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sinistra

Robotizzazione e alienazione dall’essere collettivo

di Karlo Raveli 

storia robotica13 mAlcuni di noi si chiedono - e siamo ancora troppo pochi - se l’oggettività dell’attuale robotizzazione delle persone (a) non sia da annoverare tra i processi sociali più significanti, cumulativi (b) e logicamente negativi di questa ‘civiltà’ secolo XXI. Generata in modo sempre più intrinseco e profondo dallo sviluppo capitalistico (c) come un lineamento ben concreto e sostanziale (e forse conclusivo...) della crescente alienazione umana del Sistema.

Soprattutto per il fatto che incide in misura crescente e devastante sulla natura originariamente empatica ed essenzialmente collettiva (d) della nostra specie. Derivando pertanto in un individualismo (e) sempre meno invisibile e sostenibile. Cioè con apparenze, comportamenti e modi di vivere progressivamente condizionati e dissociati dall’intrinseca essenza ed esistenza comunitaria della persona (f). Quindi, tra l’altro, nell’inevitabile direzione di fenomeni via via più drammatici di solitudine, isolamento e abbandono in crescenti settori della società. Soprattutto metropolitana o cosiddetta “sviluppata”.

commonware

Lavoro, non lavoro, gratuità

Su precarietà e rifiuto del lavoro

di Anna Curcio

2e6d64149202e77c321cdaad69e74d24 XLPer affrontare il tema del rifiuto del lavoro e discutere la sua attualità vorrei innanzitutto provare a definire l’oggetto della riflessione, ovvero provare a rispondere alla domanda: di cosa parliamo quando diciamo rifiuto del lavoro? La domanda, tutt’altro che retorica, muove da due esigenze tra loro complementari: la prima, di carattere metodologico, ha a che fare con un’esigenza definitoria che accompagna o dovrebbe accompagnare ogni esercizio analitico; l’altra, su un piano evidentemente differente, risponde a una necessità di carattere politico che intende mettere a critica il vizio lavorista di questa società, compresa la (o meglio a partire dalla) sinistra. Nel senso che resta forte l’esigenza anche a sinistra, tanto che ci si trovi davanti a interlocutori informati tanto che si abbia a che fare con interlocutori non politicamente formati e informati, di sgomberare il campo da quell’idea che associa il rifiuto del lavoro alla pigrizia e a un atteggiamento parassitario sulla società.

In secondo luogo vorrei in queste brevi note provare a discutere di rifiuto del lavoro al tempo della precarietà e del lavoro gratuito, per provare a tratteggiare possibili piste di inchiesta all’altezza delle sfida che le trasformazioni produttive e del lavoro oggi ci pongono.

 

Lavoro e attività

«Credi davvero che il mondo possa funzionare se tutti rifiutassimo il lavoro?»

globalproject

L’alternanza scuola-lavoro e la lotta di classe rovesciata

di Danilo Del Bello

genova alternanzaLe ultime mobilitazioni studentesche contro l’alternanza scuola-lavoro hanno avuto una grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale, al di là dei numeri di studenti effettivamente mobilitati.

Per quale motivo?

È evidente che in questo caso entra in gioco la centralità della contraddizione tra formazione, lavoro e capitale, la sua qualità strategica per i movimenti, da una parte, per il dominio di classe ordo-liberista dall’altra. Un campo di battaglia fondamentale, su cui è necessario e possibile, ancora una volta, sviluppare autonomia, rapporti di forza, percorsi di liberazione sociale. La posta in gioco è altissima e bene lo hanno compreso i governi liberisti, i media, le nuove forme di comando e sfruttamento del capitale post-fordista, con tutti i suoi apparati egemonici.

In realtà, proprio su questo nodo, la formazione della soggettività funzionale ed addomesticata ai nuovi meccanismi di accumulazione ed estrazione di plusvalore si rivela fino in fondo l’essenza della Buona Scuola.

quadernidaltritempi

La fabbrica viva e disseminata

di Daniele Gambetta

Le relazioni uomo-macchina e capitale-lavoro, dalle anticipazioni di Antonio Caronia a oggi

m67 03 avvistamenti 01Nel cercare di comprendere l’attuale fase (e crisi) economica e produttiva, emergono sempre più frequentemente temi all’apparenza sconnessi, o perlomeno appartenenti a differenti livelli di discorso, ma che si trovano a convergere in determinate circostanze. La digitalizzazione e quindi la robotizzazione dei processi, insieme alla datificazione delle vite, determinano spostamenti di capitali enormi, riportando al centro la questione della precarizzazione del lavoro culturale e cognitivo. Il dibattito sulle trasformazioni del lavoro ha incluso fin dagli anni Novanta il rapporto tra mente e macchina, rapporto che recentemente si è fatto sempre più simbiotico. Non sarà un caso se uno degli uomini più ricchi e influenti del pianeta abbia guadagnato la sua posizione grazie a una piattaforma che come prima cosa alla mattina ti chiede “a cosa stai pensando?”

