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lantidiplomatico

Il Grande Gioco Mediorientale: Qatar vs Arabia Saudita

di Federico Pieraccini

In un clima da resa dei conti, persino le monarchie del golfo sono state raggiunte da una serie di eventi senza precedenti. I contrasti tra Qatar e EAU-Bahrein-Arabia Saudita hanno superato il livello di guardia con una crisi diplomatica dagli esiti imprevedibili

700x350c50Ufficialmente tutto è iniziato con le dichiarazioni attribuite a l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani apparse sul sito QNA (Qatar News Agency) il 23 Maggio 2017. Poche ore prima della conferenza tra i 50 paesi arabi e il presidente USA, Al Thani avrebbe pronunciato le medesime parole riportate da QNA, in un discorso molto indulgente nei confronti dell’Iran, oltre a definire errata l’idea di una “NATO Araba”. Le parole esatte non sono note poiché l’evento in cui Al Thani avrebbe pronunciato tali dichiarazioni incendiarie trattava questioni militari e quindi riservato e non accessibile al grande pubblico. Particolare da non tralasciare, QNA denuncia di aver subito un attacco cibernetico e che le dichiarazioni siano da ritenersi fasulle, così come le parole attribuite ad Al Thani.

La diffusione pubblica delle parole del l’emiro, apparse su QNA, hanno scatenato una crisi diplomatica senza precedenti nel golfo. Senza perdere tempo, Arabia Saudita, EAU, Bahrein, Egitto e Maldive hanno approfittato della confusione creata dalle presunte parole di Al Thani mettendo in pratica una serie di misure estreme, accusando Doha di sostenere il terrorismo internazionale (attribuito ad Hamas, al qaeda, Iran e daesh). Gli ambasciatori del Qatar nei paesi citati sono stati invitati a tornare in patria nel giro di 48 ore, i cittadini Qatarioti intimati a lasciare Bahrain, Arabia Saudita e EAU entro 14 giorni.

linterferenza

L’epoca complessa del mondo multipolare

Roberto Donini

definitivo coverIl pregio narrativo di Verso un mondo multipolare di Pierluigi Fagan è parlare semplicemente della complessità; il suo valore sostanziale è offrire l’esatta misura della realtà attraverso l’ordinata rassegna del “miscuglione” di forze e terre che compongono Il gioco di tutti i giochi nell’era Trump, sottotitolo del libro[i].

L’oggetto è dunque un trattato di geopolitica che affronta la situazione attuale di un mondo la cui complessità deriva dalla crisi del dominio novecentesco ordinatore: prima duale con la guerra fredda USA – URSS (1945-1989), poi unipolare USA (1989- attorno al 2008), ora con un gioco a quattro tra USA, che rimane il dominus, Russia e Cina antagonisti ordinati e in mezzo il caos Europa. Così gli attori: gli USA sono, e saranno, forti della superiorità militare e soprattutto della posizione geografica di isolamento rispetto alla piattaforma euroasiatica; la Russia seconda per potenza militare, possiede la regione più grande del mondo la Siberia; la Cina con la maggiore e più omogenea popolazione del mondo ha enorme potenza economica e commerciale e insidia gli USA; l’Europa dalla grande tradizione di civiltà ha però tutti gli indicatori decadenti, dall’invecchiamento demografico alla crisi politica dell’Unione.

marx xxi

Germania-Usa alla resa dei conti

di Pasquale Cicalese e Filippo Violi

Riceviamo dai compagni Cicalese e Violi e volentieri pubblichiamo. Ci auguriamo che la loro riflessione sia di stimolo all'apertura, anche in Marx21.it, di un confronto sulle prospettive che si aprono per l'Europa nella fase attuale caratterizzata dal manifestarsi di  stridenti contraddizioni tra le potenze imperialiste dell'Occidente

