Fai una donazione
Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________
- Details
- Hits: 2530

Addio bandiera rossa, addio
Paolo Graziano, Ignazio Riccio
Ritratti di famiglia: quelli che la sinistra non riesce più a rappresentare
1. Breve apologo
Qualche tempo fa, di domenica mattina, alla stazione centrale di Napoli si poteva incontrare un noto ex deputato meridionale della sinistra radicale in procinto di prendere il treno con quattro o cinque amici. È uno dei reduci del disastro della lista Arcobaleno, qui lo conoscono in molti: in Parlamento non è stato rieletto - come tutti i suoi sodali, d’altronde - così combatte la nostalgia e l’horror vacui con qualche gitarella fuori porta nei giorni festivi. Prende il treno di buon mattino, in poco più di un’ora scende a Roma Termini (c’è l’Alta Velocità oramai), ferma un taxi e si fa accompagnare a Montecitorio per una colazione con i compagni di viaggio alla buvette della Camera. Poi, se c’è tempo, si fa dare anche una ripassatina dal barbiere. Il tutto a prezzi - quelli riservati a deputati ed ex deputati - che potremmo definire “popolari”, se non fossero riservati invece alla più arrogante delle élite. Ma ciò che appare davvero poco “popolare” è che a gozzovigliare tra i privilegi siano i rappresentanti di quella che una volta si chiamava la Classe, quelli che Pasolini definiva «un Paese pulito in un Paese sporco»(1); probabilmente reduci anche loro della lunga disillusione della sinistra italiana, essi si sono ridotti a non rappresentare altro che i propri interessi.
- Details
- Hits: 2109

La roulette dei fondi pensione
di Beppe Scienza*
La verità dà fastidio a chi prospera sull’inganno. Non stupiscono quindi le reazioni a un recente servizio sulla previdenza integrativa, realizzato in maniera magistrale da Piero Riccardi e trasmesso da RaiTre nella puntata di “Report” del 15 novembre 2009. Venivano fuori infatti le perdite anche per soluzioni gabellate per sicure, la generale assenza di trasparenza e gli endemici conflitti d’interessi, tipici del settore. Non avendo però elementi per confutare pubblicamente quasi nessuna delle affermazioni dell’autore o degli intervistati (fra cui il sottoscritto), molti fondi pensione tentano di smontarle con volantini, circolari ed e-mail inviate ai loro aderenti e ai lavoratori. In loro aiuto sono poi accorsi quei sindacati, quasi tutti, che traggono vantaggi dalla previdenza complementare. Non sarà quindi inutile smontare le principali falsità che diffondono. Sono soprattutto due i tasti su cui costoro battono: i vantaggi fiscali e il contributo del datore di lavoro. È ciò che fa per esempio un volantino del sindacato dei metalmeccanici Fim-Cisl. Peccato che siano due tasti stonati, perché i conteggi che diffondono sono fuorvianti quando non taroccati di sana pianta.
- Details
- Hits: 1903

La società attiva nel consumare la vita
di Nicola Casale e Raffaele Sciortino
Il Libro Bianco di Sacconi "La vita buona nella società attiva" non è l'ennesima picconata al traballante edificio del welfare state, ma vuole essere l'ultima vangata che ne spazzi via i residui. Il leit-motif non a caso non è più la compatibilità di bilancio, ma "l'autosufficienza di ciascuna persona", la sua "centralità, in sé e nelle proiezioni relazionali", con "comportamenti e stili di vita responsabili, utili a sé e agli altri".
L'obiettivo è eliminare l'egoismo corporativo che spinge i lavoratori a stare sul mercato come soggetto collettivo anziché da individui. Il momento è propizio: due sindacati hanno dimesso ogni "collettivismo". Il terzo si macera nel dilemma tra resistenza e accodamento, verso cui spinge anche l'ex-referente politico (Pci-Pds-Ds)-Pd. Il quarto (extra-confederali) fatica a diventare un soggetto di peso.
- Details
- Hits: 3037

