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lantidiplomatico

Il tradimento di Trump ha aperto il vaso di Pandora

di Federico Pieraccini

"Qualunque sia la verità nascosta di questi due eventi, è chiaro a tutti che da ora in avanti, nulla sarà più come prima."

4317134Il 4 Aprile, nella città Siriana di Khan Shaykhun, dal 2014 sotto controllo dei terroristi sostenuti dalle forze politiche occidentale, avveniva un disastro chimico con oltre ottanta morti.

Immediatamente, fonti locali (White Helmets) e straniere (osservatorio Siriano basato a Londra) legate ai gruppi combattenti di al qaeda, incolparono l’Esercito Arabo Siriano, reo di aver bombardato con l’uso di agenti chimici la popolazione locale. Nelle successive quarantotto ore, i media mainstream inondarono l’etere e i giornali di presunte notizie certe che imputavano ad Assad l’uso di armi chimiche.

Come noto, non è la prima volta che al governo legittimo della Siria viene accusato di attaccare il suo stesso popolo con armi di distruzione di massa.

In tutti gli analoghi eventi degli anni passati, si è successivamente scoperto che ad aver impiegato agenti chimici furono i terroristi di Al Nusra e Al Qaeda.

Nel 2013, Obama respinse tacitamente la tesi secondo cui a Ghouta i Siriani usarono armi chimiche, decidendo di non cedere alle pressioni interne e bombardare la Siria in risposta. A Donald Trump sono bastate poche conferme per prendere l’iniziativa e superare la fatidica linea rossa, attaccando apertamente l’esercito Siriano. Verosimilmente l’attacco con armi chimiche non si è svolto come raccontato dai media.

Ci sono varie ipotesi: un attacco sotto falsa bandiera imbastito dai ribelli-terroristi e coadiuvato dalle forze di intelligence Israeliane, Inglesi, Saudite e Qatariote. In alternativa potrebbe essere stato un semplice incidente. Le forze di Assad potrebbero aver colpito un deposito di armi dei terroristi, senza sapere che fosse dedito alla produzione e stoccaggio di armi chimiche. Un’altra tesi spiega che le intelligence straniere potrebbero aver fornito informazioni precise ai terroristi presenti ad Khan Shaykhun in merito agli edifici che sarebbero stati presi di mira dalle forze aeree di Assad, così da spostare agenti chimici nei medesimi depositi provocando una strage tra i civili.

Qualunque sia la verità, è impensabile che Assad e l’esercito Siriano abbiano usato agenti chimici contro i propri civili. Non c’è alcuna razionalità nell’uso di armi del genere che non garantiscono alcun vantaggio tattico, oltretutto provocando una ovvia e veemente reazione della comunità internazionale. Controproducente sotto tutti i punti di vista. Senza dimenticare che due giorni prima dell’incidente(?), sia Trump che Tillerson avevano pubblicamente aperto ad Assad parlando di un futuro della Siria con il presidente ancora in carica.

Nessun guadagno tattico e un suicidio politico in piena regola. Da qualunque prospettiva si osservi l’accaduto, un attacco chimico intenzionale delle forze siriane non risulta credibile.

Un fattore importante da considerare, per comprendere gli eventi legati all'incidente di Khan Shaykhun, riguarda l'immediata risposta americana.

Il bombardamento con cruise missile che ha provocato una dozzina di morti e qualche leggero danno alla Shayrat Air Base necessitava di almeno un paio di mesi di preparazione. Questo chiarisce ampiamente la portata dell’attacco chimico, le motivazioni e i facilitatori.

Notoriamente, negli ultimi due mesi, Trump ha ricevuto pressioni di ogni genere per proseguire la tanto desiderata aggressione alla Siria. I maggiori esponenti di tale disegno rientrano certamente nei vertici della comunità di intelligence, militare, neoconservatori, sauditi, israeliani, turchi a qatarioti. Non è impensabile immaginare che l’attacco chimico sia stato l’atto necessario per consentire una risposta militare statunitense.

Non vanno dimenticati gli esiti più che positivi dell'incontro tra Trump e il principe Saudita, uno dei maggiori sostenitori dell’aggressione alla Siria. Stesso risultato entusiasta dopo il vertice tra il Re della Giordania e il presidente Americano il giorno dopo gli eventi a Khan Shaykhun. Allo stesso tempo ricordiamoci dell’esclusione permanente del consigliere di Trump, Bannon, a favore delle pressioni di McMaster un generale nominato da Trump, prodotto di Petraeus, esponente di primo piano degli interessi dei neoconservatori. Senza dimenticare pochi mesi prima l’esclusione di Flynn, altro personaggio che sconsiglia da anni un’aggressione militare alla Siria per le conseguenze che ciò comporterebbe a livello internazionale.

Molto ambigua risulta anche l’assenza di uomini legati all’intelligence USA durante il vertice che ha assistito al bombardamento in Siria la notte del 6 Aprile. Voci di corridoio affermano che più agenzie americane avrebbero sconsigliato Trump di agire sulla base di notizie parziali o false in merito all’attacco chimico a Khan Shaykhun. Trump, contrariamente a quanto affermato durante la campagna presidenziale ha liquidato i consigli della sua intelligence preferendo agire in maniera unilaterale, sotto una presunta pressione di generali interventisti come McMaster.

