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nazione indiana

La crisi della riproduzione e la formazione di un nuovo “proletariato ex lege”

Francesca Coin intervista Silvia Federici

Produzione riproduzione 001Negli anni Settanta siete state le prime a parlare contro il lavoro domestico mostrando come il processo di accumulazione nelle fabbriche iniziasse sul corpo delle donne. Cosa è cambiato in questi anni?

Il lavoro gratuito è esploso, quello che noi vedevamo allora dall’angolatura specifica del lavoro domestico si è diffuso a tutta la società. In verità, se guardiamo alla storia del capitalismo vediamo che l’uso del lavoro non pagato è stato enorme. Se pensiamo al lavoro degli schiavi, al lavoro di riproduzione, al lavoro agricolo dai campesinos ai peones in condizioni di semi-schiavitù, ci rendiamo conto che il lavoro salariato è stato in realtà una minoranza circondata da un oceano di lavoro non pagato. Oggi questo oceano continua a crescere nelle forme di lavoro tradizionali ma anche in forme nuove, perché ora anche per accedere al lavoro salariato devi fare quantomeno una parte di lavoro non pagato. In Grecia mi hanno detto che ormai è necessario fare sei o sette mesi di lavoro non pagato nella speranza di trovare un lavoro pagato, quindi in varie situazioni si ripete la stessa dinamica: ti assumono a titolo gratuito, lavori sei o sette mesi e poi ti lasciano a casa. La coercizione del lavoro non pagato è ormai una pratica sempre più diffusa.

contropiano2

I comunisti, il blocco sociale antagonista possibile, l’inchiesta di classe

di Sergio Cararo

Lavoro bella foto 720x300Dopo la sconfitta dei 35 giorni alla Fiat nel 1980, ai cancelli di Mirafiori venne affisso un cartello scritto a mano. C’era un volto di Marx stilizzato e una scritta che diceva: “Avevamo la ragione e la forza. Ci è rimasta la ragione. Coraggio compagni!”. Sono passati più di trentacinque anni da quell’episodio decisivo per le sorti del movimento operaio nel nostro paese. Oggi credibilità e le possibilità di una opzione comunista nel XXI Secolo – dunque la ragione e la forza – in una realtà come quella italiana integrata nella dimensione europea, non possono non fare i conti con le modificazioni sociali e produttive intervenute in questi ultimi tre decenni nella realtà di classe e nella società. Modificazioni oggi nuovamente e fortemente scosse dalla nuova fase della crisi sistemica dell’economia capitalista.

In questi anni di lavoro di inchiesta e confronto ancora in corso sulla ricomposizione di un blocco sociale antagonista – di cui i comunisti dovrebbero tornare ad essere espressione politica e ipotesi strategica di affermazione degli interessi nel nostro paese – abbiamo cercato di individuare i punti in cui la quantità delle contraddizioni può diventare qualità sul piano della lotta per il cambiamento.

bin

Soft Machine 2.0

L’operaio sociale e l’uso capitalistico delle macchine

di Franco Carlucci

rivoluzione industriale 61.

Viviamo in un mondo di macchine, interfacciati ad esse da quando apriamo gli occhi la mattina a quando li richiudiamo la sera. Tanto da non capire più bene se sia la macchina un prolungamento dell’agire umano o, viceversa, siano gli esseri umani appendici funzionali al libero dispiegamento della potenza macchinica. Il mondo delle macchine sembra diventato l’habitat naturale per l’homo tecnicus come la savana per il leone. La nostra nuova natura è quella di interagire con la macchina normalmente, al di fuori dell’eccezionalità e dello stupore che assaliva gli uomini alle prese con i primi marchingegni, poche generazioni fa.

È l’innovazione tecnologica che ci ha portato a questo, il tumultuoso progresso scientifico e la sua puntuale applicazione tecnica. Da quando James Watt perfezionò la macchina a vapore, agli albori della rivoluzione industriale, i capitalisti hanno sempre dato centralità all’investimento nell’innovazione tecnologica che permettesse di produrre di più, meglio, in maniera più veloce e diversificata. Quindi lo sviluppo capitalista è accompagnato dalla produzione di macchine sempre più sofisticate. Questo sviluppo tecnico si è sempre presentato come oggettivo e sinonimo di “bene comune” e la macchina è stata qualificata come neutrale, come frutto di un’evoluzione naturale della storia dell’umanità, come se la proprietà privata capitalistica di quella stessa macchina fosse elemento secondario e incidentale.

sinistra

Lavoratori e classe operaia mondiale

di Karlo Raveli

manif fernandesHo trovato nell’interessante articolo di Curcio ‘Capitalismo digitale. Controllo, mappe culturali e sapere procedurale’ diversi ingredienti importanti per una riscoperta del SENSO e del POTERE politico del concetto marxiano di classe. Come strumento teorico necessario e forse indispensabile per poter finalmente transitare a una tappa storica decente dell’umanità, prima che si autoestingua nel crescendo attuale di brutalità ecologiche e sociali.

