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oltreleuro

Estrarre, mercificare e sorvegliare

di Dario Guarascio

Dario Guarascio sarà ospite, assieme a Marco V. Passarella, del convegno “LAVORO E AUTOMAZIONE“, che si svolgerà il prossimo 3 giugno a Perugia. Per sapere di più del convegno di Perugia clicca QUI

Cropped big brother is watching 1984 630x473La trasformazione in atto è visibile anche guardando ai dati economici. In pochissimi anni, una manciata di multinazionali del capitalismo digitale – Amazon, Google, Facebook, Microsoft, Apple, per citare le più rilevanti – è divenuto il blocco di potere globale più significativo dal punto di vista del valore economico e della capacità d’influenza politica.

Nella Londra di 1984 (Penguin, 2008 p. 326), il solo luogo dove Winston Smith può nascondersi per sfuggire allo sguardo inquisitorio di Big Brother è una piccola intercapedine della sua casa. Asserragliarsi in quel rifugio è l’unica strategia per pensare in modo autonomo fuggendo dall’eterno presente in cui sono costretti gli abitanti di Oceania. La sorveglianza ininterrotta e la sistematica distruzione di tutto ciò che è esperienza e storia annichilisce l’arbitrio, erigendo il riflesso condizionato a norma comportamentale. Nel 1984, lo stato d’emergenza permanente giustifica ogni forma di repressione e rende accettabili le più odiose condizioni sociali. Una comunicazione di massa cacofonica e martellante inverte e mortifica il reale, ad uso e consumo dei governanti. Guerra è pace. Ignoranza è forza. Libertà è schiavitù. Più si dimostra contraddittoria e priva di coerenza e più la cultura dominante stringe il giogo al collo delle masse, conformando i pensieri nei loro meandri più profondi.

micromega

Difesa del territorio, difesa della democrazia

di Paolo Ortelli

- Antonio Cederna, I vandali in casa, a cura di Francesco Erbani, Laterza, Roma-Bari 2006 (ed. or. 1956)
- Piero Bevilacqua, Il grande saccheggio. L’età del capitalismo distruttivo, Laterza, Roma-Bari 2010

cederna bevilaqua 510Le parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Può adirarsi che tu mostri sospetto di lui, e, nello stesso tempo, farti sentire che quello che tu sospetti è certo: può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chieder ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile.
Alessandro Manzoni, I promessi sposi[1]

La forma di una città cambia più in fretta – ahimè – del cuore degli uomini.
Charles Baudelaire

“I vandali in casa” di Antonio Cederna e “Il grande saccheggio” di Piero Bevilaqua: due testi fondamentali per riscoprire l’attualità del pensiero di Cederna – padre nobile delle moderne leggi di tutela delle bellezze artistiche e paesaggistiche italiane – e comprendere la centralità del territorio come ambito in cui ricreare spazi pubblici sottratti alla distruttività del capitale.A commento del successo internazionale della Grande bellezza, Raffaella Silipo scriveva sulla Stampa: «Gli americani si immaginano l’Italia esattamente così: splendide pietre e abitanti inconcludenti».[2]

marx xxi

Attacchi informatici e guerra planetaria

di Francesco Galofaro*

wannacrySembra la trama di un film di fantascienza: il 12 marzo il mondo intero, al risveglio, scopre di essere sotto attacco di un virus. I danni sono incalcolabili: fabbriche bloccate, università ferme, i centralini del pronto soccorso non sono più in grado di inviare un'ambulanza. A partire dall'Inghilterra e nel giro di poche ore, seguendo la rotazione terrestre, il virus si diffonde a oriente: duemila sistemi informatici si fermano in Iran, trentamila in Cina. In Italia si teme l'effetto-lunedì, il giorno in cui gli impiegati tornano al lavoro dopo il fine settimana.

“Voglio piangere” (wannacry), è un ransomware: un sistema escogitato per chiedere un riscatto. Entra nel tuo computer attraverso un “buco” delle vecchie versioni del sistema operativo Windows, cripta i dati del tuo disco e non li decodifica finché non paghi una somma in bitcoin, la moneta privata virtuale internazionale più amata dalle organizzazioni criminali.