Merkel agente USACon l’idea di trasformare l’UE in un blocco di potere indipendente sulla scena politica mondiale, la Cancelliera Angela Markel non ha raccolto solo gli applausi dell’establishment politico interno, rafforzando la sua posizione in vista delle prossime elezioni, ma ha ricompattato le fila interne degli Stati membri: partiti e schieramenti politici aggrovigliati tra loro, chiamati a recitare la parte dei falsi antagonismi politici sul piede di guerra.  Anche gli stessi rigurgiti nazional-sciovinisti sembrano essere stati messi tutt’ un tratto a tacere. Chi pensava che dopo il vertice G7 di Taormina la Germania potesse abdicare in favore di Trump forse si sbagliava di grosso. A nulla sono valse le forti strida e i frequenti richiami del Presidente Americano che, dopo aver sistemato direttamente gli affari in Medioriente, avvicinando gli alleati storici (Sauditi e Israeliani) ad ipotetici accordi con i rivali di sempre (Russia, Cina), ha attaccato con fermezza i tedeschi servendosi del megafono europeo: “Abbiamo un enorme deficit commerciale con la Germania, per di più loro pagano molto meno di quanto dovrebbero per la Nato e le spese militari. Ciò è molto negativo per gli Stati Uniti. Tutto questo  cambierà”.

marx xxi

Come dare la colpa agli hacker russi …

di Francesco Galofaro*

hacker russi esteri… oppure nordcoreani, iraniani, arabi o cinesi a piacimento. La notizia è stata data in marzo da Repubblica [1], ma è passata un po’ inosservata. Da qualche tempo Wikileaks pubblica materiale informatico sottratto alla CIA [2]. E’ la cassetta degli attrezzi degli hacker USA: virus e malware per infiltrare macchine windows, mac e linux; per inserire “fari” nei documenti e tracciarne il percorso mentre i giornalisti di mezzo mondo se li passano sottobanco; per penetrare cellulari iPhone e Android e perfino televisori Samsung, in modo da spiarci quando siamo comodamente seduti in soggiorno.

 

Di che si tratta

Per lo più Wikileaks ha pubblicato manuali di istruzioni (molto chiari e professionali), presentazioni in powerpoint e documentazione d’ogni tipo. Non ci sono virus veri e propri; neppure Assange, nel suo cinico disprezzo verso l’ordine costituito, è dissennato al punto da diffonderli. Ad ogni modo, secondo Wikileaks, la CIA avrebbe perso il controllo di queste armi informatiche, che ora circolano nel Deep Web, alla mercé di lanzichenecchi, di rapinatori, d’ogni risma di seminatori di discordie. Ma Wikileaks ha pubblicato anche il codice sorgente di due applicazioni molto interessanti, Marble e Scribble: cartelle piene di tanti piccoli programmi in linguaggio Python o in C++.

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I tedeschi non scherzano mai!

di Sebastiano Isaia 

merkel vs trump«I tedeschi non scherzano mai»: così recita la lapidaria pubblicità di una nota casa automobilistica tedesca. Migliaia di saggi sul carattere nazionale tedesco sintetizzati in uno slogan: è la forza del marketing. E Trump, che ultimamente si è molto lamentato con i «cattivi tedeschi» per l’invasione del mercato americano per opera delle loro automobili, ne sa qualcosa. Scherzi a parte, come dobbiamo interpretare l’impegnativa dichiarazione rilasciata ieri da Angela Merkel in una grande birreria-tendone di Monaco di Baviera? Leggiamo:

«I tempi in cui potevamo fare pienamente affidamento sugli altri sono passati da un bel pezzo, questo ho capito negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani. […] Dobbiamo sapere che dobbiamo lottare noi stessi per il nostro futuro e il nostro destino di europei».

Quando si tratta di scomodare l’impegnativo e “pesante” concetto di destino i tedeschi non scherzano mai. Gian Enrico Rusconi, che di cose tedesche si intende, ha scritto qualche anno fa che «Quando si parla della Germania, i toni drammatici sono d’obbligo». È quindi saggio non attribuire alle parole della Cancelliera di Ferro il significato di un mero esercizio retorico usato a fini elettoralistici, confidando nella scarsa simpatia che il Presidente degli Stati Uniti può “vantare” in Europa in generale e in Germania in particolare – la Russia è un discorso a parte.

