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Notizie sull'operazione speciale condotta dall'esercito russo in Ucraina
Era il 5 settembre 2025 e i primi nove mesi di possesso del Pentagono avevano confermato la sua sensazione che la struttura di vertice delle Forze armate statunitensi mancasse di mordente. Nonostante gli show di bullismo del suo predecessore Austin, anche al Pentagono tirava la stessa aria euforica del Dipartimento di Stato: birra e chitarra rock con quattro amici al pub di Kiev. Vinceremo e chi perde paga le consumazioni. Bisognava segnalare al mondo, ma soprattutto alle forze armate stesse, che la musica doveva cambiare. Anche Trump aveva...
La legge di bilancio ipotizzata dal governo Meloni assommerebbe a circa 23 miliardi, praticamente nulla, visto che ben oltre la metà serve solo a rifinanziare le misure, come il taglio del cuneo fiscale, introdotte una tantum. E' chiaro, alla luce di ciò, che serve una concreta alternativa. Provo a spiegarmi meglio. La stesura della Legge di Bilancio rappresenta annualmente il momento di massima sintesi politica ed economica per il Paese, eppure la sua costruzione si rivela sempre più un esercizio di bilanciamento estremo, imbrigliata com'è...
Qualcosa si muove nella direzione di porre fine alla guerra in Ucraina. Non è detto che arrivi al traguardo, ma si muove… Il fatto accertato più evidente è la denuncia quotidiana che Zelenskij fa dopo ogni bombardamento: “i nostri alleati non ci hanno avvertito e dato il tempo di lanciare l’allarme”, ossia far scendere nei rifugi la popolazione e soprattutto i vertici di Kiev. “Gli alleati” in questione sono però uno solo: gli Stati Uniti. Il sistema di assistenza e sorveglianza satellitare è Starlink, che è indispensabile sia per guidare gli...
Come ogni volta quando ci sono scontri e violenze contro cose o persone nel corso di manifestazioni pubbliche, mentre da destra si invoca il pugno di ferro come panacea universale, da più parti a sinistra viene evocata la presenza di infiltrati della polizia o di altri settori dello Stato come causa degli incidenti. Oggi, inoltre, va di moda, specie a destra ma non solo, una versione modernizzata della teoria degli infiltrati: i disordini sarebbero dovuti alla guerra ibrida condotta da entità statali ostili, come hanno affermato in Italia il...
Napoli è una città che tende alla sineddoche, alla mise en abyme, alla generalizzazione: lo dimostra il suo stesso nome, perché nel chiamarsi “città nuova” tende a considerarsi città par excellence, sottolineando quella sua irriducibilità che in tanti nel corso del tempo hanno provato a rivendicare. Prendiamo un esempio paradigmatico: diceva Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista (1977) che l’uomo produttivo, ossia “il milanese”, preferisce la doccia perché consuma meno acqua, meno tempo e si lava meglio, campione di efficientismo. “Il...
Pubblichiamo la traduzione di un’analisi che ci è sembrata tra le migliori delle lotte degli studenti delle scuole francesi, anche se ormai la situazione si è andata via via sviluppando fino alla grandiosa manifestazione di sabato 17 ottobre, sulla quale abbiamo raccolto le prime impressioni di chi l’ha vissuta. Era stata indetta da tempo e aveva come ragione di fondo l’aggravarsi della condizione di vita a seguito dell’inflazione. Nel frattempo però scoppia, inattesa e soprattutto imprevedibile nelle modalità e nella composizione, la lotta...
Sopprimiamo la tentazione di dire “l’avevamo detto”. Quando una classe dirigente senza leve economiche del comando si trova ad affrontare un’insorgenza sociale di grandi dimensioni l’unica cosa che viene in mente è il ricorso alla polizia. Anzi, addirittura all’esercito… Succede anche dopo il lungo weekend tra Milano, Torino e Bologna, ma in questo momento è Milano l’epicentro politico della “nuova ondata sociale”, misconosciuta, sottovalutata, e ancora negata da chi si rifiuta persino di capire da dove sia venuta fuori. Hanno solo un...
Ieri il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è recato in Iran dove si è incontrato con il suo omologo Abbas Araghchi e il presidente Masoud Pezeshkian. In agenda impedire la ripresa di una guerra di larga scala da parte di Israele e Stati Uniti. Non è la prima volta che la Russia tenta chiudere la pericolosa/disastrosa querelle iraniana, ma stavolta è diverso perché Lavrov giunge a Teheran sull’onda della telefonata tra Putin e Trump di venerdì 9 ottobre, nella quale i due presidenti hanno parlato anche del conflitto iraniano e perché...
Ma cosa si aspettavano, che una massa di giovani relegati nelle periferie delle cittadelle del lusso, ridotti a eccedenze produttive o a manovalanza precaria, potessero accettare un presente di miseria con l’ascensore sociale non bloccato, ma sbarrato con violenza e un futuro fatto di nulla con la guerra, senza reagire? Chi ha fatto questi calcoli, che non sono calcoli ma diktat dettati dai vertici del potere imperialista finanziario e multinazionale, li ha proprio sbagliati: ma il pilota automatico si sa, non è come le city car di ultima...
19 ottobre. Che ansia, che tormento agita le fragili cristiane coscienze delle cancellerie euro-atlantiste, al pensiero di come il loro pupillo, personificazione del vallo euroliberale che si erge contro le “autocrazie asiatiche”, sia stato lasciato solo e indifeso dalle sconsiderate decisioni della Casa Bianca. L'impellente imperativo è quello di sostituire l'infido alleato yankee nel sostegno alla junta nazigolpista di Kiev e assumere, con ciò stesso, l'impegno a fare da muro alla “postura” - un termine che, nella nuova lingua liberale, fa...
