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Il cigno nero

di Redazione

cigno nero 200pixel«Mi dicono tu vuoi uscire dall'euro? Badate che potremmo trovarci in situazioni in cui sono altri a decidere. La mia posizione è di essere pronti a ogni evenienza. (...) Una delle mie case, Banca d’Italia mi ha insegnato a essere pronti non ad affrontare la normalità ma il cigno nero, lo choc straordinario».

Queste parole di buon senso pronunciate ieri da Paolo Savona alle Commissioni riunite di Camera e Senato, hanno scatenato un putiferio. Un coro salmodiante di economisti e politici strillano e seminano il panico. Il colmo è stato raggiunto questa mattina dal deputato piddino Gianfraco Librandi, che sta «valutando l’ipotesi di depositare alla Procura della Repubblica un esposto per verificare se le allusive affermazioni del ministro Paolo Savona costituiscano procurato allarme ai sensi dell’art. 658 del codice penale». Il segno che l'élite eurista, previa campagna di allarmismo e satanizzazione del governo, è pronta a "scatenenare l'inferno".

Sorvoliamo (ci torneremo) sulle specifiche proposte di Savona per far fronte "ad ogni evenienza" — in particolare se la Bce possa davvero "svolgere le funzioni di lender of last resort" (come ogni vera Banca centrale fungere da prestatore di ultima istanza) nel caso di un shock finanziario che farebbe esplodere una crisi di debito.

Il putiferio contro Savona riconferma tre cose in un colpo solo. Primo: mentre all'estero, soprattutto i Germania, si discute senza tabù del "Piano B", in Italia non possiamo farlo, segno evidente che non siamo un Paese sovrano. Secondo: che l'élite nostrana si faccia garante di questo stato di sudditanza mostra fino a che punto è asservita a poteri oligarchici esterni e sia opposta all'interesse nazionale. Terzo: poteri eurocratici ed élite nostrana, saldi nella loro alleanza, si preparano a scatenare l'inferno contro il governo giallo-verde.

Qui sotto l'intervento di Savona, pubblicato in anteprima ieri da SCENARI ECONOMICI.

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I buoni e i cattivi (e i migranti nel mezzo)

di Norberto Fragiacomo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa interessante riflessione di Norberto Fragiacomo, di Risorgimento Socialista, pur non condividendo alcuni passaggi

berardiIl manicheismo dell’entertainment sistemico contemporaneo (informazione+politica irreggimentata) taglia con l’accetta, fra le altre, la delicata questione dei migranti: da una parte i «cattivi» che, animati da pessime intenzioni, vorrebbero chiudere ogni pertugio, dall’altra i «buoni» e accoglienti, che propugnano il c.d. diritto di migrare; sullo sfondo masse di diseredati africani ed asiatici che, oppressi da indigenza e privazioni (e sollecitati dalle paterne esortazioni di presunti filantropi, ma questo appartiene al non detto), si spostano verso il continente «bianco» a rischio della propria vita.

E’ una storia veridica quella che ci raccontano? Prima di stabilirlo tocca esaminare la situazione.

Ispezioniamo anzitutto il campo dei cattivi, ove han piantato le tende i caporioni della destra «razzista, sovranista, populista e xenofoba», che vanno da Orban a un ministro bavarese accostabile addirittura all’AfD, passando per l’eterna perdente Marine Le Pen. In Italia il loro campione è Matteo Salvini, un razzista impenitente che, essendo il vero dominus del Governo Conte – così ci ripetono quotidianamente – trascina con sé pure i 5Stelle (incasellati nell’estrema destra anche se le loro prime proposte di governo profumano di diritti sociali, dopo 30 anni di restaurazione liberista: vabbé, è un dettaglio, al pari delle accuse di «comunismo» seguite al varo del Decreto Dignità).

Cos’ha promesso lo stregone leghista al suo elettorato (in costante crescita, malgrado Repubblica)? Che gli immigrati irregolari verranno espulsi e che non ne verranno accolti di nuovi; che prima di pensare agli ultimi arrivati l’esecutivo si occuperà dei tanti italiani in difficoltà.

