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Perché il "patriarcato" è uno strumento del capitale

di Martino Dettori

Come insegna la migliore strategia di guerra, per ottenere una vittoria, è necessario conoscere i tuoi nemici e dividerli, amplificando i punti di discordia e rendendo ininfluenti i punti di contatto

Da un po’ di tempo, sulla scia di certi fatti di cronaca nera, si assiste a un movimento di opinioni che vuole dipingere l’uomo (soprattutto quello europeo, caucasico e bianco) come soggetto tendenzialmente violento, meschino e possessivo nei confronti della donna. Una tendenza questa che viene impropriamente battezzata “pratriarcato”.

Impropriamente, perché il patriarcato è una struttura sociale di tipo famigliare nella quale il cosiddetto “patriarca” esercita la propria autorità sulla moglie, sui figli, sui nipoti, sulle nuore e persino sui pro-nipoti e le loro mogli. Ed è una struttura famigliare arcaica che, qui in Italia, è morta e sepolta da almeno cinquant’anni.

Definire, dunque, “patriarcale” l’atteggiamento violento, meschino e possessivo di un uomo nei confronti della propria moglie o della compagna, non ha senso alcuno, se non per rendere generalizzati certi fenomeni criminali e/o socialmente violenti di natura marginale, attribuendoli pregiudizialmente a una categoria generale: i maschi.

Ne consegue che se, nella generalità dei casi, il rapporto uomo-donna è un rapporto sano ed equilibrato (ben lontano dai fatti di cronaca nera), con la storia del patriarcato, il rapporto malato uomo-donna — l’eccezione appunto — diventa il caso generale dal quale trarre la regola secondo la quale l’uomo è intrinsecamente violento, e come tale necessita di essere (ri)educato.

Proprio per questa ragione, iniziano ad affacciarsi, nel panorama delle opinioni, idee e tesi che vorrebbero che i maschi, fin dalla tenera età, siano educati a reprimere la loro natura maschile. L’uomo deve smettere di fare l’uomo, deve cessare di essere maschio e virile, perché essere maschio e virile significa automaticamente essere violenti e possessivi nei confronti della femmina. In altre parole, l’uomo deve femminilizzarsi.

Lo scopo ultimo, dunque, è la femminilizzazione del maschio, che non è altro che un programma politico bell’e buono che va avanti da un pezzo, soprattutto qui in Europa e più generalmente nell’Occidente.

Per quanto ci si sforzi di trovare ragioni eminentemente sociologiche al fenomeno, la vera chiave di lettura è di natura economica e politica: il dominio del capitale; dominio che richiede la distruzione dei diritti sociali attraverso la demolizione della famigliare nucleare e dell’istituzione del matrimonio.

Il patriarcato e l’uso strategico di alcuni neologismi categorizzanti (es. il termine “femminicidio” ), hanno lo scopo di alimentare il conflitto orizzontale uomo-donna e minare dalle sue fondamenta la famiglia naturale. Che, come tutti sappiamo, è il nucleo fondamentale di una società umana stabile, sana, e capace di produrre sufficienti anticorpi contro gli abusi del potere capitalistico e le sue storture ideologiche.

Uomini soli e demascolinizzati, insicuri, isterici e incapaci di relazionarsi con il sesso opposto, e per contro, donne sole, depresse, e anch’esse incapaci di relazionarsi con il sesso opposto, sono l’humus sociale ottimale per costruire una società distopica, nichilista, incline all’indifferenza e divisa davanti al dominio del capitale. Una simile società è incapace di costruire relazioni sociali sane e stabili, poiché tutto ciò che ruota intorno alla relazione tra un uomo e una donna (da millenni regolata dalle leggi naturali), può essere considerato instabile, occasionale e foriero di potenziale violenza e prevaricazione del maschio sulla femmina (chissà perché, mai il contrario).

Una siffatta società finisce per impedire la coesione sociale e l’acquisizione della coscienza di classe (che passa anche attraverso la solidarietà tra i sessi), necessaria per combattere la prevaricazione del capitale sul lavoro. E non è un caso che il declino delle forze politiche proletarie in favore di quelle liberiste (libertarie e liberali), è iniziato esattamente quando i diritti cosmetici si sono imposti con forza nell’agenda politica, in sostituzione dei diritti sociali.

Per concludere, denunciare il supposto “patriarcato” non migliorerà di certo il rapporto uomo-donna, né farà diminuire i casi di autentica violenza, che sono sempre il frutto del vissuto personale di chi la compie. Piuttosto, contribuirà a rendere la società umana moderna ancora più distopica, più nichilista, più sterile (il calo demografico occidentale è terrificante!), e peggio, rafforzerà la presa di potere delle élite capitalistiche e transumaniste sulla società. Perché, come insegna la migliore strategia di guerra, per ottenere una vittoria, è necessario (tra le altre cose) conoscere i tuoi nemici e dividerli, amplificando i punti di discordia e rendendo ininfluenti i punti di contatto. Il capitalista lo ha capito perfettamente. Il proletario no, perché è impegnato a denunciare il patriarcato.

