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L’illusione dell’esercito europeo e i veri problemi della sicurezza del continente

di Enrico Grazzini

IMG 3232Federico Fabbrini e Sergio Fabbrini sono due illustri studiosi dei problemi europei, ma si sbagliano: nonostante le loro illusioni e i loro desideri non ci sarà mai un esercito federale europeo. Ursula von der Leyen, o chi per lei, non sarà mai a capo di un esercito integrato europeo semplicemente perché non è possibile che si formi uno Stato federale europeo.

Per realizzare una difesa europea ci sono, in teoria, tre strade:

1. quella federale, suggerita dai due Fabbrini;

2. quella confederale, più realistica ma molto difficile. Per costruire un esercito confederale i governi europei dovrebbero formare una Nato europea, duplicando la Nato attuale, ma questo è molto complesso e costoso;

3. infine, una sorta di difesa europea spuria può basarsi sulla disponibilità dei maggiori governi europei, cioè di Francia, Germania e Gran Bretagna, a coordinare di volta in volta, senza vincoli cogenti, le loro politiche estere e le loro forze armate nazionali in base alle singole necessità.

In questa direzione i tre maggiori paesi europei hanno già formato una «Unione dei Volontari», aperta ad altri paesi.

In questo articolo esaminiamo brevemente questi tre modelli di difesa europea. Inoltre, l’articolo esamina anche la questione cruciale dei possibili avversari dell’Europa: da chi deve difendersi l’Europa? Da Trump, che vuole prendersi la Groenlandia, o da Putin, che ha invaso illegalmente l’Ucraina? O dalla Germania, che si sta riarmando insieme all’Ucraina? In realtà, alla fine vedremo che la migliore strategia di difesa dell’Europa non è quella militare. L’Europa deve rendersi il più possibile autonoma (derisking) dalle politiche belliciste di Trump e di Netanyahu, e attuare politiche negoziali di pace e di controllo bilanciato degli armamenti nei confronti della Russia.

 

L’impossibile difesa federale europea

Federico Fabbrini ha scritto recentemente un libro, L’esercito europeo. Difesa e pace nell’era Trump (Il Mulino), a favore della creazione di un esercito federalista europeo, sul modello della Comunità Europea di Difesa. La CED è stata progettata subito dopo la Seconda guerra mondiale, nei primi anni Cinquanta, da grandi statisti: De Gasperi, Spinelli, Adenauer, Schuman e Monnet.

La CED venne sollecitata anche dall’amministrazione statunitense che, negli anni in cui americani e sovietici si combattevano indirettamente nella guerra di Corea (1950-1953), voleva costruire nel Vecchio Continente, contro l’URSS, un forte esercito europeo con dentro la Germania, in contrasto con la Francia, che invece non voleva il riarmo tedesco e non voleva la Germania nella Nato.

La Comunità Europea di Difesa, così come progettata dal primo ministro francese René Pleven, prevedeva la realizzazione di un esercito comune europeo formato in primo luogo dai sei paesi della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), gestito da istituzioni sovranazionali e con un bilancio condiviso. La CED doveva essere collegata alla Nato ed essere aperta ai paesi europei che avessero voluto aderire.

Nel 1952 il trattato istitutivo fu firmato a Parigi dai sei paesi della CECA (Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), ma venne poi ratificato solamente da quattro di essi: Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Germania Ovest. Nel 1954 il Parlamento francese decise infatti di posticipare la ratifica, abbandonando di fatto il progetto. Dopo la morte di Stalin, con la fine dello scontro aperto tra l’Occidente e l’URSS, prevalse infatti l’ostilità dei politici francesi al riarmo della Germania Ovest (che comunque entrò poi nella Nato, nel maggio 1955). Di fronte al ritiro francese, anche l’Italia non ratificò più il trattato già sottoscritto.

