Avviso

Ricordiamo agli utenti che gli articoli possono essere inviati per email, stampati e salvati in formato pdf cliccando sul simbolo dell'ingranaggio in alto a destra dell'articolo (nel menù a tendina la voce "Stampa" o "Print" consente sia di stampare che di salvare in pdf).

tempofertile

Circa la ‘tentazione’ del populismo democratico

di Alessandro Visalli

La Folla Courtesy of TripheDi recente Michele Prospero, filosofo fortemente impegnato nella critica di leaderismo e populismo, in particolare negli anni che vanno dall’insorgere di Berlusconi a Renzi, passando per il M5S, ha scritto un interessante articolo su Il Manifesto (qui il testo) nel quale segnala la crisi del liberismo anglosassone ed anche, contemporaneamente sia del “liberismo a contaminazione populista”, di marca berlusconiana, sia del “neo-illuminismo europeo”, di marca prodiana. Distingue quindi in queste crisi l’emergere di un vuoto nel quale sono premiate quelle che chiama “chiusure, protezioni e illusioni comunitarie”.

L’articolo si muove chiaramente nell’orbita di LeU, che ne è il soggetto, il “progetto” cui fa riferimento nei primi righi è questo:

Che il voto non abbia premiato la sinistra è così evidente che non vale insistervi oltre. Invece di accanirsi in una metafisica della sconfitta o di trincerarsi in un silenzio che dura ormai da un mese, i dirigenti dovrebbero chiarire cosa fare del modesto bottino elettorale comunque ricevuto. Non ci vuole una disperata opera di contrizione per spiegare perché dal 6% raggiunto alcuni mesi prima alle regionali in Sicilia si è verificata alle politiche una perdita di almeno due punti che ha indebolito di molto il progetto.

Nel seguito immediato l’autore nomina le cause che hanno sottratto “quei decimali di consenso” che avrebbero ridotto la sconfitta elettorale. Questi sono:

0
0
0
s2sdefault

carmilla

Il sentimento della rivoluzione

di Sandro Moiso

Giorgio Cesarano, I GIORNI DEL DISSENSO. LA NOTTE DELLE BARRICATE. Diari del Sessantotto, a cura di Neil Novello e con uno scritto di Gianfranco Marelli, Castelvecchi, 2018, pp.218, € 17,50

COVER i giorni del dissenso DEFGiorgio Cesarano (1928-1975) rimane una delle figure centrali, ma anche una delle più rimosse, dell’attività politico-culturale italiana del secondo dopoguerra. Poeta, autore teatrale e televisivo, traduttore e, soprattutto a partire proprio dal 1968, critico del capitalismo e militante dell’ala più radicale espressa dal movimento di contestazione dell’ordine di vita esistente venutosi a costituire in Italia proprio tra il’68 e il ’77.

Contemporaneo e amico di Giovanni Raboni e Franco Fortini, oltre che di altri importanti esponenti del rinnovamento poetico e culturale italiano dei primi anni sessanta, si sarebbe poi allontanato progressivamente da quello stesso ambiente intellettuale per vivere pienamente l’esperienza e il sentimento, come lo avrebbe definito egli stesso, della Rivoluzione.

L’opera appena ripubblicata da Castelvecchi, con la cura attenta e preziosa di Neil Novello, aveva costituito nel 1968 una delle prime testimonianze dirette di un movimento che, in quella primavera e a Milano, stava muovendo i primi passi. Pubblicata da Mondadori nel luglio di quello stesso anno aveva di fatto costituito l’ampliamento di un testo, “Vengo anch’io” direttamente ispirato all’omonima canzone di Enzo Jannacci, pubblicato da Anna Banti sulla rivista “Paragone”.

All’epoca, però, il testo apparve “censurato” dalla casa editrice e mondato della seconda parte che, già all’epoca, l’autore avrebbe voluto pubblicata insieme alla prima (e pubblicata poi nell’autunno di quell’anno su “Nuovi argomenti” con il titolo “La notte del Corriere”), finalmente ripresa in questa nuova edizione che, inoltre, ripristina anche il testo originale del primo diario.

