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L’anno che può sconvolgere l’Europa

di Antonio Lettieri

Le elezioni del Parlamento Ue in primavera indeboliranno ancora, con ogni probabilità, le coalizioni che hanno tradizionalmente guidato la maggior parte dei paesi, alla vigilia dei rinnovi delle principali cariche di vertice. In Italia, nonostante le ambiguità e contraddizioni, il governo giallo-verde gode dell’appoggio popolare. Se davvero attuerà una politica più espansiva sarà un segnale importante. E’ possibile un cambio di rotta sia da noi che nell’Unione

di maio salvini300 0Nei sondaggi correnti la maggioranza degli elettori si schiera a favore del governo basato sulla coalizione fra Cinquestelle e Lega. Ma se si chiedesse ai militanti di ciascuno dei due partiti della coalizione quale sarebbe stata la sua scelta preferenziale, almeno una parte avrebbe espresso una scelta diversa: l’una a favore di una coalizione chiaramente di destra; l’altra per un’alleanza fra Cinquestelle e Partito democratico. La ragione è chiara. La lega di Salvini è un partito inequivocabilmente di destra. Mentre in una parte dei Cinquestelle, forse la maggioranza, prevale un’inclinazione di sinistra.

In mancanza di possibili soluzioni alternative, i due partiti hanno formato una coalizione di governo per molti versi eterogenea, come ha dimostrato la laboriosa elaborazione del “Contratto”, mediando le evidenti dissonanze su temi importanti come i migranti, la tassazione, le nazionalizzazioni, i rapporti con la giustizia, oltre alle divergenze nei rapporti europei come ha dimostrato l’incontro fra Salvini e Orban.

 

1. Ma prima di giudicare, a seconda dei diversi punti di vista, il governo in carica, è giusto porsi una domanda preliminare: da dove nasce questo quadro politico segnato da indubbie ambiguità e contraddizioni? E perché, non ostante le dissonanze, la coalizione gode del consenso di una inusuale maggioranza degli elettori? Posta in altri termini la domanda è: per quale ragione i due partiti che hanno governato il paese in alternanza nell’ultimo quarto di secolo - Il PD e Forza Italia - hanno insieme raggiunto una misera somma di voti inferiore a quella del solo Movimento Cinquestelle, nato da appena qualche anno? E’ sufficiente eludere la domanda ricorrendo all’etichetta del populismo, nuovo passepartout dell’analisi politica? E, infine, non si tratta dello stesso elettorato che appena quattro anni fa aveva votato con una schiacciante maggioranza di oltre il 40 per cento per Matteo Renzi, acclamato alla testa del partito democratico?

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Lavoro, patria e costituzione

di Vladimiro Giacché

Pubblichiamo l'intervento di Vladimiro Giacché all'assemblea di presentazione dell’associazione “Patria e Costituzione” tenutasi a Roma l'8 settembre 2018

Nuoro2inserto dellopera dedicato a CostituzioneL’incontro di oggi ruota attorno a 3 parole: lavoro, patria e Costituzione.

L’idea di fondo è che oggi il lavoro (gli interessi dei lavoratori) possa essere difeso soltanto attraverso un patriottismo costituzionale.

La patria di cui parliamo oggi ha una specifica genesi e una specifica configurazione storico/istituzionale: è la Repubblica nata dalla Resistenza antifascista e contro l’invasore nazista, una Repubblica che ha per l’appunto la Costituzione (i valori cui si ispira, i diritti che rende esigibili) quale architrave istituzionale e stella polare delle sue leggi e dell’operato dei suoi organi statuali.

Dire questo oggi, e soprattutto praticare una politica conseguente, non è più scontato. Non lo è da anni, in verità.

Il primo motivo di questo è lo svuotamento/negazione della Costituzione da parte dei Trattati europei e della legislazione che a essi si ispira.

Un esempio tra i molti possibili: il recepimento nella nostra legislazione della sola Unione bancaria europea pone in discussione (nega) ben 3 articoli della Costituzione:

- l’art. 43, che in coerenza con l’importanza attribuita al settore pubblico dell’economia dalla Costituzione, prevede la possibilità di espropriare “a fini di utilità generale” (con indennizzo) “imprese o categorie di imprese…che abbiano carattere di preminente interesse generale”;

- l’art. 47, secondo il quale la Repubblica tutela il risparmio “in tutte le sue forme”, e quindi senz’altro nella forma di deposito di conto corrente;

- e, se passerà la cosiddetta riforma delle banche di credito cooperativo prevista dalla L. 49/2016, anche l’art. 45, il quale prevede che “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.

