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economiaepolitica

Terza Repubblica e “coscienza di classe” dei ceti medi

di Giorgio Gattei, Gianmarco Oro

terza repubblica1. Quando un partito di centrosinistra, come il Pd, esce da sette anni di larghe intese nel nome delle riforme e dell’austerità, forse ci si sarebbe aspettato un messaggio di speranza che parlasse di lavoro e di protezione sociale (entrambi in crisi già da diversi anni) che da parte di una socialdemocrazia europea sarebbe quantomeno augurabile. Ebbene, a questi livelli di disoccupazione, con i molteplici fallimenti delle imprese e una disuguaglianza distributiva sempre più accentuata, a chi si è rivolto il Pd quando ha parlato di aver fatto “cose buone” citando un Pil in crescita e un rapporto debito/Pil leggermente in discesa? A nessuno. Perché perdere le elezioni il 4 marzo, dopo aver fatto a suo dire “cose buone”, è un’aggravante e non una scusante, perché significa che si è perso sul campo più importante, cioè quello della rappresentanza politica.

Dall’inizio dell’esperienza repubblicana tutte le forze politiche, sia di destra che di sinistra, si sono contese l’egemonia della sovrastruttura statale mediando gli interessi economici di quella parte della popolazione che nella composizione sociale, se letta en marxiste, si pone tra la borghesia e il proletariato e che costituisce il cosiddetto ceto medio: impiegati privati e pubblici, liberi professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, artigiani e commercianti. Per lungo tempo visto a sinistra come l’arma, niente affatto scarica, che la borghesia puntava contro il proletariato per tenere in mano l’equilibrio della distribuzione del reddito in una economia capitalistica, il ceto medio ha approssimato il suo credo politico agli ideali della classe sociale che mostrava di essere la migliore rappresentante dei suoi interessi, condividendo quindi per lungo tempo con la borghesia le aspettative di benessere economico e la coscienza d’elevazione sociale e culturale, sia pure subendo, come il proletariato, lo stato di sottomissione agli stessi rapporti di lavoro coercitivi validi in un mercato concorrenziale.

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militant

Il governo e il gioco dell’Oca

di Militant

il gioco dellocaE così, alla fine, si ritorna al punto di partenza, con la giostra della politique politicienne che in poche ore ha fatto l’intero giro per tornare dov’era partita, impossibilitata a trovare una via d’uscita da quel “bipopulismo imperfetto” fotografato dalle elezioni del 4 marzo. Ogni attore in commedia potrà finalmente ricominciare a recitare la sua parte laddove l’aveva lasciata: la Lega e i Cinque Stelle potranno tornare a promettere mari e monti facendo i conti senza l’oste di Bruxelles, il Pd potrà riprendere la faida interna che dovrebbe portare alla nascita del nuovo partito à la Macron, Forza Italia potrà continuare lentamente ad estinguersi nella speranza che Berlusconi prima o poi resusciti e la sinistra-sinistra potrà ricominciare ad inveire sui social contro “il governo più di destra dalla caduta del regime fascista” cercando così di esorcizzare la sua scomparsa dalla società reale. 

E’ difficile dire cosa abbia determinato la ricomposizione di un quadro istituzionale che solo poche ore fa sembrava avviato a nuove elezioni, ed altrettanto difficile capire chi, con la composizione dell’esecutivo che verrà ufficializzato oggi, abbia portato a casa se non “il risultato”, quantomeno un risultato. Almeno a prima vista Mattarella sembrerebbe riuscito a non perdere completamente la faccia, ottenendo almeno lo spostamento di Savona dal ministero dell’Economia a quello dei rapporti con l’Ue, ma la sensazione però è che si tratta di un palliativo. Se si fosse andati davvero alle elezioni il presidente della Repubblica (per conto dell’unione Europea) si sarebbe trovato con ogni probabilità di fronte ad uno scenario ancora peggiore di quello attuale, con il polo populista che avrebbe fatto il pieno di voti sull’onda del veto della Ue ed il fronte europeista ancora più a pezzi di come si ritrova oggi.

