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La scacchiera tridimensionale: guerra e assetto multipolare

di Alessandro Visalli

Millennium 3D Chess init config.pngHo passato metà della mia vita pensando che forse non sarei arrivato mai all’età che ho oggi, perché la guerra avrebbe distrutto il mondo. Poi c’è stato Gorbaciov[1]. Oggi, oltre trenta anni dopo, abbiamo nuovamente davanti questa visione. La Guerra Mondiale è alle nostre porte.

Ora come allora per l’esistenza di una grande potenza che non si piega al dominio talassocratico anglosassone[2].

È da molto tempo che siamo in questa condizione, ma si fa sempre più vicina. I termini del conflitto sembrano, infatti, accelerare bruscamente dall'inizio del 2026. Subito dopo la nuova Dottrina Strategica[3] proposta dagli Usa a fine 2025, e la National Defence Strategy, emanata dal Pentagono a gennaio 2026[4], abbiamo avuto:

  • l'assedio e poi l'attacco con “decapitazione” del Venezuela[5], la sottrazione delle sue risorse petrolifere al controllo russo e cinese (e l'interruzione immediata dei flussi verso Cuba, che ora è sotto pressione come non mai);
  • le minacce agli alleati (Groenlandia e Canada in particolare), coerentemente con l’indicazione di rafforzare il controllo dell’emisfero occidentale citato nella NDS 2026[6];
  • l'estesa ‘guerra di corsa’ contro i flussi energetici marini, con sequestro di petroliere in alto mare, distruzione di navi gasiere;
  • l'assedio e ora attacco all'Iran con omicidio dei suoi vertici e stato di guerra aperta.
  • Seguirà probabilmente Cuba, e azioni in Africa per sottrarre le risorse minerarie al controllo cinese.

In Star Treck, nella serie tradizionale, Spok gioca a scacchi in una scacchiera tridimensionale. Sembra di essere di fronte a questa sfida, guardando oggi i pezzi muoversi nello spazio internazionale, ovvero in quello militare, finanziario e delle risorse materiali ed energetiche.

Una delle domande chiave è, perché questa fretta?

Tre ipotesi:

  • per anticipare un possibile crollo finanziario che sembra in movimento da più parti[7]; oppure, più in generale per sfruttare il tempo prima che il debito renda impossibile l’azione[8].
  • Oppure semplicemente perché il tempo politico passa e il Midterm si avvicina[9].
  • ancora, per spaventare tutti prima che si uniscano intorno ai Brics.

La seconda domanda chiave, guardando alle conseguenze immediate è:

  • come reagiranno i diversi paesi dell'orbita Brics[10] (India, Sud Africa, Brasile, Egitto, Etiopia, Emirati, Indonesia, Iran) e in avvicinamento (Arabia Saudita), o i “paesi partner” (Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam)?
  • Accelereranno, si rifugeranno dietro le mura cinesi[11],
  • o si faranno ricondurre come pecore all’ovile, tornando nella protezione occidentale? In particolare, per la loro importanza, l’Arabia Saudita[12] e l’India? Il recente vertice “Scudo delle Americhe”[13]può essere un tentativo di chiamare alle armi i paesi del “cortile di casa” Usa?

Quindi, cosa sarà dei meccanismi di cooperazione economici in via di consolidamento, e della de-dollarizzazione? In particolare, del NDB (New Development Bank) che dispone di un portafoglio significativo, ma non illimitato. Oppure dell’obiettivo di riportare il 30% delle transazioni internazionali fuori del dollaro e sviluppare un sistema Brics di pagamenti?

