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socialismo.info

Il superamento della religione nell’Anti-Dühring di Engels

di Enrico Galavotti

1185524015212L’ateismo del comunismo primitivo

È impossibile dar torto a Engels quando considera ridicola l’idea di Dühring di “abolire” la religione nella società socialista. Infatti il socialismo scientifico ha sempre detto ch’essa è soltanto un epifenomeno, una sovrastruttura che si estinguerà da sé, insieme allo Stato politico, quando il socialismo sarà realizzato.

Ciò che non piace, nella sintesi engelsiana sulla posizione del socialismo in merito al fenomeno religioso, è un’altra cosa. Scrive nel suo Anti-Dühring: “Agli inizi della storia sono anzitutto le potenze della natura quelle che subiscono questo riflesso…”, assumendo col tempo “svariate e variopinte personificazioni”. Quale riflesso? “Ogni religione non è altro che il fantastico riflesso nella testa degli uomini di quelle potenze esterne che dominano la sua esistenza quotidiana, riflesso nel quale le potenze terrene assumono la forma di potenze ultraterrene”.

Molto feuerbachiana questa definizione della religione. Cerchiamo di capir bene cosa Engels voleva dire. Anzitutto non si sta riferendo alle religioni politeistiche, tipiche dello schiavismo, poiché subito dopo parla di “mitologia comparata” dei popoli indoeuropei, di cui i Veda induistici costituiscono l’origine ancestrale. Egli si sta riferendo alle religioni più primitive, quelle clanico-tribali, cioè quelle passate alla storia col nome di “totemico-animistiche”.

Queste però non erano religioni che riflettevano rapporti sociali di tipo antagonistico. Erano dunque così alienanti? così predisposte a fuorviare gli uomini dall’idea di doversi liberare da rapporti sociali frustrati? Assolutamente no, anche perché appunto non esisteva ancora lo schiavismo.

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la citta futura

Quale strategia per i comunisti? In risposta ad Alessandroni

di Alessandro Pascale

39caac1103b5a375784200f85bd017c6 XLQuelle che seguono sono alcune considerazioni su “Economicismo o dialettica? Un approccio marxista alla questione europea”, un saggio pubblicato da Emiliano Alessandroni su “Marxismo Oggi” il 25 agosto 2018 [v. anche qui]. Con esso la rivista intende “aprire una discussione sulla questione europea, e più in generale sulle contraddizioni e i problemi dell'attuale quadro internazionale”. L'interesse per lo scritto è dato non solo dal fatto che Alessandroni è considerato uno degli “allievi” più promettenti di Domenico Losurdo, ma anche dalle sue conclusioni, che lo portano ad affermare la necessità di rigettare “l'eurofobia”, così la definisce, che avrebbe colpito gran parte della sinistra. Nelle righe che seguono cercherò di dimostrare come l'Autore non sia rimasto fedele all'intento espresso nell'apertura del suo lavoro, nel quale denuncia l'indebolimento del “campo della riflessione dialettica” e il “rafforzarsi di prospettive meccaniciste e logiche binarie”. Prima però occorre riconoscere il valore qualitativo del saggio, sia per la cura scientifica, sia per la sua capacità di illuminare su alcuni aspetti della storia contemporanea.

 

L’ottica antimperialista

Quali sono nello specifico i pregi di tale lavoro? Anzitutto la capacità di concentrare l'attenzione sulla contraddizione principale, costituita dalla permanenza dell'Impero statunitense. Fa bene l'Autore a denunciare la “rimozione del Project for the new american century” nella “cultura critica del Vecchio Continente”. Un'accusa che va a colpire soprattutto quei settori della sinistra dimentichi della questione antimperialista. Ciò che avrebbe forse meritato maggiore considerazione è la constatazione del declino di tale Impero, il quale assomiglia ad un vecchio leone ferito che si dimena con impeto furibondo per frenare il proprio deciso tramonto.

