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la citta futura

Il Venezuela fra fiction e realtà

di Ascanio Bernardeschi

Le radici dello scontro, non solo elettorale, fra il governo bolivariano di Maduro e le oligarchie locali sostenute dall’imperialismo americano. Di fronte a questo scontro dobbiamo stare dalla parte della rivoluzione

9492d34aeaff0c196b67b67d4c27f695 XLIl quadro Latinoamericano

Fin dalla scoperta del Nuovo Continente, l'America Latina è stata oggetto di predazione da parte delle maggiori potenze economiche. I nativi, in gran parte annientati, si videro prelevare decine di milioni di chilogrammi d'argento e centinaia di migliaia di chilogrammi d'oro nel secolo successivo alla scoperta. Ne seguì la colonizzazione da parte delle popolazioni europee, Spagna e Portogallo in particolare, con la collaborazione della Chiesa cattolica, intenzionata ad evangelizzare i popoli nativi. Le terre, che spesso erano in regime di proprietà comune, vennero recintate. Furono deportati schiavi dall’Africa.

Verso la fine del '700, grazie anche alla diffusione dell'illuminismo, iniziarono a formarsi movimenti antischiavistici e per l'indipendenza di tutta l'America del Sud. Agli inizi del secolo successivo, Simon Bolivar si pose l'obiettivo di riunificare e liberare tutta l'America Latina. La Grande Colombia, da lui fondata e successivamente disgregata, comprendeva anche l’attuale Venezuela. Successivamente alcune nazioni, a partire dal Brasile, ottennero l'indipendenza, senza però modificare il modello economico dei colonizzatori.

Intanto gli Stati Uniti cominciarono a proporsi di estendere la loro egemonia al Subcontinente e nel 1823 introdussero la “dottrina Monroe” - “l'America agli americani” - per sostituirsi alle potenze europee. ll caso più emblematico della trasformazione dell'America meridionale nel “cortile di casa” degli Usa fu, verso la fine dell’‘800, la loro ingerenza nella guerra di indipendenza di Cuba contro la Spagna che permise agli Stati Uniti di estendere il loro dominio economico, militare e politico.

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mondocane

Palestina: armi proibite, giri della morte (e cronache sportive)

di Fulvio Grimaldi

Gaza gas“il manifesto”: ma che belle cronache!

Qualcuno potrà dirmi che me la prendo sempre con il giornale che si sfregia del vezzeggiativo “quotidiano comunista”. Che tanto è inutile, che è come prendere a cannonate un cagnetto di compagnia (quello di Soros e Hillary), che comunque quei quattro lettori, sopravvissuti al disvelamento ormai scontatissimo della sua missione di megafono delle buone ragioni imperialiste, non li schiodi neanche se gli dimostri che Chiara Cruciati è sposata con un boss curdo di Kobane e passa le ferie tra l’Isis del Sinai, o che Norma Rangeri, Laura Boldrini, Asia Argento, Emma Bonino succhiano sangue di bambini maschi dopo mezzanotte.

Tutto vero, ma tant’è. La smetterò, ma non stavolta. Stavolta, intendo il numero del 5 maggio del “manifesto”, ne ha fatto una più raggelante del solito. Come del sistematico sostegno alle buone ragioni dell’occupazione Usa-Nato dell’Afghanistan, della trasformazione di un regime change amerikano in rivoluzione democratica (ultima quella in Armenia del mercenario Cia Pashinyan), della santificazione di curdi venduti a Usa, Israele e Sauditi, della balla Regeni, della bufala Russiagate, dello sfegatato sostegno alla killer Hillary come ai nani di giardino LeU, dell’avallo a ogni False Flag che passi per la mente a Mossad, Cia, MI6 e altre conventicole della buona morte di massa, della vilificazione in dittatori di chiunque vada col suo popolo in direzione ostinata e contraria all’Uccidente, dello scudo finto buonista e vero malista con cui copre i facilitatori Ong, in mare e in terra, della spoliazione del Sud del mondo…