Se la macchina è estensione del corpo, nei media proiettiamo la sfera intima ed emotiva, quindi la messa in rete dei dispositivi diventa terreno di riproduzione e modellizzazione delle reti sociali, delle relazioni. La data e sentiment analysis, la profilazione di utenti e l’interesse per il monitoraggio delle amicizie ci ricordano che l’estrazione che oggi avviene, e che determina i flussi, è un’estrazione di un lavoro diffuso nei tempi di vita, un plusvalore prodotto non solo dalla creazione immateriale individuale, ma dal valore aggiunto che è quello di corpi e menti messe in relazione, un plusvalore di rete.

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Lavoro autonomo e capitalismo delle piattaforme

di Sergio Bologna

Introduzione al convegno tenutosi il 26-27 maggio all’Università Ca’ Foscari, Venezia

reti seminario 990x640L’occasione che ha ispirato questo convegno è il ventesimo anniversario della pubblicazione del libro “ll lavoro autonomo di seconda generazione. Scenari del postfordismo in Italia.” Era un volume collettaneo curato da Andrea Fumagalli e da me, pubblicato da Feltrinelli nel 1997.

Non fu un successo editoriale – non ho mai saputo a dire il vero quante copie furono vendute – ma ebbe il merito quel libro di aprire un dibattito pubblico, per la prima volta in Italia, sulla figura del lavoratore indipendente (self employed) ed in particolare sui professionisti non regolamentati, cioè non appartenenti agli Ordini tradizionali come i medici, gli avvocati, gli architetti, gli ingegneri, ecc.. Le tesi di fondo di quel libro erano quattro:

1 l’universo del lavoro indipendente sta subendo in Italia una profonda trasformazione con il declino delle figure tradizionali del coltivatore diretto e del commerciante e l’ascesa dei cosiddetti “lavoratori della conoscenza” delle nuove professioni o dei servizi creati dai nuovi stili di vita.

2 il lavoratore autonomo non è un’impresa, è una persona che si guadagna da vivere con un’attività per la quale ci vuole spirito imprenditoriale, ma l’impresa, concettualmente, è un’altra cosa, è una forma di organizzazione con diversi ruoli al suo interno, assolti da diverse persone, è una forma di cooperazione sociale.

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Intelligenza artificiale: distopia del lavoro

di Giovanna Cracco

pag.uno"Negli Stati Uniti, la percentuale di occupazioni che può essere completamente automatizzata è molto piccola, meno del 5%, ma l'automazione influenzerà quasi tutte le occupazioni, non solo i lavoratori e gli impiegati di fabbrica ma anche giardinieri paesaggistici e tecnici dentistici, stilisti, venditori di assicurazioni e amministratori delegati, in misura maggiore o minore. Il potenziale di automazione di queste professioni dipende dalla tipologia di attività lavorativa che comportano, ma come regola di base circa il 60% di tutte le occupazioni hanno almeno il 30% delle attività che sono tecnicamente automatizzabili. Negli Stati Uniti, Paese per cui disponiamo dei dati più completi, il 46% del tempo trascorso in attività lavorativa in tutte le professioni e le industrie è tecnicamente au-tomatizzabile con le tecnologie attualmente esistenti. Su scala globale, l'automazione potrebbe interessare il 49% delle ore lavorative, che equivalgono a 1,1 miliardi di lavoratori e 15,8 trilioni di dollari in salari. Tra i diversi Paesi, il potenziale varia tra il 40 e il 55%, con appena quattro, Cina, India, Giappone e Stati Uniti, che rappresentano poco più della metà dei salari e dei lavoratori totali. Il potenziale potrebbe essere importante anche in Europa: secondo la nostra analisi, l'equivalente di 54 milioni di lavoratori a tempo pieno e più di 1,9 trilioni di dollari in salari nelle cinque grandi economie del continente: Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Questo allo stato attuale, ma poiché la tecnologia diventa sempre più avanzata, il potenziale crescerà"

la citta futura

Sciopero SDA e ruolo strategico della logistica

di Carmine Tomeo

Le lotte della logistica stanno scoprendo la zona franca che il padronato sta costruendo. Occorre un nuovo approccio strategico di lotta a partire dalla logistica 

c5cf324911483ffb68f0668461e12a5f XLZitto e lavora!”

