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Ucraina, Libano, Cina: l’incredibile fenomeno editoriale che racconta la sconfitta dell’Occidente

di OttolinaTV

nwiunv.jpeg“Perché l’Occidente non accetta la propria sconfitta?”; eh, già: perché? A porsi la domanda nella prefazione della sua ultima fatica, La sconfitta dell’Occidente, è Emmanuel Todd, uno degli intellettuali francesi più originali e controversi degli ultimi decenni; celebre per aver previsto l’implosione dell’universo sovietico nel suo Il crollo finale del 1976 – come, d’altronde, di essersi completamente illuso sul crollo dell’impero USA e la rinascita europea nel suo Dopo l’Impero del 2003 – Todd ha l’innegabile pregio di porsi le domande fondamentali e di avere il coraggio di proporre delle risposte che, anche quando non sono del tutto condivisibili, danno un contributo fondamentale al dibattito. E lo fa da vero ottoliner: “La pace alle condizioni imposte dai russi” scrive infatti Todd “significherebbe una caduta di prestigio per gli Stati Uniti, il che significherebbe la fine dell’era americana nel mondo, il declino del dollaro, e quindi della capacità statunitense di vivere del lavoro complessivo del pianeta”, un lusso che gli USA, oggettivamente, non si possono concedere; secondo Todd, infatti, a partire dalla grande crisi finanziaria del 2008 “Gli Stati Uniti hanno rinunciato al controllo militare del mondo” e da allora “l’obiettivo principale è stato quello di rafforzare il controllo sugli alleati: dall’Europa occidentale al Giappone, passando per la Corea del Sud e Taiwan”. Dopo anni di tentato disaccoppiamento dall’economia cinese, infatti, gli USA importano ormai più dagli alleati vassalli che non dalla Cina e, ancor più che per i beni materiali, per i capitali che sostengono la finanza USA via paradisi fiscali, tutti rigorosamente sotto giurisdizione statunitense o, al limite, britannica. Ecco, così, che “La sopravvivenza materiale degli Stati Uniti dipende dal controllo dei propri vassalli”: “dal punto di vista statunitense quindi, la guerra deve continuare non per salvare la democrazia ucraina, ma per mantenere il controllo sull’Europa occidentale e sull’Estremo Oriente”.

Ma prima di addentrarci nei meandri di quest’opera, vi ricordo di mettere un like a questo video e aiutarci, così, a combattere (anche oggi) la nostra guerra quotidiana contro la dittatura degli algoritmi, che sono un altro degli strumenti che l’imperialismo statunitense usa per controllare i propri vassalli e, se ancora non lo avete fatto, anche di iscrivervi a tutti i nostri canali, su tutte le piattaforme o, ancora meglio, di prendere la buona abitudine di seguire il nostro sito, unica àncora di salvataggio mano a mano che le piattaforme ci oscurano (o, ancora più subdolamente, ci demonetizzano la qualsiasi): a voi costa meno tempo di quanto non impieghi un qualsiasi governo europeo a sacrificare la sua economia per fare contenta Washington, ma per noi fa davvero la differenza e ci permette di far conoscere a sempre più persone i veri motivi per i quali le élite europee hanno deciso di suicidarsi e che non sentirete mai citare nei media mainstream.