0
0
0
s2sdefault

contropiano2

Come proseguire?

di Giacomo Marchetti

Rappresentanza politica, sovranità economica e conflitto sociale verso un Mediterraneo dei “non-sottomessi” alla UE

Sud fabbriche chiudono giovani emigranoSembra che Guido Carli, uno degli “architetti” italiani del trattato di Maastricht insieme a Tommaso Padoa Schioppa, tornando a Roma da quella fino ad allora ignota località dell’Europa settentrionale, nei primi di febbraio del 1992 avesse affermato riferendosi al Trattato: “nessuno in Italia è consapevole degli effetti che avrà nel nostro Paese”.

A più di 25 anni da quella data la consapevolezza di tali conseguenze è nota ai più, almeno tra le classi popolari, che anche nell’appuntamento elettorale del 4 marzo hanno confermato di recarsi alle urne con l’unico fine di votare per vendetta, pensando di mandare a casa quelle formazioni legittimamente percepite come corresponsabili della propria disgraziata condizione, nonché fedeli interpreti della politica dell’Unione Europea considerata responsabile ultima di tale situazione.

Ma se il senso comune nel nostro blocco sociale di riferimento ha delle legittime certezze – al di là delle forze politiche che ha scelto per incanalare il proprio voto anti-sistemico e che sono divenute transitorie depositarie delle proprie aspettative di cambiamento, come “ultima spiaggia” nel panorama politico istituzionale – altrettanto non si può dire del ceto politico residuale della sinistra. Non pago della batosta che indirettamente “il popolo” ha voluto dare alla sinistra tutta – di cui è una vittima “collaterale” – è ancora prudente nel parlare dell’Unione Europea come centro gravitazionale delle scelte politiche continentali che determinano, volenti o nolenti, i passaggi della nostra agenda politica a venire.

0
0
0
s2sdefault

linterferenza

Un sessantotto lungo una vita

di Stefano Zecchinelli

1977dL’autobiografia di Fulvio Grimaldi, Un sessantotto lungo una vita pubblicato dalla Casa Editrice Zambon, rappresenta un documento – tanto breve quanto efficace – imprescindibile per chi voglia, partendo dal periodo storico 1968 – ’77, analizzare lo stretto rapporto fra le lotte di liberazione nazionale nei paesi coloniali e le mobilitazioni anti-neoliberiste delle metropoli. Grimaldi, come sempre anti-conformista, parte da lontano:

‘’Mi corre l’obbligo di un inciso. Ogni volta che mi si arriva addosso con la storia dei tedeschi tutti complici del nazismo, tutti come nei film degli urlanti ufficiali della Wehrmacht o delle SS, tutti Erich Von Stroheim, subisco un’altra spintarella all’anticonformismo, perlomeno all’anti-luogo comune. E mi ricordo di come noialtri stranieri, cittadini del paese ‘’traditore’’, venissimo ciononostante mantenuti in vita, non solo dalle ortiche raccolte ai bordi della strada e cotte come spinaci, ma anche dal fornaio che ci dava quella pagnotta extra; dalla fabbrichetta di mobili che ci arredava le due stanze gratis; dal contadino che in cambio di un paio di guanti di pelle di mamma ci elargiva uova, verdure, salumi; dalle due sorelle vivaiste che mi davano i semi e mi insegnarono a piantar pomodori su un pezzetto del loro terreno’’.

La fascistizzazione del nemico è stata un’arma adottata per la prima volta, guarda caso, dall’imperialismo USA proprio contro la Germania; il popolo di Kant, Hegel, Marx e tanti altri doveva diventare nell’immaginario collettivo il ‘’volenteroso carnefice di Hitler’’ rafforzando il costrutto ideologico, falso e bugiardo, degli ‘’statunitensi liberatori’’. Contro questa retorica, smentita dagli eventi futuri e dalle guerre dell’imperialismo americano-sionista, si scaglia Grimaldi, un giornalista che non ha mai perso, citando Lukàcs, la passione durevole dell’anti-capitalismo. Gliene rendiamo merito, dato lo spirito dei tempi che promuove la conversione all’imperialismo e all’ideologia capitalista.

0
0
0
s2sdefault

la citta futura

Indietro non si torna: elaborazione, prassi, unità di classe

di Autori Vari*

Le prospettive per potere al popolo all’indomani delle elezioni

leaders sinistraI risultati elettorali e le scelte dei “nostri”

Le elezioni del 4 Marzo hanno portato la sinistra di classe e i comunisti a una dimensione marginale mai vista nella storia della Repubblica. Dalla nostra destra, questo risultato viene usato strumentalmente per tornare a proporre l’unità generica della sinistra, genericamente antiliberista o, peggio, socialdemocratica europeista. Da sinistra, il risultato ottenuto viene attaccato per la presunta inadeguatezza, in particolare della lista Potere al Popolo (PaP da ora), a leggere adeguatamente la fase storica che la classe lavoratrice sta vivendo.

