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L’Europa fra Trump e Merkel

Intervista a Raffaele Sciortino

Riprendiamo dall'Istant book sull'Unione Europea a cura della nostra redazione l'intervista a Raffaele Sciortino

Il sale della Terra 1Le dinamiche dei rapporti transatlantici sono fondamentali per tracciare il futuro della Ue. Partiamo dai nuovi scenari: dopo la Brexit, cosa comporta l’avvento di Trump nel rapporto con l’Ue ed in particolare con la Germania?

Partiamo da quest’ultima. È ancora presto per individuare la direzione precisa che la dinamica Usa‐Germania prenderà, se si aprirà cioè un vero e proprio corso di collisione e dove porterà, ma per intanto è importante che il rapporto si stia mostrando apertamente per quello che è: sempre meno un rapporto, per quanto asimmetrico, tra alleati e sempre più una relazione a rischio di esplosione tra portatori di interessi divergenti, immediati e strategici. Trump sta facendo saltare il tavolo dell’ipocrita “unità dell’Occidente” che nella sua lettura nazional‐populista è diventata troppo costosa se non insostenibile per gli Usa, sul piano militare ed economico, e troppo conveniente per i partner, in primo luogo per la Germania. Il perché di questa svolta “imprevista” (per i più) abbiamo cercato di sondarlo nei mesi scorsi analizzando le ragioni profonde del fenomeno Trump1: gli States sono decisamente in difficoltà sia sul piano geopolitico che su quello economico e sociale interno nonostante la decantata “ripresa” obamiana (ma l’hanno vista solo i circuiti finanziari e poco altro). La risposta del neopresidente, che trova riscontri in una parte dell’establishment e fa leva sui leftbehind della globalizzazione, non può che comportare un profondo rimescolamento di carte nelle relazioni economiche e geopolitiche internazionali.

sinistra

Spunti per la discussione di Eurostop

Ugo Boghetta, Mimmo Porcaro

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E’ comprensibile che all’interno di Eurostop si ponga un problema di identità. I sacrosanti “tre no”, all’Unione europea, all’euro ed alla Nato, non dicono, ovviamente, nulla di “positivo”: noi diamo per scontato che essi siano un mezzo per attuare i nostri scopi generali, e ciò è indiscutibile, ma la presenza di altre forze che, in un modo o nell’altro, propongono in tutto o in parte gli stessi “no” ci impone di definire meglio i nostri scopi e i nostri mezzi. Oltretutto Eurostop si trova, obiettivamente e per scelta, al centro di una rete di relazioni tra forze eterogenee che vanno, per intenderci, dall’area dell’antagonismo al costituzionalismo moderato. La cosa è assolutamente positiva, è un indizio del fatto che abbiamo individuato problemi reali e avvertiti da molti: ma anch’essa impone una chiarificazione, alla quale, qui sotto, cerchiamo di contribuire, alternando spunti politici e teorici.

 

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Dal punto di vista della nostra iniziativa il dato determinante di questa fase non è tanto il perdurare della crisi economica e nemmeno l’accentuarsi della deglobalizzazione.

sollevazione2

Un Libro bianco, anzi bianchissimo

di Leonardo Mazzei

I Cinque scenari per il 2025 della Commissione Europea. Ma il sesto, che manca, è quello più probabile

hqdefaultNon sanno più cosa inventarsi. L'UE è in panne, ma non possono e non vogliono dirci il perché. Andare avanti però si deve, che ne va anche della loro poltrona. Ma come non si sa. E' così venuto fuori, quasi come un esercizio svolto giusto per ingannare il tempo, un curioso Libro bianco sul futuro dell'Europa redatto dalla Commissione come contributo ad un non meglio precisato «nuovo capitolo del progetto europeo».

Invitiamo tutti a leggerlo: lo sforzo richiesto è davvero modesto, mentre chi ancora si intestardisce a descrivere una UE che si rafforzerebbe proprio grazie alle sue crisi avrà forse qualche motivo per riflettere.

Per quelli invece che vanno di fretta, od hanno già le idee piuttosto chiare, possono bastare le noterelle che seguono.

