Rossanda ci ha lasciati, Hillary c'è ancora. “Il manifesto”, dal 1969 al 2020: daje ai nemici delli americani!
di Fulvio Grimaldi
Referendum: un sì contro la democrazia e per Mario Draghi (miei interventi video)
https://www.youtube.com/c/VOXITALIA intervista sulle votazioni fattami da Francesco Toscano di Vox Italia TV. Il mio intervento parte da 1h 13’ 22”
https://www.youtube.com/watch?v=BbKu7NQYDY4 mio intervento alla Maratona sulle votazioni di Byoblu, da 21’15”
Per restare nell’attualità più bruciante metto in testa al pezzo sulla scomparsa di Rossana Rossanda e sulla natura del “manifesto”, due miei interventi su webtv relativi all’esito del voto per il referendum sul taglio dei parlamentari e alle prospettive che si evidenziano.
Il “quotidiano comunista” che piace ai padroni
Il Manifesto, un giornale la cui esistenza è assicurata da una curia con papessa, da una congrega di amici del giaguaro e da una zoccolante processione di utili idioti, non ha la benchè minima giustificazione per occupare quella sua striminzita. ma vociferante e citatissima presenza sul mercato. I suoi redattori fanno lì lo stage per potersi iscrivere, dopo 18 mesi, all’albo dei pubblicisti o, addirittura a quello dei giornalisti. Ma soprattutto per guadagnarsi subito la fiducia dei Poteri che si solevano chiamare occulti, ma che con il turbocapitalismo finnziario, la globalizzazione, le piattaforme, il digitale, il Covid, Davos e Bilderberg, sono usciti allo scoperto col botto. Questo apprendistato serve ai meno impediti linguisticamente, una volta conquistata quella fiducia, a fare il salto nelle case di piacere dei media di massa.
Esempio ultimo, altamente rappresentativo dello scilipotismo che marchia la nostra stampa quanto la nostra politica, è la transizione della responsabile redazionale dei soffietti al PD, nella testata che si autonomina “quotidiano comunista”, Daniela Preziosi (nomen omen), allo stesso incarico in “Domani”. Quel “domani” è il futuro assegnatoci come transumani ed è dunque il titolo del nuovo quotidiano del filo-israeliano e filo-sionista Carlo De Benedetti e dei suoi interessi. Interessi che sono i suoi anche in quanto interessi della sua comunità e sono tutti collocati là dove si riesce a estrarre ai proletari credulità e plusvalore.
Scuola quadri della stampa capitalista
Seguita dall’omologo Andrea Colombo, prima di Preziosi si sono diplomati in questo giornale, la cui citata testatina fa ogni giorno a lingua in bocca con quanto di più reazionario e anticomunista esce dai laboratori di Frankenstein collocati a Washington e dintorni. Senza farsene accorgere, al tempo stesso, infila il noto cetriolo nel noto ricettaccolo dei noti utili idioti. La sua esistenza non sarebbe minimamente garantita dagli acquisti in edicola, come sarebbe deontologico e a titolo di libero mercato. Se riesce a ingannare e depistare il colto e l’inclita di sinistra, è unicamente grazie ai paginoni pubblicitari di banche e multinazionali e ai soldi che, con falsi pretesti, lo Stato estrae a nostra insaputa dalle nostre tasche e li versa nell’immeritevole redazione.
Linea neocon
Tuttavia, non è il caso di sottovalutare questo ologramma di “sinistra” proiettato nel cielo dall’ ultradestra globale. E’ pur sempre il tentacolino della piovra globale e con la sua incontinente promozione delle direttrici di questa piovra: guerre, mercenari imperiali tipo jihadisti o curdi, sanzioni a “dittatori”, rivoluzioni colorate e colpi di Stato NED e CIA, razzismo pseudo-antirazzista, lacerazioni sociali (donne-uomini, etero-LGBTQI, neri-bianchi) tratta degli schiavi a fini di spopolamento di territori ricchi di risorse e di manovalanze per mafie e caporali, russofobia, sinofobia, imbroglio Covid. Fa da polena a tutte le navi ONG del traffico dei deportati per assediare l’Italia. Sta con chi sta con gli USA del governo parallelo neocon (Hong Kong, Thailandia, Taiwan, Navalny, terroristi detti “moderati”, mercenari curdi, Fratelli Musulmani, Soros...); sta contro chi sta contro gli USA neocon (Maduro, Ortega, Iran, Assad, Gheddafi, Al Sisi, Putin, i governi che non adottano il lockdown, i Taliban, Lukashenko...)
E se il tentacolino non riesce a raggiungere molti lettori, ci pensano le rassegne stampa e le citazioni della “concorrenza” a rafforzarne il ruolo di Caronte che trasporta gli ignari oltrre lo Stige, nell’inferno delle mistifcazioni. Il “manifesto”sta bene a tutti gli operatori del Sistema.