“Per molti anni la Russia ci ha avvisati che non avrebbe tollerato l’ingresso dell’Ucraina nella NATO” scrive Todd, parafrasando il pensiero di Mearsheimer; “L’Ucraina però, il cui esercito era stato preso in carico dai consiglieri militari dell’Alleanza, stava per diventare un membro de facto. Perciò i russi hanno agito coerentemente a quanto annunciato: sono entrati in guerra. L’unica cosa che dovrebbe sorprenderci, sinceramente, è la nostra sorpresa”. Nei confronti di Mearsheimer e, più in generale, dei realisti, Todd avanza però una critica che sottoscriviamo in pieno: “Al pari dei nostri esegeti televisivi, che nell’atteggiamento di Putin non hanno saputo cogliere null’altro che una follia omicida” commenta infatti Todd, “nelle azioni della NATO Mearsheimer rileva solamente irrazionalità e irresponsabilità”; Mearsheimer, insiste Todd, “tratta i neoconservatori, che sono arrivati ad assumere il controllo dell’establishment geopolitico americano, come noi trattiamo Putin: li psichiatrizza”. Quello che a Todd non convince, in particolare, è che Mearsheimer si immagina “un mondo fatto di Stati-nazione” sovrani, dove con sovranità si intende “la capacità dello Stato di definire le proprie politiche interne ed estere in maniera indipendente, senza alcuna ingerenza o influenza esterna”, ma Todd sottolinea come questa sovranità sia in realtà “un bene raro a disposizione solamente di pochi Stati, primi tra tutti gli Stati Uniti, la Cina e la stessa Russia. D’altra parte, gli scritti e i discorsi più ufficiali menzionano con toni sprezzanti il vassallaggio dei paesi dell’Unione europea nei confronti di Washington o descrivono l’Ucraina come un protettorato americano”. Todd, anzi, fa anche un passo ulteriore che, anche se non ci sentiamo di sottoscrivere del tutto, apre una riflessione importante: “La verità è semplice” sostiene: “in Occidente lo Stato-nazione ha cessato di esistere”; secondo Todd, infatti, “Il concetto di Stato-nazione presuppone che il territorio in questione goda di un minimo di autonomia economica. Tale autonomia non esclude, ovviamente, gli scambi commerciali, tuttavia questi dovrebbero essere, perlomeno nel medio o nel lungo termine, più o meno equilibrati. Un deficit sistematico rende obsoleta la nozione di Stato-nazione, giacché l’entità territoriale in questione è in grado di sopravvivere solamente attraverso la riscossione di un tributo o di una prebenda proveniente dall’estero, senza alcuna contropartita. E quindi, da questo punto di vista, Paesi come la Francia, il Regno Unito e gli stessi Stati Uniti, i cui commerci esteri non sono mai in equilibrio ma sempre in deficit, non sono più del tutto Stati-nazione”. “Il tenore di vita degli statunitensi” ad esempio, insiste Todd, “dipende da un numero di importazioni che le esportazioni non riescono più a coprire” e, aggiungiamo noi, il tenore di vita degli statunitensi non è manco il problema principale: ancora più importante è la concentrazione di capitale nelle mani delle sue oligarchie, che non ha precedenti nella storia umana e che dipende integralmente dal dominio imperiale degli USA e del dollaro; e, proprio per questo, il semplice ripiegamento che sarebbe non solo auspicabile, ma anche possibile nel caso fossimo di fronte a un normale Stato-nazionale (come d’altronde già avvenuto non solo in Vietnam, ma anche in Iraq e in Afghanistan), sarebbe oggi, nel contesto della guerra per procura contro la Russia in Ucraina, piuttosto inverosimile.

E’ alla luce di questo che, invece del “realismo strategico degli Stati-nazione”, per capire gli sviluppi futuri dobbiamo fare nostra piuttosto “la mentalità post-imperiale, emanazione di un impero in disfacimento”: una delle caratteristiche fondamentali di questo Stato post-imperiale, sottolinea Todd, è che “rende ormai impossibile continuare a utilizzare il termine democrazia”; è invece ancora del tutto legittimo continuare a utilizzare il termine liberale, “giacché nell’Ovest la protezione delle minoranze è divenuta un’ossessione”. Ma se, solitamente, con minoranze ci riferiamo a “coloro che sono oppressi, dai neri agli omosessuali”, “la minoranza meglio protetta nel mondo occidentale è senza dubbio quella dei ricchi, a prescindere che essi rappresentino l’1% della popolazione, lo 0,1, o lo 0,01”, motivo per cui lo Stato post-imperiale, suggerisce Todd, andrebbe definito oligarchia liberale: “Le leggi però non sono mutate. Formalmente sono ancora democrazie liberali, con tanto di suffragio universale, di parlamenti e talvolta presidenti eletti, nonché di una stampa libera. A sparire piuttosto sono stati quelli che potremmo definire i costumi democratici. Le classi più istruite si ritengono intrinsecamente superiori e le élite si rifiutano di rappresentare il popolo, le cui rivendicazioni vengono bollate come populismo”. Rimanendo l’istituto delle libere elezioni ancora in vigore, ma dovendo categoricamente tenere il popolo “fuori dalla gestione economica e dalla distribuzione della ricchezza”, il popolo quindi, molto banalmente, “deve essere ingannato”. Sistematicamente. Anzi, sottolinea Todd: ingannare il popolo è “diventato il lavoro a cui le élite riservano l’assoluta priorità”. Dall’altra parte della barricata, invece, si trovano paesi – come la Russia – che non sono liberali e non proteggono nessuna minoranza, “né gli omosessuali, né gli oligarchi”, però sono maggiormente rappresentativi della maggioranza e quindi, da un certo punto di vista, sono paradossalmente più democratici e, per questo, possono essere definite democrazie autoritarie. Lo scontro tra modelli contrapposti quindi, secondo Todd, effettivamente c’è, ma non c’entra niente lo scontro tra democrazie e regimi autoritari: è, appunto, uno scontro tra oligarchie liberali e democrazie autoritarie.

