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Epoca, fasi storiche, Capitalismi*

di Roberto Fineschi

Relazione al Forum Nazionale della Rete dei Comunisti, Roma 17/18 dicembre 2016

Milite quadro 340x200Con questo intervento cercherò, sulla base dei miei studi1, di precisare che cosa significa per Marx "storia" e "fase storica" Quando in altre occasioni ho presentato questo stesso tema, ho spesso preso come punto di riferimento i miei studenti, ai quali chiedo che cosa intendano per storia; loro guardano l'orologio e dicono che, partendo da ieri e andando all'indietro, più o meno tutto è storia, non facendo molte distinzioni in questo lungo lasso di tempo, cioè non riuscendo sostanzialmente ad andare oltre una definizione generica e non strutturata di che cosa storia significhi.

 

Dialettica di continuità e discontinuità storica

Marx, l'autore del quale mi sono interessato e in base al quale cercherò di argomentare questa tesi, si è impegnato per tutta la vita nel tentativo di elaborare un'idea di storia molto più strutturata e complessa, che tenesse insieme non un generico "prima", rispetto ad un altrettanto generico "presente", ma che dimostrasse come questo "prima” e questo "presente" avessero delle leggi di funzionamento, potessero essere strutturati in periodi. Si trattava di tenere insieme due aspetti, che poi nel dibattito successivo avrebbero prodotto tendenze conflittuali: la continuità e la discontinuità storica.

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L’eredità dimenticata di Carl Schorlemmer

di Ian Angus*

carl schorlemmer 300x211Avere una base per la vita e un’altra per la
scienza è une falsità a priori (Karl Marx)

Negli ultimi decenni del XX secolo una singolare idea ha preso piede in alcuni settori del mondo accademico. Con essa si è voluto sostenere che, lungi dall’essere i più stretti compagni e collaboratori, intenti a lavorare in armonia per quarant’anni, Karl Marx e Friedrich Engels di fatto erano in disaccordo riguardo a questioni fondamentali, sia teoriche che pratiche.

I presunti disaccordi tra i due avrebbero riguardato la natura e le scienze naturali. Ad esempio, Paul Thomas contrappone “il ben noto interesse di Engels per le scienze naturali” alla “mancanza di interesse da parte di Marx”, suggerendo che “Marx ed Engels erano divisi da un abisso concettuale che avrebbe resistito ad ogni tentativo d’insabbiamento”(1). Terrence Ball, analogamente, sostiene che “l’idea (successivamente abbracciata da Engels) secondo la quale la natura esiste indipendentemente, e prima, di ogni sforzo da parte dell’uomo di trasformarla, è del tutto estranea all’umanesimo di Marx”(2). Dal punto di vista di Ball, alla distorsione della filosofia di Marx compiuta da Engels  vanno addebitate “alcune delle più repressive caratteristiche dell’esperienza sovietica”(3).

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Esiste in Marx una teoria generale e unitaria della crisi?

di Ascanio Bernardeschi

addaveni1. Premessa

La coincidenza fra gli importanti studi filologici attorno all’edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels1 e l’avanzare di una importante crisi del capitalismo mondiale, ha determinato una ripresa dell’interesse verso la teoria della crisi economica all’interno del sistema di analisi di Marx.

Se ormai resta diffìcile per chiunque disconoscere l’importanza del lascito marxiano su questo argomento, gli stessi estimatori di Marx si dividono fra di loro su questioni interpretative rilevanti. Ne è esempio il pregevole numero monografico sulla crisi in Marx della rivista «Pagine inattuali»2.

Per esempio Giovanni Sgro’, curatore del numero della rivista, nella sua analisi dei Quaderni di Londra3, sostiene che in Marx non «vi sia un’unica teoria della crisi» ma «diversi approcci teorici per l’analisi e la spiegazione delle crisi»4.

Stefano Breda da parte sua sostiene - se abbiamo ben capito - che non esista, e non possa esistere all’interno del livello di astrazione cui giunse Marx, una teoria della crisi in quanto la spiegazione di tali fenomeni deve avere le caratteristiche di teoria cuscinetto5 frapposta fra il cielo della teoria della struttura del modo di produzione capitalistico e la terra dell’analisi dei fenomeni contingenti che caratterizzano le diverse crisi6.