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rivoluzione

La prova del budino

Il governo giallo-verde e la classe lavoratrice

di Claudio Bellotti

yellow green line backgroundUn vecchio e noto proverbio inglese dice che la prova del budino è mangiarlo. Calza perfettamente anche per l’esperienza che milioni di persone si apprestano a fare del governo giallo-verde.

Per capirne le prospettive non possiamo accontentarci di giudicare gli avvenimenti a partire dalle parole che rivestono i fatti e le azioni dei diversi partiti. Chi, come gran parte dell’intellettualità progressista di area Pd, pensa di poter “smascherare” o addirittura mettere in crisi questo governo denunciando le incoerenze verbali di Salvini o Di Maio perde il suo tempo.

 

Il voto del 4 marzo

È necessario innanzitutto ribadire che il voto del 4 marzo è stato un voto segnato profondamente dalla condizione sociale. In un certo senso è stato un voto di classe, espresso però in modo passivo, ossia scegliendo (passivamente, appunto) tra gli “strumenti”, i partiti presenti sulla scheda, quelli che meglio si prestavano allo scopo.

Milioni di lavoratori, giovani, precari, poveri, disoccupati hanno detto in modo chiaro e inequivocabile che i partiti che avevano governato fino ad allora non hanno più il diritto di comandare e devono sparire. Pd, Forza Italia e rispettivi alleati sono stati frantumati dal voto quasi unanime di coloro che hanno pagato più pesantemente gli effetti della crisi economica.

È stata la condizione sociale a generare questo risultato: chi ha votato M5S e, in parte, persino la Lega, ha espresso un segnale chiaro: meno precarietà, salari e pensioni decenti, meno diseguaglianze sociali, sostegno a chi non ha lavoro. È stata una protesta rabbiosa e sacrosanta contro le politiche condotte per decenni. Tuttavia questo contenuto sociale del voto si è potuto esprimere solo in una forma politicamente e ideologicamente confusa, mescolando aspetti progressisti con altri pesantemente reazionari. E come poteva essere altrimenti?

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senso comune

Le paure della buona coscienza

di Rolando Vitali

clessidra 850x567«ll modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.» K. Marx. Per la critica dell’economia politica

Sta accadendo, ancora una volta: stiamo attivamente costruendo la base di consenso della reazione e nemmeno ce ne accorgiamo. Stiamo già scivolando nella contrapposizione tra civiltà e barbarie, tra diritti umani e nazismo ecc. che vede la repubblica dei buoni e dei giusti da una parte, e l’abiezione dei disumani dall’altra. Ma come facciamo a non renderci conto che facendo nostra questa divisione non solo contribuiamo al consolidamento dell’egemonia salviniana, ma soprattutto contribuiamo anche ad impedire che una reale alternativa politica progressista possa costruirsi?

Ormai è sempre più chiaro come, ancora una volta, la maggior parte delle forze progressiste italiane si trovi del tutto disarmata nell’interpretare la fase attuale senza cadere in forme di subalternità esiziali per ogni capacità di costruire un’alternativa autonoma. Ancora una volta assistiamo alla totale incapacità di esprimere una posizione politica non subalterna. Ancora una volta siamo schiacciati tra due forme di reazione diverse: liberismo liberale da una parte e liberismo autoritario dall’altra. E stiamo più o meno tutti contribuendo gioiosamente a consolidare questa contrapposizione, ancora una volta…

Da una parte, coloro che scivolano progressivamente nella galassia reazionaria, attratti dalla forza gravitazionale della sua indubitabile effettualità: questi ultimi guardano tutto sommato con soddisfazione al cosiddetto “cambio di rotta” impresso da Salvini e dall’attuale governo, identificandosi supinamente non solo alla narrazione dell’avversario che vuole i migranti prima causa della contrazione dei salari, ma soprattutto alla dicotomia tra universalismo astratto e particolarismo reazionario.