 

Ma se sono chiari (e perfettamente razionali) i motivi che hanno spinto lo Stato post-imperiale a ingaggiare una guerra totale tra oligarchie liberali e democrazie autoritarie, quello che rimane da capire è come abbiano fatto a convincere anche noi: “L’Europa” infatti, sottolinea Todd, “si trova impegnata in una guerra profondamente contraria ai suoi interessi e autodistruttiva, e questo nonostante i suo promotori ci abbiano venduto per almeno 30 anni l’idea di un’unione sempre più profonda che, grazie all’euro, sarebbe diventata una potenza autonoma, nonché un contrappeso ai giganti rappresentati da Cina e Stati Uniti”; e, invece, “l’Unione europea è scomparsa appresso alla NATO, oggi più che mai asservita agli Stati Uniti”. Il punto è che “L’Europa, contemporaneamente oligarchica e anomica, è stata raggiunta e invasa dai meccanismi sotterranei della globalizzazione finanziaria, la quale non è una forza cieca e impersonale, ma un fenomeno diretto e controllato dagli Stati Uniti”: in un sistema oligarchico, spiega Todd, la ricchezza si accumula ai vertici della struttura sociale e questo patrimonio deve andare da qualche parte. Fino a qualche anno fa, fondamentalmente, andava nel paradiso fiscale e bancario per eccellenza delle élite europee: la Svizzera, prima nelle valute nazionali e poi, quando è arrivato l’euro, in euro; “Certo” sottolinea Todd: “quando la Svizzera era un paradiso fiscale per i ricchi europei rappresentava un problema di non poco conto per i governi di sinistra di tutta Europa. Tuttavia” paradossalmente “la confederazione elvetica allo stesso tempo assicurava l’indipendenza delle nostre oligarchie dagli Stati Uniti”. Dopodiché gli USA hanno convinto la Svizzera a rivedere il segreto bancario che, a prima vista, sembrava una cosa più che buona se non fosse che i capitali, invece che tornare in superficie e andare a contribuire allo sviluppo economico dei Paesi di provenienza, hanno preso la via di altri paradisi fiscali ancora più opachi e irraggiungibili e tutti controllati, direttamente o indirettamente, dagli USA o dalla Gran Bretagna: dalle Isole Vergini alle isole Marshall, passando per le Bahamas e Panama; e prima di prendere la strada di questi lidi esotici, sono stati tutti trasformati in dollari. Questo processo di trasferimento – più o meno forzato – dei fondi neri delle oligarchie europee dal paradiso svizzero a quelli esotici sotto controllo angloamericano, in particolare, ha subito un’accelerazione spaventosa a partire dalla grande crisi finanziaria del 2008, causata dagli USA e pagata dai cittadini europei; risultato: il dollaro s’è rivalutato sull’euro del 25%. Ma, soprattutto, “Se, come suggeriscono alcuni studi, il 60% del denaro dei ricchi europei dà i suoi frutti sotto l’occhio benevolo di autorità superiori situate negli Stati Uniti, si può ritenere che le classi elevate europee abbiano perduto la propria autonomia mentale e strategica”. Ma non solo: se fino a quando stavano nei conti cifrati in svizzera, infatti, questi patrimoni se ne stavano buoni buoni col solo scopo di sfuggire alla tassazione, da quando si sono trasferiti nei paradisi fiscali governati dagli USA sono stati rimessi in circolazione e sono andati a gonfiare ulteriormente la bolla speculativa; quindi non solo hanno rafforzato il dollaro, ma hanno rafforzato in maniera esorbitante il prezzo delle azioni e dei prodotti finanziari scambiati sui mercati finanziari USA. Insomma: hanno contribuito, in maniera fondamentale, a far crescere il gigantesco schema Ponzi che sta alla base dello strapotere finanziario globale degli USA.

