misurazione della ‘credibilità’ di un’Istituzione. Stando all’opinione dominante, la credibilità di un Governo la si concepisce – in questa fase, e nel nostro caso – sulla base del rispetto delle ‘raccomandazioni’ della Banca Centrale Europea. Le quali – è opportuno ricordarlo – suggeriscono misure di austerità ancora più drastiche rispetto a quelle fin qui messe in atto: riduzione della spesa pubblica, maggiore precarizzazione del lavoro e facilità dei licenziamenti, privatizzazioni, liberalizzazioni, aumento dell’età pensionabile, riduzione dei costi della pubblica amministrazione e suo snellimento, con possibile riduzione degli stipendi – e maggiore mobilità - dei lavoratori del settore pubblico.

La convinzione che gli attacchi speculativi siano mossi dalla scarsa credibilità del Governo non sembra trovare adeguati riscontri empirici. Nell’aprile 2011 lo spread fra Btp e Bund tedeschi era circa pari a 120 ed è rimasto sostanzialmente stabile fino ad agosto. Nell’agosto scorso si è registrato un picco di 350 punti base, al quale ha fatto seguito una significativa flessione durante il mese di settembre. A ciò ha fatto seguito un’ulteriore impennata, che ha portato i differenziali a circa 600 punti base, con successiva riduzione di 100 punti. Fra aprile ed ottobre non si registrano iniziative governative di rilevanza tale da determinare queste oscillazioni. E non si capisce per quale ragione, a fronte dell’immobilismo governativo, i cosiddetti “mercati” abbiano generato questa volatilità. Si potrebbe avanzare la congettura secondo la quale la risposta del Governo Berlusconi alla lettera della BCE degli inizi di agosto sia stata ritenuta eccessivamente vaga e che, per questa ragione, il Governo abbia improvvisamente perduto credibilità. Ma appunto di congettura si tratta e, dunque, di qualcosa che andrebbe dimostrato.

La domanda più rilevante che occorre porsi, e che pare del tutto oscurata nel dibattito italiano, è banalmente cosa sono i mercati ai quali si fa qui riferimento, e, per conseguenza, quali fattori – economici e politici – muovono la speculazione. E’ una domanda centrale, dal momento che l’impopolarità dei provvedimenti che i “mercati” implicitamente chiedono (e che l’Unione europea esplicitamente raccomanda) può essere politicamente giustificata solo se vi sono ragioni cogenti e di massima urgenza per attuarli. E’ chiaro che, in questa materia, data l’opacità che caratterizza le transazioni finanziarie su scala globale, è facile scivolare in teorie del complotto. Ma, a fronte di questo, alcune indicazioni possono essere fornite. “Milano Finanza” ha recentemente riferito che “sui mercati si è diffusa la voce che sia stata Goldman Sachs a innescare le vendite di Btp, poi seguita dagli hedge funds e dalle altre banche d’oltreoceano”.

Goldman Sachs è la più grande banca d’affari al mondo, ha guidato numerosi processi di privatizzazione e, secondo la classifica stilata annualmente dalla Vault, risulta anche essere la banca più prestigiosa del mondo. Il fatto che Goldman goda di elevata reputazione la candida naturalmente come leader della speculazione sui titoli del debito pubblico. Ciò a ragione del fatto che, come rilevava Keynes, la speculazione è “l’arte di capire cosa gli altri operatori di mercato pensano riguardo al futuro” e, stando alla sua ben nota metafora, per indovinare quale ragazza vincerà un concorso di bellezza non conta il giudizio del singolo, ma la capacità del singolo di capire come voterà la maggioranza dei giurati. In altri termini, l’attività speculativa è basata su meccanismi che hanno a che vedere con convenzioni ed effetti di imitazione, così che, se uno speculatore è ritenuto altamente affidabile, è ‘razionale’ per chi lo segue fare le stesse mosse.

Un recente comunicato di Goldman Sachs così recita: “Un governo tecnico [in Italia] avrebbe una maggiore credibilità rispetto ad altri esecutivi”. Il prof. Mario Monti è stato vicepresidente di Goldman Sachs. In prima approssimazione, non sembra difficile concludere che gli equilibri politici in Italia siano (quantomeno) profondamente influenzati da una banca di Jersey City. Si tratta di una conclusione di prima approssimazione, dal momento che questa congettura non spiega interamente la volatilità degli acquisti/vendite dei titoli del debito pubblico italiano. Vi è di più. La storia recente insegna che gli attacchi speculativi sono seguiti da ondate di privatizzazioni e di compressioni salariali (e dei diritti dei lavoratori): è accaduto in Italia a seguito della crisi del 1992, sta accadendo in Grecia.