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blackblog

Marx fa muovere il lavoro, lo sport ed il gioco

di Tomasz Konicz

L'attuale giubileo di Marx rivela soprattutto una cosa: il crescente conservatorismo di una sinistra che si adatta sempre più allo spirito reazionario del tempo

marx2008Alla fine, volgendo lo sguardo al XIX secolo, la sinistra sembra stia sperimentando una qualche rilevanza pubblica, quanto meno nel breve periodo. Karl Marx compie 200 anni - e così tutti i media di rilievo, che di solito, diversamente, legittimano le solite restrizioni, ora stanno pubblicando una qualche forma di apprezzamento. La chiacchiera su Marx - alimentata da un tardo capitalismo in crisi, e che sembra confermare tutti i cliché anticapitalisti dei secoli precedenti - viene accompagnata dalle solite strategie di addomesticamento del teorico critico e che in simili occasioni di solito si colloca al di fuori del mainstream. Particolare rilievo viene dato all'aspetto biografico, all'«essere umano» Marx, come nella produzione ZDF su Karl Marx, che ha caratterizzato l'autore de "L'Ideologia Tedesca" come se fosse un "profeta tedesco" - e questo in piena epoca di populismo di destra. In questo docudrama possiamo sapere molte cose sulla famiglia, sulle sue preoccupazioni per il denaro, sulle morti e sulla «accusa permanente secondo cui Marx era più preoccupato per i suoi studi e per la politica che per i suoi familiari», come viene detto in una recensione. Ma l'opera di Marx - per essere precisi, l'opera che ha fatto di lui un teorico famoso - è stata «assai trascurata» nella produzione della ZDF.

 

Il Marx della porta accanto

Il tentativo dell'industria culturale di «avvicinare», al pubblico mediatico, Marx come essere umano, si accompagna perciò ad un offuscamento di quello che era il contenuto della sua teoria,in modo che quasi chiunque possa prendere il treno di Marx, Nella maggior parte dei casi, il riferimento a qualcosa che abbia a che fare con la disuguaglianza sociale, la globalizzazione o la crisi del capitalismo, è sufficiente per poter partecipare al chiacchiericcio mediatico.

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marxismoggi

Marx ed Engels e Il Manifesto del Partito comunista

di Cosimo Cerardi

manifesto comunistaIl modello che i socialisti utopisti proponevano era dato da un'idea di organizzazione in cui tutta la società viene ad essere intesa come una grande lega di famiglie (governata nell’insieme dal trio), suddivisa in minori leghe di famiglie governate dalle compagnie dei maestri, ecc. Accanto a questa organizzazione, quella delle Accademie, e quella del Consiglio di salute. Nessuno può essere eletto se non cede tutti i suoi beni allo stato.

Se si accetta la riforma proposta, conclude il Weitling, al dominio della pura e bruta forza si sostituirà quello del diritto; si eviterà che i doni dell’eloquenza e del bell’aspetto traggano in inganno gli elettori; anch’essi sono « privilegi », ai quali bisogna ovviare; si evitano tutti i personalismi come pure tutti gli inutili dibattiti parlamentari; aumenta lo zelo per il progresso nelle invenzioni e nelle scoperte, nelle arti e nelle scienze; ogni cambiamento di personale nell’amministrazione darà impulso progressivo alla società; e le nuove grandiose idee potranno essere messe rapidamente in atto.

In quella che viene considerata come la sua opera più matura (dopo l’abbandono del primitivo comunismo egualitario di tipo babuvista, che lo aveva portato a partecipare all’insurrezione del 1839 a Parigi, dopo le persecuzioni da parte del Bluntschli in Svizzera e prima delle fantasie religiose degli ultimi anni), il Weitling, in sostanza, propone una riforma elettorale su basi corporative ed egualitarie, che dovrebbe servire a permettere la realizzazione delle nuove e grandi idee, fra le quali anche, probabilmente, quella della comunione dei beni. E’ inutile soffermarci più a lungo su questo scritto, e analizzare gli elementi eterogenei, fourieristi e sansimoniani, che ne formano la sostanza; ed è anche inutile sottolineare come permanga in esso l’idea della abolizione della criminalità e di ogni sistema giuridico, e come si riscontri a ogni piè sospinto quello che si può dire, con parola forse anacronistica, l’operaismo del Weitling, cioè la sua avversione per i privilegiati dei talenti naturali, della scienza scolastica, per gli intellettuali, insomma, contro i quali non si stancava mai di predicare.