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trad.marxiste

Le realtà imperialiste e i miti di David Harvey

di John Smith

3344555Quando David Harvey afferma “Lo storico drenaggio di ricchezza dall’oriente verso l’Occidente, protrattosi per oltre due secoli, ad esempio, è stato in larga parte invertito negli ultimi trent’anni”, i suoi lettori supporranno ragionevolmente che egli si riferisca ad un tratto caratteristico dell’imperialismo, vale a dire il saccheggio del lavoro vivo, nonché delle ricchezze naturali, nelle colonie e semicolonie da parte delle potenze capitaliste in ascesa in Nord America ed Europa. In effetti, egli non lascia dubbi in merito, dato che fa precedere a queste parole il riferimento alle “vecchie categorie dell’imperialismo”. Ma qui incontriamo il primo di tanti offuscamenti. Per oltre due secoli, l’Europa ed il Nord America imperialisti hanno drenato anche ricchezze dall’America Latina e dall’Africa, così come da tutte le parti dell’Asia… eccetto il Giappone, il quale a sua volta è emerso come potenza imperialista durante il XIX secolo. “Oriente-Occidente”, dunque, costituisce un sostituto imperfetto per “Nord-Sud”, ed è per questo che ho osato adeguare i punti della bussola di Harvey, attirandomi una risposta petulante.

Come David Harvey ben sa, tutte le parti coinvolte nel dibattito su imperialismo, modernizzazione e sviluppo capitalistico riconoscono una divisione primaria tra paesi definiti, variamente, come “sviluppati e in via di sviluppo”, “imperialisti e oppressi”, “del centro e della periferia”, ecc., persino laddove non vi è accordo su come tale divisione si stia evolvendo. Inoltre, i criteri per determinare l’appartenenza a questi gruppi di paesi possono validamente includere politica, economia, storia, cultura e molto altro, ma non la collocazione geografica – “Nord-Sud” non essendo altro che una scorciatoia descrittiva per altri criteri, come indicato dal fatto, generalmente riconosciuto, che il “Nord” comprende Australia e Nuova Zelanda.

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mondocane

Siria-Palestina: Curdi in soccorso a Jack lo Squartatore

di Fulvio Grimaldi

gas 2Sincronismi e sintonie

L’angolazione a cui dovrebbe interessare particolarmente guardare non è solo la natura delle azioni condotte dalle potenze uccidentali, dai loro protagonisti e dai gruppi di potere che li sostengono. Non è neanche in prima istanza il giudizio da dare sulla classe politica italiana, sulle forze economiche che ne determinano il comportamento e sui media che ne sostengono la linea. E’ la sostanziale omologazione che unisce e confonde tutti questi soggetti. Basta un minimo di maieutica per estrarre dal sincronismo con cui operano, da Renzi o Orlando a Di Maio attraverso Bersani, Fratoianni, sociali avvizziti in basso a sinistra, da Repubblica e l’Espresso a il manifesto o il Fatto Quotidiano, da Mattarella a Bergoglio, da Confindustria ai sindacati, la constatazione di una sintonia strategica. Quella della visione del mondo atlantico-israeliana: i buoni in questa metà dell’emisfero Nord, tutti i cattivi concentrati nell’altra metà e, disseminata in tutto l’emisfero Sud, una mescolanza di brutti, sporchi, cattivi da abbattere, e poveracci disperati da soccorrere a proprio merito e profitto.

Chi tra i nostri gazzettieri fa caso a quanti venerdì di morte all’orlo del Lager Gaza sono trascorsi dal primo, con i relativi eccidi di innocenti inermi, a dispetto delle cifre agghiaccianti (andiamo verso la cinquantina di morti e ai 5000 feriti? Vedi qui e qui).

 

Gaza o Homs come Derry? Altri tempi

Il 30 gennaio del 1972 ero a Derry e vidi 14 giovani e vecchi falciati dai parà della Regina senza che ci fosse stata, tra 20mila famiglie manifestanti per elementari diritti civili, sociali, nazionali, un’ombra delle provocazioni poi attribuite da Londra e media a fantasmatici “terroristi dell’IRA”.