Fin dal primo giorno il New York Times punta il dito contro la NSA, la National Security Agency statunitense: si sarebbero lasciati rubare Eternal blue, uno degli svariati sistemi che impiegano per infiltrarsi nelle reti dei PC [1].

sinistra

Innovazione tecnologica vs progresso sociale

Il dilemma dell’Egemonia digitale nella ricerca di Renato Curcio

di Eros Barone

egemoniadigitaleDopo L’impero virtuale, pubblicato nel 2015, l’Egemonia digitale a cura di Renato Curcio (Sensibili alle foglie, Roma 2016) è il secondo elemento di un dittico saggistico attraverso il quale l’autore ha descritto ed analizzato le trasformazioni che le TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) hanno prodotto all’interno della società e, segnatamente, nel mondo del lavoro. Va subito osservato che il pregio della ricognizione condotta da Curcio non consiste soltanto nel quadro teorico del ‘capitalismo digitale’, che essa contribuisce a delineare, ma anche e soprattutto nell’inchiesta, che sostanzia tale quadro, sulle esperienze vissute dai lavoratori che hanno partecipato agli incontri di ricerca/azione organizzati intorno al tema cruciale che è al centro dell’indagine: l’uso capitalistico delle tecnologie informatiche in funzione dell’egemonia. Ed è, per l’appunto, quest’ultima categoria, di chiara derivazione gramsciana, che permette all’autore di elaborare un modello analitico di quell’intreccio fra dominio e subordinazione che fa della Rete «l’espressione estrema dell’espansione capitalistica, la più pervasiva»1 , laddove l’obiettivo strategico, quindi politico-culturale, cui tende l’egemonia digitale messa in opera dalle classi dirigenti capitalistiche attraverso la Rete e le altre tecnologie che le fanno corona è giustamente individuato nella “colonizzazione dell’immaginario”.

la citta futura

La logica securitaria

di Renato Caputo

Le origini storiche, economiche e filosofiche della logica securitaria, ormai imperante anche nel nostro paese

pinochet XLMarx ed Engels sin dalla Sacra famiglia, la prima opera scritta a quattro mani, mettono in evidenza come il fondamento nascosto delle dichiarazioni dei diritti umani, grande portato della Rivoluzione francese, sia proprio la sicurezza, intesa essenzialmente come sicurezza nel libero godimento della proprietà privata. Quindi la triade che domina questo manifesto della borghesia – al culmine della sua fase rivoluzionaria – non è, come solitamente si sente ripetere: libertà, eguaglianza e fraternità, ma, piuttosto: libertà, proprietà ed eguaglianza. Dove la proprietà è il termine medio che illumina gli altri due, facendo sì che la libertà sia intesa come libero usufrutto della propria proprietà al fine di ampliarla, di modo che a essere effettivamente liberi sono solo i proprietari, mentre agli altri non resta altro che la libertà di far sfruttare dai primi l’unica merce di cui sono ancora in possesso, ovvero la forza lavoro. Tanto che la stessa eguaglianza è funzionale essenzialmente a tale libera compra-vendita della forza lavoro, al fine di sfruttarne il valore d’uso per produrre quel plusvalore – rispetto al valore di scambio della forza-lavoro corrisposto al salariato – da cui deriva il profitto dell’imprenditore, vero scopo finale dell’intero processo produttivo nella società capitalistica.

letture

I “crimini dell’economia”. Una lettura criminogena del capitalismo

Intervista a Vincenzo Ruggiero*

Vincenzo Ruggiero, I crimini dell’economia. Una lettura criminologica del pensiero economico, Feltrinelli, 2013

27684Professor Ruggiero, Lei è autore del libro I crimini dell’economia. Una lettura criminologica del pensiero economico pubblicato per i tipi di Feltrinelli: in che modo la prospettiva criminologica può esser utile nell’analisi del pensiero economico?

L’idea di scrivere ‘I crimini dell’economia’ mi è venuta dopo aver letto molte analisi economiche della criminalità. Gli economisti, infatti, hanno visitato spesso il terreno della criminologia, esaminando la logica razionale dei reati. In difesa del suo lavoro sul crimine come scelta, il Premio Nobel per l’economia Gary Becker ha fatto notare che anche chi commette reati può essere trattato da homo oeconomicus, e ha ricordato ai lettori che due grandi fondatori della disciplina criminologica, Beccaria e Bentham, applicavano esplicitamente un approccio economico nella loro analisi dei delitti e delle pene. Il mio libro intende restituire la visita, proponendo una lettura criminologica del pensiero economico. Del resto, il sapere economico si occupa di creazione e acquisizione di ricchezza, di mercati, di legittimità e devianza dalle regole che guidano l’arricchimento. È questo un campo che appartiene anche all’indagine criminologica.