Mandateli a casa sti asini!”, “Io giuro che vi darei tante di quelle legnate”; “se per caso per colpa degli scioperi l'appalto in sda và a puttane e mi ritrovo per strada io tiro fuori il 357magnum dalla cassaforte e vi vengo a prendere a uno a uno”. Sono alcuni commenti che si possono leggere sui social nei post che raccontano la vertenza in corso alla SDA di Carpiano, in provincia di Milano. Una avversione alimentata anche dai giornali nazionali e dalle posizioni politiche che nascondendosi dietro un finto buon senso, manifestano ostilità nei confronti dello sciopero del sindacato di base.

Il quotidiano Libero, lo scorso 24 settembre titolava “Oddio, adesso scioperano anche gli immigrati”. Con quel titolo, Libero, sintesi della peggiore destra liberista e della peggiore destra reazionaria, si scagliava contro lo sciopero dei lavoratori SDA che non accettano l'imposizione di cambi d'appalto utilizzati per azzerare i diritti dei lavoratori e fare maggiori profitti sul peggioramento delle condizioni di lavoro.

carmilla

Addio al lavoro?

di Alessandro Mantovani

Ricardo Antunes, Addio al lavoro? Le trasformazioni e la centralità del lavoro nella globalizzazione, Venezia, Edizioni Cá Foscari, 2015

fiom operai“Un cataclisma, e il suo lucido narratore” si intitola la bella introduzione di Pietro Basso alla nuova edizione del volume del brasiliano Ricardo Antunes. La prima uscì nel 1992 per le edizioni BFS (Biblioteca Franco Serantini) di Pisa. Rispetto a quella, la recente edizione è notevolmente arricchita e gode di una traduzione completamente rivista, e di una nuova, densa Prefazione dell’autore. Ordinario di Sociologia presso l’Università di Campinas, non molto conosciuto e tradotto in Italia, Antunes è ben noto, a livello internazionale, a quanti abbiano seguito il dibattito, ormai pluridecennale, intorno al lavoro e alla marxiana legge del valore nel contesto della globalizzazione.

Il cataclisma in questione è, appunto, quello che – con l’affermarsi del “neoliberismo” o del “post-fordismo” che dir si voglia – ha violentemente investito la condizione dei proletari; d’un lato mutandone radicalmente lo “statuto” nei paesi fino al secolo scorso patria quasi esclusiva del capitalismo, dall’altro estendendone e allargandone la presenza a livello internazionale, nell’area asiatica soprattutto.

I due sviluppi, nel libro di Antunes, già tradotto in molte lingue, sono posti sotto il comune orizzonte teorico della globalizzazione, giacché, giustamente, essi sono complementari e si spiegano e sostengono a vicenda.

sbilanciamoci

Le (false) promesse di Industria 4.0

Birgit Mahnkopf

Ci sono buone ragioni per prevedere che l’irregolarità, la flessibilità, l’incertezza e l’imprevedibilità saranno la nuova ‘condizione normale’ del mondo del lavoro nell’era imminente del capitalismo digitale globale

fabbrica intelligenteSiamo circondati da entusiasti che pubblicizzano un meraviglioso nuovo mondo di “fabbriche intelligenti”. Tra questi vi sono rappresentanti dei governi come i ministri dell’industria del G7, le associazioni di imprenditori e datori di lavoro e gli amministratori delegati di grandi aziende, ma anche molte personalità del mondo accademico e addirittura sindacalisti. Cercano di convincerci che in un prossimo futuro una digitalizzazione del settore manifatturiero e persino dell’economia in generale accresceranno, in primo luogo, l’efficienza e la flessibilità di tutto il processo produttivo; in secondo luogo, cambieranno la catena del valore nella misura in cui le specifiche richieste del cliente potranno essere incorporate in tutte le fasi del processo di produzione unitamente ai relativi servizi. In terzo luogo, la digitalizzazione dell’industria dovrebbe offrire metodi di produzione supplementari alle piccole e medie imprese e, in quarto luogo, creare nuove opportunità di lavoro qualificato. Alla fine, tutti questi sviluppi contribuiranno a stimolare una nuova ondata di consumo di massa che porterà crescita economica ma anche uno sviluppo sostenibile.