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Introduzione a Per la Critica dell'Economia Politica

di Stefano Garroni

169 marxNel primo §. (Individui autonomi. Idee del XVIII secolo), l’argomento di Marx è facilmente riassumibile. L’economia politica ha come oggetto la produzione materiale, la quale è svolta da individui, che lavorano in certe condizioni sociali; è naturale, dunque, (nel senso di “è ovvio”, “va da sé”) che il discorso dell’economia politica prenda le mosse dagli individui, che operano in condizioni socialmente determinate. E’ pur vero che nel Settecento si è andato imponendo un altro modo di procedere, ovvero, si è ritenuto di poter iniziare il discorso dell’economia politica a partire dall’individuo isolato, dal Robinson Crusoe (il personaggio dell’omonimo romanzo settecentesco di Daniel De Foe). ma si tratta di un’illusione dell’epoca (la robinsonata), la quale consegue, per un verso, dal tentativo di legittimare l’individualismo, proprio dell’economia borghese; per un altro, dalla cecità di chi non comprende come anche l’individuo isolato sia possibile, solo, perché esiste una certa maniera di organizzare la società, che appunto esprime se stessa attraverso individui isolati.

Questo è, di primo acchito, il discorso che Marx fa. E’ vero, tuttavia, che guardando le cose più a fondo -per così dire con uno sguardo più sospettoso e scaltrito -, la faccenda si rivela più complessa.

Il fatto stesso che Marx ponga il tema del ‘punto di partenza’ (Ausgangspunkt) significa, implicitamente, richiamare Hegel, il quale aveva iniziato, ad es., la sua Scienza della logica (Wisenschaft der Logik) proprio affrontando la questione dell’Ausgangspunkt. Ed Hegel è richiamato anche nel proseguo.

ilcovile

Un percorso nell'essere in comune

Marxisti antimoderni

di Marco Iannucci*

Presentiamo la prima parte di un saggio di Marco Iannucci, amico di Jacques Camatte e traduttore italiano di alcuni suoi scritti. Il testo integrale è stato da noi pubblicato ed è disponibile nella serie «I libri del Covile» a: www.ilcovile.it  e anche su Sinistrainrete qui. In calce un carteggio tra autore e redazione

light at two lightsSvolgo alcune considerazioni a mo’ di premessa

E' fonte ogni volta di stupore per me constatare quanto poco si parli di «capitale». I canali attraverso i quali viene formata l’opinione pubblica, a cominciare da quelli che operano nei paesi dell’occidente industrializzato, non forniscono praticamente mai degli strumenti per interpretare il mondo contemporaneo alla luce della posizione dominante occupata dal capitale. Eppure non è difficile constatare che i fenomeni che determinano in modo decisivo la forma di vita dell’umanità attuale, in quanto forma di vita sociale, sono fenomeni del capitale.

Accade così che negli stessi mezzi di informazione di massa venga data ogni giorno la massima evidenza ad argomenti come: crisi finanziaria e uscita dalla crisi, recessione o espansione, prodotto interno lordo che cala o, finalmente, cresce («la crescita!»), domanda interna ed estera che ristagna o aumenta, aziende che chiudono o aprono o si fondono, andamenti degli indici delle varie Borse, prezzo del petrolio greggio e quotazione dell’oro, cambio Euro-Dollaro, aste dei titoli di stato, spread tra gli interessi sulle emissioni di uno stato rispetto a un altro, deficit di bilancio, debito pubblico e rischio di default di questo o quello stato, tasse e politiche fiscali, decisioni del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, della Federal Reserve, della Banca Centrale Europea, dei ministri delle finanze e cosi via ... ma del capitale no, di quello non si parla.

tempofertile

Michèa, “Il vicolo cieco dell’economia”

di Alessandro Visalli

michea mysteres gaucheQuesto libro di Michèa reca come sottotitolo “sull’impossibilità di sorpassare a sinistra il capitalismo”, e rappresenta un tentativo di sviluppare una critica che vada alle radici del capitalismo stesso. Michéa, in circa 100 pagine, produce una serrata ricostruzione sulla stessa linea de “I misteri della sinistra”, volta a mettere in luce la profonda integrazione della sinistra con il liberalismo, che a volte dice di combattere, e di questo con il razionalismo occidentale e l’illuminismo.

