Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Per la conferenza di Erfurt (contributo alla discussione)

di Claudio Nobile

In allegato vi mando per conoscenza il mio contributo scritto per la "Conferenza Internazionale della Sinistra anti-lockdown" indetta dai compagni di Freie Linke Zukunft che si terrà ad Erfurt a fine luglio

cattedrale di erfurt e chiesa di san severoÈ uno scritto, al solito, molto "generico" che non entra come si dice "nel merito" delle questioni salienti... ma... è quello che attualmente "passa il convento"...

Come contributo alla Conferenza vi invio questo scritto nel quale cerco di riassumere il mio pensiero sull’attuale passaggio storico di epocale travaglio e, dentro ad esso, sul momento estremamente critico nel quale ci troviamo addentrati. In seguito dico perché “estremamente critico” specie per noi in Europa e nell’area dell’Occidente collettivo.

Forse questo mio contributo non è esattamente centrato sul “Tema I” della discussione (“Il programma anti-Covid come trasformazione del capitalismo?”) ma cerca di “fare il punto” per sommi capi sulla situazione complessiva in cui inquadrare “i programmi di trasformazioni del capitalismo” in atto. Così come quella che a mio avviso è stata la operazione terroristica globale 2020/2022 legata al Covid-19 (che per me personalmente è stato un “momento spartiacque”) si inquadra in un complessivo periodo di sconvolgimenti epocali legati alla vita (alla oggettiva possibilità di vita) del sistema capitalistico mondiale. Dunque io credo che la risposta ad una delle domande “di fondo” e di carattere generale poste nel documento di convocazione della Conferenza: “esiste un nesso tra le guerre attuali e il programma Covid?” sia senz’altro affermativa.

, c’è “un nesso” fra la catena di sconvolgimenti epocali segnata da questa serie di “date simbolo”, per restare solo agli ultimi anni:

estate 2019 (minaccia di collasso del sistema finanziario globale a partire dal suo cuore nero americano) – gennaio 2020/gennaio 2022 operazione (terroristica) globale Covid-19 (finita grazie alla sollevazione di una parte del popolo cinese che ha imposto la fine repentina della bestiale politica “zero-Covid” attuata dal governo di Pechino) – 24 febbraio 2022 violazione a mano armata russa della “sovranità ucraina” ossia della sovranità sull’Ucraina da parte dell’imperialismo –

7 ottobre 2023 attacco di Al-Aqsa Flood da parte della Resistenza palestinese e dell’insieme di forze componenti l’Asse della Resistenza (violazione a mano armata dell’ordine imperialista stabilito in Palestina e in tutta l’Asia occidentale) - 28 febbraio 2026 attacco Usa/Israel alla “testa del serpente”, così gli strateghi dell’imperialismo definiscono – giustamente dal loro punto di vista – la Repubblica Islamica iraniana che avevano già invano tentato di decapitare e abbattere con la guerra dei 12 giorni nel giugno 2025 ed in seguito attraverso la sobillazione di una rivolta interna all’Iran nel gennaio 2026. (Tutti assalti fino ad ora magnificamente respinti – e respinti con gli interessi! - dalle forze della Repubblica Islamica e dell’intero Asse della Resistenza, in una lotta dai tratti per davvero epici e titanici che è ancora in pieno svolgimento e dagli esiti del tutto aperti come per lo scontro fra le forze Ucro/NATO e quelle della Federazione russa. Proprio mentre scrivo, il 18 giugno la capitale Mosca e la sua regione hanno subito il più massiccio attacco missilistico dalla seconda guerra mondiale con oltre 600 droni lanciati dagli Ucro/NATO! )

Che cosa collega insieme come anelli di una catena questa serie di sconvolgimenti che si possono anche definire come momenti di un processo di una Rivoluzione epocale e globale in atto?

Prima di rispondere alla domanda vorrei soffermarmi per rilevare un tratto a mio avviso saliente riguardo al nostro attuale periodo storico, a questa catena di sconvolgimenti, a questo processo di Rivoluzione epocale e globale in atto: essa investe in profondità tutti gli aspetti della vita umana, fino alla sua radice. Forse come mai prima d’ora nella storia plurisecolare del capitalismo. Forse.