E, forse, anche ben oltre le intenzioni iniziali delle oligarchie europee; se infatti, inizialmente, sono state attratte dalla possibilità di mettere a frutto i loro capitali, c’è un prezzo da pagare che forse non avevano tenuto in dovuta considerazione: tutti questi passaggi di capitali infatti, sottolinea Todd, avvengono attraverso mezzi telematici e tutti gli spostamenti telematici sono monitorati dalla National Security Agency. “Quando si pensa al potere di controllo statunitense” scrive Todd “la prima cosa che viene in mente è quella di un gendarme del mondo, che interviene in piccoli paesi quali l’Iraq, o gli Stati dell’America Centrale. Non si considera invece l’elemento forse più importante: la sorveglianza compiuta dall’NSA sulle oligarchie dei paesi alleati/vassalli”: come Epstein organizzava baccanali illegali per i VIP in combutta con i servizi per poi ricattarli, sostanzialmente lo stesso avrebbe fatto l’NSA con i trasferimenti di capitali illegali dei nostri ultra-ricchi e “gli obiettivi prioritari della NSA” sottolinea Todd “non sono i nemici degli Stati Uniti, ma i loro alleati: europei, giapponesi, coreani e latinoamericani”. Insomma: sostituendo i paradisi fiscali sotto giurisdizione angloamericana alla Svizzera, gli USA non hanno solo alimentato a dismisura la dittatura del dollaro e il predominio di Wall Street, ma hanno anche teso una trappola agli amici più stretti trasformandoli tutti in dei piccoli Marcos junior, il presidente delle Filippine che gli USA tengono per le palle attraverso il controllo dell’accesso ai fondi neri accumulati dal padre dittatore e nascosti nei paradisi fiscali. Per fare questo lavoro strategicamente fondamentale, ricorda Todd, l’NSA impiega 30 mila tecnici direttamente e altri 60 mila attraverso gli appaltatori privati: “Se i cittadini europei possono ignorare dove si trovino i soldi dei propri leader” commenta sarcastico Todd, “l’NSA lo sa, e quei dirigenti sanno che lei lo sa”; “Vladimir Putin quindi” continua Todd “può ben ironizzare quando suggerisce che se gli Stati Uniti chiedessero ai leader europei di impiccarsi, questi lo farebbero, ma con la preghiera di poter utilizzare delle corde prodotte da loro. Richiesta che poi tra l’altro verrebbe anche respinta, ovviamente per proteggere gli interessi dell’industria tessile americana”. Sotto ricatto, le nostre oligarchie quindi, quando gli USA hanno architettato la guerra per procura in Ucraina, non hanno avuto il coraggio di obiettare, magari anche perché – completamente dedite al parassitismo più decadente e completamente scollegate dalla realtà come sono – manco avevano gli strumenti per capire in cosa si stavano imbarcando: “Una delle grandi sorprese della guerra” sottolinea Todd “è stata la solidità della Russia” nonostante fosse “facile da prevedere”; “Perché mai” si chiede Todd “gli occidentali hanno sottovalutato a tal punto il proprio avversario, dal momento che non c’era nulla di segreto riguardo alle sue risorse?”. Nonostante un esercito di oltre 100 mila persone coinvolte nella “intelligence community occidentale, come si è potuto credere che l’esclusione dal sistema SWIFT e l’imposizione di sanzioni avrebbero ridotto in miseria un Paese di 17 milioni di chilometri quadrati, che possiede tutte le risorse naturali possibili e che dal 2014 si è preparato certosinamente ad affrontare simili misure ritorsive?”.

