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Sui pirati vi stanno ingannando

di Johann Hari

4 febbraio 2009

piratisomali2Chi immaginava che nel 2009, i governi del mondo avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai Pirati? Mentre leggete queste righe, la Marina Reale Britannica - appoggiata dalle navi di più di due dozzine di paesi, dagli USA alla Cina - sta navigando nelle acque somale per combattere degli uomini che ancora raffiguriamo come furfanti dalla pantomima del pappagallo sulla spalla. Presto combatteranno le navi somale ed anche inseguiranno i pirati sulla terraferma, in uno dei più disastrati paesi sulla terra.

Ma dietro le stranezze da linguaggio dei pirati di questa storia, vi è uno scandalo non rivelato. La gente che i nostri governi etichettano come "una delle grandi minacce dei nostri tempi" hanno una storia straordinaria da raccontare - e qualche buon diritto dalla loro parte.

I pirati non sono mai stati affatto quel che pensiamo siano. Durante l'"età d'oro della pirateria" - dal 1650 al 1730 - l'idea del pirata come rapinatore insensato e selvaggio, che tuttora persiste, è stata creata dal governo britannico in un grande sforzo di propaganda. Molte persone comuni la ritenevano falsa: i pirati erano spesso liberati con la forza dalla forca da folle di sostenitori. Perché?

Cosa potevano capire che noi non possiamo?

Nel suo libro "Furfanti di tutti i paesi", lo storico Marcus Rediker studia attentamente le testimonianze per scoprirlo. Se allora diventavi un mercante o un marinaio - strappato dalle banchine dell'East End di Londra, giovane ed affamato - finivi in un inferno di legno galleggiante. Lavoravi ininterrottamente su una nave angusta e perennemente alla fame, e se rallentavi il ritmo per un secondo l'onnipotente capitano ti avrebbe frustato con il gatto a nove code. Se ti rilassavi regolarmente, potevi essere gettato in mare. Ed alla fine di mesi o anni di questo calvario, eri spesso truffato sui tuoi salari.

I pirati sono stati le prime persone a ribellarsi contro questo mondo. Si sono ammutinati contro i loro tirannici capitani - e hanno creato un modo diverso di operare sui mari. Una volta impadronitisi di una nave, i pirati eleggevano i loro capitani e prendevano tutte le loro decisioni collettivamente. Suddividevano le loro ricompense in ciò che Rediker chiama "uno dei progetti più egualitari per la gestione delle risorse che si trovi in qualsiasi luogo nel 18° secolo".

Comprendevano persino schiavi africani fuggiti e vivevano con loro come pari. I pirati dimostravano "piuttosto chiaramente" - e sovversivamente - che le navi potevano essere dirette in modo ben diverso da quello brutale ed oppressivo che caratterizzava la marina mercantile e la marina reale". E' per questo che erano popolari, nonostante fossero dei ladri improduttivi.

Le parole di un pirata dell'età passata - un giovane britannico di nome William Scott - dovrebbero risuonare in questa nuova età della pirateria. Giusto prima di essere impiccato a Charleston, Sud Carolina, disse: "Quello che ho fatto è stato di impedire a me stesso di perire. Sono stato costretto ad entrare nella pirateria per vivere".

Nel 1991, il governo della Somalia - nel Corno d'Africa - crollò. Da allora i suoi 9 milioni di abitanti sopravvivono nell'inedia - e molte delle forze più ignobili del mondo occidentale hanno visto questo evento come una grande opportunità per depredare le riserve alimentari del paese e per scaricare i residui radioattivi prodotti dalle nostre economie nei loro mari.

Si: residui radioattivi. Subito dopo il disfacimento delle istituzioni locali, delle misteriose navi europee cominciarono ad apparire al largo delle coste della Somalia, a scaricare grandi contenitori nell'oceano. La popolazione costiera iniziò ad ammalarsi. Al principio soffrivano di strane infiammazioni della pelle, nausea e nascevano bambini deformi. In seguito, lo tsunami del 2005, trascinò e depositò sulle spiagge centinaia di misteriosi barili. La gente cominciò a soffrire di malattie causate dall'irradiamento e più di 300 persone morirono in poco tempo.

Ahmedou Ould-Abdallah, l'inviato dell'ONU in Somalia, mi racconta: "Qualcuno sta scaricando qui materiale nucleare. Vi sono anche piombo e metalli pesanti come cadmio e mercurio - dite voi". Molto di questo materiale è attribuibile agli ospedali ed alle fabbriche europee, che pare lo passino alla mafia italiana perché lo "sistemi" a buon prezzo. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah cosa stessero facendo su questo i governi europei, ha affermato con un sospiro: "Nulla. Non vi sono state nessuna rimozione, nessun risarcimento e nessuna prevenzione".