Prevengo i commenti. Ma perché perdi tempo con Veneziani? Perché ne parli? Per un motivo semplice: l’egemonia. Vi ricordo che queste persone indottrinano anche chi governa; questi discorsi ve li ritroverete in Valditara e Meloni. Vi ricordo che queste persone, alla fine, approvano tagli e finanziarie. Il ruolo degli “intellettuali” è svuotare di senso le rivendicazioni materiali. Leggasi: arrampicarsi sugli specchi e dare la colpa a tutti/e tranne che a se stessi. «La rivendicazione economica è fuorviante», sentenzia Marcello Veneziani dalle...
“Ricostruire la base produttiva europea” è la frase che circola in ogni documento della Commissione europea. È un riflesso verbale che non impegna nessuno. Non dice quali industrie, con quali soldi, in quanto tempo, contro quali interessi. È una formula di copertura, non un programma. Il suo uso più recente è nel braccio di ferro con Pechino. Bruxelles ha scoperto, con dieci anni di ritardo, che il deficit commerciale con la Cina corre al ritmo di 1 miliardo al giorno. Minaccia salvaguardie sulle auto ibride, quote sull’acciaio, condizioni...
Parliamo delle vetrine, quel velo ideologico del commercio che ci fa salivare come cani di Pavlov al suono della campanella, quella nebbia di cristallo dove si vede e non si vede la reificazione che si incontra/scontra con l’ideologia borghese che critica il sistema finché qualcuno non lo tocca e lo mette sul serio in discussione. Insomma quel vetro che segna il limite tra chi ha e chi non ha, o meglio tra chi è e chi non è. La dinamica del velo che frena la pulsione, lo squarcio dietro al quale non si vuol vedere ciò che quel vetro nasconde:...
La sorpresa sta già nel fatto che ci si riesca a sorprendere. Anche ieri “Milano centro” è stata attraversata da gruppi di giovani che alla fine si sono scontrati con la polizia. La quale – dopo che evidentemente erano stati monitorati i social più utilizzati per la giornata di sabato – fin dalla mattina aveva cominciato a filtrare l’accesso al centro sulla base di due criteri piuttosto indicativi: chi indossava felpe con cappuccio e chi si porta dietro un colore di pelle un po’ diverso. Scene tra il comico e il tragico, con proteste...
“Il tempo”, scrive in L’evoluzione creatrice (1907) il più geniale filosofo della scienza del ventesimo secolo, Henri Bergson, “è invenzione”. In effetti, così prosegue il filosofo francese, “non appena ci si ritrova in presenza della durata vera, si vede che essa significa creazione”; una creazione che coincide con la “vita del reale”. Si tratta di una vita, è questo il punto forse più attuale del libro di Bergson, che evidentemente è molto più ampia di quella che ancora chiamiamo in senso assai più ristretto “vita”. Si tratta di una vita...
Che la libreria Feltrinelli, antico emblema della cultura antagonista italiana, venga devastata, durante una rivolta giovanile, possiede una sua ironia dialettica. Sono vent’anni che evito quelle librerie. Avete visto cosa espongono in vetrina? La conoscenza definitivamente sussunta nell’industria culturale, l’antagonismo convertito in valore di scambio. Adorno e Horkheimer hanno perso, e noi con loro. Del resto, è piuttosto facile mercificare Che Guevara sulle magliette e poi indignarsi quando una generazione, sottoposta a decenni di...
E’ difficile sottovalutare la portata dell’ingresso in campo degli studenti italiani avvenuto ieri in modo così clamoroso da costringere persino alcuni telegiornali Rai a metterlo come prima notizia. Mentana e La7, i presunti “progressisti” dell’”informazione indipendente”, sono invece riusciti nell’impresa di far peggio della Rai. In entrambi i casi le fumose “tensioni tra studenti e polizia” non sono riuscite stavolta a nascondere la portata della mobilitazione. E pure gli “incappucciati” che si muovono esattamente come i governi europei...
«Vedo nuvoloni all’orizzonte», avverte Giorgetti. Omettendo che le danze sue e di Meloni stanno contribuendo non poco a incupire i cieli. Dopo vari tentativi falliti, a fine 2026 il deficit pubblico dovrebbe finalmente andare sotto il fatidico 3% del Pil. Ma il ministro ammette che negli anni successivi il disavanzo oltrepasserà di nuovo la soglia. L’uscita dalla procedura di infrazione dunque si allontana. Scomodo lascito per il governo prossimo venturo. È uno dei pochi punti fermi della manovra di bilancio, per altri versi ancora avvolta...
Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia. Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope....
La Guerra fredda non è stata solo una questione di missili, spie e sbarramenti militari. Quello che la storiografia ufficiale spesso dimentica — o finge di non vedere — è che la battaglia più feroce e decisiva si è combattuta direttamente dentro le teste delle persone. Gli Stati Uniti non si sono accontentati di dominare il mondo con la forza delle armi e il peso del dollaro: hanno voluto plasmare le categorie stesse con cui le società occidentali interpretano la realtà, ridefinendo da cima a fondo ciò che è desiderabile, accettabile o anche...
Nel Landtag della Sassonia-Anhalt in Germania si è verificato un passaggio politico fondamentale che potrebbe segnare una svolta duratura per l’intero panorama politico tedesco e che, forse, potrebbe insegnare qualcosa anche nel resto d’Europa. Con l’approvazione di una mozione presentata dal BSW insieme all’AfD – rispettivamente il partito della sinistra patriottica fondato da Sahra Wagenknecht e il partito nazionalista di destra accusato di “fascismo” – il parlamento regionale ha formalmente impegnato il governo del Land a farsi promotore...
L'establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l'Europa. La falsa élite che attualmente governa in molti Paesi europei e nell'Unione Europea a Bruxelles è determinata a scatenare una guerra contro la Russia. Sfortunatamente per loro i cittadini su cui governano non hanno alcun interesse al riguardo e i leader stanno quindi conducendo una massiccia campagna propagandistica per far cambiare loro idea. Stanno seguendo la linea tracciata da Hillary Clinton che dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump...