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blackblog

La crisi del lavoro e i limiti della società capitalista

di Norbert Trenkle

workout61 - Quando il CEO della Siemens, Josef Kaeser, ha annunciato, nel novembre del 2017, che la sua azienda avrebbe tagliato qualcosa come 7.000 posti di lavoro nel mondo, ed avrebbe chiuso diversi siti produttivi in Germania, questo, com'era prevedibile, ha innescato feroci critiche e proteste. La gente si è chiesta perché mai stavano facendo dei tagli nel momento in cui l'azienda realizzava grandi profitti. Le lamentele provenivano da tutti quei settori che ancora una volta sottolineavano come un'azienda si sottometteva ai dettami dei mercati finanziari e degli azionisti, e come non contasse più quel «lavoro onesto» che l'aveva portata al successo. Alcuni giornalisti liberali si sono anche preoccupati del fatto che le scelte del capo della Siemens avrebbero potuto danneggiare la legittimità del sistema capitalista. Sulla "Süddeutsche Zeitung", nel novembre 2017, Detlef Esslinger ha scritto che «se si vuole, in fondo è per le persone che sono alla ricerca disperata di una crescita con l'economia di mercato, il capitalismo, e  la globalizzazione, che devi comportarti come Kaeser & Company. Sono loro che stanno promuovendo i peggiori cliché a proposito degli avidi speculatori che non sono mai soddisfatti che i tassi dei mercato azionario siano abbastanza alti.»

In effetti, il caso Siemens evidenzia sia la situazione del lavoro che le relazioni di potere fra lavoro e capitale nell'attuale era del sistema capitalista globale. Ovviamente, negli ultimi trent'anni, le dinamiche dell'accumulazione di capitale si sono spostate in direzione dei mercati finanziari, e ciò ha avuto le sue drastiche conseguenze sulle condizioni di vita e di lavoro nella società. Ma tutto questo non è dovuto all'avidità di alcuni manager, banchieri ed investitori  che hanno agito a livello globale.

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lanatra di vaucan

“Marx e la follia del capitale”

Un confronto fra Harvey e Critica del valore

di Giordano Sivini

In Marx e la follia del capitale Harvey si imbatte nella Critica del valore ma evita il confronto

foto concorso elogio alla folliaHarvey si auto colloca nell’alveo marxista “radicato nella relazione di classe tra capitale e lavoro”.1 Entro questa tradizione opera una distinzione tra il capitalismo, inteso come sistema intriso del valore che ci imprigiona, e il suo motore che produce valore riconfigurando attraverso grandi crisi i rapporti sociali capitalistici, i quali retroagiscono riproducendo il rapporto tra capitale e lavoro costitutivo del capitale. Secondo Harvey “la posizione di Marx (…) è che il capitale probabilmente può continuare a funzionare indefinitamente, ma in modo tale da provocare un degrado progressivo della terra e un impoverimento di massa, aumentando drasticamente la disuguaglianza fra le classi sociali, e, insieme, producendo la disumanizzazione della maggior parte dell’umanità, che verrà tenuta sottomessa da una negazione sempre più repressiva e tirannica del potenziale di sviluppo umano individuale”.2

Harvey è considerato “probabilmente il più eminente studioso marxista vivente”,3 un “classico della scrittura marxista”.4 Nel suo lavoro teorico e nella sua prolifica attività divulgativa non aveva mai fatto menzione della Critica del valore. Lo fa in Marx e la follia del capitale, l’ultimo libro in cui riprende e ripete in modo discorsivo le sue convinzioni teoriche, e introduce anche un nuovo concetto – l’anti-valore – con l’obiettivo di spiegare il nesso tra finanziarizzazione e valorizzazione in maniera compatibile con la sua teoria della sopravvivenza del capitalismo alle sue crisi.