Federico Fabbrini suggerisce la possibilità di recuperare, dopo settant’anni, il progetto CED che, sul piano giuridico, non è mai morto. Sergio Fabbrini esprime idee assolutamente analoghe nei suoi editoriali sul Sole 24 Ore. Sergio Fabbrini non è solo un federalista irriducibile, ma è anche un convinto democratico liberale e, per questo motivo, ha sempre (giustamente) sottolineato che un esercito federale europeo dovrebbe essere legittimato democraticamente. Non a caso rimarca che la CED, nella sua versione più completa e politicamente significativa, prevedeva la realizzazione di istituzioni sovranazionali democratiche, ovvero un Parlamento europeo bicamerale, un Consiglio dei ministri e un Commissariato collegiale di nove membri con il potere di decidere sull’uso della forza.

Sul piano ideale e puramente astratto, la soluzione CED proposta dai due Fabbrini (probabilmente parenti, ma non lo so) è perfetta. Purtroppo, però, è fuori dalla storia e non ha alcuna possibilità concreta di realizzazione. Innanzitutto, come noto, l’Unione Europea di Ursula von der Leyen non ha alcuna competenza (per fortuna!!!) nelle materie di difesa e sicurezza, ed è impossibile che tutti i 27 paesi dell’UE trovino un accordo sulla difesa comune. Ma è anche impossibile che i maggiori paesi europei – Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna – vogliano costituire insieme una federazione europea democratica, e che i governi di questi paesi cedano il loro potere a un nuovo Parlamento europeo, e poi a un nuovo governo europeo eletto dal Parlamento europeo. Tutto ciò è letteralmente nel libro dei sogni. È impensabile che la Francia ceda la sua deterrenza atomica e che la Germania voglia condividere il suo potere militare con i galletti francesi. Nessun governo sarà così idiota da sbarazzarsi del suo esercito per cederlo a un’istituzione sovranazionale che non controlla.

In generale i federalisti europei non vogliono capire che l’Europa del XXI secolo è molto, ma molto diversa dall’America che abbracciò il federalismo alla fine del Settecento, quando in America c’erano tre milioni di coloni che combattevano contro l’esercito di Sua Maestà Britannica. Gli Stati democratici europei hanno istituzioni consolidate da decenni e da secoli, e i popoli europei non rinunceranno mai alle loro democrazie per formare un superstato centralizzato a Bruxelles o in qualsiasi altra città. Nessun Parlamento e nessun governo europeo cederanno le forze armate nazionali per metterle sotto il comando di istituzioni sovranazionali. Gli Stati Uniti d’Europa sono impossibili in Europa: non c’è sufficiente coesione sociale, culturale e politica per realizzare una democrazia sovranazionale europea. I nobili ideali di federalismo in realtà, al di là delle migliori intenzioni, nascondono il tentativo di allargare il potere tecnocratico di Bruxelles a nuovi settori, come quello militare o della politica estera. È meglio che in questi campi le decisioni rimangano in capo alle democrazie nazionali. Solo così i popoli possono decidere del loro destino, e della pace o della guerra. Tra il federalismo autoritario e velleitario di Jean Monnet e la prospettiva confederale di Charles de Gaulle, la seconda è di gran lunga più desiderabile e realistica, perché mantiene le sovranità e le democrazie nazionali.

 

L’improbabile difesa confederale: formare una Nato europea?

Se tutto andasse per il meglio, ma c’è da dubitarne fortemente, sarebbe desiderabile realizzare una sorta di Nato europea, ovvero un esercito confederale europeo sul modello dell’Alleanza Atlantica: la Nato, infatti, è un organismo confederale. Non ha un proprio esercito, ma organizza il coordinamento – sotto comando americano – di 32 diversi eserciti nazionali. Nell’Alleanza Atlantica ogni nazione è sovrana sul proprio esercito, le decisioni vengono prese all’unanimità, o «per consenso», ma le strutture centrali di comando e controllo, le strutture abilitanti più sofisticate tecnologicamente (vedi aerospazio) e la deterrenza atomica sono (e rimarranno) di esclusivo dominio statunitense. Nella Nato attuale c’è un egemone indiscusso sopra tutti gli altri, e si chiama United States of America. In un’ipotetica Nato europea non ci sarebbe un egemone, ma una forte competizione.