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coniarerivolta

Il rosso e il nero

di coniarerivolta

Pubblichiamo un intervento sul complesso intreccio tra immigrazione e lotta di classe. Molti, troppi, propongono una stretta sui flussi migratori invocando Marx: Marx si maneggia con cura, e quindi proviamo a fare un po’ di chiarezza

28a8ecc9bbda787c9fbf05067a16ff2bL’arrivo di Matteo Salvini al Viminale ha portato, in maniera non sorprendente, a un imbarbarimento del dibattito riguardo agli sbarchi di immigrati. Ci sono pochi dubbi sul fatto che i propositi e gli atti bellicosi del Ministro dell’Interno siano soprattutto un modo per nascondere l’inconsistenza del governo gialloverde riguardo all’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Unione Europea: appena si è trattato di scegliere se prendersela con le istituzioni che in questi anni ci hanno condannato a recessione, disoccupazione e bassi salari, o con gli immigrati, la Lega non ha avuto dubbi. Per condurli a miti consigli, è bastato poco.

Ciò che è più sorprendente è che molti, a sinistra, sembrano essere d’accordo con le dichiarazioni e le scelte del ministro leghista, in maniera più o meno esplicita. La ragione per questa innaturale convergenza tra persone sedicenti di sinistra e un ministro notoriamente razzista e di destra va ritrovata nel fatto che, secondo gli esponenti di questa strana corrente di pensiero gli immigrati contribuirebbero automaticamente alla riduzione dei salari dei lavoratori autoctoni. Per giustificare questa conclusione, essi ricorrono addirittura a Marx e al suo concetto di “esercito industriale di riserva”. Gli immigrati contribuirebbero ad alimentare tale “esercito”, offrendosi di lavorare per un salario sensibilmente inferiore rispetto a quello dei lavoratori italiani, e finirebbero per far ridurre i salari di tutti i lavoratori.

Chiaramente, non si può negare che il fenomeno migratorio ponga oggettivamente grandi difficoltà quando si ragiona in termini di lotta di classe. Non ci si può nascondere il fatto che un grande afflusso di immigrati possa essere sfruttato in modo tale da favorire il capitale a scapito dei lavoratori (immigrati e non). Vedremo, però, che molti dei ragionamenti utilizzati per adottare una posizione di irrigidimento e regolamento dei flussi migratori poggiano su basi incerte, se non palesemente sbagliate.

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“Flat tax”, “reddito di cittadinanza”, immigrazione e austerity

Chiarimenti sui temi caldi del momento

di Nicoletta Forcheri

horatier davidUna campagna denigratoria basata sulle solite fake news è stata scatenata da una opposizione fittizia che non fa onore alla democrazia e che, arrampicandosi sugli specchi, ha passato al setaccio l’intervento di insediamento alle camere di Conte, pur di trovare appiglio, non su quanto è stato detto, ma addirittura sulle parole non pronunciate (“mancava Nazione o Patria, mancava Scuola, mancava Pace, mancava Banca”!), per scagliarsi in un processo alle intenzioni tanto più veemente quanto più periclitante laddove il concetto era stato comunque compiutamente espresso, anche in assenza della parola.

Sulle espressioni presenti, però, ce ne sono 2 che richiedono chiarimenti: flat tax e reddito di cittadinanza. Queste espressioni sono ingannevoli, e per onor del vero, questa volta non sono i giornalisti che le hanno stravolte, sono gli uffici stessi dei partiti, rispettivamente Lega e M5S ad averle ideate e propagandate! Come dire, un modo per prestare il fianco alle facili accuse di “populismo”, parola per la verità completamente sdoganata dal Premier Conte. Chapeau!

Ma sono espressioni improprie in quanto “il reddito di cittadinanza” dei pentastellati è un semplice sostegno al reddito dei lavoratori disoccupati e suboccupati, conformemente a quanto avviene in tutti i paesi europei tranne in Grecia, sarebbe quindi meglio chiamarlo “assegno di disoccupazione” e assegno di “integrazione al reddito dei suboccupati”, del resto sancito dalla Costituzione.

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Il discorso del re

di Tomaso Montanari

re vittorio emanuele ii 3 La nascita del governo Conte non deve distogliere da ciò che il suo travagliato avvento ha rivelato. In particolare, non deve distogliere da una seria analisi del discorso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto, in diretta televisiva, la sera di domenica 27 maggio 2018: un discorso che sarà ricordato molto a lungo. Sicuramente come uno svelamento drammatico dei reali rapporti di forza che governano la post-democrazia italiana. E, probabilmente, anche come un punto di non ritorno.