La vera dimensione della crisi occupazionale
Francesco Pirone*
L’impatto della recessione economica internazionale sul mercato del lavoro italiano è sempre più evidente com’è dimostrato dall’emergere di sempre nuove e più gravi crisi aziendali e occupazionali, dall’inasprirsi del conflitto sindacale – che rispetto ai mesi passati sta trovando un po’ più di spazio in quotidiani e telegiornali – e dal diffondersi di condizioni, spesso drammatiche, di disagio sociale. La situazione non migliorerà nei prossimi mesi, anzi le proiezioni economiche diffuse dall’OECD nelle scorse settimane segnalano che nel prossimo anno la disoccupazione per l’Italia continuerà ad aumentare, pur in un contesto di lieve ripresa economica[1].
Le statistiche sul tasso di disoccupazione, però, non colgono che una parte dell’attuale crisi occupazionale, sia per distorsioni tecniche nella misurazione della disoccupazione, come si avrà modo di chiarire, sia perché il disagio materiale dei lavoratori è anche legato alla precarizzazione dell’occupazione che s’intreccia all’assenza di lavoro.
- Details
- Hits: 2396

Troppa flessibilità fa male ai muscoli
Carlo Clericetti
Di che cosa si parla quando si discute di posto fisso? I discorsi degli imprenditori e di molti economisti sottintendono una realtà inesistente, ossia che l'impresa non abbia possibilità di dosare il fattore lavoro secondo le esigenze produttive. Sarebbe invece più utile, guardando alla storia del XX secolo e degli ultimi 30 anni in particolare, chiedersi se la flessibilità non sia nociva per l'economia in generale e anche per il funzionamento delle imprese
Il dibattito sul “posto fisso” innescato dalla recente dichiarazione di Giulio Tremonti assume certamente, come è stato sottolineato da alcuni esponenti del centrosinistra, aspetti piuttosto paradossali in un periodo di forte crescita della disoccupazione, che peraltro cancella prima di tutto tutta la gamma dei posti a vario titolo “flessibili”. Eppure sarebbe un errore concentrarsi su quest’ultimo aspetto ed evitare quindi una discussione nel merito. Perché è proprio questo tipo di discussione che stanno invece portando avanti tutti i sostenitori della flessibilità, per riaffermare concetti che negli ultimi due decenni hanno contribuito a quel corpo di teorie diventato tanto dominante da meritare di essere chiamato “pensiero unico”.
- Details
- Hits: 2307

Le illusioni della Flexsecurity
Guglielmo Forges Davanzati
L’Italia è, al tempo stesso, il Paese che – in Europa - ha dato maggiore impulso alle politiche di precarizzazione del lavoro e minore sicurezza a chi perde lavoro. Sul piano normativo, è opportuno ricordare che il nostro ordinamento prevede, in caso di licenziamento, il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni ordinaria o strutturale (a seconda che si tratti di difficoltà aziendali di natura congiunturale o strutturale) e il ricorso alla mobilità nei casi di difficoltà aziendali irreversibili. L’ammontare del sussidio è stabilito in fase di programmazione economica ed è quantificato nella Legge Finanziaria. Vi è poi la possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti per i lavoratori in stato di disoccupazione involontaria, con almeno due anni di assicurazione, che abbiano prestato almeno 78 giornate di lavoro con regolare contribuzione. Nel suo ultimo rapporto, l’OCSE, prevedendo il rischio di una disoccupazione a due cifre in Italia nel 2010, certifica che, al momento, i lavoratori più colpiti dalla crisi sono i giovani e i precari: in un anno l’Italia ha perso 261.000 posti di lavoro temporanei o con contratti atipici (inclusi i collaboratori coordinati e continuativi e occasionali).
- Details
- Hits: 2104

Metalmeccanici: un decennio di contratti separati
Cristina Tajani*
Dal punto di vista delle relazioni industriali, gli anni 2000 si sono aperti e sono destinati a concludersi all’insegna della rottura dell’unità sindacale. Il protocollo di riforma del modello contrattuale[1], firmato a gennaio scorso da Cisl-Uil, Confindustria e altre associazioni datoriali (Abi, Ania, Confapi), può forse essere considerato la conclusione di un processo che ha preso avvio all’inizio del decennio quando le confederazioni sindacali si divisero sul giudizio riservato al cosiddetto “Libro Bianco sul Lavoro” presentato dall’allora Ministro Maroni. In quella circostanza la divisione sindacale si concretizzò nel rifiuto della Cgil di sottoscrivere, nel 2002, il “Patto per l’Italia”, protocollo tripartito i cui esiti sono stati – ex-post - giudicati insoddisfacenti dalle stesse confederazioni sindacali firmatarie.
Allora come oggi una divisione di ordine strategico, formalizzata in un accordo interconfederale separato, ha poi prodotto conseguenze sui diversi livelli contrattuali, a cominciare da quello nazionale di categoria. La divisione sindacale del 2001-2002 ebbe come esito più eclatante il rinnovo separato del biennio economico dei metalmeccanici nel 2001, cui seguì - nel 2003 - l’accordo separato anche sulla parte normativa del contratto.
- Details
- Hits: 1985