Dalla trappola per credenti, alla trappola per gonzi
Di questo giornale Rossana Rossanda è stata fondatrice, capa assoluta e madre nobile dall’inizio al 2012. Se ne distaccò (non il giornale da lei) quando si accorse che l’intelligenza che lei aveva messo nel preservare al giornale la mimetizzazione di sinistra, era stata dissipata dalla stupidità e malaccortezza dei suoi successori, fino a renderne evidente l’identità di bollettino coloniale dell’Impero globale.
Rossana, o cara...
Sulla sua vicenda non mi dilungherò più di tanto. Basta che leggiate i giornali di qualsiasi tendenza e rilievo, per sapere tutto quello che serve sapere di lei. Cioè il bene massimo. La santa subito. Come in questo paese si conviene ai defunti , eminentemente perchè defunti e innocui. Così a questa defunta, preceduta, con simili sciroppamenti e lacrimoserie, da giornalisti come Arrigo Levi, o Biagi, o Zavoli (fatte le debite differenze tra uno che concepiva l’informazione come l’alzabandiera di Israele; l’altro che celebrato per aver sempre fatto domande banali, senza mai incalzare sulle risposte e il terzo che affiancava a inchiestone importanti, come sul fascismo o sul calcio, altre sommamente discutibili, tipo quelle sulle monache di clausura, o sulle BR). Celebrati poichè, magari abili, ma sempre interni al sistema, senza mai disturbare troppo. Diversi da quelli bravi, ma non riducibili all’omologazione, come Bocca, o Buzzati, o Fortebraccio, o Longanesi.
Madrina e modello aristocratico per eccellenza della nuova categoria pseudosinnistra ed elitista dei “radicalchic”, è stata anche quella che ha fornito ai sinistri pretesti per spostarsi da Oriente a Occidente, dall’URSS del socialismo reale, bello e brutto che fosse, allo “scontro di civiltà” nel segno delle Stelle e Strisce e della Stella a sei punte. Scontro teorizzato da Samuel Huntington e messo in pratica, con guerra dopo guerra, dai Clinton, Bush, Obama, con l’obiettivo finale dell’accerchiamento, della distruzione e della conquista dell’Eurasia, cuore del mondo, come lo definì Brzezinsky.
Le conquistatrici della Libia
L’apice del suo entusiasmo collaborazionista, questa mosca cocchiera della distruzione di popoli disobbedienti, lo raggiunse nel 2011, epoca dell’esaltazione per le “primavere arabe”, fatte fiorire dalla Cia e dal Mossad in vista del Nuovo Medioriente, affrancato dal “nazionalismo panarabo ”. Raggiunse l’acme quando un suo istinto, che è meglio non definire, impose al giornale di ritirare da Tripoli un inviato onesto e, con inaudita bellicosità, sollecitò il mondo a inviare contro Gheddafi “brigate internazionali tipo Spagna”, da affiancare ai “ribelli democratici di Bengasi “ (i tagliagole mercenari spediti da Emirati e Qatar su ordine Nato).
E fu l’occasione in cui si manifestò la congiunzione astrale tra due delle più brillanti stelle dell’universo nel quale “saranno le donne a salvare il mondo”: Rossana che incita la teppa jihadista a liquidare Gheddafi e Hillary che quella teppa, più gli F-16, gli scatena contro, rade al suolo il paese e sghignazza sul linciaggio dell’eroe della liberazione libica e africana.
Niente male, vero? Coerente prosecuzione di un’operazione umanitaria da lei esaltata ulteriormente con il sostegno ai distruttori della Jugoslavia e della Serbia e ai boia di Milosevic. Il trinariciutissimo Vauro espresse il pensiero suo, del “manifesto” e di Rossanda in questi termini:

Vauro capisce sempre tutto
Antesignana distopica
Meglio di chiunque altro, da noi, per la “sinistra corretta”, il solco l’ha tracciato Rossanda, quelli di là dall’oceano lo hanno difeso, come si potrebbe parafrasare Mussolini. E se oggi costoro ci hanno portato dove siamo, a forza di inganni e mistificazioni, e su di noi incombe un mutamento antropologico che ci dovrebbe avviare alla transumanità, non so se si possa dire che la “ragazza del secolo scorso” se ne fosse resa pienamente conto. Ma a rimuovere gli ostacoli su questa strada all’inferno del pensiero unico, del politically correct, del dogma formulato dal progresso liberal e tecnologico, strada lastricata dalle sue “buone intenzioni”, ha certamente contribuito.
Dalla rivoluzione che “non dorme”, alla controrivoluzione sveglia assai
Messa da Togliatti (e chi se no) a governare il dipartimento Cultura del PCI, quello che se la prendeva con intelligenze libere come Vittorini o Terracini, Rossanda e un gruppetto di intimi, in parte preponderante estratti dalla Comunità religiosa che ancora oggi ha in mano il giornale, sono saltati sull’occasione dei sovietici a Praga. Occasione che doveva offrire all’Occidente, sedicente o essente comunista, l’occasione per rovesciarsi da rivoluzionario in controrivoluzionario.