CANDELA (FOGGIA) – Il sit-in è cominciato questa mattina alle cinque. Gli agricoltori e gli autotrasportatori che presidiano il casello autostradale per Napoli e Pescara con tir e trattori stanno accanto a due pattuglie dei Carabinieri e della Polizia stradale. Nessun ostacolo alle autovetture. Non vengono fatti passare solo i mezzi pesanti. Ma se qualche camionista insiste, lo lasciano andare. «Deve essere una protesta efficace – dicono i manifestanti -. Non dobbiamo permettere che il problema, che è economico e sociale, diventi un problema...
È un po’ di tempo che non riesco a occuparmi dei conflitti in corso in Europa e in Medio Oriente, in quanto ho voluto privilegiare lo spazio mediatico e il controllo della narrativa, il soft power, che ha oggi un ruolo essenziale nell’orientamento della politica interna e internazionale. Gli storici che dovranno un giorno soffermarsi sulla guerra suicida europea, sullo sterminio del popolo ucraino, come sul genocidio palestinese, sottolineeranno le responsabilità dei giornalisti e degli accademici che sono riusciti a normalizzare la guerra e...
Prima le sanzioni finanziarie contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e contro alcuni giudici della Corte penale internazionale. Poi, il 26 agosto, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha inserito nella sua lista nera anche Autistici/Inventati, il collettivo italiano che dal 2001 offre servizi digitali ad attivisti e associazioni. Una decisione che ha costretto Banca Etica a sospendere e poi chiudere il conto dell’associazione, per non incorrere a sua volta nelle sanzioni....
Negli ultimi anni, a livello comunicativo, mediatico e sui social, si assiste a quella che con una certa approssimazione potremmo definire una spirale inflattiva dell'analogia coi regimi autoritari del XX secolo. Sia ben chiaro che chi scrive, anche e non solo per tradizione familiare, non ha nessuna simpatia, o per meglio dire nutre una profonda avversione, per quei sistemi politici, all’origine di derive autoritarie e repressive e di atrocità di vario genere, ma qui quello che vorremmo cercare di porre in evidenza è una riflessione sul...
Tra le quattro principali nazioni dell’Europa continentale negli ultimi trenta anni l’Italia è stata sicuramente la più stagnante, a fronte di paesi come Germania, Francia e Spagna, che hanno invece presentato un quadro di maggiore dinamicità economica e salariale. La cronicità della stagnazione italiana spiega anche perché non stia subendo le stesse fibrillazioni sociali che oggi attraversano gli altri tre maggiori paesi europei. Ma non va neppure sottovalutata la capacità dell’oligarchia nostrana di surrogare il conflitto sociale reale con...
Alberto Deambrogio: Nel tuo articolo apparso su Machina, tu utilizzi l’analisi di Fernand Braudel per scardinare l’idea che il capitalismo coincida con la logica della concorrenza o con una semplice estensione dell’economia di mercato, definendolo invece come una strategia monopolistica e statale di puro potere e centralizzazione. Molta sinistra ha sicuramente considerato importanti le teorie ordo-capitaliste o la critica al neoliberismo inteso come “iper-concorrenza”, concentrando rivendicazioni sulla regolazione del mercato. Se accettiamo...
Trump aveva chiesto a Zelensky di cessare gli attacchi alle raffinerie russe “una mezza dozzina di volte negli ultimi mesi a causa dell’impennata dei prezzi del gasolio. Ciò che ne è seguito era prevedibile: Zelensky ha esitato; Trump ha concluso l’accordo” con Putin. Così David Ignatius, sul Washington Post, ha ricostruito quanto avvenuto sabato scorso. Insomma, la decisione di Trump era meditata e la svolta repentina è dovuta ai ripetuti niet dell’alleato. La frustrazione ha spinto il presidente americano a forzare e, per piegare la...
L’immigrazione occupa ormai da tempo un ruolo cruciale nell’agenda politica, domina le campagne elettorali e incide sul loro esito. Serve infatti a movimenti e partiti per suscitare il clima di allarme sociale necessario a procacciarsi il consenso di una opinione pubblica che si sente minacciata sotto diversi punti di vista. I fantasmi agitati dal marketing della paura sono numerosi, ma quello prevalente, e che fa da cornice giustificativa alla volontà di mettere al bando categorie di persone ritenute inammissibili perché inassimilabili, è di...
Nell’annus horribilis 2026, in cui l’imperialismo ha arrestato legittimi presidenti come Maduro in Venezuela e massacrato guide spirituali e religiose come Khamenei, l’Occidente collettivo continua a ergersi a giudice dei “diritti umani”. Sembrerebbe grottesco, non fosse tragico. Se si approfondisce il tema però emergono tutte le ramificazioni della vicenda che rientrano pienamente nella visione colonialista che l’Occidente mantiene verso il resto del mondo, considerato semplicemente come un’entità indistinta da giudicare, processare e...
C’è un bambino che dorme. Stringe un orsetto senza un occhio, ha una coperta troppo corta e la certezza – che solo i bambini possiedono – che domani esisterà. Questa certezza è la cosa più preziosa che abbiamo. E siamo disposti a spegnerla per un pezzo di terra. Non è sempre stato così. Per secoli l’Europa, con tutte le sue colpe e tra errori e roghi, ha elaborato un’idea altissima e fragilissima: che ogni uomo valga in quanto uomo. Che la vita non sia proprietà del sovrano, della nazione, dell’esercito, della storia; che la vita non sia...
Prima c’è stato un articolo giovedi 8 ottobre del giornale Politico.eu a rivelare che l’Unione Europea “di fronte all’escalation delle operazioni ibride russe” si stia preparando all’eventualità che, prima o poi, queste azioni provochino delle vittime in Paesi Ue o Nato. Una riunione di diplomatici della Ue svoltasi a porte chiuse, senza telefonini e senza assistenti, ha valutato il rischio di attacchi gravi, “capaci di provocare vittime su larga scala”. Se diversi cittadini di Paesi membri dell’UE o della NATO venissero uccisi in quello che...