 

Nulla al riparo dallo sconvolgimento epocale

Ad esempio: nei laboratori scientifici di diversi paesi (fra cui lo Stato di Israele) e oramai da tanti anni si studia e si sperimenta (siamo ad una fase molto avanzata della sperimentazione) persino la riproduzione della vita umana per ectogenesi cioè fuori dal …“tradizionale” e naturale ventre materno della donna. Ed in questa possibilità che, mi viene da dire, più radicalmente sconvolgente non si può – possibilità data grazie allo straordinario sviluppo (io dico: mostruoso sviluppo) delle forze produttive si direbbe in linguaggio marxista – qualcuno e qualcuna vi vede addirittura la definitiva e radicale possibile “liberazione della donna”, “finalmente liberata dal fardello” di essere madre. Io personalmente vi vedo una allucinata e nefasta possibilità di allontanamento definitivo dal legame della nostra specie con la natura. In questo caso il riferimento alla distopia più calzante con la effettiva realtà non è quella a Orwell 1984 ma quella al Mondo Nuovo prefigurata nel racconto allucinato di Aldous Huxley.

Per non dire degli sviluppi irresistibili e rivoluzionari dell’Intelligenza Artificiale, delle biotecnologie, eccetera eccetera …fino alle terrificanti applicazioni di un mostro quale Palantir Technologies, applicazioni già sperimentate “sul campo” durante gli anni “dell’emergenza sanitaria” prima ancora che sul campo di battaglia in Gaza-Palestina. Fino all’ultimo prodigioso sviluppo annunciato dai soci di Bill Gates proprio recentemente: il DIOSynvax un portentoso “vaccino universale” da “offrire all’umanità”. Dicono gli sperimentatori che sia in grado di offrire “un’ampia protezione contro migliaia di varianti di virus” anche per virus che non esistono ancora. Più “protetti”, più “preventivamente protetti” di così …si muore! (Non vi nascondo che quando apprendo di “prodigiosi progressi” del genere, in me si sviluppano ciechi e potenti impulsi belluini, ferocemente anti-progressisti di stampo luddista e/o …“tradizionalista”: meglio gli antichi stregoni e gli sciamani per curare la malattia dell’uomo che gli strepitosi progressi e successi annunciati dalla maledetta Big Pharma!)

Senza inveire oltremisura, ricordo che già nel Manifesto di Marx/Engels è scritto a proposito delle crisi capitalistiche che scoppiano come “una epidemia sociale”:

E perché? Perché la società possiede troppa civiltà, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio”. Ed eravamo nel 1847!

E’ben vero che Sua Maestà il Capitale doveva ancora svolgere il suo giro del mondo, avendo quindi ancora un immenso spazio di espansione, di oggettiva possibilità di sviluppo e di vita, ma cosa direbbero oggi gli autori del Manifesto 1847 di fronte ai prodigiosi e allo stesso tempo paurosi limiti raggiunti dallo sviluppo delle forze produttive?

Ancora a proposito degli sconvolgimenti in atto e delle enormi problematiche che essi pongono a livello di interpretazione “teorica” e conseguente azione politica/pratica:

siamo probabilmente alla vigilia dell’introduzione a scala operativa di massa della valuta digitale (a mio parere possibile dopo un grande choc che prepari le masse alla sua introduzione) il cui significato e scopo (uno dei principali scopi) è il controllo da parte delle grandi centrali di potere capitalistiche sul denaro che “il libero cittadino” un tempo poteva detenere nelle proprie tasche da utilizzare a propria discrezione. Probabilmente, nei sinistri progetti del grande capitale, non potremo più disporre “liberamente” del nostro argent de poche, dei nostri quattro soldi, dei nostri piccoli risparmi. E, per giunta, come per il famoso motto fucinato al sinedrio del WEF di Davos: “Non avrai nulla e sarai felice”, ci sarà pure qualcuno, più di qualcuno “a sinistra e all’estrema sinistra” che vedrà in questa (pretesa, falsa) “abolizione del denaro/contante e della proprietà privata”, attivamente proposta da una serie di miliardari-filantropi e dai massimi sinedri capitalistici un passo …“verso il socialismo”.

In proposito, ritorna alla mia memoria quanto scrisse Jacques Camatte ancora agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, già allora intuendo la portata epocale/radicale delle “trasformazioni” capitalistiche:

La gratuità dei prodotti non è cosa impossibile: il capitale può attribuire a ciascun individuo, programmato nell’insieme del sistema capitalistico, una certa quantità di questi prodotti. Tale quantità sarebbe in funzione dell’attività richiesta, imposta a questo individuo, e si tratterebbe di un dispotismo più potente di quello attuale. Gli uomini arriverebbero a rimpiangere il denaro che ‘accordava’ loro libertà di accesso alla diversità dei prodotti.” (1)

Dovremo persino, forse assai prossimamente, essere costretti a lottare per difendere il diritto (squisitamente borghese) di disporre “liberamente” dei nostri quattro soldi. Noi che siamo comunisti, ossia consideriamo il Denaro e la proprietà privata espressioni massime della alienazione umana! Come del resto ci siamo battuti in difesa, anche e se vogliamo così dire, della “nostra proprietà privata individuale” rifiutando gli obblighi vaccinali Covid-19 imposti dallo Stato (da tutte le Istituzioni dello Stato/“comunità-capitale”: Governo, Sindacati dei lavoratori e degli imprenditori, Presidenti della Repubblica e degli Ordini professionali, “Vertici Spirituali” di questo mondo quali il Papa dei cattolici, “contestatori del sistema” del calibro di un Noam Chomsky e di una miriade di sottocalibri e insetti vari di ogni specie) imposti in nome del (preteso, falso) “bene comune” e “interesse collettivo”.