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“L’Europa è sull’orlo dell’abisso”

Mathieu Magnaudeix intervista Joseph Stiglitz

In un’intervista a Mediapart, il celebre Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz si preoccupa del perseguimento dell’austerità nella zona euro. Si allarma anche delle politiche di Donald Trump e dell’esplosione delle disuguaglianze, dieci anni dopo la crisi finanziaria del 2008. Più che mai, sostiene di “aumentare i salari”, regolare la finanza e lottare contro i “monopoli”

euro26 Dieci anni dopo la crisi del 2008, a che punto è la regolamentazione finanziaria? Membri dell’ICRICT [Independent Commission for the Reform of International Corporate Taxation, ndt], una commissione indipendente create da tre anni che propone soprattutto di riformare la tassazione delle multinazionali, illustri economisti e sostenitori di una regolamentazione della finanza si sono riuniti martedì 4 settembre a New York. Tra questi, lo specialista dei paradisi fiscali Gabriel Zucman, professore all’università californiana di Berkeley, l’eurodeputata ecologista Eva Joly, o l’economista indiana Jayati Ghosh, venuta ad esprimere i suoi timori di vedere la bolla di indebitamento dei paesi emergenti “scoppiare presto, forse da quest’anno”.

Anche lui, membro dell’ICRIT, il celebre Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, professore alla Columbia University e precedente capo economista alla Banca Mondiale, ha risposto alle domande di Mediapart.

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Panama Papers, Paradise Papers, Swiss Leaks, LuxLeaks, Malta Files, etc. Dalla crisi del 2008, grandi inchieste internazionali hanno provato la portata dell’evasione fiscal nel mondo. Ma la situazione è veramente cambiata?

La crisi finanziaria del 2008 non è stata provocata dai paradisi fiscali, ma è abbastanza notevole constatare la piena luce che ha proiettato su questi. Ed è una buona cosa! Grazie al lavoro di investigazione di giornalisti del mondo intero, ci si è resi conto della magnitudine dell’evasione fiscale, ma anche dell’elusione fiscale, che priva gli Stati di risorse essenziali. Le restrizioni fiscali che hanno seguito la crisi hanno peraltro accresciuto questa presa di coscienza e reso l’opinione pubblica molto sensibile a queste questioni.

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Elezioni europee. Rompiamo il falso schema “europeisti versus nazionalisti”

di Dante Barontini

potere al popolo camp 539x303 539x300L’orizzonte delle europee e la crisi della governance Ue

Non siamo degli appassionati del rito elettorale, ma per la prima volta la scadenza di solito più inutile – le elezioni europee – assume un valore strategico.

E’ quasi sorprendente, visto che tutta la costruzione dell’Unione Europea è stata pensata per congelare dentro trattati di fatto non modificabili (se non all’unanimità, ossia mai) rapporti di forza temporanei e indirizzi di governance in grado di vanificare eventuali risultati elettorali divergenti in qualche singolo paese.

Come spiegava il cerbero Wolfgang Schaeuble in una riunione dell’Eurogruppo, “non si può assolutamente permettere ad un’elezione di cambiare nulla. Perché abbiamo elezioni ogni giorno, siamo in 19 e, se ogni volta che c’è una elezione, cambia qualcosa i contratti tra noi non significherebbero nulla”.

Tutta la costruzione, però, poggiava su una maggioranza politica che sembrava eterna: la grosse koalition su scala continentale tra “popolari” e “socialisti”. Ancora nel 2009 questa coalizione sfiorava i due terzi dei seggi a Strasburgo e quindi garantiva che qualsiasi scelta fatta nella formazione della Commissione (il “governo” europeo, quello che fa le leggi e le “raccomandazioni”, che controlla/contratta la stesura delle “leggi di stabilità” nazionali, ecc), o nel Consiglio Europeo, venisse approvata senza problemi.

I primi scricchiolii sono stati avvertiti già nel 2015, quando la maggioranza è scesa al 54%, mentre cresceva l’opposizione di destra che andava al governo in alcuni paesi, ed ora è diventata un protagonista problematico in quasi tutti. Esisteva anche un’opposizione di sinistra, molto variegata quanto ad orientamenti, ma politicamente ininfluente o subordinata ai “socialisti”.