paginauno

Facebook ai tempi della governance globale

di Giovanna Cracco

facebookIl 16 febbraio Mark Zuckerberg pubblica su Facebook - dove altro? - quello che subito i media definiscono un "manifesto politico": si intitola "Building Global Community", Costruire la comunità globale (1). Il documento segue una fase critica: nei mesi immediatamente precedenti, per due volte il social network è finito sotto l'attenzione dell'opinione pubblica durante la campagna presidenziale statunitense, prima con l'accusa di aver penalizzato i post a favore di Trump e promosso la visibilità di quelli pro Clinton, poi catapultato nella discussione mediatica sulla post verità, in quanto ritenuto responsabile di avere contribuito alla diffusione di fake news che avrebbero favorito sia la vittoria della Brexit che quella di Trump (2). Ne è seguita a dicembre la dichiarazione dello stesso Zuckerberg che Facebook debba oggi essere considerata una media company, ossia una società con responsabilità editoriale, e non una semplice piattaforma veicolo di contenuti caricati dagli utenti, con la conseguente dichiarazione d'intenti di voler adottare un sistema di controllo sui post pubblicati.

effimera

Impegnare i debitori al giusto pagamento

di Stefano Lucarelli

Prefazione al libro di Marco Fama, Il governo della povertà ai tempi della (micro)finanza, (Ombre Corte) 

povertàIo non consiglio pertanto la Vostra Grazia di
proteggere il popolo che si rifiuta di pagare
gli interessi o di impedirgli di pagarli, perché non
si tratta di un onere che un principe nel suo diritto
fa pesare sul popolo, ma di un tormento ch’esso si
è preso volontariamente. Dobbiamo quindi tollerare
tutto ciò e impegnare i debitori al giusto pagamento
e non permetter loro di essere indulgenticon sé stessi
o di cercare un rimedio a loro vantaggio, ma porli
sullo stesso piano degli altri uomini. (
Martin Lutero,
risposta a Federico di Sassonia, 18 Giugno 1524)[1].

Spesso la legittimazione dei poteri, e del conseguente sfruttamento, trae linfa dalla confusione. Leopardi annota che “il dare al mondo distrazioni vive, occupazioni grandi, movimento, vita; il rinnuovare le illusioni perdute ec. ec. è opera solo de’ potenti.”[2]

eticaepolitica

Potenzialità e limiti del reddito di base

Risposte al questionario di Etica & Politica

Christian Marazzi*

reddito di cittadinanza 1Quesito 1

In Italia, nonostante l’assenza di misure universali di sostegno al reddito abbia per molti anni tenuto fuori il paese dal dibattito europeo, ultimamente si sono moltiplicate iniziative regionali (per esempio il reddito di dignità pugliese o il reddito di autonomia piemontese) o amministrative, proposte di legge (quella del Movimento 5 Stelle e quella di SEL, per esempio), iniziative popolari. Anche il ministro Poletti ha recentemente annunciato l’introduzione di un “reddito di inclusione” a livello nazionale. In molti casi la discussione ha riguardato dispositivi molto distanti, nell’impianto e nella filosofia, dal reddito di base incondizionato, presentando caratteri di familismo ed eccessiva condizionalità. In Svizzera, invece, si è recentemente svolto un referendum per l’introduzione di un reddito di base incondizionato su scala nazionale. A cosa è dovuto, a suo parere, il ritardo italiano – ammesso e non concesso che di “ritardo” effettivamente si tratti? Come è possibile tradurre politicamente un dibattito teorico che dura ormai da decenni?

paroleecose

La La Land, o l’eutanasia dell’amore

di Filippo Bruschi

LLL D29 05187 R.0.0Ora che ha quasi esaurito il suo corso nei cinema europei, due parole su La La Land.