Il Libro bianco è scritto in occasione del sessantesimo dei Trattati di Roma, dunque la retorica la fa da padrona, con il mito di Ventotene contrapposto al dramma di Verdun, con la descrizione di un'Europa in cui regnerebbero pace ed uguaglianza come mai nella storia, come mai in altri luoghi.

gramsci oggi

Banche pubbliche: da utopia politica ad esigenza imprescindibile

di Fulvio W. Bellini

007 fydLo scontro tra la Banca Centrale Europea e la Germania

Nel precedente articolo sulla Industrie 4.0 si sottolineava come la Germania stia realizzando una sua politica industriale, ne abbiamo visto obiettivi e metodologia. Ci siamo poi soffermati sulla declinazione italiana di una possibile Industrie 4.0, chiudendo l’articolo sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena. In questo articolo analizzeremo infatti il ruolo imprescindibile che il sistema bancario debba svolgere nel quadro di una politica industriale in Italia.

Torniamo un attimo in Germania. Lo scorso anno abbiamo assistito varie volte allo scontro tra esponenti di primo piano dell’establishment tedesco (il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, il governatore della Bundesbank Jens Weidmann) ed il governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. Il motivo del contendere è stato sovente quello dei bassi tassi d’interesse che negli ultimi mesi si sono tradotti in tassi negativi sui depositi delle banche presso la BCE. Ovviamente i mass media hanno fatto il loro solito mestiere teso a non far comprendere nulla all’opinione pubblica: nessun approfondimento e nessuna obiettività, ma tifo da stadio per Shaeuble se fossero stati media tedeschi e per Draghi se fossero stati media italiani. Proviamo a mettere in ordine degli elementi oggettivi, e proviamo a darci una nostro punto di vista.

eunews

L’Europa, da trent’anni al fianco della finanza

di Thomas Fazi

Sul fronte della finanziarizzazione dell’economia – dalla liberalizzazione dei flussi di capitale alla deregolamentazione dei sistemi bancari nazionali – l’Europa ha anticipato di diversi anni gli Stati Uniti. Gettando le basi della crisi attuale

financeLa crisi finanziaria del 2007-9 può essere considerata una conseguenza di quel trentennale processo di finanziarizzazione – termine di cui esistono diverse definizioni ma che per semplicità possiamo identificare con il peso e il potere crescenti assunti dalla finanza e dal capitale finanziario nell’economia – che fu la risposta (indubbiamente geniale) del capitalismo alla stagnazione dei salari provocata dalla guerra vittoriosa ingaggiata dal capitale nei confronti del lavoro nel corso e per mezzo di quella che è stata definita la “controrivoluzione neoliberista”. In sostanza, la crescente erosione dei salari e del potere d’acquisto dei lavoratori in diversi paesi occidentali fu “compensata” dall’aumento esponenziale dell’indebitamente privato, ossia da quello che alcuni hanno definito una paradossale forma di “keynesismo privatizzato”. Sarebbe a dire che le banche hanno permesso ai lavoratori, tramite il credito/debito, di mantenere inalterati i loro livelli di consumo, nonostante la stagnazione salariale verificatasi dagli anni ’70 in poi.

Questo processo di finanziarizzazione si è espletato sostanzialmente in due modi: (i) a livello internazionale, attraverso la liberalizzazione dei flussi di capitale, che – è il caso di sottolineare – fu una scelta squisitamente politica e non una conseguenza inevitabile della modernità e del progresso, come spesso viene detto, anche a sinistra; (ii) a livello nazionale, attraverso la liberalizzazione dei sistemi bancari e creditizi nazionali, per mezzo dello smantellamento di tutta quell’architettura regolatoria messa in piedi in alcuni paesi in seguito alla grande depressione e poi in maniera più diffusa in seguito alla seconda guerra mondiale, e che fu una delle architravi del cosiddetto “trentennio glorioso” (che poi tanto glorioso non fu ma quello è un altro discorso).

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Idiozie euriste

di Leonardo Mazzei

Leonardo Mazzei risponde punto per punto agli argomenti di Luciano Fontana e Riccardo Sorrentino

arton45394Siccome i nodi stanno venendo al pettine, i propagandisti del fronte eurista hanno solo due opzioni: o arrendersi, o rilanciare ad un volume ancora più alto le balle di sempre. Inutile dire che scelgono sistematicamente la seconda strada, che altro non sanno fare. Il che ha l'effetto secondario di costringerci, ogni tanto, a dirgliene quattro.

Prendiamo qui in esame due esempi assai significativi. Il primo è quello della risposta ad una lettera («Tutti felici senza euro? Non raccontiamoci bugie») del direttore del Corsera, Luciano Fontana. Il secondo è un articolo di Riccardo Sorrentino sul Sole 24 OreE' l'euro il problema? Cinque miti dei "no-euro" da sfatare»).

