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palermograd

Anti euro: li chiamavano Trinità

Riflessioni a margine del sessantenario dei Trattati di Roma

di Marco Palazzotto

Lo scorso 25 marzo si sono svolte le celebrazioni per il sessantenario dei Trattati di Roma. Ne ha parlato martedì scorso Giovanni Di Benedetto qui.

Poco si è discusso sulle manifestazioni capitoline contro le politiche dell’Unione Europea. È vero che il numero dei partecipanti non ha superato le 10.000 unità, ma ciò non dovrebbe rappresentare un motivo per tacere la notizia. Mentre i nostri giornali hanno dedicato scarsa importanza all’argomento, il Ministero dell’Interno ha lavorato alacremente. Non si spiegherebbero altrimenti i numerosi fogli di via e i sequestri preventivi emessi dalle forze dell’ordine nei confronti di centinaia e centinaia di manifestanti (le fonti della Questura di Roma indicano circa 3000 fermati), ai quali è stato vietato di esprimere le proprie opinioni pubblicamente. La sensazione è che il governo abbia tenuto alto il “livello di sicurezza” (si tratta di fermati per possesso di fumogeni o soggetti presenti  nelle liste della polizia per motivi “ideologici”) per evitare che si accendessero i riflettori sui contestatori, invece che sui politici europei chiusi nei palazzi a festeggiare.

Ciò che riteniamo degno di interesse non sono tanto i numeri dei cortei, ma le organizzazioni politiche presenti.

peacelink

Pacifisti spiccano mandato di cattura contro Trump

E' reo di atti bellici illegali? Arrestiamolo!

di Patrick Boylan

Mandato di cattura contro il Presidente Trump spiccato da un gruppo di pacifisti statunitensi a Roma: Secondo le leggi statunitensi, anche singoli cittadini possono arrestare una personalità pubblica colta in flagranza di reato, quando la polizia non può o non vuole intervenire. Si tratta del Citizens' Arrest ed esiste anche in altri paesi, tra cui l'Italia.

Domenica scorsa, 9 aprile, davanti al Colosseo di Roma, gli Statunitensi per la Pace e la Giustizia, insieme agli attivisti della Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., hanno indetto una raccolta di firme tra i turisti USA in visita al monumento, per far incarcerare il loro neo presidente, Donald Trump. Infatti, egli è “colpevole di azioni belliche che calpestano precise norme internazionali e nazionali e, perciò, va perseguito a norma di legge”, afferma il documento del gruppo pacifista.

“L'attacco missilistico contro la Siria ordinato da Trump il 6 aprile scorso, infatti, è stato un'azione illegale, secondo la Carta delle Nazioni Unite, poiché condotta senza l'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza e senza che ci sia stato il 'pericolo imminente' di una aggressione siriana contro gli Stati Uniti”, spiega il documento. Inoltre, l'attacco avrebbe violato le stesse leggi statunitensi, prevaricando il potere del Congresso di decidere atti di guerra.

carmilla

Faccia da Trump

di Alessandra Daniele

Del suo blitz sulla Siria, Donald Trump non ha avvertito nessuno.

Ha scavalcato il Congresso, ha ignorato l’ONU, se n’è fottuto dell’Europa.

C’è un solo leader che è stato avvertito preventivamente dalla Casa Bianca.

Putin.

Il quale a sua volta ha allertato la base siriana, che è stata sgomberata in tempo per subire danni minimi, e tornare operativa il giorno dopo.

Dei 59 missili lanciati sulla base soltanto un terzo ha raggiunto il bersaglio.

Di recente c’è stato un rimpasto alla Casa Bianca, e gli imperialisti hanno riguadagnato terreno, ma dal blitz sulla Siria non hanno ottenuto nessun reale vantaggio nell’area, né tattico, né strategico.

L’attacco durante la cena con Xi Jinping è stato essenzialmente un avvertimento alla Cina, bersaglio dei nazionalisti, proprio come le immediatamente successive manovre navali attorno alla Corea, e la teatrale superbomba mollata nel deserto.

sollevazione2

Il limbo del DEF di Gentiloni

di Leonardo Mazzei

Cosa ci dice il DEF (Documento di Economia e Finanza) 2017 presentato nei giorni scorsi dal governo? Ci dice in sostanza una cosa sola: l'Italia, e la politica economica del governo, sono in una specie di limbo che non avrà fine prima della conclusione del ciclo elettorale che inizierà in Francia domenica prossima, proseguirà in Germania a settembre, e si concluderà proprio nel nostro Paese verosimilmente nel febbraio 2018.