Nulla di particolarmente nuovo, dunque.

L’orgogliosa tesi, così come nel libro letto precedentemente, ma di ben 11 anni successivo, è che il socialismo ben inteso si differenzia dal movimento politico liberale “di sinistra”, in modo diretto ed esplicito. Come dirà nel 2013, il movimento socialista non è, e non è mai stato “di sinistra”. L’alleanza contro il tradizionalismo reazionario, cementata nel 1800, è oggi da superare, per il filosofo francese, perché la modernità contemporanea ha ormai da tempo passato il segno dopo il quale lo sradicare ed il mobilitare diventa distruttivo. Il ruolo progressista del capitalismo (contro la reazione) è, insomma, venuto meno.

Il capitalismo esprime infatti una pulsione all’acritica esaltazione dell’efficienza e della competitività individuale, ad esso connaturata, ovvero del progresso come mobilitazione costante dei potenziali (ma, più, profondamente della iscrizione come potenziale nello sviluppo quantitativo di ogni dimensione di vita, concepita come “risorsa”), che è profondamente problematico per l’ispirazione del socialismo (che come dice la parola stessa, parte all’opposto dal fatto della vita sociale).

operaicontro

Lo spettro di Marx

Andrea Vitale

marx2 620x350Il pensiero di Marx è per tutti i sostenitori del capitalismo un’ossessione costante, da esorcizzare in tutti i modi. Nessun credito può esser dato da parte loro a chi ha sostenuto la necessità di un diverso ordinamento sociale, senza padroni e sfruttamento. In epoche di crisi, in cui si palesano violentemente tutte le contraddizioni insite nell’economia di mercato, questa preoccupazione è destinata a crescere in maniera esponenziale. L’espressione teorica del movimento degli operai verso la loro liberazione va cancellata, fatta passare come una sterile e dannosa utopia.

L’ultimo esempio in questo senso lo abbiamo avuto lo scorso mercoledì 15 marzo su Il Fatto Quotidiano. Ne è stato autore Marco Ponti, professore ordinario di Economia applicata al Politecnico di Milano, uno che è fiero di essere definito “un pericoloso comunista-liberista”, oltre ad essere imprenditore, esser stato consulente di molti ministri dei trasporti ed economici, consigliere di amministrazione di alcune società pubbliche e collaboratore della Commissione Europea. Dall’alto di questo curriculum di tutto rispetto, “garanzia” di sicura imparzialità di giudizio, il Ponti pubblica un articolo dal titolo significativo Lo spettro di Karl Marx sulla sinistra anti mercato”, il cui occhiello ne rivela subito lo spirito: “LA LEZIONE. Senza concorrenza le forze produttrici si sviluppano pochissimo e i beni comuni tendono a essere distrutti. Il capitalismo non è il male assoluto”.

rifonda

Quale ritorno a Marx per riflettere sul nostri tempi?

Laurent Etre intervista Edgar Morin e André Tosel

Con grande dispiacere apprendiamo la notizia della scomparsa del filosofo comunista francese André Tosel, studioso di Marx e Gramsci. Per ricordarlo vi proponiamo una doppia intervista che Laurent Etre sul quotidiano comunista «l’Humanité» realizzò con André Tosel e Edgar Morin nel giugno 2010

marx03 48482 210x210Con la crisi, il riferimento a Marx cessa di essere un tabù. Le opere sull’autore del Capitale si moltiplicano, così come i ‘dossier’ speciali nei giornali e nelle riviste.

Senza mettere sullo stesso piano le numerose pubblicazioni consacrate a Marx in questi ultimi mesi, non si può nemmeno non interrogarsi su questo ritorno di interesse così repentino. Quando riviste quali “Le Nouvel Observateur” o “Le Point”, ciascuno con la propria sensibilità, si occupano di Marx, ciò fornisce l’indicazione che si apre qualche crepa in un paesaggio mediatico ancora dominato dall’ideologia del capitalismo come orizzonte insuperabile della storia.