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Xi Jinping e l'ochetta Martina

di Pierluigi Fagan

mao xijinpingLa Belt and Road Initiative – BRI (che, come acronimo, prende il posto del precedente One Belt One Road – OBOR, detta anche “Vie della Seta”) ha avuto il suo primo summit fondativo. Si tratta di un progetto infrastrutturale (strade, porti, stazioni, ferrovie, reti elettriche – tlc, gasdotti etc.) che vorrebbe innervare l’eurasia, coinvolgendo Medio Oriente ed Africa, per cui sarebbe più giusto dire “afro-eurasia”. Il capofila è la Cina che traina l’economia asiatica (presa senza India e Giappone) che pesa un 21% dell’economia mondo. Assieme all’area russo-centro asiatica, arrivano al 23%. Coinvolgendo Pakistan, Iran e Turchia, si supera il 25%, un quarto dell’economia mondo. Questa rete potenziale di stati-economie ha dalla sua tre carte importanti: 1) la continuità geografica di aree differenti sia in longitudine, che in latitudine; 2) ricca dotazione di energia (Russia, repubbliche centro-asiatiche, Iran); ma soprattutto 3) ampi margini di sviluppo potenziale. Quest’ultimo punto dice che se oggi questa parte di mondo pesa un 25%, fra dieci anni (o forse prima) potrebbe crescere al 30%, è cioè all’inizio o poco dopo l’inizio, di un ciclo di sviluppo potenzialmente lungo.

lantidiplomatico

Perché Trump non attaccherà la Corea del Nord

di Federico Pieraccini

Dalla vittoria di Donald Trump, le tensioni nella penisola Coreana hanno raggiunto picchi, quasi, senza precedenti. L’impostazione aggressiva del nuovo presidente degli Stati Uniti, sin dalla campagna elettorale, ha accentuato le tensioni nella regione

nordcoreaDurante la campagna elettorale, Trump ha spesso preso posizioni ambigue e per certi versi isolazioniste in merito alle zone calde sparse per il globo. L’eccezione alla regola ha spesso riguardato la Corea del Nord. Business Insider cita l’attuale presidente degli Stati Uniti riferire nel Gennaio del 2016 le seguenti parole in merito al programma atomico della RDPC: "Dobbiamo chiuderlo [Lo sviluppo del nucleare] perchè sta [Kim Jong-Un] per fare qualcosa. Al momento, ha le armi, ma non ha i mezzi per il lancio. Una volta che avrà i sistemi di lancio, è abbastanza malato da usarlo. Quindi è meglio che ce ne occupiamo”.

Appena nominato presidente, le parole di Trump sono diventate ancor più nette ed esplicite, con tweet diventati famosi in cui afferma: “La Corea del Nord ha appena iniziato la sua fase finale nello sviluppo di un’arma nucleare capace di raggiungere gli Stati Uniti. Non succederà!”. Poche settimane dopo e le parole sono state tramutate in azioni: tra Marzo ed Aprile 2017, gli Stati Uniti e i suoi alleati (Corea del Sud e Giappone) hanno eseguito due gigantesche esercitazioni.

marx xxi

La guerra d’accerchiamento alla Cina

di Pasquale Cicalese e Filippo Violi

usa cina bandiere“Il problema delle guerre imperialiste, di quella politica internazionale del capitale finanziario che oggi predomina in tutto il mondo, che fa nascere inevitabilmente nuove guerre imperialiste e che genera inevitabilmente una intensificazione inaudita dell'oppressione nazionale, del saccheggio, del brigantaggio, del soffocamento delle piccole nazioni deboli e arretrate ad opera di un pugno di potenze "più avanzate'', questo problema è stato, fin dal 1914, il problema fondamentale di tutta la politica di tutti i paesi del mondo. è questa una questione di vita o di morte per decine di milioni di uomini”. Lenin, "Per il Quarto Anniversario della Rivoluzione d'Ottobre'', 14 Ottobre 1921, Opere complete, vol. 33, p. 41, Editori Riuniti.