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mondocane

Populisti ante portas, globalisti nel panico

UE verso il bio-tecno-fascismo

di Fulvio Grimaldi

...e poi dicono che sono i russi a interferire nelle elezioni 

sacrifici 1Ci si può illudere e nascondere dietro la formula della “crisi sistemica” del capitalismo, prodromo dell’inesorabile quanto follemente deterministica palingenesi dell’umanità. Ci si può consolare con la visione di un tagliateste (Cottarelli) senza maggioranza che poco avrebbe potuto fare prima che nuove elezioni oppongano al golpe morbido un contraltare elettorale dell’80%. Qualcuno ripiegherà verso il “meno peggio”, inteso come superamento del pericolo mortale “fascioleghista e populista”. Lo scambio tra carnefice e vittima (organico ai nostri tempi) gli consente di convivere con il faux pas mattarelliano per cui la poco istituzionale giustificazione adotta per l’annientamento di una maggioranza di governo, espressa dalla sovranità popolare sancita dalla costituzione, sarebbe “l’irritazione dei mercati”. Quelli che, a loro amici, secondo gli eurofeudatari tedeschi dovrebbero insegnare agli italiani a votarsi contro. E guai a irritare Giove. Per placarlo tocca sgozzare qualcuno sull’ara, fossero anche 17 milioni di elettori. E’ la ciambella di salvataggio che lanciano all’uomo di Castellamare del Golfo (ministro della Difesa che bombardò Belgrado) i progressisti delle varie squalificazioni: dai “comunisti “ sorosiani del manifesto, ai Liberi e Uguali sottopancia del PD, ai benemeriti Cia di tutta quanta la democratica stampa coloniale.

 

No Tap e capisci tutto

Era domenica sera a Melendugno, cittadina a cui il gasdotto mafio-amerikano TAP vorrebbe squarciare San Foca, la più bella spiaggia del Salento, prima di sradicare, in combutta con un falso batterio ulivicida, migliaia di ulivi, ossa, pelle e anima della Puglia, per risalire la penisola lungo la faglia sismica che ha raso al suolo il Centroitalia e sistemare miliardi di tonnellate di gas sottoterra nella bassa padana, in una concentrazione demenziale di stoccaggi, a sollecitazione di altre potenzialità sismiche. Gas che serve al Nordeuropa (noi ne siamo saturi) e ai vari tangentari lungo il percorso dall’Azerbaijan.

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micromega

“Ecco come fermare la dittatura dello spread e l'attacco dei mercati”

Giacomo Russo Spena intervista Emiliano Brancaccio

Mercati spread mattarellaMentre i destini del Paese rimangono ignoti, l'economista propone una misura per tutelare il voto popolare da qualsiasi condizionamento: “Applichiamo l’art. 65 del Trattato dell’Unione europea”. Un provvedimento che dà la possibilità di bloccare le fughe di capitali e impedire le scorribande degli speculatori. “In questa fase così decisiva sarebbe bene attivare fin d’ora questi strumenti legislativi, già applicati in passato, per evitare interferenze dei mercati sulle prossime scelte politiche”.

I mercati finanziari fibrillano, lo spread aumenta, la borsa perde punti e gli speculatori, come un tempo disse l’ex ministro Padoa Schioppa, iniziano a sentire “l’odore del sangue”. Ci attende un’estate di passione, con il rischio di nuove elezioni e la speculazione finanziaria a spargere altra benzina su una battaglia politica già infuocata. Esiste un modo per evitare che in una fase così delicata le manovre degli speculatori condizionino le scelte politiche? Lo abbiamo chiesto a Emiliano Brancaccio, docente di Politica economica all’Università del Sannio ed estensore qualche anno fa del “monito degli economisti”, un documento premonitore che annunciava molti dei problemi in cui oggi versa l’eurozona. Per l’economista una soluzione per contenere gli attacchi speculativi esiste, e si basa sull’immediata applicazione delle norme europee sul controllo dei movimenti di capitale.

* * * *

Professor Brancaccio, il “governo del cambiamento” di Salvini e Di Maio non riesce a partire. Cosa ne pensa?

E’ un’ipotesi di governo appiattita sulle posizioni della destra xenofoba, con l’annuncio di una riforma fiscale a vantaggio pressoché esclusivo dei ricchi e la promessa di una caccia grossa all’immigrato, un facile capro espiatorio che non rappresenta affatto il problema principale delle lavoratrici e dei lavoratori italiani. Detto questo, la Lega e il M5S hanno la maggioranza parlamentare e quindi a mio avviso bisognerebbe lasciarli governare.