Su queste basi, si può affermare che gli attacchi speculativi sui titoli del debito pubblico italiano non hanno nulla a che vedere con le dimensioni del debito stesso, hanno poco a che vedere con i “fondamentali” della nostra economia (non peggiori dei nostri principali partner europei) e che, dunque, sono mossi, in ultima analisi, dalla convinzione che un esecutivo ‘tecnico’ – per di più guidato da un uomo che ha lavorato per le Istituzioni che guidano la speculazione - realizzi un programma di politica economica che consenta l’acquisizione di patrimonio pubblico nazionale: niente altro che il dominio della finanza sulla politica.
*Università del Salento

Commenti

Nome *
Inserisci l'e-mail per la verifica
URL
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Invia commento
 

Vuoi iscriverti alla Newsletter?

Ricezione

Ultimi articoli

Shinystat

contatti

Per contatti, precisazioni, problemi: tonino@sinistrainrete.info - tonino.g@mclink.it

networked blogs

 
 

Cerca nel sito

Sinistrainrete è anche su Facebook!

Browser consigliati

Questo sito è ottimizzato
per i seguenti browser:

Firefox
Chrome
Opera
Safari

i più letti

link

Aldo Giannuli
Alfabeta2
Altreconomia
altrenotizie
altri
aprile on line
Arcoiris tv
Articolo 21
Attac
Bella Ciao
beppe grillo
Cambiailmondo

Campo Antimperialista
Carmillaonline
Carta
Cassandra
Centro Riforma dello Stato
Cercare ancora
Clash City Workers
Comedonchisciotte
Comunismo e comunità
Il Comunista Quotidiano
Connessioni per la lotta di classe
Contra-versus
Countdown

Crisi e Conflitti
Crisis
cristian
Critica Marxista
Dazebao
DeriveApprodi
DL online
Domenico Losurdo
Economia e Politica
Eguaglianza e libertà
emiliano brancaccio
Esc
Essere comunisti
Fabionews
Faremondo
Giap
Giornalismo Partecipativo
Global Project
Goodwin Box
Guerre e Pace
Homolaicus: Umanesimo laico e socialismo democratico
iceberg finanza
Il Cambiamento
Il Manifesto
Il Pane e le Rose
infoaut
Informazione scorretta
Intermarx
Karl Marx Platz
L'Ernesto
La Contraddizione
la grande crisi
La vecchia talpa
Lettera
Lettera 22
Libera Tv
Liberazione
Loop
L'orizzonte degli eventi
Lo Straniero
Luca Michelini storico dell'economia
Lunaria
Luogo Comune
Manifesto Sardo
martina
Marx 2010
Marxiana
Immateriali resistenti
Mazzetta
Megachip
Mondocane
Napoli Monitor
Nazione Indiana
Nigrizia
Nonluoghi
Odradek
Ozio Produttivo
Paolo Barnard
peacereporter
Politica & Classe
Posse
Progetto Alternativo

Proteo
Punto Informatico
Punto Informatico
Punto Rosso
Radio Sherwood
Sbilanciamoci
Sentieri Erranti
Senzasoste
sinistra in rete
Socialpress
Svolte epocali
unimondo
uniriot
Vis-à-vis
voci dalla strada
wildcat
Wu Ming Foundation
Zapruder
Z-Net


Contenuti flash

LA CINA CONTEMPORANEA E L’EFFETTO DI SDOPPIAMENTO

Come redazione, abbiamo ricevuto e deciso di pubblicare la prefazione comune ed un capitolo di Sidoli  sulla Cina contemporanea contenuti nel libro di Costanzo Preve e Roberto Sidoli Logica della storia e comunismo novecentesco*, perché riteniamo che possano contribuire alla comprensione della dinamica attuale del gigantesco paese asiatico.

 +o+o+o+

LOGICA DELLA STORIA E COMUNISMO NOVECENTESCO

L’EFFETTO DI SDOPPIAMENTO

C. Preve e R. Sidoli

PREFAZIONE
Secondo la concezione marxista-ortodossa della storia universale, quest’ultima può essere paragonata ad una grande e lunga strada a senso unico, anche se composta da alcune diramazioni secondarie che in seguito si ricollegano al sentiero principale, oltre che da una serie di vicoli ciechi che vengono abbandonati, più o meno rapidamente.

In questa prospettiva storica, la “grande strada” è formata nella sua essenza da vari segmenti interconnessi, seppur ben distinti tra loro (comunismo primitivo/comunitarismo del paleolitico, nella preistoria della nostra specie; fase del modo di produzione asiatico; periodo schiavistico; fase feudale; epoca capitalistica e, infine, socialismo/comunismo), ma essa era ed è considerata tuttora un tracciato  predeterminato, almeno in ultima istanza: qualunque “viaggiatore” e società potevano/possono anche prendere delle “scorciatoie” ma alla fine, volenti o nolenti, erano /sono costretti a rientrare nel sentiero di marcia principale e nelle sue variegate, ma obbligate tappe di percorso.

Leggi tutto...