La citazione della Critica del valore evidenzia le difficoltà in cui Harvey si trova nello sviluppare questo obiettivo, e, più in generale, nel continuare a sostenere la tesi della riproducibilità senza fine del capitalismo, i cui fondamenti teorici risalgono agli anni ’70 del ‘900. Con l’introduzione del concetto di anti-valore gli sembra di poter dimostrare che il capitalismo si sta riproducendo sulla base di un intreccio inedito tra capitale produttivo di interesse e capitale produttivo di valore. Senonché dall’interno della Critica del valore, proprio intorno al rapporto tra capitale produttivo di interesse e capitale produttivo di valore, Ernst Lohoff fa emergere l’ineluttabilità della fine del capitalismo, sulla base di elementi che Harvey non ha preso in considerazione.

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sinistra

Dialettica o eclettismo?”

Un’anticritica

di Eros Barone

castello di sammezzano 1«Amico, non veniamo per Callia e non siamo sofisti. Forza, apri! Siamo venuti per vedere Protagora. Digli che siamo qui!»

Platone, Protagora, 314, c-e.1

Ringrazio innanzitutto Fabrizio Marchi per avermi offerto la preziosa e stimolante opportunità di sviluppare e approfondire il discorso a partire dai punti di consenso e di dissenso che egli ha espresso, sia pur sinteticamente, nella nota dedicata ad alcuni aspetti cruciali del dilemma “Dialettica o eclettismo?” qui , che ho posto al centro del mio articolo qui, laddove non può sfuggire l’importanza teorica e il carattere dirimente di tale dilemma sia nell’analisi scientifica che nell’orientamento pratico del movimento di classe. Seguirò quindi, nella mia disàmina, l’ordine di successione adottato da Marchi nella sua nota.

 

  1. Il ‘metodo delle etero-integrazioni’ e l’autonomia teorica del marxismo

Prima di entrare nel merito delle questioni poste dal mio interlocutore, ritengo opportuno premettere alcune considerazioni generali e di metodo. Orbene, è un classico ‘topos’ della cultura borghese di sinistra, al quale mi sembra che anche Marchi in qualche misura soggiaccia, distinguere tra un marxismo ‘critico’ ed ‘aperto’ e un marxismo ‘dogmatico’ e ‘chiuso’. Questa distinzione è stata spesso assunta e fatta propria da un buon numero di marxisti i quali, non avendola basata sui propri princìpi, cioè in sostanza non avendola ritradotta in un linguaggio rigoroso, hanno finito col mutuarne tutto il contenuto ideologico di origine: ciò è avvenuto non solo in Occidente, ma anche negli stessi paesi socialisti, quantunque lì la ricezione del ‘topos’ sia avvenuta ‘a posteriori’, cioè per opporre il nuovo ‘Diamat’ al vecchio ‘Diamat’. In realtà, la suddetta ricezione si è sempre realizzata, in un senso o nell’altro, sull’onda di una qualche ‘criticità’ del pensiero borghese, da integrare in quello marxista.

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marxismoggi

Attualità di Marx. Che cosa possiamo dire di nuovo sulla Scienza dal punto di vista del materialismo storico?

di Angelo Baracca

eruption carola onkamoNella ricorrenza del bicentenario della nascita di Marx si stanno ovviamente moltiplicando le iniziative a livello internazionale, nazionale e locale. Non devo certo esprimere la mia convinzione che dall'elaborazione di Marx ci siano ancora tantissimi insegnamenti da trarre. La vera sfida è di trarre spunti fecondi sui temi più scottanti oggi sul tappeto. Non ho l'ambizione di fare questo, ma vorrei dare un contributo su un campo che probabilmente non sarà al centro dei temi trattati, ma sul quale mi sono personalmente impegnato per quattro decenni e che ritengo sempre più cruciale oggi: il tema della Scienza. Intendo la Scienza capitalistica, quella cioè che venne fondata (schematizzo brutalmente) nei secoli XVII-XVIII e divenne con il decollo della Rivoluzione industriale del XVIII secolo uno dei cardini, sempre più imprescindibili, della Società industriale e del capitalismo. E qui sono convinto che ci sia ancora moltissimo da trarre da Marx.