La prova del nove del fatto che da lì partì un percorso che risparmiò al giornale, e poi al gruppo politico dallo stesso prodotto, le pene, in tutti i sensi, della repressione dello Stato delle stragi, sta nel fatto che l’anti-sovietismo dei “manifestini”, la loro funzione di calmiere nell’insurrezione del ‘68-’77, ne fece una componente rispettabile e rispettata del cosiddetto “arco costituzionale”. Quello determinato dalla vittoria anglo-americana del ‘45 e successivo inquadramento geopolitico.
All’antisovietismo, dopo l’innamoramento per il demolitore dell’URSS, Gorbaciov, seguì l’anti-putinismo contro il colpevole di avere rimesso in piedi un popolo, una nazione, una regione, un fronte del diritto internazionale e di aver frenato la marcia dei troll della guerra e della fame. Antiputinismo come copertura, con la denuncia dell’”autoritarismo”, di una russofobia sfrenata, viscerale, esasperata. Scomposta, in particolare, nei suoi incaricati di diffamare, a forza di menzogne e mistificazioni, i russi che a Putin non smettevano di dare un consenso negato a qualsiasi governante nelle simpatie del “manifesto”. Ai russi come a tutti coloro, tipo cinesi, persiani, iracheni, libici, siriani, nicaraguensi, messicani, bielorussi, che entravano nel mirino dell’aggressività Usa, UE e Nato.
Dalle spine alle rose
Pian piano, alle spine della lotta di classe si sostituirono i petali profumati del femminismo ultrà, del gender, dei migranti, dei diritti umani in chiave negriera delle Ong o del terrorismo di Amnesty e HRW, delle guerre ai “dittatori”, dell’ininiterrotto richiamo a un antifascismo basato sull’assenza di fascismo (a mascherare il bio-tecno-fascismo avanzante) e sulla rievocazione del nazismo. Fino alla totale identificazione, prima con Tsipras, svenditore e boia della Grecia, indi con l’analogo Gorbaciov, appassionatamente con Hillary Clinton, golpista, guerrafondaia, comprata dai sauditi, mandante di stragi e assassinii, utilizzatrice per scopi privati del Dipartimento di Stato, una femmina che avrebbe fatto impallidire la prostituta e poi imperatrice, massacratrice di pagani, Teodora. Ora, faux de mieu, stanno con Biden, nella speranza che il vegliardo demente prosegua il discorso del Deep State.
“Con Tsipras per l’altra Europa”
Rossanda, Castellina, Parlato (uomo caro alla Banca d’Italia), Rangeri, Magri, Barenghi e altri direttori hanno sapientemente allevato generazioni di giornalisti poi embedded nelle grandi testate delle oligarchie capitaliste e dei loro progetti e interessi propagandisti fedeli. Pensate a Lucia Annunziata, a Barenghi, a Tiziana Maiolo, a tanti altri. Basterebbe questo. Se non ci fosse la supponenza, lo snobismo, l’arroganza che accompagna il tono e lo stile di un giornaletto che fa della negazione dell’assunto incluso nella propria testata lo strumento per gabbare persone perbene e farne complici inconsapevoli di una strategia contro gli esseri umani.
E pensare che se non lo facessero pagare a te, lui, loro, gli altri e me, a dispetto nostro, non durerebbe in edicola neanche un giorno. Ciao Rossana.










































Comments
Chi c'è tra i contestatori di Lukashenko? Forse anche giovani istruiti dal sistema che contestano e che si ritengono detentori di un capitale umano che potrebbero vendere a prezzi più alti in un sistema di libero mercato più estremo? Quindi settori sociali che non vogliono sentirsi accomunati, per es., ad un minatore. Quindi settori sociali che agiscono sulla base di una mentalità reazionaria di discriminazione e privilegio di classe.
Per quale libertà stanno lottando? È una lotta reazionaria o progressiva? È una libertà reazionaria o progressiva?
Forse ci sono operai istigati da direttori di fabbriche statali che pensano di poter diventarne proprietari in un processo simile a quello del crollo sovietico?
Per quale libertà lottano? È una lotta reazionaria o progressiva? È una libertà reazionaria o progressiva?
Non è più tempo di chiacchere liberali.
È solo un piccolissimo stralcio del complottista rossobruno socialsciovinista Domenico Losurdo.
Comprendo come con simili maestre gli allievi siano obbligati a ripetere l'"errore" con la Bielorussia.
Non si dovrebbe rinfocolare polemiche incrociate a commento degli articoli, ma, poiché stasera sono in vena di polemiche, polemizzo.