Francia, Germania e Gran Bretagna sono molto preoccupate per l’invasione russa dell’Ucraina e per il disimpegno parziale di Trump dalla Nato, ma hanno anche strategie geopolitiche diverse e interessi industriali divergenti nel settore bellico. È difficile, dunque, che in Europa si riproduca in piccolo la Nato a guida americana: ci sono troppi galli nel pollaio che vogliono comandare.

Recentemente Francia e Germania hanno persino rotto il patto sottoscritto anni fa per costruire insieme l’aereo di sesta generazione FCAS/SCAF (Future Combat Air System), ovvero il sistema aerospaziale completo di intelligenza artificiale che doveva costituire il fulcro della difesa europea. Ma, senza un’industria comune della difesa, non ci sarà mai una vera difesa europea.

Quindi, per quanto desiderabile, è difficile che si formi una Confederazione europea della difesa. Per un’industria europea della difesa occorre attuare una politica industriale; ma la politica industriale e l’intervento pubblico nell’economia sono proibiti dal Trattato liberista di Maastricht. Così l’Europa si condanna da sola. Troppo spesso la sinistra ha confuso il Trattato di Maastricht con il Manifesto di Ventotene. Con Maastricht qualsiasi tipo di difesa europea è irrealizzabile. Per formare una difesa europea occorre abbandonare Maastricht.

 

L’Unione dei Volenterosi

Alcuni governi europei hanno comunque cominciato a formare delle «coalizioni dei volenterosi», molto flessibili, in diversi formati, per affrontare di volta in volta i problemi dell’Ucraina, o della Groenlandia, o del Golfo Persico.

In effetti la difesa europea si sta organizzando (come era prevedibile, anche se gli europeisti idealisti non vogliono ammettere la realtà) a partire dai paesi europei più armati, più ricchi e più forti sul piano industriale – ovvero Francia, Germania e Gran Bretagna – e da quelli che si sentono più minacciati, cioè la Polonia e l’Ucraina: quindi l’Europa si sta dividendo in paesi forti e deboli militarmente. Questo è ovviamente molto diverso da una vera e integrata difesa europea.

Sarà però molto difficile che l’Unione dei Volenterosi, il cui nucleo centrale è formato dai tre paesi di cui sopra, riesca a istituzionalizzarsi, a organizzarsi autonomamente in una piccola Nato e, infine, a competere con la Nato a guida americana. Per fare una Nato europea occorrerebbe duplicare i sistemi centrali di comando e controllo della Nato americana, in modo da essere autonomi dalle direttive e dalle tecnologie statunitensi.

 

La Nato è e sarà americana

L’America di Trump non garantisce più l’articolo 5, ovvero non garantisce più di intervenire nel caso in cui un paese europeo della Nato sia aggredito. Però ha imposto una divisione dei compiti ad essa conveniente: si sta disimpegnando dal teatro europeo nel comparto delle armi convenzionali e, in questo settore, vuole che gli europei spendano di più in armi made in USA, fino al 5% del loro PIL (anche se questo livello, in pratica, è irraggiungibile).

Ma – è bene essere chiari su questo – gli Stati Uniti non abbandoneranno mai la gestione del sistema centrale di comando e controllo della Nato, la deterrenza atomica e le loro basi in Europa. L’America si terrà ben stretti i sistemi tecnologici e atomici e le basi militari europee che le permettono di condizionare i paesi europei e di proiettare la sua potenza in Europa, Africa e Medio Oriente. La Nato sarà dunque sempre un sistema gestito dagli americani, mai dagli europei, almeno fino a quando esisterà.

In questo senso una Nato con un pilastro autonomo europeo è una pura illusione, a meno che gli europei non duplichino i sistemi centrali della Nato e non si dotino di una deterrenza atomica autonoma pur restando dentro la Nato, come hanno fatto i francesi. La Francia è nella Nato, ma in maniera largamente autonoma. Per realizzare una difesa europea occorrerebbe dunque che la Francia, la Germania e la Gran Bretagna si mettessero d’accordo per duplicare i sistemi di comando e controllo della Nato e per gestirli in comune. Il problema fondamentale è però che nessuno dei tre paesi vuole mettere la propria sovranità nelle mani degli altri e che una gestione consortile è estremamente complicata.

