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Il #rogodilibri e la sottovalutazione del pericolo. Un’analisi

di Wu Ming 1

Non si potrà mai segnalare e linkare abbastanza l’articolo in cui Massimo Carlotto spiega che l’indignazione anti-Battisti degli amministratori/epuratori veneti è falsa come una moneta da mezzo centesimo, e quindi l’offensiva contro i libri sgraditi e soprattutto contro i loro autori, massacrati mediaticamente ad hominem, prescinde totalmente dalla questione sbandierata. Come dimostra l’epurazione silenziosa dei libri di Saviano e di Paolini, per motivi che al caso Battisti sono estranei.

Proviamo a fare un quadro della situazione.


La fase del declino di un regime può essere breve o lunga, tragica o grottesca (o entrambe le cose); di certo è sempre la fase più pericolosa. All’ombra di un regime declinante a livello nazionale, localmente si registrano le peggiori “fughe in avanti” e recrudescenze.

Recrudescenze che si incrociano – e talvolta confondono – coi tentativi sempre più marcati ed estremi di distogliere l’attenzione, alzare cortine fumogene, indicare falsi bersagli e capri espiatori. Il grido Achtung banditen! si alza sempre più alto e stridulo, insieme a strumentali richiami all’onore nazionale.


Nelle ultime settimane, il caso Battisti è stato il diversivo perfetto.

Aggiungiamoci che, storicamente, i fascisti (la parola non è usata a caso: gli assessori di cui parliamo hanno un risaputo percorso di estrema destra alle spalle, o meglio: sulle spalle) hanno sempre avuto una relazione “tormentata” con la cultura e i libri. Si potrebbe proprio dire che odiano il pensiero, preferiscono le scorciatoie e le semplificazioni tipiche del discorso “di viscere”. Si pensi al celebre slogan dei fascisti spagnoli: “Viva la morte, abbasso l’intelligenza!”, nato come grido sprezzante rivolto al filosofo Miguel de Unamuno.


Mettete insieme tutto questo e otterrete quel che sta accadendo in Veneto:

1) All’ombra
del “puttanaio” arcoriano si registrano, localmente, recrudescenze autoritarie.
2) Per queste recrudescenze si ricorre alla più aggiornata e al tempo stesso collaudata “arma di distrazione di massa”: il caso Battisti.
[Un inciso: Battisti è solamente uno dei numerosi ex della lotta armata italiana (anche molto più importanti di lui) per cui governi stranieri non hanno concesso l'estradizione. Anzi, non è nemmeno il primo per cui il Brasile non ha concesso l'estradizione. E' per un gioco di motivazioni strumentali su cui in questa sede non intendo soffermarmi che Battisti, figura marginalissima nella lotta armata di quegli anni,  si è trovato al centro di un simile ambaradàn. Soltanto per lui si è alzata una simile campagna mediatica, con intensa "mostrificazione" del personaggio. Diciamo che Battisti è "arrivato al momento giusto", quando più il potere aveva bisogno di lui.]
3) Due piccioni con una fava: l’arma viene usata dai fascisti contro i nemici storici: gli odiatissimi “intellettuali”, presunti privilegiati, salottieri immaginari, perfetti nemici da additare alla propria “base” galvanizzata e pregna di risentimenti palesi e oscuri.
4) Tutto questo per imporre l’inaccettabile: regolare antichi conti contro cultura e libri. In fondo, non c’è un solo Libro che valga la pena leggere? Infatti l’assessore regionale Donazzan regala la Bibbia a tutti gli studenti.
5) Tutto questo in una regione importantissima, tra le più ricche d’Italia e da molti anni laboratorio di politiche reazionarie che in seguito vengono riadattate ed esportate nel resto del Paese.


Torniamo al regime declinante.

Per “regime” intendo soprattutto un potere personale, con tanto di satrapi, lacché ed eunuchi di corte. Il fatto che questo sia declinante, per noi, significa relativamente poco. Ci sarà un “berlusconismo senza Berlusconi”. Dovremmo già preoccuparci del dopo.