Ho accennato a questi aspetti per sottolineare il senso della profondità e della radicalità del presente processo di sconvolgimento epocale e rivoluzionario che stiamo attraversando il quale investe tutte le sfere della vita umana, il che provoca un notevole “senso di vertigine” per quanto mi riguarda.

Congiunzione di due “correnti telluriche”

Dunque, la domanda: che cosa collega la serie di sconvolgimenti in atto come anelli di una stessa catena?

A mio giudizio tale collegamento è da rintracciare, viste e scandagliate le cose in profondità nella loro origine sotterranea e per così dire “intima”, nella congiunzione esplosiva di due potentissime “correnti telluriche” che stanno attraversando e squassando in lungo e in largo questo nostro mondo (“valle di lacrime” per i credenti cristiani) dominato (fuori da ogni discussione, credo di poter dire) in lungo e in largo dalle leggi di Sua Maestà il Capitale.

 

Sergej Lavrov dixit…

La prima è una “corrente tellurica” evidente a tutti, assolutamente “palpabile” e incandescente. Per dirla con le parole di Sergej Lavrov: “500 anni di dominio occidentale stanno finendo”. Con tutto ciò che di enorme e sconvolgente questo movimento assolutamente evidente implica e consegue a tutti i livelli per la vita di tutti i popoli della terra che oggi assommano a 8 miliardi e passa di esseri umani (erano circa 2 miliardi ai tempi della seconda guerra imperialista mondiale, c’è una bella differenza!). Dire “movimento enorme e sconvolgente” significa anche dire dell’enorme difficoltà/criticità che si viene a creare anche per la grande massa degli stessi schiavi del capitale privilegiati dei paesi occidentali, dello stesso proletariato occidentale il quale ha potuto beneficiare di corpose briciole da questi “500 anni di dominio” oramai in scadenza, secondo Lavrov ed anche secondo noi.

Se dovessi dire, solo per un accenno, di questa situazione estremamente critica, direi emblematicamente della situazione che si è venuta a creare (bolle nella pentola già da molti anni) in un piccolo e periferico paese europeo: l’Irlanda, sia nella sua parte repubblicana (Dublino) che in quella ancora appartenente al Regno Unito (Belfast). Una nazione ed un popolo irlandesi che sono stati vittime di una secolare oppressione colonialista e flagellati dalla feroce costrizione all’emigrazione di massa, oggi si confrontano con i drammatici problemi posti dall’immigrazione di massa. Drammatici problemi che nel peggiore degli scenari possono anche sfociare in una orrenda guerra civile, di razza e di religione. Chiuso l’accenno sull’enorme criticità del momento “specie per noi in Europa” come ho scritto nelle righe iniziali. E’ evidente che sul problema spinosissimo dell’immigrazione di massa (e non solo nei paesi “bianchi” occidentali) andrebbe convocata un’altra specifica Conferenza, possibilmente prima di essere travolti dal precipitare degli eventi. (2)

Riprendo il filo del discorso. I 500 anni di dominio in scadenza, Lavrov dixit…

Per esprimere lo stesso concetto, il presidente russo Putin ha suggestivamente parlato dell’epoca che sta volgendo a termine come la fine dell’abitudine delle élite occidentali (nelle sue requisitorie anti-occidentali Putin non parla mai di una precisa classe sociale, né di imperialismo) (3) di “riempirsi la pancia di carne umana e le tasche di denaro”. “La danza dei vampiri sta finendo”! egli ha affermato. Cito questa molto efficace e suggestiva affermazione del presidente russo anche perché essa è stata recentemente ripresa in maniera letterale dai rappresentanti del governo iraniano: “La festa dei vampiri è finita” ha detto, nel maggio appena passato, Ali Bagheri vicesegretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale in un incontro tenuto a Mosca a cui erano presenti rappresentanti di ben 120 paesi (assenti ovviamente le diplomazie dei paesi vampiri-imperialisti). (4)

