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Published: 31 October 2025
Created: 25 October 2025
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Il quadro finanziario e geopolitico mondiale in un momento di imminente disordine

di Alastair Crooke, conflictsforum.substack.com

Il tentativo di Trump di costruire uno “scenario Budapest” – ovvero un vertice Putin-Trump basato sulla precedente “intesa” in Alaska – è stato annullato unilateralmente (dagli Stati Uniti) tra le polemiche. Putin aveva avviato la telefonata di lunedì, durata due ore e mezza. A quanto pare, conteneva dure dichiarazioni di Putin sulla mancanza di preparazione degli Stati Uniti a un quadro politico, sia per quanto riguarda l’Ucraina, ma soprattutto per quanto riguarda le più ampie esigenze della sicurezza della Russia.

Tuttavia, quando è stata annunciata dalla parte americana, la proposta di Trump era tornata (ancora una volta) alla dottrina di Keith Kellogg (l’inviato statunitense per l’Ucraina) di un “conflitto congelato” sulla linea di contatto esistente prima di qualsiasi negoziato di pace, e non viceversa.

Trump doveva sapere ben prima che i colloqui di Budapest venissero discussi che questa dottrina Kellogg era stata ripetutamente respinta da Mosca. Allora perché ha ribadito la sua richiesta? In ogni caso, lo scenario del vertice di Budapest ha dovuto essere annullato dopo che la telefonata di “impostazione” concordata in precedenza tra il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov e il Segretario di Stato Marco Rubio si è scontrata con un muro. Lavrov ha ribadito che un cessate il fuoco in stile Kellogg non avrebbe funzionato.

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Published: 31 October 2025
Created: 27 October 2025
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volerelaluna

L’isolamento di Israele

di Francesco Pallante

Intervenendo alla Knesset lo scorso 13 ottobre, Donald Trump ha sostenuto che, grazie al suo piano di pace, «ora il mondo ama di nuovo Israele». Per poi aggiungere – con parole rivolte direttamente a Benjamin Netanyahu – «che se foste andati avanti con la guerra e le uccisioni non sarebbe stato lo stesso» (cioè, il mondo avrebbe continuato a odiarvi).

Naturalmente, come spesso capita, anche in questa occasione il presidente degli Stati Uniti ha sovrapposto i propri desideri alla realtà. Il mondo continua a essere sgomento al cospetto della violenza scatenata, e ostentata, da Israele contro gli inermi di Gaza (e, sempre più, anche della Cisgiordania); e nessun credibile segnale mostra mutamenti nella ripulsa con cui l’opinione pubblica mondiale continua – giustamente – a considerare Israele. È, tuttavia, significativo il fatto che Trump abbia ritenuto di dover intervenire sulla reputazione dello Stato ebraico, anche perché le sue parole non sono figlie di una considerazione estemporanea. Secondo quanto riportato dal Financial Times, già durante l’estate, il 31 luglio, il presidente statunitense aveva toccato l’argomento in una conversazione privata intrattenuta con un influente donatore della sua campagna elettorale, al quale aveva confessato: «il mio popolo sta iniziando a odiare Israele». Ciò induce due considerazioni.

La prima considerazione è che dalla guerra dell’informazione Israele è uscito sconfitto, a dispetto delle enormi risorse economiche profuse in propaganda e della pletora di media, giornalisti e influencer assoldati al suo servizio.

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Published: 31 October 2025
Created: 28 October 2025
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lindipendente

Pfizergate: chiusi i conti correnti a Frédéric Baldan, l’uomo che ha denunciato von der Leyen

di Enrica Perucchietti

«Le banche si sono arrogate il diritto di chiudermi i conti bancari senza alcuna motivazione». Frédéric Baldan, autore del saggio Ursula Gates. La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles, si è visto chiudere tutti i conti bancari, personali e aziendali, compreso il conto di risparmio del figlio di cinque anni. Le banche belghe Nagelmackers e ING hanno comunicato la rescissione dei rapporti senza motivazioni plausibili, chiedendogli la restituzione delle carte di credito. Un caso di “debanking” politico che colpisce chi ha osato toccare il cuore opaco del potere europeo: il cosiddetto caso Pfizergate. Baldan, ex lobbista accreditato presso la Commissione UE, è l’uomo che ha denunciato Ursula von der Leyen per gli SMS, inviati tra gennaio 2021 e maggio 2022, mai resi pubblici con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla. Ora, oltre all’isolamento istituzionale, subisce l’esclusione finanziaria.

Raggiunto da noi telefonicamente, Baldan ci ha spiegato che «le banche hanno iniziato a crearmi problemi simultaneamente, pur non comunicando tra loro. L’unica spiegazione plausibile è che esista un elemento scatenante: penso si tratti di un ordine impartito dai servizi segreti dello Stato belga, su pressione dell’Unione Europea, di trasmettere tutte le mie transazioni finanziarie». Al contempo, Baldan ha espresso la sua determinazione a non lasciarsi intimidire: «Sul mio account X, l’annuncio di questa informazione è stato visualizzato 600.000 volte in 24 ore.

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Published: 30 October 2025
Created: 28 October 2025
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lantidiplomatico

Trumpeggiando in Latinoamerica

Bolivia, Ecuador e Perù, fatto. Venezuela e Colombia, da fare

di Fulvio Grimaldi

nofieiii65Bolivia, suicidio assistito dal padre della patria

Nel giro di vent’anni salvatore e affossatore della patria. Il percorso di Evo Morales, fondatore del Movimento al Socialismo (MAS), presidente della Bolivia dal 2006 al 20019 culmina nell’autodafè della rivoluzione. Nel secolo fattosi largo all’insegna del riscatto latinoamericano con il Venezuela di Chavez, l’Ecuador di Correa, l’Argentina dei Kirchner, il Messico di Obrador, in continuità con i padrini Cuba e Nicaragua, la Bolivia rappresentava uno degli esempi più riusciti di socialismo alla bolivariana. Il che rende tanto più incomprensibile e doloroso un declino iniziato qualche anno fa e che culmina in quel rogo di conquiste e speranza, alimentato eminentemente dal suo stesso taumaturgo.

Le mie frequenti visite nel paese che, non per nulla, ha vissuto e tradotto in realtà la liberazione tentata dal Che Guevara, mi offrivano l’esperienza di un ininterrotto cammino di emancipazione: la riforma agraria, l’acqua sottratta alle multinazionali USA, la nazionalizzazione delle risorse, dal gas al litio e la conseguente equa distribuzione della ricchezza, lo Stato binazionale nel quale gli indigeni erano assurti a protagonisti del progresso, l’antimperialismo propagandato e operato a livello domestico e internazionale.