Pochi giorni fa, dopo l’ennesima notte di bombardamenti su Kiev, il cancelliere tedesco Merz s’è recato in segreto da Zelensky. Un precedente analogo risale al 2022, quando Boris Johnson intervenne per impedire un accordo con la Russia, minacciando il presidente ucraino proprio mentre sembrava disposto ad accettare una soluzione negoziale. Merz sarebbe intervenuto per scongiurare il collasso psicologico di Zelensky e rilanciare un sostegno occidentale sempre più incerto. Ha promesso il proseguimento del riarmo tedesco e 1,3 miliardi di euro...
Alberto Deambrogio: Nel tuo libro riprendi la tesi di Raniero Panzieri sulla non-neutralità della tecnologia, nata negli anni della catena di montaggio e del boom industriale. Se Panzieri oggi potesse osservare la transizione digitale e i moderni algoritmi di intelligenza artificiale applicati al mondo del lavoro, quale aspetto dell’odierno capitalismo delle piattaforme lo sconvolgerebbe di più e quale, invece, considererebbe la logica evoluzione di quanto aveva già previsto? Massimiliano Amato: Credo che Panzieri non si stupirebbe affatto...
Anwar Shaikh è nato a Karachi nel 1945 da una famiglia sindhi. Diplomatosi alla Stuyvesant High School di New York nel 1961 ha poi conseguito una laurea in ingegneria (B.S.E.) presso l'Università di Princeton nel 1965. Dal 1965 al 1967 lavorò per due anni in Kuwait: inizialmente come impiegato bancario e ingegnere, e successivamente, dal 1966, come insegnante di matematica, fisica e scienze sociali presso la Kuwait-American School di Kuwait City. Una volta tornato negli Stati Uniti per studiare economia con Gary Becker, Robert Heilbroner e...
14 ottobre. Inni alla guerra e proclami di attacco. I media di regime italici pullulano di incitamenti ad armarsi e passare all'offensiva. Questa l'atmosfera che circola nelle redazioni romane, torinesi, milanesi che, fiutata l'aria delle cancellerie europee, ardiscono prendere le distanze dai padroni d'oltreoceano, specialmente dopo il cosiddetto “Diesel deal”. Non sia mai che, seppur sommessamente e senza delinearne tempi e termini, qualcuno osi parlare di accordi per mettere almeno un freno al conflitto in Ucraina. Nemmeno le più che...
I BRICS e le analoghe aggregazioni del Grande Sud stanno cambiando in meglio l’economia mondiale. E in modi che gli economisti dell’establishment, i vari Draghi, Monti e simili, non hanno neppure immaginato. La stabilità economica del pianeta non viene più prodotta da un egemone occidentale, ma da un insieme di economie che producono stabilità e sicurezza come beni pubblici, a disposizione di tutti. Di cosa sto parlando? Parlo della tenuta della domanda cinese e asiatica durante le ultime recessioni, del freno alla piovra finanziaria...
È da più di un secolo che si parla di Tramonto dell’Occidente, da quando, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, Oswald Spengler scrisse il suo tanto fortunato quanto discusso libro. La Prima Guerra Mondiale è effettivamente lo spartiacque storico: per la prima volta in modo massiccio e organizzato la tecnologia diventò uno strumento decisivo di distruzione e di devastazione. Anche se ancora c’era l’assalto con la baionetta e quella terribile vita stagnava dentro le trincee, dove, come ricorderà genialmente Marc Bloch, ebbero origine le...
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A proposito di «Ai nostri amici»
R. F.
Il testo che segue è una critica di Ai nostri amici, l'ultima impresa editoriale
del Comitato Invisibile. Teniamo ad avvertire il lettore che tale critica non sarà assolutamente esaustiva, giacché il testo in questione meriterebbe di essere decrittato in maniera assai più profonda di quanto si possa fare nello spazio di poche pagine;
ci limiteremo dunque ad esaminare alcuni dei postulati fondamentali che ci sembrano costituire il nucleo teorico del libro.
Ai nostri amici rappresenta un buon esempio di come un bricolage concettuale conservatore possa spacciarsi per rivoluzionario; farne la critica non è un'impresa agevole, tanto più che l'opera in sé è a prima vista densa, perfino
sovraccarica. Ciononostante, dopo un'attenta lettura, ci si accorge che il suo cuore pulsante si riduce ad una manciata di deboli proposizioni, che potrebbero passare perfettamente inosservate nel magma all'interno del quale galleggiano.
L'Occidente
L'Occidente è l'ossessione del Comitato Invisibile: ai suoi occhi esso concentra tutti gli orrori della civiltà. Esso è dunque sinonimo, indistintamente, di capitalismo, imperialismo, colonialismo, distruzione della natura, volontà di dominazione dell'altro
etc. Ma l'uso di una simile nozione ci appare sospetto, giacché questa opposizione rigida tra l'Occidente e il Resto non fa che rovesciare la visione imperialista o conservatrice che fa di questo stesso Occidente un assoluto. Insomma,
il Comitato Invisibile è Spengler (o Alain de Benoist, se si preferisce) messo a testa in giù. La genesi occidentale del modo di produzione capitalistico, evidentemente innegabile, si trasforma in colpa metafisica. Inversamente, ciò che è non-occidentale
ne risulta ontologicamente valorizzato. La civiltà occidentale moderna è dunque il male assoluto. Viene da chiedersi cosa ne sia dei precedenti 20.000 anni di società di classe e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo: l'Occidente sarebbe quindi sbarcato
da un altro pianeta? Il Comitato, che sicuramente adora le «genealogie» del nietzschianismo di sinistra, dovrebbe sapere che:
«Lo stesso termine di Occidente, opposto a quello di Oriente, è stato creato per designare questa rottura [tra Chiesa romana d'Occidente e Chiesa romana d'Oriente, nda] all'interno di una stessa civiltà e di una stessa religione.» (Georges Corm, Storia del Medio Oriente, Jaca Book, Milano 2009, p. 28).