“Il filisteo non capisce che la guerra è "la continuazione della politica'' e quindi si limita a dire "il nemico attacca'', "il nemico invade il mio paese'', senza domandarsi per quale motivo si combatta la guerra, con quali classi, per quale fine politico”. Lenin, "Intorno a una caricatura del marxismo e all'`economismo imperialistico''', Agosto-Ottobre 1916, Opere complete, vol. 23, pag. 30, Editori Riuniti.

L’attacco americano alla base aerea di Shayrat, nel centro della Siria, rappresenta una svolta storica nelle relazioni internazionali tra massime potenze mondiali.

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Commander in chief

di Pierluigi Fagan

egon schiele ragazza nuda accovacciataSpeak softly and carry a big stick; you will go far (“Parla gentilmente e portati un grosso bastone; andrai lontano”). Conosciuta come “politica del grosso bastone” o “diplomazia delle cannoniere”, la strategia allude alla più antica “Se vuoi la pace, prepara la guerra”, già presente (con altra formulazione) nelle Leggi di Platone e poi nella tradizione latina. La politica del grosso bastone, fu memorabilmente promossa da Theodore Roosevelt, 26° presidente degli Stati Uniti (1901-1909) che per altro, venne poi anche insignito del Nobel per la pace, diventando una delle quattro facce scolpite sul costone del monte Rushmore. Il senso è intuitivamente chiaro: poiché le parole rischiano di rimanere “flatus voci”, devi metterci sotto qualche atto conseguente di modo che prendano la consistenza dell’anticipo dell’atto. Insomma se domani ti siedi ad un tavolo per trattare qualcosa, è meglio che gli interlocutori sappiano che le chiacchiere non stanno a zero, le parole hanno conseguenze. Il momento topico dell’attacco missilistico “one off” coi 59 Tomahawk è stato quando Trump si è chinato a cena a sussurrare all’orecchio di Xi Jinping “…ah sai, sto bombardando la Siria”. Trump ha colto al volo l’occasione (o qualcuno ha “preparato l’occasione”, questo non lo sapremo mai) dell’infrazione chimica, per segnare alcuni punti che tornano utili per le sue molteplici trattative.

lantidiplomatico

Il tradimento di Trump ha aperto il vaso di Pandora

di Federico Pieraccini

"Qualunque sia la verità nascosta di questi due eventi, è chiaro a tutti che da ora in avanti, nulla sarà più come prima."

4317134Il 4 Aprile, nella città Siriana di Khan Shaykhun, dal 2014 sotto controllo dei terroristi sostenuti dalle forze politiche occidentale, avveniva un disastro chimico con oltre ottanta morti.

Immediatamente, fonti locali (White Helmets) e straniere (osservatorio Siriano basato a Londra) legate ai gruppi combattenti di al qaeda, incolparono l’Esercito Arabo Siriano, reo di aver bombardato con l’uso di agenti chimici la popolazione locale. Nelle successive quarantotto ore, i media mainstream inondarono l’etere e i giornali di presunte notizie certe che imputavano ad Assad l’uso di armi chimiche.

Come noto, non è la prima volta che al governo legittimo della Siria viene accusato di attaccare il suo stesso popolo con armi di distruzione di massa.

In tutti gli analoghi eventi degli anni passati, si è successivamente scoperto che ad aver impiegato agenti chimici furono i terroristi di Al Nusra e Al Qaeda.