Guardiamo alla questione energetica:

  • i consumi energetici elettrici crescono del 3% all'anno[14], il triplo della media storica, per effetto della transizione tecnologica in corso (IA, elettrificazione);
  • le rinnovabili sono la prima tecnologia installata ogni anno (quasi il 85-90%[15]), ma il petrolio è in surplus produttivo di 4 mb/g per effetto di investimenti non-Opec degli ultimi anni, il prezzo oscilla violentemente, il gas liquefatto cresce e gli Usa lo dominano (hanno appena firmato con l'Arabia Saudita un accordo per venti anni di fornitura, da loro agli arabi), nei Brics il fossile è ancora al 50%[16], il nucleare cresce al 2-3 % all'anno.
  • Qui c'è un angolo interessante, l'arricchimento dell'uranio vede dominanti Russia e Cina, ma in potenziale crescita l'Arabia Saudita, che ha fatto accordi con gli USA (non è che il bersaglio non sia il programma nucleare militare, ma proprio la capacità di arricchimento civile, hai visto mai lo esporti facendo concorrenza all'Arabia Saudita e agli stessi Usa?).
  • In seguito alla guerra il brent è salito, il gas è arrivato al 50 €/MWh, l’energia elettrica è più cara, il primo potrebbe arrivare dalle parti dei 100-150 $/b (da 65), ma vedremo nel medio termine (l'Opec+ ha promesso di aumentare l'estrazione).

Tutta l’infrastruttura energetica si sta riorganizzando su nuove direttrici e la guerra per il controllo del mare inizia a scaldarsi, si intravede un “Asse atlantico” a dominio Usa e un “Blocco euroasiatico” per il quale la Cina ambisce al controllo (ma l'India ha più di un problema).

L'accordo Caturus-Aramco, che passa per Commonwealth LNG (la piattaforma sulla costa della Luisiana sbandierata come a “basse emissioni” e finanziata dai big della finanza Usa e non solo) mostra diverse cose:

  • l'Arabia Saudita sta transitando al gas per industrializzarsi e avere più spazi di manovra;
  • Caturus è sostenuta da capitali ibridi, da Abu Dhabi e Canada e controlla in modo verticale dal pozzo alla nave ed è esplicitamente un progetto di industria-finanza a guida geopolitica. Modello cinese, mi verrebbe da dire. Finanza ibrida, integrazione verticale, direzione politica.

L'Europa, poverissima di fonti energetiche proprie, altamente industrializzata e densa, cerca di sopravvivere ma ha una rete vecchia (che richiederebbe migliaia di miliardi di investimenti urgenti) e cerca di riposizionarsi su gas (americano) e idrogeno (come stoccaggio e vettore energetico che può essere trasmesso nei gasdotti esistenti, con poche modifiche o in percentuale). Si tratta di troppo tardi e poco. La transizione energetica si presenza qui con la sua vera veste: viene presentata come lotta per il futuro del pianeta quando è molto più praticamente e concretamente un’arma geopolitica. Serve a rendere possibile la potenza, in tal senso l’idrogeno è un fattore abilitante i trasferimenti di energia e l’utilizzo delle infrastrutture anche in caso il gas diventi troppo caro (o troppo monopsistico).

La Russia continua a riposizionarsi verso Est, aumento del 46% nell'ultimo anno. Anche su diverse piattaforme di pagamento.

Le riserve sono piene e in espansione, gli Usa hanno 125 giorni di autonomia, la Cina, secondo alcune stime 180 (per altre 120).

Quel che cresce di più, in sintesi, sono i consumi per le IA (stimati al 2%, sull’elettrico, all'anno per molti anni a livello mondo) e lo Shale Gas (crescita 6% all'anno, con la Cina che si sta impegnando e l'Arabia Saudita con Jafurah, o l'Argentina con Vaca Muerta). Siamo a un mercato da 100 miliardi di dollari.

Un altro fattore di crescita energetica indiretta è la nuova industrializzazione integrata per sfuggire al monopolio cinese delle terre rare. Anche qui accordi chiave con l'Arabia Saudita degli Usa che vogliono farlo diventare un hub per lavorare quelle africane. La posizione di Bin Salman così diventa più chiara. Forse anche la prudenza cinese (sono sicuramente in corso e da tempo trattative incrociate).