Tra questi elementi ne sceglierò qui di seguito solo un paio, attorno ai temi della proprietà e dell’alienazione. Per tentare di scoperchiare ancora una volta il corpo mummificato di quella “classe lavoratrice” (che NON È una classe) intrappolata nei feretri teorici di tutte le ideologie marxiste lavoriste. Cioè di coloro “per i quali oggi arranchiamo nella difficoltà di non applicare, in una maniera ingenua o pigra, le chiavi interpretative che si sono sviluppate nell’Ottocento e nel Novecento”.

Infatti tra tutti i bei mattoni posti in risalto dall’articolo, almeno un paio rimettono in evidenza – quasi involontariamente direi – due dei TRE pilastri essenziali del discorso originale marxiano sulla classe: l’appropriazione privata dei beni comuni – da parte di esigue minoranze al potere – ed i processi d’alienazione con cui riproducono i loro valori e sistema.

operaieteoria

A libro paga fuori dalla fabbrica

La potente legge uguale per tutti non prevede per i padroni l’esecuzione forzata

di Andrea Vitale

SalgadoLa vicenda giudiziaria dei cinque operai FCA di Pomigliano, licenziati per aver inscenato il finto suicidio di Marchionne in segno di protesta contro il reale suicidio di due loro compagni di lavoro cassintegrati, continua ad essere una fonte inesauribile di spunti di riflessione sul diritto e sull’intero sistema giuridico italiano, rivelandone il fondamento di classe.

E’ noto che la Corte di Appello di Napoli (sentenza n. 6038/2016 del 27/09/2016)[1] ha ribaltato i due precedenti pronunciamenti del Tribunale di Nola (Decreto di rigetto n. 18203/2015 del 04/06/2015 e Sentenza n. 993/2016 del 05/04/2016)[2], che avevano in un primo momento dichiarato legittimo il licenziamento dei cinque operai. La sentenza dei giudici di appello ha il grande merito di aver smontato punto per punto le argomentazioni dei giudici di primo grado, dimostrando come la protesta messa in atto dagli operai sia stata una legittima manifestazione del diritto di esprimere la propria opinione critica. In questo modo, i giudici hanno dato ragione alla numerosa schiera di intellettuali e giuristi che avevano solidarizzato con la lotta degli operai licenziati in nome della difesa della libertà di critica e di satira[3], che i giudici di Nola avevano inteso invece limitare fortemente per i lavoratori dipendenti.

contropiano2

Automazione e disoccupazione tecnologica

Il ruolo del progresso tecnologico in un sistema di produzione capitalistico

di Francesco Piccioni

Proponiamo la relazione di Francesco Piccioni al Forum “il piano inclinato degli imperialismi”, organizzato dalla Rete dei Comunisti a Bologna il 7 marzo 2015

automazione fabbricaI cento anni più veloci della Storia

A 100 anni quasi esatti dall’Imperialismo di Lenin un aggiornamento, anche a livello delle categorie, appare necessario, ma decisamente non facile. Lo chiede la realtà che abbiamo di fronte, che riesce sempre più difficile descrivere nei soliti modi. Bisogna ricordare, infatti, che la dialettica materialistica non è per nulla una particolare griglia di lettura da sovrapporre ai dati empirici, ma è interna alla cosa stessa. Va insomma riconosciuta nel suo tratto fondamentale per cogliere ciò che – nella trasformazione continua – resta stabile e ciò che invece svanisce. Vale il paragone con le leggi che regolano la fisiologia umana: sono in linea generale decisamente stabili, ma cambia molto – soprattutto nella pratica quotidiana – se l’organismo si trova più vicino alla nascita oppure alla morte.