Si può ben dire che ciò a cui noi assistiamo non è soltanto la fine della guerra fredda o di una fase particolare del dopoguerra, ma la fine della storia in quanto tale: l’universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma finale del governo umano” scriveva nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino, il capofila di questa concezione, l’americano Francis Fukuyama. Vent’anni dopo, nell’ottobre 2008, alcuni newyorchesi manifestano davanti alla Borsa di Wall Street brandendo dei manifesti con su scritto: “Marx aveva ragione!”. Il suo ritorno sarebbe la conseguenza meccanica della caduta degli idoli neoliberali? Rimanere a questo livello della riflessione sarebbe non voler vedere che si attribuisce a Marx un’altra concezione della fine della storia, “la società libera e senza classi”, da opporre a quella – riconosciuta fallimentare – di Fukuyama. Questo postulato della fine della storia è stato largamente strumentalizzato per legittimare il potere dei regimi autoritari all’epoca del “socialismo reale”.

poliscritture

Appunti politici (4): “Comunismo” di F. Fortini

di Ennio Abate

lissitzky 9Commento a "Comunismo" di Franco Fortini(6° punto), articolo apparso su “Cuore”, supplemento de “L’Unità”, 16 gennaio 1989):

Il comunismo in cammino (un altro non esiste) è dunque un percorso che passa anche attraverso errori e violenze, tanto più avvertiti come intollerabili quanto più chiara si faccia la consapevolezza di che cosa gli altri siano, di che cosa noi si sia e di quanta parte di noi costituisca anche gli altri; e viceversa. Il comunismo in cammino comporta che uomini siano usati come mezzi per un fine che nulla garantisce invece che, come oggi avviene, per un fine che non è mai la loro vita. Usati, ma sempre meno, come mezzi per un fine, un fine che sempre più dovrà coincidere con loro stessi. Ma chi dalla lotta sia costretto ad usare altri uomini come mezzi (e anche chi accetti volontariamente di venir usato così) mai potrà concedersi buona coscienza o scarico di responsabilità sulle spalle della necessità o della storia.

Il «comunismo in cammino»? È chiaro o no che il comunismo non c’è, non è percepibile e descrivibile come un *oggetto*?

geopolitica

E' tempo che i marxisti ricomincino a pensare

di Gianfranco La Grassa

tiziano archinto per gilodi bredekamp1. Nella Prefazione al Capitale, in un passo già da me citato, Marx ricorda  che egli “tratta delle persone soltanto in quanto sono la personificazione di categorie economiche, incarnazione di determinati rapporti”. Gli uomini concreti, in tutta la loro complessità, sono dunque lasciati da parte onde considerarli solo quali maschere di rapporti sociali. Questo il punto di vista fondamentale. I rapporti sociali d’insieme che si stabiliscono tra gli individui sono certamente assai ricchi di sfaccettature, di sfumature, di angolazioni molteplici. E, per quanto considerati nella loro più ampia multilateralità, mai esauriranno la complessità indefinita della “realtà” sociale. I rapporti sociali di produzione, fulcro del concetto di modo di produzione, sono però assai più semplici: nel capitalismo, e secondo Marx, essi riguardano essenzialmente gli individui in quanto portatori delle funzioni concernenti la proprietà dei mezzi di produzione e la prestazione di forza lavoro venduta come merce. E’ come se la “realtà” fosse strutturata secondo una serie di livelli dei rapporti sociali: il livello della trama, a maglie molto larghe, che “regge” tuttavia diversi livelli di ordito a maglie via via più strette. Il modo di produzione, il concetto centrale della scienza marxiana, si interessa del primo, del livello della trama.

Gli uomini che entrano fra loro in relazione nei rapporti di produzione non sono quelli dotati di tutte le loro prerogative di individui umani. Questi ultimi non sono necessariamente a una dimensione, alienati, puramente schiavi di una società dello spettacolo, e tutta una serie di altre considerazioni unilaterali elaborate da “filosofi” sociali che sinceramente mi appaiono lontane dalla “realtà”.

ilcovile

Non più e non ancora

Carlo Formenti e Alexis Escudero

di Armando Ermini

Due opere recenti mostrano come il pensiero critico e anticapitalista cominci a ad uscire dalla gabbia dell’omologazione progressista

Pasolini Pietà Roma 2015 6 MediumIl libro di Formenti (Carlo Formenti, La variante populista, lotta di classe nel neo-liberismo, Comunità Concrete, Roma 2016)

Con questo testo Carlo Formenti intende prendere qualche distanza dal progressismo di sinistra genericamente inteso, partendo dalla constatazione che dagli anni settanta-ottanta del xx secolo, «le culture di sinistra (socialdemocrazie, nuovi movimenti sociali, femminismo, ambientalismo, movimenti per i diritti civili, ecc.)» hanno subito una mutazione sociale, politica, antropologica, cosí profonda da essere diventati «soggetti attivamente impegnati nella gestione dei nuovi dispositivi di potere», il progetto egemonico che definisce ordoliberista, teso alla costruzione di un uomo nuovo, conforme su tutti i piani all’ideologia del capitalismo globalizzato.