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coniarerivolta

La trappola europea dello spread: il problema è l’atterraggio

di coniarerivolta

la lezioneL’Italia è nel mirino della speculazione internazionale. Il prezzo dei titoli pubblici italiani è letteralmente crollato nelle ultime ore, portando i rendimenti sui BTP decennali dall’1,8% di inizio maggio ad oltre il 3,2% di fine mese. Questo aumento straordinario nel costo dell’indebitamento pubblico è dovuto ad una massa di vendite che si sono realizzate in un lasso di tempo relativamente ristretto, come testimoniato martedì mattina dall’inversione di un tratto della curva dei rendimenti, una curva che rappresenta per ogni scadenza il corrispondente tasso di interesse sul debito pubblico italiano e che di norma ha un andamento crescente, a riflettere il maggiore interesse richiesto per prestiti a più lunga scadenza: per qualche ora i BTP con scadenza 2020 pagavano un rendimento maggiore dei BTP con scadenza 2021, contro ogni logica economica – che associa a scadenze più lontane rendimenti più elevati – e coerentemente con le dinamiche speculative, quando i titoli sono scambiati non in virtù del loro rendimento ma solo allo scopo di trarre un profitto dalla variazione di prezzo di quelle attività finanziarie. Se le cause di questa svendita del debito pubblico italiano dovranno essere attentamente indagate, gli effetti dell’impennata nei rendimenti di quei titoli sono invece facilmente prevedibili. Attraverso una simile stretta sul costo dell’indebitamento pubblico i mercati – chiunque essi siano – stanno esercitando una pressione sulla politica italiana in una fase storica delicatissima, e cioè esattamente nel momento in cui una tornata elettorale aveva spazzato via le forze di governo degli ultimi venti anni, ossia Forza Italia ed il Partito Democratico. L’Europa funziona così: quando la macchina dell’austerità è in affanno, puntualmente interviene lo spread.

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micromega

Il gran rifiuto del Presidente e la Repubblica a sovranità limitata

di Angelo d’Orsi

40584945890 51aea73519 zEd eccoci qui, divisi nei due partiti: Pro e contra Mattarella, pro e contra Savona, pro e contra l’euro, pro e contra Salvini, pro e contra Di Maio. Possibile che non si possa uscire dall’angustia delle contrapposizioni semplicistiche? Certo, la situazione, inedita e inquietante, presenta tanti e tali risvolti da rendere difficoltose le analisi, ma proprio per questo esse sono indispensabili, fuori dal coro dei sostenitori dell’uno e dell’altro “partito”.

La prima osservazione, che non mi pare di avere colto nei commenti di questi giorni agitati, riguarda il dettato stesso costituzionale: “noi che abbiamo detto no” (come recita un gruppo su Facebook), non volteremo certo le spalle alla Costituzione, che abbiamo difeso e che difenderemo a spada tratta, in ogni modo. L’abbiamo difesa contro la sciaguratissima e goffa manomissione tentata dalla banda Renzi-Boschi, con il loro corteo di mediocrissimi supporters. E abbiamo vinto quella battaglia epocale. Questo non deve impedirci di guardare anche con occhio smagato, sia pure carico di passione civile, come si conviene, alla nostra Suprema Carta, chiedendoci se essa non contenga qualcosa che si presti, in determinate condizioni, a interpretazioni ambigue, come in effetti emerge dal dibattito fra i costituzionalisti (ma si legga l’odierno comunicato, del tutto condivisibile, dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici).

Soprattutto, forse occorre rendersi conto che la nostra non è una Repubblica parlamentare, tout court, né una Repubblica presidenziale, bensì una sorta di Stato misto, che affida al Presidente una serie di funzioni che possono o no essere tradotte in poteri: egli è posto a capo della Magistratura (come presidente del Consiglio Superiore), delle Forze armate (presiede il Consiglio di Difesa), può sciogliere il Parlamento, a suo piacimento, e può indire elezioni, può dichiarare guerra, anche se sulla base di un parere parlamentare, e su indicazione del governo, può firmare o respingere le leggi, e non è responsabile degli atti che compie, che vanno controfirmati dai governi. Infine, può esprimere parere contrario sui ministri designati dal presidente del Consiglio incaricato.

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marx xxi

La crisi italiana e la responsabilità dei comunisti

di Andrea Catone

cottarelli 675 21. La Costituzione italiana si fonda sul governo parlamentare. Il presidente della repubblica non ha il potere di dettare l’indirizzo politico del governo

il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha firmato la nomina a ministro dell’Economia del professor Paolo Savona, propostogli, su indicazione di M5S e Lega, dal presidente del consiglio incaricato Giuseppe Conte, che ha rimesso il mandato.