Martignoni, preso in castagna, rovescia tutto il tavolo con le carte, basta leggere cosa ha scritto sino a questo commento di rovesciamento del tavolo. E come rovescia il tavolo? Con la solita accusa retorica di atteggiarsi a detentore della verità assoluta rivolta al contraddittore che inevitabilmente sostiene le proprie tesi esattamente come Martignoni inevitabilmente sostiene le sue. Sostenere le proprie tesi e non quelle del contraddittore è la normale realtà delle discussioni (salvo d'artificio dialettico retorico di rovesciare le posizioni e invertirle... Ma questa è una tecnica retorica della quale non è il caso di parlare)
Quanto a chi afferma che a denunciare la posizione filoimperialista di Rossana Rossanda nella vicenda libica sia soltanto il socialsciovinista complottista Fulvio Grimaldi, lo invito a leggere e ad ascoltare (si trovano i video in rete) il mai abbastanza compianto Domenico Losurdo, il quale ci informava anche che Rossanda si trovava in ciò nella cattiva compagnia di Susanna Camusso.
Se poi si vogliono mantenere sul piedistallo i propri falsi idoli per continuarne la pagana e idolatrica venerazione, si faccia pure. Per chi non volesse farlo, invece, la realtà è lì che attende, sempre che si voglia fare i conti con essa.
Perché Grimaldi, stante anche l'età, è scivolata sul geopoliticismo e anche su certo complottismo rossobruno. Stante questo, le critiche a Rossanda e al gruppo Manifesto sono fondatissime. Stante il fatto che licenziano chi è eccessivamente galvanizzato dal Venezuela mentre non hanno problemi a tenere in redazione chi si fa galvanizzare da operazioni NATO spacciate per democratiche (Bielorussia, Hong Kong ecc.). Insomma, una versione un po' meno esagerata di Jacobin.
Stare materialisticamente a vedere? Più che vedere di materialistica bisognerebbe fare un'analisi delle forze sociali in atto piuttosto che bersi ciò che scrivono il Manifesto o quattro intellettuali prezzolati. Quelli che l'hanno fatta, e non parlo di geopoliticisti ma di comunisti locali che la repressione di Lukashenko l'hanno subita, sono giunti alle mie stesse conclusioni.
- come mai Grimaldi utilizza contro la Rossanda - paro paro - le argomentazioni di Fusaro, Lega, Salvini Sallusti e Feltri?
- davvero sono ns. modelli e campioni di democrazia Putin, Lukashenko e il golpista Al Sisi?
La Rossanda non ha mai sostenuto l'intervento della Nato sulla Libia, basta leggere l'articolo del 9 aprile 2011, era un discorso molto più articolato rispetto a quanto dicono Grimaldi e Fusaro. Discutibilissimo, certo, ma non era sicuramente un invito alle bombe della Nato, come caricaturalmente di solito viene sostenuto...
Ma questo candore, ripeto, conduce direttamente alla complicità con le aggressioni, che si appoggino o meno a conflitti interni esistenti.
Nel caso di Rossana Rossanda, però, si andava abbondantemente oltre il candore e il mantenimento delle distanze, poiché si è arrivati a invocare l'aggressione e le bombe della NATO (state tranquilli, Rossana Rossanda non invocó bombe e non usò mai la parola "aggressione". Si limitó a invocare il semplice "intervento").
Grazie a Paoli Selmi per le informazioni fornite.
Il moto-modo di produzione corrompe una parte della società di propria nazionalità che si rivolta contro un certo equilibrismo economico politico che tenta di tenere in piedi con un collante ideologico chi non è disposto a starci e vuole ambire ai consumi e ai costumi occidentali. La domanda con chi schierarsi? è mal posta, perché se dobbiamo dare un contributo politico, vivendo in Occidente ci schieriamo senza nessuna esitazione CONTRO L'OCCIDENTE, e dovremmo manifestare sotto le nostre sedi governative che vorrebbero intervenire in modo strumentale a favore della democrazia in Bielorussia, ma in realtà per indurre la RUSSIA - detentrice di straordinarie risorse di materie prime - a più miti consigli, ovvero a ridurla di peso nella contrattazione delle sue risorse.
Questa è la questione.
Il socialismo e il comunismo non centrano un bel niente, né la Russia rappresenta in qualche modo un modello da emulare. Da comunisti siamo contro in nostro governo occidentale e occidentalista e dovremmo lavorare per indebolire il modo di produzione nel suo insieme. Dunque cominciamo a fare il nostro dovere in casa "nostra". Tutto qua.
Michele Castaldo
Parte della repubblica socialista sovietica dell'Azerbaigian, alla fine degli anni Ottanta dichiara la propria indipendenza. La maggioranza armena vuole ricongiungersi alla madrepatria. Per inciso, esiste un pezzo di Azerbaigian completamente staccato dalla madrepatria, l'enclave di Naxcivan.
D'altronde, le maggiori etnie (quindi non differenze dialettali, ma sostanziali) del Caucaso sono almeno 50 (o 62 a seconda di cosa si considera). Qui c'è una cartina che restituisce la complessità della polveriera.
https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%9D%D0%B0%D1%80%D0%BE%D0%B4%D1%8B_%D0%9A%D0%B0%D0%B2%D0%BA%D0%B0%D0%B7%D0%B0
Bellissime montagne, ma ogni montagna ha più valli, e ogni valle ha un'etnia diversa, o magari due, una in un villaggio a monte e una in quello a valle. Come i Walser in Val d'Ossola, per chi è pratico delle zone.