La CGIL che vogliamo.
Allo stato attuale di elaborazione, il documento della commissione politica non corrisponde al congresso di svolta che le firmatarie e i firmatari di questo testo ritengono necessario. Con esso si intende contribuire al lavoro della commissione politica, al fine di verificare convergenze e divergenze. (...)
La CGIL che vogliamo rinnova ogni giorno il suo impegno per la difesa e l’estensione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, degli e delle aspiranti ad un lavoro, dei pensionati e delle pensionate.
La CGIL che vogliamo si batte per la democrazia e per la pace, nel pieno rispetto dell’art. 11 della Costituzione.
E’ così che la storia, il presente, la realtà economica, sociale e produttiva non impone le sue regole ma viene attraversata dalle nostre priorità, viene letta dalla nostra ottica, viene conosciuta e modificata dalle nostre battaglie.
- Details
- Hits: 2522

Salari e produttività, il legame funesto
Alfredo Recanatesi
L'idea che si va diffondendo di collegare questi due fattori non è solo ingiusta, ma soprattutto è dannosa per l'economia: premia le imprese inefficienti permettendo loro di sopravvivere, riducendo la competitività del sistema nel suo insieme
Una idiozia: il termine può sembrare un po’ pesante, ma è il più appropriato per definire l’orientamento che si va diffondendo di legare in qualche modo la dinamica salariale a quella della produttività. Si potrebbe tagliar corto banalizzando la questione chiedendoci perché mai un camionista che deve perdere una intera mattinata per percorrere la statale della Val Seriana, e dunque è poco produttivo, deve essere retribuito meno di un suo collega che, viaggiando su strade più adeguate alla mole di traffico, è assai più produttivo potendo compiere nella stessa mattinata il doppio o il triplo del chilometraggio. Ma il tema è assai serio e non si esaurisce nella pur pertinente obiezione che sarebbe insensato collegare la retribuzione ad un parametro sul quale i lavoratori hanno scarsa o nulla possibilità di intervenire.
La stagnazione, o addirittura la regressione, della produttività nel sistema economico italiano è la causa per la quale il prodotto lordo non cresce da circa quindici anni. La produttività è la “resa” dei fattori della produzione in termini di valore aggiunto, sicché la sua stagnazione determina quella della ricchezza del paese e, dunque, il suo declino nei confronti dei paesi nei quali la produttività, al contrario, cresce. È facile comprendere, del resto, che se una ora di lavoro rende poco, poco potrà essere remunerato chi ha prestato quell’ora di lavoro. Il futuro del rango dell’economia italiana nel mondo e, conseguentemente, del livello di benessere nostro e dei nostri figli è quindi legato alla evoluzione della produttività. Da ciò dovrebbe discendere che obiettivo primario della politica economica dovrebbe essere un aumento della produttività di tutti i fattori della produzione a cominciare dal lavoro.
- Details
- Hits: 1936

Salari meridionali in gabbia
Rosario Patalano e Riccardo Realfonzo
La politica per il Mezzogiorno del governo Berlusconi cade in una evidente contraddizione logica. Il progetto di una nuova politica nazionale d’intervento per rilanciare lo sviluppo del Sud è infatti del tutto in contrasto con l’intento ventilato, continuamente annunciato e ritirato, di reintrodurre con legge un meccanismo di retribuzione salariale ancorato al costo della vita, che tenga conto della circostanza che nelle regioni meridionali il livello dei prezzi risulta inferiore al Centro-Nord (del 17% secondo Banca d’Italia).
Se, infatti, il progetto di reintrodurre una agenzia nazionale per il Sud sul modello della Tennessee Valley Authority (come un inedito roosveltiano Berlusconi si è spinto a dichiarare) sembrerebbe strizzare l’occhio ad uno schema di intervento keynesiano, fondato su un programma di lavori pubblici a sostegno della domanda, l’idea di adeguare i salari monetari dei lavoratori meridionali al minor costo della vita agirebbe in senso opposto: contenere i redditi nel Mezzogiorno non può che comprimere la domanda di beni di consumo, aggravando ulteriormente il dato dell’economia locale. Naturalmente, una logica di fondo c’è, non ha nulla a che fare con gli interessi del Mezzogiorno ed è piuttosto legata agli equilibri tra i blocchi di interesse che sostengono il governo.
- Details
- Hits: 2172