Una crepa si apre nel 2019. Il dettaglio di questo processo involutivo l’ho già raccontato sull’AntiDiplomatico. Qui parliamo di come è andata a finire.

Evo Morales, con alle spalle tre mandati presidenziali, sfida il divieto della costituzione e rivendica la candidatura al quarto. Un referendum glielo nega. Lui insiste. Degli smarrimenti e delle contraddizioni così innescate approfitta il settore dei grandi terratenientes e imprenditori industriali, nostalgici di regimi autocratici che, insieme al padrinaggio degli USA, gli garantivano libertà di manovra economica fondata sull’emarginazione e sullo sfruttamento soprattutto dei nativi Quechua e Aymara. Il colpo di Stato del novembre 2019, che portò al potere la parlamentare conservatrice Jeanine Anez, fu spazzato via da una sollevazione popolare che, resistita a una sanguinosa repressione con decine di vittime, ha potuto imporre, l’anno dopo, nuove elezioni e la travolgente vittoria del MAS.

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Published: 30 October 2025
Created: 24 October 2025
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effimera

Legge di Bilancio 2026-2028 | La manovra della stabilità: quando il rigore diventa la sola politica

di Roberto Romano e Andrea Fumagalli

Studio di orizzonte marino con pioggia.jpgCon l’approvazione della Legge di Bilancio 2026-2028, il governo italiano ha scelto di non scegliere, adeguandosi ai dettami e ai vincoli imposti dal nuovo Patto di Stabilità e Crescita europeo.

Si conferma così la linea di questo governo impavido: una linea fondata su grandi proclami ideologici (tutto va bene!) e promesse di riforme strutturali a cui non segue una capacità decisionale degna di tal nome. D’altra parte, il non fare è il sistema migliore per non sbagliare e mantenere un riconoscimento elettorale, soprattutto in presenza di una stampa compiacente e di una opposizione inconcludente.

Nel campo macroeconomico si rinuncia così di esercitare il potere discrezionale della politica economica. È una legge che non governa l’economia, ma la registra; non apre prospettive, ma le rinvia. Nel più classico stile neoliberista, che vede ogni intervento pubblico di indirizzo una bestemmia contro il mercato.

Dopo il Documento di economia e finanza e la Nota di aggiornamento, il trittico della programmazione pubblica si chiude con un bilancio che, al netto del Piano nazionale di ripresa e resilienza, equivale a una manovra “a saldo zero”. Le risorse aggiuntive effettive sono limitate: solo 900 milioni nel 2026. Si tratta di numeri che, nella sostanza, descrivono un bilancio statico, coerente con il nuovo quadro europeo che impone la riduzione graduale del debito e un avanzo primario crescente, ma del tutto privo di un progetto di sviluppo autonomo.

 

  1. Il ritorno del Patto e la politica dell’obbedienza

Il nuovo Patto di Stabilità e Crescita, negoziato nel 2024, rappresenta il compromesso tra la richiesta dei Paesi “frugali” di tornare al rigore e il tentativo, soprattutto da parte della Francia e Germania, di introdurre margini di flessibilità per gli investimenti pubblici e la transizione verde e sottotraccia la difesa. Ma nella pratica, il suo impianto resta quello di sempre: l’equilibrio dei conti prevale su ogni altra priorità economica o sociale.

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Published: 30 October 2025
Created: 22 October 2025
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antropocenejpg

L'Antropocene è stato cancellato?

di Ian Angus

Ian Angus fa luce sulle motivazioni politiche alla base della decisione dell' Unione Internazionale di Scienze Geologiche di non riconoscere l'Antropocene come epoca geologica ufficiale. Nel ripercorrere il dibattito, egli analizza come l'organizzazione abbia minato le conclusioni dei migliori scienziati, per opporsi all'istituzione dell'Antropocene come nuova epoca geologica e sminuire le sue implicazioni nel dibattito pubblico sulla crisi planetaria

MR ott25 2.jpgCirca 2,8 milioni di anni fa, il livello di anidride carbonica nell'atmosfera terrestre diminuì, dando inizio a un'era glaciale. Da allora, i cambiamenti a lungo termine nell'orbita e nell'inclinazione della Terra, chiamati cicli di Milankovitch, hanno prodotto oscillazioni della temperatura globale ogni 100.000 anni circa. Nelle fasi glaciali (fredde), calotte di ghiaccio spesse chilometri coprivano la maggior parte del pianeta; nei periodi interglaciali (caldi) più brevi, il ghiaccio si ritirava verso i poli. Negli ultimi 11.700 anni abbiamo vissuto in un periodo interglaciale che i geologi chiamano Epoca Olocenica.

In circostanze normali, i ghiacciai e le calotte polari starebbero ora crescendo lentamente. Come dimostrano recenti ricerche, «se non fosse per gli effetti dell'aumento di CO2, l'inizio della glaciazione raggiungerebbe il tasso massimo entro i prossimi 11.000 anni».[1] Invece del riscaldamento globale, il futuro della Terra sarebbe il congelamento globale, ma solo in un futuro lontano.

Tuttavia, come sa chiunque sia anche solo leggermente consapevole delle questioni ambientali, i ghiacciai e le calotte polari del mondo non si stanno espandendo, ma si stanno riducendo rapidamente. Tra il 1994 e il 2017, la Terra ha perso 28 trilioni di tonnellate di ghiaccio e il tasso di declino è aumentato del 57% dagli anni '90.[2] Anche se le emissioni di gas serra venissero rapidamente ridotte, le condizioni che impediscono il ritorno delle calotte glaciali continentali persisteranno probabilmente per almeno 50.000 anni. Se le emissioni non cessano, il ghiaccio non tornerà per almeno mezzo milione di anni.[3]

In breve, come conseguenza diretta delle emissioni di gas serra causate dall'attività umana, l'era glaciale è stata annullata.