 

Il riarmo tedesco non è la difesa europea

L’unico sbocco certo del riarmo europeo è il riarmo tedesco. Alla fine di questo decennio la Germania avrà l’esercito di gran lunga più potente e sarà leader in Europa nel settore delle forze armate convenzionali. La Germania spenderà mille miliardi per costruire il terzo esercito al mondo, dopo quelli di USA e Cina, in grado di rivaleggiare, sul piano convenzionale, con quello russo.

In questo scenario, che è il più realistico, non ci sarà comunque una vera difesa europea, ma unicamente una forte egemonia tedesca nel campo della difesa convenzionale. E magari, nel 2027, tra soli due anni, l’esercito tedesco sarà governato da un governo diretto da AfD (Alternative für Deutschland, lett. «Alternativa per la Germania»), un partito ultranazionalistico, antieuropeo e con simpatie filonaziste. Attualmente AfD è infatti il primo partito tedesco, perché sopravanza di molti punti percentuali la CDU di Merz e la SPD, che è in caduta libera.

La vera domanda non è quindi se ci sarà un esercito europeo, come pretendono Sergio Fabbrini e Federico Fabbrini. La vera domanda è se la Germania riuscirà a diventare anche una potenza atomica, oltre che convenzionale. La vera domanda è se America, Russia e Francia permetteranno alla Germania di avere, oltre all’esercito più potente d’Europa, anche bombe atomiche e missili a lungo raggio per lanciarle. Perché, ovviamente, il riarmo accelerato della Germania avrebbe poco senso se alla fine Berlino non disponesse anche di una deterrenza atomica.

La Germania punta a «difendersi» dalla Russia. Ma, come dice il comandante in capo della Nato in Europa, la Russia non vuole attaccare l’Europa.

Nel 2003 l’America e gli alleati europei della Nato hanno invaso illegalmente l’Iraq grazie alla clamorosa bugia di dover debellare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, che però non esistevano. Oggi la Nato e la UE di Ursula von der Leyen si inventano la clamorosa bugia che Putin voglia conquistare non solo l’Ucraina, ma anche tutta l’Europa.

Il fatto che Putin voglia invadere l’Europa e aggredire la Nato è una falsità clamorosa. Putin comanda il suo paese come un autocrate, ma non è un pazzo e non vuole misurarsi con la Nato: è intervenuto in Ucraina non per conquistare territori, ma proprio per non avere la Nato, che è un nemico mortale per Mosca, alle sue frontiere.

Putin non poteva tollerare basi Nato in Ucraina, un po’ come il presidente americano John Kennedy, negli anni Sessanta, non poté tollerare i missili russi a Cuba – anche se, ovviamente, l’isola caraibica era fuori dalla sua giurisdizione. Ogni grande potenza non può accettare minacce esistenziali ai propri confini e nella propria sfera di influenza. L’ingresso della Nato in Ucraina, dove, nella regione della Crimea, la Russia ha la sua base navale più importante per accedere al Mediterraneo, era una dichiarazione di guerra alla Russia.

Putin è un tiranno, ma un fatto è certo: se l’Ucraina avesse mantenuto la neutralità militare e non avesse aperto le porte alla Nato, la Russia non l’avrebbe invasa. La Svezia e la Finlandia sono state neutrali per decenni e la Russia non le ha mai minacciate. La Russia ha iniziato in Ucraina una guerra preventiva e difensiva contro la minacciosa espansione della Nato; gli Stati Uniti e la Nato hanno invece giocato in attacco, armando e sacrificando il popolo ucraino contro Mosca, in maniera cinica e strumentale.

