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dazebao

G8 Genova. La strana, ma non troppo, storia di un’assoluzione

di Giuliano Giuliani

De Gennaro non colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Il gup decide in soli quindici minuti, un record. Ma viene rinviato a giudizio l’ex questore Colucci che avrebbe dichiarato il falso, C’è il corrotto, manca il corruttore

genovaGENOVA - Le sentenze vanno rispettate (molti lo dicono, pochi lo fanno), ma si possono commentare. Allora, l’assoluzione di De Gennaro, accusato di istigazione alla falsa testimonianza, si può commentare ricordando la cronologia dei fatti.
 
Sabato 21 luglio 2001, alle 16.15, arriva a Genova in questura il prefetto Arnaldo La Barbera, che assume di fatto il comando delle operazioni di ordine pubblico. E dopo quell’ora, a Genova, di rilevante succede soltanto la macelleria messicana della Diaz. Possibile che De Gennaro non sapesse di questa rilevante visita a Genova? La Barbera va alla Diaz, e quando si rende conto di come vanno le cose lascia il campo, immagino per non macchiare il suo eccellente curriculum di poliziotto antimafia (aveva arrestato Brusca e gli assassini di Falcone e Borsellino). La Barbera è morto nel 2002 e si è portato nella tomba pezzi di verità.

Il 28 agosto 2001, l’ex questore Francesco Colucci (già rimosso dall’incarico) informa il Comitato parlamentare d’indagine (comitato conoscitivo, non commissione d’inchiesta con i poteri della magistratura: quella non l’ha voluta nessuno, neppure il centrosinistra, che la affossò durante il governo Prodi grazie all’imboscata di alcuni parlamentari della maggioranza e del solito Violante che usò l’artifizio dell’astensione essendo presidente della commissione che doveva decidere). E dice che De Gennaro sapeva.

Passano gli anni, quanti ne bastano per archiviare l’assassinio di Carlo (e impedire quindi che un processo potesse , se non fare giustizia, almeno affermare un po’ di verità; qualche volta succede) e avviare i tre processi: contro i manifestanti, per le torture di Bolzaneto, per la mattanza della Diaz. Proprio in questo processo, il 3 maggio 2007, Colucci fa una capriola e ribalta il giudizio precedente: De Gennaro non sapeva niente. Solo che è imprudente, e il giorno dopo, al telefono con Mortola (all’epoca capo della Digos genovese), si autoloda, dice che è stato bravo e che il capo sarà contento. Poi esagerano, e giorni dopo commentano addirittura che a quel magistrato (il PM che indaga sulla Diaz) bisogna dargli una bella botta in testa, ci auguriamo figurata (le intercettazioni servono a volte, ecco perché vogliono eliminarle).

Poi De Gennaro diventa capo di gabinetto del ministero degli Interni, un posto dove, fra l’altro, si controllano movimenti e promozioni. Il 17 febbraio 2008, Colucci diventa prefetto, e occupa addirittura il sesto grado nella gerarchia, sollevando le vibrate proteste dell’associazione dei prefetti italiani, che non credo possa essere assimilata a un covo di black bloc. La promozione avviene pochi giorni dopo il nuovo incarico di De Gennaro sui problemi della monnezza napoletana: certo, in queste cose ci vuole un po’ di riservatezza.

Una levità. La sentenza assolutoria della giudice per le udienze preliminari è arrivata dopo quindici minuti di camera di consiglio. Un vero record. Sarà soddisfatto il ministro Brunetta.

Più seriamente. De Gennaro assolto, Colucci rinviato a giudizio per falsa testimonianza. Quando ha falsato: al comitato d’indagine, in tribunale o al telefono? E poi, se c’è falsa testimonianza, cioè la copertura di un interesse, cioè una corruzione, insomma se c’è il corrotto dov’è il corruttore?

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