Questa è la prova concreta di una delle conclusioni più radicali della scienza del XXI secolo: «La Terra ha ormai abbandonato la sua epoca geologica naturale, l'attuale stato interglaciale chiamato Olocene. Le attività umane sono diventate così pervasive e profonde da rivaleggiare con le grandi forze della natura e stanno spingendo la Terra verso una terra incognita».[4]

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Published: 30 October 2025
Created: 25 October 2025
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“Così potete sfruttare la guerra mondiale per sconfiggere USA e Ue”

L’insegnamento di Lenin

di OttolinaTV

In tempo di guerra non si può agire e pensare come in tempi di pace: qui non servono più le idee maturate durante la lunga, ipocrita e sanguinosa pace occidentale, ma servono analisi e idee nuove (e, soprattutto, efficaci) che prendano atto del fatto che gli Stati capitalistici si stanno militarizzando verso l’esterno e verso l’interno, e che non possiamo più cavarcela con qualche post su Facebook o litigata al bar con l’amico meloniano; in questo periodo storico, andarsene a giro a ribadire al mondo la propria identità politica è un esercizio del tutto inutile e, anzi, un massimo segno di impotenza. La radicalità di questa fase e la radicalità delle trasformazioni sociali richieste, prima che sia troppo tardi e la guerra capitalista deflagri senza più rimedio, dovrebbe indurci a vivere con una sola domanda fissa in testa: come rimanere fedele ai propri principi di trasformazione radicale del sistema esistente e, al tempo stesso, convincere chi la pensa diversamente da noi? Ecco: chi è stato maestro in questo – e, cioè, a pensare politicamente in tempi di guerra e a riuscire a convincere milioni di persone a seguire i propri principi, se pur tra mille compromessi e mediazioni – è sicuramente Vladimir Lenin: alcune delle analisi di Lenin sono oggi più importanti che mai per chiunque voglia agire politicamente in maniera efficace e all’altezza dei tempi.

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Published: 30 October 2025
Created: 25 October 2025
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lantidiplomatico

"Chiamiamo i popoli del mondo a venire a difendere il Venezuela”

Geraldina Colotti intervista il Capitano Diosdado Cabello

Durante la conferenza stampa settimanale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), abbiamo avuto l'opportunità di porre tre domande al capitano Diosdado Cabello, vicepresidente del PSUV e Ministro del Potere Popolare per le Relazioni Interne, Giustizia e Pace. Le riportiamo di seguito.

* * * *

Geraldina Colotti: Buonasera, Capitano, un saluto alla Direzione del partito.

Diosdado Cabello: Come sta lei, Geraldina?

Geraldina Colotti: Grazie, bene. Quando il clarino della rivoluzione chiama, persino il pianto della madre tace... Dunque, eccoci di nuovo qui. Ho tre domande, se posso.

Diosdado Cabello: Sì, certo.

 

La prima è la seguente: Il presidente Maduro ha lanciato un appello ai popoli indigeni dicendo che, sebbene si augurasse di no, se ci sarà un attacco al Venezuela, tutti i popoli originari di tutte le latitudini possono venire a difendere il Venezuela. La domanda è: dal partito, dalla sua struttura internazionale, si potrebbe lanciare un appello ai popoli del mondo, alle rivoluzionarie e ai rivoluzionari per organizzare qualcosa di simile a quanto avvenne nella Guerra Civile Spagnola con le brigate internazionali per difendere il Venezuela, difendere la pace del Venezuela, la Rivoluzione?

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Published: 30 October 2025
Created: 26 October 2025
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lafionda

La guerra come spettacolo e menzogna

di Elena Basile

Il mese durante il quale si ebbero maggiori vittime statunitensi durante la Seconda guerra mondiale fu aprile, uno degli ultimi prima della fine del conflitto. La guerra in Ucraina, che secondo molti strateghi militari non è lontana da una soluzione sul campo di battaglia, sarà accompagnata anche nelle sue ultime fasi da un aumento delle vittime. Il numero giornaliero di soldati ucraini caduti è enorme in una guerra di attrito. Si dovrebbe ricordare ai politici europei, agli analisti, ai giornalisti che la decisione di continuare una guerra suicida, sulla pelle degli ucraini, a cui tutti loro, con una propaganda elementare, contribuiscono, non è un giochino di società ma implica ulteriore sangue versato, di cui, se fossimo in democrazia, dovrebbero essere considerati responsabili.

Siamo abituati, purtroppo, ad attori sul piano internazionale come George W. Bush e Tony Blair che, dopo aver scatenato con menzogne ormai provate una guerra priva di obiettivi strategici e mirata alla destabilizzazione del Paese, malgrado la morte di 500.000 civili, sono impegnati a tenere lezioni di politica internazionale e ad arricchirsi con prestigiosi incarichi. Sarkozy, artefice della guerra in Libia che ha creato un nuovo Stato fallito, viene celebrato come un eroe in Francia, malgrado la condanna penale subita.

Immagino che le signore in tailleur e gli uomini che, con le loro facce perbene, si alternano sugli schermi per spiegarci come una soluzione diplomatica dei conflitti sia impossibile e come sia importante che gli ucraini, popolo da loro amato, continuino a sacrificarsi, non subiranno alcuna conseguenza per le azioni intraprese a sostegno di una carneficina di innocenti.

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Published: 30 October 2025
Created: 24 October 2025
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intelligence for the people

Aggressività e autolesionismo di un’America al crepuscolo 

di Roberto Iannuzzi

Con un’economia minacciata dal debito fuori controllo e dalla rischiosa bolla dell’IA, Washington continua a promuovere futili e pericolose azioni militari, e misure “boomerang” in ambito commerciale

Presentatosi alle presidenziali come un “candidato di pace” che voleva chiudere il capitolo dell’avventurismo americano all’estero, il presidente Donald Trump ha invece impostato un mandato all’insegna di minacce militari e ricatti commerciali.

Il suo slogan “America First” si è in effetti tradotto in un maldestro tentativo di ristabilire l’egemonia americana su un mondo che è ormai sempre più inequivocabilmente multipolare.

Tale tentativo si è concretizzato in una serie di azioni belliche inconcludenti (nello Yemen, in Iran) quanto sanguinose (il sostegno allo sterminio israeliano a Gaza), a cui sono seguite le recenti minacce al Venezuela.

In Ucraina, dove Trump ha cercato di persuadere la Russia ad accettare un congelamento del conflitto piuttosto che una sua reale soluzione, la pace rimane lontana quanto la possibilità di un’affermazione militare occidentale.

Sul fronte economico, la guerra dei dazi avrebbe dovuto persuadere gli altri paesi a stringere accordi commerciali e investimenti vantaggiosi per gli Stati Uniti allo scopo di evitare la tagliola delle tariffe. L’obiettivo della Casa Bianca era ridare ossigeno all’economia e alle disastrate finanze americane.

