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Ucraina. Nuove speranze di pace, nuova escalation

di Davide Malacaria 

Escalation pericolosa supportata dagli sponsor di Kiev tra i quali spicca la Gran Bretagna per la quale la guerra ucraina è diventata una questione esistenziale. Ha puntato tutto su di essa, nella speranza che logori le risorse europee, come sta avvenendo, così da mettere in ginocchio, o peggio incenerire, l'Unione europea

“La scorsa settimana è stata caratterizzata da attacchi potenti e di grande impatto contro le infrastrutture industriali e petrolifere russe. La raffineria di petrolio di Mosca è stata colpita due volte. In precedenza, quasi tutti i tentativi dei droni ucraini di raggiungerla erano falliti”. Così inizia un articolo di Strana.

“Ieri, un deposito di carburante a Kerch, i traghetti che attraversano lo stretto di Kerch e il porto di Kavkaz hanno preso fuoco, causando il blocco totale delle vendite di carburante nella penisola”, prosegue Strana. “Gli attacchi dei droni hanno provocato anche interruzioni di corrente e di acqua in diverse zone della penisola. In diverse regioni russe sono state introdotte restrizioni alla vendita di benzina. Oggi una raffineria a Voronež è stata colpita da un missile”. Un’escalation rispetto alla quale il Cremlino sta tenendo un profilo basso. Solo oggi Putin si è pronunciato, ma anche questo caso in modalità soft, sollecitando il governo a ridurre al minimo le conseguenze degli attacchi.

Non che non ci siano rappresaglie in vista, ma tanta cautela stride con certe reazioni del passato. Evidentemente la Russia sta studiando la situazione, che si sta facendo sempre più pericolosa.

Infatti, l’escalation non si limita al territorio russo. Venerdì Zelensky ha lanciato un ultimatum alla Bielorussia, ordinando al presidente Alexander Lukashenko di smantellare alcune ripetitori, che a suo dire aiutano la Russia a lanciare attacchi contro l’Ucraina, “anche se non è chiaro se esistano realmente o siano solo un pretesto per lanciare l’ultimatum”, annota Strana.

Ha dato alla Bielorussia una settimana di tempo per ottemperare, altrimenti ci avrebbe pensato il suo esercito a farlo. Non è chiaro, come annota Strana, se davvero Kiev voglia aprire un altro fronte, ma le durissime parole di Zelensky rendono la possibilità di un ampliamento della guerra alla Bielorussia, accarezzata peraltro da tempo da certi ambiti, qualcosa di più di una aleatoria velleità.

E se davvero darà seguito all’ultimatum, le possibilità in tal senso aumenteranno. Una follia del tutto fuori registro: anche fosse vera l’accusa, il sostegno indiretto bielorusso farebbe il paio con quello molto più pervasivo della Nato nei confronti di Kiev.

Escalation pericolosa supportata dagli sponsor di Kiev tra i quali spicca la Gran Bretagna per la quale la guerra ucraina è diventata una questione esistenziale. Ha puntato tutto su di essa, nella speranza che logori le risorse europee, come sta avvenendo, così da mettere in ginocchio, o peggio incenerire, l’Unione europea, la cui costruzione ha tentato di sabotare in ogni modo, venendo sconfitta.

Anche il suo ingresso in essa, di breve durata per i tempi della storia, fu solo un tentativo di sfruttarne le potenzialità nel momentum della globalizzazione, dal quale ritrarsi quando è stato chiaro che non avrebbe potuto godere dei benefici immaginati, dal momento che erano vampirizzati dalla Germania.

Da cui la ritirata e il rilancio dell’anglosfera, nel velleitario tentativo di ripristinare i fasti perduti dell’Impero che, nell’immaginazione dei suoi fautori, gli avrebbe permesso di assurgere a potenza globale in grado di dialogare da una posizione di quasi parità con Stati Uniti e Cina, egemoni del presente e del futuro.

C’era, però, da eliminare la concorrenza più immediata, le uniche realtà geopolitiche che reputavano che potessero assurgere a un ruolo analogo, la Russia e l’Unione europea. La guerra ucraina, da questo punto di vista, è stata provvidenziale, mettendo in competizione e logorando i suoi competitor.

Non per nulla protagonista assoluto dell’affondamento dell’accordo di pace iniziale concordato tra Mosca e Kiev fu il premier Boris Johnson, precipitatosi in Ucraina a sventare quello che a Londra era percepito come un nefasto sviluppo (una pressione che si è giovata del sostegno di neocon e liberal Usa consegnati alle guerre infinite, ché Londra, da sola, non avrebbe avuto la forza per fare tanto).

Come accennato, per la Gran Bretagna si tratta di una guerra esistenziale: se la Russia e l’Europa continentale riuscissero a uscire non devastate dal conflitto, dovrebbe ridimensionare di molto i suoi sogni neo-imperiali e rassegnarsi a un ruolo marginale nell’agone globale.

Da questo punto di vista è vera la narrazione secondo la quale quella ucraina è una guerra contro l’Europa, ma ad alimentarla in tal senso è Londra. La Russia, al contrario, ha tutto l’interesse ad avere un rapporto fecondo con il resto del continente, che gli aprirebbe prospettive di sviluppo notevoli (si ricordi del sogno di Gorbacev della Grande Confederazione dell’Europa unita dall’Atlantico agli Urali, governata dal Consiglio d’Europa).

D’altronde, è da tempo che Londra lavora per rescindere i rapporti tra Mosca e il resto dell’Europa. Per stare ai tempi recenti, fu Winston Churchill a immaginare la Cortina di ferro, che la guerra ucraina ha ripristinato senza però quella rete di sicurezza forgiata da leader politici di maggiore spessore e lucidità, che ha impedito alla Guerra Fredda di diventare calda.

Invece, l’improvvida escalation, volta a seppellire sul nascere le speranze riaccese dall’amministrazione Trump che, chiusa provvisoriamente la crisi iraniana, intendeva rilanciare il processo di pace. Probabile che sottotraccia qualcosa si stia ancora muovendo in tal senso. Ciò spiegherebbe la cautela di Putin, che l’escalation vorrebbe scatenare.

Un’escalation che non si sta dipanando solo nel teatro di guerra: in questi giorni Londra ha annunciato che entro fine anno invierà 150mila droni a Kiev e sta sperimentando un missile a lungo raggio in grado di colpire Mosca, anch’esso destinato agli ucraini…

L’altro scopo dell’escalation è quello di cercare di imporre alla Russia un cessate il fuoco temporaneo, così da poter ripristinare le forze in vista di un rinnovata guerra nel prossimo futuro.

Intanto, prosegue la mattanza degli ucraini. Ha fatto il giro del mondo la riforma dell’esercito ucraino che prevede maggiori emolumenti per i soldati mandati al macello (soldi europei, s’intende). Meno si è sottolineato che si prevede che il 30-50% della fanteria d’assalto dovrebbe essere formato da mercenari. Percentuale che evidenzia l’enormità delle perdite subite, e non dichiarate, da Kiev.

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