Al tempo de L’imperialismo erano passati appena trenta anni dalla morte di Marx, caratterizzati dalla stagnazione e poi dalla crisi della prima globalizzazione, e già Lenin individuava – sulla scia di altri studi contemporanei – una forma capitalistica decisamente “nuova”, tale da cambiare molti parametri decisivi per la lotta di classe e soprattutto per la lotta politica rivoluzionaria.

operaviva

Il ritorno della fabbrica

Appunti su territorio, architettura, operai e capitale

Pier Vittorio Aureli

Radomir Damnjanović Damnjan FlagLa storia dei modi diversi in cui
viene estorto all’operaio il lavoro
produttivo, la storia cioè delle varie
forme di produzione del plusvalore,
è la storia della società capitalistica
dal punto di vista operaio
Mario Tronti, Operai e capitale

Nella storia del Movimento Operaio, la fabbrica ha avuto un ruolo fondamentale e per certi versi epico nel coagulare sia lo sfruttamento degli operai, sia la lotta di questi ultimi contro la loro condizione. Per questo l’apparente scomparsa della fabbrica quale punto avanzato del capitalismo nel mondo così detto sviluppato è stata spesso interpretata come una vera e propria sparizione della classe operaia quale blocco importante della società. Se questa interpretazione segue la realtà della tendenza industriale degli ultimi quaranta anni, ovvero il passaggio dall’egemonia del lavoro materiale a quella del lavoro immateriale, ha anche dato luogo ad una visione della fabbrica come spazio chiuso in se stesso, come luogo specifico della produzione di merci materiali.

commonware

Crisi bancaria e interesse di classe del ceto medio

Su banche, risparmio e quadro geopolitico

Commonware intervista Christian Marazzi

201934485 ae5563d6 821b 41cb ba35 e655f3022c32 810x542Innanzitutto ci interessa riflettere sulla crisi bancaria: da dove viene e che ruolo ha nell’attuale sviluppo della crisi globale? Ci pare infatti di poter affermare che, al di là dei singoli crack, vi è una natura sistemica della crisi bancaria, o potremmo dire una natura sistemica della truffa bancaria. In questo scenario, inoltre, vorremmo capire più approfonditamente come si stanno muovendo i diversi soggetti istituzionali, dagli organi statali e sovrastatali alle banche centrali.

Questa crisi bancaria, che vede alcuni istituti italiani particolarmente esposti, va letta alla luce della politica monetaria della Bce. Da almeno quattro anni tale politica è molto espansiva, avrebbe dovuto alleviare le sofferenze e contribuire a rafforzare il sistema bancario; in realtà è una politica che, proprio attraverso il sistema bancario, non ha avuto alcun tipo di efficacia per quanto riguarda la crescita economica e gli investimenti, mentre ha favorito operazioni speculative sui mercati finanziari e comportamenti bancari estremamente clientelari. Tutto ciò ha portato all’accumulo dei crediti in sofferenza e all’impossibilità – come nel caso di Monte dei Paschi di Siena – di ricapitalizzare attraverso l’apporto di capitali privati.

cattivipensieri

Donald Trump, la sinistra e il voto operaio

di A.C.

rustbelt01L'elezione di D. Trump alla presidenza degli Stati Uniti, oltre a tutte le domande che solleva rispetto ai cambiamenti nella politica americana che potrebbe causare o meno, ha suscitato a sinistra un dibattito internazionale il cui interrogativo centrale può essere riassunto in questo modo: la classe operaia americana ha massivamente votato per Trump oppure no? Domanda su cui si basa la successiva: la classe operaia è reazionaria?

Questa domanda riceve pronta risposta esaminando le statistiche elettorali: no, ovviamente, non è la classe operaia da sola che ha eletto Trump, non ha nemmeno votato in massa per lui. La classe operaia rimane in gran parte la classe dell'astensione. Ma se l'elezione di Trump rimane di gran lunga il risultato di un elettorato repubblicano classico, tuttavia assume una marcata tonalità operaia nei vecchi stati industriali del nord-est, fatto che, insieme alla mancanza di entusiasmo per il voto democratico, probabilmente ha fatto pendere la bilancia elettorale in favore di Trump. Ed è qui che sta forse il problema: in questo residuo insolubile rappresentato dalla presenza decisiva del voto dei lavoratori, che non viene digerito, che appare come un'impurità in questa elezione, come una macchia.