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trad.marxiste

Come David Harvey nega l’imperialismo

di John Smith

In calce una replica di David Harvey

mrp5779 e1450731839974David Harvey, autore di La guerra perpetua: analisi del nuovo imperialismo e di altri acclamati volumi sul capitalismo e l’economia politica marxista, non solo crede che l’epoca dell’imperialismo sia conclusa, ma è anche convinto si sia ribaltata. Nel suo commento su A Theory of Imperialism di Prabhat e Utsa Patnaik, egli afferma:

Coloro fra di noi convinti che le vecchie categorie di imperialismo, al giorno d’oggi, non funzionino adeguatamente, non negano in alcun modo i complessi flussi di valore che espandono l’accumulazione di ricchezza e potere in una parte del mondo a scapito di un’altra. Semplicemente, riteniamo che tali flussi siano molto più complicati e cambino continuamente direzione. Lo storico drenaggio di ricchezza dall’Oriente verso l’Occidente, protrattosi per oltre due secoli, ad esempio, è stato in larga parte invertito negli ultimi trent’anni (enfasi mia, qui e nel prosieguo – JS, p. 169).

Invece di “dall’Oriente verso l’Occidente” si legga “dal Sud al Nord globali”, ovvero, paesi a basso salario e quelli che alcuni, incluso l’autore in questione, definiscono paesi imperialisti. Per riprendere la sorprendente affermazione di Harvey: durante l’epoca neoliberista, vale a dire, gli ultimi trent’anni, Nord America, Europa e Giappone non solo hanno cessato il loro secolare saccheggio di ricchezza da Africa , Asia e America Latina, ma il flusso è stato addirittura invertito: “i paesi in via di sviluppo” stanno ora drenando ricchezza dai centri imperialisti. Questa asserzione, fatta senza portare alcuna evidenza a suo sostegno o una qualsivoglia stima di grandezza, riprende affermazioni analoghe contenute nelle precedenti opere di Harvey. In Diciassette contraddizione e la fine del capitalismo, ad esempio, agli sostiene:

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vocidallestero

L’occidente e le guerre “umanitarie”

di Anthony Freda

Riprendiamo un attualissimo articolo pubblicato dal Washington Blog nel 2015, che si occupa delle “guerre umanitarie” intraprese dai governi occidentali. Ogni volta che gli USA vogliono cambiare gli equilibri geopolitici di una regione ne destabilizzano i governi, prendendo a pretesto presunte emergenze umanitarie (che poi si rivelano completamente false o enormemente ingigantite, ex-post) e intervengono militarmente, causando molte più vittime di quelle che a parole volevano evitare. Quindi lasciano le regioni dove intervengono tra le rovine e il caos. L’ennesimo esempio è l’attuale situazione in Siria. E per l’ennesima volta i media nostrani tentano di convincere l’opinione pubblica della “necessità” di un’altra “guerra umanitaria”

Guerre umanitarie 611x500La prima “guerra umanitaria” dell’era post-guerra fredda è avvenuta in Kosovo, Bosnia e Serbia, regioni della ex Jugoslavia (Croazia e Slovenia erano anch’esse regioni della ex Jugoslavia che hanno pure giocato un ruolo nella guerra).

Secondo Wikipedia:

I “bombardamenti umanitari” sono un’espressione che si riferisce al bombardamento della NATO sulla Repubblica Federale della Jugoslavia (24 marzo – 10 giugno 1999) durante la guerra del Kosovo… L’espressione strettamente connessa “guerra umanitaria” è apparsa contemporaneamente.

Infatti, la guerra in Jugoslavia è stato il modello per tutte le seguenti “guerre umanitarie”… in Libia, Siria, Nigeria (pensate a Boko Haram) e altrove.

Il leader attivista contro la guerra David Swanson l’ha descritta così:

Quello che il vostro governo vi ha raccontato riguardo il bombardamento del Kosovo è falso. Ed è una cosa importante.[…]

L’inizio della guerra di aggressione della NATO, la sua prima guerra post-Guerra Fredda per imporre il suo potere… ci fu presentata come un atto di filantropia .