La Scienza, in tutte le sue manifestazioni, informa sempre più tutti gli aspetti non solo della produzione e della distribuzione, ma della vita sociale e individuale. Questi sviluppi sempre più radicali e pervasivi sembrano avere anestetizzato la maggior parte delle persone le quali, nell'illusione di acquisire attraverso tecnologie sempre più sofisticate capacità a poteri eccezionali, non si rendono più conto di essere (anche) strumenti sempre più passivi e dipendenti dalla prossima innovazione che verrà introdotta, e per la quale viene sapientemente costruita l'aspettativa. Inutile dire che in questo meccanismo ha assunto un ruolo esorbitante la pubblicità, che pervade in modo incontenibile tutti gli aspetti della nostra vita, utilizzando molto frequentemente slogan che non hanno nessun fondamento, quando non sono palesemente infondati.

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marxismoggi

Economicismo o dialettica? Un approccio marxista alla questione europea

di Emiliano Alessandroni

[Con questo saggio di Emiliano Alessandroni, “Marxismo Oggi” intende aprire una discussione approfondita sulla questione europea, e più in generale sulle contraddizioni e i problemi dell’attuale quadro internazionale; una discussione complessa su temi complessi, che dunque intendiamo affrontare evitando semplificazioni e schematismi, in uno spirito di confronto e ricerca critica, utilizzando il metodo scientifico di analisi proprio del marxismo]

sindacalistiSRa Domenico Losurdo
(in memoriam)

1. Gli USA e l'orientalizzazione dell'Europa

Nei periodi storici caratterizzati da profonde crisi – di natura, oltre che economica, anche politica e culturale –, i ragionamenti che governano il dibattito pubblico, ivi compreso lo spazio del dissenso, vedono indebolirsi il campo della riflessione dialettica, contestualmente al rafforzarsi di prospettive meccaniciste e logiche binarie. In tali periodi sono dunque queste ultime a guidare i passi e a tracciare le vie d'uscita dai problemi in cui di volta in volta ci si imbatte, sono queste ultime a orientare i pensieri generali e a forgiare le nostre formae mentis. Così ad esempio, per quanto concerne l'imperialismo, nel mondo intellettuale, non meno che nel senso comune, una convinzione tende ad affermarsi: esso costituisce un atto di soggiogamento politico e militare che si verifica ai danni di un paese economicamente povero e tecnicamente arretrato. Gli Stati dell'Europa, non a caso, vengono pensati il più delle volte in relazione a dinamiche predatorie e molto raramente ai rischi di sottomissione. Eppure la storia non ha fatto mancare gli episodi che smentiscono un simile paradigma. Tra la Prima Coalizione organizzata contro il governo giacobino dopo la Rivoluzione del 1789 e la Guerra franco-prussiana scatenata da Bismarck, la Francia subisce più volte l'aggressione delle altre potenze europee, sebbene successivamente, con le guerre napoleoniche, i ruoli si capovolgano e sarà questo Stato ad assumere la veste dell'invasore straniero contro una Germania ben presto demolita e saccheggiata. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, le parti si invertono nuovamente e con la Repubblica di Vichy metà del territorio francese diventa, nel giro di poco tempo, una sorta di colonia tedesca.

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ottobre

Lenin e la concezione materialistica della storia

di Sabato Danzilli

Alcune note su “Che cosa sono gli ‘Amici del popolo’ e come lottano contro i socialdemocratici?

lenin streetart2Nel 1894 un ventiquattrenne Lenin componeva Che cosa sono gli “Amici del popolo” e come lottano contro i socialdemocratici?. Questo testo si inserisce in una polemica molto articolata e di durata decennale, che ha portato marxisti e populisti a discutere sullo sviluppo capitalistico della Russia e assume in essa un’importanza fondamentale per la chiarezza e l’originalità con cui viene trattata la materia. L’opera ha ancora oggi un grande valore, non per i banali parallelismi con l’attualità italiana, che potrebbero essere indotti dal suo titolo, ma per la sua robusta capacità di parlare del presente, basata sulla ricchezza di strumenti di analisi che esso fornisce. Questo contributo non pretende di essere un’esposizione completa del testo leniniano, ma di evidenziarne alcuni spunti e di sottolineare attraverso esso alcuni elementi degni di nota in modo particolare. Il bersaglio polemico dell’opera è il populista liberale Michajlovskij, la cui rivista, la Russkoe Bogatstvo, aveva pubblicato nei mesi precedenti articoli che criticavano alcuni elementi fondamentali del marxismo. Da questo elemento occasionale Lenin sviluppa la propria analisi della filosofia marxista e della situazione economica e sociale della Russia del suo tempo.