Registriamo la tenuta dell’affluenza, il ridimensionamento dei partiti europeisti e il forte consenso alle forze “populiste” come un segno di ribellione nel nostro Paese tra le classi popolari, non ancora del tutto passive e omologate, ma al contempo soggiogate alla dialettica in seno alle classi borghesi.

A livello generale, il risultato ha reso molto chiaro uno spostamento a destra dell'elettorato, ora su posizioni tendenzialmente anti-establishment e anti-europee, ma anche con venature fortemente antidemocratiche, razziste e xenofobe. Questo è un cambiamento culturale e delle coscienze che non è avvenuto il giorno delle elezioni, ma che si è sviluppato nel tempo.

0
0
0
s2sdefault

sinistra

Il movimento del ’77 in Italia

di Visconte Grisi

1977 03 13 bologna barricateIl movimento del è stato un fenomeno pressoché esclusivamente italiano, e ha un tempo breve, di circa un anno o poco più, inizia cioè coi primi movimenti del “proletariato giovanile” nel 76, scoppia con la cacciata di dall’ di Roma nel febbraio 77 e l’insurrezione di Bologna nel marzo 77 seguita dalla grande manifestazione di Roma e praticamente finisce con il convegno contro la repressione sempre a Bologna nel settembre 77. Tutto ciò ha spinto alcuni a teorizzare una “anomalia italiana”, vale a dire l’anomalia di un paese in cui la formazione del capitale è stata sempre storicamente più debole che negli altri paesi capitalisticamente sviluppati e che viene colto dalla crisi in una fase complessa di crescita e di modernizzazione, attraversata tuttavia da ampie persistenze di fasce di arretratezza oltre che da antiche tradizioni di rivolta popolare.

Tutto ciò è certamente, almeno in parte, vero. Tuttavia non si può dimenticare che, intanto, il movimento aveva alle spalle e si poneva in stretta continuità con le lotte operaie contro il lavoro, contro il cottimo, prima, contro i tempi della catena di montaggio , poi, che avevano comunque portato a un clima di maggiore “libertà” in fabbrica. Non c’è dubbio che l’ “operaio massa” in quel periodo abbia speso le sue migliori energie nella lotta contro il dispotismo di fabbrica, ottenendo anche dei notevoli successi, come è noto.

0
0
0
s2sdefault

tempofertile

Ripensare i fondamenti per la sinistra: ‘libertà’

di Alessandro Visalli

conformismo eGianpasquale Santomassimo, recentemente, ha scritto nel tempio della sinistra-sinistra mainstream, Il Manifesto, che dopo questa sconfitta epocale “senza ripensare tutto sarà impossibile ripartire”. Come scrive Fabrizio Marchi su l’Interferenza, ha proprio ragione.

Ma ripensare tutto, che significa?

Bisognerebbe intanto capire meglio che cosa designiamo con ‘sinistra’, perché in essa convergono tradizioni e culture non sempre compatibili, ed in particolare bisognerebbe riguardare alla storica opposizione tra ‘liberalismo’ e ‘socialismo’ ed alle loro reciproche ragioni; da questo angolo ripensare alla differenza tra ‘cosmopolitismo’ e alle ragioni, non tutte innocue, per le quali alcuni socialismi e pressocché tutte le sinistre oggi lo sposano (anche se a volte sotto l’etichetta di ‘internazionalismo’, che a guardare l’etimo ha la potenzialità di avere diverso significato). Su questo sentiero si incontra da una faccia diversa lo stesso europeismo, progetto storicamente essenzialmente liberale, e spesso della versione di destra di questo. E si incontra anche l’universalismo: specificamente quella versione intrecciata all’utilitarismo che sta alla radice, non vista, della presunzione di beneficio globale da attribuire alla libertà di movimento, dunque alle immigrazioni/emigrazioni senza limiti.