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Siria. “A Douma non c’è stato attacco chimico”

di Robert Fisk

Robert FiskIl noto reporter di guerra britannico Robert Fisk, nel suo reportage da Douma, nei luoghi dove ci sarebbe stato l’attacco chimico, ha intervistato residenti e medici di Douma, ed emerge un quadro della situazione che smentisce tutta la narrativa menzognera del maistream e dei governi occidentali.

Dal reportage del celebre e storico reporter di guerra Rober Fisk si evince che a Douma non c’è stato nessuno attacco con armi chimiche. Potrebbe essere contestata la versione di Fisk. Vero, ma dal momento che i governi di USA, Francia e Gran Bretagna hanno attaccato la Siria in quanto hanno ricevuto informazioni dai social network dell’uso di gas da parte dell’esercito siriano, perché non si dovrebbe credere ad un reporter di fama internazionale che da più di 40 anni realizza reportage dai campi di battaglia? L’articolo di Fisk acquisisce un autorevolezza maggiore dal momento che non si può affatto definire un simpatizzante di Assad. Dall’articolo, qui in originale, emerge. Segue traduzione integrale pubblicata da Lantidiplomatico.it

* * * *

Questa è la storia di una città chiamata Douma, un luogo devastato e puzzolente di blocchi di appartamenti distrutti – e di una clinica sotterranea le cui immagini di sofferenza hanno permesso a tre delle nazioni più potenti del mondo occidentale di bombardare la Siria la scorsa settimana. C’è anche un dottore amichevole in un cappotto verde che, quando lo rintraccio nella stessa clinica, mi dice allegramente che la ripresa del “a gas” che ha fatto orrore al mondo – nonostante tutti i dubbiosi – è perfettamente genuina.

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la citta futura

USA: politica estera ad una svolta

di Zosimo

Il ritorno al bilateralismo come approccio diplomatico è fonte di gravi errori di prospettiva che potrebbero mettere in serio pericolo un equilibrio globale già abbastanza instabile

14897aded4cfe20b8f9e4560894accd6 XLLa politica estera americana è giunta ad una svolta? Sta per chiarirsi la direzione verso cui muove l’Amministrazione Trump dopo il suo primo anno di insediamento? Questi interrogativi tengono banco nel dibattito politico di questi giorni, e non soltanto negli USA.

Una serie di avvenimenti di particolare rilevanza si sono susseguiti ad un ritmo piuttosto intenso nelle ultime settimane ed hanno dato la sensazione di un’accelerazione degli eventi con segnali sempre più evidenti di una svolta impressa dall’attuale amministrazione, soprattutto nella strategia di politica estera, con intrecci e ripercussioni anche in questioni di politica interna.

Ripercorriamo quindi brevemente la successione dei più importanti recenti avvenimenti e proviamo poi ad individuare delle possibili chiavi di lettura.

In ordine cronologico, il primo di questa serie di eventi è stato l’annuncio, da parte del Presidente Trump, a fine febbraio scorso, tramite il suo strumento di comunicazione preferita, cioè il “cinguettio” mediatico di un tweet, di voler incontrare il leader Nordcoreano Kim Jong Un, per aprire un negoziato diretto, con l’obiettivo dichiarato di ridimensionare i programmi nucleari della Corea del Nord. Un’apertura avvenuta in coincidenza con le Olimpiadi invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, dove si è verificato un evento simbolico di portata storica: un team misto di atleti nord e sudcoreani ha gareggiato sotto un’unica bandiera simboleggiante l’unità del popolo coreano. Un evento da molti considerato un grande successo diplomatico dell’attuale presidente della Corea del Sud, Moon Jae In. [1]

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mondocane

Rettilario uccidentale, verminaio jihadista,
sciacalli della stampa: a tutto gas!