Malgrado le entrate derivanti dai dazi, il debito nazionale statunitense ha toccato i 38 trilioni di dollari, essendo salito di 11 trilioni in cinque anni.

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Published: 30 October 2025
Created: 24 October 2025
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lantidiplomatico

"Non è la fine del mondo, ma la nascita di un mondo nuovo"

di Loretta Napoleoni

Donald Trump ha annunciato la sospensione immediata di tutti i negoziati commerciali con il Canada, irritato da uno spot pubblicitario finanziato dal governo dell’Ontario che, con la voce di Ronald Reagan, difendeva il libero commercio e denunciava i dazi come “un’idea del passato”. Una provocazione simbolica, che tocca il cuore della nuova dottrina economica americana.

Trump ha risposto con la consueta veemenza, accusando Ottawa di “comportamento oltraggioso” e ribadendo che i dazi sono “fondamentali per la sicurezza nazionale e per l’economia degli Stati Uniti”. La decisione ha scosso uno dei rapporti commerciali più solidi del pianeta — oltre 900 miliardi di dollari di scambi annui — ma va interpretata in un contesto più ampio: la ridefinizione del potere economico globale e il tramonto dell’ordine neoliberale nato alla fine della Guerra Fredda.

Molti leggono in queste mosse l’arroganza di un leader isolazionista. In realtà, ciò che si manifesta è un processo evolutivo: la transizione da un mondo unipolare, dominato dagli Stati Uniti, a un sistema multipolare, in cui le potenze economiche competono e si ridefiniscono.

Quando Reagan, nel 1987, difendeva il libero mercato, gli Stati Uniti rappresentavano il centro indiscusso dell’economia globale.

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Published: 29 October 2025
Created: 26 October 2025
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perunsocialismodelXXI

Arlacchi spiega la Cina all'Occidente

Ma l'Occidente è disposto ad ascoltare?

di Carlo Formenti

mao nel 49.jpgDeputato, senatore e parlamentare europeo, il sociologo Pino Arlacchi è noto, oltre che per i suoi libri, per la lunga attività pubblica e istituzionale contro la criminalità organizzata (è stato vicesegretario generale del programma antidroga e anticrimine dell’ONU). Meno conosciuti sono i suoi rapporti con il mondo politico e accademico cinese. Arlacchi presiede, fra le altre cose, il Forum internazionale di criminologia e diritto penale che ha sede a Pechino, il che gli ha consentito, da un lato, di incontrare e discutere, oltre che con i colleghi cinesi, con esponenti dei vertici del Partito Comunista e dello Stato, dall’altro lato di acquisire un ampio repertorio di conoscenze sulla storia antica e recente del grande Paese asiatico, nonché sul suo sistema politico e istituzionale e sulla società cinese contemporanea. Questo vasto materiale è la fonte da cui scaturisce “La Cina spiegata all’Occidente”, cinquecento pagine fitte di analisi e informazioni appena uscite per i tipi di Fazi.

Prima di riassumere quelli che considero i contributi più interessanti di quest’opera alla conoscenza della realtà cinese, premetto i miei dubbi in merito al fatto che essa possa scalfire il muro di pregiudizi, malafede e arroganza eurocentrica dietro il quale si trincera la larga maggioranza dei membri di un mondo politico, accademico e mediatico occidentale sempre più ripiegato su sé stesso. Spero almeno che riesca a suscitare la curiosità e i dubbi del lettore comune, ma soprattutto a far riflettere quegli ambienti di sinistra in cui circolano idiozie sulla Cina come Paese capitalista, imperialista, totalitario e aggressivo (paradossalmente, le destre neoliberali, mentre condividono con le sinistre gli ultimi tre stereotipi, confessano di temere la Cina in quanto esempio della superiorità del suo sistema socialista rispetto all’economia tardo capitalista, timore evidenziato dalle accuse di statalismo, concorrenza sleale, furto di know how, ecc. rivolte alle imprese cinesi).

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Published: 29 October 2025
Created: 22 October 2025
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carmilla

La fine del vecchio mondo e l’inizio di quello nuovo

di Sandro Moiso

Michael Hardt, I Settanta sovversivi. La globalizzazione delle lotte, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp. 315, 22 euro

658e92357ddaf83a37526e47323880e7e339b4c0.jpgChe non abbiamo avuto nulla a che fare con il terrorismo è ovvio. Che siamo stati «sovversivi» è altrettanto ovvio. (I militanti dell’Autonomia in attesa del processo nel carcere di Rebibbia – 1983)

Michael Hardt, docente alla Duke University del North Carolina è stato co-autore con Toni Negri di numerosi e ben noti saggi di carattere politico. Il suo testo pubblicato in Italia per DeriveApprodi, e uscito in lingua inglese nel 2023 per la Oxford University Press, ha come intento quello di riassumere la grande varietà di esperienze di lotta e organizzazione sviluppatesi nel corso degli anni Settanta del ‘900 e, allo stesso tempo, anche quello di affrontare ed esporre con coerenza e lucidità le differenze intercorse tra le lotte degli anni Sessanta, tutte troppo spesso riassunte a livello di immaginario collettivo dall’autentico brand rappresentato dal ’68, e quelle del decennio successivo, altrimenti riassumibile da un’altra iconica cifra stilistica, quella del ’77.

Due riferimenti simbolici per la rappresentazione di esperienze allo stesso tempo così vicine eppur così lontane. Soprattutto in tante valutazioni sociologiche, politiche e storiche successive che hanno, troppo spesso, diviso gli “anni dell’innocenza”, quelli che avrebbero portato al 1968, da quelli della furia, della rabbia e dell’estremismo. In cui, però, il concetto di autonomia politica, di classe e di genere, si è materializzato concretamente nelle esperienze organizzative di lotta dei lavoratori salariati, delle donne, dei giovani e delle loro differenti culture. Anche se in certe ricostruzioni a posteriori si è sostenuto che, in fin dei conti, negli anni Settanta non sia successo alcunché di significativo.

Sostenere che negli anni Settanta non sia successo nulla, tuttavia, richiede una certa strategia per supportare una tale cecità. In una certa misura, questa cecità ha a che fare con il «come». Molti dei movimenti più importanti degli anni Sessanta – i movimenti dei lavoratori di fabbrica, le femministe, le lotte di liberazione nazionale e antimperialiste, i movimenti antirazzisti, le ribellioni studentesche e giovanili, le lotte indigene – sono continuate negli anni Settanta, in molti casi in numero maggiore e con più intensità di prima. Il fatto che potessero diventare invisibili (almeno per alcuni) era dovuto al fatto che assumevano caratteristiche molto diverse, forme di organizzazione radicalmente rinnovate e nuovi obiettivi, che non rientravano nelle narrazioni accettabili.