Da questa registrazione/osservazione, se vogliamo alquanto generica, si può (e, a mio giudizio, si deve) comunque già trarre una conseguenza politica/“operativa”:

noi non esitiamo a riconoscere alle attuali dirigenze politiche di Stati borghesi e capitalisti (in testa potenze statali quali Russia, Iran, Cina) di stare effettivamente conducendo una lotta “per far finire la festa dei vampiri”, per quanto esse siano sideralmente lontane o addirittura opposte ad ogni riferimento rivoluzionario dal punto di vista “ideologico di classe e socialista” ma rappresentino gli interessi concreti dei loro popoli cioè delle rispettive borghesie nazionali le quali “semplicemente” rivendicano la loro sovranità e la non sottomissione ai diktat imperialisti. (5)

La fine più ravvicinata possibile di quella sanguinaria “festa” è anche nel nostro interesse. Di noi schiavi del capitale privilegiati bianchi occidentali …cisgender mi pare si dica nell’orrenda lingua in voga in certi nostrani ambienti ultra-progressisti e “alternativi”. Perciò, noi prendiamo in parola il borghese Putin, la Guida Suprema degli sciiti e le altre attuali direzioni politiche statali del “Sud globale” quando danno filo da torcere all’imperialismo (eccome che glielo stanno dando filo da torcere!) e mettono i loro bastoni fra le ruote del vampiresco meccanismo. Le prendiamo in parola rispetto al loro stesso obiettivo dichiarato e “supremo”, che è un obiettivo senz’altro “di riforma”. Solo che per attuare veramente questa riforma dell’ordine capitalistico mondiale …ci vuole una Rivoluzione. Potrebbe sembrare una scombinata visione delle cose, una assurdità: un processo di Rivoluzione innescato e diretto da patentati “soggetti controrivoluzionari”… Eppure a mio modo di vedere è proprio di questo che si tratta.

Se la critica contro queste attuali direzioni politiche andrà fatta, e senza alcuna esitazione e “peli sulla lingua” essa va puntualmente fatta (6), sarà (è) per denunciare la inconseguenza da parte di esse nella lotta per raggiungere quell’obiettivo “supremo” che assolutamente è anche il nostro (nel nostro interesse). Inconseguenza da rilevare sia sul piano della loro “politica estera” cioè della messa in atto di un unitario e globale piano di attacco e aggressione ai centri nevralgici del potere “dei vampiri che si riempiono la pancia di carne umana e le tasche di denaro” (usiamo le parole di fuoco prese dal vocabolario di Putin, che appunto prendiamo in parola), sia sul piano interno poiché non solo alla continuazione “della festa” è interessata anche una classe più o meno ristretta di “vampiri locali” russi, iraniani, cinesi ecc. i quali vanno (andrebbero) messi brutalmente in riga, ma anche perché il per noi necessario protagonismo delle masse il più ampio e radicale possibile nella lotta suprema e santa per fare saltare la catena imperialista è un potenziale pericolo per le stesse attuali direzioni politiche della lotta anti-vampiresca. Putin, soprattutto Putin e la borghesia nazionale russa sanno benissimo cosa sia questo “potenziale pericolo”, guardando indietro ai fatti della propria storia nazionale. (Recentemente abbiamo letto che qualcuno in Russia, data la situazione di stallo sul fronte ucraino e gli attacchi sempre più numerosi e in profondità subiti sul proprio territorio, ha evocato la possibilità di “un febbraio 1917”…)

Così, nel caso del borghese Putin, dubitiamo assai (eufemismo) che “le élite occidentali” possano essere domate a colpi di Oreshnik ed attraverso le raffinate manovre diplomatiche affidate ad un Kirill Dmitriev, “incaricato speciale” (il cui curriculum vitae è molto indicativo) di Putin per trattare con … “i partner occidentali”. Così da parte nostra non abbiamo avuto esitazioni a sottoscrivere (e a far circolare) le aspre e documentate critiche di un Edward Slavsquat alla gestione delle autorità russe del periodo pandemico, compreso il pilatesco comportamento del presidente Putin in quel periodo. Così come non avremmo esitazione a criticare gli stessi Titani iraniani qualora decidessero di abbandonare Hezbollah o Gaza al loro destino nelle fauci della belva (cosa che crediamo assolutamente non faranno, perché la caduta di una sola forza dell’Asse sarebbe un colpo letale anche per la Repubblica Islamica).

 

La seconda “corrente tellurica”

Basterebbe questa prima “corrente tellurica” che per sommi capi ho descritto per spiegare lo squassamento globale in atto. Ma, a mio modesto e molto sindacabile parere, ce n’è in azione una seconda. Assai meno evidente e “palpabile” della prima, ma di pari potenza dirompente ed eversiva dello stato di cose presente.