di Fulvio Grimaldi

missili balisticiQuel pazzo di Assad…

I siriani sono un popolo di inebetiti che si fanno governare da un mentecatto sadomasochista che utilizza un esercito di deficienti. Così, nella provincia di Ghouta, da cui terrroristi jihadisti al soldo di Usa, Israele, Turchia e Arabia Saudita facevano il tiro al piccione sui civili di Damasco, liberata al 90% a costo di interrabili sacrifici e costi, con decine di migliaia fuggiti dai jihadisti che rientravano alle loro case, cosa fanno Assad, esercito e siriani plaudenti? Cosa fanno dopo che Usa, UK e Francia, notoriamente in fregola di massacri, avevano promesso castighi spaventosi in caso di attacco chimico di Assad? Cosa fanno dopo che l’avevano sfangata nel 2013 dalla stessa identica accusa di aver ucciso qualche centinaio di bimbetti siriani con i gas nervini, sfangata grazie alla smentita dei satelliti russi, grazie alla scoperta di alcuni genitori che quei cadaverini appartenevano a loro figli rapiti da Al Nusra settimane prima nella zona di Latakia e grazie alla consegna e totale distruzione sotto controllo ONU (cioè Usa) dell’INTERO arsenale di armi chimiche siriano? Cosa fanno?

Manco fosse l’idra trumpiana composta da un Bolton (Sicurezza Nazionale Usa), o un Pompeo (Dipartimento di Stato), o una Gina Hagel (CIA), invasati di eccidi, guerre e torture, Assad ordina un’apocalisse chimica su donne e bambini a Douma, ultimo fortilizio in cui sono asserragliati i mercenari israelo-saudi-Nato che si fanno forti dello scudo umano imposto alla popolazione. Un esercito di fratelli, sorelle, padri e figli di quelle donne e di quei bambini, esegue con la coscienza umana e civile di un cyborg alimentato a bile nera di cobra. E il popolo? Plaude, in attesa che ad Assad gli giri di prendersela chimicamente con un altro dei loro quartieri o villaggi.

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gliocchidellaguerra

Attacco contro la Siria, sei cose da sapere

di Alberto Bellotto

GETTY 20180414151133 26175226Oltre un centinaio di missili è piovuto sulla Siria come risposta a quanto successo a Douma qualche settimana fa. Washington, Parigi e Londra, nella notte tra il 13 e 14 aprile, hanno condotto una serie di bombardamenti contro quelle che vengono ritenute strutture per la produzione e lo stoccaggio di armi chimiche. Sia Trump che Macron e May hanno messo l’accento sulla straordinarietà dell’attacco, evidenziando che si tratta di una risposta all’attacco chimico del regime del 7 aprile. Attacco che l’Occidente attribuisce ad Assad ma sul quale rimangono ancora molti interrogativi. Intanto però la rappresaglia è iniziata. Queste sono le cose che sappiamo sul raid.

 

1 – I tre Paesi coinvolti: l’offensiva di Usa, Francia e Regno Unito

Alle 21:00 del 13 aprile Donald Trump ha tenuto un discorso alla nazione in cui ha confermato l’intenzione di colpire la Siria. «Ho ordinato all’esercito degli Stati Uniti di lanciare attacchi di precisione contro obiettivi associati al potenziale di armi chimiche del dittatore siriano Bashar al Assad». Negli stessi attimi in cui parlava il presidente una pioggia di fuoco ha colpito la Siria. Gli attacchi, ha detto ancora il presidente, continueranno fino a quando il regime siriano non cesserà di utilizzare armi chimiche: «Siamo pronti a sostenere questa risposta fino a quando il regime siriano non cesserà l’uso di agenti chimici proibiti».

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Smart and nice: dopo l’attacco alla Siria nulla sarà come prima

di Augusto Illuminati

I missili vispi, nuovi e astuti di Trump sono partiti contro obbiettivi selezionati della Siria e per ora l’attacco sembra essere più intimidatorio e simbolico che devastante. E neppure tanto efficace, se un terzo degli ordigni è stato intercettato. Ma potrebbe essere solo l’inizio