La Russia che si è trovata ad affrontare la guerra per procura a partire dal 2022, infatti, rispetto alla famosa pompa di benzina con la bomba atomica del post Eltsin, a ben vedere qualche piccolo progresso l’aveva fatto: per fare degli esempi terra terra, “Tra il 2000 e il 2017, ovvero, nella fase centrale della stabilizzazione intrapresa da Putin” ricorda Todd, “il tasso di decessi legati all’alcol è passato dal 25,6 all’8,4%, quello di suicidi dal 39,1 al 13,8, e quello di omicidi dal 28,2 al 6,2 %, per poi ridursi ancora al 4,7 l’anno successivo”; la mortalità infantile, nel frattempo, invece è passata dai 19 casi ogni 1000 bambini entro i primi 5 anni di vita del 2000, ai 4,8 casi del 2023, contro i 6,3 degli Stati Uniti. Nel frattempo, la Federazione Russa non solo raggiungeva l’autosufficienza alimentare, ma si affermava come uno dei maggiori esportatori di prodotti agricoli al mondo, con un giro d’affari superiore ai 30 miliardi di dollari, “una cifra superiore alle entrate derivanti dalle esportazioni di gas naturale, che hanno raggiunto quota 26 miliardi”: se nel 2012 la produzione di grano ammontava a 37 milioni di tonnellate, nel 2022 aveva raggiunto quota 80 milioni; per fare un confronto, “Nel 1980, quando Reagan salì al potere, la produzione statunitense di grano era pari a 65 milioni di tonnellate. Nel 2022, era scesa a 47”. La Russia si è affermata anche come il “primo esportatore mondiale di centrali nucleari, superando la Francia”, per non parlare del fatto che la Russia era l’unica potenza al mondo che, per quanto riguarda internet, “pur essendo rimasta largamente aperta alle soluzioni occidentali” aveva “equivalenti locali che facevano la concorrenza al monopolio delle GAFAM” e, cioè, Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft. Paradossalmente, a dare un’accelerata erano state proprio le sanzioni introdotte a partire dell’annessione della Crimea nel 2014 che, come ormai accade sempre più spesso, “l’hanno costretta a trovare dei sostituti per le sue importazioni e a riorganizzarsi internamente”; e idem con quelle on steroids introdotte nel 2022 che, come scriveva l’economista James Galbraith, si sono “rivelate manifestamente un dono”: “Senza le sanzioni” spiegava in un articolo dell’aprile 2023 “è difficile immaginare come si sarebbero potute presentare le opportunità oggi a disposizione delle aziende e degli imprenditori russi. Da un punto di vista politico, amministrativo, legale e anche ideologico, se si considera la profonda presa che l’idea di economia di mercato aveva sui decisori politici, l’influenza degli oligarchi e la natura tutto sommato limitata dell’operazione militare speciale, ancora all’inizio del 2022 il governo russo avrebbe avuto la massima difficoltà a introdurre misure paragonabili, quali dazi doganali, quote ed espulsioni di imprese”.

Insomma: come abbiamo sottolineato mille volte in passato, le sanzioni hanno permesso a Putin di accelerare quel processo di concentrazione e di ammodernamento dell’apparato produttivo che, fino ad allora, era stato ostacolato dalle oligarchie e dalle élite politiche cresciute a pane e liberalismo; il punto, sottolinea Todd, è che Russia e Bielorussia assieme rappresentano appena il 3,3 per cento del PIL nominale globale e, quindi, in molti si sono illusi che si trattasse di nani economici. In realtà però, al contrario di tanti concorrenti occidentali ultra-finanziarizzati (a partire dagli USA), “Il PIL della Russia rappresenta la produzione di beni tangibili piuttosto che di attività non meglio precisate”. Il PIL USA invece, sostiene Todd, è una mezza truffa: nel 2022 ammontava a circa 76 mila dollari pro capite; “Il 20%, poco più di 15 mila dollari” calcola Todd “corrisponde a settori dell’economia che definirei fisici: industria, edilizia, trasporti, miniere, agricoltura”, ma i restanti 60 e passa mila, continua Todd, sono tutti servizi e, secondo alcune stime, sarebbero realmente produttivi per non oltre il 40%. Il resto, appunto, sarebbe fuffa: come spiega sempre Michael Hudson, vanno a contribuire al PIL, per fare un esempio, anche i debiti che contrai per studiare, ma il valore d’uso della tua laurea è lo stesso di uno studente italiano che magari, in tutto, invece che 3-400 mila dollari ne ha spesi 10 mila scarsi; nominalmente, il tuo PIL è 390 mila dollari più alto del mio, ma quando poi c’è da curare un appendicite o da costruire un trattore o da combattere in una trincea, quei 390 mila dollari di PIL in più, tutto sommato, te li metti abbastanza al culo. Una misura un po’ più tangibile e meno astratta della capacità di produrre ricchezza materiale concreta, spiega Todd, può essere la stima di quanti ingegneri l’intero sistema è in grado di sfornare l’anno: nel 2020, ricorda Todd, il 23,4% degli studenti che raggiungevano un’istruzione superiore in Russia erano ingegneri; negli USA il 7,2 che, tradotto, significa 1,35 milioni di ingegneri negli USA contro oltre 2 milioni in Russia, nonostante abbia meno della metà della popolazione. I lavoratori specializzati gli USA li importano direttamente, così che i costi per la loro formazione sono a carico di altri Stati; il 30% dei fisici sono stranieri, come addirittura il 39% dei programmatori software e, in larghissima maggioranza, asiatici: saranno tutti disposti a contribuire allo sforzo bellico contro i loro Paesi di origine? E saranno in grado gli USA, invece, di impedire che magari tornino a casa con qualche informazione sensibile? I nativi, invece, si dedicano fondamentalmente al diritto e alla finanza; insomma: invece che per contribuire alla creazione di ricchezza, studiano per acquisire “una superiore capacità di predazione della ricchezza prodotta dal sistema”. Tutte le statistiche indicano che le persone più istruite hanno redditi maggiori, ma “I redditi più alti delle persone con un livello di istruzione maggiore, in realtà, riflettono più che altro il fatto che gli avvocati, i banchieri e molte altre figure che trovano posto nel terziario sono, se in branco, eccellenti predatori. E’ l’ultima perversione dello stato post-imperiale: la moltiplicazione dei laureati crea una moltitudine di parassiti”.