Se, come io credo, il criterio di Karl Marx è ancora valido (per alcuni “pensatori rivoluzionari”, come ad esempio nel pensiero del sopracitato Jacques Camatte, esso non è più valido, il capitale avendo “superato i propri limiti” a cominciare dalla basilare legge del valore) significa che il prodigioso/mostruoso sviluppo raggiunto dalle forze produttive (fra cui la scienza) implica l’inesorabile rinsecchirsi dell’unica reale fonte del valore (del plusvalore, fonte e ragione di vita per il capitale) che secondo Marx risiede nel lavoro vivo, nelle schiere del lavoro salariato. Falcidiate appunto dall’irresistibile processo di robotizzazione, automazione, digitalizzazione. L’irresistibile marcia forzata del capitale, comporta il progressivo esaurimento della sua fonte vitale. In questo senso il “mostro automatizzato” si scava la fossa con le sue mani.

Cosa ne facciamo di tutta questa gente inutile?” (espulsa dal processo produttivo grazie al prodigioso avanzamento scientifico/tecnologico, quindi “inutile”) si domandano ansiosamente il noto guru Yuval Harari frequentatore di Davos e tanti altri “pensatori” le cui intelligenze sono al servizio del “cervello collettivo” di Sua Maestà il Capitale.

Quindi l’estrema difficoltà per il capitale di procedere nella sua vitale funzione di valorizzazione. Il venir meno della sua oggettiva possibilità di vita. Quindi – scendendo per terra dalle nuvole e dai fumi astratti “della teoria” – la spasmodica lotta fra i diversi centri di potere e Stati capitalistici per appropriarsi dell’ultima goccia di plusvalore-linfa vitale estratta dal lavoro salariato. Quindi la spinta oggettiva e imperiosa alle politiche imperialiste. Ancora quindi e perciò, ad esempio, la spinta imperiosa a distruggere la Federazione russa per accaparrarsi delle sue risorse, obiettivo addirittura platealmente/pubblicamente rivendicato da taluni circoli occidentali. Squisitamente imperialisti e democratici e “anti-fascisti”.

(In Italia, ad esempio, siamo arrivati alla pubblica dichiarazione fatta da noti e autorevoli dem-progress sfegatati - ovviamente “anti-fascisti” – è l’esemplare caso di una nota “personalità intellettuale” di nome Paolo Flores d’Arcais (ex gauchiste negli anni ‘60/’70) il quale, in preda all’eccitazione durante i torbidi della rivolta interna all’Iran nel gennaio di quest’anno, è giunto al punto di dichiarare in una “potentissima intervista”: “Sarei favorevole a un intervento di Trump che liberasse l’Iran dalla dittatura”. Cito il caso di questo autorevole intellettuale italiano, ma potrei snocciolare una serie “di casi” analoghi, per dire che l’affermazione “squisitamente imperialisti e democratici e ‘anti-fascisti’” non è affatto una forzatura/esagerazione polemica.)

 

Oggettivi limiti della vita di Sua Maestà

Con la estrema schematizzazione e semplificazione che ho tracciato non intendo dire che in assoluto non vi siano vie d’uscita per la senile e depravata esistenza di Sua Maestà (lasciando stare “la comune rovina delle classi in lotta” pure evocata anche nel Manifesto 1847, fosca prospettiva da mettere in conto se…).

Sulla questione è di lunga e antica data il dibattito teorico (che ha delle conseguenze politico/pratiche) nel campo dei rivoluzionari. Così nel 1927 Anton Pannekoek, uno dei massimi esponenti del comunismo dei consigli-Rätekommunismus (oltreché astronomo di fama mondiale), scriveva: “Il capitalismo è ben lungi dall’essere giunto al suo estremo. Secondo chi è persuaso del contrario, sarebbe sufficiente perseverare ancora un po’ e, poi, vi sarà la vittoria finale. Ecco un sistema per indorarsi la pillola. Il cammino più arduo, a dire il vero, si trova ancora quasi tutto davanti a noi: siamo solo ai piedi della montagna”. (7)

Alcuni decenni più tardi, un Samir Amin scrive con piena ragione: “Dire che il capitalismo è in fase di decadenza non significa affatto che esso si suiciderà per effetto di qualche contraddizione economica irresistibile; dire ciò sarebbe riproporre lo schematismo riduttivo positivista ed economicista”. E nello stesso saggio inoltre: “Oggigiorno dunque, così come si è già avverato lungo tutto il secolo e mezzo trascorsi, è possibile avere una nuova tappa dello sviluppo delle forze produttive senza rimettere in discussione i fondamenti della società di classe. Di fatto, non è difficile immaginare quali nuove industrie saranno alla base di un modello di accumulazione rinnovato: l’energia atomica e quella solare, l’astronautica, la genetica e la produzione di alimenti tramite sintesi chimiche, lo sfruttamento del fondo dei mari, ecc.” (8)