O come nei Balcani, del resto: un villaggio serbo, un villaggio croato, uno bosniaco, e via discorrendo.
Nel caso del Karabagh, alla dichiarazione di indipendenza seguì il crollo dell'URSS e la conseguente guerra separatista, con l'ancora più conseguente, vergognosa, pulizia etnica. Profughi azeri dal Karabagh affollavano le vie di Baku, ivi compresi gli appartementi di miei amici. Guerra, aggiungo, senza storia perché gli armeni nell'ex-Armata Rossa avevano un ruolo di punta nell'esercito, mentre gli azeri erano più "marittimi". Nella spartizione del cadavere sovietico che seguì la dissoluzione dell'URSS, ai primi spettarono le armi e le competenze con cui risolsero in breve quel primo conflitto.
Son passati quindi venticinque anni di scaramucce locali. Proclami, qualche morto da ambo le parti. E nulla più.
Fino a quattro giorni fa (in realtà qualche avvisaglia c'era già stata nel corso dell'anno, ma nulla di paragonabile). Cosa hanno mosso, ora, Erdogan e Aliev a fare questa mossa? Il secondo che non avrebbe mosso un dito senza il primo? Un primo con una situazione complessa in Siria, dove aspettano solo che se ne vada fuori dai piedi, e botta dopo botta lo accompagnano all'uscita, e in Libia, dove è entrato a gamba tesa ma - anche qui - non in maniera decisiva come avrebbe voluto, complice anche il coinvolgimento parallelo, e sul fronte opposto, dell'Egitto. Il secondo che da quando è su continua a ripetere il riff di suo padre "ci riprenderemo tutto e con gli interessi" (a proposito di dinastie postsovietiche ... ma questi sono "amici", quindi "va bene così") ma non riesce a concretizzare. Entrambi alle prese con una crisi economica seria, con "un'arma di distrazione di massa" da dare in pasto a un popolo che fa la fame in entrambi i casi... il sospetto è abbastanza forte. Cosa è cambiato in quella regione dal trimestre scorso? O dall'anno scorso? A livello di rapporti di forza, di passi diplomatici fatti in un senso o nell'altro? Nulla. E al di fuori di quella regione cosa è successo? Tanto.
Aggiornamento di questa pausa pranzo:
trovati i resti del Su-25 armeno tirato giù dall'F-16 turco ieri (nel servizio di Innaro al tg2... nessun cenno, ovviamente)
(foto qui)
https://colonelcassad.livejournal.com/6207054.html
I turchi negano, gli azeri nicchiano, perché sanno benissimo che se venisse accertata la verità (tracciati radar al momento sotto esame) all'Armenia sarebbe servita la carta della richiesta ufficiale di aiuto russo su un piatto d'argento.
Belle montagne...
Ciao
Paolo
Quanto al conflitto sociale interno alla Bielorussia, chi ne nega l'esistenza?
Forse che gli interventi imperialistici di Atene e di Sparta non trovavano la base o l'occasione nei conflitti sociali interni alle polis greche?
Tucidide era chiarissimo in questo, e oggi qualcuno sente ancora il bisogno di annunciare questa banale verità come un'acuta osservazione.
Sul conflitto sociale in atto in Bielorussia ci sono molti articoli. Non è questo che esclude l'intervento esterno; anzi, lo rinforza, solo a sentire Tucidide.
La domanda, però, è: in questo conflitto sociale da quale parte ci si schiera?
Dire "materialisticamente stiamo a vedere" è un atteggiamento pilatesco e complice dell'imperialismo.
scusate se mi intrometto. La questione sollevata ATTIENE comunque al dibattito in corso. Eccome se attiene. Siamo al QUARTO GIORNO di guerra vera, non scaramucce, guerra vera, fra Armenia e Azerbaigian/Turchia, con impiego di artiglieria pesante e aviazione da entrambe le parti, bombardamenti massicci della già martoriata regione del Nagorno (nome armeno) - Karabagh (nome azero) e centinaia di morti da entrambe le parti.
Per la cronaca, gli azero-turchi, con impiego massiccio (si calcola 4-5.000 soldati) di truppe provenienti in appoggio dalla regione siriana controllata dai turchi, dove si ammassa la crema di tutte le affiliazioni ad Al Qaeda, An Nusra, e compagnia bella, NON hanno (ancora) sfondato.
Gli scenari al momento sono:
1. turchi con droni e F16, azeri da terra insieme ai loro nuovi amichetti provenienti dalla Siria, continuano a martellare la linea di difesa armena.
Questo significa:
- bombardamenti a tappeto e distruzione progressiva di ogni forma solida sopra la crosta terrestre, sia essa militare o civile, per preparare il terreno all'avanzata. Avanzata che finora non è potuta avvenire perché i carri armati azeri finora sono tutti esplosi sulle mine piazzate dagli armeni o contro i missili anticarro lanciati da postazioni evidentemente ben difese e in grado di lavorare, quindi non rase ancora al suolo dal fuoco di artiglieria congiunto terra-aria.
