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Il Medio Oriente «centro del mondo», secondo la meta-analisi di “Trump d’Arabia” e la sua santa alleanza con il CCG

di Alfredo Jalife-Rahme

Alfredo Jalife, uno dei maggiori geopolitici del nostro tempo, afferma ne La Jornada che il presidente Donald Trump ha appena ribaltato la politica e i rapporti di forza del Medio Oriente. Dissociando gli Stati Uniti da Israele, ha dichiarato che il Medio Oriente è ora il «centro del mondo». A suo avviso, Trump sta assicurando la sopravvivenza economica degli Stati Uniti alleando il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) e le transnazionali statunitensi. D’ora in poi Washington si posizionerà attorno a queste monarchie del petrolio, non più attorno allo Stato ebraico.

* * * *

Il petroliere Trump d’Arabia [1], che desidera emulare Lawrence d’Arabia [2], ha esposto due rappresentazioni cosmogoniche trascendentali, ricche di chiaroscuri, che meritano una meta-analisi: al Forum sugli investimenti di Riyad, capitale dell’Arabia Saudita [3], e davanti alle sei monarchie del petrolio arabe del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) [4]. In queste allocuzioni Trump attacca gli alleati dell’Iran, a Gaza e in Libano, e si pronuncia contro la costruzione della bomba nucleare iraniana, ma sostiene i controversi Accordi di Abramo [5] tra Israele e quattro Paesi: Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Sudan (o meglio, ciò che resta del Paese dopo la guerra civile telecomandata).

Tra le migliaia di frasi pronunciate da Trump, mi ha colpito quella proferita davanti alle sei monarchie petrolifere: un enunciato di grande profondità mercantile, che nemmeno il grande storico arabo Ibn Khaldun –¬ definito da Bertrand Russel padre della moderna sociologia – autore dei meravigliosi Prolegomeni, avrebbe osato esporre.

L’incommensurabile tunisino Ibn Khaldun si riferiva al mondo arabo ¬come alla «terra di mezzo del pianeta» – in senso orizzontale, distinto dall’«impero di mezzo» della Cina, in senso verticale, ossia tra il cielo e la terra – ma non è mai arrivato (tanto meno nel momento del declino congiunturale della portentosa civiltà araba), come ha fatto iperbolicamente il petroliere Trump d’Arabia, a definire il Medio Oriente «centro del mondo». È interessante notare che i due ultra-bellicisti khazari ¬– il pessimo comico Zelensky e l’attore (certamente migliore) Netanyahu, rimasto senza coreografia e scenografia mondiali – sono ogni giorno più isolati.

Il geopolitico francese Thierry Meyssan, di Réseau Voltaire, spiega la «dissociazione degli Stati Uniti da Israele con l’amministrazione Trump», che «dopo aver usato la pazienza con Benjamin Netanyahu, proponendogli di negoziare con i resistenti palestinesi, ma ottenendo solo ostinazione nel loro massacro e nel voler annettere Gaza, il sud del Libano e la Siria, e nel voler scatenare una guerra contro l’Iran, ha innestato una marcia superiore. È ormai chiaro a Trump, e a ogni altro che da 80 anni s’interessa alla regione, che i sionisti revisionisti sono nemici della pace, quindi nemici anche di Israele.» [6]

Meyssan espone le pressioni dei sionisti revisionisti israeliani a favore dei nazionalisti integralisti ucraini, la cui portata e implicazioni sono state rese pubbliche solo il 3 maggio, con l’elogio dell’ex ministro israeliano Natan Sharanski nei confronti di Volodymyr Zelensky. Qui ho sempre fatto riferimento alla Santa Alleanza militarista khazara di Netanyahu/Zelensky/Milei (il presidente argentino): i tre fanatici sostenitori del progetto irrealizzabile del Grande Israele del rabbino newyorkese di origini russe, Manachem Mendel Schneerson, appartenente alla setta escatologica talmudica Chabad-Lubavitch (si veda «Gaza: geopolítica de la barbarie de Israel» [7]).

L’irrealizzabile sogno sionista di un Grande Israele si dissolve, come nube al sole, di fronte al Grande Medio Oriente di Trump, con i suoi ricchi affari tecnologici-petroliferi che si prospettano. Bisognerebbe chiarire il significato meta-analitico ed ermeneutico del progetto di Trump d’Arabia allorché definisce il Medio Oriente centro del mondo; fatto che implica molteplici definizioni della regione e della “sua” religione: britannica, francese, israeliana, persiana, ottomana o reale?

Non so se il Medio Oriente sia improvvisamente diventato il centro del mondo, ma è certo che costituisce una delle principali, se non la più determinante, placca tettonica della geopolitica mondiale. Mentre la Cina espande le sue attraenti Vie della Seta conformandosi alla geografia islamica dell’Asia Centrale, Trump forgia la Santa Alleanza con il CCG e lo zar Vladimir Putin flirta con l’islam, come si è visto nel vertice russo-islamico a Kazan [8]. Sembra che la definizione dell’Arabia di Trump si concretizzi nella Santa Alleanza geoeconomica-petrolifera con il CCG e le sue sei monarchie petrolifere arabe.


Traduzione di Rachele Marmetti

Fonte: La Jornada (Messico)

Note
[1] «¿Reconocerá "Trump de Arabia" al Estado palestino durante su visita a Riad?», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 14 de mayo de 2025.
[2] «Nuevo Orden Geoeconómico Medio-Oriental de “Trump de Arabia”», Alfredo Jalife, Radar Geopolítico, 16 de mayo de 2025.
[3] «President Trump Participates in a U.S.-Saudi Investment Forum», White House, YouTube, May 13, 2025.
[4] «US President Trump attends GCC summit in Riyadh, gives message to middle east to strengthen ties», ANI News, May 14, 2025.
[5] «The Abraham Accords Declaration», US State Department, September 15, 2020.
[6] “Donald Trump dissocia gli Stati Uniti da Israele”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 maggio 2025.
[7Gaza: geopolítica de la barbarie de Israel, Alfredo Jalife-Rahme, Orfila Valentini (2024).
[8] «Putin Coquetea con el Islam: Cumbre Ruso-Islámica en Kazán», Alfredo Jalife-Rahme, Substack, 17 de mayo de 2025.
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