Il saggio di Samir Amin da cui ho tratto è del 1976 …nel frattempo è passato esattamente mezzo secolo. Non ho minimamente le cognizioni per affermare che “nel frattempo” limiti estremi e oggettivamente invalicabili siano stati raggiunti per la possibilità di vita di Sua Maestà il Capitale. Tuttavia sono indotto a credere (senza alcun straccio “scientifico” di prova) che tali limiti oggettivamente invalicabili esistano, e che comunque la indubbia estrema difficoltà di espansione, interna al meccanismo capitalistico sia, in profondità, il movente della seconda “corrente tellurica” di cui ho detto.

 

Parentesi “sportiva”. Record dopo record, a proposito di “limiti invalicabili”…

Sono rimasto abbastanza sbalordito avendo avuto l’occasione di seguire (dopo tantissimi anni di disinteresse) l’ultima edizione della storica gara ciclistica Parigi-Roubaix. Si è stato registrato un nuovo, incredibile, record nella velocità media oraria: 48,91 Km/h. Prodigiosamente/mostruosamente vicino al limite estremo ma, a questo punto non invalicabile, dei 50 Km/h di media, per un percorso di quasi 260 Km di cui circa 50 pedalati sui sassi del pavé. OK, va bene: l’infernale macchina del business/spettacolo riuscirà pure ad abbattere limiti ancora oggi ritenuti impossibili, a costo di stravolgere ogni cosa, ogni elemento. Anche e soprattutto l’elemento umano, il corpo e la mente dell’atleta pedalatore. Tuttavia un limite oggettivo esiste, e prima o poi anche quella infernale macchina si fracasserà sbattendoci la testa contro.

Chiedo scusa e pietà per l’esempio assai poco …“scientifico” e probante portato a sostegno della tesi sull’esaurimento della oggettiva possibilità di vita del capitale sostenuta dal sottoscritto, vecchio appassionato del ciclismo e del football che furono. Chiusa parentesi.

La stessa classica e tremendamente concreta “soluzione” capitalistica di questi nostri dilemmi “teorici”, “soluzione” che ben conosciamo, ossia la distruzione generalizzata di uomini e cose adottata nel 1914/18 e nel 1939/45, indubbiamente permette di aprire nuovi spazi – sulle macerie e sulle carneficine – ad un rinnovato slancio di accumulazione e sviluppo del capitale. Come per le grandi calamità naturali. Può certamente prorogare la scadenza di un organismo impotente a generare in sufficiente quantità la linfa che lo anima e mantiene in vita. Ma non è risolutiva.

Questione “teorica” futile e oziosa si dirà. Certamente quando la guerra viene a sterminare e a fracassare tutto quanto, conta poco e nulla discorrere se il capitalismo ne ha per altri cento o mille anni. Ma non è proprio del tutto questione oziosa per noi militanti del campo rivoluzionario comunista. Infatti, qualora e se il ciclo infernale del capitale potesse riprodursi “grazie” alla classica e concreta “soluzione” della distruzione bellica generalizzata, avremmo che la sua esistenza può protrarsi in saecula saeculorum, per un lunghissimo indefinibile spazio temporale. Saremmo in una specie di dannazione di Sisifo. Dannazione che potrebbe essere infranta solo da un atto di “coscienza” e “volontà” da parte delle masse dei dannati moderni schiavi del capitale, i quali a un certo punto “prendono coscienza” della propria condizione di schiavitù ed insorgono per “spezzare le catene”. Campa cavallo! mi viene da dire.

Io credo, invece e per fortuna, che la dinamica del processo di Rivoluzione in atto prescinda dal fattore “coscienza” da parte delle larghe masse, come si può anche dedurre da quanto scritto qui sopra a proposito della lotta ad altissimo potenziale rivoluzionario contro “i vampiri” dell’imperialismo. Lotta che ci auguriamo essere condotta nella maniera più radicale e conseguente possibile da parte delle sue attuali direzioni politiche, per conto loro del tutto “riformiste”.