- Scenario Afrin di qualche anno fa, coi curdi al posto degli armeni. Prima o poi non resta più nulla e le truppe di terra possono avanzare.
- Ma agli azero-turchi basta molto meno. Due o tre punti di sfondamento, ma sfondamento vero, e l'intera linea difensiva collassa. Questo, peraltro, era lo schema iniziale del tentato blitzkrieg di domenica, fallito.
2. Scenario poco realistico perché gli armeni hanno già minacciato ieri di usare armi a media-lunga gittata. A questo punto, se ciò accadesse, il conflitto si estenderebbe all'INTERO territorio dei due Paesi con Erevan e Baku progressivamente ridotte in macerie, tipo Belgrado 1999.
3. Gli armeni non hanno ancora giocato, pur avendone il diritto perché l'intervento turco è DICHIARATO, non (solo) sotto traccia, partendo gli F-16 dalle basi azere, la carta dell'AIUTO RECIPROCO per i Paesi aderenti al tale patto di mutua assistenza, ovvero la Federazione Russa. Se lo fanno, la guerra diventa regionale, con dimensioni siriane.
4. Iran e Russia, al momento, mantengono un profilo prudente. Entrambi non possono proprio permettersi il lusso di prendere Aliev (figlio) a pesci in faccia: ci fanno troppi affari. Quindi, inviti alla calma e armi e "volontari" (mercenari) agli armeni, per mantenere lo status quo e portare la fase attuale di conflitto a guerra di posizione. Il BLITZKRIEG è fallito, se sfondano, sfondano perché la forza è preponderante (scenario curdo-Afrin) e quindi diviene una questione di giorni o settimane, ma se la forza non è più così "preponderante" (ovvero, senza troppa enfasi se si inietta un po' di carburante e carne da macello anonima anche dall'altra parte), gli azero-turchi si dovranno accontentare di quei due paeselli catturati il primo giorno e tutto tornerà nel congelatore fino alla prossima escalation. Questa la posizione attuale.
5. Gli USA lasciamoli alle loro elezioni. Del resto, usano Baku da oltre vent'anni in chiave antirussa, ma sanno che entrambi gli Aliev non poterono (e non possono) chiudere i cordoni a nord (Russia) e a sud (Iran), nel sandwich naturale in cui si trovano. Inoltre, la lobby armena negli USA fino alla fine degli anni Novanta era riuscita addirittura a impedire ogni contatto commerciale con Baku, e a finanziare Erevan. Poi le cose son cambiate negli ultimi vent'anni, in favore di Baku, ma non tanto da far pendere l'ago della bilancia da quella parte in sfavore di quell'altra. Dagli Yankee appelli alla calma, e descalation, per il momento.
Il problema, tuttavia, è che abbiamo già più di un elemento per essere MOLTO PREOCCUPATI:
- di piedi, sinora, ne sono scivolati parecchi. PARECCHI. Errore di valutazione turco-azeri, anzi tutto, sulla possibilità del blitzkrieg.
Errore turco di coinvolgimento diretto del conflitto, BEN SAPENDO della possibilità teorica dell'estensione automatica del conflitto a Russi (clausola di aiuto reciproco) e Iraniani.
E da qui, a cascata, tutte le fasi di una vera e propria guerra tutt'altro che a bassa intensità.
Tutto questo, mi sarei aspettato che avesse trovato in questi giorni una rispondenza, anche minima, sui mezzi di informazione di massa, quelli che arrivano nelle case degli italiani. Non dico al livello delle false armi chimiche di Assad, coi "caschi bianchi" e tutti i vari annessi e connessi, ma una copertura informativa adeguata. Teniamo presente che Armenia e Azerbaigian sono membri del CONSIGLIO D'EUROPA. Guerra europea, da questo punto di vista, con rischio di espansione pericolosa perché - in questa fase - fuori controllo. Invece niente.
Ecco quindi che la questione ATTIENE. A Brodskij è attribuita questa frase: "ci sono crimini peggiori che bruciare i libri. per esempio non leggerli («Есть преступления хуже, чем сжигать книги. Например - не читать их»)". Negli USA continuano ad andare a fuoco auto e a somministrare manganellate, ogni giorno, ma basta non parlarne... qui ci sono migliaia di morti, ma basta non parlarne, così come di altri conflitti che insanguinano il pianeta e che ne fanno, ogni giorno, magari anche di più.
La mia sensazione, ma è una sensazione, è che oggi si tenda ancor più a far passare nel dimenticatoio, senza svegliare il can che dorme. E anche la nostra capacità di interpretazione dei fatti ne risente. Perché, a prescindere dall'opinione che possa farmi, e poi avere, e poi sostenere, se non ho elementi, informazioni, dati, ma proprio nulla a parte qualche briciola di terza mano, come posso poi pretendere di andare avanti? Poi parliamo di realtà complesse, fuori dai nostri ambiti, che richiederebbero ben altro approfondimento storico, sociale, economico (per esempio, nel caso citato, la storia della regione, delle relative occupazioni etniche, dei conflitti presovietici, della gestione della polveriera caucasica nelle varie fasi della storia sovietica, del ruolo degli oligarchi, della crisi nera attuale che attraversa la regione anche nel capitalismo di rapina tradizionalmente "ricco"... caduta del prezzo del greggio, covid, ecc.). Giusto per farsi un'idea, neanche per avere un'opinione.