Quello di Gentiloni è dunque il DEF della massima incertezza, perché nessuno in realtà può dire come sarà messa l'UE nei prossimi mesi. Basta pensare ai possibili scenari post-elettorali in Francia per rendersene conto.

Tanta incertezza ha consigliato il massimo di prudenza agli estensori del DEF. Prudenza che si traduce in una sorta di doppio binario comunicativo. Da un lato la piena, totale, inossidabile adesione ai dogmi euristi; dall'altro la prosecuzione della linea degli "spazi di flessibilità". Sui dogmi ovviamente non si scherza, sulla flessibilità come sempre si spera.

Il senso del DEF è davvero tutto qui. Nel testo si ritrovano le litanie di sempre sulla bellezza delle liberalizzazioni, delle privatizzazioni, della riduzione della spesa pubblica, senza peraltro mai spiegare come mai questa linea in voga da decenni abbia solo prodotto, in definitiva, la più grave crisi degli ultimi ottant'anni.

conness precarie

Scene di lotta e di classe nell’America di Trump

di Felice Mometti

Dove sta ora la politica di Trump dopo il ridimensionamento di Steve Bannon e i lanci dei missili sulla Siria e della «madre di tutte le bombe»? Sta tra Bill Clinton e il kabuki giapponese. È la possibile risposta semiseria che meglio rispecchia l’attuale tragica imprevedibilità del tycoon newyorchese. A tre mesi dall’investitura di Trump, mesi decisivi secondo Bannon per dare l’impronta che avrebbe dovuto segnare il futuro, il bilancio non è certo positivo. I decreti razzisti non hanno avuto l’effetto previsto, l’Obamacare non è stato smantellato, la Nato non è più un ente inutile, la lobby delle multinazionali della green economy è più aggressiva che mai. Non si vede nemmeno l’avvio di una problematica de-globalizzazione. Piuttosto l’orientamento che si sta affermando sembra essere quello di una globalizzazione selettiva. Il punto di riferimento diventano i corridoi strategici della valorizzazione del capitale transnazionale dai quali irradiare sullo spazio economico-finanziario internazionale la messa a valore di strategie, protocolli, accordi bilaterali e catene di comando. La teoria di Bannon sulla «decostruzione dello Stato», che doveva fungere da stella polare dell’amministrazione americana, è stata ‒ almeno per ora ‒ accantonata. Il supporto popolare, la mobilitazione sociale come corollario necessario «dell’odio verso le élite» non hanno raggiunto i livelli sperati e anzi iniziavano a essere un boomerang politico.

blackblog

Il gioco dei paradossi

Paradosso 1

In "Problemi in Paradiso", un libro di SlavoJ Zizek del 2014, c'è una strategia retorica, quasi una cifra del pensiero, che vede una serie di istituzioni e di discorsi che vengono sostenuti a partire da un doppio gioco fra apparenza ed essenza, fra denuncia pubblica e cultura privata (uno sdoppiamento rispetto a quello che propone Foucault sulla sessualità: Il controllo non risiede nell'apparente proibizione, ma nel bisogno interiore di una confessione continua). La pedofilia, nella chiesa cattolica, ad esempio, scrive Zizek:

«si tratta al contrario di un problema interno alla Chiesa cattolica in quanto tale, che è iscritto nella sua stessa natura di istituzione socio-simbolica.(...) Non è qualcosa che avviene perché quest’ultima, per sopravvivere, deve adattarsi alle realtà patologiche della vita libidica, quanto piuttosto di un fenomeno di cui essa ha bisogno per potersi riprodurre. Si può ben immaginare un prete che, dopo anni di servizio, si lascia coinvolgere negli abusi sui minori perché la logica dell’istituzione di cui fa parte lo induce a farlo

manifesto

L’universo chiuso della cittadinanza

Eleonora Cappuccilli

«Le reti del valore», un libro collettivo su migrazioni e governo della crisi. Inchieste e ricerche sul campo. Dalla Foxconn ai mille laboratori rumeni del made in Italy. La divisione etnica del lavoro dentro e fuori i confini nazionali è una costante nell’economia mondiale

Cos’hanno in comune un dormitorio per lavoratori interinali a Pardubice, un camion usato come palco per comizi sindacali fuori da una fabbrica di Manaus, un magazzino stipato a Shenzen? Niente, se non il fatto di essere scorci nascosti di continenti lontani, tanto differenti da sembrare collocati su pianeti diversi, ma in realtà posizionati su di una stessa catena transnazionale del valore.