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Comments

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Michele castaldo
Wednesday, 04 December 2024 05:06
Caro Martino,
che il patriarcato familistico o familiare sia stato sostituito da un più alto potere quale i grandi gruppi economici che dominano la società su entrambi i sessi è certo. Ma che la famiglia sia - oggi - "ancora il nucleo fondamentale di una società umana stabile, (come scrivi) e capace di produrre sufficienti anticorpi contro gli abusi del potere capitalistico e le sue strutture ideologiche" é piuttosto dubbio e così dicendo neghi esattamente quello che cerchi di affermare: ovvero che il capitalismo distrugge la famiglia come nucleo centrale della vita sociale organizzata in comunità. Il liberismo è l'espressione più "evoluta" e "più" emancipata dei rapporti sociali del modo di produzione capitalistico il cui seguito non può in alcun modo essere un ritorno al passato.
Ti inviterei, pertanto, ad approfondire un po' meglio la questione.
Cosa sarà domani il rapporto uomo donna? Dipenderà da cosa sarà il rapporto degli uomini (specie maschili, femminili e neutri) con i mezzi di produzione. Perché è da lì che tutto dipende.
Michele Castaldo
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Anna
Wednesday, 04 December 2024 00:49
La "natura" del maschio.. E la "natura" della femmina... No, veramente, non ci credo, siamo ancora messi così. Aristotele lo si poteva giustificare: non una persona che vive nel 2024. Si rimane senza parole; non ha senso nemmeno rispondere al vuoto pneumatico dei luoghi comuni destrorsi..
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Ros*Lux
Wednesday, 04 December 2024 09:17
@ Anna...
Ma se è tutta l'ideologia neofemminista ad essere un raccolta di stereotipo sessisti sui generi e sessi,con pretesa di scientificità.

È vero poi...basta con gli stereotipi di genere...La presidente -ssa della Commissione di garanzia sugli scioperi ha infranto un altro stereotipo di genere riducendo a 4 ore le gia ridicole 8 ore annue di sciopero generale...😂
Purtroppo non abbiamo letto nessuna replica neofemminista a riguardo...
A parte...
L'opposizione interna della CGIL è guidata da una certa sindacalista che pratica il Ferragnimarxismo , contestando la Meloni parafrasando lo slogan della Ferragni "pensati libera" in "pensati sgradita"....😂😂
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Ad maiora
Tuesday, 03 December 2024 14:31
Sono d'accordo con con lo scritto del Petulante e con il suo estensore, la narrazione imperante ha neutralizzato anche quella che una volta era la controinformazione, l'ha resa quasi indistinguibile dalla propaganda che impera sul mainstream.
Contrastare questo orizzonte distopico e nichilista è compito primario per qualsiasi discorso anticapitalista.
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Ros*Lux
Tuesday, 03 December 2024 11:39
Condivido la tesi del Petulante e vorrei mettere in evidenza che il feticcio del Patriarcato,ben delineato nella sua analisi, è uno strumento di divisione tra lavoratrici e lavoratori,che è parte integrante dell'ideologia irrazionalista sessista femminista suprematista come strumento principale della lotta di classe al contrario delle imprenditrici,manager ,politiche,intellettuali in via di integrazione nella classe dirigente neoliberista:
lotta di genere per il Capitalismo e la guerra contro lotta di classe per il Socialismo e la pace.
E così stiamo assistendo ad una sorta di reality dalla trama surreale...
Con il pretesto della lotta ai residui di maschilismo... è diventato egemone un classismo femminista suprematista ,che fa da diversivo con grottesche manifestazioni orwelliane di massa contro la violenza maschilista, distraendo l'opinione pubblica dalla violenza dei massacri colossali in corso, che potrebbero essere i prodromi della 3a guerra mondiale.

Allo stesso tempo il movimento neofemminista classista nulla ha da obiettare mentre viene negato il diritto di sciopero, ed è stata abolita la giornata lavorativa legale di 8 ore ex dlgs 66 del 2003...
Conquiste sociali che hanno origine anche nello sciopero internazionale per la giornata lavorativa legale di 8 ore proclamato ,su proposta di Rosa Luxemburg e Clara Zetkin ,dalla Conferenza delle Donne Socialiste di Copenaghen del 1910.
Da tutto questo dovrebbe risultare evidente che il neofemminismo svolge una funzione politica opposta al femminismo socialista...
Ovvero che il neofemminismo è fondamentalmente biofemminismo ,ovvero Ideologia sessista analoga al suprematismo razzista biologico, per tanto si può definire in questa accezione ,parafrasando August Babel:
un Socialismo degli imbecilli.
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