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Gallino, l'euro, lo spread, Salvini, Visegrad

L'impotenza della sinistra europeista

di Enrico Grazzini

427af556 64b7 4d6a a399 eb049e3e332c largeLuciano Gallino aveva denunciato i disastri prodotti dalla subordinazione dello stato al mercato, spiegando come uscire dalla gabbia dell’euro e dell’austerità senza rompere l’Unione europea. Una lezione inascoltata dalla sinistra italiana, che continua a difendere questa Europa liberista in nome di un europeismo acritico e illusorio. Con il rischio di consegnare così milioni di elettori alla destra xenofoba e anti-europeista.

La sinistra alternativa che quattro anni fa aveva promosso la lista Tsipras, anche con l'aiuto e l'adesione del compianto Luciano Gallino – senza alcun dubbio lo studioso più profondo e critico della sinistra –, non può certamente riproporre quello stesso progetto di uscita dall'austerità che molti (come me) considerano del tutto fallimentare, o che comunque, nella migliore delle ipotesi, certamente non può più costituire un riferimento esemplare! Dopo la capitolazione greca di fronte alla Troika (UE, BCE e FMI) oggi la sinistra europea e soprattutto quella italiana non hanno ancora elaborato una proposta credibile per l'Europa e per l'euro. Il problema è che la sinistra italiana non vuole neppure discuterne e si chiude nei suoi dogmi. Così si assume la pesante corresponsabilità di consegnare milioni di elettori alla destra xenofoba e anti-europeista.

La famigerata Troika non ha lasciato la Grecia, anche se formalmente ha terminato il suo programma di aiuti; il debito pubblico greco è ancora al 180% del PIL, e il programma europeo di austerità continua incessante sia nell'Ellade che in Italia e negli altri paesi dell'eurozona (a parte ovviamente la Germania). La Grecia è sotto il controllo straniero. La Banca Centrale Europea tuttora non include l'Ellade nel suo piano di Quantitative Easing perché giudica ancora insolvente lo stato greco. Mario Draghi non considera affidabili i titoli di debito greci, che non quindi sono sostenuti dalla BCE.

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L’Unione bancaria europea e i problemi delle banche italiane

di Vladimiro Giacché

italy 1280x500Con piacere pubblichiamo la traduzione dell’articolo di Vladimiro Giacché sulla crisi bancaria italiana uscito sul sito dell’Institute for New Economic Thinking, con delle modifiche non sostanziali da parte dell’Autore, che ha anche aggiunto alcune note sul tema delle Banche di Credito Cooperativo. La tesi, documentata con rigore, è che la crisi bancaria italiana sia il frutto delle normative europee, che hanno generato enormi asimmetrie e condizioni inique sopratutto per il nostro paese.  Normative aggirate dalla Germania, che da un lato ha proceduto prima della loro entrata in vigore a salvare con interventi pubblici le proprie banche, e poi ha ottenuto di esentare dalla supervisione bancaria europea le proprie Sparkasse, legate a filo doppio alla politica locale e oggi a rischio sistemico, data l’entità degli impieghi. Insomma, l’Italia ha ben poco da rimproverarsi sulle proprie banche, se non l’arrendevolezza della classe politica che ha accettato regole contrarie all’interesse nazionale.

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L’obiettivo con cui l’Unione bancaria europea è nata era quello di ridurre la balcanizzazione finanziaria dell’Eurozona. La balcanizzazione –  la frattura del sistema bancario transfrontaliero che avviene quando creditori nervosi si ritirano verso i sicuri porti nazionali – è stata percepita a ragione come uno dei maggiori pericoli per la stabilità e la sussistenza stessa della moneta unica.

Infatti, all’indomani della crisi finanziaria, gran parte delle ricerche disponibili evidenziavano come il sistema – che sino al 2008/2009 si presentava così interconnesso da essere apparentemente inestricabile – si era andato ridisegnando secondo linee “nazionali”. I prestiti transfrontalieri nell’eurozona erano crollati all’incirca alla metà dei valori pre-crisi, e ingenti capitali erano stati rimpatriati da molte banche e investitori nei paesi core (Germania e Francia).

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Una valuta parallela per l'Italia è possibile

di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa e Stefano Sylos Labini

0004FBBA monetaNota preliminare di Pino Cabras

Si moltiplicano i segnali che fanno ritenere possibile l’arrivo di una fortissima pressione finanziaria internazionale sull’Italia ancora prima che in autunno il parlamento approvi il prossimo bilancio. Per qualche settimana il tema era passato in secondo piano, ma era sempre lì, minaccioso, a fare capolino.

