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Questioni di metodo nella lettura delle questioni internazionali

di Pierluigi Fagan

Un caro amico di pensiero, mi ha mandato questo articolo americano che porta avanti le tesi espresse nel mio ultimo post https://www.facebook.com/photo/?fbid=10233136375967101&set=a.1148876517679. Un articolo di chi?

Si tratta della prestigiosa rivista The National Interest, fondata nel 1985 da un seguace di Irving Kristol, ideologo fondatore del neoconservatorismo. In seguito, la rivista venne acquistata da un think tank repubblicano fondato da Richard Nixon e a seguire, la fazione neocon – tra cui F. Fukuyama- uscì per fondare un’altra rivista. Per poco meno di trenta anni, Henry Kissinger ne è stato presidente onorario. Appoggiano Trump ma non appartengono alla galassia del trumpismo, sono la versione “colta” di certo repubblicanesimo storico americano, specializzati in politica internazionale.

Ma la questione fondamentale è che sono di scuola realista. John Mearsheimer, le cui analisi sul conflitto russo-ucraino nonché sul peso della lobby israeliana sulla politica di Washington sono state molto condivise dall’area critica, è un realista sebbene ideologicamente probabilmente conservatore e certo non anti-imperialista o anti-capitalista di principio.

Personalmente, a livello ideologico, nulla ho a che spartire con repubblicani conservatori americani dediti alla coltivazione dell’interesse nazionale del loro Paese. Tuttavia condivido l’approccio realista. Può capitare che tra realisti si diano letture concordi pur avendo ideologie diverse (anche radicalmente diverse).

Questo perché l’oggetto delle analisi e dei discorsi è lo stesso: la realtà. Vari tipi di idealisti invece, hanno a oggetto una versione delle realtà impastata col loro idealismo e quindi, essendo in partenza arroccati su diverse impostazioni ideologiche, differiscono furiosamente tra loro. Purtroppo però, il grave è che differiscono soprattutto entrambi dalla realtà.

Non è che essendo realisti la si pensa tutti allo stesso modo, ci sono due piani: descrittivo e normativo. Non esistono norme oggettive, normativamente siamo tutti idealisti, rispondiamo a un "complesso di idee". Tra realisti, di solito, si concorda sul piano descrittivo, ma si può essere del tutto opposti su quello normativo. A dire che se l’articolista di NI e io facciamo una analisi simile concorde, lui penserà che questo sia il massimo del bene auspicabile, io il contrario visto che su Trump ma più in generale su ogni teorizzazione dell’interesse americano sono assai critico.

Con gli idealisti, che siano neocon americani o antimperialisti furiosi ipercritici però, si danno proprio letture diverse della realtà. Ognuno di loro proietta sulla realtà i propri fantasmi ideali e quindi alla fine trattano un impasto di realtà e idealità che non ha senso discutere poiché non offre alcun territorio in comune dal quale poi divergere per legittime impostazioni di giudizio diverse.

Per chi è pigro con l’inglese ma soprattutto con l’utilizzo di Google traduttore, cito alcuni snodi del ragionamento dell’articolo.

1. Dal febbraio 2022 le grida di terrore per “è iniziata la Terza guerra mondiale!” si sono levate più volte.

2. Le armi americane stanno uccidendo i russi dal 24 febbraio 2022. Javelin, Stinger, TOW, 155 e HIMARS, per non parlare di migliaia di proiettili, hanno eliminato più di 100.000 soldati russi sul campo di battaglia. Ancora nessuna Terza guerra mondiale.

3. L'Ucraina ha attaccato obiettivi sul suolo russo quasi dall'inizio della guerra. I suoi soldati hanno utilizzato mortai, artiglieria e veicoli, tutti forniti da noi. Ancora nessuna Terza guerra mondiale.

4. La Russia non ha nemmeno reagito contro paesi più piccoli come la Turchia, che ha prodotto i droni Bayraktar che sono stati fondamentali nella capacità dell'Ucraina di fermare l'invasione iniziale della Russia. A maggio, sia la Gran Bretagna che la Germania hanno dato all'Ucraina il permesso di usare le loro armi per colpire all'interno del territorio russo, nonostante le minacce pubbliche di Putin. Ancora nessuna ritorsione. Ma dovremmo credere che la Russia reagirebbe come risultato di un aumento degli aiuti degli Stati Uniti, ignorando quelli forniti da Turchia, Gran Bretagna o Germania? La narrazione apocalittica non torna. Non è mai tornata.