Avendo ormai posto l'Occidente – dalla Francia storicamente colonizzatrice all'Irlanda arci-colonizzata dall'Inghilterra – e il non-Occidente come due essenze esteriori l'una all'altra, cosa ci dice dunque il Comitato Invisibile in merito al
primo?
Produzione e circolazione
In materia di analisi del funzionamento del capitale, la tesi fondamentale del Comitato Invisibile risiede nella sparata seguente:
«[...] il processo di valorizzazione della merce [...] coincide con il processo dicircolazione che, a sua volta, coincide con il processo di produzione, il quale, d’altronde, dipende in tempo reale dalle fluttuazioni finali del mercato.» (Comité Invisible, À nos amis, La Fabrique, 2014; trad. it.: Ai nostri amici, senza ulteriori indicazioni, p. 92; d'ora in avanti verrà indicato soltanto il numero di pagina dell'edizione italiana).
A costo di essere brutali, va detto che questa affermazione non significa assolutamente nulla. In primo luogo, è il capitale – o al limite il valore – che si valorizza; la merce non fa nulla di per se stessa: essa è soltanto un supporto,
un momento necessario nel ciclo per mezzo del quale il capitale perviene a valorizzarsi; quando la merce si presenta come tale sul mercato, il plusvalore è già stato prodotto, deve «solo» essere realizzato attraverso la vendita. In secondo luogo, la
coincidenza fra processo di produzione e processo di circolazione è un'impossibilità logica: la sfera della circolazione non aggiunge alcun valore al valore già prodotto; inoltre, essa è sempre separata nel tempo e nello spazio dalla sfera della produzione,
salvo supporre che lo stesso lavoratore – in virtù di non si sa quale ubiquità – possa essere operaio di Goodyear e simultaneamente cassiere da Mister Auto. Riassorbire la produzione nella circolazione, o viceversa, non può che significare confondere
lavoro produttivo e improduttivo, lavoro che si scambia contro capitale e lavoro che si scambia contro reddito, e dunque restare intrappolati nel feticcio della distribuzione, che dissolve la specificità del lavoro che produce plusvalore nella totalità
dei redditi da salario.
Ora, ciò che è ancor più importante per decifrare il testo di cui ci occupiamo qui, è che a partire dai rapporti di distribuzione, ovvero a partire dalla indistinzione fra lavoro produttivo e improduttivo, si può criticare tutto: la merce, il denaro,
le disuguaglianze, perfino lo Stato – tutto, salvo il capitale, poiché solo il lavoro produttivo lo produce. Non è questione di essenzializzare il lavoro produttivo identificandolo con una qualche figura mitica, tanto più che la produzione
di plusvalore non si limita all'«industria» nel senso abituale del termine (diversamente da ciò che presuppongono gli anti-marxisti); il carattere produttivo o meno del lavoro va determinato al livello dell'operaio collettivo, «socialmente combinato»
(ed è del resto ciò che Marx non smette di affermare nel Capitale, così come nei Lineamenti fondamentali e nelle Teorie del plusvalore). Ciononostante, è importante avere le idee chiare su questo punto, onde mantenere ferma
la distinzione tra lo strutturante e lo strutturato, senza perciò ridurre lo strutturato ad un epifenomeno privo di realtà (è questo un nesso fondamentale).
Delle «insurrezioni che sono venute», il minimo che si possa dire è che per l'appunto hanno toccato ben poco (in ogni caso, non a sufficienza) il «segreto laboratorio della produzione sulla cui soglia sta scritto: No admittance except on business».
Il Comitato Invisibile pensa di poter aggirare questa difficoltà in maniera puramente intellettuale, lasciando intendere che la produzione di plusvalore sarebbe incomparabilmente più diffusa che in passato. Ora, o ciò è semplicemente falso, oppure è sempre stato così.
Se fosse altrimenti, come avrebbe potuto Marx scrivere ciò che segue?
«Milton, che scrisse il Paradiso Perduto, era per esempio un lavoratore improduttivo; ma lo scrittore che fornisce lavoro di fabbrica al suo editore è un lavoratore produttivo. Milton creò il suo poema al modo stesso che il baco da seta genera la seta, cioè come estrinsecazione della sua natura; poi vendette per 5 sterline il suo prodotto e così divenne trafficante di merci. Ma il letterato proletario di Lipsia che produce libri (per esempio, compendi di economia politica) su comando del proprio editore si avvicina ad essere un lavoratore produttivo nella misura in cui la sua produzione è sottoposta al capitale e ha luogo al solo fine di valorizzarlo. […] Un insegnante che impartisce lezioni a scolari non è un lavoratore produttivo; ma se viene assunto come salariato, insieme ad altri, da un istituto trafficante in sapere, per valorizzare col proprio lavoro il denaro del suo proprietario, è un lavoratore produttivo [...]» (Karl Marx, Il Capitale: Libro I, capitolo VI inedito, a cura di Bruno Maffi, Etas, Milano 2002, p. 67).
Ciononostante, la produzione di plusvalore non è mai stata, né mai sarà, così diffusa e ampia da coincidere con la sfera della circolazione. Certo, il plusvalore prodotto dev'essere realizzato attraverso la compravendita della merce sul mercato e, in
questo senso, il processo di circolazione è essenziale per la riproduzione del capitale; ma non costituisce altro che tempo di devalorizzazione del valore già prodotto. Lo slogan «Blocchiamo tutto!», celebrato dal Comitato, corrisponde
all'idea che sarebbe possibile interrompere la produzione del plusvalore a partire da un punto qualsiasi sulla superficie della società. L'esempio che ci viene presentato, è quello del movimento francese contro la riforma delle pensioni del 2010, in
particolare in rapporto al settore delle raffinerie. Ci viene detto che queste ultime hanno potuto essere bloccate pressoché da chiunque, ciò che rappresenta palesemente un accecamento, se non una mistificazione pura e semplice: da un lato, infatti,
gli scioperi non furono affatto lanciati da «chiunque»; dall'altro, i blocchi fuori dei siti produttivi rimasero un sostegno esterno agli scioperi, e in nessun momento scomparve la frontiera tra il «dentro» e il«fuori». Ciò significa, semplicemente,
che il movimento non fu in grado di far esplodere le separazioni e le identità particolari. D'altra parte, questa narrazione ricolma di esagerazioni, e i riferimenti a certi settori particolari, caratterizzati da un'alta composizione organica del capitale
che non ha nulla di inspiegabile, servono al Comitato ad atteggiarsi a profeta del «blocco», nonché a fornire il proprio contributo al consensus post-moderno sulla sparizione della classe operaia – che è, lo sappiamo bene, il terreno sul quale
tutti, compreso il Comitato Invisibile, si riconciliano con Toni Negri e altri detestati commoners.