Ciò che non viene digerito, soprattutto in quel che resta della sinistra e dell'estrema sinistra, è in primo luogo che “la” classe operaia è in realtà ampiamente segmentata.

contropiano2

L’“impazzimento” della politica come riflesso della crisi di egemonia del capitale

di Mauro Casadio*

Relazione introduttiva al Forum "Il vecchio muore ma il nuovo non può nascere" organizzato dalla Rete dei Comunisti a Roma il 17 e 18 dicembre

crisi del capitaleNell’introduzione al forum di oggi invece di partire dall’alto dell’analisi teorica scegliamo, diversamente che in altre occasioni, di partire dal “basso” dei fenomeni politici. La crisi sistemica, che da tempo come Rete dei Comunisti stiamo cercando di analizzare, si manifesta come competizione tra paesi imperialisti e con le altre potenze economiche, tramite conflitti militari ed enormi trasformazioni sociali ed oggi sta sfociando nella dimensione politico istituzionale nelle “cittadelle” imperialiste”.

I sintomi ormai sono conclamati; sia nei paesi dell’Unione Europea che negli USA è in atto uno inaspettato e sincronizzato scombussolamento politico che porta inevitabilmente a ragionare sui motivi strutturali che hanno portato a questo punto. Certamente l’esempio più eclatante è quello Statunitense dove un outsider come Trump sembra aver trionfato sulla stantia e familista classe dirigente democratica ma anche repubblicana, in quanto parte di questa a cominciare dai Bush si è subito schierata contro la candidatura di Trump.

Associata a questi eventi dai commentatori politici è la Brexit dove l’insubordinazione della vecchia e “diligente” classe operaia laburista al proprio storico partito ha avviato un incerto percorso esterno all’Unione Europea sovraesponendo, nel contempo, le acrobazie tattiche fatte dal partito conservatore e da Camerun. Certamente quello che sta emergendo è l’emergere della “faglia atlantica” tra il mondo anglosassone e l’Europa che manifesta, però, gli stessi acciacchi politici.

cuneorosso

L'Italia capitalista è in grosse difficoltà

Ma la classe lavoratrice, al momento, non sta meglio

di Il cuneo rosso

diego rivera the arsenalQueste note sono un primo contributo all'analisi dello stato della classe proletaria oggi in Italia. Per evitare - per quanto possibile - fraintendimenti, facciamo tre precisazioni preliminari che chiediamo ai compagni di tenere bene presenti. La prima: il nostro discorso è qui circoscritto esclusivamente (o quasi) all'Italia per ragioni di utilità, per cercare di andare un po' più a fondo nell'indagine e perché è questo il campo principale della nostra attività. Ma non dimentichiamo certo che il proletariato è una classe internazionale per definizione, sia per il legame inscindibile che il mercato mondiale ha costruito tra i proletari di ogni angolo del globo, sia per la sua composizione di fatto multinazionale all’interno dei singoli recinti nazionali. La situazione italiana ha dei tratti specifici, ma il destino dei lavoratori in Italia è indissolubilmente legato al destino dei lavoratori del Nord e del Sud del mondo. La seconda: il quadro tracciato dello stato della classe oggi in Italia potrà apparire a qualche compagno pessimista (di sicuro quello di altri paesi è molto, o enormemente, più mosso specie in Asia, o anche in Francia), ma nel tracciarlo ci siamo attenuti al motto di Rosa Luxemburg, "Dire ciò che è, rimane l'atto più rivoluzionario", che riprende in pieno un concetto e un'attitudine espressi con altre parole cento volte da Marx e da Lenin. La nostra analisi può essere incompleta (lo è) o sbagliata (crediamo di no), ma risponde al criterio: partire dai fatti, non dai nostri desideri, quanto mai lontani, oggi, da essi.

conness precarie

Trump-l’oeil

Organizzarsi contro il «mostro» nel privato inquieto d’America

Trump loeilLa vecchia classe operaia è morta, ma in qualche momento della sua agonia deve aver eletto il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Impossibile concludere altrimenti dopo aver assistito alla sequela di commenti che indicano nella white working class la principale responsabile della resistibile ascesa di Donald Trump. Ancora più del suo orientamento elettorale, è questo eterno ritorno della classe operaia che lascia sbigottiti. Non era stata spazzata via da automazione e terziario cognitivo e condannata all’impotenza sociale? E invece eccola qui: viva, vegeta, votante e decisiva nel rovesciare quello che era stato il successo di Obama negli Stati della Rust Belt per consegnarli a Trump.