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Published: 29 October 2025
Created: 29 October 2025
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sinistra

Addio America: i cancelli si stanno aprendo

di ALGAMICA*

Presentiamo la traduzione italiana del nostro articolo Goodbye America: the gates are opening pubblicato in questo link, con alcune precisazioni aggiuntive per i lettori italiani – di ALGAMICA

000456935 ade83e35 5f00 42d4 82e8 5465127a251d.jpgCiao a tutti, amici e giovani americani (” bipoc” e “traditori della razza bianca “).

Speriamo che ci perdonerete per il nostro inglese approssimativo.

Molti di noi negli ultimi anni hanno visto e detto che l’America sta crollando.

Quando un costrutto storico sociale inizia a crollare, i rapporti sociali si frantumano. I rapporti sociali sono un contratto di scambio nel contesto del modo di produzione che definisce le classi sociali, legate reciprocamente anche se il legame è conflittuale (ciò che viene definito come lotta di classe). È tempo di ammettere che la lotta di classe e il conflitto tra classi sociali hanno avuto una traiettoria storica che si è sviluppata sotto l’egida del mercato delle merci e della produzione di valore, che, nel contesto del suo sviluppo unitario, ha caratterizzato la supremazia occidentale e la supremazia bianca. La storia del conflitto sociale non poteva, in termini materialistici, ignorare il fatto che i bisogni umani sono soddisfatti dalle merci, e quindi la riproduzione delle condizioni della vita richiedono la produzione di merci e la reificazione della vita stessa. Questo è ciò che considereremmo una doppia “schiavitù” che lega il “salario” e il “profitto” tra di loro e sottoposti entrambi alla legge impersonale del movimento della accumulazione.

Abbiamo da un bel po' pensato che la guerra civile americana fosse inarrestabile quando i fatti reali hanno iniziato a mostrare le prime crepe. Ma non riuscivamo a immaginare quale sarebbe stato il punto di svolta, quando sarebbe accaduto e quali sarebbero state le sue forme. Soprattutto non pensavamo che sarebbe successo così rapidamente. La storia sorprende sempre i rivoluzionari che esprimono un’avversione contro lo status quo. Nulla accade come lo immaginavamo prima. Ora siamo di fronte alle porte che si aprono verso una nuova guerra civile americana. “L’America si sta sgretolando” sta accadendo ancora più velocemente. Pezzo dopo pezzo, a passi rapidi, l’edificio storico si sta frantumando e decomponendo.

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Published: 29 October 2025
Created: 24 October 2025
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lafionda

Il suono della libertà

di Geminello Preterossi

Una marmitta modificata che fa un rumore pazzesco. Una moto guidata da un coatto metrosexual stile “Uomini e donne”. “A me me piace: è il suono della libertà! La legge lo permette”, commenta una donna, in là con l’età, in tiro ma volgarotta, che potrebbe essere una di quelle che vanno da Maria De Filippi, nella speranza di fermare il tempo.

Plebeismo? Si, ma c’è di più. È un piccolo episodio a mio avviso rivelativo di una dinamica che riguarda l’insieme delle nostre società “post-tutto” (quindi non c’è alcun intento di stigmatizzazione, in queste mie notazioni). Il disfacimento del popolo si nutre della mistificazione della libertà, che è diventata una parola equivoca. Libertà “naturale”, per esseri fittiziamente “naturali” (perché immersi in uno stato di natura “dopo la civilizzazione”, indotto dal neoliberismo e dalla globalizzazione, socializzato in un modello di convivenza asociale), La mia libertà è la tua inesistenza. Il segno rabbioso della propria identità, l’unica possibile in un contesto de-umanizzato (senza politica, senza ethos, senza arte, senza spiritualità). Quello che colpisce è la rivendicazione, la mancanza di vergogna: probabilmente perché al fondo si sente di essere ormai automi, pezzetti di un ingranaggio, e si cerca inconsciamente una illusoria, momentanea interruzione, un’increspatura in questa immanenza assoluta. La cosa drammatica è che così la si reifica. E poi perché l’atomismo competitivo legittima precisamente quella visione della libertà: la quale quindi per un verso esprime l’ideologia dominante (chi la assume ne è un elemento molecolare, seppur “passivo”), per l’altro dà l’illusione di una sottrazione momentanea al meccanismo sociale, di una libertà assoluta, la quale non può che essere risentita, esibizionista, narcisista.  

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Published: 29 October 2025
Created: 24 October 2025
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mondocane

Il piano di pace. Contraccolpi, incognite e variabili

Paolo Arigotti intervista Fulvio Grimaldi

https://youtu.be/hyZdcIC_urM

Inoltro questo video a dispetto del fatto che sia, in alcuni tratti, fortemente disturbato a livello audio e video a causa di una connessione che andava e veniva. Forse avremmo dovuto rifarla, l’intervista. Comunque vi chiedo scusa. Tutto sommato un contenuto viene fuori.

Il Piano definito “di Pace” dallo squinternato tappetaro Usa e subito interpretato dal suo sicario (o committente?) come licenza di genocidio, essendo un falso è ovviamente nato morto. Infatti, come per altri accordi cui ha aderito lo Stato fuorilegge ebraico, Netanyahu e terrorismo mafioso connesso non si sono sognati di levare il dito dal grilletto del genocidio attivato a partire dal 7 ottobre 2023.

La questione del momento ci fa però deviare da un piano di pace davvero strabiliante che né coinvolge, né considera, i diretti interessati. I palestinesi, confermati non umani, sono ridotti a gregge di ovini da decidere se macellare, o spostare, o tosare e tenere chiuso nel recinto. Questione esplosa ai vertici dello Stato sionista e che rappresenta un nuovo potenziamento del tasso di criminalità di Israele. Iniziativa attesa, ma nondimeno stupefacente per protervia e scostumatezza sul piano giuridico, politico, morale, umano Trattasi della proclamazione del Knesset, gratificato del titolo di ”unica democrazia in Medioriente”, che la Cisgiordania non è più Palestina, come per millenni di storia, bensì Israele. Cioè Stato sionista, Stato dei soli ebrei e al diavolo chi ci si ritrova ma non dovrebbe e, in un modo o nell’altro, sparirà.