Iniziamo dal Fontana, che parte da una premessa il cui acume è pari solo all'originalità. Secondo questo fenomeno della natura chiunque critichi a vario titolo l'euro «prende come bersaglio un nemico esterno per sfuggire alle proprie responsabilità». Oh bella! Mai che quelli come il Fontana parlino invece delle loro responsabilità, quelle di aver condotto il Paese nelle condizioni in cui si trova. Tema che, chissà perché, per questa bella gente non è mai quello principale.

Dopo una siffatta premessa, e dopo aver detto di striscio, quasi si trattasse di un dettaglio, che «L'Unione va rifondata» (ma come ovviamente non si sa), il direttore passa ad elencarci le meraviglie dell'euro: tassi di interesse stabili, mutui vantaggiosi, accesso al mercato unico, facilità dei pagamenti e dei viaggi.

losmemorato

L'Europa non è Leuropa (UE for dummies)

di Luca Fantuzzi

In giro per lEuropa 1Anche se spesso i nostri giornalisti - oltre che piddini vari, preda di auto-razzismo patologico - fanno finta di ignorarlo, l'Unione Europea non è l'Europa (dalla quale, in quanto mera espressione geografica, non usciremo mai fino a quando non lo vorrà la deriva dei continenti) bensì Leuropa. Imperfetta quanto si vuole - dal momento che la vera Leuropa è sempre Laltra, che non esiste - ma (secondo i sullodati scienziati) comunque un successo.

Ma cos'è, davvero, Leuropa? Perché lasciarla porterebbe a crisi economiche e corse agli sportelli (fenomeni notoriamente sconosciuti nei Paesi della Leuropa), piogge di sangue, invasioni di cavallette e, se del caso, morte prematura dei primogeniti, esattamente come sta accadendo nel Regno Unito della Brexit? 

Leuropa (l'unica esistente) si basa su quattro pilastri (art. 26, c. 2, Tfue), il cui fine ultimo (non è la prosperità delle persone, o la coesione sociale, o la protezione dei deboli, o che so io, bensì) è la pura e semplice creazione di un mercato interno fortemente competitivo (artt. 101 e ss., Tfue).

(Certo, la creazione di un mercato interno può lasciare sul campo morti e feriti. La Commissione si può adoperare per ridurre un po' il dolore.

orizzonte48

Maastricht: era tutto previsto

di Quarantotto

cavallo Troia1. Questo video è ormai molto noto.

https://youtu.be/8TszG75t9p4

In esso Draghi spiega come deve funzionare, per necessità scientifico-economica e politica, l'eurozona. E parte direttamente dalla necessità degli "aggiustamenti", tra i paesi dell'eurozona. Spiega, nella seconda parte, delle divergenze di crescita e di inflazione tra i paesi che vi appartengono e di come ciò dia luogo a fenomeni di movimento di capitali che, dai paesi più competitivi e con tassi di inflazione più bassi, finanziano le importazioni da parte dei paesi meno competitivi.

Racconta, per implicito, come l'invariabilità del cambio favorisca tutto ciò, rendendo conveniente effettuare questo credito da parte dei sistemi bancari dei paesi più forti e di come, però, a un certo punto, le posizioni debitorie così create (sottintende dovute principalmente a credito privato da scambio commerciale e da affluenza di capitali attratti dai tassi di interesse più alti nei paesi a inflazione maggiore), divengano eccessive e quindi "rischiose" (anche perché ciò droga la crescita col capitale preso a prestito e genera ulteriore innalzamento dell'inflazione).

micromega

Tutti i conti dell'Italexit: nessuna catastrofe se l'Italia esce dall'euro

di Enrico Grazzini

Unione Europea nel cestino 400x300Il sistema dell'euro si sta sgretolando e anche l'Italia è a un bivio. E' possibile che in Francia Marine Le Pen, presidente del Front National – il partito popolar-populista, xenofobo e post-fascista –, vinca le elezioni per la presidenza. Se il Front National vincesse, l'euro si sbriciolerebbe immediatamente. Che cosa accadrebbe allora all'Italia? Il ritorno alla lira potrebbe produrre certamente una nuova crisi ma, se ben gestita, la crisi non provocherebbe un disastro irreparabile. Anzi: l'uscita dall'euro e la ritrovata sovranità monetaria potrebbero finalmente consentire all'economia italiana di riprendere a correre.

Il break-up dell'euro provocherebbe il caos nel breve periodo. Tuttavia – a meno che non si adotti la moneta fiscale, che ho più volte proposto ma della quale in questo articolo accennerò solamente[1] – uscire dall'euro potrebbe essere l'unica maniera di ridare ossigeno all'economia italiana ed evitare il disastro di una depressione prolungata all'infinito. Il vero e proprio terrorismo sull'Italexit e sul break-up dell'euro da parte dei media e di una classe politica nazionale che sembra in gran parte venduta agli interessi stranieri, non ha alcuna valida motivazione.