È da qui, dalla ricerca delle cause del fenomeno, e dall’analisi delle trasformazioni del capitalismo, che l’autore sviluppa una serie di ragionamenti che lo portano, come vedremo, a ripensare la categoria marxiana di general intellect ma anche a spostare l’identificazione dei soggetti politici anticapitalistici dalla classe operaia dei paesi sviluppati, incarnanti il punto piú alto di contraddizione fra rapporti di produzione e forze produttive, a quegli strati sociali che vivono ai «margini del sistema», quali le masse operaie super-sfruttate dei paesi in via di sviluppo, i migranti, le classi medie precipitate «nell’inferno del terziario arretrato», i precari, i sottoccupati, in generale «gli esclusi e gli emarginati di ogni regione e di ogni settore produttivo».

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L'ultimo Marx e noi

di Annibale C. Raineri

6957212704 856f6936ba oNel 2016 Donzelli ha pubblicato il libro di Marcello Musto L’ultimo Marx 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale. Vale la pena soffermarcisi.

Come chiarito dal sottotitolo, si tratta di un saggio di biografia intellettuale, che si avvale della gran mole di materiali che negli ultimi anni sono divenuti accessibili e che, secondo Musto, modificano l’immagine del vissuto e del pensiero di Marx fin ora consolidata.

Anzitutto biografia: Musto ci consegna l’immagine di Marx uomo negli ultimi tre anni della sua vita, alle prese con le sofferenze, i dolori e le (poche) gioie che quegli anni gli hanno concesso, ma che conserva la sua umanità nonostante il destino ostile, che lo perseguita financo con un’avversione climatica che fiacca il corpo malato. Marx affronta questo destino con lo spirito tenace di un combattente, che continua a tenere per le vicende più ampie della storia dell’umanità, nonostante viva, soggettivamente e non solo oggettivamente, una condizione di isolamento anche e specialmente nei confronti di quelli che dovrebbero essere i suoi più affini solidali, la frastagliata famiglia del movimento socialista nella penultima decade dell’Ottocento.

Resterebbe deluso chi cercasse in questo libro l’approfondimento teorico delle questioni irrisolte nell’ultima ricerca di Marx.

materialismostorico

Marx e la sua rilevanza post-marxista: una rassegna

Bernhard H. F. Taureck*

Pubblicato su "Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane”, E-ISSN 2531-9582, n° 1-2/2016, dal titolo "Questioni e metodo del Materialismo Storico" a cura di S.G. Azzarà, pp. 322-330. Link all'articolo: http://ojs.uniurb.it/index.php/materialismostorico/article/view/613

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001 ballerinaQuattro libri su argomenti diversi ma interconnessi. Sul TTIP [Transatlantic Trade and Investment Partnership]1 come dernier cri della globalizzazione2. Su Piketty come sostenitore di un capitalismo dinamico3. Su Polanyi e Nancy Fraser come analisti dell’emancipazione4. Sul capitalismo come concetto-base per la comprensione del nostro mondo politico5.

Una premessa. Ogni studio che si occupi anche per via indiretta di Marx deve rispondere in maniera criticamente differenziata a tre domande, che lo faccia o meno in maniera consapevole, programmatica o esplicita. La prima domanda è la seguente: che cosa accade nel modo in cui viene descritto [da Marx]? La seconda domanda suona: che cosa viene spiegato con ciò? La terza domanda è: che cosa viene previsto in maniera argomentata?