0
0
0
s2sdefault

sollevazione2

La società italiana dopo dieci anni di crisi

di Leonardo Mazzei

Pubblichiamo l'inchiesta di Leonardo Mazzei presentata alla II. Assemblea del Movimento Popolare di Liberazione-Programma 101 svoltasi il 10 e l'11 marzo

Ebzo CucchiPremessa: le dinamiche di fondo di una globalizzazione in crisi ed il nodo europeo

La globalizzazione è in crisi, ma non per questo i suoi tremendi effetti sociali stanno venendo meno. Riduzione dei salari, disoccupazione, precarietà, delocalizzazioni. Tutti questi mali non sono certo soltanto italiani. Ciò vale pure per le conseguenze di tali cambiamenti strutturali, dalle minori tutele sindacali all'innesco di una continua "guerra tra poveri", alimentata anche dai flussi di forza-lavoro straniera.

Quel che peggiora ulteriormente la situazione del nostro Paese è l'austerità imposta dall'Unione Europea e dalle regole del "Dio Euro" cui tutto dev'essere sacrificato. Nell'esaminare, sia pure in maniera molto sintetica, i cambiamenti intervenuti in questi 10 anni di crisi, è perciò necessario considerare innanzitutto il peso delle scelte politiche derivanti dall'appartenenza - oltretutto in posizione subalterna - alla gabbia eurista.

 

1. Austerità e povertà in Italia

L'aumento della povertà in Italia è semplicemente drammatico. Le fredde statistiche non possono dirci tutto, ma certamente aiutano a capire il fenomeno. Quelle di Istat ed Eurostat raggruppano i diversi tipi e gradi di povertà in tre categorie: a) le persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, b) le persone in situazione di grave deprivazione materiale, c) i poveri assoluti.

0
0
0
s2sdefault

senzasoste

Analisi SWOT di Potere al popolo

di nique la police

I risultati e le prospettive di Potere al popolo a livello nazionale, in una situazione di lento e velenoso declino del paese come la nostra, impongono qualche riflessione, di prospettiva, a freddo

Ambrogio Castaldi Domenica mattina all osteria 2 gSi tratta soprattutto di riflessioni legate alla possibilità di far crescere una forza di sinistra conflittuale in un paese che ha davanti a sé nuove ondate di ristrutturazione tecnologica, mutazioni sociali che si giocano tra invecchiamento demografico e uscita dal lavoro di intere aree del paese, nuovi spasmi nella contrazione dei beni pubblici nell’incapacità di disconnettersi dalla dipendenza della finanza globale. Per far emergere questo tipo di riflessione, lontana da esigenze di compulsiva ricerca del consenso o da botta e risposta su Facebook, torna utile lo schema delle analisi SWOT.

In poche parole, di una analisi che, più o meno schematicamente metta sul tavolo i punti di forza, quelli di debolezza, le opportunità e le minacce che stanno attorno al fenomeno osservato. E’ evidente che l’accelerazione del processo di costruzione di Pap dall’autunno scorso rendeva, fino a poco tempo fa, inutili questo genere di considerazioni. I processi di accelerazione in politica mettono, naturalmente, tra parentesi un tipo di analisi che non ha bisogno di velocità ma di silenziosa, lenta estensione.

Al contrario oggi questa analisi serve. Di fronte a processi che si daranno nella mutazione, di nuovo drammatica, di un paese grazie a fenomeni che sono già tra noi ma sono ancora lontani dai radar delle sinistre radicali, e di movimento, esistenti.

0
0
0
s2sdefault

micromega

Appunti postelettorali. Un tentativo di analisi gramsciana

di Angelo d’Orsi

manifesti elettorali 510Confesso: ho votato “Potere al Popolo”. Di malavoglia, lo ammetto; non già “turandomi il naso” perché condividevo (e condivido) ideali e sogni di quel popolo di sinistra che si è raggrumato sotto questa etichetta. Non potevo non votarlo, oltre tutto, avendo firmato un appello di intellettuali, sottopostomi dall’amico Citto Maselli, al quale appunto risposi: “Come faccio a dirti di no?”.