Conviene allora guardarla in faccia questa classe operaia maschia e bianca. Sono davvero questi i fascisti, i razzisti e i maschilisti in cui Trump si specchia compiaciuto? Sono almeno sessant’anni che gli intellettuali liberal americani ci mettono in guardia sulle tendenze autoritarie congenite alla classe operaia. Un modo come un altro per risolvere il loro problema teorico e insieme politico: gli operai, dicevano, erano diventati membri della classe media, ma alcuni di loro presentavano il fastidioso inconveniente di non comportarsi come tali. Quando non si davano alla lotta di classe, preferivano inseguire le manie «paranoidi», bigotte e razziste della destra «pseudoconservatrice» di McCarthy prima e Goldwater poi, la sua logica dell’«identità» bianca e cristiana contro quella dell’«interesse», virtù della ragione che per non meglio precisati motivi farebbe votare democratico.

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La crisi della Grande Distribuzione

di Visconte

walmart 480x300In un articolo apparso recentemente sulla rivista Collegamenti Wobbly, Stefano Capello ha descritto efficacemente lo straordinario sviluppo della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) in Italia nel periodo precedente alla “grande crisi” del 2007/2008. Questo sviluppo ha portato all’esplosione di un numero sproporzionato, e a volte demenziale, di punti vendita (ipermercati e centri commerciali) nelle periferie delle grandi città. Fra le cause di questa esplosione Capello elenca:

“la liberalizzazione del commercio con la riduzione progressiva di ogni limite di orario di apertura e di tipologia di vendita, i finanziamenti pubblici volti alla riqualificazione delle aree dismesse dell’industria, la comodità per la criminalità organizzata di utilizzare la GDO come lavatrice per il riciclaggio del denaro sporco”. (1)

Per quanto riguarda le amministrazioni comunali, da quando il settore è stato liberalizzato, nel 1999, le licenze edilizie sono state concesse a pioggia, ma ai Comuni fa anche comodo avere i centri commerciali sul proprio territorio : un ipermercato di grandi dimensioni a Milano paga di IMU e tasse per rifiuti qualcosa attorno al milione di euro all’anno. Sulla opportunità offerta alla criminalità organizzata basta segnalare che nel 2015 l’economia sommersa e illegale in Italia (dall’evasione fiscale al traffico di stupefacenti, dal contrabbando al gioco d’azzardo, alla prostituzione ecc.) ammonta a oltre 200 miliardi di euro, secondo il report dell’ISTAT.

effimera

Platform Capitalism, oltre la dicotomia uomo-macchina

di Andrea Fumagalli

PiattaformeIn the day we sweat it out on the streets of a runaway American dream
At night we ride through the mansions of glory in suicide machines
Sprung from cages out on highway nine,
Chrome wheeled, fuel injected, and steppin’ out over the line
H-Oh, Baby this town rips the bones from your back
It’s a death trap, it’s a suicide rap
We gotta get out while we’re young
‘Cause tramps like us, baby we were born to run”

Bruce Springsteeen, Born to run

Sharing Economy, Gig Economy, Big Data Economy, Collaborative Economy, Crowdfunding Economy. Quando ci troviamo di fronte a diverse terminologie per indicare un fenomeno socio-economico, di solito significa che tale fenomeno o è molto complesso o non è ancora classificabile nelle categorie concettuali tradizionali. La complessità sta nel fatto che tali termini si riferiscono ad un insieme di pratiche differenziate che tagliano trasversalmente vari settori produttivi, caratterizzati da modalità organizzative e tecnologiche altrettanto differenti.

effimera

Guerres et Capital

Introduzione: Ai nostri nemici

di Éric Alliez e Maurizio Lazzarato

5169430000 716082c186 zPresentiamo ai lettori e alle lettrici italiani/e un’anteprima del libro “Guerres et Capital” di Éric Alliez e Maurizio Lazzarato che uscirà in Francia per Edition Ámsterdam il prossimo 22 ottobre. Si tratta dell’introduzione al volume, intitolata Á nos ennemis, Ai nostri nemici. La traduzione italiana è a cura di Antonio Alia, Andrea Fumagalli, Davide Gallo Lassere e Cristina Morini. Il testo viene presentato in contemporanea anche sul sito Commonware.

Qui si può scaricare il pdf dell’Introduzione, in francese: guerres-et-capital introduction.

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1. Viviamo nel tempo della soggettivazione delle guerre civili. Non usciamo da un’epoca in cui il mercato, gli automatismi della governamentalità e della depoliticizzazione dell’economia del debito trionfano per rivivere l’epoca delle “concezioni del mondo”, ma per entrare nell’epoca della costruzione di nuove macchine da guerra.

 

2. Il capitalismo e il liberalismo portano le guerre al loro interno come le nuvole portano la tempesta.