In Germania sia le agenzie governative che le organizzazioni imprenditoriali sono molto favorevoli a ciò che chiamano “Industria 4.0”, ma anche i sindacati concordano con questa visione.

vocidallestero

L’Inferno del miracolo tedesco

di Olivier Cyran

Su Le Monde Diplomatique, una analisi approfondita del modello sociale tedesco fondato sulle riforme Hartz, che hanno segnato il passaggio dal sistema di sicurezza sociale a tutela dei lavoratori a un modello di “inclusione” dove i disoccupati sono trasformati in una grande sacca di lavoratori poveri sottoposti a un regime di controlli rigidamente coercitivo, fondato sulla stigmatizzazione di chi si trova in difficoltà.  Questo è il modello che ispira la riforma del mercato del lavoro che il governo Macron  va ad imporre per decreto anche in Francia

9898bcd4 336a 4484 9200 85f47e69c178 largeIl modello a cui si ispira Emmanuel Macron

Ore otto del mattino: il Jobcenter di Pankow, quartiere di Berlino, è appena aperto e già 15 persone attendono davanti allo sportello d’accoglienza, ciascuna chiusa in un silenzio ansioso. “Perché sono qui? Perché se non rispondi alle loro convocazioni, si riprendono ciò che hanno ti hanno dato” borbotta un signore sulla cinquantina a voce bassa. “Del resto, non hanno nulla da proporre. A parte forse un impiego da venditore di mutande, chissà.” L’allusione gli strappa un magro sorriso. Da un mese, una donna di 36 anni, madre sola, educatrice e disoccupata, ha ricevuto per posta un invito del Jobcenter di Pankow a fare domanda per una posizione da agente commerciale per un sexy-shop. Pena per la mancata domanda: un’ammenda. “Ne ho viste di tutti i colori con questo Job centre, ma questo è troppo”, reagisce l’interessata su Internet, prima di annunciare la propria intenzione di sporgere denuncia per abuso di potere.

Nel parcheggio delle case popolari, “la cellula di sostegno mobile” del centro dei disoccupati di Berlino è già all’opera. Su una tavola pieghevole, disposta davanti al furgone del gruppo, la signora Nora Freitag, 30 anni, dispone una pila di brochures intitolate “come difendere i miei diritti di fronte al Jobcenter.

contropiano2

L’alternanza scuola lavoro: un’analisi critica

a cura dell'USB P.I. Scuola

Pubblichiamo di seguito un documento di analisi e prospettive sull’Alternanza Scuola Lavoro

Collage alternanza img usbIl documento, frutto del lavoro collettivo svolto nel corso dell’ultimo anno scolastico, inquadra l’Alternanza Scuola Lavoro all’interno del più generale processo di asservimento della scuola alla logica di mercato, così come si sta realizzando in tutti i Paesi europei e prova a ipotizzare delle strategie di resistenza e risposta a questo nuovo dispositivo obbligatorio, che riteniamo estremamente pericoloso.

L’ASL infatti, oltre a creare manodopera gratuita minorenne, punta a modificare il modo stesso di pensare e pensarsi degli studenti e del corpo docente, con l’evidente scopo di formare manodopera più meno specializzata che sposi una idea di mobilità professionale e geografica estrema e che si abitui fin da subito alla logica della precarietà e della mancanza di diritti.

Siamo convinti che la ASL non sia riformabile, ma che debba essere combattuta nelle scuole e nei luoghi di lavoro, dove ha la potenzialità di trasformarsi in una sottrazione di posti di lavoro per il personale retribuito e che debba essere rigettata dagli studenti stessi, oggi costretti a svolgerla perché inserita in modo obbligatorio nell’Esame di Stato.

senso comune

Servitù e padronato

Contratto sociale e repressione salariale in Italia

Domenico Cortese

salary 1140x700Qualche giorno fa è stato reso pubblico uno di quei dati che per chi è nato negli anni ’80 o ’90 è tutto fuorché sorprendente: secondo l’Istat, a Giugno

i dipendenti a termine (leggi precari) hanno toccato quota 2,69 milioni, il valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche. Ma la vera impresa è viverci, con quel lavoro. Perché i figli dei baby boomer guadagnano, in media, il 36% in meno dei padri.[1]

Nell’epoca della massima libertà data alla circolazione delle merci, dei capitali e delle persone (per il volgo, “globalizzazione”), in cui il potere di negoziazione di chi può delocalizzare e assumere un impiegato sottopagato del Sud-Est Asiatico è ai massimi storici, questi dati non sono in effetti sorprendenti. Ciò che è sorprendente, piuttosto, è che nell’epoca della rivoluzione digitale e dello sviluppo esponenziale delle tecnologie ciò che stiamo vivendo è soprattutto un crollo della qualità dei lavori disponibili. Le indagini Ocse attraverso «l’analisi dei dati sull’inchiesta internazionale delle competenze della forza lavoro adulta (PIAAC) ci confermano come lo “skill premium” ovvero la remunerazione delle competenze, è molto basso in Italia».[2]

ilpungolorosso

Chantiers de l’Atlantique/Fincantieri …

di Redazione di “il cuneo rosso”