È stato talmente presente da aver accompagnato sin dall’inizio la formazione del governo M5S-Lega, come un convitato di pietra, come un latente “stato di eccezione” pronto a spostare gli equilibri in favore di chi aveva il potere di dichiarare quella eccezionalità. Tutti giocavano secondo le regole, ma alcuni giocavano con la regola che annichilisce le altre e fornisce la vera sovranità: su tutto, lo spread (e la conseguente paura di incenerire il risparmio).

In Italia, visti i precedenti che risalgono anche a tempi vicini, lo stato di eccezione si compone di un miscuglio terribile di speculazione internazionale, differenziali di tassi d’interesse, decisioni di pochi soggetti non controllati dalla rappresentanza democratica che portano il Presidente della Repubblica a forzare la mano e a scegliere governanti non eletti, ossia tecnocrati dalle mani di forbice disposti ad azzerare in una notte diritti sociali esistenti da decenni. L’esecutivo denominato governo Monti è stato, più che altro, un governo Napolitano. E anche Sergio Mattarella ha influito profondamente sulle fasi di formazione del nuovo governo rivendicando un’interpretazione rigidissima dei poteri presidenziali al momento di negoziare la scelta del presidente del Consiglio e dei ministri chiave. Non dimentichiamo che a un certo punto Mattarella aveva dato l’incarico di premier a Carlo Cottarelli, da presentare alla Camere a capo di un governo tecnico di minoranza, per fortuna scongiurato dal successivo formarsi del “governo del cambiamento” retto da Giuseppe Conte, forte di un fresco consenso delle formazioni politiche che hanno trionfato il 4 marzo 2018.

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la citta futura

Gli Stati uniti d’Europa e la guerra civile

di Renato Caputo

Perché gli Stati uniti d’Europa, in regime capitalistico, sono impossibili o reazionari e la necessità della rottura rivoluzionaria

7f8135b0353f21e40222c95b42adffdc XLNella fase di sviluppo superiore o suprema del capitalismo (fase imperialista) vi è una tendenza oggettiva al superamento dei limiti posti dagli Stati nazionali, corrispondente all’affermazione del monopolio di contro alla concorrenza tra piccole imprese indipendenti. Tale tendenza transnazionale dell’imperialismo, oggi pienamente dispiegata sotto i nostri occhi, pone la basi oggettive per il superamento in senso socialista del capitalismo. Dunque, per dirla con Lenin: “il capitale ha sorpassato nei paesi avanzati i limiti degli Stati nazionali, ha sostituito alla concorrenza il monopolio, creando tutte le premesse oggettive per l’attuazione del socialismo” [1]. D’altra parte tale tendenza, indispensabile all’ulteriore sviluppo delle forze produttive, entra necessariamente, oggettivamente in contraddizione con la necessità di salvaguardare gli attuali rapporti di produzione e proprietà privatistici. Perciò questa tendenza transnazionale dell’imperialismo non porterà, come si illudono gli opportunisti centristi, a un ultraimperialismo o a un impero in grado di riunire pacificamente sotto di sé le diverse nazioni, su un livello paritetico.

Come il superamento della concorrenza fra singoli capitalisti genera sì il monopolio, che però non significa la fine della concorrenza ma il suo riprodursi a un livello superiore, quale concorrenza fra monopoli, il superamento dei limiti nazionali dell’imperialismo transnazionale non comporta la fine delle guerre, ma le riproduce a un livello superiore, al livello delle guerre mondiali fra potenze imperialiste che hanno, in quanto tali, superato la dimensione nazionale. Perciò Lenin si scaglia contro l’utopismo proditorio dei socialpacifisti e dei sostenitori dell’ultraimperialismo che ingannano le classi oppresse sostenendo che sarà possibile, senza abbattere l’imperialismo, una pacificazione e una conseguente cooperazione, su basi paritetiche, fra le nazioni oggi dominanti e le nazioni oppresse.

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Dialoghi europei

di Alessandro Visalli 

europaUna conversazione a margine di un post su Facebook a volte può avere interesse se la distanza tra i suoi protagonisti è appropriata e si muove in un quadro di rispetto. In queste circostanze l’interazione produce arricchimento reciproco. In questo caso i protagonisti del dialogo sono tre e l’innesco, rapidamente superato è la questione dell’immigrazione. Il post iniziale aveva acceso un ramo di discussione nel quale, ad un certo punto, un interlocutore ha richiamato lo slogan dominante nell’area culturale della sinistra liberale: “solidarietà, accoglienza, integrazione”, da tradurre nella politica di aprire i confini senza se e senza ma (ovvero senza badare alle conseguenze). Il ‘padrone di casa’ a questa dichiarazione ha opposto che occorre, invece, “frenare i flussi, e combattere lo sfruttamento degli immigrati che sono già in Italia”, ciò “sia per ragioni di giustizia che di difesa degli stessi lavoratori italiani”.