Mattarella ha motivato tale sua scelta con un breve discorso al paese in cui ha affermato di aver

“condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell'Economia. La designazione del ministro dell'Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari. Ho chiesto, per quel ministero, l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l'accordo di programma. Un esponente che - al di là della stima e della considerazione per la persona - non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro [1]. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato - con rammarico - indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato. L'incertezza sulla nostra posizione nell'euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende […] È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani […] Quella dell'adesione all'Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani” [2].

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coniarerivolta

I mercati ordinano, Cottarelli esegue

I piani bellicosi del ‘governo neutrale’

di coniarerivolta

cottarelliCi siamo tutti baloccati per qualche giorno con l’idea del governo dei pagliacci. Nessuna persona ragionevole poteva sinceramente credere che costoro avrebbero rappresentato anche la benché minima minaccia per la stabilità dell’Unione Europea, dell’Euro e in generale di tutta l’architettura istituzionale intessuta di austerità, lacrime e sangue con la quale ci siamo abituati, purtroppo, a convivere. Ma evidentemente tutto questo non è stato ritenuto sufficiente. Sono possibili diverse letture. Secondo la più fantasiosa, anche Mattarella tifa palude. Secondo quella più verosimile, adesso saremo chiamati a fronteggiare una spiacevole situazione.

Eppure, già da qualche giorno i principali giornali italiani stavano preparando il terreno per un possibile scenario ‘tecnico’ per il nostro governo, riproponendo in maniera martellante lo spauracchio dello spread. Dietro a questo agitarsi scomposto c’è una logica del tutto fallace, che idealizza i mercati come luogo della razionalità, depositari della saggezza che noi umani non sappiamo cogliere. Comunque, se “i mercati” chiamano, preoccupati, c’è l’uomo ideale pronto a rispondere. Il nome di Carlo Cottarelli aleggiava da mesi come possibile ultima risorsa della Repubblica, alternativamente come saggio che potesse tenere insieme e indurre a miti consigli il governo dei pagliacci o come uomo di punta del governo del Presidente.

Ora, dopo il no di Mattarella sul nome di Savona, gli è stato affidato l’incarico di formare un governo. Tra le sue prime parole spicca una rassicurazione su quale sarebbe, ahinoi, l’orientamento del suo ipotetico governo nella gestione delle finanze pubbliche: “una gestione prudente dei nostri conti pubblici“.

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poterealpopolo

Crisi istituzionale. Parla Potere al Popolo!

topicIl presidente Mattarella si è reso responsabile di una grave crisi istituzionale, pur di non accettare come Ministro dell’economia Paolo Savona, considerato “euroscettico” e dunque non compatibile con i diktat dell’Unione Europea.

Mattarella ha ammesso di non aver accettato Savona perché sgradito “ai mercati”, temendo “un segnale di allarme o di fiducia per i mercati”. La volontà dei mercati ha prevalso su quella dei cittadini.

Piegandosi ai diktat della Bce e del Fmi, Mattarella dà l’incarico a Cottarelli, diretto rappresentante dei poteri forti della finanza e noto “tagliatore di teste” del FMI, ex strapagato plenipotenziario per la spending review.

Un governo “tecnico” che si dà la priorità, dichiara Cottarelli, “Di far quadrare i conti”. Una replica del Governo Monti, che per far quadrare i conti ha aumentato l’età pensionabile, precarizzato il lavoro, tagliato i servizi pubblici.

Non ci interessa sapere se Salvini volesse davvero fare questo governo o no, nemmeno il dibattito su un eventuale impeachment di Mattarella: quello che è inaccettabile è la motivazione della sua scelta. Dire che si rifiuta la nomina di un ministro perché ha una visione della politica monetaria diverse da quelle della UE è inaccettabile. Così come è inaccettabile il ricatto dello spread, che la sovranità sia dei “mercati” e non del popolo che vota.

In questo modo il presidente Mattarella ha portato un attacco diretto alla democrazia ed alla Costituzione del nostro paese, facendo una scelta politica in continuità con lo sciagurato interventismo dell’ex presidente Giorgio Napolitano.