Se l'euro cadesse, il quadro sarebbe assai complesso sul piano valutario, finanziario e geopolitico. Ma una recente ricerca su 12 Paesi europei – probabilmente la più approfondita e analitica che sia stata compiuta finora - dell'autorevole Observatoire français des conjonctures économiques (OFCE), affiliato a Science Po, la prestigiosa Fondation nationale des sciences politiques, sulle conseguenze del break up dell'euro afferma che, in caso di Italexit, la crisi italiana potrebbe essere molto limitata e presto recuperabile[2].

facciamosinistra

Angolature di nazionalismo

Prodi, il sogno europeo e il nemico americano

Alessandro Visalli

Vittorio Corcos Sogni SIDCUn titolo provocatorio, lo ammetto. Ma vero.

Partirò dal commento ad una intervista a Theodore Roosevelt Malloch, un politologo americano che insegna alla Henley Business School (già Oxford University) ed è il candidato più probabile alla carica di ambasciatore USA presso Bruxelles. Si tratta di una intervista, dunque, in qualche modo programmatica e volta a catturare il consenso della nuova amministrazione.

Quindi ascolteremo una presentazione, in conferenza con l’economista Emiliano Brancaccio, dell’ex Presidente della Commissione Europea (ed ex Premier) Romano Prodi.

Il possibile futuro ambasciatore in sostanza pronuncia dieci enunciati davvero significativi:

1-     “che il progetto di integrazione europea sia un disastro dovrebbe ormai essere cosa nota a tutti. Una cosa del genere non avrebbe mai trovato l’avvallo né di Churchill né di Roosevelt”.

2-     “Per molto tempo, a partire da Dulles, il Dipartimento di Stato è stato dell’avviso che la strada migliore per assicurare la pace in Europa fosse di unificarla. Al centro di questo ragionamento vi era la relazione Francia-Germania” MA “È sensato perseguire questa politica dopo il trattato di Maastricht del 1992 e quelli successivi?

facciamosinistra

La crisi dell'Europa neoliberista e la follia dell'austerità

Fabio Cabrini intervista Sergio Cesaratto

IMG 5535facciamosinistra! ha il piacere di ospitare nelle sue pagine il pensiero di Sergio Cesaratto, professore ordinario di Politica monetaria e fiscale dell'Unione Economica e Monetaria europea, Economia della crescita e Post-Keynesian Economics all'Università di Siena, e autore, tra gli altri, di un libro estremamente interessante intitolato "Sei lezioni di economia", adatto a tutti quelli che desiderano capire più profondamente una crisi che sembra non avere fine.

* * * *

1° Prof. Cesaratto, stiamo vivendo in una fase storica di grandi cambiamenti: prima il Brexit, poi la vittoria di Donald Trump e ora, in sequenza, si terranno le elezioni in Olanda, Francia e Germania che potrebbero modificare ulteriormente lo scenario internazionale, in particolare quello dell'UE. A prescindere dall'esito che uscirà dalle urne, è chiaro che i partiti pro-establishment sono entrati in una profonda crisi specialmente quelli che fanno riferimento al PSE. Non sarà mica che a ad essere le pallide fotocopie dell'originale, leggesi "terza via" di Blair, si perde consenso?

"La terza via si è rivelata per quel che era: una versione neppure troppo mascherata del neo-liberismo. Un tempo la terza via era la socialdemocrazia, fra socialismo reale e capitalismo liberista. Soprattutto nelle sue versioni migliori come quella scandinava, quella terza via era, e rimane, una cosa seria.

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L’euro 15 anni dopo: il fact checking dell’ISPI non regge il fact checking

di Andrea Wollisch

fact checking euroAll’inizio di questa settimana l’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) ha pubblicato un sedicente fact checking sull’euro che promette “un’informazione sintetica e il più possibile fondata su dati oggettivi”. In pratica, sette affermazioni sull’euro sono state definite “vere” o “false”, con brevi note esplicative. Quali che fossero le reali intenzioni degli estensori, il risultato ha poco a che vedere con un fact checking e molto più con una semplice esposizione di opinioni, poco o nulla avvalorata da dati. Ora, come ha affermato Alberto Bagnai in un articolo recentemente pubblicato su questo sito, “l’euro è uno dei più grandi successi della scienza economica: tutto quello che questa aveva previsto si è realizzato, ed esattamente nel modo in cui la scienza economica l’aveva previsto”. Commentando dunque alla luce dei dati e di quanto insegna la scienza economica i sette punti proposti dall’ISPI, Andrea Wollisch, laureato in Economia e Scienze sociali, giunge a conclusioni decisamente diverse rispetto a quelle propagandate dall’Istituto.