Non ci sono veri precedenti per la vicenda culminata in quel discorso: non ce ne sono per la decisione del presidente di assumersi la responsabilità di non nominare un ministro, e dunque di far saltare un governo che poteva contare su una maggioranza assoluta, sia parlamentare che elettorale (due cose stavolta miracolosamente coincidenti). In tutti i casi passati in cui cronache più o meno sicure (comunque basate su fonti orali o su diari privati) attestano un attivismo del presidente della Repubblica nella scelta dei ministri, esso si era sempre manifestato attraverso una persuasione che aveva indotto il presidente del Consiglio incaricato a proporre formalmente ciò che il capo dello Stato gradiva.

E dunque in tutti quei casi la lettera e la sostanza dell’articolo 92 erano salvi: «il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri». (Vale la pena di notare, per inciso, che se la nomina è affidata al capo dello Stato non è infatti per invitare a un “concerto” tra i due presidenti, di cui non c’è traccia, ma perché il presidente del Consiglio e i suoi ministri, essendo nominati dalla stessa autorità, siano sullo stesso piano, parti di un organo collegiale presieduto da un primo tra pari che non ha potere di revoca.) Ebbene, non era invece mai successo che un presidente della Repubblica non riuscisse a convincere l’incaricato a formulare una proposta “gradita”.

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acacciadiguai

“Aiutiamoci a casa nostra”

Migranti, ipocrisie e contraddizioni

di Giovanni Dall'Orto

aquariusvalenciaDubito fortemente che le Potenze del Mondo chiederanno mai a me il parere sul problema migratorio, tuttavia se sei di sinistra ed hai amici di sinistra e pubblichi, come ho fatto io, un post Facebook sul tema, rischi di trovarti poi senza amici se appena appena sgarri dalla narrazione comune dei “poveri profughi politici che annegano per l’egoismo degli italiani che non li vogliono salvare“.

Allora, alcune note per chiarire.

Salvini, a differenza dei suoi partner dei Cinque Stelle, è un politico esperto, e sta muovendosi con notevole abilità. E come al solito, il diavolo sta nei dettagli. Ai più è infatti sfuggito il senso di permettere l’attracco a una nave militare italiana con un numero di profughi ben superiore a quello dell’Aquarius nel momento stesso in cui veniva negato l’attracco a questa nave.

Tale “dettaglio” mostra che Salvini è stato ben consigliato, perché la Lex maritima prevede che mentre una nave militare sia territorio italiano anche in acque internazionali e nelle acque territoriali di un altro Stato, una nave civile (peschereccio, yacht, nave mercantile…) costituisce territorio dello Stato di cui batte bandiera nelle acque internazionali, laddove entrando nelle acque territoriali di uno Stato, cessa di essere un “pezzo navigante” di un altro Stato, e sottostà alla legislazione di quello Stato.

Ciò comporta che se Salvini avesse respinto i naufraghi sulla nave militare, li avrebbe respinti dal territorio italiano, violando non solo gli accordi internazionali da noi sottoscritti per il pattugliamento, ma anche il diritto alla richiesta di asilo politico ad eventuali profughi.

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La fatwa di Giorgio Cremaschi

di Moreno Pasquinelli

Giorgio Cremaschi fatwaIl 12 giugno scorso Contropiano ha pubblicato un pastrocchio di Giorgio Cremaschi dal violento titolo: Adesso basta con i cialtroni che usano Marx per benedire Salvini!

Il pastrocchio si conclude con una scomposta FATWA di vago sapore islamo-stalinista:

«Non è davvero più tempo di buonismo, davvero non si può più essere tolleranti con chi si dichiara comunista e poi lecca i piedi a Salvini. Giù le mani da Marx e andate all’inferno, finti compagni. Lì troverete Bombacci».