Il welfare diviso nove
Valerio Selan
Il disegno di un sistema di protezione sociale efficiente deve tener conto delle esigenze e degli atti di nove gruppi o soggetti, i cui bisogni possono a volte confliggere. Proprio per questo è poco utile concentrarsi su aspetti parziali: per un riforma è necessario un approccio globale
In attesa di una ripresa della produzione e di una probabilmente più lenta ripresa dell'occupazione, riecheggiano le vecchie note della riforma del welfare. L'acuta recensione di Carlo Clericetti all'ottimo libro di Laura Pennacchi sui due opposti modelli di welfare (di destra e di sinistra, per intenderci), riaccende i fari su un fondamentale elemento di sviluppo e di equilibrio di uno Stato moderno, nonché su uno dei crinali sui quali si divaricano le politiche economiche dei neo-liberisti e dei neo-socialisti. E' opportuno far chiarezza su alcuni aspetti oggettivi del problema e sulle posizioni dei vari protagonisti di una complessa rappresentazione.
Purtroppo nella realtà dei dibattiti e delle scelte - almeno sinora, nel nostro paese - le dramatis personae si sono affacciate alla ribalta solo singolarmente o al più in coppia, impedendo così di cogliere l'intera complessità del fenomeno, le interdipendenze ed anche le eventuali sinergie.
I protagonisti sono almeno una decina. Ognuno di loro ha legittime rivendicazioni e aspettative, unite a corrispondenti responsabilità. Queste aspettative possono essere conflittuali con quelle di altri protagonisti o addirittura tra loro, in base al motto "botte piena e moglie ubriaca".
L'antinomia si risolve nell'equilibrio matematico di massimi reciprocamente vincolati o, per stare al proverbio, con una botte non proprio piena ed una moglie solo un po' brilla.
- Details
- Hits: 2096

L’ideologia del Libro bianco e il futuro del lavoro
Angelo Salento*
Che cosa sarà del lavoro, in Italia, oltre la crisi? A giudicare dalle promesse del Libro Bianco su “La vita buona nella società attiva”[1], pubblicato all’inizio di maggio dal ministro Sacconi, nulla di luminoso. Non c’è nessun elemento che possa indicare una “via alta” per superare la crisi, nel Libro bianco. Si ha l’impressione, piuttosto, che il Governo in carica non si stia lasciando sfuggire l’occasione che gli si presenta allorché le funzioni di indirizzo politico in materia di lavoro, sanità e inclusione sociale sono attribuite ad un unico Ministero, e gli equilibri parlamentari consentono una pressoché immediata traduzione degli intenti di governo in atti di legge: l’occasione, cioè, per portare a compimento la destrutturazione delle regole emerse dal compromesso fordista. Le statistiche del lavoro – insieme a innumerevoli ricerche – mostrano come la destrutturazione del mercato del lavoro abbia reso strutturale l’instabilità lavorativa e abbia prodotto una tendenza alla contrazione della popolazione attiva (soprattutto fra le donne e nel Mezzogiorno)[2], contribuendo anche alla deresponsabilizzazione dei ceti imprenditoriali e al decadimento del tessuto industriale del Paese[3]. Quanto alla crisi in corso, poi, già il rapporto Istat 2008 ne prefigura l’impatto disastroso sul mondo del lavoro: cresce la disoccupazione (anche a fronte di un aumento degli attivi, sollecitato proprio dall’emergenza), cresce il ricorso alla cassa integrazione; e la perdita del lavoro riguarda soprattutto i tradizionali breadwinners dell’economia italiana.
- Details
- Hits: 1941