In quale delle sue opere Marx ha esposto la sua concezione materialistica della storia?

Proprio in apertura del testo Lenin affronta questa supposta critica di Michaijlovskij. Non nuoce ricordare che l’opera marxiana che più si avvicina a un’esposizione sistematica del materialismo storico, L’ideologia tedesca, rimarrà inedita fino al 1932, ma proprio per questo la risposta è particolarmente degna di nota:

Chiunque conosca Marx gli risponderebbe con un’altra domanda: in quale delle sue opere Marx non ha esposto la sua concezione materialistica della storia?

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sinistra

Dialettica o eclettismo?

di Eros Barone

Fort Vimieux 1831 JMW Turner«L'eclettismo è sostituito alla dialettica; nei confronti del marxismo questa è la cosa più consueta, più frequente nella letteratura socialdemocratica ufficiale dei nostri giorni. Questa sostituzione non è certo una novità; si poté osservarla persino nella storia della filosofia greca classica. Nella falsificazione opportunistica del marxismo, la falsificazione eclettica della dialettica inganna con più facilità le masse, dà loro una apparente soddisfazione, finge di tener conto di tutti gli aspetti del processo, di tutte le tendenze dello sviluppo e di tutte le influenze contraddittorie ecc., ma in realtà non dà alcuna nozione completa e rivoluzionaria del processo di sviluppo della società.»

Lenin, Stato e rivoluzione, 1917.

  1. La struttura concettuale dell’eclettismo

Qualsiasi dizionario ci informa che l’eclettismo è un atteggiamento che consiste nello scegliere da differenti teorie le tesi che più si apprezzano, senza considerare la coerenza di queste tesi fra di loro e la connessione di esse con le teorie da cui sono state desunte. La definizione testé riportata mette in rilievo la duplice natura - teorica e pratica - di un atteggiamento mentale, che «si fonda» sulla congiunzione di un elemento soggettivo, arbitrario, con un elemento logico, contraddittorio. Si tratta, in effetti, della struttura che caratterizza l’ideologia come falsa coscienza all’interno di una società divisa in classi e le assegna un ruolo specifico nella riproduzione delle condizioni spirituali di questa società. Parafrasando l’asserzione con cui Lenin apre lo scritto su Marxismo e revisionismo (1908) 1 - asserzione la quale ricorda che «un noto adagio dice che se gli assiomi della geometria urtassero gli interessi degli uomini, si sarebbe probabilmente cercato di confutarli» - si riesce più facilmente a comprendere come l’eclettismo si sforzi di conseguire il medesimo risultato, cioè l’inconfutabilità, con la giustapposizione, opportunamente dosata, di ingredienti eterogenei, ricavati da differenti teorie e resi compatibili non attraverso qualche forma, ancorché problematica, di riduzione concettuale, ma attraverso la loro finalizzazione pratica al progetto «sistemico» di cui l’eclettismo è lo strumento principe: la riproduzione della egemonia ideologica della classe borghese entro le «forme belle» della democrazia rappresentativa e dello Stato di diritto e l’occultamento della dittatura congiunta del profitto e della rendita esercitala sulle masse lavoratrici dal capitale finanziario.

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rifonda

Rivoluzione o decadenza?*

di Samir Amin

Pensieri sulla transizione tra i modi di produzione in occasione del Bicentenario di Marx

Samir Amin 156002 210x210Introduzione

Karl Marx è un gigante del pensiero, non solo per il diciannovesimo secolo, ma ancora di più per comprendere il nostro tempo contemporaneo. Nessun altro tentativo di sviluppare una comprensione della società è stato tanto fertile, a condizione che i “marxisti” si muovano oltre la “marxologia” (semplicemente ripetendo ciò che Marx era in grado di scrivere in relazione al proprio tempo) e invece portino avanti il suo metodo in accordo con i nuovi sviluppi della storia. Lo stesso Marx ha continuamente sviluppato e rivisto le sue opinioni nel corso della sua vita.