I Brics+ sono sotto pressione, per effetto di queste e altre dinamiche e interessi divergenti. Teoricamente controllerebbero il 30% del petrolio mondiale, in pratica l'India è in un posizionamento a dir poco ambiguo (e crescentemente), Egitto ed Etiopia hanno problemi esistenziali pressanti e devono tenere aperte tutte le porte[17], il Sud Africa ha paura di perdere l'accesso ai mercati Usa ed è sotto pressione politica interna.

In generale si vede all'opera un cambio di “cosmotecnica”, almeno tendenziale: il “libero mercato” è in declino, si passa a sistemi di “Revenge of the State” per i quali vince il controllo integrato, modello “Commonwealth LNG e Technip Energies”. Niente più ingegneria esterna e packaging tecnologico esteso (compro dove posso al minor costo e assemblo), ora devo controllare tutto e dirigerlo a obiettivi sistemici.

Il cuore del conflitto è quindi il controllo della “Dominanza energetica” integrata (d'altra parte esplicitato nel Documento di Strategia Usa del 2025): più riserve strategiche, più infrastrutture multi-molecola e una diplomazia energetica basata su legami industriali profondi piuttosto che su semplici scambi di merci. Qui, da una parte, cresce il controllo del LNG da parte Usa, dall’altra c’è la catena tecnologica e del valore di rinnovabili e accumuli. Molecole contro elettroni.

Sintesi:

Siamo davanti a un salto di scala che amplia in modo insostenibile l’incertezza di tutti e potrebbe essere il preludio, e l’acceleratore, di quella crisi finanziaria sistemica (che forse partirà dalle assicurazioni, forse dai debiti sovrani) che si intravede da tempo arrivare. Lo sforzo disperato di allontanarla, riprendendo il controllo dei flussi, la potrebbe detonare.

La strategia Usa di prendere il controllo diretto dei nemici storici (Venezuela, Iran, Cuba) e interdire, con la riedizione della “guerra di corsa” elisabettiana contro l’impero spagnolo, l’alimentazione del sistema cinese (materie prime e dei “sistemi tecnici” integrati), potrebbe provocare l’armageddon in un senso diverso da quello immaginato. La strategia iraniana di colpire le “macchine di produzione di capitale”[18] emiratine, le infrastrutture abilitanti della nuova piattaforma tecnologica nella regione, e le centrali di produzione e deflusso dei prodotti energetici, potrebbe determinare quella fuga e congelamento dei capitali e dei costi di assicurazione che potrebbero oltrepassare i limiti di tenuta del sistema.

Nel breve periodo (1-3 anni), gli USA hanno un vantaggio decisivo perché possono proiettare forza in modi che nessun altro attore può eguagliare, e perché il sistema finanziario mondiale resta dollaro-centrico.

Ma nel medio periodo (5-10 anni), la sovraestensione è il rischio americano principale. Ogni operazione militare ha costi — economici, politici, reputazionali — che si accumulano. E la Cina gioca una partita diversa: non cerca lo scontro diretto ma l'erosione graduale, l'offerta di alternative, la costruzione paziente di dipendenze economiche.

Nel lungo termine, tramite la distruzione delle relazioni e delle catene di connessione la logica potrebbe essere di resistenza: quale sistema reggerà meglio alla tensione e all’impoverimento derivante dall’impennarsi dei costi di protezione e l’aumento di prezzo delle materie prime, con conseguente calo del tenore di vita. Si destabilizzerà la Cina stessa? E la Russia? O forse gli Usa?

Il precedente storico più pertinente non è la Guerra Fredda (dove c'erano due blocchi rigidi) ma il periodo 1890-1914, quando un egemone in declino relativo (l'Impero Britannico) cercava di gestire l'ascesa simultanea di più challenger (Germania, USA, Giappone) attraverso una combinazione di alleanze, proiezione di forza e controllo delle rotte commerciali. Finì con il crollo finanziario e la cessione dell’Impero perché la sovraestensione e l'irrigidimento delle alleanze resero impossibile l'adattamento.