Nel 2013, Obama respinse tacitamente la tesi secondo cui a Ghouta i Siriani usarono armi chimiche, decidendo di non cedere alle pressioni interne e bombardare la Siria in risposta.

gramsci oggi

La Cina nel processo di globalizzazione

di Spartaco A. Puttini

putin xi 500Sotto la guida di Reagan e della Thatcher, Stati Uniti e Gran Bretagna vararono nel corso degli anni Ottanta una serie di politiche che contribuirono a ristrutturare le società dell’Occidente (e non solo dell’Occidente) e l’ordine internazionale. Il processo di globalizzazione neoliberista [1] che ha plasmato il mondo negli ultimi decenni ha il proprio epicentro proprio nella Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Su quest’onda si impose un nuovo ordine mondiale caratterizzato dal “Washington Consensus”.

Oggi, invece, il presidente USA, Donald Trump e la premier britannica Theresa May puntano esplicitamente a sottrarsi, in termini e modalità pur differenti, alla morsa dell’interdipendenza sempre crescente tra le varie regioni del globo che è stata un tratto caratteristico del processo di globalizzazione. Il nuovo presidente statunitense, in particolare, arriva a mettere in discussione alcune delle stelle cardinali seguite dalla politica americana negli ultimi decenni. Lo fa sul dossier messicano, principalmente per porre fine ai processi migratori che scavalcano il Rio Grande, incorrendo nella seria conseguenza di mandare in malora il NAFTA, l’area integrata di libero scambio che riunisce USA, Canada e Messico e che riveste un’importanza strategica essenziale nella politica estera statunitense.

paginauno

L'Italia hub del gas

Una scelta disastrosa di politica energetica

di Enrico Duranti

1 turismo energia 672x291 k8t 672x351IlSole24Ore WebStrategia energetica nazionale e Sblocca Italia

Le opere energetiche sono state una delle priorità degli ultimi governi italiani, secondo i quali esse ricoprono un ruolo prioritario e strategico per il Paese. L’esecutivo Monti ha elaborato la Strategia energetica nazionale (Sen), mentre Renzi ha continuato il lavoro approvando il cosiddetto Sblocca Italia. Due leggi basate su un’eventuale riforma del titolo V della Costituzione, tentativo fallito per la sconfitta registrata al referendum costituzionale di dicembre.

Se da una lato la Strategia energetica nazionale punta al rilancio degli stoccaggi di metano e della rigassificazione, lo Sblocca Italia rende le opere per l’approvvigionamento e il trasporto del gas di carattere strategico e prioritario. All’art. 37 di quest’ultimo si legge: “Al fine di aumentare la sicurezza delle forniture di gas al sistema italiano ed europeo del gas naturale, anche in considerazione delle situazioni di crisi internazionali esistenti, i gasdotti di importazione di gas dall’estero, i terminali di rigassificazione di GNL (Gas Naturale Liquefatto, n.d.a.), gli stoccaggi di gas naturale e le infrastrutture della rete nazionale di trasporto del gas naturale, incluse le operazioni preparatorie necessarie alla redazione dei progetti e le relative opere connesse, rivestono carattere di interesse strategico e costituiscono una priorità a carattere nazionale e sono di pubblica utilità, nonché indifferibili e urgenti”.

megachip

Oltre La La Land

di Piero Pagliani

Si parla ormai correntemente di deglobalizzazione. Bene! Finalmente ci siete arrivati! mi verrebbe da dire. Un'analisi dello splendido saggio di Fagan

NEWS 262449Molti di noi, mediamente, vivono immersi in un mondo di inconsapevolezze arredato per metà con la caverna di Platone e per l'altra dal migliore dei mondi possibili di Leibniz-Candide. Veniamo tenuti apposta in questo mondo estetico ed etico mentre le nostre élite operano costantemente nelle segrete, dove torturano la realtà coi più affilati strumenti e le tecniche più sofisticate. Sia torturare la realtà, sia tenercelo nascosto, viene fatto per il "nostro bene", non reggeremmo allo shock e tutte le nostre sicurezze ne risentirebbero.
(Pierluigi Fagan)

1. Il libro di Pierluigi Fagan Verso un mondo multipolare. Il gioco di tutti i giochi nell'era Trump (Fazi, 2017) parla di Stati e di nazioni. Concetti tabù per la sinistra radicale, da non menzionare nemmeno. Dal canto loro, i cultori di destra del Blut und Boden invano vi cercheranno un'esaltazione della Patria e del Re e i seguaci dell'establishment culturale di sinistra avranno il dispiacere di veder messi a nudo il cosmopolitismo progressista e la narrazione della "fine degli stati-nazione", che verranno chiamati col loro nome proprio: imperialismo.