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Published: 29 October 2025
Created: 24 October 2025
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contropiano2

Comici spaventati guerrieri europei

di Dante Barontini

Se non fosse che stanno comunque prendendo decisioni di terribile portata, sarebbero una compagnia di comici a tratti irresistibile.

L’ultimo vertice europeo di giovedì aveva al centro, come previsto, il 19° pacchetto di sanzioni alla Russia – oggetto di esilaranti sfottò da parte di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri di Mosca – nonché lo spinoso tema del sequestro o “utilizzo improprio” dei fondi russi congelati in banche del vecchio Continente.

L’idea è sempre quella: usarli come garanzia per un prestito da 140 miliardi all’Ucraina. Prestito per modo di dire, visto che Kiev non è in condizioni di restituire nulla, semmai di chiedere altri “aiuti”.

Il problema al momento insuperabile resta però… il Belgio, sede di quelle banche, per nulla intenzionato a perdere il controllo di un asset che vale un quarto del suo Pil e rende un miliardo di entrate fiscali per il piccolo regno. Il Belgio teme ritorsioni legali e finanziarie da Mosca e vuole che altri condividano il rischio.

Ma comunque non ci sta a fare la parte del pauroso: “Un miliardo è un sacco di soldi, ma è un dettaglio se lo paragoni ai problemi legali che stiamo avendo e ai rischi che stiamo già affrontando“, ha detto il premier Bart De Wever, aggiungendo che “Sono andato a Kiev e ho detto: ho un miliardo di entrate fiscali, quindi puoi contare su un miliardo ogni anno“. Spiccioli…

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Published: 29 October 2025
Created: 20 October 2025
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altrenotizie

La partita che si gioca nei Caraibi

di Fabrizio Casari

E’ ufficiale il passaggio della Bolivia alla destra e con esso, quasi certamente, del suo litio a disposizione della ricchezza nazionale. Dopo l’Ecuador, divenuto un protettorato USA su base criminale, che ha consegnato la sua significativa quota di petrolio agli USA, sembra ridisegnarsi un quadro favorevole per la sete di risorse latinoamericane che alloggia nelle gole statunitensi e, per molti aspetti, spiega alcune delle vere ragioni che spingono la IV Flotta della US Navy nei Caraibi.

Gli Stati Uniti non sono nei Caraibi per fare la guerra alla droga: se fosse stato così avrebbe dovuto procedere ad alcune migliaia di arresti nei 3500 laboratori di Fentanyl che si trovano in territorio statunitense, allo smantellamento dei cartelli statunitensi e alla chiusura di enti bancari e finanziari che ne riciclano i proventi, molti di questi operanti a Wall Street.

Che la loro presenza militare nei Caraibi abbia contorni di illegittimità e di illegalità, dato che a tutti gli effetti minaccia la libera navigazione anche con attacchi ingiustificati su imbarcazioni civili peschiere, lo ha reso evidente lo stesso Alvin Holsey, l’ormai ex Ammiraglio in capo del Comando Sud (e dunque anche della IV Flotta) dimettendosi proprio in nome del rispetto del codice di navigazione e delle leggi di guerra.

Il rispetto di questi impedirebbe le modalità dell’operazione navale in corso, il cui scopo è solo di minacciare, terrorizzare; prova ne sia che gli ipotetici corrieri della droga non vengono abbordati o bloccati ma gli si spara direttamente, senza peritarsi nemmeno di chi vi sia a bordo, cosa stia facendo e se rappresenta o no un pericolo.

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Published: 28 October 2025
Created: 22 October 2025
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coku

Lezione di Harry Braverman a giovani Aut Op

di Leo Essen

Honoré Daumier 034.jpg1

Come conseguenza del taylorismo le attività lavorative si semplificano e si riducono a semplice dispendio di forza lavoro, di muscoli e cervello. I lavoratori, dice Braverman (Lavoro e capitale monopolistico), diventano intercambiabili. Spariscono le specializzazioni, i lavori si degradano, si appiattiscono, le mansioni si uniformano. Passare da un lavoro ad un altro diventa sempre più facile. È richiesto un periodo brevissimo (addirittura, qualche giorno o qualche settimana) di addestramento o formazione. Si tratta di una conseguenza della divisione del lavoro e della parcellizzazione. I lavoratori diventano tutti uguali, si uniformano in una classe. Nella società i lavoratori sono niente, mentre il capitale è tutto.

Che cos’è il lavoro nel capitalismo? È niente.

La forza costituente della classe lavoratrice si esprime in questa deprivazione: il lavoro è lavoro depauperato, lavoro povero, dequalificato, unskilled.

Come si arriva a questa spoliazione?

Perseguendo due obiettivi: l’efficienza e il controllo della mansione. In verità l’obiettivo è uno, l’efficienza. Il controllo della mansione è subordinato all’efficienza. Essa viene perfezionata da Taylor.

 

2

Il taylorismo spacchetta un processo in singole funzione e le standardizza. La funzione diventa ripetibile. Gli elementi della prestazione e le materie su cui si applica devono rimane costanti, così come deve rimanere costante la procedura. Lo scopo principale della misurazione è la ripetizione. Nella fabbrica di spilli il processo è diviso in modo da rendere le operazioni standardizzabili e facilmente ripetibili. L’efficienza è una conseguenza diretta della ripetibilità. Più la funzione è semplice, più diventa facile ripeterla. In ogni caso bisogna seguire degli standard.

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Published: 28 October 2025
Created: 22 October 2025
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paroleecose2

Fare scuola durante un genocidio

di Michela Pusterla

gaza1.jpgMi trovo da settimane di fronte a un dilemma didattico: entrare in classe e parlare di qualcosa, qualsiasi cosa, quando mi pare che non si possa parlare d’altro. Nei miei anni di insegnamento, ho sempre fatto lezione sulla Palestina, e in particolare ho sempre ricostruito la storia del sionismo all’interno di un’unità didattica sul colonialismo, che si concentrava sulle colonizzazioni della Palestina e sul colonialismo italiano. Ma, a partire dall’autunno 2023, quell’approccio squisitamente storiografico ha cominciato a rivelarsi insufficiente e, dall’inizio di questo anno scolastico, limitarsi alle coordinate storico-geografiche non è più solo insufficiente, è diventato sbagliato. Mi è apparso evidente che la questione del genocidio in atto a Gaza pone una domanda cruciale al mio stare a scuola: ne va del fatto stesso del mio essere insegnante.