L’effetto emergente che si intravede è una transizione di modello. Probabilmente la lotta sotto la lotta. Vincerà chi mette a punto un modello di relazioni internazionali e di funzionamento economico più efficace. Chi passerà alla Piattaforma geo-tecnologica più solida e controllabile.

E qui si intravede una convergenza: sistemi nominalmente diversi (il “capitalismo di mercato” americano, il “capitalismo incapsulato” cinese, il “petromonarchismo” saudita) stanno producendo forme organizzative simili perché rispondono alla stessa pressione strutturale — la necessità di controllare catene integrate in un mondo dove la fiducia nel “libero mercato” come meccanismo di coordinamento è crollata, insieme alla fiducia nell'ordine internazionale che lo sosteneva. In sostanza gli stati ‘centrali’ stanno cercando di reincastonare mercati e capitali in cornici geopolitiche e industriali forti. Quindi anche più rigide.

Ora il punto è imperativo: in questo contesto rischioso devo controllare tutto e dirigerlo ad obiettivi sistemici. Non è protezionismo nel senso classico (dazi per proteggere l'industria domestica dalla concorrenza), bensì integrazione strategica — la costruzione di sistemi tecno-economici chiusi o semi-chiusi, autosufficienti e orientati a obiettivi di potenza.

È il passaggio da un'economia globale dominata da un solo attore a un arcipelago di economie areali coese ed interconnesse, con corone di periferie e semi-periferie. Una crescente segmentazione geo-tecnologica e normativa nella quale diverse “Piattaforme tecnologiche” si confronteranno per l’egemonia.