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1 – L’euro ha fatto aumentare i prezzi?

 Che in un’Europa dove si combatte la deflazione si tiri nuovamente fuori questa vecchia questione, significa essere ignari del dibattito.

orizzonte48

Debito sovrano risk weighted e Banche centrali indipendenti

Il "mistero" della finanza privata sostitutiva della sovranità democratica

di Quarantotto

ufficio reclami1. In premessa ringraziamo, per l'ennesima volta, Arturo che non solo è l'acuto "filologo" multidisciplinare che continua a segnalare le fonti più rilevanti che confermano il discorso qui svolto, ma lo fa da un livello di comprensione che rischiara la fenomenologia come scienza cognitiva unificante di ogni serio approccio alle scienze sociali. 

 

2. In questa occasione cerchiamo di sviluppare una dimostrazione unitaria del filo che lega, in modo consequenziale, la finanziarizzazione delle società (ex) democratiche dell'eurozona con il punto di approdo, solo in apparenza inatteso e, per taluni, sorprendente, della futura (ed imminente) regolazione €uropea dei titoli sovrani come risk weighted assets

Questa finanziarizzazione passa, come s'è visto, per la sottoposizione istituzionale, per via di trattato internazionale, autoffermatosi al di fuori dei limiti dell'art.11 Cost., dell'attività finanziaria dello Stato, e quindi in definitiva del suo perseguimento dei fini che concretizzano la sovranità costituzionale, ai "mercati".

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Cosa bolle nel pentolone eurista?

Merkel e l' «Europa a più velocità»

di Leonardo Mazzei

gal 4731L'Europa, intesa come Unione Europea, vive un drammatico processo di disfacimento. Sia pure in maniera assai lenta, se ne stanno accorgendo un po' tutti. Anche quelli che sul radioso futuro dell'Unione avrebbero di certo scommesso. Tra chi invece resta lì coi suoi dogmi euristi, degni di un'altra epoca che fu, c'è da segnalare senz'altro il Pd ed i pittoreschi cespuglietti di destra e di "sinistra" che gli ruotano attorno.

Costoro non sono però soli. A dargli manforte c'è una parte importante dei commentatori mainstream: quelli che hanno deciso di suonare la solfa del «meno male che Trump c'è», così ci costringerà a far quelle cose che diversamente non avremmo (come UE) mai fatto. Bella questa fissa del «vincolo esterno» come unico motore di quello che secondo loro sarebbe addirittura un «sogno»!

Ma su questo torneremo tra poco. Prima occupiamoci di cose più serie. Come noto la signora Merkel ha parlato a Malta di «Europa a più velocità». Subito dopo il signor Draghi è corso a chiarire che la diversificazione delle velocità non riguardava l'eurozona. Niente euro A ed euro B, insomma, ma «solo» un diverso grado di integrazione, maggiore per i paesi dell'area euro, minore per gli altri. Poi i due si sono incontrati e, almeno secondo i resoconti passati alla stampa, tutto sarebbe finito a tarallucci e vino.

senso comune

Addio, Unione Europea

Le condizioni di un processo apparentemente irreversibile di autodistruzione

di Rafael Poch

425806548 16057381713590146047 1140x570Tempi di cambiamento e di disordine

Il mondo si trova in una fase di cambio e grande disordine. Il modello del capitalismo neoliberista e la ricetta dell’egemonia nelle relazioni internazionali non funzionano da tempo, ma la sua inerzia continua ad essere forte e ci sta portando a schiantarci sugli scogli.

Quest’anno abbiamo avuto tre cambi principali che segnano questa tendenza:

– La sconfitta dell’occidente in Siria (che è il riflesso delle tensioni del passaggio dal disordine egemonico monopolare a quelle del mondo multipolare)

– Il cambio di orientamento degli Stati Uniti, con la direttiva di cambiare da “America World” a “America First” di Trump, che apre la porta a conflitti interni alla prima potenza mondiale e a tutta una serie di altri “first’s” nel mondo (“China First”, “EU first etc.)

– La scomparsa di ogni progetto comune europeo, disastro che porta a cercare nemici (la Russia) e ad incrementare la militarizzazione dell’ “Europa di difesa” (1)

Tutto questo è già molto per un solo anno e spiega abbondantemente il senso di vertigine che c’è nell’aria.