Di per sé, il bombardamento con l’uso di 59 missili cruise (23 hanno colpito la base, gli altri sono andati scomparsi secondo il MOD russo) ha provocato pochi danni alla base aerea di Shayrat grazie alla pronta evacuazione del personale Siriano e nessun ferito tra il contingente Russo. Il pentagono afferma di aver avvisato i Russi delle proprie intenzioni, ma è più probabile che non ci fossero alternative e che il gesto sia stato più che altro politico e a costo zero. Più che leggere questo evento come un’ipotetica cortesia statunitense verso i Russi (ed i Siriani dato che Mosca ha immediatamente avvisato Damasco), bisogna considerare che pochi secondi dopo il lancio dei cruise dai due cacciatorpedinieri di stazza nel mediterraneo, le forze Russe nel Mediterraneo erano già pienamente consapevole di traiettoria e destinazione dei missili, avvisando quindi Damasco.

E’ anche possibile che i generali vicini a Trump abbiano caldeggiato quest’ultima ipotesi per il pericolo di una reazione Russa. Restano comunque forti perplessità in merito all’intenzione degli attacchi.

Nei giorni passati si sono lette ricostruzioni fantasiose che ipotizzano una connivenza negli attacchi tra Russia e Stati Uniti, una messa in scena per placare le anime più interventiste degli Stati Uniti. Non ci sono prove a sostegno di tale ipotesi e i relativamente limitati danni all'aeroporto militare Shayrat sono da imputare più ad un’elevata capacità di difesa dello spazio aereo Siriano da parte di Damasco e Mosca (s-300?) o ad una forte inefficienza dei sistemi Cruise della Raytheon. Nei prossimi giorni, con più informazioni a disposizione sarà importante analizzare quest'ultimo aspetto, tabù negli Stati Uniti vista l’importanza del complesso militare industriale, scevro da ogni genere di critiche. Tant’è che negli Stati Uniti, la stampa ha subito parlato di un successo completo dell’attacco e di 58 missili su 59 che hanno centrato il loro bersaglio.

Per Trump è comunque l’inizio della fine. L’intenzione probabile era di effettuare un solo attacco, placare gli animi interni sul russia-gate e procedere con le politiche nazionali in tema di America-First, fino ad ora sabotate dai suoi detrattori. Gli stessi detrattori che adesso applaudono quello che secondo loro è la prima azione presidenziale: uccidere dei civili. Sintomatico del livello di declino che gli Stati Uniti, a prescindere da Trump, si trovano a confrontarsi.

Quello che Trump fatica a comprendere è che rompendo il vaso di pandora, implicitamente autorizza le intelligence straniere e i terroristi sul campo in Siria ad invocare l’aiuto americano semplicemente utilizzando gas tossici contro civili ed incolpando Assad. Il circuito mediatico e politico penserà al resto. Trump non si rende conto di essere, adesso, completamente nelle mani di media, servizi segreti, al qaeda e neocon che lavorano attivamente per coinvolgere gli Stati Uniti ancor più in Siria. Trump ha ceduto intenzionalmente allo stato profondo sperando di poter salvare la propria presidenza, ma in questa maniera si è condannato ad essere il pupazzo del deep state. Ragioniamo per un momento su cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane.

In risposta all’aggressione americana, Russia, Siria ed Iran aumenteranno la cooperazione in Siria contro i terroristi, senza più alcun tipo di restrizione o cooperazione con gli Stati Uniti. In tal senso sono già stati sospesi i canali di comunicazione tra Russia e Stati Uniti. Il motivo più probabile è evitare di dare evidenza agli Stati Uniti del dislocamente delle truppe Russe in Siria, un motivo di enorme preoccupazione per Washington, si spera, dato che nel prossimo attacco americano alla Siria potrebbero essere coinvolti truppe Russe. A prescindere, sembra ormai chiaro e limpido che nel caso di una nuova aggressione alla Siria, ci sarà una risposta decisa e proporzionale di Mosca che potrebbe persino portare all’affondamento delle navi che dovessero lanciare nuovamente cruise contro la Siria. Un’escalation pericolosissima che trascinerebbe il mondo in una nuova dimensione con uno scontro tra superpotenze nucleari, con conseguenze inimmaginabili. Probabilmente Trump scommette che Mosca, in caso di ulteriore attacco alla Siria, sempre più probabile, non oserebbe attaccare le navi americane. Purtroppo per Trump e il resto del mondo, i calcoli sono più che errati spingendo il mondo sull’orlo del disastro in caso di una controrisposta americana.

Nel caso in cui dovesse invece arrivare una nuova richiesta di intervento da parte di al qaeda con l’uso di gas tossici e Trump si rifiutasse di impiegare la forza, come nella notte del 6 Aprile, verrebbe trattato come Obama nel 2013 suicidandosi politicamente. Trump ha già perso la sua base elettorale più fedele che lo aveva votato per fermare le azioni di guerra americane all’estero. Decidendo di bombardare la Siria ha aperto la porta per una fine anticipata della sua presidenza o per un conflitto su grande scala. Qualunque ipotesi prevalga, per gli Stati Uniti ricomincia una nuova fase di conflittualità in medio oriente, contrariamente a quanto affermato da Trump per tutta la campagna presidenziale. Un’inversione a 180 gradi che svela le reali intenzioni della presidenza americana: continuare a preservare il ruolo unipolare degli Stati Uniti, pur non avendone le capacità operative e militari. In fin dei conti, Obama ha resistito per sei anni all’ala più estremista dello stato profondo, a Trump sono bastati ottanta giorni per capitolare e assecondare volontariamente i piani di attacco alla Siria. Qualunque sia la verità nascosta di questi due eventi, è chiaro a tutti che da ora in avanti, nulla sarà più come prima.

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