Il movimento del dialogo inizia da qui, e da una mia replica a questa opposizione tra aprire senza limiti e frenare. Precisamente in risposta alla dichiarazione del globalista che combattere lo sfruttamento significa aprire i confini:

Visalli. “E' l'esatto contrario, l'immigrazione (economica, ovvero il 90 %) è un fenomeno in buona parte autoalimentato. Il flusso dell’immigrazione dipende dal divario di reddito percepito tra il paese ricevente e quello di partenza e in modo decisivo dallo stock di migranti precedente che non si è integrato. In particolare la dimensione dello stock non integrato (ovvero della ‘diaspora’, che non si distribuisce molecolarmente ma si concentra in specifici luoghi e si densifica per omogeneità a causa di meccanismi sociali di reciproco sostegno) dipende dalla trasmissione interpersonale della cultura e degli obblighi.

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Superare la crisi italiana

di Enrico Grazzini

La proposta di Dosi, Minenna, Roventini, Violi, e il progetto alternativo di emettere Titoli di Sconto Fiscale accettati dalla BCE

draghi juncker banche 640x342Anche se i grandi giornali non ne scrivono, ormai le istituzioni europee e i governi di Germania e Francia si aspettano la crisi finale dei conti pubblici dell'Italia e il commissariamento del nostro Paese. A Berlino e a Parigi si stanno già preparando alla crisi italiana. I politici tedeschi e francesi non vorrebbero che il peggioramento del nostro debito pubblico provocasse il crollo dell'intera eurozona. Hanno già messo al lavoro i loro economisti per elaborare i “piani B” per commissariare l'Italia e “risanare” le nostre finanze pubbliche imponendo un'austerità ancora più dura. In Italia invece si stanno elaborando faticosamente delle proposte alternative per evitare la crisi finale e affrontare il problema del debito pubblico. Di queste nuove proposte mi occuperò in questo articolo, chiarendo però fin dall'inizio che alcune sono inapplicabili e altre sono efficaci.

L'impressione è che si avvicini l'ora della verità per l'economia e la politica italiana. Lo spread è aumentato dopo le ultime elezioni. Il problema è che il debito pubblico italiano continua ad aumentare. I mercati finanziari, Bruxelles e Berlino, attendono al varco la Legge di Bilancio che il ministro dell'economia Giovanni Tria sta elaborando. Molti nell'eurozona sperano che il nuovo governo giallo-verde porti l'Italia al fallimento per potere banchettare sulle sue rovine.

In questa condizioni è praticamente impossibile che Tria riesca a inaugurare politiche espansive e possa realizzare il programma di governo (reddito di cittadinanza e flat tax). Considerando i vincoli imposti dallo spread e da Bruxelles, Tria non può tagliare le tasse e aumentare la spesa pubblica. Se il governo non avvierà iniziative nuove e originali, non potrà avviare la svolta espansiva di cui il Paese avrebbe bisogno.

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L'Europa e le false credenze della Sinistra

di Alessandro Somma

europeismo sovranismoTragedia greca

L’Unione europea ha finalmente dichiarato la conclusione del programma di assistenza finanziaria imposto alla Grecia nel maggio del 2010. In questi otto anni il Paese ha ricevuto prestiti per 243 miliardi di Euro dal fondi Salva-Stati, e per 32 miliardi di Euro dal Fondo monetario internazionale. In cambio ha realizzato centinaia di riforme strutturali con le quali ha tagliato la spesa sociale per l’istruzione, la sanità e le pensioni, ridimensionato la pubblica amministrazione, privatizzato i beni pubblici e le principali infrastrutture, liberalizzato i servizi, precarizzato il lavoro e indebolito il sindacato.

La dimensione della macelleria sociale provocata da queste misure si coglie dai dati che documentano l’esplosione della povertà, la compressione dei salari e delle pensioni, la crescita della disoccupazione soprattutto giovanile, la perdita dei posti di lavoro nel settore pubblico, la condizione miserevole in cui è ridotta la sanità e il sistema della sicurezza sociale nel suo complesso. Anche i parametri economici documentano in modo incontrovertibile l’insuccesso della cura imposta dall’Europa: il deficit è stato annullato e anzi il Paese è ora in surplus, ma al prezzo di un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo passato dal 146% dell’anno in cui la Troika è giunta ad Atene, al 178,6% di adesso. Sono cresciuti anche la pressione fiscale e l’ammontare dei prestiti in sofferenza delle banche, mentre sono calati la competitività e il potere di acquisto.