La La Land non è un film sull’amore; La La Land è un film sul successo. Lo scintillio che emana non è quello dell’amore ma quello della brillantezza-denaro, e del suo potere di trasformare la vita in una fluida opera d’arte. A dirla tutta La La Land celebra piuttosto l’eutanasia dell’amore, il suo superamento, ne veicola ideologicamente la fine. Ideologicamente perché questa finis amoris è instillata sotto pelle, resa apparentemente naturale, come pare accada con le visioni ideologiche[1]. E non sarebbe d’altronde assurdo che un film che doveva “rendervi felici” lo faccia raccontando un amore inconcluso? Non spezzato, no, inconcluso. Perché? Molti se lo stanno ancora chiedendo: “Perché si lasciano?”. Tutto accade nella scena in cui Mia e Sebastian, sono seduti sulla collina dell’osservatorio Griffith che domina Los Angeles. Mia ha appena ottenuto, anche grazie alla dedizione di Sebastian, la parte per un film da girare a Parigi. Mia ce l’ha fatta: partirà per Parigi, per il set, sarà un’attrice. Guardando il crepuscolo, serena come dopo un orgasmo a lungo cercato, chiede a Sebastian:

comuneinfo

Un anno dopo

Lorène Lavocat

nuit debout x405Un anno fa, l’occupazione di place de la République, a Parigi. Parlare oggi di fallimento del movimento Nuit debout significa restare ingabbiati nei codici del produttivismo. Il movimento, che non ha cercato fusioni o unità, ha visto fiorire collettivi e iniziative, alcune Commissioni nate in quella piazza (come quella di Educazione popolare) continuano a incontrarsi, ha perfino esercitato una certa influenza sulle campagne elettorali rendendo popolare il tema del reddito di cittadinanza. In realtà, ciò che #Nuitdebout ha apportato alla società non si può toccare con mano né misurare: il movimento ha risvegliato prima di tutto il poter agire delle persone comuni

Sulla Piazza della Repubblica, i ragazzi sugli skates e i perdigiorno hanno riaffermato il loro diritto sullo spazio, approfittando del ritorno della primavera. La statua della Marianna, sbarazzata da graffiti, candele, e altri messaggi di sostegno o di rivolta, si trova ormai circondata da un bacino d’acqua di protezione. Finiti gli slogan scarabocchiati con il gesso sulle pietre. Finiti i lenzuoli stesi tra gli alberi con tre pezzi di spago. Ogni cosa è ridiventata calma, docile, tranquilla. Ma soltanto in apparenza.

lavoro culturale

Il rapporto OCSE, la scuola di classe e la società classista

di Girolamo De Michele

copertina don milani 676x433Di recente l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha reso pubblico un rapporto sul confronto dei dati relativi alle indagini del passato sulle competenze scolastiche e sulle competenze di base e di cittadinanza degli adulti di oggi. Il rapporto OCSE, di cui è disponibile anche una sintesi in inglese per la stampa, ha scatenato il solito sciocchezzaio.

La scorsa settimana è andato in onda un format (o forse era la sua replica?) cui la scuola italiana è ormai abituata, e che infatti, al di là del primo impatto, non ha registrato particolari picchi di audience. La trama, in effetti, era sin troppo consueta: un ente internazionale, l’OCSE, pubblica un rapporto; qualche giornalista lo commenta senza averlo letto, basandosi sulla sintesi predisposta per la stampa e facendosi aiutare da google traduttore (per cui “cohorts”, che in senso statistico significa “gruppo”, diventa “alcune coorti di studenti”, che ci si figura stretti – nelle classi-pollaio tuttora in vigore – e pronti alla morte laddove l’Italia chiamò), e alcuni politici a caso – Matteo Renzi, una signora dai capelli rossi casualmente di passaggio presso il ministero dell’istruzione, e la solita Francesca ma-che-te-lo-dico-a-fare? Puglisi – commentano entusiasti, come i loro predecessori dello scorso decennio, ovviamente senza aver letto il rapporto: commentano, dunque, un articolo di giornale, non i dati in questione, secondo il quale “l’OCSE ci promuove” (Renzi) come “scuola migliore d’Europa” (Intravaia) perché “i dati pubblicati dall’Ocse ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate” (Fedeli), e dunque “l’Italia riesce ad offrire uguali opportunità a tutti recuperando gli svantaggi di partenza” (Puglisi).

carmilla

Il nemico interno

di Alexik

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“Ritenuta la  straordinaria  necessità  ed  urgenza  di  introdurre strumenti  volti  a  rafforzare  la  sicurezza  delle  città  e   la vivibilità  dei  territori  e  di  promuovere  interventi  volti  al mantenimento del decoro urbano” …

È particolarmente istruttivo soffermarsi sul testo del Decreto Minniti in materia di ‘Sicurezza delle città mentre scorrono in sottofondo le immagini degli espianti degli uliveti di Melendugno, per l’avvio dei cantieri del “Trans Adriatic Pipeline”.