Totalità
Dal punto di vista strettamente filosofico, il Comitato Invisibile si vuole discepolo di Foucault, desiderante e flussista, e dunque – ci mancherebbe altro – anti-marxista, anti-dialettico e anti-hegeliano. Ciò malgrado, per sfuggire a Hegel non è sufficiente
volerlo. Quella che il Comitato Invisibile chiama «l'Epoca» (ovvero il periodo attuale), altro non è che la totalità espressiva hegeliana: non gerarchizzata, priva di centro, essa esprime in ciascuna delle sue parti lo stesso principio semplice (ciascuna
delle sue parti è pars totalis); il suo principio è una sorta di Spirito del Mondo privo di incarnazione (diversamente da quello di Hegel, con i suoi individui «cosmicostorici»: Alessandro il Grande, Giulio Cesare etc.) che la attraversa da
parte a parte, un po' come la politica presso gli antichi Greci o la religione nel Medio Evo. Eppure, né il Medio Evo poteva vivere di cattolicesimo, né Atene o Roma della politica; al contrario, le condizioni economiche del tempo spiegano perché là
il cattolicesimo e qui la politica, giocassero «il ruolo principale» (cfr. Karl Marx, Il Capitale, Einaudi, Torino 1975, Libro I, tomo 1, p. 99, nota 33).
Dal canto suo, il Comitato Invisibile non smette di affermare la centralità dell'etica e delle sue verità: sarebbe proprio l'etica (senza scherzi!) il fattore in grado di spiegare l'ascesa dell'islamismo nel mondo arabo, la capitalizzazione
politica delle primavere arabe da parte di questo stesso islamismo, così come i recenti misfatti dello Stato Islamico. Malgrado questo «carnevale permanente dell'interiorità feticizzata», il nostro Comitato non si scorda di ridiscendere sulla
terra e di farsi un poco più materialista, quando si tratta di rendere conto, un po' più esplicitamente, della geniale strategia da proporre per altre «insurrezioni» a venire.
Strategia
Finché «lo spettro della penuria» (p. 40) perseguiterà le sollevazioni della«plebe», lo Stato – ci dice il Comitato – sarà sempre in grado di riprendere il controllo della situazione. Che fare allora? Per i nostri autori, la risposta non è di ordine
sociale, ma tecnico, e perfino tecnocratico; essa non risiede in una rottura, in un (auto-)superamento, attraverso il quale la donna delle pulizie e il netturbino diventerebbero capaci di prendere in mano tutto ciò che oggi sfugge loro e li sovrasta
«dall'alto», ma nell'alleanza con i salariati «di lusso» che, invece, possiederebbero già le competenze richieste:
«Dobbiamo cercare di incontrare in tutti i settori, su tutti i territori che abitiamo, coloro che dispongono dei saperi tecnici strategici. [...] Questo processo di accumulazione di sapere, insieme alla creazione di complicità in tutti i campi, è la condizione per un ritorno serio e di massa della questione rivoluzionaria.» (ibid.)
Ciò che viene qui ignorata, è molto semplicemente la costrizione derivante dalla separazione radicale dai mezzi di produzione e di sussistenza – in una parola: il proletariato. Ancora cinquant'anni fa, per gli intellettuali gauchistes,
si trattava di radicarsi nella classe operaia. Oggi, la classe media non si rapporta ad altro che a se stessa, si crede autosufficiente: il laureato in scienze umane va incontro all'ingegnere. Ciò permette al Comitato di esimersi completamente
da un'analisi seria e dettagliata dei segmenti sociali attivi nelle rivolte e nelle sollevazioni (teniamo la parola «insurrezione» per altre e migliori occasioni) di cui si riempie la bocca, così come delle dinamiche socioeconomiche soggiacenti; il
Comitato non ne sa nulla e non ne vuole sapere, e ciò gli conviene perfettamente, poiché gli esiti (generalmente poco incoraggianti) di questi movimenti, si spiegano ben più per la posizione (sovente marginale) o la pratica (spesso debole)
degli operai che vi sono coinvolti, che per l'assenza dei quadri sapienti che il Comitato vorrebbe sedurre. Quest'ultimo non dimentica – è vero – di esprimere il proprio disprezzo verso la «piccola-borghesia» e la sua «indecisione storica» (p. 94).Ma
a chi si riferisce, in realtà? Ai contadini piccoli proprietari? Ai notai? La sorte della rivoluzione comunista dipenderebbe forse dall'orientamento politico dei farmacisti? A rigore, «piccola borghesia» equivale a «piccolo capitale», perfino piccolissimo,
dunque alla detenzione – per quanto irrisoria –di mezzi di produzione (o all'affitto di spazi commerciali), non fosse che per impiegarvi un paio di dipendenti o per auto-sfruttarsi. Che possa esistere una classe media moderna, salariata, specificamente capitalista,
fu affermato da Marx centocinquant'anni fa, da Pannekoek cento anni fa, da Bordiga cinquant'anni fa, ma ciò non sembra rientrare nelle preoccupazioni di quel grande organismo comunista che è il Comitato Invisibile.
L'impresa prediletta dal Comitato Invisibile è del resto la critica della questione stessa, che è un vecchio pallino della teoria comunista: «Non solo nelle risposte, ma già negli stessi problemi c'era una mistificazione» (Karl Marx -Friedrich Engels,
L'ideologia tedesca, Editori Riuniti, Roma 1993, p. 6).
