L’Occidente non lascia: raddoppia (e si gioca tutto)
di Norberto Fragiacomo
Cosa ci stia rivelando il duplice, feroce conflitto in corso in Ucraina e Medioriente fra “noi” (cioè l’occidente americano e i suoi scagnozzi) e “loro” è presto detto: che la presunta supremazia morale delle sedicenti “democrazie” sul resto del mondo è una colossale menzogna, un inganno in cui, ipnotizzati da un’efficientissima propaganda, ci siamo lasciati cullare per decenni.
Per dirla con il poeta il blocco NATO più Israele è ancora “quello della pietra e della fionda”, un soggetto fintamente plurale che esporta guerra, disordine e distruzioni nutrendosi – e nutrendo le proprie cittadinanze – di un razzismo spirituale che ricorda quello teorizzato da Benito Mussolini, ma è nello stesso tempo più ipocrita e più virulento poiché si ammanta di valori distorti (una democrazia ridotta a feticcio, ma di fatto negata, pseudodiritti civili che violentano la natura umana, incitando a un individualismo sfrenato e impotente ecc.) esibiti per nascondere la realtà di un insaziabile istinto predatorio che il fascismo perlomeno ostentava.
Si è ormai avverata la predizione orwelliana del prossimo avvento di un totalitarismo perfetto, capace di atrofizzare le menti e di capovolgere il significato delle parole: oggi la guerra è pace (servono “più missili all’Ucraina per fare la pace” salmodiano gli officianti atlantisti), la schiavitù è libertà (di schierarsi con chi è gradito al padrone), l’aggressione più barbara e indiscriminata è “legittima difesa”, se a scatenarla è il regime sionista.
Va precisato che Orwell fu profeta a metà, perché immaginava l’affermarsi di un modello autoritario d’ispirazione sovietica, e da buon suddito britannico si schierò dalla parte di quello che reputava il mondo libero. Nihil sub sole novi: l’idea di Europa – e poi di Occidente – prende corpo sin dai primordi sulla base di una pretesa di superiorità antropologica e culturale nei confronti degli estranei, cui fa sempre difetto qualcosa. Gli altri mancano di fede, di etica, di anima, di pudicizia, di consapevolezza, di tecnica o di tutte queste cose insieme: sono più animali che uomini, e nel migliore dei mondi possibili evolutosi col tempo in senso democratico (la celebre frase di Churchill riecheggia e attualizza il motto leibniziano) possono tuttalpiù aspirare a un ruolo subordinato.
Questa contrapposizione, in precedenza occultata da melliflui proclami universalistici, è venuta potentemente alla luce nei decenni seguiti al crollo dell’URSS, una potenza disprezzata ma influente con la quale toccava fare i conti: la presunta fine della Storia ha fatto della restante parte del globo, nell’immaginario delle élite washingtoniane, una mera appendice dell’Occidente di cui quest’ultimo, avendone i mezzi, può disporre a proprio piacimento. In tale quadro le velleità di indipendenza di Russia, Iran e persino della plurimillenaria superpotenza cinese (e un domani dell’India, ad esempio) sono valutate alla stregua di atti di insubordinazione che è giusto e doveroso punire con spietata severità: chiunque non si sottometta va affrontato con spirito di crociata, ridotto all’impotenza, annichilito e distrutto.
Chi si illude (l’ONU, per esempio, ma anche volonterosi pacifisti nostrani) che il conflitto a est e quello acceso da Israele possano trovare una soluzione negoziata non ha inteso quale sia la posta in gioco: il predominio mondiale, che l’Occidente non tollera venga messo in discussione. La “pace” che i suoi leader hanno in mente equivale al deserto evocato da Calgaco. Non dovrebbe sfuggire all’osservatore attento che tanto nello scenario ucraino quanto in quello mediorientale a manifestare totale assenza di scrupoli nella scelta degli obiettivi da colpire, mettendo in conto un’ecatombe di civili, sono proprio i cosiddetti “buoni” che, determinati a spazzar via gli avversari, nemmeno prendono in considerazione l’ipotesi di una tregua cui le controparti sarebbero disponibili. Il fallimento ex post dei colloqui di Istanbul, a intesa praticamente raggiunta (essendo uno Stato-kamikaze ovvero un bene consumabile, l’Ucraina non ha facoltà di scendere a patti né di arrendersi ai russi), fa il paio con l’assassinio di Haniyeh, ucciso per impedire la prosecuzione del negoziato: Washington e Tel Aviv intravedono la possibilità di schiacciare i comuni nemici una volta per tutte e temendo che una simile opportunità non si ripresenti nell’immediato futuro hanno optato per una guerra all’ultimo sangue, per una sorta di ordalia in cui, forti di un predominio economico-militare in via di erosione ma per il momento ancora indiscusso, sono pronti a giocarsi tutto.
Sarebbe vano, perciò, attendersi dai “nostri” ragionevolezza: se finora le due crisi non si sono ulteriormente estese il “merito” è tutto della leadership russa e di quella iraniana che, pur ripetutamente e deliberatamente provocate, hanno dimostrato pazienza e moderazione.
È difficile però che, messe di fronte all’alternativa secca fra soccombere o reagire, Mosca e Teheran (e un domani magari Pechino) non contrattacchino in maniera risoluta. Rebus sic stantibus il deflagrare a breve termine dell’apocalisse nucleare è un’eventualità nient’affatto improbabile – ed è triste pensare che se le cose dovessero andare in questa maniera i principali responsabili di un’effettiva fine della Storia saremo stati noi.












































gli schieramenti prendono ordini dallo stesso padrone! Enza ognuno può avere le proprie idee ma ignorare i fatti non ci farà
progredire .
aspettando il divenire della pandemia covid! I diritti si applicano sempre non a convenienza tanto è il popolo che ci va di mezzo. Per quanto riguarda
putin bisogna inquadrarlo bene e allo scopo può servire capire cosa
sono i brics.
Indicano e non inducano.