Bene, quel dopo lo costruiranno le recrudescenze che noi non saremo in grado di contrastare, o che non riterremo abbastanza importanti da doverle contrastare.

Quel dopo lo costruisce anche quanto sta accadendo in Veneto.

Come scrive sul suo blog la collega Michela Murgia:

 Mentre ancora è in corso il “puttanaio” generosamente offertoci dal re di tutti i bagaglini, da mesi i più accorti si interrogano su quel che verrà dopo. Non serve essere politologi per divinare il mondo che verrà: quel mondo è già qui e lavora di brutto, lieto che i media puntino i fari altrove [...] Cosa dobbiamo aspettare ancora per cominciare a staccare più gente possibile dalla lettura dei verbali delle prostitute e dei cortigiani di Berlusconi, e dirgli che sta succedendo questo? Il coitum sembrerà pure molto interessante, ma il post coitum non ha l’aria di una sigaretta fumata in relax. I media italiani aspetteranno come al solito che lo scandalo arrivi ai giornali internazionali, prima di fargli eco a rimorchio in patria?


E allora trovo come minimo insufficienti e parecchio fuori fuoco gli articoli usciti oggi su Repubblica. Mantengono l’attenzione sul caso Battisti, facendo un favore all’estrema destra veneta; non fanno notare abbastanza che il caso Battisti è un pretesto; all’epurazione di Saviano dalle biblioteche dedicano poco spazio en passant per poi ritornare con prepotenza nella cornice che gli epuratori desiderano mantenere.

Il gioco combinato dei due articoli (Brambilla e Sica) di fatto “ridimensiona” l’enormità di quel che sta accadendo in Veneto, in varie mosse:
- si riporta l’espressione “boicottaggio” senza spendersi granché a smontarla. Questo non è un boicottaggio, è un’epurazione.
- si riportano pareri di chi un po’ la prende sottogamba (il solito “E’ solo una provocazione, non dicono sul serio”, viatico di ogni desistenza, frase-passepartout che nell’Italia degli ultimi sedici anni ha preceduto l’affermarsi di ogni barbarie);
- si descrivono gli epuratori di libri come soddisfatti e sorridenti (quindi occultando le tensioni interne che invece ci sono, come dimostra il ping pong Speranzon-Zaccariotto-Donazzan, tensioni che sono state prodotte dalla mobilitazione);
- si dedicano alla mobilitazione pochissime, fugaci parole;
- si riportano giudizi pesantissimi e calunniosi sugli scrittori presi di mira, descritti come complici del terrorismo, e si affida al solo Giorgio Agamben una risposta meditata, assennata, ma poco incisiva;
- per non dire del “contributo” di Antonio Tabucchi, incollerito e farfugliante, poco utile a tutti.

Il framing è evidente: ci sono scrittori superficialmente definiti “pro-Battisti” (mentre quelli che hanno espresso dubbi e perplessità sui processi di quegli anni e sulla querelle mediatica partita nel 2004 hanno posizioni e argomentazioni ben più complesse), e c’è gente che – magari esagerando – si oppone al “terrorismo”. Che però, toh, non c’è!

Questi due articoli non lasciano assolutamente percepire la deriva totalitaria che sta prendendo l’amministrazione berlusconiano-leghista veneta. Non chiamano le cose con il loro nome, accettano le definizioni degli epuratori, non fanno capire adeguatamente che sono in corse autentiche messe al bando, che si stanno “purgando” le biblioteche e si sta decidendo dall’alto cosa possano o non possano leggere i cittadini in istituzioni pubbliche come biblioteche e scuole.


Se si continua con questa sottovalutazione, il nazismo sarà un coltello che affonda nel burro.

***

P.S. Da leggere il post di Mario Tedeschini Lalli, caporedattore multimedia del gruppo editoriale Espresso, in cui spiega che la parola “censura” è ormai del tutto inadeguata.

P.S.2 Semplicemente vergognosa l’ANSA.

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