5ad15a179d56b.image 1114x557Esultiamo, insieme a destra e sinistra sono pure sparite le aggressioni imperialistiche, sostituite da “avvertimenti” simbolici con generazioni di missili intelligenti (certo più di chi li ha armati e tuittati), sempre al nobile fine di salvare la pace e impedire l’orrido uso di armi chimiche. Sul fatto che ci fossero, le opinioni poi divergono: i pragmatici inglesi si limitano a ritenerlo “probabile”, sulla scia del precedente e non proprio trasparente caso Skripal, i cartesiani francesi affermano di averne prove certe, di carattere ontologico più che empirico, gli americani applicano su scala internazionale il metodo che usano con neri e ispanici: prima spari e poi accerti se era pericoloso. Il nostro governo prende per buone le prove dell’attacco chimico, ma si dissocia dalle risposte armate e cerca di sottrarre le basi italiane da ogni coinvolgimento attivo, limitandolo ai voli di ricognizione da Sigonella. Di Maio giura sul Trattato Atlantico, Salvini sulle dichiarazioni di Putin, gli aventiniani del fu Pd, complessivamente filo-atlantici, si dividono in varie posizioni studiando i contraccolpi che il bombardamento potrebbe avere sull’assemblea del 21 aprile. Ci lamentavamo dello scarso peso che la dimensione internazionale aveva avuto nella campagna elettorale e nelle vicende immediatamente successive, Ahinoi, quando se ne occupano i nostri partiti è ancora peggio.

Sul piano internazionale non ci sono più destra e sinistra, cioè rimane solo la destra, coloniale e bombardiera, bugiarda e razzista. Per uscire dai loro problemi interni alcuni leader occidentali, di cui almeno uno visibilmente alterato, in combutta con Turchia, Israele e sauditi, attaccano Russia, Cina e asse sciita (che NON sono la sinistra, ma seri concorrenti imperialistici regionali o globali degli Usa), per fortuna incontrando resistenze ben maggiori che nelle precedenti avventure irakena e libica.

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Guerra criminale

di Giorgio Cremaschi (Potere al Popolo)

30706712 1803861819923428 2785490869338243072 nL’orrore e l’angoscia che suscitano i missili e le bombe, il ribrezzo che sale quando quegli strumenti di morte vengono definiti intelligenti, non deve far passare in secondo piano l’aspetto più grave dei bombardamenti in Siria di Trump, May e Macron. Essi sono una sfacciata, totale e violenta rottura della legalità internazionale.

Naturalmente sono solo l’ultimo atto di una storia iniziata 27 anni fa con la prima guerra contro l’Iraq. Da allora un gruppo di paesi guidati dagli Stati Uniti e impegnati reciprocamente dai vincoli della NATO si sono autonominati polizia militare mondiale.

Con lo spirito dei giustizieri e dei linciaggi del Far West, hanno deciso di ignorare il principio guida della legalità internazionale: uno Stato non può fare guerra ad un altro Stato sovrano se non per difendersi da esso. Il principio sulla base del quale era stata fondata l’ONU dopo la sconfitta del nazifascismo.

Stati Uniti e compagnia hanno così scatenato una lunga trafila di guerre, rivendicate nel nome della democrazia e dei diritti umani, in Europa, Africa, Medio Oriente, Asia. Con queste guerre hanno aggredito e devastato Stati sovrani accusati di essere guidati da dittatori.

Guarda caso però tanti altri dittatori venivano nello stesso tempo sostenuti ed armati. Lo Stato in assoluto oggi più colpevole nella violazione del diritto dei popoli e e di quello internazionale, Israele, veniva protetto e fornito di una impunità assoluta per ogni suo crimine.

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linkiesta

Guerra in Siria, ecco perché l'Italia non deve cascarci di nuovo (almeno stavolta)

di Fulvio Scaglione

Il nuovo Governo nascerà, forse, a causa dell’urgenza bellica. Ma la nostra eventuale partecipazione alla guerra siriana è sintomo che non sappiamo stare nelle alleanze. Vedi i precedenti disastrosi di Iraq e Libia, e non solo 

3e2ca752 2d6e 4881 8440 def9326a0b5e largeAdesso forse sì che avremo un Governo, visto che ci dobbiamo attrezzare alla guerra di Usa-Francia-Regno Unito alla Russia per interposta Siria. Un Governo del Presidente, magari, con tutti dentro, perché l'ora è solenne, il Paese non può restare senza guida, il funzionamento delle Camere e bla bla bla. Il che, naturalmente, equivale ad ammettere che l'Italia la governano altri e che l'agenda di Washington ci mette in riga anche quando siamo divisi su tutto. Ma pazienza. Così va spesso il mondo... voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo, com'era scritto nelle pagine dei Promessi sposi che lo stesso Manzoni aveva definito “la notte degli imbrogli e dei sotterfugi”.