Fincantieri: arruolati nella guerra alla Francia, o uniti nella lotta internazionalista ai padroni e ai governi di Roma e Parigi? Due note sulla vicenda Fincantieri/Chantiers de l’Atlantique, a partire dai fatti

macron fincantieriI fatti sono noti. Macron ha deciso di nazionalizzare “a tempo” i Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire: non vuole che Fincantieri, che li ha appena comprati, abbia il controllo su di essi. Pretende che il controllo sia a metà: 50-50, invece che 67-33 a favore des italiens. Altrimenti, minaccia, non se ne fa nulla.

Immediata la reazione del boss di Fincantieri, Bono: “Siamo italiani ed europei, ma non possiamo accettare di essere trattati da meno dei coreani” (stava dicendo: da meno dei musi gialli, ma si è trattenuto per via dei grossissimi affari in ballo con la Cina). Altrettanto secco il ministro Calenda: “Non accettiamo di ridiscutere sulla base del 50-50”. Intorno, il coro della ‘libera stampa’ a suonare la stessa canzone, stesse note, stesse parole, ritornelli, etc., e gonfiare le vene del nazionalismo italiano, dell’orgoglio nazionale italiano contro lo sciovinismo francese e Macron, fino a ieri il bel salvatore dell’Europa, divenuto ora un secondo orrido Marine Le Pen…

Fin qui, niente di particolare, salvo una rettifica di una certa importanza da fare. Certo: è scontro tra stato-capitale francese/stato-capitale italiano, con la posta primaria delle grandi navi di lusso e, soprattutto, delle maxi-commesse belliche – lo chiarisce bene Bono: “I principali programmi militari sono quelli navali.

nuvole

Gig-economy: se il codice è legge

di Gianluca De Angelis

Questo contributo è tratto da un intervento proposto in occasione della conferenza internazionale Logistics: Labour, Infrastructures, Territories, tenutasi il 3 e il 4 Aprile 2017 e organizzata dal Dipartimento di Filosofia, Sociologia e Psicologia Applicata dell’Università di Padova[1]

gig economyCi siamo trovate a maturare la nostra coscienza
civica, il nostro impegno sociale all’interno di u
contesto dominato da un linguaggio che non siamo
noi a parlare. È il linguaggio che parla noi, perché è
un linguaggio costruito e manipolato retoricamente
per definire i confini in quel mondo: i diritti che hai,
quanto li puoi esercitare, le relazioni che costruisci e
il modo di gestirle. Se tu contravvieni ai codici ne
vieni espulsa perché quel mondo è costruito come
narrazione per essere il mondo. E quando sei fuori
da quell’universo ti viene anche strappata la lingua
per dire quello che ti è successo e ti viene rovesciata
addosso la responsabilità. La frusta dell’oltre, appunto.

da Il bene, il male e i loro campioni;
Luca Rastello

conness precarie

Contro il regime del salario

Sul dominio del tempo tra fabbrica e metropoli

di Eleonora Cappuccilli

metro51 608x400Un nuovo regime di produzione che mette a valore l’autonomia e l’autoimprenditorialità; una nuova società dell’io; una nuova economia che si poggia sul lavoro gratuito: questa è l’immagine superficiale dell’economia politica ai tempi del neoliberalismo. Poi c’è il dominio violento che fa leva sul potere pastorale; la rete come modello dello sfruttamento; il lavoro salariato malpagato e ricattato: questa è la faccia nascosta del regime del salario attuale, quel puzzle di condizioni di vita e lavoro dentro e contro cui siamo costretti a muoverci. Guardando da entrambe le prospettive il neoliberalismo appare come un enigma irrisolto, eppure proprio la convivenza di due modelli inconciliabili sembrerebbe costituire la ricetta del suo successo senza storia e senza fine. Lungi dall’essere un insieme monolitico e onnicomprensivo, il neoliberalismo si dà sotto vesti differenti, in luoghi sconnessi. Di volta in volta, mostra un lato diverso per ingannare gli astanti, convincendoli di poter trovare la soluzione allo sfruttamento, anzi, meglio, la chiave per innescare la rivolta, se solo si posizionassero correttamente. In questa rincorsa al nuovo paradigma, si rischia di perdere la bussola per strada.