Ma il Comitato Invisibile finisce con l'applicare tale procedura a tutto e al contrario di tutto, per evitare appunto che delle questioni, banalmente, si pongano. Infatti, come potrebbe mai essere individuata una qualsiasi questione nella centralità
della produzione del plusvalore, se tutte le frontiere tra produzione e circolazione del valore – come afferma il Comitato – si sono dissolte? Come osare riflettere sulla possibilità di un futuro conflitto militare di vasta portata fra le potenze imperialiste
(la vera via d'uscita dalla crisi dal punto di vista del capitale), se tutte le frontiere tra guerra e pace – come ancora ci dice il Comitato – è ormai caduca? E così via, cancellando ogni polarità – centro e periferia, potere politico e «infrastrutture»
materiali, strati sociali intermedi e proletariato – per poter infine esclamare: grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è dunque eccellente! A questo disordine, va ad aggiungersi lo zibaldone del Comitato, che voleva mettere ordine
nella confusione («dell'Epoca», indubbiamente) e non trova di meglio che affermare l'indistinzione totale: panta rei, nel flusso tutto scorre.
Qualche lapsus
Detto questo, siamo chiari su un punto: Ai nostri amici non manca di passaggi pertinenti: ad esempio la critica dell'umanismo di sinistra (pp. 1415), dell'ideologia democratista/assemblearista (pp. 25-27), del pacifismo e delle pose radicali
(pp. 57-62). Ma tali frammenti critici hanno come obiettivo soltanto delle idee: restano per lo più sul registro della demistificazione edificante e confortevole, opponendo semplicemente il vero al falso – ciò che è del tutto logico, giacché se l'economia
come oggettività, i posti assegnati aisuoi agenti, la struttura differenziata del modo di produzione etc., non esistono (o non esistono più), ogni limite ed ogni impasse non possono che essere di ordine puramente soggettivo.
Di più, la critica del milieu radicale (ibid.) sarebbe alquanto azzeccata, se soltanto fosse stata formulata in maniera anche solo minimamente autocritica, non fosse che per il fatto che tutti i punti evocati – attivismo
gesticolatorio, culto della performance, fissazioni identitarie etc. – sono stati in passato alimentati ed intrattenuti, da vicino o da lontano, dallo stesso Comitato Invisibile, di cui sappiamo che la modestia non è la qualità principale.
Infine, come abbiamo visto, i passaggi che hanno risvegliato il nostro interesse si trovano sfortunatamente nascosti tra gli interstizi di una chiacchiera fluente e incontenibile, fatta di proposizioni, proclami, riflessioni, rimandi impliciti o espliciti,
citazioni etc. – tutte più o meno discutibili, elegate fra loro da un iper-eclettismo vorace poiché incapace di trovare tanto il proprio baricentro quanto quello del mondo che si sforza di criticare. Il Comitato Invisibile passa allegramente
dai «divenire rivoluzionari» di Deleuze (p. 99) alla «nausea» di Sartre (p. 13), da «l'inferno sono gli Altri» (ibid.) del medesimo alla «distruzione creatrice» di Schumpeter (p. 10), dalla «crisi della presenza» di Ernesto De Martino (p. 13)
alla «guerra santa» di René Daumal (p. 58), senza dimenticare Michel Foucault, Marshall Sahlins, Gregory Bateson, Giorgio Cesarano, il mistico anarchico Gustav Landauer accanto al buon vecchio stalinista Gramsci, e dio sa quanti altri, in maniera che
più o meno chiunque possa trovarvi il proprio tornaconto... a condizione di non scavare sotto la superficie. Avremo perfino diritto al «partito nella sua accezione storica» della lettera di Marx a Freiligrath, ma soltanto per farsi beffe di
Marx e dei «marxisti» (quali?) due righe più sotto. Tutto questo, d'altronde, si trova in un piccolo libretto di 200 pagine in formato A6, formalmente ben scritto, e nel quale la padronanza dello stile perentorio alla Debord è – ovviamente – irreprensibile.
I nostri autori, bisogna ben riconoscerlo, padroneggiano talmente bene la materia che potrebbero farsi assumere come ghost writers del signor Agamben. Ma attenzione, dei programmi per computer sono già in grado di fare altrettanto – e ciò la
dice lunga sul formalismo che marca questo tipo di testi.
In guisa di conclusione...
Prendete un romanziere contemporaneo mediamente talentuoso, chiedetegli di assumere una posa da autore maledetto e infliggetegli un corso d'aggiornamento di due ore sulle ultime tendenze in filosofia, antropologia e sociologia; mettetelo poi per due
giorni davanti a un computer – pistola puntata alla tempia – con il compito di scrivere un libro di critica sociale «pericolosa», ma che si venda bene nei beaux quartiers di Parigi: avrete Ai nostri amici. C'è chi apprezzerà: a ciascuno
la sua droga.