Una vasta manodopera ultra-qualificata, insieme a una base industriale sicuramente non all’ultimissima moda, ma (con qualche ritocchino qua e là) ancora ampiamente efficiente e produttiva, è una delle eredità che Russia e Bielorussia si sono ritrovate del mondo sovietico che, dopo decenni di propaganda, siamo abituati a considerare una roba da età della pietra, ma che, in realtà, prima dell’invasione coloniale e della guerra civile sotterranea imposta dall’invasore USA subito dopo il crollo, aveva ottenuto anche risultati di tutto rispetto: ad esempio superare la quota fatidica di un quarto della popolazione complessiva che riceve, appunto, un’istruzione superiore; se da un lato, quindi, era piuttosto facile prevedere la capacità di tenuta dell’economia russa di fronte alle sanzioni occidentali, dall’altro, allo stesso tempo, la minaccia rappresentata dalla Russia in termini di sicurezza è stata decisamente esagerata, a prescindere dall’idea che uno si sia fatto sulle sue reali intenzioni. Il punto, sostiene Todd, è proprio strutturale: come ripete in ogni occasione lo stesso Putin, la Russia ha un enorme problema demografico. Sono pochini e in calo e “Con una popolazione in calo e una superficie di 17 milioni di chilometri quadrati, più che ambire a conquistare nuovi territori, in realtà, si domanda come potrà continuare a occupare quelli che già possiede”. Il problema demografico, poi, ha influenzato alla radice anche la dottrina militare che in Russia, appunto, “si fonda sulla constatazione che gli uomini a disposizione sono diventati rari”; ed è proprio per questo motivo, sostiene Todd, che “la Russia è entrata in Ucraina con appena 120 mila soldati”: altro che blitzkrieg fallito fantasticato dai NAFO alla ricerca di una sconfitta immaginaria di Putin nel regno della loro fantasia suprematista! E ancora oggi, continua Todd, “La priorità dei russi non è quella di conquistare il maggior numero possibile di territori, ma di perdere il minor numero possibile di soldati”, come hanno ampiamente dimostrato durante la controffensiva Ucraina dell’autunno 2022 quando “hanno preferito abbandonare a est la parte dell’oblast di Charkiv sotto il loro controllo, e a sud ritirarsi senza combattere sulla riva sinistra del Dnepr”. “Proviamo a sottrarci per un attimo all’emozione che, giustamente” continua Todd “ci suscita la violenza della guerra. Il problema non è la Russia: è un paese troppo vasto per una popolazione in calo, e non sarebbe mai in grado di assumere il controllo del pianeta né tantomeno ambisce a farlo. E’ una potenza del tutto normale, la cui evoluzione non ha assolutamente niente di misterioso. Non è in atto alcuna crisi russa che sta destabilizzando l’equilibrio globale. A mettere a rischio l’equilibrio del pianeta è invece una crisi tutta occidentale” conclude Todd: “la crisi terminale degli Stati Uniti”.

Purtroppo, quei pezzi di élite che sono sotto ricatto USA perché c’hanno i fondi neri nei paradisi fiscali (con magari tutti i movimenti belli tracciati nelle mani dell’NSA che può far saltare qualsiasi testa voglia quando vuole), sono anche gli editori dei giornali e delle Tv di merda che siete costretti a guardare normalmente: non saranno loro a darci gli strumenti per capirci qualcosa e, magari, anche per reagire; per farlo, abbiamo bisogno di un vero e proprio media indipendente, ma di parte. Quella del 99%. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal.