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vocidallestero

Bentornati nella Germania di Weimar

di Wolgang Munchau

Nella sua rassegna stampa di oggi, il sito Eurointelligence, diretto dall’editorialista del Financial Times Wolgang Munchau, commenta la decisione di Mattarella di porre il veto sul governo “populista” che stava per formarsi come un avvenimento molto grave e denso di conseguenze forse impreviste. Non era infatti mai accaduto nella storia delle democrazie europee che un presidente impedisse la formazione di un governo dotato di una solida maggioranza parlamentare. Il risultato sarà sicuramente una sfiducia diffusa del popolo italiano nel sistema democratico del proprio paese, e per alcuni aspetti appare una riedizione della miopia politica che portò alla tragedia di Weimar, ma questa volta sotto forma di farsa

grosz piliers societeNelle ultime dodici ore ha continuato a girarci nella mente l’idea che la storia si ripete, prima come tragedia poi come farsa. Il presidente Sergio Mattarella ha deciso di staccare la spina al governo 5 Stelle/Lega. La ragione apparente è stata la sua obiezione a Paolo Savona come ministro delle finanze, viste le sue opinioni scettiche sull’eurozona. Il suo veto su Savona ha provocato l’immediata decisione di Giuseppe Conte di rimettere il suo mandato alla formazione del governo. Il risultato sarà di inasprire il popolo italiano con una sensazione di sfiducia nel gioco democratico.

Il veto di Mattarella porterà quindi a nuove elezioni, probabilmente nella seconda metà dell’anno. Ma, a differenza delle ultime elezioni, queste saranno di fatto un referendum sull’appartenenza dell’Italia all’euro, date le ragioni per cui questo governo non è riuscito a formarsi. Nel frattempo, Mattarella ha deciso di dare l’incarico di Presidente del consiglio a Carlo Cottarelli, ex membro del FMI, per calmare i mercati. Cottarelli è un tecnocrate alla Mario Monti, mai eletto. Ma, a differenza di Monti, non avrà nemmeno una maggioranza parlamentare alle spalle.

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sinistra

Una crisi politica dirompente

di Eros Barone

machiavelli e politica

Le dimissioni di Conte, presidente incaricato proposto dalla coalizione M5S-Lega, e il conferimento dell’incarico per la formazione del nuovo governo a Cottarelli segnano, nel braccio di ferro tra uso politico della presidenza della repubblica e uso populistico delle elezioni, una nuova fase, concitata e drammatica, della crisi politica e istituzionale italiana determinata dai risultati elettorali del 4 marzo scorso. Tuttavia, anche se la vicenda offre una ricca materia agli specialisti del diritto costituzionale, sarebbe miope pensare che la questione riguardi soltanto la corretta interpretazione delle prerogative del presidente della repubblica e la corretta applicazione delle regole e delle procedure previste dalla Carta - questione in sé astrattamente scolastica e formale -, poiché essa riguarda, in realtà, un conflitto verticale di volontà politiche e di interessi economici tra blocchi sociali contrapposti. Schematizzando, si tratta dello scontro fra la grande borghesia europeista e la piccola borghesia anti-unionista: scontro furibondo come non mai e perciò aperto ai colpi più duri che si possano sferrare dall’una e dall’altra parte.

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coordinamenta

“Un gioco borghese”

A proposito del Colpo di Stato bianco di Mattarella

di Elisabetta Teghil

briscolaNo, no, non stiamo parlando del Bridge, ma del così detto “gioco democratico”, vale a dire la democrazia borghese.

E’ una specie di “teresina”, solo che la borghesia gioca a carte coperte e “bluffa”, le/gli oppresse/i le carte le devono avere scoperte, sennò il gioco non vale.

Il gioco democratico attualmente si basa sul suffragio universale

Il principio di suffragio universale è correlato alle idee di volontà generale e di rappresentanza politica promosse da Jean-Jacques Rousseau :in base a questi principi, si elabora l’assunto per il quale la rappresentanza politica trova legittimazione nella propria volontarietà.

I cittadini/e, nei moderni Stati democratici, sono alla base del sistema politico e col suffragio universale viene eletto l’organo legislativo di uno Stato; nelle repubbliche presidenziali, ciò avviene anche per l’elezione del Capo dello Stato.

Il principio del suffragio universale maschile è stato introdotto per la prima volta durante la rivoluzione francese da un “comitato di salute pubblica”

In Italia il primo suffragio universale maschile è del 1912 e noi donne abbiamo votato per la prima volta il 2 giugno del 1946, quando ebbe luogo il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica.

Le elettrici e gli elettori quindi, dovrebbero votare i loro rappresentanti, mandare in Parlamento chiunque secondo loro possa fare i loro interessi.