Note
[1] - Il riferimento è al periodo della Glasnost’ e la perestojka, tra il 1985 ed il 1991, che posero fine al mondo bipolare che era uscito dalla Seconda Guerra Mondiale. La glasnost’ (trasparenza) avviò, nel contesto bloccato dell’Urss degli anni Ottanta una progressiva delegittimazione del partito che, insieme alla perestojka (ricostruzione) ed agli elementi di mercato introdotti di fatto portò ad un imprevisto collasso. Uscendo dal sistema pianificato, senza approdare ad un vero e proprio mercato, si generà caos e scarsità, inoltre inflazione e perdita decisiva di consenso. Dentro il partito la dialettica tra conservatori (comunisti) e radicali (liberali) determinò un’ulteriore destabilizzazione. Nel 1991 i conservatori cercarono di rovesciare Gorbačëv, ma l’immediato fallimento aprì la strada all’uomo dell’Occidente, Boris El’cin, e provocò la dissoluzione dell’Urss.
[2] - Ovvero al dominio attraverso il controllo del mare. La distinzione tra dominio “talassocratico” e “tellurocratico”, identifica la logica di dominio di paesi come Venezia, Genova, il Portogallo, l’Olanda e l’Inghilterra, ed ora gli Usa, verso quello dei paesi continentali, la Russia, la Cina, la Germania, e per certi versi la Francia e la Spagna (che, pure, ebbero estesi imperi marini). Nel corso della storia Roma, Sparta e l’impero Mongolo erano del secondo ordine, Cartagine, Atene, del primo. Ovvio riferimento al geografo Halford Mackinder.
[3] - La svolta del 2025 (National Security Strategy 2025) dichiarava la necessità di riallineare le risorse, controllare le “retrovie” emisferiche, distinguendo tra le proprie e quelle contese, interdire le rotte e gli asset vitali agli avversari, e sviluppare forza.
[4] - Il 23 gennaio 2026 il Pentagono ha pubblicato una versione non classificata della sua Strategia di Difesa Nazionale (NDS).
[5] - Si veda “3 gennaio 2026.Venezuela, la fine del diritto”, Tempofertile, 4 gennaio 2026 e “Scosse sismiche. Ipotesi sul mondo dopo Caracas”, Tempofertile, 5 gennaio 2026.
[6] - Nella National Defency Strategy del 2026 viene rivendicatp il diritto degli Stati Uniti di garantire l'accesso militare e commerciale a quelle che definisce “aree chiave” come il Canale di Panama, il “Golfo d'America” (il nuovo nome per il Golfo del Messico) e la Groenlandia. Proteggere i confini, contrastare l'immigrazione illegale e il narcotraffico, e sviluppare sistemi di difesa missilistica come lo scudo “Golden Dome”.
[7] - Continui segnali di eccesso di leva finanziaria e fragilità nella piramide dei debiti e dei crediti, si vedono apparire all’orizzonte. Dopo anni di tassi elevati il costo del debito rende probabili insolvenze nei settori più esposti (come quello della IA). È in corso uno spostamento su beni rifugio, o liquidità, che potrebbe contribuire a provocare una repentina perdita di fiducia e fuga.
[8] - Qui il riferimento è al debito pubblico americano, che raggiunge sempre nuovi record. A marzo 2026 ha toccato la soglia dei 39.000 miliardi di dollari e la spesa per interessi ha superato i 1.000 miliardi. Ogni anno scare il 33% di questo debito, e i grandi acquirenti, come la Cina, il Giappone, le petromonarchie, stanno riducendo gli acquisti. Inoltre, questa enorme offerta, se non viene assorbita dai fondi sovrani, drena liquidità dal settore corporate, spingendo al rialzo i tassi di interesse e interagendo con i primi motivi di crisi. In caso i rendimenti salissero, per la perdita di fiducia nella possibilità di rifinanziarli, i prezzi dei titoli scenderebbero e questo minerebbe la stabilità degli istituti di credito che ne detengono grandi quantità, come del settore assicurativo.
[9] - Nelle elezioni di Mid Term tradizionalmente il Presidente è in difficoltà. In questa tornata questa regola sembra confermata, ma Trump non può permettersi di perdere il controllo del Congresso.
[10] - https://brics.br/en/about-the-brics?utm_source=chatgpt.com
[11] - Si veda “La Caccia al Cervo nella Pianura Centrale, zhúlù zhōngyuán” Tempofertile, 19 gennaio 2026.
[12] - L’Arabia Saudita ha una postura particolarmente ambigua, si è sorprendentemente avvicinata ai Brics negli ultimi anni, ha fatto un’alleanza militare parallela con Turchia e Pakistan in chiave anti-israeliana, ma al contempo ha trattato con Usa e India la “via del cotone”, che sbocca appunto in Israele e che è normalmente interpretata (dagli Usa) come anti-via della seta. Ha fatto recenti accordi strategici con gli Usa su energia e terre rare.
[13] - Al quale, il 28 febbraio, hanno partecipato Argentina, Bolivia, Cile, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay e Trinidad e Tobago, con l’assenza molto vistosa dei pesi massimi dell’area, Messico, Brasile e Colombia. Si è parlato di lotta alla droga, ma in realtà di allineamento strategico.
[14] - Fonte, IEA 2024-25.
[15] - IEA 2024.
[16] - https://globalenergymonitor.org/report/energy-in-the-brics/?utm_source=chatgpt.com
[17] - Paesi enormemente densi, con potenziali problemi alimentari e di instabilità interna non possono permettersi di finire al centro dello scontro e cercano di non avere nemici.
[18] - La produzione dello spazio è in effetti parte integrante della dinamica capitalista, anzi è decisiva nel suo formarsi. Il capitalismo ha sempre bisogno dei processi di urbanizzazione per assorbire l’eccedenza di capitale che produce in continuazione e per sua natura. Se non vi riesce si determinano fenomeni di fragilizzazione e di svalutazione, e l’accumulazione ristagna. Sono le diverse forme di urbanizzazione (oppure altre forme di impiego/distruzione come le spese militari) che consentono in effetti al capitale di superare questi ostacoli e di allargare il proprio terreno. Il circuito internazionale di valorizzazione fondiaria (che “vale” oltre 1.000 miliardi di dollari all’anno), si applica ad aree “vuote”, qui un immane flusso di denaro creato dal nulla necessita, per essere chiamato in esistenza, di ‘titoli’ che il sistema ombra bancario confeziona instancabilmente. 

 

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