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Comments

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Alfred
Friday, 04 October 2024 23:46
Mi prendo una rivincita
Nel 2022 scrivevo parecchie delle cose che oggi leggo in questo articolo.
Allora ero putinista (sempre detestato putin, ma il fatto di detestarlo non mi rende tanto cieco da sottovalutarlo, da considerarlo coglione o non capire la razionalita' che muove le sue scelte), spiegavo a chi mi diceva del pil russo inferioreva quello spagnolo che non era esattamente cosi e che le sanzionibsarebbero state un flop. A chi diceva delle pale ricordavo di andarsi a vedere la Russia in Siria. A chi pensava che fossero trogloditi portavo i dati ocse sul numero di laureati, spesso in materie 'dure'.
E tanto altro.
Lo volevo solo fare presente perche' mi sono trovato anche a dover ricordare i cari alleati che ci hanno regalato gladio e le strategie della tensione. Precisando anche, a chi la buttava sul terrorismo rosso che avevacscatenato la reazione alleata, che non erano qui per quelli, erano qui per tutta la sinistra che se anche gli avesee leccato i piedi (ai cari alleati) sempre sinistra era e da contenere-eliminare.
Si, lo so, e' il mio momento narcisista, ma ho patito parecchio, mi prendo i miei 5 minuti di risarcimento.
Infine ..grazie a sinistra in rete che spero non censuri lo sfogo da ... frustrato
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Ryszard Ewiak
Friday, 04 October 2024 19:10
Dove stiamo andando ora? Nel libro di Daniele leggiamo: "[il re del nord = Russia a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Daniele 11:27)] ritornerà nel suo paese con grandi ricchezze [1945], e il suo cuore sarà contro il patto santo [l'ostilità nei confronti dei cristiani], e agirà [attività in ambito internazionale], e tornerà al suo paese [1991-1993. La disintegrazione dell'Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Le truppe russe restituito alla paese]. Al tempo fissato [il re del nord] tornerà [le truppe russe torneranno dove erano precedentemente stanziate. Questo significa guerre. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia. L'UE e la NATO si disintegreranno] ed entrerà a sud [questo sarà l'inizio di una guerra nucleare], ma non sarà come prima [L'Armata Sovietica ha ottenuto la grande vittoria nel 1945] e come più tardi [Ecco un riferimento alla prossima guerra. Questa guerra non si trasformerà in una guerra nucleare globale. Ciò avverrà solo dopo il ritorno del re del nord e come risultato del conflitto etnico. (Matteo 24:7)], allora abitanti delle remote coste di Kittim [USA], verranno contro di lui, e crollerà [mentalmente], e se ne ritornerà." (11:29, 30a)

Sarà un massacro reciproco. La pace sarà tolta dalla terra. Verrà usata anche una spada di grande potenza = le armi nucleari strategiche. (Rivelazione 6:4)

Gesù lo ha caratterizzato in questo modo: "Cose terrificanti [φοβητρα] anche [τε] e [και] straordinaria [σημεια] dal [απ] cielo [ουρανου] potenti [μεγαλα] saranno [εσται]." (Luca 21:11)

E per questo motivo ci saranno anche significativi tremori in lungo e in largo le regioni [di importanza strategica], e carestie ed pestilenze.

Alcuni antichi manoscritti contengono le parole "και χειμωνες" - "e gelate".
L'aramaico Peshitta: "וסתוא רורבא נהוון" - "e saranno grandi gelate". Oggi lo chiamiamo "inverno nucleare".

In Marco 13:8 ci sono anche parole di Gesù: "και ταραχαι" - "e disordini" (l'assenza dell'ordine pubblico e l'insicurezza generalizzata).
L'aramaico Peshitta: "ושגושיא" - "e confusione" (sullo stato dell'ordine pubblico).

Questo, tuttavia, non sarà Armageddon. Gesù ha dichiarato: "Ma tutte queste cose saranno soltanto l'inizio delle doglie di parto." (Matteo 24:8, LND; cfr. Isaia 5:24, 25)

Questo sarà anche l'inizio del tempo del giudizio. (Apocalisse 1:10)
Questo non avverrà tra breve, ma in modo improvviso [εν ταχει]. (Apocalisse 1:1)
C'è ancora tempo per riconciliarsi con Dio. Questa è la protezione migliore.
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