E’ illuminante come alcune centinaia di dipendenti del Ministero dell’Interno si siano fatti interpreti, con la semplicità e l’immediatezza propria della comunicazione non verbale dei manganelli, del contenuto profondo dei concetti enunciati dal Decreto, quali “sicurezza”, “vivibilità  dei  territori”, “decoro”, “benessere delle comunità territoriali”, e della loro articolazione pratica nell’ambito delle politiche di governo.

Le cariche sui sindaci, inoltre, raffigurano plasticamente cosa si intenda per ‘collaborazione interistituzionale per la promozione della sicurezza’, qualora i primi cittadini non vogliano ridurre il proprio ruolo a meri persecutori di mendicanti e poveracci in genere, ma pretendano (temerari!) di rappresentare i bisogni e i desideri della gente che li  ha eletti.

minimamoralia

Sul presunto donmilanismo

Ovvero perché Mastrocola dovrebbe studiare di più la storia della scuola italiana

di Vanessa Roghi

milani1 1231669 292647 635x420Vale la pena di prenderlo sul serio l’articolo uscito oggi sul Domenicale del «Sole 24 Ore», quello di Paola Mastrocola sul “donmilanismo”.

Vale la pena anche se la prima reazione sarebbe quella di liquidarlo con un post su facebook, ecco la solita storia, un altro articolo a favore dell’appello dei 600, la grammatica è di destra o di sinistra?, l’italiano non lo parla più nessuno, si stava meglio quando si stava peggio e via dicendo. Ma non si può. Perché in questo ennesimo articolo pubblicato dal Domenicale su quello che Mastrocola definisce “donmilanismo” si gioca in un certo senso il futuro della scuola pubblica, poiché è attraverso la costruzione di un discorso pubblico condiviso sulla scuola che si elaborano le ideologie, si pensano le leggi, si immaginano e si scrivono le riforme. Anche a partire dalla storia specifica della pubblica istruzione in questo paese e dal senso che oggi attribuiamo ad essa. L’invenzione di una tradizione democratica e di sinistra “contro la grammatica” di cui don Milani sarebbe stato l’ispiratore, Tullio De Mauro l’interprete e le maestre delle scuole elementari (intrise di un altro male gravissimo, il “rodarismo”) il braccio armato, è un’operazione culturale molto precisa che ha la sua genealogia e come tale va letta. Qui riassumerò alcuni passaggi.

Andiamo per ordine.

chefare 

Nuovi panopticon nell’era dei Big Data

di Umberto Boschi e Daniele Gambit

“Facebook ha collezionato il più vasto insieme di dati mai assemblato sul comportamento sociale umano. Alcune delle tue informazioni personali ne fanno probabilmente parte.” — MIT Technology Review, 13 Giugno 2012

big data che fareUn’espropriazione si compie ogni giorno in tutto il Mondo, nei luoghi pubblici, nelle strade, negli spazi dell’intimità personale, costituendo una — nuova — accumulazione originaria, centro nevralgico di nuovi processi di capitalizzazione. È l’espropriazione dell’informazione. Istituzioni, companies, centri di ricerca privati, analisti di marketing, polizia, intelligence, tutti si sono buttati in una caccia al tesoro diffusa e onnipresente, elaborando mezzi di analisi, inventando nuove fonti: a volte collaborando tra loro, a volte dichiarandosi guerra (o fingendo di farsela, come è successo tra Apple, Microsoft e US durante lo scandalo Datagate).

Mai come ora, nella storia dell’umanità, si è disposto di una quantità così grande di informazioni su fenomeni e comportamenti sociali, sia nel macroscopico — andamenti finanziari, scelte aziendali, valute — che nel microscopico — interessi personali, spostamenti di individui, informazioni biografiche-, con tutto quello che può comportare dal punto di vista del controllo sociale per le istituzioni di potere e l’analisi (e il controllo) dei desideri per il mercato.

La quantità di dati raccolti, esponenziale nel tempo, ha portato alla necessità di coniare un termine specifico — Big Data — per indicare questa mole di informazioni.