Aggressione a Rinaldini: i giornali di sinistra condividono le logiche comunicative del potere
di Pietro Ancona
Ieri i telegiornali hanno martellato duramente tutto il giorno e fino a notte tardissima la notizia della "aggressione" subita da Rinaldini ad opera di un gruppo di facinorosi appartenente ai Cobas. Naturalmente tutte le forze politiche ed i grandi capi delle Confederazioni hanno espresso solidarietà a Rinaldini e stigmatizzato duramente il comportamento "teppistico" dei Cobas. La dichiarazione più dura è stata del Ministro Sacconi che si è riferito all'azione di "soliti noti" mentre la Marcegaglia non ha fatto mancare la solidarietà sua e degli industriali italiani al Segretario della Fiom.
Il martellamento massmediatico continuerà anche oggi e durerà dal momento che viene utilizzato da una sapiente regia per criminalizzare le "reali" resistenze alla manovra padronale, nel caso della Fiat, per la realizzazione di accordi che ridurrebbero considerevolmente i dipendenti di Pomigliano d'Arco o di Termine Imerese. Il martellamento serve ad isolare e ridurre alla stregua di teppisti quanti lotteranno per salvare il pane delle loro famiglie. Molti di loro, da un anno vivono con 650 euro al mese, che è l'equivalente della somma che la signora Marcegaglia spende in una notte di albergo.
Stupiscono in questo contesto due cose: il fatto che Rinaldini non abbia smentito l'episodio ma anzi definisce teppisti i presunti aggressori quando sembra che il tafferuglio sia nato da persone del palco che volevano impedire al rappresentante dei Cobas di prendere la parola; stupisce la durissima condanna pronunziata dal "Manifesto" con un corsivo durissimo. "Da oggi, o di qua o di la". E' stata inferta una dolorosa ferita che fa da spartiacque".
- Details
- Hits: 1916

Contenuti e rischi dell’accordo sulla riforma della contrattazione
Antonella Stirati
Il 15 aprile Uil e Cisl, ma non la Cgil, hanno sottoscritto un accordo per l’attuazione delle linee di riforma della contrattazione già da tempo in discussione e indicate in un documento sottoscritto nel gennaio scorso. Vediamo gli elementi di novità di questo accordo rispetto a quello del 1993, che ha finora regolato la contrattazione tra le parti, per poi riflettere su alcuni dei suoi possibili effetti sul salario reale e produttività.
I principali contenuti dell’accordo
Quadro generale
Come già nell’accordo del 1993, si prevedono due livelli di contrattazione, uno nazionale ed uno aziendale oppure territoriale, ma viene ora stabilito che non si possa contrattare sulla stessa materia in entrambi i livelli.
La durata di validità dei contratti viene portata da due a tre anni per entrambi i livelli di contrattazione. Durante il periodo di discussione sul rinnovo, per una durata di sette mesi, è prevista una “tregua” sindacale e non dovranno essere indetti scioperi. La stessa norma si applica, per un periodo di tre mesi, nella fase di rinnovo dei contratti aziendali.
E’ prevista la derogabilità da quanto stabilito nel contratto nazionale in aree territoriali interessate da crisi aziendali o per finalità di sviluppo economico delle aree stesse.
- Details
- Hits: 2031

L'insicurezza per legge
di Marco Revelli
La notizia, se confermata, è di quelle che fanno arrossire di vergogna. Dopo aver attaccato il diritto di sciopero e intaccato lo strumento contrattuale in materia di lavoro (cioè fondamentali diritti e strumenti collettivi), il governo si preparerebbe a dirigere la propria azione restauratrice sul terreno stesso della tutela di quel bene essenziale che è la vita - la sicurezza, la salute, l'integrità fisica - dei lavoratori. Le anticipazioni sul progetto di «riscrittura» del Testo unico in materia di sicurezza e salute sul lavoro in discussione nel prossimo consiglio dei ministri sono molto inquietanti. Dimezzate le sanzioni pecuniarie nei confronti dei datori di lavoro colpevoli di gravi inadempienze nelle misure di sicurezza (ridotte dagli originari 5-15.000 euro a 2.500/6.500). Abolito l'obbligo di arresto anche nei casi più gravi e per quanto riguarda aziende ad alto rischio industriale, e sua possibile sostituzione con una multa. Cancellato il riferimento alla «reiterazione». Attenuato il controllo pubblico sul rispetto delle norme a favore di «enti bilaterali» (organi concordati tra le parti sociali, consulenti del lavoro, università...).
C'è da augurarsi, con tutto il cuore, che le anticipazioni vengano smentite dai fatti (il ministero continua a ripetere che «un testo definitivo non c'è»).
Perché se, invece, fossero confermate, si tratterebbe di un fatto gravissimo.
Page 33 of 34







