Vi sono dunque riscontri notevoli di quanto l’assistenza finanziaria fornita alla Grecia sia stata fallimentare se non criminale, tenuto conto che il 90% delle somme prese a prestito hanno beneficiato le banche francesi e tedesche espostesi per aver tentato di lucrare sui titoli del debito greco.

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sinistra

L’Anschluss della Germania dell’Est

Recensione di Salvatore Bravo

Anschluss Lu2019AnnessioneAnschluss-L’Annessione è un libro di Vladimiro Giacchè. Ci sono libri che svelano la verità in cui siamo gettati. Vladimiro Giacchè documenta la fine ingloriosa della Germania dell’Est, fine programmata e voluta dal monopolio della finanza. Archetipo del capitalismo in azione, attraverso l’esperienza della RDT si rende palese la logica intestinale-divoratrice del capitalismo assoluto. La tecnocrazia finanziaria ha la sua verità logica ed ontologica nella regressione biologica ad attività di assorbimento e nullificazione di ogni realtà ad essa dialettica. Dietro il paravento dell’algoritmo, dei linguaggi astratti si cela un primitivismo intestinale: si divora per trasformare in energia per il proprio intestino insaziabile. L’energia è il denaro. La verità ciò malgrado non può essere divorata, marginalizzata, vituperata, diffamata, resiste ed è innegabile. L’azione del capitalismo assoluto è talmente iperbolica da rendere, in realtà, più semplice di quanto appaia scoprire la verità. La Merkel nel suo “Non c’è alternativa” denuncia un certo disagio dinanzi al vero. La forza del capitale assoluto è la debolezza dell’opposizione, di un’alternativa credibile e voluta. Cominciamo con la prima verità: la RDT ha subito un’annessione veloce e degna di un’invasione manu militari. Quando cadde il muro di Berlino nessun tedesco dell’est voleva la fusione con l’ovest. Nessuno striscione, il 4 Novembre 1989 a Berlino, proclamava il desiderio dell’unione delle due Germanie. Il giornale Der Spiegel con un sondaggio, in quei giorni, rese pubblico che il 71% dei Tedeschi dell’Est voleva che la Rdt sopravvivesse alla caduta del muro; esigevano riforme democratiche, ma non la cancellazione dell’esperienza socialista

«Il 17 dicembre sono pubblicati i risultati di un sondaggio sui cittadini tedeschi orientali commissionato dal settimanale tedesco "Der Spiegel": il 71 per cento si pronuncia per il mantenimento della sovranità della RDT, il 27 per cento per uno Stato unico RFT1

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politicaecon

L’Italia e lo scherno tedesco

di Von Thomas Steinfeld

Il 16 giugno scorso la Suddeutsche Zeitung, un giornale tedesco di qualità secondo solo alla FAZ, ha pubblicato un articolo sull'Italia che cita Chi non rispetta le regole? L'articolo è molto confuso e ci tratta comunque da sconfitti, anche se sul finale mostra qualche apertura. Anche la citazione del libro non sembra coglierne il senso

640x360L’Italia si sta autodistruggendo? Dal punto di vista tedesco, a molti sembrerebbe di si. Ma non per gli italiani.

Che ci sia un “Europa dei Vinti”, e’ chiaro dall’inizio della cosiddetta crisi finanziaria, cioe’ da circa 10 anni. Da allora, la ricchezza dei paesi che si sono uniti nella comune moneta europea (euro) cresce poco, almeno se confrontata con quella della Cina o degli Stati Uniti.

Prima questo era diverso: fino a quando c’era stata una crescita degna di questo nome, ogni singolo stato della comunita’ aveva potuto crescere, qualcuno di piu’, qualcuno di meno. Ma da quando non cresce quasi piu’ niente, vince solamente colui che lo fa a spese degli altri. Vinti e vincitori divergono palesemente e questo e’ tanto piu’ evidente quanto piu’ rigide sono le regole della competizione alle quali gli uni e gli altri si sono impegnati a sottostare. E quando un paese appartiene ai vinti, anno dopo anno: come possiamo dirci veramente sorpresi, se questo paese non vuole piu’ impegnarsi a rispettare le regole, o addirittura sogna di abbandonare la competizione? Questa e’ la condizione in cui si trova, dopo le ultime elezioni, la terza economia dell’Unione Europea: l’Italia.