Chi sarebbero quelli che bolla come "cialtroni" e poi come "mascalzoni"? Nomi il Cremaschi non ne fa ma denuncia il peccato. Sentiamo:

«Mentre c’è chi aiuta i poveri non nel nome dell’accoglienza, ma della fraternità sociale che è necessaria a tutti. Mentre c’è chi lotta contro la schiavitù stando con gli schiavi, ci sono cialtroni che usano Marx per giustificare il loro e l’altrui razzismo. Usano qualche riga di qualche lettera astratta dal contesto, e spiegano che essere marxisti significherebbe combattere le migrazioni, perché offrono lavoro a basso costo che distrugge diritti e salari. Essi sono ignoranti e in malafede, Marx li avrebbe massacrati come reazionari, come chi sosteneva la “legge bronzea dei salari” o come chi difendeva gli stati confederati del sud, perché la liberazione degli schiavi avrebbe portato forza lavoro a basso costo nel Nord America.. Marx era per il rovesciamento del capitalismo, ma non certo per tornare al Medio Evo e in tutta la sua vita ha sempre combattuto le vandee, comunque esse si presentassero.

Ma la questione non è neanche l’uso sfacciato che questi fanno di Marx; il fatto che le loro fesserie siano riprese e sostenute da leghisti e fascisti che considerano il comunismo come il demonio, li squalifica a sufficienza».

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Focus. Caso Aquarius: che fare ora?

aquarius valencia thegem blog defaultCi sono momenti in cui è giusto prendersi del tempo perché non ci sono risposte semplici e l'impulsività rischia solo di incendiare e imbarbarire il dibattito. Per non finire come Repubblica e Salvini in queste ore, come AntiDiplomatico abbiamo deciso di prenderci del tempo sul caso ormai molto noto della nave Acquarius - l'imbarcazione della ONG SOS Mediterranée partita dalla Libia con oltre 600 migranti e che si è trovata al centro di una querelle che ancora non trova soluzione questo martedì con le resistenze della Ong di accettare la decisione del governo spagnolo di aprire il porto di Valencia. Al momento sembrerebbe che 500 dei 625 migranti arriveranno a Valencia nei prossimi giorni all'interno di imbarcazioni militari italiane. I restanti 125 arriveranno a bordo della stessa nave Acquarius.

E' giusto prendersi del tempo di fronte al proliferare del razzismo incentivato da un ministro degli interni che preferisce giocare sulla vita di disperati invece di alzare la voce con i veri carnefici (Nato, Usa e colonialismo occidentale in primis); è giusto prendersi del tempo di fronte al fallimento fallimentare di chi utilizza l'Europa (dei muri totali, dell'ipocrisia e dell'arroganza dei miliardi di euro alla Turchia e delle sanzioni alla Siria stuprata) come modello di valori e arriva oggi ad osannare la Spagna che dal 2011 (governo Zapatero) ha chiuso tutti i porti e costruito dei muri a Melilla e Ceuta.

E' giusto prendersi del tempo perché risposte semplici non ci sono. La complessità della questione richiede un approccio diverso. Le migrazioni di massa sono un tema di una complessità tale che richiede del tempo.

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Immigrazione: percezione, contraddizione reale, depistaggio

di Fabrizio Marchi

ambulanti abusivi spiaggia 1862473Il fatto che la domanda di contenimento dell’immigrazione se non (in parte) un’aperta ostilità nei confronti degli immigrati provenga dalla “pancia” dei ceti popolari, non significa affatto che questo “sentimento” di ostilità sia giusto e politicamente ben riposto per il solo fatto che provenga da quegli stessi ceti.

La differenza tra la destra populista da una parte e i comunisti e i socialisti dall’altra, è che la prima, a differenza dei secondi, sposa tutto ciò che arriva da quella “pancia”, tutte le contraddizioni e tutte le spinte e le controspinte di vario genere, siano esse “progressiste” o reazionarie, e le alimenta indipendentemente dalla loro natura, gettando benzina sul fuoco – perché il suo unico obiettivo è conquistare consensi purchessia – e mescolare queste spinte con quelle che provengono dai ceti medio e medio alto borghesi di cui sostanzialmente difende gli interessi.

Il populismo di destra (perché ne esiste anche uno di Sinistra, pensiamo a quello latinoamericano, ad esempio, che invece ha svolto e svolge un ruolo positivo perché non è affatto interclassista e rappresenta gli interessi delle classi proletarie e popolari e non a caso è combattuto sia dal grande capitale internazionale che dalle borghesie locali e nazionali alleate con quello), che in Italia è fondamentalmente rappresentato dalla Lega, rappresenta in ultima analisi gli interessi di quella parte di borghesia nazionale che non è riuscita (perché non ne aveva la forza e la “potenza di fuoco” economica) ad entrare a far parte del gotha del grande capitalismo transnazionale e allora si è “rifugiata” in una sorta di difesa del fortilizio, del proprio giardino di casa.