E poi, se non avessi votato per PaP, per quale lista avrei potuto votare? Se “Liberi e Uguali” fosse nato un anno prima (almeno!), se non avesse riciclato personaggi ingombranti, politici sconfitti, tromboni in cerca di una collocazione, se non avesse rivelato una continuità e contiguità con l’epoca renziana, sarebbe stata quella la scelta giusta, se non altro per recare danno al PD di Matteo Renzi: alla luce dei risultati, del resto, Renzi il danno se lo è arrecato da solo, anche se l’ultimo capitolo della sua vergognosa sceneggiata di dimissioni a rilascio ritardato, è il grottesco “Mi dimetto ma non mollo”. Una promessa che suona coma una minaccia. Certo, la tentazione di rinuncia al voto – o meglio di scheda annullata con una scritta del genere: “No alla nuova legge truffa!” – è stata enorme, in me come in tanti altri: votare significa comunque accettare le regole del gioco, e con il “Rosatellum”, come con la precedente legge elettorale, si trattava di un gioco truccato.

0
0
0
s2sdefault

socialismo2017

Populisti - Comunisti 50 a 1

Vogliamo parlarne?

di Mimmo Porcaro, Ugo Boghetta

Senzanome265Ci sarà modo di tornare sul significato politico, istituzionale e sociale di queste importantissime elezioni, ma una cosa balza agli occhi. Le classi che hanno maggiormente sofferto a causa della globalizzazione e dell’Unione europea, ossia, per dirla in soldoni, gli strati inferiori della borghesia e del proletariato, si sono apertamente ribellate all’ordine vigente, si sono intrecciate nel voto ed hanno scelto partiti che raccolgono la protesta mescolando nostalgie liberiste e promesse di protezione. L’inevitabile alleanza tra la piccola borghesia ed il proletariato più debole avviene, al momento, sotto l’egemonia della prima. Soluzione obbligata, visto lo spettacolo vergognoso offerto in tutti questi anni dalla sinistra, ormai intossicata da una pestifera miscela di europeismo, retoriche politically correct e movimentismo. Accentuando la sua crisi, il PD segue il destino delle cosiddette socialdemocrazie europee, vittime del loro ipermercatismo. Per parte sua, la variante espressa da Liberi ed Eguali, si dimostra inevitabilmente inefficace, essendo soltanto antirenziana e non sufficientemente antiliberista. E Potere al popolo? Il risultato della sinistra radicale è cosa meno ovvia, perché è in quell’ambiente che avrebbe potuto e dovuto maturare un’alternativa al globalismo europeista e sono quelle le forze che avrebbero dovuto capitalizzare in qualche modo la benvenuta débacle del PD. Invece è avvenuto il contrario, e la sinistra radicale ha raggiunto il peggior risultato della sua storia. Perché?

0
0
0
s2sdefault

marx xxi

Ecco perché uscire dall’euro non sarebbe storicamente regressivo

Un contributo al dibattito su comunisti e questione nazionale aperto dal nostro sito

di Vladimiro Giacché

Recensione al nuovo libro di Domenico Moro, La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra (Imprimatur)

palazzo strozziÈ difficile oggi considerare la sinistra europea come qualcosa di diverso da un cumulo di macerie. Questo è vero in tutta Europa (emblematico il caso della Germania, in cui a un crollo senza precedenti della SPD - che secondo gli ultimi sondaggi riceverebbe oggi appena il 16% dei voti - fa riscontro una Linke incapace di beneficiare di questa situazione, restando intorno al 10%, mentre l’AfD sarebbe diventata addirittura il secondo partito). Ma è soprattutto nel nostro paese che la distruzione della sinistra ha raggiunto livelli semplicemente inimmaginabili soltanto pochi anni fa – per non parlare di quando l’Italia vedeva la presenza del più grande partito comunista d’Occidente.

In molti si sono interrogati sulla genesi di questa situazione, che ovviamente ha più di una causa. Non però quella cara a una vulgata ormai in voga da decenni: quella, cioè, secondo cui i problemi della sinistra italiana nascerebbero da una presunta “incapacità di riformarsi”, e cioè – in concreto - dal rifiuto di far proprie parole d’ordine moderate e di adottare politiche di semplice gestione dell’esistente, abbandonando ogni velleità di trasformazione sociale.

Questa teoria appare platealmente smentita dai fatti: mai la sinistra italiana, nelle sue componenti numericamente più significative, è stata più “compatibile” e arrendevole all’ordine costituito - e mai è stata più vicina a un tracollo elettorale di portata storica.

0
0
0
s2sdefault

tempofertile

Poche note preliminari sul programma di Potere al Popolo

di Alessandro Visalli

catania potere al popolo prima assembleaCome per “Liberi ed Eguali”, il cui programma ho tentato di leggere qualche giorno fa anche per “Potere al Popolo” molti amici si stanno impegnando.