 

La debolezza dell’ideologia dei diritti umani

Negli ultimi decenni, la scuola è stata egemonizzata dall’ideologia neoliberale, che ne ha influenzato sia la didattica sia la pedagogia. Ha vissuto così un periodo di grande pace sociale, dove sembravano ormai assenti sia lo scontro sul piano materiale sia quello sul piano ideologico. Se dal punto di vista strutturale il modello egemonico è quello di una scuola al servizio delle aziende e in sé stessa azienda, dal punto di vista valoriale la scuola – una volta democratica e antifascista – si è da tempo accucciata sotto l’ala ecumenica dei diritti umani e, più recentemente, dell’«Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile». Alla luce di questa ideologia, prospettata vagamente e senza analizzarne le contraddizioni, si depotenziano tutti i discorsi di liberazione: una volta varcata la porta dell’aula, ogni discorso sembra deradicalizzarsi necessariamente. Il femminismo in classe assume spesso le fattezze della storia delle donne e del contrasto alla violenza di genere, mentre l’ecologismo si traduce nelle buone pratiche della raccolta differenziata e delle energie rinnovabili.

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Published: 28 October 2025
Created: 26 October 2025
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contropiano2

Pillole di bancarotta n.2

di Alessandro Volpi *

PILLOLE BANCAROTTA.jpgLa bolla dell’oro

La crisi profonda del capitalismo finanziario sta generando una mostruosa bolla costruita attorno all’oro, destinata a cambiare il quadro dell’economia internazionale.

Ci sono almeno tre ragioni, tra loro decisamente collegate, che favoriscono un prezzo dell’oro superiore ai 4000 dollari l’oncia.

La prima è la grande richiesta di oro da parte delle banche centrali, a cominciare da quella cinese: ormai sono scomparsi i due beni rifugi su cui costruire la tesaurizzazione del valore, rappresentati dal dollaro e soprattutto dai titoli del Debito Usa, e dunque l’oro resta il solo bene rifugio.

Ma non solo bene rifugio, l’oro diventa anche la sola reale garanzia di “conversione” monetaria per l’economia capitalista che non può permettersi una moneta in continuo deprezzamento come nel caso del dollaro. Quindi stiamo tornando rapidamente al gold standard, dove l’unica vera garanzia era costituita dalla piena convertibilità aurea.

La seconda ragione si lega alla prima. La ricerca di oro come bene rifugio non riguarda solo le banche centrali ma l’intero sistema finanziario, a cominciare dai grandi gestori del risparmio, che, in un momento di estrema incertezza come quello attuale, hanno bisogno di “stabilizzare” i loro impieghi avendo una solida riserva aurea.

La terza ragione è riconducibile alla ormai dominante struttura del sistema finanziario globale, dove i prezzi sono definiti attraverso gli strumenti derivati. In pratica, sul prezzo dell’oro si fanno milioni di scommesse, sganciate al possesso dell’oro in quanto tale, che finiscono per generare un’impennata molto più accentuata di quella, già forte, legata al mercato reale dell’oro.

Non a caso i futures sull’oro corrono di più del già altissimo prezzo dell’oro. La crisi del capitalismo finanziario, la sua scelta di puntare sulla dimensione militare stanno generando una dipendenza dall’oro che, per i suoi altissimi rendimenti, sta mangiandosi pezzi interi di economia reale.

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Published: 28 October 2025
Created: 23 October 2025
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barbaraspinelli.png

L’Ue vuole la tregua ma non la pace

di Barbara Spinelli

Se si vuol capire almeno un poco come gli Stati e le istituzioni d’Europa siano arrivati dopo anni di guerra in Ucraina a questo punto – un’incapacità totale di far politica; una ripugnanza diffusa verso chiunque imbocchi la via diplomatica; un’incaponita postura bellica che sfalda già ora lo Stato sociale; un senso storico completamente smarrito – occorre esaminare due eventi rivelatori delle ultime settimane.

Il primo ha per protagonista Trump, che dopo aver discusso al telefono con Putin il 16 ottobre, ha bocciato l’idea di mandare in Ucraina i micidiali missili Tomahawk, che possono colpire la Russia fino agli Urali, sono in grado di trasportare testate nucleari, e vanno manovrati solo con l’assistenza del Paese egemone nella Nato. Arrivato alla Casa Bianca per ottenere i missili, il 17 ottobre, Zelensky s’è sentito dire, anzi urlare: “Se Putin vuole, ti distrugge”. Trump ha escluso ogni escalation, in vista dell’imminente suo incontro con Putin. Ma Zelensky si è inalberato e ha chiesto aiuto agli Stati europei detti “volonterosi”. I quali sono accorsi e hanno subito silurato il vertice Trump-Putin, per ora rinviato. Obiettivo dei Volenterosi è un cessate il fuoco lungo la linea del fronte, e solo in seguito una trattativa sul futuro ucraino e sulle garanzie di sicurezza per Kiev.

Fin dal vertice con Trump in Alaska, tuttavia, Putin chiede che prima del cessate il fuoco si accettino le garanzie di sicurezza russe oltre che ucraine e cioè: neutralità e non adesione di Kiev alla Nato, riduzione degli armamenti sproporzionati in Ucraina, impegno scritto del Patto Atlantico a non espandersi mai più verso l’Est. Mosca lo chiede da decenni, non da oggi.

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Published: 28 October 2025
Created: 23 October 2025
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comedonchisciotte.org

Contro la hybris

di Patrick Lawrence – ScheerPost

Negli ultimi giorni ho letto molto su come gli israeliani hanno trattato le persone che hanno arrestato quando hanno abbordato illegalmente le navi che componevano la ormai famosa flottiglia umanitaria che non è mai arrivata alle coste di Gaza. Gli irlandesi – naturalmente, data la loro amara familiarità con le aggressioni imperiali – hanno fornito resoconti dettagliati della brutale violenza gratuita che hanno subito mentre erano detenuti nella prigione di Ktziot. Barry Heneghan, membro del Dáil, la camera bassa del parlamento irlandese, ha riferito in seguito di essere stato “trattato come un animale”. Liam Cunningham e Tadhg Hickey, attori e attivisti, hanno descritto come sono stati presi a calci, sputati, schiaffeggiati, legati con fascette di plastica e lasciati sotto il sole cocente del deserto del Negev.