Il paese ha trascurato “dieci anni di competitivita’ ” ha sostenuto di recente Hans Werner Sinn, uno dei piu’ famosi economisti tedeschi. Dal punto di vista italiano, le ragioni del fallimento sono altre. Perche’ là (in Italia) la storia del paese, dopo la seconda guerra mondiale, viene presentata come una catena di enormi sforzi collettivi, e cioe’ l’aver acquisito quella capacita’ di essere competitivi – che si misura (compete) con i successi dei paesi del nord e della Germania in particolare.

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I migranti e la lunga notte dell’Europa

di Antonio Lettieri

Il Consiglio europeo che doveva affrontare la questione ha dovuto accettare il principio che si tratta di un problema comune per evitare il veto dell’Italia, ma ha demandato tutto alla volontarietà dei vari paesi. Subito dopo Macron e Merkel con le loro dichiarazioni hanno in pratica dissolto l’accordo. Nessuno potrà stupirsi se al prossimo Consiglio l’Italia porrà il veto, aprendo una crisi che forse potrebbe salvare l’Ue dalla sua pratica autodistruttiva

Macron Conte300All’apparenza la riunione del Consiglio europeo del 28-29 giugno si è conclusa sul punto delle migrazioni, che era il principale, con un nulla di fatto. In realtà, ha brutalmente rivelato il volto duro e ostile dell’Europa nei confronti del più grande dramma del nostro tempo. L’Italia si era battuta per far passare il principio che la questione delle migrazioni non riguarda solo l’Italia, ma L’Europa. “Chi attraversa il Mediterranee, ha sostenuto Giuseppe Conte, intende entrare in Europa”.

Per far passare questo principio, che sembrerebbe ovvio, ha minacciato il veto dell’Italia sulle conclusioni del Consiglio. Poi, il principio è entrato nella risoluzione finale, affermando che gli stati membri dell’UE avrebbero, su una base “volontaria”, aperto le loro porte ai migranti. La clausola della volontarietà era obbligata dal fatto che. come si sapeva in partenza, i paesi di Visegrad, sotto la guida dell’ungherese Orban, non avrebbero accettato l’ obbligo di suddivisione dei flussi migratori. Germania e Francia avevano alla fine accettato il principio del coinvolgimento dell’UE che, nei fatti, superava la minaccia del veto italiano alla risoluzione finale – veto che avrebbe aperto una crisi esistenziale nel funzionamento dell’UE.

Il negoziato, per molti versi drammatico, si era concluso dopo una lunga notte, all’alba del 29 giugno, con un voto unanime, quando, nelle ore immediatamente successive, Macron, che aveva concordato col capo del governo italiano il documento finale, faceva sapere che la Francia non avrebbe accolto nessun migrante. E che sarebbe spettato ai paesi dove i migranti sbarcavano organizzare campi “chiusi”, in pratica campi di detenzione, adatti a impedirne il passaggio verso altri stati dell’Unione. Quanto alla Germania, Angela Merkel si dichiarava solo parzialmente soddisfatta, ribadendo l’obiettivo di rinviare nei paesi di primo approdo gli immigrati passati, senza esserne autorizzati, in Germania: una pretesa irragionevole accettata da Grecia e Spagna, ma respinta dall’Italia.

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Come si esce dall’euro

di Joseph Stiglitz

Un articolo del Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz su Politico affronta senza più giri di parole il tema dell’uscita dell’Italia dall’euro. Date le resistenze tedesche a riformare (radicalmente) l’eurozona come sarebbe necessario per salvare la moneta unica, all’Italia restano poche alternative all’uscita, se non vuole sprofondare nell’inferno greco. L’Italia per ora si è impegnata a restare nell’euro, ma le cose possono cambiare rapidamente, e il nuovo governo ha dimostrato di non avere paura di agire, cosa di cui Stiglitz sembra essersi accorto

oped eurozone382x222 1160x633 1160x500Qual è il modo migliore per uscire dall’euro? La domanda torna sul tavolo dopo la nascita del governo euroscettico in Italia. Sì, è vero che i principali ministri si sono impegnati a mantenere il paese nel blocco europeo della moneta unica, ma questi impegni non devono essere visti come immutabili. Devono essere considerati nel contesto più ampio della posizione contrattuale italiana. Il nuovo governo vuole chiarire che non è lì per far saltare tutto per aria. Preferirebbe restare nell’eurozona, ma vuole anche il cambiamento.