Marx non ha mai ridotto il capitalismo a un nuovo modo di produzione. Considerò tutte le dimensioni della moderna società capitalista, capendo che la legge del valore non regola solo l’accumulazione capitalista, ma governa tutti gli aspetti della civiltà moderna. Questa visione unica gli ha permesso di offrire il primo approccio scientifico relativo alle relazioni sociali nel più ampio regno dell’antropologia. In questa prospettiva, ha incluso nelle sue analisi ciò che oggi viene chiamato “ecologia”, riscoperta un secolo dopo Marx. John Bellamy Foster, meglio di chiunque altro, ha abilmente sviluppato questa prima intuizione di Marx.

Io ho dato la priorità a un’altra intuizione di Marx, legata al futuro della globalizzazione. Dalla mia tesi di dottorato nel 1957 al mio ultimo libro, ho dedicato i miei sforzi allo sviluppo ineguale derivante da una formulazione globalizzata della legge dell’accumulazione. Ne ho tratto una spiegazione per le rivoluzioni nel nome del socialismo a partire dalle periferie del sistema globale. Il contributo di Paul Baran e Paul Sweezy, introducendo il concetto di surplus, è stato decisivo nel mio tentativo.

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rifonda

Marx nostro contemporaneo

di Giorgio Riolo

Quella che segue è la relazione tenuta a Vigevano il 5 maggio 2018 nell’incontro pubblico dedicato a Marx a 200 anni dalla nascita. L’incontro si è tenuto nell’ambito del ciclo di conferenze dal titolo “Scuola di cultura e politica”, a cura del Collettivo Culturale Rosa Luxemburg di Vigevano.

Il pubblico di queste conferenze era formato da attivisti politici e da persone interessate al tema, ma senza preparazione specifica. Pertanto il discorso ha voluto essere intenzionalmente non troppo approfondito, senza però, almeno negli intendimenti, perdere in rigore

marx car WiazProprio il 5 maggio 1818 nasceva a Treviri Karl Marx. Sono passati 200 anni e tuttavia egli continua a essere una presenza ineludibile, fondamentale nel nostro tempo, in questo XXI secolo.

Dalla sua morte nel 1883, e dalla morte dell’amico e compagno di un’intera vita Friedrich Engels nel 1895, molte trasformazioni, molti grandi e profondi cambiamenti, hanno interessato la storia, la società, la cultura, la politica, in breve il sistema complessivo che denominiamo capitalismo. La sfida per noi che rivendichiamo la sua eredità, la sua lezione, risiede nel fatto di non ridurci a fare i meri ripetitori di formule, di frasi, di citazioni.

Marx è nostro contemporaneo proprio perché cerchiamo di pensare il mondo e il nostro tempo, e di agirvi conformemente, con la nostra testa, pur avendo presenti categorie, concetti, nozioni quali risultati del suo pensiero, della sua attività intellettuale, ma confrontandoci con i fenomeni nuovi, inediti rispetto al suo tempo e al suo mondo.

In una delle tante sue lettere, dopo la morte di Marx, quale suggeritore a chi si proclamava “marxista”, loro seguace, e suggeritore ai partiti socialisti o socialdemocratici che alla fine dell’Ottocento rapidamente si affacciavano nel proscenio della storia, diceva Engels “non raccogliete citazioni, non ripetete pedissequamente, ma pensate e analizzate la realtà vostra contemporanea come avrebbero fatto Marx ed Engels qualora si fossero trovati davanti a questa realtà, nuova, inedita”.