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militant

Tanto tuonò che piovve

di Militant

IN LINEA DIRETTANel tentativo di salvaguardare il rispetto dei vincoli europei da parte dell’Italia ieri sera Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio, traendoli d’impaccio e regalando loro un capitale politico che, se non sono stupidi (e, ahinoi, non lo sono), potranno agevolmente incassare di qui a qualche mese, quando il paese sarà nuovamente chiamato alle urne. E quando il frame entro cui si giocherà la partita elettorale sarà quello dello scontro verticale (ovviamente fittizio) tra popolo ed élite, tra sovranità democratica e diktat europei, con buona pace di quanti vorrebbero ricondurlo sull’asse orizzontale centrodestra vs centrosinistra. Scampati alla prova dei fatti ai due ora non resterà da far altro che cannibalizzare ciò che resta del blocco europeista già in via di sfaldamento. Sinceramente le ricostruzioni dietrologiche che in queste ore riempiono le pagine dei giornali ci appassionano poco, così come il fatto che Salvini sia riuscito ad imporre o meno ai cinque stelle la sua linea oltranzista, o il clamore suscitato dal curriculum di Conte, oppure dall’insistenza nel voler affidare ad un keynesiano di destra il ministero dell’economia. Quello su cui dovremmo interrogarci è invece perché un moderato di 82 anni sia improvvisamente assurto a feticcio dello scontro contro l’Europa dei Trattati nell’assoluta latitanza della sinistra di classe. Infatti, se c’è una cosa che emerge con estrema chiarezza da tutta questa vicenda, è che la vera natura dell’Unione Europea si sta finalmente imponendo come questione centrale nel dibattito pubblico senza che vi sia una forza di classe che abbia la stazza o l’autorevolezza per far sentire autonomamente la propria voce in merito, per indicare un proprio punto di vista.

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acacciadiguai

Ben svegliati! E grazie a Mattarella

di Giovanni Dall'Orto

img800 mattarella riflette sui dubbi europei 135170Gli italiani questa mattina si svegliano e “scoprono” che qualcuno attenta alla Costituzione. Fanno male, perché l’attentato dura da vent’anni, non da stamattina (ben svegliati, tesori!), ed ha visto perfino un tentativo sistematico di azzerarla da parte del PD, per fortuna bocciato da un referendum popolare.

Stamattina leggo di continuo deliranti richieste di “impeachment” di Mattarella, che mostrano come ormai la gente creda di vivere ad Hollywood, visto che una legge per farlo in Italia, semplicemente, non esiste (la messa in stato d’accusa per alto tradimento è altra cosa, e solo un idiota può sostenere che si applichi al caso presente).

Nel 2006 Silvio Berlusconi, per salvare i suoi compagni di merende presenti o futuri, in una delle sue tante leggi “ad personam” (che mica per caso i presidenti della Repubblica hanno firmato tutte senza mai fiatare!) modificò il codice penale, stabilendo che l’attentato alla costituzione fosse punibile solo a patto che avvenga “CON ATTI VIOLENTI”.

Mattarella non ha compiuto nessunissimo atto violento, QUINDI non è imputabile. Punto. Quando si invoca la Legge, il nostro primo dovere è conoscerla! Invocare l’applicazione di leggi che non esistono, è eversione della Legge, non sua difesa!

Aggiungiamo, a questo, un secondo falso mediatico: il Presidente della Repubblica non ha affatto nessun presunto “obbligo” (di cui invece leggo di continuo) di nominare un ministro. E’ prassi formale che egli non rifiuti mai, se non per motivi gravissimi (ma esistono precedenti su questo, uno dei quali riguarda Previti).

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contropiano2

Mattarella, articoli della Costituzione e bufale mediatiche

di Italo Nobile

gentiloni mattarella renziSul web, in queste ore, è tutto un discettare sulla costituzionalità del comportamento di Mattarella. Cerchiamo di chiarire almeno parzialmente la questione. Gli articoli coinvolti sono l’articolo 92 e l’articolo 47

L’articolo 47 recita così

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

Possiamo dire che Mattarella a questo proposito abbia tutelato il risparmio? No, perché per farlo in questa forma Mattarella dovrebbe avere capacità previsionali che non ha e non può avere. Inoltre, se volesse garantire il risparmio da tutti i possibili rischi, la controfirma ministeriale a tutte le finanziarie sarebbe stato un processo oltre modo lungo e difficile, ma così non è stato. Perciò possiamo inferire che l’intenzione del Presidente della Repubblica, in questo senso, non sia del tutto trasparente.

L’articolo 92 recita così:

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”.

Che senso hanno in questo contesto i termini “nomina” e “proposta”? Costantino Mortati, in quanto relatore all’epoca diceva: