Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

Iran. Trump dichiara l'escalation 

di Davide Malacaria

"Attaccare Teheran probabilmente provocherebbe una rappresaglia iraniana ancora più ampia". Si sta ripetendo quanto accaduto in Ucraina, con l'America che ha dato vita a un'escalation controllata che, poco a poco, sta diventando incontrollata

“Da questo momento in poi, ogni volta che la Repubblica Islamica dell’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, sia con missili, razzi, droni o qualsiasi altro dispositivo o arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno UN PONTE O UNA CENTRALE ELETTRICA, comprese quelle situate vicino o all’interno della capitale Teheran”. Così Trump su Truth social.

C’è da dire che è un’idea brillante per superare le accuse che pioveranno sugli States quando darà seguito alla minaccia, che poi è quella devastare le infrastrutture iraniane. Nulla importando peraltro se, com’è accaduto in precedenza, sul ponte preso di mira ci saranno mezzi in transito con relativi autisti e passeggeri.

Non è farina del sacco di Trump. L’idea è troppo sofisticata. Perfidia pura, anche perché chi l’ha avuta, per concretizzare la devastazione minacciata, farà in modo di spingere mercantili e petroliere ad attraversare lo Stretto mettendo a rischio la vita degli sfortunati naviganti. E tanti disperati accetteranno, com’è avvenuto finora, anche perché le Compagnie di navigazione hanno messo sul tavolo incentivi abnormi perché sfidino la sorte. Uno Squid Game marittimo.

Non cambierà l’esito dello scontro, ché l’Iran troverà comunque il modo di bersagliare le navi in transito, anche solo con le mine. Infliggerà solo morte e distruzione a Teheran, bersaglio di tanta barbarie. E dire che a essere etichettati come terroristi sono i Guardiani della rivoluzione iraniani (l’ultimo paese, in ordine di tempo, a compiere questo passo formale è stata la Gran Bretagna).

Ma alzerà il livello dello scontro, dal momento che si tratta di una minaccia esistenziale per Teheran. Come conclude una nota di Axios: “Attaccare Teheran probabilmente provocherebbe una rappresaglia iraniana ancora più ampia”. Si sta ripetendo quanto accaduto in Ucraina, con l’America che ha dato vita a un’escalation controllata che, poco a poco, sta diventando incontrollata. L’unica differenza – e che differenza – è che Mosca ha le atomiche, da cui certa attenzione a non esagerare.

Non sappiamo chi abbia suggerito a Trump questa brillante idea, di certo l’obiettivo dei neocon e di Israele di devastare l’Iran si fa più concreto. E tutto senza che Tel Aviv ne risenta, almeno per il momento. Così titola il Timesofisrael: “Israele rimane ai margini del conflitto tra Stati Uniti e Iran, cosa che per Gerusalemme, al momento, va benissimo”. Nell’articolo le parole del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich: “Israele non ha nessun interesse a unirsi al confronto contenuto tra Iran e Stati Uniti: la situazione attuale per noi è la migliore” possibile. Durerà?

Intanto, gli Houti hanno chiuso lo Stretto di Bad el Mendeb alle navi saudite, suscitando ancor più le ire di Trump. Quanto si registra segnala che la finestra di opportunità per i negoziati che si era aperta sabato scorso, uno spiraglio poco più, è stata richiusa con forza. E non dagli iraniani, ma dall’amministrazione Usa, sempre più irrigidita sulle sue posizioni.

A quanto pare, Trump e soci non vedono un altro esito possibile di questa guerra se non una vittoria, che non arriverà. Continuare a bombardare non riaprirà Hormuz. Come sanno tutti gli strateghi e gli analisti militari, per vincere una guerra, l’unico modo per aprire lo Stretto, servono truppe di terra. E non se ne vedono all’orizzonte né, anche se fosse, la vittoria, e soprattutto il controllo del Paese e di Hormuz, sarebbero assicurati. Anzi.

Chiudiamo con l’incipit di un articolo di The American Conservative: “«Se attraverserai il fiume Halys e attaccherai i Persiani, distruggerai un grande impero». Secondo Erodoto, quando Creso, re di Lidia, chiese all’oracolo di Delfi se fosse il caso di muovere guerra a Ciro il Grande, recepì solo ciò che voleva sentire, attraversò il fiume e fu sconfitto. L’impero che distrusse era il suo”.

A margine segnaliamo una rivelazione sull’inizio di questa guerra, o almeno sulla sua rinnovata recrudescenza ché la guerra all’Iran è iniziata nel lontano 1953 con il golpe contro Mohammad Mossadeq ad opera dello scià Reza Pahlavi, intronizzato da CIA e MI6 (Mossadeq era laico ed era stato eletto primo ministro dal parlamento iraniano, a proposito di regimi e di contrasto agli stessi).

Come si ricorderà, quando il 28 febbraio Israele e Stati Uniti attaccarono l’Iran avevano predisposto – mesi di preparazione – un attacco di terra da parte delle milizie curde provenienti da Iraq e Siria, che avrebbero dovuto unirsi a quelle celate nel Kurdistan iraniano. A sventare il piano la Turchia, che minacciò di intervenire in aiuto dell’Iran se ciò fosse avvenuto. Lo ha riferito il canale israeliano Kan II e rilanciato Middle east eye.

Pin It

Add comment

Submit