Nulla è paragonabile al racconto della sua detenzione che Greta Thunberg ha fatto il 15 ottobre a Lisa Röstlund, giornalista dell’Aftonbladet, un quotidiano di Stoccolma. Questo mi è stato riferito da Caitlin Johnstone, quella forza della natura australiana, che ha pubblicato nella sua newsletter estratti tradotti automaticamente lo stesso giorno in cui è uscita l’intervista di Röstlund alla coraggiosa attivista svedese. Avevo già letto della disidratazione, del cibo appositamente cattivo della prigione, delle cimici dei letti, del rifiuto delle cure mediche. Ora Thunberg fornisce al mondo una lunga lista di “abusi mostruosi” – frase riassuntiva di Johnstone – che vanno oltre ogni limite.

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Published: 28 October 2025
Created: 23 October 2025
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nazione indiana

Diario di un luddista senza complessi #1 (La libido.)

di Andrea Inglese

Vorrei precisare. Ci sono i transumanisti, gli accelerazionisti, i lettori di Baricco e di Paolo Giordano: c’è posto per tutti sul pianeta terra, non per necessità di ragione, ma per brutalità di fatto. Ebbene ci sono anch’io, anzi la tribù di cui faccio parte: i luddisti senza complessi. Ogni tanto ne incontro qualcuno o sopratutto qualcuna. Le donne sono più numerose di gran lunga. Maschi luddisti cercasi disperatamente. Io dico non solo che le tecnologie non sono neutrali e che portano in sé un’ideologia implicita, ma dico anche (Apriti cielo! Santissimo Marx!) che le tecnologie non hanno carattere di necessità, e che quindi il loro dispiegamento nelle nostre vite non è una fatalità irrimediabile, ma soltanto una debolezza del nostro spirito, una pochezza della nostra politica. Ma dopo aver formulato due grandi bestemmioni, due affermazioni che non rientrano nell’ordine dei pensieri pensabili da una mente sana, vorrei scendere su di un terreno più spicciolo, e immediato. Chat-GPT non esercita su di me nessuna libidine. Né il suo uso concreto, né la sua evocazione circonfusa di aloni scintillanti e misteriosi, mi procurano eccitazioni inguinali e tantomeno mentali. Zero festa, zero stelline, zero iridescenze, zero inturgidimenti. In primo luogo non uso, se non raramente, Chat-GPT, e per nessun compito “ordinario”. Consideriamo le due circostanze in cui l’ho usato ultimamente. La prima, per tradurre un articolo, da me scritto, dall’italiano al francese, che ho poi rivisto frase per frase. Un ottimo risultato, ma un’operazione complessivamente “rottura di palle”. (Così è in genere dell’autotradursi, per mia esperienza).

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Published: 28 October 2025
Created: 18 October 2025
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ilrovescio

Semi che germogliano all’inferno

di Il Rovescio

Vladimir Žabotinskij, il fondatore dell’organizzazione paramilitare sionista Irgun, ammetteva senza fronzoli: «[I palestinesi] guardavano la Palestina con lo stesso amore istintivo e con lo stesso fervore con cui un qualsiasi Azteco guardava il suo Messico o un qualunque Sioux guardava la sua prateria». Il colonialismo sionista ha fatto di tutto per rimuovere tali paralleli storici. Ma l’orrore di Gaza ci fa vedere in diretta – equipaggiato con tutti i mezzi che il complesso scientifico-militare-industriale ha sviluppato nel frattempo – l’annientamento dei nativi americani o degl’aborigeni d’Australia.

Per questo è tanto vertiginoso quanto necessario elaborare e mettere in pratica una concezione della storia more Gaza demonstrata.

Prendiamo la ben nota frase dello storico Patrick Wolfe (al quale dobbiamo alcuni degli studi più puntuali sul colonialismo d’insediamento): «l’invasione coloniale di una terra per crearvi degli insediamenti è una struttura, non un evento». (Da cui discende il corollario: «l’eliminazione dei nativi è un principio organizzativo».) Questa struttura rende ancora operativa nel 2025 la giustificazione giuridica dell’esproprio coloniale fornita nel 1689 da John Locke (Secondo trattato sul governo): proprietario della terra non è chi vi risiede, ma chi la mette a profitto. Definire terra di nessuno (terra nullius) gli ambienti abitati dalle popolazioni native è l’architrave dell’insediamento coloniale. Non si tratta di un evento, appunto, ma di una struttura.

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  1. Michael Roberts: Il mondo dopo il declino americano
  2. Gabriele Repaci: Ripensare la pianificazione socialista
  3. Zichen Wang: «Smettetela di piangere sulla “trappola cinese”»
  4. comidad: Il pilota automatico dell'assistenzialismo per ricchi
  5. Giuseppe Masala: Ucraina: avanti, verso l'impossibile pace
  6. Roberto Romano: Il buco-armi con la manovra intorno, la IV di Meloni
  7. Davide Miccione: Al pascolo
  8. Marina Polacco: La scuola riparte da Gaza
  9. David Bidussa: Sharm el-Sheikh. C'è una soluzione?
  10. Michele Castaldo: Lettera aperta al giornale il manifesto: niente di personale!
  11. Infoaut: Chi paga il “miracolo economico” (che poi è la solita austerità) del Governo Meloni
  12. coniarerivolta: Una manovra da poco
  13. Matteo Parini: Gheddafi, Africa e dignità
  14. Geraldina Colotti: CUBA. Con Lenin all’Avana, le sfide globali della sinistra
  15. Giorgio Agamben: La guerra è la pace
  16. Carlo Lucchesi: C’è una sola strada: la lotta per il socialismo
  17. Lelio Demichelis: Giuliano Da Empoli e l’Intelligenza Autoritaria
  18. La Redazione de l'AntiDiplomatico: La resa energetica dell'Europa: perché il bando al gas russo è una condanna senza appello
  19. Pasquale Pas Liguori: Morale, impero e la forma silenziosa della guerra
  20. Tiziano Tussi: Baricco e gli altri
  21. Carlos X. Blanco: Normalizzare il genocidio: quello di Gaza e quello dell’Europa
  22. Carlo Modesti Pauer: Di piazze piene a milioni e di carogne, canaglie e cialtroni…
  23. Nicola Casale: Palestina: dall'abisso dell'oblio alla vetta del mondo
  24. Eros Barone: Alcune osservazioni in margine ai saggi di Thanasis Spanidis sulla politica antifascista e sulla pianificazione socialista
  25. Il Chimico Scettico: Il terzo ladro: dalla cattura della scienza allo svuotamento della democrazia

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