Vale quindi ora la pena di dare uno sguardo al programma anche di questa giovane formazione.

Ma anche in questo caso, come per il precedente, bisogna considerare che non è mai per questo che si sceglie di votare, lo si fa (eventualmente) per il quadro generale. Tuttavia, anche se non è tutto, il programma conta, insieme ad esso contano gli uomini coinvolti nell’impresa e le loro storie. Inoltre ha importanza la meccanica delle organizzazioni che vi sono dietro, ed in particolare ciò conta in un rassemblement come questo. Una lista elettorale (come LeU, del resto) dove si trovano sia Partiti strutturati e con una storia non breve né semplice, come Rifondazione Comunista, sia organizzazioni più o meno liquide della sinistra radicale come Euro-stop (rappresentata dall’ottimo Cremaschi ed al quale aderiscono a sua volta sigle come l’Unione Sindacale di Base, Contropiano, il neonato Partito Comunista Italiano, la Rete dei Comunisti, Militant, e diversi altri), sia diverse reti di centri sociali, e tra queste il promotore ufficiale: L’OPG occupatoJe so pazzo”, una delle più innovative e interessanti realtà di movimento napoletane.

0
0
0
s2sdefault

ancorafischia

Potere al Popolo

Intervista a Viola Calofaro*

maxresdefault31Premessa. Potere al Popolo è in Italia la vera sinistra alternativa. La sinistra è la volontà di cambio dell’attuale modello sociale. E’ per la liberazione della società e per una pratica politica e sociale che affronti e contesti le classi dominanti e l’imperialismo. In Italia c’è una sinistra sparsa in organizzazioni politiche e movimenti che Potere al Popolo deve unire.

* * * *

AFV. Ormai sono anni che si sente parlare di unità della sinistra, con molti tentativi falliti che si sono trasformati in un allontanato dei suoi elettori, cos’è che differenzia Potere al Popolo dalle esperienze precedenti?

I tentativi che si sono ripetuti in questi ultimi anni seguivano ormai lo stesso stanco ritualismo. Si trattava di cartelli elettorali in cui il nostro popolo stentava a intravedere una progettualità che avesse per obiettivo la trasformazione della realtà; li percepiva invece come semplice sommatoria di più organizzazioni con l'obiettivo dichiarato di entrare in Parlamento. Il fallimento della Sinistra Arcobaleno nel 2008 ha costituito un trauma da cui parte della sinistra del paese ha stentato a riprendersi. Di lì, per anni, cè stata una coazione a ripetere. Nomi diversi per tentativi simili. La ricerca del personaggio famoso, per inseguire la personalizzazione della politica, che ha imperato in questo paese negli ultimi ventanni. Le tensioni intorno alle candidature, gli scontri fratricidi.

0
0
0
s2sdefault

la citta futura

Programma Minimo e Potere al Popolo

di Enzo Gamba

Una possibile articolazione del progetto e dei compiti dei comunisti

0a8bfff05d3e75706de508cd531e2847 XLSulla scena politico-elettorale italiana, in vista delle prossime elezioni, nel “campo di sinistra”, si è imposta una nuova proposta elettorale, politica e organizzativa: “Potere al Popolo”.

L’iniziativa, lanciata da Je so’ pazzo di Napoli, ha suscitato subito un notevole entusiasmo ed ha coinvolto una quantità di soggetti che, pur essendo da tempo attivi nei conflitti sociali territoriali e protagonisti di lotte significative, finora non hanno potuto o saputo creare un coordinamento a livello nazionale. Lo stesso interesse ha toccato numerosi compagni che spesso militano in organizzazioni comuniste, o che quanto meno proprio al comunismo fanno riferimento. Stante le numerose assemblee e iniziative che stanno partendo in numerose città, con il risultato di aver creato minimi, seppur significativi, contatti, sinergie e livelli organizzativi, vi sono motivi per sperare che questo fermento non vada perduto dopo le elezioni, anche in caso negativo, e che il coordinamento rimanga attivo ed operante in riferimento agli obiettivi politici esplicitati nel manifesto elettorale. Non è impossibile che Potere al Popolo possa costituire un embrione di movimento politico organizzato con obiettivi di difesa del proletariato e delle masse subalterne e dunque necessariamente anticapitalistici.

0
0
0
s2sdefault