I nuovi leader italiani hanno ragione nel ritenere che l’eurozona abbia assolutamente bisogno di una riforma. L’euro è stato difettoso fin dalla sua origine. Per paesi come l’Italia, l’euro ha tolto due meccanismi fondamentali di aggiustamento: il controllo sui tassi di interesse e il tasso di cambio. E al posto di sostituire questi meccanismi con qualcos’altro, l’euro ha introdotto rigidi parametri sul debito e sul deficit, cioè ulteriori impedimenti alla ripresa economica.

Il risultato per l’intera eurozona è stato quello di una minore crescita, soprattutto per i paesi più deboli. L’euro avrebbe dovuto, nelle intenzioni, portare grande prosperità, e questo avrebbe dovuto rinnovare gli impegni verso l’integrazione europea. In realtà ha fatto proprio l’opposto. Ha aumentato le fratture all’interno dell’Unione europea, soprattutto tra creditori e debitori.

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OVIDI Salvatore PIATTO

Qui una presentazione del libro

emigrazione18

Qui è possibile scaricare il libro in formato PDF

Qui un intervento sul libro

IMAG0637

Qui una recensione di Alessandro Visalli

formenti oligarchi e plebei st

Qui una recensione di Giovanni Iozzoli

 

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Qui una recensione del libro

Qui un articolo di Furio Grimaldi sul libro

ondarossa bannerAppellorid

Urge un trasmettitore nuovo per Radio Onda Rossa!

Il link qui sotto, «Una notte sul monte Cavo», letto da Ascanio Celestini spiega tutta la storia...

https://www.produzionidalbasso.com/project/un-nuovo-trasmettitore-per-radio-onda-rossa/

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Qui la copertina completa

Qui l'articolo sul video

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Qui una presentazione

Qui una sintesi

Qui una recensione di Carlo Formenti

Qui una recensione di Ascanio Bernardeschi

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Qui l'introduzione al volume di Agostino Spataro

debord57

Qui e qui due recensioni del libro

rivol ottobre powerpoint

Le rivoluzioni russe del 1905 e del febbraio 1917 e ottobre 1917 illustrate e spiegate in powerpoint, a cura di Eros Barone, tramite delle immagini, particolarmente esplicative ed incisive, di un fumetto russo sullo stesso tema, risalente agli anni Settanta del secolo scorso, Un lavoro adatto ad una divulgazione rigorosa di quei temi. Qui potete scaricare il powerpoint. Qui invece è possibile scaricare la presentazione in formato pdf.

 

galileo

Una presentazione in powerpoint a cura di Eros Barone dedicata al conflitto tra Galileo e Bellarmino sulla interpretazione epistemologica della teoria copernicana e, più in generale, sull’idea di verità. In tempi di nichilismo, post-modernismo e post-verità, che è quanto dire in tempi di irrazionalismo galoppante, i marxisti, quindi i materialisti dialettici e storici, devono assolvere il compito decisivo di battersi, sul terreno epistemologico e filosofico, in difesa dell’idea di verità come corrispondenza degli enunciati ai fatti. La presentazione in oggetto vuol essere un contributo a questa importante battaglia intellettuale e, in ultima analisi, politica. Perché, come ha giustamente sottolineato Gramsci, la verità è rivoluzionaria.Qui potete scaricare il powerpoint. Qui il formato PDF

Il flagello del neoliberismo

Una recensione qui

LavoroTeoricoRdc

Una presentazione qui

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Una presentazione del libro qui

moro cop

Una scheda del libro qui

Recensioni qui e qui

erbaqualerivol

A questo link è possibile scaricare il volume in formato PDF

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Qui è possibile scaricare una scheda del libro

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Il volume è scaricabile qui in formato DOC

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Qui potete leggere e scaricare i quaderni del Centro Studi e Iniziative

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Qui la prefazione di Alberto Bagnai

Carchedi

Per l’acquisto dell’opuscolo è richiesta una sottoscrizione di 5 euro scrivendo a:
[email protected].

Qui potete trovare la prefazione del testo.

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Qui la prefazione del libro

Qui alcune notizie sull'autore

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Qui una presentazione del libro e dell'autore

Figure della creatività luglio 2017 7

Qui il primo numero della rivista scaricabile in formato pdf

lungo XX secolo. Denaro potere e lorigine dei nostri La cultura Italian Edition Il Giovanni Arrighi

Qui è possibile scaricare il libro in formato PDF

index19

Qui una presentazione del libro

17 03 26 Castelbuono

Una recensione di Ernesto Screpanti qui

La scomparsa della sinistra cover

Due recensioni al libro: Sergio Cesaratto e Paolo di Remigio

TERZA GUERRA MONDIALE fronte low

Qui una recensione del libro

copertina falegn

Qui una presentazione

spano

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