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Sinistra: estinzione o rinascita?

di Riccardo Achilli

cub mirafioriLa sinistra, nel nostro Paese, rischia l’estinzione politica finale. Ancora negli anni Novanta, le forze politiche che potevano a giusto titolo richiamarsi ad una tradizione socialista e comunista rappresentavano il 15% circa dell’elettorato, in un contesto in cui, peraltro, il Pds, pur avendo già avviato la sua parabola di degrado, poteva ancora vantare una linea politica vagamente socialdemocratica. Oggi ci troviamo con un PD strutturalmente schierato sulle posizioni del liberalismo caritatevole, e l’area alla sua sinistra, frammentata in un pulviscolo, vale si e no il 5%. Quando si tornerà a votare, in queste condizioni, quanto rimarrà? La base elettorale del Pd, negli ultimi venticinque anni, è cambiata strutturalmente, ingoiando dosi crescenti di liberismo in cambio dell’agognato arrivo dentro la stanza dei bottoni, e, invecchiando, in una società sempre più diseguale, molti militanti di quello che fu il glorioso PCI, si sono ritrovati a stare dalla parte dei più garantiti, accettando di buon grado una piattaforma politica sempre più destrorsa, un filo-europeismo ritenuto (a torto) custode dei propri risparmi e dei propri asset patrimoniali. D’altra parte, segmenti di sinistra radicale, soprattutto provenienti dalla storia dell’Autonomia e della sinistra extraparlamentare, sono stati risucchiati in modo stabile dal M5S. Lo stesso sindacato fatica sempre di più a fornire rappresentanza unitaria al lavoro, e si rifugia nella rappresentanza di pensionati ed élite di lavoratori ristrette ed ancora legate stabilmente al proprio posizionamento nel modo di produzione.

Il punto di fondo è che non si riesce più a dare rappresentanza unitaria alle istanze del lavoro perché tali istanze sono frammentate e spesso conflittuali l’una con l’altra. I cambiamenti strutturali delle forme di produzione, accompagnati dalle riforme continue delle normative del mercato del lavoro, hanno fatto perdere consistenza alla centralità conflittuale degli operai.

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Tutti contro il “governo più a destra della Repubblica”

di Fulvio Grimaldi

Sarà mica perché, con questi chiari di luna, parrebbe il meno di destra dal ’48?

cupolaPremessa fuori tema. La più bella partita da quando c’è il calcio? Quella non giocata tra Argentina e Israele a Gerusalemme, capitale della Palestina. Il rigore più decisivo? Quello mai tirato da Messi, ma che ha fatto il più bel gol della storia.

Ci sono degli analisti, osservatori, esperti, accademici, sapienti talmente acuti nel penetrare la realtà e tirarne fuori la verità nascosta che neanche un trapano, neanche un martello pneumatico riuscirebbero meglio a scovare che c’è davvero, contro le credenze e superstizioni del popolino, dietro la parete e sotto l’asfalto. Tutti Tiresia, tutte Cassandre i nostri profeti di sventure, pioggia di rane, scenari post-atomici. Da queste assonanze tra affini, sodali, compari, fratelli, soci azionisti del Quieto Esistente all’ombra della Cupola che regge l’edificio mondo, e che ora si teme messo a repentaglio, si ergono con cipiglio coloro che la sanno essere lunga e profonda come trapani n.5.

Sono le volpi che hanno capito come, dietro tutta la manfrina dei due mesi di helzapoppin al Quirinale, quello che ha mosso , scompigliato, ricomposto le figurine sul proscenio non era altro che Draghi. Però in seconda battuta. Perché in prima chi può essere il battitore se non un campione della patria del baseball? E fin qui c’eravamo arrivati anche noi: direi che si tratta quasi di un’ovvietà, un luogo comune. Solo che, dopo che il trapano era arrivato a Draghi e da lì ha puntato verso la Statua detta della Libertà, trovatici tutti d’accordo sugli attori in scena, invece sul loro copione e sul finale del dramma farsesco, o della tragicommedia, noi, umili e anche un po’ grezzi curiosoni della geopolitica, ci siamo trovati isolati.