Alla prima domanda (che riguarda la descrizione) Marx ha già risposto a sua volta richiamando fenomeni come la dissoluzione della famiglia, delle piccole e medie imprese e dello Stato come risultato delle dinamiche di mercato. Ha risposto inoltre citando il fenomeno dell’alienazione dell’uomo da se stesso dal momento che è costretto a lavorare come mezzo per gli altri. A queste risposte di Marx viene oggi obiettato il fatto che le piccole e medie imprese continuano senz’altro a esistere nonostante l’accumulazione del capitale e la produzione di plusvalore assoluto.

gyorgylukacs

Note sul Marx di Lukács

di Carlo Formenti

Da C. Formenti, La variante populista. Lotta di classe nel neoliberismo, Derive Approdi 2016

georg lukacsta katharsis kavrami anlik bir uyanis 20160919113053Come il lettore ha avuto modo di constatare, questo libro è duramente critico nei confronti della visione postmodernista cui la maggior parte degli intellettuali della sinistra radicale ha aderito negli ultimi decenni. Mi riferisco, in particolare, agli effetti della «svolta linguistica» delle scienze sociali e all’influenza che cultural studies, gender studies, teorie del postcoloniale e la pletora dei post (post industriale, post materiale, ecc.) proliferati a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso hanno esercitato sulla cultura dei nuovi movimenti, attribuendo progressivamente al conflitto politico e sociale il carattere di una competizione fra «narrazioni» e fra «processi di soggettivazione». Questa psicologizzazione del conflitto ha rimpiazzato la lotta di classe con una sommatoria di richieste di riconoscimento identitario da parte di soggetti individuali e collettivi sostanzialmente privi di qualsiasi riferimento ai rapporti sociali di produzione, funzionando, di fatto, da involontario quanto potente alleato del progetto egemonico neoliberista.

È vero che in queste pagine ho preso anche le distanze da una serie di temi cruciali del marxismo: la tesi che presenta la contraddizione fra forze produttive e rapporti di produzione quale ineludibile presupposto della transizione dal capitalismo al socialismo; la convinzione che il progresso tecnologico e scientifico svolgano in ogni caso un ruolo progressivo e l’idea che la storia incorpori un principio evolutivo immanente. Cionondimeno resto convinto del fatto: 1) che la teoria marxista offra strumenti assai più potenti di quelli delle teorie postmoderniste per analizzare e comprendere la realtà economica, sociale e politica in cui viviamo; 2) che nella monumentale opera di Marx esistono spunti che consentono di superare i suoi stessi limiti.

sebastianoisaia

Sul potere sociale della scienza e della tecnologia (II)

di Sebastiano Isaia

Alcune riflessioni intorno alla natura storico-sociale della scienza e della tecnologia, sul concetto di uso capitalistico delle macchine, sul “neoluddismo” e sulla possibilità di una scienza e di una tecnica pienamente – o semplicemente – umane [Qui la prima parte]

c30bfcf102b3ec973f9c6f2ff67a51c5Prolungate, le linee conducono
all’intreccio sociale (T. W. Adorno).

1.

I nuovi sistemi digitali di controllo del lavoro, come quelli basati sulla tecnologia messa a punto dalla Motorola, permettono di calcolare in tempo reale, e con la precisione caratteristica delle nuove tecnologie “intelligenti”, la produttività oraria di ogni lavoratore. La singola ora di lavoro viene “virtualmente” dilatata attraverso un numero discreto di operazioni standardizzate e monitorate da un piccolo tablet che il lavoratore indossa come fosse un braccialetto elettronico. Secondo dopo secondo il lavoratore riceve ordini e informazioni dal tablet, e in ogni momento sa se sta rispettando – al secondo! – la tabella di marcia; egli soprattutto sa che in base ai risultati ottenuti gli verranno assegnati o tolti dei punti. Il cronometro di Frederick Taylor, al confronto, fa sorridere quanto a efficacia e a disumanità. Non mi sorprenderei se a fine giornata il lavoratore odiasse a morte la “macchina intelligente” che lo controlla e lo incalza secondo dopo secondo. «Concepito per un utilizzo continuativo, il tablet Wi-Fi ET1, è predisposto con un accesso protetto da password e può essere condiviso tra più lavoratori in modo immediato. Ogni lavoratore potrà accedere alle sole applicazioni abilitate, secondo il livello di responsabilità. Il manager potrà quindi controllare l’utilizzo e garantire che la produttività sul lavoro non sia compromessa.