Allo stesso tempo, altre navi europee ed orientali depredano i mari della Somalia della loro maggiore risorsa: il pesce. Abbiamo distrutto le nostre riserve di pesce con il sovrasfruttamento - ed ora siamo passati alle loro. Oltre $300 milioni di valore di tonno, gamberetti, aragoste ed altre specie marine vengono rubati ogni anno da grandi pescherecci che assalgono illegalmente i non protetti mari della Somalia.

I pescatori locali hanno perduto improvvisamente i loro mezzi di sussistenza e stanno soffrendo la fame. Mohammed Hussein, un pescatore della città di Marka, 100 km a sud di Mogadiscio, ha raccontato alla Reuters: "Se non si fa niente, presto non vi sarà molto pesce rimasto nelle nostre acque costiere".

Questo è il contesto nel quale sono emersi gli uomini che chiamiamo "pirati". Tutti concordano che erano dei comuni pescatori somali che al principio hanno armato i motoscafi per cercare di dissuadere i trasportatori ed i pescherecci, o almeno prelevare su di essi una "tassa". Chiamano se stessi la Guardia Costiera Volontaria della Somalia - e non è difficile capire perché.

In una surreale intervista telefonica, uno dei leader dei pirati, Sugule Ali, ha dichiarato che il loro obiettivo era "fermare la pesca e lo scarico illegali nelle nostre acque ... Non ci consideriamo banditi del mare. Consideriamo che i banditi del mare siano quelli che pescano e scaricano illegalmente immondizia nei nostri mari e esercitano traffici di armi davanti alle nostre coste". William Scott comprenderebbe queste parole.

No, questo non rende giustificabile la cattura di ostaggi e, sì, alcuni sono chiaramente soltanto dei banditi - specialmente quelli che hanno ostacolato il traffico delle vettovaglie del Programma Mondiale Alimentare. Ma i "pirati" hanno l'appoggio schiacciante della popolazione locale per una ragione. Il sito di notizie somalo indipendente WardherNews ha condotto la migliore ricerca che abbiamo su quello che pensano i somali comuni - e ha scoperto che il 70% "appoggiava fortemente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese".

In America, durante la guerra rivoluzionaria, George Washington ed i padri fondatori dell'America pagavano dei pirati per proteggere le acque territoriali americane, perché non avevano nessuna marina o guardia costiera proprie. La maggior parte degli americani li appoggiava. E' così differente?

Ci aspettavamo che i somali affamati stessero fermi passivamente sulle loro spiagge, a remare con la pagaia in mezzo ai nostri rifiuti nucleari e a guardarci portar via il loro pesce verso i ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo agito contro quei crimini - ma quando alcuni dei pescatori hanno reagito creando scompiglio in quel corridoio dove transita il 20% dei rifornimenti petroliferi mondiali, abbiamo cominciato a strillare ai "cattivi". Se vogliamo veramente occuparci della pirateria, dobbiamo fermarne la causa alla radice - i nostri crimini - prima di mandare le cannoniere ad estirpare i criminali della Somalia.

La storia della guerra alla pirateria del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che visse e morì nel quarto secolo A.C. Fu catturato e portato da Alessandro Magno, che chiese di sapere "cosa intendesse prendendo possesso del mare". Il pirata sorrise e rispose: "Quel che tu intendi prendendo l'intera terra: ma poiché io lo faccio con una piccola nave, vengo chiamato un ladro, mentre tu, che lo fai con una grande flotta, sei chiamato un imperatore".

Ancora una volta, oggi, entrano in campo le nostre grandi flotte imperiali - ma chi è il rapinatore?

Johann Hari è scrittore per il quotidiano Independent. Ha riportato da Iraq, Israele, Palestina, Congo, Repubblica Centroafricana, Venezuela, Perù e USA ed il suo giornalismo è apparso in pubblicazioni di tutto il mondo. Per contattarlo, scrivete a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o visitate il suo sito web a JohannHari.com. Questo articolo in precedenza è comparso sull'Independent e sull'Huffington Post, dove è stato aggiunto il seguente poscritto:

Poscritto: Alcuni commentatori sembrano stupefatti dal fatto che sia lo scarico di rifiuti tossici che il furto del pesce stiano avvenendo nello stesso luogo - non renderebbe questo contaminato il pesce? Di fatto, la linea costiera della Somalia è estesa, si allunga per 3.300 km (più di 2.000 miglia). Immaginate quanto sarebbe facile - senza nessuna guardia costiera o esercito - rubare pesce dalla Florida e scaricare rifiuti nucleari di fronte a Boston e vi farete un'idea. Questi fatti stanno avvenendo in posti diversi, ma con lo stesso spaventoso effetto: morte per i locali e stimolo alla pirateria. Non vi è nessuna contraddizione.

Articolo originale:
http://www.sfbayview.com/2009/you-are-being-lied-to-about-pirates/
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