Ma per coloro che sono alla ricerca di una messa a punto critica sul periodo attuale o di una proiezione sul suo possibile esito rivoluzionario (non esattamente all'ordine del giorno), il consiglio non può che essere: cercate altrove. Nonostante
la mobilitazione di un'ampia strumentazione verbosa dalle pretese radicali, il Comitato Invisibile resta prigioniero non soltanto di una visione sfasata di ciò che fa girare questo mondo, ma anche – ciò che è ancor più rilevante – di una comprensione
dell'articolazione fra lotte immediate e rivoluzione basata sull'accumulazione di condizioni o di esperienze. Exit gli schemi classici e classisti del proletariato che si fa classe dominante, l'accumulazione di forze o di esperienze, l'(auto-)pedagogia
rivoluzionaria attraverso le «lezioni del passato» etc., inscritti nell'orizzonte del movimento operaio del XIX e XX secolo, si mutano – nel discorso del Comitato – in accumulazione di saperi e di saper-fare. Il problema di una tale estrapolazione è,
fra l'altro, di farsi nel vuoto, ad uso e consumo di un soggetto totalmente autoreferenziale: «noi, i rivoluzionari». Mentre gli esponenti più interessanti della teoria comunista hanno tentato, a partire dagli anni 1970, di emanciparsi definitivamente
dalle concezioni evoluzioniste e gradualiste ereditate dalla II eIII Internazionale (su questo punto, qualcuno dovrà prima o poi tradurre La révolution sera communiste ou ne sera pas del 1975, ora incluso nell'antologia Rupture dans la théorie de la révolution. Textes 1965-1975,
Sénonevero, Parigi 2003), queste stesse concezioni – ormai orfane delle loro incarnazioni tradizionali – sono riapparse in una forma nuova, diffusa e soprattutto aclassista: alternativismo, cittadinismo, altermondialismo, decrescita,
negrismo, «critica del valore», anti-industrialismo, primitivismo etc. Le differenze che distinguono fra loro queste correnti sono innegabili, l'aria di famiglia che le accomuna lo è altrettanto – malgrado le polemiche talvolta virulente. Beninteso,
il Comitato Invisibile si situa all'estrema sinistra di tutta questa nebulosa, ma per la stessa ragione non può abbandonarla, quantomeno non in virtù dei propri soli mezzi. A partire da qui, la questione è meno di sapere che cosa il Comitato
Invisibile o i suoi seguaci potranno fare dellarivoluzione comunista, che di sapere che cosa la rivoluzione comunista potràfare del Comitato Invisibile. Non molto, temiamo... ma gli auguriamo il trattamento più cordiale possibile.
Ai nostri amici e i suoi autori resteranno come un segno, un sintomo, della divaricazione storica in cui si dibatte «il nostro tempo», tra – da un lato – un proletariato che non appare più come portatore di un progetto positivo, riformista o
rivoluzionario, vis-à-vis il capitalismo (ma che, per la stessa ragione, si manifesta ancor più brutalmente quando lotta) e – dall'altro – questi stessi progetti riformisti o rivoluzionari, che possono blaterare finché vogliono di umanità,
di moltitudine, di popolo, di cittadino, di individuo, ma la cui sorte è nondimeno sospesa, da vicino o da lontano, al carattere che assumerà l'azione presente e futura del proletariato nella crisi del capitale.
In conclusione, resta da definire ciò che determina il successo, relativo ma effettivamente internazionale, dei libri del Comitato Invisibile. Lasciando da parte le «mode culturali» e l'esposizione mediatica portata dall'affaire-Tarnac (che
taluni fra gli accusati di Tarnac abbiano o meno partecipato alla stesura di L'insurrezione che viene, è assolutamente privo di importanza), è in effetti innegabile che le concezioni del Comitato, ed egualmente il suo stile, corrispondano piuttosto
bene al vissuto di un tipo particolare di militante contemporaneo, che concepisce il proprio impegno come fosse di natura esistenziale, dell'ordine dell'opposizione fra individuo e mondo, al di là di qualsiasi determinazione specifica:
capitale e lavoro salariato, classi, prosperità e crisi, etc. Ma – bisogna essere chiari su questo punto – dire questo, è affermare una volta di più l'inaggirabile persistenza della controrivoluzione. Ricordiamoci fino a che punto, negli anni
1950-'60, anche i compagni più «equipaggiati» e visionari (Il Programma Comunista, Socialisme ou Barbarie, l'Internazionale Situazionista, Classe Operaia) fossero tutti, in un modo o nell'altro, prigionieri della situazione
(«questione russa» e «Trenta Gloriosi», per riassumere). Il semplice avvicinarsi di una nuova fase, li ha fatti implodere. Un'eventuale ripresa rivoluzionaria, che per il momento si fa dolorosamente attendere – e che nessun gruppo, gruppuscolo, rivista
o altra aggregazione è o sarà in grado di suscitare – non potrà che mandare gambe all'aria tutta la panoplia teorico-ideologica odierna... e noi con essa, almeno in quanto critici della controrivoluzione all'interno di questa. Un pizzico
di principio di realtà (anche in senso freudiano) a questo riguardo è sempre salutare. A condizione che la contraddizione di classe si riveli non solo motrice di ciò che è (fatto che è per noi pacifico), ma anche portatrice di qualcosa d'altro (che
non sia l'esaurimento fisico dei suoi «supporti»: specie umana e ambiente), il solo vantaggio che possiamo avere rispetto ad altri, è di sapere ciò che ci fa parlare, di avere sempre sotto gli occhi la fonte da cui sgorgano tutti gli antagonismi, e
di intravvedere i possibili punti di rottura.
«La attuale generazione rassomiglia agli ebrei, che Mosè condusse attraverso il deserto. Non solamente deve conquistare un nuovo mondo: deve perire, per far posto agli uomini nati per un nuovo mondo.» (Karl Marx, Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850, Editori Riuniti, Roma 1992, p. 111; queste parole sono del 1852: niente a che vedere – non c'è bisogno di dirlo – con i campi di concentramento nazisti).
Enrico Grazzini è giornalista economico, autore di saggi di economia, già consulente strategico di impresa. Collabora e ha collaborato per molti anni a diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, MicroMega, il Fatto Quotidiano, Social Europe, le newsletter del Financial Times sulle comunicazioni, il Mondo, Prima Comunicazione. Come consulente aziendale ha operato con primarie società internazionali e nazionali.
Ha pubblicato con Fazi Editore "Il fallimento della Moneta. Banche, Debito e Crisi. Perché bisogna emettere una Moneta Pubblica libera dal debito" (2023). Ha curato ed è co-autore dell'eBook edito da MicroMega: “Per una moneta fiscale gratuita. Come uscire dall'austerità senza spaccare l'euro" ” , 2015. Ha scritto "Manifesto per la Democrazia Economica", Castelvecchi Editore, 2014; “Il bene di tutti. L'economia della condivisione per uscire dalla crisi”, Editori Riuniti, 2011; e “L'economia della conoscenza oltre il capitalismo". Codice Edizione, 2008
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