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Sinistra e sovranismo, le fake news del 'Manifesto'

di Carlo Formenti

Non leggo più il “Manifesto” da quando si è trasformato in organo ufficiale della sinistra “pariolina” (cioè da più di dieci anni) mi capita però di incocciare ancora in qualche articolo pubblicato dal quotidiano (ex)comunista perché lo trovo linkato su Facebook, o citato da altri siti (cioè raramente, non avendo molti amici nell’area clintoniana). In tali occasioni mi capita quasi sempre, non di incazzarmi (l’incazzatura scatta se le stupidaggini arrivano da persone che stimiamo), ma di stupirmi per ogni nuovo “salto di qualità” sulla via del liberismo.

L’ultima volta mi è successo cliccando su un link che rinviava a un articolo di Rachele Gonnelli, “Fassina celebra Patria e Costituzione e Badoglio” uscito il 9 settembre. Trattasi d’una parodia di cronaca del convegno fondativo dell’Associazione “Patria e Costituzione”, tenutosi l’8 settembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. Partiamo da alcune bugie e imprecisioni che, in altri tempi e in un quotidiano serio, avrebbero squalificato il collaboratore chiamato a rendere conto di un evento pubblico:

1) la sala conterrebbe “al massimo un centinaio di persone” (erano il doppio a voler essere prudenti);

2) si insiste sulla mancata proiezione dell’annunciato videomessaggio della presidente dei “rossobruni” tedeschi Sarah Wagenknecht, come se i contenuti del testo di saluto di cui si è data lettura (derubricato dall’ineffabile Gonnelli a “letterina di generici auguri ai compagni italiani”) fossero sviliti dalla mancanza di immagini;

3) sempre sulla Wagenknecht, si spara una clamorosa fake news: Aufstehen (l’associazione fondata da Sarah e dall’ex segretario della Spd Oskar Lafontaine) non si è scissa dalla Linke, come scrive Gonnelli, ma conduce una battaglia interna sia alla Linke che alla Spd su posizioni di sinistra “sovranista” alla Mélenchon (quello che invece si tace, evidentemente disturba, è la notizia che l’associazione ha ottenuto in breve tempo più di 130.000 adesioni)

Il florilegio potrebbe continuare, ma veniamo ai “contenuti”. L’arzigogolata definizione di “badogliani” che viene appiccicata ai promotori dell’incontro Fassina e D’Attorre nasce dal riferimento all’8 settembre 1943, data dell’”armistizio del disonore” che lasciava in piedi la monarchia sabauda, (disonore perché si è tradito l’alleato tedesco? Spero di no, ma la formulazione è quanto meno ambigua). Del resto se la Gonnelli avesse qualche nozione storica sul periodo, saprebbe che la monarchia è rimasta in piedi perché gli accordi fra Urss e alleati lo prevedevano, come sarebbe stato successivamente chiarito dalla svolta di Salerno. Segue frecciata alla realpolitik tricolore di Togliatti, eppure dovrebbe essere passato abbastanza tempo dalle retoriche sessantottine sulla Resistenza come “rivoluzione tradita”, per consentire una valutazione più oggettiva degli eventi: senza quel compromesso la Resistenza italiana avrebbe fatto la fine di quella greca e noi non avremmo oggi una Carta che JP Morgan (e l’Europa ordoliberale) vogliono liquidare perché contiene troppe tracce di socialismo (cioè dei rapporti di forza che il movimento operaio fu in grado di far valere).

Poi le cose peggiorano ulteriormente: badogliano anche Vladimiro Giacché, perché non gli piacciono i trattati europei e osa affermare che non sono riformabili. Ora è chiaro che di economia la Gonnelli mastica poco o nulla per cui per contestare Giacché si deve aggrappare agli argomenti di Lionello Cosentino, l’unico Pd salito sul palco (un caso o un sintomo di dove sta andando a parare il Manifesto?). Curioso che poco sopra Gonnelli rinfacci a Fassina di non aver osteggiato il pareggio di bilancio in Costituzione: posso essere d’accordo, ma sono felice che abbia cambiato idea, mentre l’autrice dell’articolo sembrerebbe preferirlo nella versione “liberal progressista”. Di fatto, il liberal progressismo è ormai il contenitore ideologico che raccoglie i detriti di tutte le sinistre agonizzanti (socialdemocratiche e radicali) le quali, avendo da tempo cessato di rappresentare gli interessi popolari (populismo, ha detto qualcuno, è l’aggettivo che la sinistra usa quando si rende conto di non avere più alcun rapporto con il popolo), si nascondono dietro “la foglia di fico dei no border”, battuta di D’Attorre che ha fatto infuriare la Gonnelli che lo attacca dicendo che né lui né Fassina sono stati in grado di citare studi e ricerche che confermino che l’immigrazione è un problema per i proletari italiani. Visto che la questione non è nuova e la teoria marxista se ne occupa da un secolo e mezzo, le cito io alcuni “classici” che potrebbe consultare in merito agli effetti di dumping sociale prodotti dai flussi migratori: da Marx a Samir Amin passando per Arrighi, Wallerstein, Gunder Frank, Frantz Fanon per citarne alcuni…

Questa lunga digressione mi serve in realtà per ribadire un concetto che ho formulato nel mio intervento al convegno in questione, al quale ho partecipato come esponente di “Rinascita! Per un’Italia sovrana e socialista” (un’altra associazione politico culturale che si muove nel campo in cui è appena entrata a far parte  “Patria e Costituzione”). Rivolgendomi agli organizzatori, ho detto che, mentre capisco la loro volontà di recuperare quanto di buono può ancora esserci nella sinistra, penso al tempo stesso che si tratti di un’inutile perdita di tempo.

Gli insulti isterici e ridicoli (rossobruni, sovranisti, populisti, nazional socialisti, ecc.) con cui questa gente cerca di tamponare la crescita di un’area politica capace di coniugare la lotta per la riconquista della sovranità popolare e nazionale (due termini che Gramsci ci ha insegnato a considerare inscindibili) sono l’evidente conferma della loro disperazione per la perdita di qualsiasi capacità di rappresentanza degli interessi delle classi subalterne. Del resto fenomeni politici come France Insoumise, Aufstehen, parte di Podemos, lo stesso Corbyn e altri sono lì a dimostrare come la consapevolezza del processo di rinazionalizzazione della politica sia sempre più diffusa nella sinistra mondiale.

L’agitarsi scomposto del neoliberismo progressista ha l’unico effetto di rallentare il processo di costruzione di un’alternativa al populismo e al sovranismo di destra, perché i loro attacchi idioti e confusionari regalano continuamente voti all’avversario. 

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Comments   

#2 Mario Galati 2018-09-15 13:46
Stiamo ancora aspettando l'alternativa genuinamente rivoluzionaria al "togliattismo d'accatto". Fatevi pure avanti, ci sono autostrade davanti a voi.
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#1 Sanya 2018-09-14 18:11
Se l'alternativa è il togliattismo d'accatto di cui l'autore fa sfoggio in questo articolo, il neoliberismo progressista può dormire tra quattro guanciali.
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