Vladimir Putin ha liquidato come «assurdità» i timori in Europa che la Russia possa attaccare i paesi della Nato. Ovviamente sarebbe ingenuo credere a quello che dice Putin. Però le parole del despota russo sono asseverate dal generale statunitense Alexus G. Grynkewich, comandante supremo delle Forze Alleate in Europa (SACEUR). Il generale statunitense a capo della Nato ha affermato che la Russia «non cerca un conflitto».

«Ho seguito con molta attenzione le informazioni dell’intelligence. La Russia non cerca il conflitto… Capiscono il concetto di “alleanza difensiva” e sanno che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici.»

L’America non si disimpegnerebbe parzialmente dall’Europa se temesse che Mosca possa conquistarla. La Nato è molto più forte della Russia, anche se la Russia è molto più forte di ogni singolo alleato europeo.

Se i paesi europei si faranno trascinare nello scontro perenne con la Russia dalla Germania di Friedrich Merz, dalla Nato di Mark Rutte, dall’Ucraina di Volodymyr Zelensky – che recentemente ha omaggiato il criminale di guerra Andriy Melnyk, che collaborò con la Germania nazista – dalla Polonia e dai paesi baltici, che odiano la Russia per ragioni storiche, allora prima o poi diventerà inevitabile la guerra.

La Russia è più debole della Nato, ma ha 6.000 testate atomiche montate su missili terrestri, bombardieri e sottomarini. Un conflitto con la Russia segnerebbe la fine della civiltà europea, di tutti i paesi europei, Russia compresa. Un suicidio collettivo!

 

La minaccia principale all’Europa non viene da Putin ma dall’America di Trump e da Israele di Netanyahu

Costruire una difesa europea sarebbe indispensabile. Ma, a questo proposito, l’ultima domanda è quella più importante: da chi dobbiamo difenderci? Da Trump, che vuole prendersi la Groenlandia staccandola dalla Danimarca e magari spartirsi l’Ucraina e l’Europa con Putin, oppure da Putin? O da entrambi?

A mio parere l’avversario principale, quello più pericoloso per l’Europa, quello davvero in grado di condizionarla e di sottometterla, è l’America di Trump con il governo satellite criminale di Benjamin Netanyahu: l’America di Trump e l’Israele di Netanyahu vogliono dettare legge in Europa per trascinarla nelle loro guerre globali e fallimentari, in Medio Oriente, nel Golfo Persico e in tutto il mondo. La Russia del despota Putin, invece, non vuole fare la guerra all’Europa, non ha l’interesse e neanche la forza per andare contro l’Europa e contro la Nato.

 

L’unica difesa possibile è trattare la pace in Ucraina e normalizzare i rapporti con la Russia

I vertici europei hanno escogitato questa grande bugia dell’imminente invasione russa per coprire i fallimenti della UE, per evitare di pagare in termini elettorali il fio dei loro clamorosi errori, per gonfiare i profitti delle industrie delle armi, dell’energia e della finanza, e per giustificare l’imposizione di nuove limitazioni alla democrazia e di ulteriori sacrifici alle popolazioni.

Solamente consolidando rapporti di coesistenza pacifica con la Russia sarà possibile avviare un processo che può condurre a una maggiore sicurezza e prosperità europea. In prospettiva, l’unica sicurezza dell’Europa è dunque ripristinare la neutralità militare dell’Ucraina, rispettando le esigenze russe di non avere missili nemici e forze armate nemiche schierate alle sue frontiere.

Occorre ristabilire normali e proficui rapporti commerciali e diplomatici con la Russia. Mosca, infatti, ha tutto l’interesse a una convivenza pacifica e a fare business con i paesi europei, anche per sganciarsi dall’abbraccio soffocante con la Cina, sua ingombrante alleata.

Il problema è che questa Unione Europea a trazione tedesca è antidemocratica, non sente le grida di pace dei popoli ed è anche ridicola: è impotente e contemporaneamente bellicista. Abbaia e morde, ma non ha i denti.

Occorre ribellarsi alla UE di Ursula von der Leyen e di Friedrich Merz prima che portino l’Europa al suicidio; e poi, ovviamente, bisogna ripensare completamente il rapporto con la Nato di Trump.

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