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effimera

Lavoro, sussunzione e progresso tecnico

Sull’attualità del pensiero di Marx

João Vitor Santos intervista Andrea Fumagalli

A 200 anni della nascita, il pensiero di Karl Marx è ancora al centro del dibattito contemporaneo. In questa intervista per la rivista brasiliana Rivista do Istituto Humanitas – Unisinos, Andrea Fumagalli cerca di sottolineare elementi di metodo e aspetti teorici che rendono Marx attuale e imprescindibile per comprendere, pur a 160 anni dall’edizione del I libro de Il Capitale, la natura dell’evoluzione del sistema capitalistico di produzione e la metamorfosi delle forme di sfruttamento del lavoro, oggi ancora più pervasive che in passato

6872c3893ac5058b505224cac9dd8089 XL1) Quali sono i limiti e le potenzialità delle idee marxiste per guidare le riflessioni sul mondo del lavoro nel nostro tempo?

La principale potenzialità e la grande attualità di Marx sta nell’approccio metodologico. In particolare riguardo a due aspetti. Il primo deriva dalla constatazione che al centro dell’analisi marxiana sta il “soggetto uomo”. L’analisi di Marx (ma non di tutto il marxismo) è un’analisi “umanista”. L’umanesimo” di Marx deriva dalla sua impostazione filosofica giovanile, che si condensa soprattutto nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, quando Marx inizia a delineare alcuni strumenti concettuali, quali alienazione e feticismo, che solo successivamente verranno declinati in chiave più economica. Anche dopo la “scoperta” dell’economia politica borghese grazie all’inchiesta di Engels sulla condizione sociale della classe operaia inglese e quindi lo sviluppo di una rigorosa analisi sul funzionamento dell’accumulazione capitalistica (i tre volumi de Il Capitale), il riferimento alla soggettività non viene comunque meno e ritorna prepotentemente nei Grundrisse. L’attualità di Marx sta nel fatto che ci ricorda che ogni economista, soprattutto oggi, dovrebbe avere una solida base filosofica e epistemologica. Purtroppo, oggi vige la regola opposta.

Il secondo elemento di potenza dell’analisi marxiana sta nel riconoscere che ogni analisi sociale ed economica è sempre un’analisi in divenire e quindi dinamica, esito di un processo dialettico in costante metamorfosi. L’approccio storicistico ci dice che la comprensione di una dinamica sociale può essere valida solo all’interno di un contesto storico e/o spaziale ben definito e delineato. Ciò che può valere oggi, non né detto che possa valere domani. Non esistono leggi immanenti nell’economia politica. L’attuale metafisica economica (imposta dal neo-liberismo) non ha senso.

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krisis

Vademecum per il disastro

La crisi della modernità dedotta dai principi della critica del valore

di Riccardo Frola

Questo testo è stato pubblicato per la prima volta come postfazione al libro “Crisi, nella discarica del capitale”, di Ernst Lohoff e Norbert Trenkle, pubblicato dalla casa editrice italiana Mimesis nel 2015. Il testo è integrale e non ha subito modifiche: è stata aggiornata soltanto la piccola bibliografia.

1turner e1532165552802I. Sulle spalle del gigante.

«Non c’è via maestra per la scienza, e solo hanno una possibilità di raggiungerne le vette luminose coloro che non temono di affaticarsi a salirne i ripidi sentieri»*.
Karl Marx, Il Capitale.

La crisi dilaga. Il ceto medio di buona parte dell’Eurozona è sotto un continuo cannoneggiamento di licenziamenti, diminuzione dei salari, demansionamenti, tagli. Persino i figli viziati della medio borghesia degli anni del boom si accontentano ormai di qualche contratto l’anno, vagando fra gli open space dei call center, i capannoni di amianto dei discount, le cucine e le celle frigorifere dei fast-food.

L’evoluzione informatica e dei software gestionali, presentata come fonte di emancipazione sociale ha espulso dalla produzione milioni di lavoratori, degradato le competenze di quelli rimasti, e trasformato il lavoro in una routine più ripetitiva della vecchia catena di montaggio.

Nella creazione della ricchezza sociale, la finanza -lo ricorda fra gli altri Gallino-, ha quasi sostituito la produzione reale.[1]

In Italia la disoccupazione procede ad un ritmo di 200mila posti di lavoro persi per anno. Il 46% dei giovani italiani è ufficialmente senza un’occupazione. Negli ultimi sette anni, Il 16% delle piccole e medie imprese è fallito, gettando sul mercato del lavoro, già saturo, 405mila disoccupati. Un fuoco di artiglieria.