Una notte come questa, in cui quei tre grandi Paesi impugnano la bandiera della civiltà, ormai logora e sfrangiata, per insegnare a suon di missili la modestia al Cremlino, che a sua volta accarezza l'idea di accettare il confronto per mostrare al mondo che la Russia è tornata, c'è. Da noi, invece, l'imbroglio sta nel ragionamento che la derelitta sinistra moderata italiana, in fase reattiva contro Matteo Salvini, avanza in queste ore, desiderosa forse di chiuderla con l'agonia e compiere il harakiri finale. Il leader della Lega Nord aveva detto: «Chiedo al presidente Gentiloni una presa di posizione netta dell’Italia contro ogni ulteriore e disastroso intervento militare in Siria».

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piccolenote

Siria: bombe poco intelligenti

di Piccole Note

eeuu bombardea siriaIl raid in Siria è avvenuto prima che gli ispettori dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche iniziassero l’inchiesta su quanto accaduto a Douma. Il 12 aprile, infatti, un comunicato ufficiale dell’Agenzia dava la data di sabato 14 come inizio della missione .

 

Siria: il pretesto dei gas

Ciò a fronte del fatto che il ministro della Difesa americano James Mattis aveva dichiarato che gli Stati Uniti non avevano prove dell’uso del gas a Douma, motivo dei raid punitivi di Francia, Gran Bretagna e Usa contro Damasco.

Così la missione dell’Agenzia internazionale è stata la prima vittima delle bombe. E la tempistica del bombardamento fa nascere il legittimo sospetto che si sia voluto evitare l’accertamento dei fatti.

 

La caduta di Ghouta e la vittoria di Assad (e dell’Iran)

La possibile, più che probabile, smentita delle accuse contro Assad non sarebbe stata solo una debacle dei governi occidentali che hanno affermato di avere prove dell’accaduto.

Avrebbe vanificato tutta l’operazione politico-militare occidentale avviata dopo la riconquista di Ghouta da parte del governo siriano.

La riconquista del quartiere di Damasco, infatti, sancisce la vittoria di Assad nella guerra siriana, ma anche dell’Iran nella lunga guerra iniziata con l’intervento militare statunitense in Iraq.

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militant

Fake wars

di Militant

cq5dam.web.738.462Proprio stamane sul Corriere un “anonimo” ufficiale militare italiano smentiva definitivamente la fake news sulle armi chimiche: «Dire che siamo preoccupati non rende bene l’idea. In verità siamo sconcertati da quello che sta succedendo in Siria. […] Prima di proseguire vorrei sottolineare una cosa: l’attacco dovrebbe essere una rappresaglia per l’uso di armi chimiche da parte della Siria. Ma francamente non si sono mai viste armi chimiche che colpiscono solo donne e bambini e che poi vengono lavate via con l’acqua». Fatta questa premessa, sempre l’ufficiale ricorda la situazione paradossale che sta vivendo la Siria, paese “sovrano” – nel senso di formalmente indipendente da altri Stati – invaso da anni da un paese Nato: «Nel caos siriano la Turchia ci sguazza. Non vede l’ora che la tensione salga in modo che possa continuare a fare i suoi comodi senza che nessuno fiati. In pratica la Turchia è un paese invasore della Siria del nord e adesso anche del nord dell’Iraq, e nessuno dice nulla».

Di fronte all’invasione conclamata, si decide oggi di bombardare il paese invaso e non l’invasore. Questa la legalità internazionale che tutti i paesi europei stanno avallando, chi direttamente – come Francia e Gran Bretagna – chi indirettamente, come Germania e Italia. Che, ripetendo il consueto schema, evitano la diretta implicazione nei bombardamenti salvo poi presentarsi con lo stuolo di medici, intelligence e imprese petrolifere a raccogliere i frutti dell’ennesimo paese invaso. Grazie al cielo (per la Siria), c’è la Russia.

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