* * *

Tornando con i piedi per terra, dobbiamo riconoscere che ci troviamo in un momento estremamente critico, presi nella tenaglia di una polarizzazione sociale e politica in Occidente, a partire dagli Stati Uniti dilaniati al loro interno, fra due frazioni di potere capitalistico che si stanno scontrando senza esclusione di colpi. Da un lato la frazione dei “patrioti”-imperialisti (destra/Trump/J.D. Vance/Elon Musk/Milei/V. Orban ecc.), dall’altra la frazione “globalista”-imperialista (sinistra/liberal dem/progress/Mark Carney/Commissione UE/Starmer o chi per lui del Labour Party/Pedro Sanchez/Z. Mamdani ecc.). Possiamo registrare la stessa polarizzazione anche all’interno delle molto influenti cerchie di potere della borghesia ebraica: agli opposti poli estremi, da una parte Netanyahu/Miriam Adelson ed una serie di potenti sionisti, al capo opposto il miliardario-filantropo antisionista Soros con la sua tentacolare Open Society la quale influenza gran parte della sinistra e persino della “estrema-sinistra” occidentale.

Mentre prosegue la lunga eclissi di una lotta di classe all’altezza dei tempi da parte di una classe operaia annientata politicamente ed i “suoi” tradizionali e secolari partiti politici – persino pachidermi come l’SPD tedesca e il Labour Party britannico - (contenitori/rappresentanti operaio-borghesi delle istanze proletarie) subiscono una serie di smottamenti e batoste elettorali, la grande sofferenza sociale del proletariato occidentale rischia di essere massicciamente capitalizzata dalle forze di destra “sociale”.

In alcuni paesi di Europa la situazione mi appare esplosiva, da brivido. Penso alla Francia soprattutto. L’ultra-screditato Macron, uomo dei Rothschild, dovrà lasciare le leve del governo ma molto difficilmente ci sarà un passaggio di gestione “indolore” e pacifico ad un governo di una destra “sociale e sovranista” carica di consenso raccolto fra il popolo profondo di Francia. E’ solo un esempio di un molto prossimo possibile scenario.

Il processo di Rivoluzione globale ed epocale in atto passa anche da queste tribolazioni.