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Lettera da lontano ai sinistrati

di Gigi Roggero

Commento su crisi istituzionale, crisi sociale e crisi della soggettività

blog 1 3 700x300 1Che siamo nella tragedia o nella farsa, meglio cominciare con una battuta. Gioite sinistrati impauriti e indignati: finalmente con il governo Tarella-Tarelli commissionato dal B&B (Bruxelles & Berlino) avremo finalmente il vero reddito non workfarista, la fine della precarietà, l’abbattimento delle frontiere, il welcome ai migranti, il disarmo della polizia. E poi basta con il teatrino delle sparate a cui non si dà seguito: il Tav verrà bloccato senza se e senza ma e l’acqua diventerà pubblica, anzi diventerà vino. È l’Europa che ce lo chiede, viva l’Europa!

Torniamo seri, si fa per dire, e tranquillizziamo le anime belle. Le scrupolose analisi sul contenuto workfarista della proposta di reddito a cinque stelle sono scientificamente ineccepibili e non fanno una piega, ma per noi non è questo il punto, e in fondo non lo è mai stato neppure quando molti compagni si immaginavano nelle vesti del legislatore che deve scrivere dettagliate proposte a cui purtroppo mancava un’unica cosetta, cioè i rapporti di forza per imporle. Il problema, cioè, non è avere o non avere il reddito ideologicamente corretto, il problema è quanto il reddito diventa possibile campo di battaglia, cioè di controsoggettivazione, conflitto, autonomia, rottura. Con i governi di centro-sinistra questo spazio non si è mai aperto né “dal basso” (termine orribile) né “dall’alto” (orribili sono in questo caso quelli che ci stavano e che voi adesso rimpiangete).

E ancora, sempre per fermare la vostra agitazione e conseguente caccia alle streghe rosso-brune (etichetta che, come populismo, ha perso ogni connotazione storica e viene scriteriatamente appiccicata a chiunque non si professi convinto europeista o si sottragga al frontismo democratico): non pensiamo (ma bisogna sempre ripeterlo?) che tra le politiche del razzismo materialista salviniano e le politiche dell’“anti”-razzismo umanitario e strumentale del centro-sinistra non vi siano differenze.

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Il “governo del cambiamento”: cambiare tutto per non cambiare niente

di coniarerivolta

menagec3a0troisDopo giorni concitati e continui ribaltamenti di fronte, la crisi di governo si è risolta in un governo Cinque Stelle – Lega. Nel giro di poche settimane è accaduto di tutto e non è accaduto nulla. Il teatrino a cui abbiamo assistito potrebbe essere riassunto in un titolo: storia di una normalizzazione. Le forze politiche intenzionate a formare un governo insieme avevano inserito nella lista dei ministri un nome, quello di Paolo Savona, in passato associato a un fantomatico “piano B”, un piano per l’uscita dell’Italia dall’Euro. Il piano B, più che essere applicato alla lettera, doveva servire, nelle intenzioni degli autori, come strumento di contrattazione per ottenere un ampliamento dei margini di manovra dei governi nazionali rispetto agli stringenti vincoli dei Trattati europei. Si è ben presto capito che anche la semplice minaccia dell’uscita dall’euro come strumento di leverage nei confronti della Commissione e delle altre istituzioni europee era ostativa alla formazione di un governo. Alla fine, pur di ottenere l’incarico, Cinque Stelle e Lega si sono piegati agli ordini di Mattarella, delle Istituzioni europee e dei mercati. Una manifestazione di forza dei guardiani dello status quo e di debolezza dei finti ribelli giallo-verdi, ma anche la conferma che la messa in discussione dei dogmi dell’austerità è ciò che i primi temono di più. Questo il punto dal quale partire per costruire una vera alternativa alla stagnazione e alla precarietà che l’Europa ci impone.

Al di là dei toni da farsa, la telenovela politica messa in scena nei giorni scorsi lascia emergere una serie di nodi sostanziali che vale la pena sciogliere per aver chiara la trama di quanto accaduto e di quanto potrà accadere da qui al futuro prossimo:

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