Un caro saluto a tutti.
Paolo
Le cose vanno come devono andare: che grande verità. Chi la può contestare? A posteriori non può non essere confermata. E chi recita la formuletta astratta in ogni vicenda umana, pratica e teorica, non può non trovare conferma alla propria scienza infallibile.
Quando, invece, su questioni simili costoro si pronunciano dimostrano apertamente tutta la loro aggressività reazionaria, colonialista e imperialista.
Oggi si trovano dalla parte dei fascisti polacchi, dei nazisti ucraini (tutta gente che con i diritti civili ci va a nozze. Sono certo che stanno pure dalla parte dell'Arabia Saudita, altro campione dei diritti civili, contro Assad. E ieri, insieme a Rossana Rossanda, sono stati con Killary Clinton e Al Qaeda, altro campione dei diritti civili, contro Gheddafi), della NATO e degli imperialisti contro Lukashenko.
Già. Un giornale che rilancia il golpe NATO in Bielorussia come fosse una rivoluzione "democratica" (le stesse che sostengono dagli anni 70', dalla Cecoslovacchia fino a Belgrado). Poi il poro Fulvio, stante anche l'età, sta finendo nel più becero complottismo, ma io mi chiederei come mai uno dei nomi di punta del Manifesso, Daniela Preziosi, sia passata senza soluzione di continuità qualche giorno fa a scrivere per il giornale Domani di Carlo Debenedetti. Non facciamoci troppe domande però, meglio rievocare un passato mitologico che non c'è più e anzi probabilmente non c'è mai stato...
Affermare che Rossana Rossanda avrebbe avuto un ruolo simbolico nefasto nei confronti del socialismo/comunismo è antimaterialistico e antistorico perché il socialismo/comunismo - per quello che lui intende - si è dissolto di fronte all'imperversare del modo di produzione capitalistico. Dunque il povero Barone ci fa la figura del fesso a riguardo. Tra le altre cose lei criticò la tesi di Berlinguer che affermava che si era estinta la spinta propulsiva dell'Urss. Questo in primis.
In secundis la Rossanda - senza entrare nel merito della "personalità" che non ci interessa - ebbe il pregio di dubitare nei confronti di quanti attaccavano l'Urss sia da destra che da "sinistra". Quel gruppo - del quale non sono mai stato un afacianatos - ebbe il merito di interrogarsi, che è il primo elemento fondante del comunismo.
Come si fa a reprimere la lotta operaia in più paesi e ripetutamente com'è successo nei paesi dell'est europeo in nome del comunismo? Viene o no da domandarsi dico al povero Barone. E se lui non ha mai sentito questa necessità, sia beato. Per i comunisti - quelli con la C maiuscola il comunismo non si può imporre con la forza e quella dei carri armati meno ancora. C'erano delle necessità storiche? certamente, ma vanno analizzate e capite nell'ordine della concorrenza internazionale del mercato e delle merci, in una FASE storica dell'intero MOTO del modo di produzione capitalistico. Che centra il comunismo?
La verità è che di fronte al nostro fallimento di idealismo positivista sul ruolo della classe operaia e sulla possibilità che la politica potesse governare l'economia, la Rossanda ha avuto seri dubbi, mentre il Barone non li ha e continua a non averli, e somiglia tanto a quella mia nipote che di fronte ai miei argomenti sulla religione disse: nonno io voglio credere in dio.
Ecco, Barone potrebbe giustamente dire: compagni io voglio credere che in Urss ci sia stato il socialismo/comunismo e che sia quello il modello cui riferirsi.
Buona fortuna caro signor Barone! Ma lasciaci interrogare e cercare di capire perché e in che modo si sviluppano certi movimenti storici e perché finiscono. E se ti capita di esser preso da un momento di sana sapienza: silenziati.