Sono secoli che la sinistra (tutta, in vari gradi e sfumature) ci ricasca - o ci ritenta. E viene sbugiardata.

marx xxi

Un libro fondamentale per capire le dinamiche dell’economia mondiale

di Gianni Cadoppi

“Geofinanza e Geopolitica” di Fabio Massimo Parenti e Umberto Rosati. EGEA (29 settembre 2016), € 16

hacking 01 matrixEconomia reale Vs. finanziarizzazione

“Se nel 1970 il valore totale dello scambio valutario era circa equivalente al valore del commercio globale (1:1), nel 2007 il rapporto è diventato di 50:1, in altre parole una finanziarizzazione spinta. La globalizzazione finanziaria ha portato allo squilibrio tra creazione di valore reale, ossia la produzione e lo scambio di beni e servizi, e creazione di valore artificiale, ovvero ancorato alla mera circolazione di denaro, spesso solo virtuale, e di titoli derivati. Una dinamica, quest’ultima, che si è incardinata nel sovradimensionamento del settore bancario, soprattutto nei paesi più avanzati dell’Occidente, e nel progressivo indebitamento di paesi, famiglie e individui in giro per il mondo”. Così Fabio Massimo Parenti ci spiega come la finanziarizzazione dell'economia comporti uno scambio valutario che non corrisponde più all’entità del  commercio mondiale. I beni e servizi sono aumentati in maniera assai inferiore agli investimenti in beni finanziari non più correlati all'economia reale come era concepita tradizionalmente. Ciò ha portato all'esplosione del settore bancario.

La globalizzazione finanziaria è stata diretta dagli USA a loro beneficio e al limite dei loro alleati. La competizione con questo ordine proviene dai BRICS ma soprattutto dalla Cina che è la più coerente nel portare una sfida a tutto campo.

pierluigifagan

Geopolitica dell'Europa

di Pierluigi Fagan

Questo articolo è di taglio storico-politico quindi attiene all’attualità non per richiami contingenti all’Unione europea o all’euro ma perché l’Europa è un sub-continente in cui si pone il problema geopolitico in forme pressanti e decisive, problema da affrontare con una prospettiva temporale larga

shutterstock 192454961 636x363Europa-Europe

1. Europa, è considerata espressione geografica ma con alcuni corollari. Il primo corollario è che anche solo “geograficamente”, Europa è un sistema impreciso avendo tre confini certi ed uno -quello orientale- incerto, per lo meno per la piana  tra fine degli Urali ed i tre bacini del Mar Nero, del Caspio e il lago d’Aral, che rimane aperta al Centro Asia. Il secondo corollario, è che la stretta vicinanza con Turchia, Medio Oriente e Nord Africa, la rendono molto sensibile alle interrelazioni con ciò che lì succede, Europa non è un sistema isolato. I due corollari, portano al terzo ovvero la constatazione che per quanto attiene alla Russia si ha a che fare con un sistema che geograficamente (anche se non demograficamente) è più asiatico che europeo. Per quanto attiene all’Europa del Sud Est, si ha a che fare con un sistema storicamente molto influito sia dalle migrazioni centro-asiatiche, sia dalla penisola anatolica (impero bizantino e poi ottomano), sia dalle divisioni determinate dalla contrapposizione est-ovest del Novecento. Per quanto attiene la Gran Bretagna, non solo questa deriva da una storia isolana (non isolata ma isolana) ma ha manifestato molta più propensione storico-culturale verso l’America del Nord che non verso l’Europa, almeno dalla fine della Guerra dei Cent’anni in poi (1453).