Claudio (Nucleo Comunista Internazionalista) – 23 giugno 2026

NOTE
1) Jacques Camatte, Erranza dell’umanità. Coscienza repressiva. Comunismo. In Invariance, dicembre 1973. Anche in Verso la Comunità Umana, ed. Jaca Book.
J. Camatte, recentemente scomparso, è stato fino agli anni ’70 un militante della Sinistra Comunista Internazionale (“bordighista”). In seguito lo sviluppo del suo pensiero lo ha portato all’abbandono del marxismo in quanto strumento non più utilizzabile per comprendere l’evoluzione del mostro-capitale che secondo Camatte è riuscito nell’impresa di “addomesticare” non solo quello che avrebbe dovuto essere il suo becchino cioè il proletariato, ma ha “addomesticato” l’umanità intera.
2) Il solo dire e riconoscere che l’immigrazione di massa rappresenta un problema è considerato come una specie di bestemmia ed eresia dalla stragrande maggioranza dell’attuale “estrema sinistra”, tutte comprese le sue parrocchie. Per costoro, se problemi si ingenerano è per via della strumentalizzazione/amplificazione che le forze di destra e di estrema-destra ne fanno. E per via “dell’ignoranza” dei proletari autoctoni (letto testualmente su un sito “trotzkista” irlandese), trattati come una massa di fessi che si fanno abbindolare dalla agitazione demagogica della destra nazionalista e razzista.
Io credo invece che sia un reale e spinosissimo problema (su cui senza dubbio ci marcia la destra e l’estrema destra), che fra l’altro non riguarda i soli paesi “bianchi” occidentali: si pensi ai gravi problemi posti dall’immigrazione di massa in paesi come l’Iran o il Sudafrica. Ne dovremo o dovremmo trattarne a fondo…
3) Vedi in particolare i discorsi tenuti da Putin il 21 e il 24 febbraio 2022 nei quali il presidente “spiega” al popolo russo il senso dell’Operazione Speciale. Vedi anche l’importante intervista del marzo 2024 nella quale egli dice della “festa dei vampiri” occidentali che deve finire:
https://reseauinternational.net/poutine-le-bal-des-vampires-touche-a-sa-fin-interview-par-d-kisseliov/
Ma soprattutto il discorso tenuto nel settembre 2022 in occasione della proclamata annessione alla Federazione russa delle quattro provincie ex-ucraine (di cui solo quella di Lugansk al momento pienamente sgomberata dalle forze Ucro/NATO) è il documento, a mio avviso di assoluto spessore storico ed il più aspro della requisitoria anti-occidentale putiniana. In italiano si può leggere per intero qui:
https://mostafamilani.ir/blog/2022/09/30/discorso-putin-sett-2022
Approfitto dell’occasione per segnalare un tasto assai delicato toccato da Putin in questo suo storico e solenne discorso:
egli, enumerando e denunciando la serie storica di crimini compiuti dall’occidente, vi ha – giustamente! - aggiunto anche i bombardamenti criminali e terroristici perpetrati dagli “alleati” su Dresda ed altre grandi città tedesche alla fine della 2^ guerra mondiale “a vittoria acquisita” (“alleati” di chi? potremmo domandare al signor Presidente russo). Per la prima volta, che mi risulti, un presidente russo ricorda questo crimine e lo addebita sul groppone degli occidentali “alleati”. Il fine politico di questa storica denuncia credo sia quello di “lisciare il pelo” alla borghesia tedesca o almeno a una sua parte, per tentare di staccarla dal campo ostile NATO. Tentativo al momento fallito. Al momento…
Ma il Presidente russo nella sua potente requisitoria anti-occidentale dimentica, e non per caso, alcuni eventi importantissimi, alcuni crimini terrificanti (per restare a quelli della 2^ guerra mondiale). Ad esempio l’annientamento degli insorti di Varsavia agosto 1944, ad opera delle SS rese più che mai feroci e furibonde dalla altrettanto feroce e disperata resistenza degli insorti polacchi, per 63 giorni vanamente in attesa che l’Armata “rossa”, accampata appena fuori Varsavia, rompesse l’assedio della città.
4) "La festa dei vampiri è finita": l'Iran dice basta con gli scudi per le basi statunitensi. https://www.presstv.ir/Detail/2026/05/28/769424/-Feast-of-vampires-is-over---Iran-says-no-more-shields-for-US-bases
5) Una obiezione insidiosa potrebbe essere mossa al mio ragionamento. Si potrebbe obiettare a questa stregua che anche la Germania di Hitler e il Giappone dell’imperatore Hirohito oltreché l’Italietta di Mussolini hanno ripetutamente “violato l’ordine internazionale” mettendo “i bastoni fra le ruote” delle dominanti “plutocrazie democratiche”, gli indubbi super-vampiri del tempo. Difatti la propaganda dei nazional-socialisti e del capitalismo nipponico presentava alle masse la loro azione imperialista sfociata nella guerra, non solo essere (cito da un opuscolo di propaganda fascista del 1941) “una lotta per un giusto equilibrio fra gli Stati, ma è anche una rivoluzione grandiosa destinata ad instaurare nuovi valori etico-sociali di cui tutti i popoli ne beneficeranno.”
Obiezione che si potrebbe fare solo scambiando l’attuale Federazione russa come Stato imperialista, il suo leader “centrista borghese” Putin come fascista. E scambiando l’Asse Roma/Berlino/Tokio …per l’attuale formidabile Asse della Resistenza che sta dando così tanto autentico filo da torcere agli imperialisti, alla “classe Epstein” come giustamente dice la propaganda della Repubblica Islamica iraniana. Non si tratta di una mia esagerazione polemica: ci sono persino dei pretesi “rivoluzionari internazionalisti” (lasciando stare i sorosiani patentati secondo i quali ovviamente i Putin e i Khamenei “sono fascisti”) che plaudendo alla “rivolta” del gennaio scorso in Iran in un loro miserabile “Dossier Iran” sono arrivati all’aberrazione di definire la Guida Suprema Alì Khamenei “razzista come Trump”!
6) Il minuscolo Nucleo che rappresento ha puntualmente espresso il suo pensiero riguardo la bestiale “politica anti-Covid” attuata dal governo cinese:
Sul bestiale lockdown in Cina/Shanghai”, maggio 2022 https://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o55417:e1
Viva la rivolta degli schiavi del capitale cinese!”, novembre 2022 https://ilrovescio.info/wp-content/uploads/2022/11/Liberta-di-scelta-e-non-cavie-1.pdf
7) In Proletairer, 1927. Ora in Pannekoek e i consigli operai, Musolini ed. 1969
Lo stesso Pannekoek nel 1946, quando ormai era evidente che non ci sarebbe stato alcun nuovo Ottobre rosso suscitato dai macelli della guerra imperialista, scrisse:
In altri termini, nel momento in cui il sistema capitalista ingloberà la maggior parte degli uomini, dal momento in cui esso vedrà chiudersi ogni possibilità di espansione di un certo rilievo, si imporrà la necessità della lotta rivoluzionaria. A questo stadio supremo del capitalismo, la minaccia di uno sterminio di massa farà sì che questa lotta sia una necessità per tutte le classi della società”. The failture of the Working Class, in Politics (New York 1946) ora in Pannekoek e i consigli operai, cit.
8) Le crisi strutturali del passato e come il sistema le ha superate, Samir Amin. In La crisi dell’imperialismo, Coines Ed. 1976
Pin It

Add comment

Submit