Il succo della tesi dell’analista è che, come ogni realista sa, USA e Russia sono inchiavardate dall’impossibilità di prevalere in un ipotetico scontro diretto essendo entrambe potenze atomiche totali, non c’è alcuna asimmetria di arsenale e capacità operativa, sarebbe pari e patta (e immane distruzione e autodistruzione), questo è un limite invalicabile per entrambi.

D’accordo, dall’una e dall’altra parte c’è chi sostiene il contrario e vuole forzare la situazione o meglio portarla pericolosamente al limite, ma attenzione a scambiare la dialettica rivolta all’interno di certi ambiti o al pubblico di massa e relative opinioni pubbliche condizionanti (a loro volta da condizionare), con gli intenti reali degli attori che si devono presumere razionali. Il realista si occupa di “intenti reali”, l’idealista scambia il conflitto di propaganda per realtà.

L’articolista (filo-Trump) quindi ne conclude che: non si ottiene la pace senza leva finanziaria, e non si può creare leva finanziaria senza esercitare la forza. Ecco cosa significa in realtà "pace attraverso la forza". Questo ultimo è l’architrave annunciata della “postura di Trump in politica estera” di cui s’è parlato nel precedente post semplicemente perché così l’ha presentata lo stesso Trump. Tentare di rinnovare la posizione di credibilità dissuasiva che gli USA vorrebbero tornare a proiettare sulla confusione del mondo per darsi un vantaggio di potenza. Così è piaccia o piaccia, si pensi che ci riusciranno o assolutamente no, questi giudizi vengono dopo.

L’analista quindi ne sentenzia: “Invece di ereditare una situazione di stallo costosa e politicamente carica, erediterà la leva di cui ha bisogno per iniziare la sua presidenza con una mano forte da giocare contro Putin”. Quindi lo sdoganamento dei missili a lungo raggio è stato concordato tra Biden e Trump.

Questa nota vorrebbe aiutare l’emancipazione del dibattito pubblico, nel nostro piccolissimo. Con la guerra in Ucraina, poi con quella israelo-palestinese e altri fatti e fatterelli propri del campo “geopolitica-relazioni int’li”, stimati professionisti dediti allo studio e conoscenza del proprio campo che sia l’economia o la ragioneria o la meccanica quantistica o la salumeria, si lanciano in arditi contributi alla lievitazione della confusione generale che è poi quella che élite di tutti i tipi prediligono dal momento che attiva i circuiti della paura, del litigio furioso o dell’irrazionalità nel grande pubblico.

Siamo un Paese di cultura cattolica, crociano, gentiliano, siamo idealisti per tradizione infatti pur avendo dato i natali al fondatore della moderna filosofia politica, Niccolò Machiavelli, non gli abbiamo fatto una statuina, neanche un busto, ce ne vergogniamo. Destino poi esteso a Gramsci che pur non professandosi tale, era tendenzialmente realista a suo modo.

Ogni campo ha il suo studio, le sue technicalities ma soprattutto, in particolare le menti critiche intellettuali, dovrebbero capire quando finiscono con l’incentivare la confusione e quando invece aiutare chi ha meno tempo per “conoscere” a farsi opinioni ragionate e consistenti.

Ovviamente, non è affatto detto che la mia opinione o quella dell’analista di NI sia quella giusta. Come detto in un commento al post di ieri, la questione è per molti versi “indecidibile” con certezza. Però, quasi tutte le nostre opinioni su questioni complesse sono provvisorie e indecidibili con certezza garantita. Sotto questa cautela generale di relatività, però, ci sono gradi e gradi di pertinenza e consistenza, e ognuna risponde a certi livelli o meno di conoscenza, informazione e metodo, questo è il motivo di questa nota.

Non si tratta di “io ho ragione e voi no”, si tratta di fare attenzione a ottenere l’effetto contrario a quello voluto. Le élite di varie potenze si stanno litigando il potere su parti del mondo, non è un bello spettacolo e comunque, non molto di buono ne verrà per i nostri più prosaici interessi. Tuttavia aiutare il formarsi della paranoia da “terza guerra mondiale” non aiuta la comprensione reale dei fatti.

E il presupposto necessario per cambiare il mondo e non solo interpretarlo, è conoscerlo per quello che è.


National Security & Defense
No, It’s Not World War III. It’s the Leverage Trump Needs
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