Michele Castaldo
Occorre pertanto chiedersi: che cosa ha condotto un’importante esperienza politico-culturale, qual è stata nei suoi esordii quella del «manifesto», alla insulsaggine e alla miseria odierna? Eppure, alcuni anni fa, in occasione di una delle periodiche crisi di vendite del giornale, ci aveva colpiti, e spinti a riflettere, la coincidenza fra lo scatenamento delle tendenze più reazionarie della destra economica, politica e culturale che domina questo paese e l’Europa, e l’autocritica, ai limiti dell’abiura, recitata da personaggi che, come Rossana Rossanda, erano stati un significativo punto di riferimento per generazioni di intellettuali della sinistra; come è possibile, dicevamo, che questi personaggi siano giunti ad affermare che tutto ciò che avevano fatto e in cui avevano creduto era sbagliato e addirittura aberrante? Perché questo ha fatto la Rossanda nel 2012, quando ebbe a fornire la sua spiegazione della crisi di vendite del “manifesto” (meno di quindicimila copie giornaliere). La Rossanda si chiese allora: “Se non possiamo più dirci comunisti che cosa siamo?”. Orbene, ribadisco la tesi, che ho già esposto in altre occasioni, secondo cui la catastrofe storico-morale dei gruppi dirigenti della sinistra storica italiana nasce dall’opportunismo e dal revisionismo, cioè dall’abbandono, sul piano teorico e ideale, del marxismo come teoria scientifica del capitalismo, della lotta di classe e della transizione al comunismo, nonché dall’adozione, sul piano politico e ideologico, di un punto di vista eurocentrico ed occidentalista. Questa catastrofe
storico-morale apparve in tutta la sua evidenza durante la guerra imperialista del 2011, che condusse alla distruzione della Libia. In quella drammatica congiuntura, la Rossanda non solo arrivò a giudicare positivamente la rivolta armata secessionista contro la Jamaihriya di Gheddafi, ma fornì una giustificazione assurda dell’intervento dell’imperialismo occidentale affermando che tale intervento era dovuto a ragioni elettorali interne alle Francia. Così, il «manifesto» coonestò da sinistra l’atroce guerra coloniale che ha frantumato la Libia e l’ha ridotta ad un inferno di tipo iracheno. Già allora i comunisti, fra cui lo scrivente, si posero la seguente domanda: a che serve il «manifesto» se non serve come arma di organizzazione, di critica e di conoscenza dei soggetti sociali e politici realmente antagonisti? In realtà, da tempo il processo di corrosione del ferro era assai avanzato, così come nel resto della sinistra italiana, e la ruggine, per quanto ricoperta da spessi strati di eclettica cultura post-moderna e di bolsa retorica tardo-azionista, si era estesa sempre di più. Perfino fondatori del giornale come Rossanda e Parlato, che avevano preminenti responsabilità in questo processo degenerativo, ne riconobbero l’incontestabile esistenza, affermarono che il giornale aveva finito di svolgere la sua funzione e cominciarono a prenderne le distanze.
A questo punto, la domanda su quale fosse la funzione che doveva svolgere quel giornale ammetteva una sola risposta: quella di trasformare diverse generazioni di compagni da comunisti potenziali in liberali estremi, andando ad infoltire i ranghi di quell’esercito d’opinione radical-borghese che ha il suo nume tutelare in Scalfari, il suo organo di stampa nella «Repubblica» e i suoi vessilliferi, indipendentemente dal settore politico di appartenenza, in esponenti intellettuali e in giornalisti come Toni Negri, Mario Tronti, Massimo Cacciari, Paolo Mieli, Aldo Bonomi, Adriano Sofri, Paolo Liguori, Gad Lerner, Luigi Manconi, Erri De Luca, Enrico Deaglio, tanto per citarne alcuni. Altre domande sgorgavano poi da quella prima domanda, e la riposta era sempre la stessa: non è forse il «manifesto» la scuola quadri che ha formato politicamente personaggi come Tiziana Maiolo, Lucia Annunziata, Gianni Riotta e Dario Di Vico, tutti pennivendoli al soldo del capitale, ben inseriti, come Fulvio Grimaldi ben sa, sia nel mondo di associazioni riservate come l’“Aspen Institute” o il “Council on Foreign Relation”, sia nei maggiori mezzi di comunicazione nazionali? Inoltre, come non ricordare che il maggiore intellettuale della destra populista, un certo Giulio Tremonti, scriveva, sempre sul «manifesto» negli anni ottanta del secolo scorso, con lo pseudonimo di “Lombard”? Davvero è difficile riuscire a comprendere come si possa conciliare l’aggettivo ‘comunista’, scritto sulla testata di questo giornale, con i nomi di quei finanziatori, appartenenti ad importanti frazioni del capitalismo italiano e internazionale, che a più riprese hanno contribuito a sostenere questo giornale. Sorge ancora una volta spontanea la domanda se sia possibile che simili finanziatori fossero interessati all’espansione del movimento comunista oppure se il loro vero interesse fosse quello, operando soprattutto in direzione di quella parte delle nuove generazioni che si era maggiormente radicalizzata, di frenarlo e di deviarlo, controllandolo e inquinandolo. Sempre riguardo a Rossana Rossanda, si può ricordare un episodio della sua vita che lei stessa rievoca nelle memorie autobiografiche intitolate "La ragazza del secolo scorso". Ivi la Rossanda racconta come si svolse l’esumazione della salma della madre al cimitero di Milano: “… trovammo un cranio perfetto, aggraziato… e perfette le falangi delle belle mani composte, che si sbriciolarono all’aria. Ma il torso era intero, come di cartapesta, mummificato dal nylon e dall’umidità di quella terra. Ci riprendemmo quando il becchino alzò la vanga per spezzarlo. Lo rompemmo noi con le mani, era leggero come un pane, una bambola o larva”. Non credo di esagerare se affermo che, dal punto di vista simbolico, un'operazione analoga è stata compiuta dalla Rossanda sul corpo del socialismo/comunismo.