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clarissa 

Si aggrava il confronto nucleare Est-Ovest

di Gaetano Colonna

Il 28 giugno scorso, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha ordinato la produzione e il dispiegamento di missili a corto e medio raggio con capacità nucleare, facendo seguito al ritiro americano dal trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF), avvenuto il 2 agosto 2019, dopo una sospensione della partecipazione Usa all’INF decisa il 1° febbraio dello stesso anno.

Putin ha partecipato a una riunione del Consiglio di sicurezza russo in cui ha affermato che la Russia aveva promesso di sostenere le disposizioni dell’INF, che vietano appunto la produzione e/o lo schieramento di missili terrestri a raggio intermedio, fino a quando gli Stati Uniti non avessero violato tali disposizioni.

Ora, a suo avviso, la Russia si vede obbligata a produrre e schierare tali sistemi a seguito di due esercitazioni militari bilaterali statunitensi avvenute nel corso del 2024: la prima, con le Filippine, a Luzon settentrionale, l’11 aprile scorso; la seconda, con la Danimarca, presso l’isola di Bornholm, dal 3 al 5 maggio.

Entrambe queste esercitazioni bilaterali statunitensi hanno coinvolto un lanciatore Typhon Medium Range Capability (MRC), che, secondo dati statunitensi, può lanciare missili SM-6 e Tomahawk. Mentre i missili SM-6 hanno una gittata massima di 370 chilometri, i Tomahawk possono raggiungere i 2.500 chilometri. Funzionari statunitensi non hanno specificato quali missili esattamente siano stati utilizzati in entrambe le esercitazioni.

Dunque, gli Stati Uniti hanno impiegato sistemi d’arma che possono rappresentare minacce dirette nei confronti della Russia, nel secondo caso, e della Repubblica Popolare Cinese, nel primo. L’isola di Bornholm si trova infatti a circa 300 chilometri dalla costa più occidentale dell’oblast di Kaliningrad e a circa 1.400 chilometri da Mosca.

La Sesta flotta statunitense ha specificato che l’esercitazione sull’isola di Bornholm prevedeva il trasporto del lanciatore Typhon da terra al litorale come parte delle prove di protezione di convogli navali, suggerendo che queste esercitazioni probabilmente coinvolgevano armi a corto raggio, comunque sufficienti a raggiungere anche il territorio della Federazione Russa.

La condanna di Putin fa seguito all’analoga, precedente condanna, in data 30 maggio, da parte della Repubblica Popolare Cinese (RPC) dell’esercitazione statunitense nel nord di Luzon.

Tale presa di posizione è quindi servita a dimostrare anche la vicinanza politica della Federazione Russa alla RPC, alla Corea del Nord e al Vietnam, nel momento in cui i viaggi di Putin in quei Paesi hanno mostrato la volontà di creare una coalizione di Stati a sostegno di una nuova “architettura di sicurezza eurasiatica”.

Si tratta ovviamente della risposta alla cosiddetta Indo-Pacific Strategy statunitense, varata nel 2022, comprendente una serie di accordi politico-militari come il partenariato trilaterale Usa, Giappone, Corea del Nord e il QUAD (Quadrilateral Security Dialogue) fra Usa, India, Australia e Giappone del 2017, rilanciato nel corso del 2024.

Il Cremlino ha poi già più volte espresso il timore di uno scontro nucleare tra Russia e Occidente a causa del perdurante sostegno militare all’Ucraina e delle ripetute assicurazioni della sua prossima inclusione nella NATO, atto che porterebbe le forze nucleari americane, francesi e britanniche a sempre più diretto contatto con la Federazione russa.

Risulta chiaro da tutto questo che i rischi di un impiego di armi nucleari, sempre più miniaturizzate e quindi suscettibili anche di un uso tattico, stiano oggi crescendo esponenzialmente, nel silenzio assordante delle forze che un tempo in Europa si dichiaravano pacifiste.

Aggiungiamo per concludere che la formazione a livello mondiale di due blocchi di alleanze contrapposte, che ricorda per certi aspetti quanto avvenne negli anni che precedettero il 1914, nell’esperienza storica contemporanea non è mai stato foriero di soluzioni diplomatiche delle tensioni internazionali.

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