
Ecosofia operaia, isocratica e anti-sindemica
di Karlo Raveli
Dirigo questo commento in primo luogo a te, caro Bifo, suscitato dal tuo articoletto del 29 scorso sull’ex-quotidiano comunista il Manifesto: Volontà, potenza, disperazione. Criticando tanto per cominciare la tua opinione, alla fine della seconda colonnetta dell’articolo, a proposito di isocrazia e cittadinanza attiva. Temi che a loro volta proponevano Ardeni e Banaga in un recente intervento sullo stesso giornale, e da cui prende appunto avvio l’articolo.
Prima questione:
uso ormai da anni il termine di operaio NON come sinonimo di lavoratore. Anche se ai più sarà passato inosservato questo decisivo argomento, questa proposta teorica radicale. Forse essendo il sottoscritto un fantasma ‘politico’ oltre che un migrante …quasi illetterato.
Cioè:
trattiamo di una dimensione sociale ben più vasta e profonda della anticamente denominata “classe lavoratrice”. O appunto operaia, come sinonimo marxista e pure marxiano di lavoratrice, oltretutto ben prima che si demolisse lo stesso concetto originario di classe. Parlo di una dimensione ecosofica, teorica, sociale e politica globale che comprende, oltre al vastissimo ventaglio dei lavoratori salariati più o meno ‘garantiti’ (e sindacalizzati...), anche i disoccupati, i migranti, tutti i tipi di precari, stagisti o tirocinanti, le donne riproduttrici, curatrici, gran porzione di studenti, i pensionati e così via un lungo eccetera che si descrive, in termini comunisti, come l’insieme, paese per paese, di tutti gli individui spossessati dai beni comuni, cominciando dal loro utilizzo, come lo spazio pere cominciare. Dove già di per sé i lavoratori salariati non ne sono che uno dei settori a sua volta molto composito. Dimensione quindi molto variegata ed oltretutto – o soprattutto - in modo ben diverso a seconda delle specifiche condizioni economiche, sociali, ecc. di ognuno dei più di 5.000 popoli esistenti sul pianeta Terra. Sottomessi a solo 200 stati sistemici.
Parliamo cioè di tutti coloro che all’interno della fondamentale relazione Essere/Avere, dominata oggigiorno dal fattore proprietario privato in quasi tutte le società umane, dal neolitico in poi, devono come si suol dire ‘vendere la propria forza-lavoro’ ai ‘possidenti’… per poter sopravvivere. Con tutti gli addentellati individuali e/o sociali che ne derivano o che vi sono vincolati. A cominciare dalla vita sociale comunitaria, dal patriarcato, dalla famiglia nucleare, dal pensionamento e solitudine degli ‘anziani’ e così via.
Ed ecco quindi che l’indirizzo ecosofico d’approccio alla realtà attuale e globale, soprattutto dopo questa epidemia trasformata(si) in pandemia, ma in realtà espressione molto concreta e chiara della sindemia sistemica - che tu descrivi alla fine dell’articolo come “declino e dissoluzione della sfera umana” – ci propone a mio giudizio in modo contundente, apodittico e come unica via d’uscita l’assunzione politica radicalmente antagonista di questa ben reale e decisiva dimensione operaia.
Attivabile fino in fondo contro il potere del cosiddetto Capitale, per cominciare, o come si diceva ai tempi. Ma questo in sostanza vuol dire: rispetto a uno sviluppo umano fondato finora sul dominio dell’Avere sull’Essere! Sull’appropriazione privata e individualistica dei beni comuni, precisamente e per cominciare.
Parliamo logicamente di una assunzione politica da dinamizzare e sviluppare organizzando le distinte potenzialità di ogni suo possibile componente (n). Certo a partire se si vuole dai vari settori lavoratori salariati, ma estesa a tutte le componenti attive dell’universo operaio. Naturalmente sempre più connesse, tutte queste espressioni collettive, sull’asse ecosofica globale della riappropriazione genuina dei beni comuni. Contro tutto ciò che si frappone a uno sviluppo democratico dell’ecosistema, come dicono gli ecologisti baschi. E come del resto ci insegnano molto concretamente nel Ciapas messicano, nella stupenda trasformazione della Rojava e così via in molte altre esperienze già in movimento.
Quindi e concludo, l’indicazione isocratica che lanci non può che tenere conto del molto serio












































Comments
Ma visto che tra l’altro risorge il termine di lavorismo, ti rimando ad un altro mio commento, in questo caso come critica o contributo all’articolo di Bifo ‘Un sondaggio dell’anima’. Sempre in Effimera (http://effimera.org/un-sondaggio-dellanima-di-franco-berardi-bifo/ ) dove metto in questione temi essenziali, alcuni troppo sommersi ma sollevabili anche dalla polemica su Formenti.
Vedrai, un commento forse un po’ lunghetto ma dove tra l’altro, trattando dell’attuale sindemia e della delinquenza della macchina allopatica, e di quella mediatica altrettanto terribile dovremmo pur aggiungere, ci tengo a riprendere molto a proposito un recente corto paragrafo di Cristina Morini, in ‘Marx, tra di noi. Dentro e contro l’antropomorfosi del capitale’ (http://effimera.org/marx-dentro-lantropomorfosi-del-capitale-cristina-morini/ ) proprio lì dove afferma:
“Addirittura notiamo come il capitale pretenda di trasformare l’essere umano in se stesso capitale, assumendo davvero esplicitamente (come è sempre stato) l’intera esistenza umana come campo da cui è possibile generare accumulazione (uomo impresa o capitale umano). Marx si è posto sull’analisi di questo crinale sin dai tempi della Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, commentando relativamente alla proprietà fondiaria, “soggetto la cosa, predicato, l’uomo”.”
Quindi sulla “dialettica” Essere/Avere che, come ho scritto spesso qui in Sinistrainrete, è cuore e cervello della nostra specie animale. Sapiens?
Ecco allora che sembrerebbero aprirsi – finalmente! - nuove prospettive critiche e possibili quanto necessari percorsi generali e internazionali di lotta proprio per capovolgere l’Avere sull’Essere!
Raveli, che ne dici?
Non ti pare che continuino immersi nel vecchio lavorismo di "classe" che metti in discussione col concetto di dimensione operaia, come affermi, mi pare ed hai ragione, fondato sull'avere proprietario privato sorto migliaia di anni fa, e ormai in fase di autodistruzione?
Quando si tratta invece di una epidemia che rivela una vera e propria strumentalizzazione in un crescendo sindemico contro la vita naturale planetaria. Più che di una ‘semplice’ pandemia sanitaria umana. Sindemia sistemica e globale che richiede con tragica urgenza una offensiva sociale radicale “per dar senso a una disperazione che considero assai più produttiva della speranza fondata sull’illusione democratica” come affermi’.
Con aggiunta la nota (n):
(n) Riflesso per esempio in “Apriamo connessioni operaie globali” verso prossime esperienze e ribellioni per un ancora possibile riscatto dell’umanità.