Foxconn, multinazionale di elettronica al centro di questa particolare catena, non è però che una delle imprese che hanno contribuito a ridisegnare le geografie globali della produzione analizzate in Le reti del valore. Migrazioni, produzione e governo della crisi, a cura di Sandro Chignola e Devi Sacchetto (DeriveApprodi, pp. 259, euro 18). Questa raccolta di quattordici testi sociologici, etnografici e teorico-politici, si pone, nelle parole introduttive dei curatori, il problema politico di «pensare una connessione tra gli spazi e i tempi (produttivi e politici, individuali e collettivi) che il capitale cerca costantemente, e con violenza, di separare e che la composizione complessiva del lavoro permette invece di unificare come nuova condizione comune».

gliocchidellaguerra

I terroristi usano armi chimiche

di Mauro Indelicato

Un nuovo grave episodio di sangue all’interno del già di per sé cruento capitolo della guerra siriana, irrompe sulla scena mediorientale: in particolare, nel tardo pomeriggio di mercoledì aerei della coalizione a guida Usa avrebbero bombardato un deposito di munizioni dell’ISIS nella provincia di Deir Ez – Zour, non lontano dal confine con l’Iraq, al cui interno però vi erano nascoste alcune armi chimiche in dotazione al califfato. Stando a quanto dichiarato da soccorritori locali, lo sprigionamento nell’aria dei gas provenienti dal deposito centrato degli ordigni potrebbe aver causato almeno 100 vittime tra i civili; le notizie del nuovo tragico bombardamento, sono trapelate prima su Twitter e, in un secondo momento, sono state riprese da diverse agenzie internazionali, tra cui la russa Tass e la cinese Xinhua. Sono in corso accertamenti da parte del governo siriano, il quale tramite l’agenzia SANA ha comunque confermato il raid anche se sarà difficile avere dettagli sia sulla dinamica dei fatti che sul numero delle vittime perché il bombardamento è avvenuto in una zona controllata dall’ISIS.

 

Il luogo dell’accaduto

Nella provincia di Deir ez – Zour sono diversi i velivoli della coalizione a guida USA che ogni giorno bombardano obiettivi del califfato;

marx xxi

L'agenda dell'indignazione di Washington e le contraddizioni della sinistra

di Emiliano Alessandroni

Un paradosso inquietante attraversa oggi, in maniera crescente, l’identità della sinistra occidentale. Non soltanto l’anti-imperialismo e l’anticolonialismo non rientrano più tra le sue corde, ormai tutte confinate, queste, nello stretto bacino euro-atlantico dei diritti civili. Ma la sua attenzione verso il mondo che sta al di là degli Stati Uniti e dell’Europa, si risveglia soltanto quando questo diventa un bersaglio critico contro cui scagliarsi, consentendo di riproporre la nota contrapposizione “Noi” – “Loro”: “Noi” governi democratici, rispettosi dei valori e dei diritti, “Loro”, crudeli tirannie da poter rovesciare in ogni momento e con ogni mezzo.

Sappiamo che la demonizzazione del nemico costituisce una pratica ricorrente nella storia del colonialismo: l’insistenza martellante dei giornali e dell’intellighenzia europea sui “barbari” da redimere, sui “cannibali” da civilizzare, il richiamo morale del white man’s burden; tutta la retorica dei valori e dei diritti è stata da sempre messa in campo per creare e consolidare il consenso verso le più sanguinarie operazioni coloniali. Per non parlare, naturalmente, di quando i “barbari” e i “cannibali” sono riusciti a mettere in piedi dei governi: come avvenuto a Santo Domingo dopo la rivolta degli schiavi neri guidata da Toussaint Louverture. Non di governi allora poteva trattarsi, secondo i reportage della nostra informazione, ma di macabri dispotismi.

contropiano2

L’entusiasmo servile dell’Europa per le bombe di Trump

di Carlo Formenti

A colpire, nelle reazioni dei media e delle forze politiche occidentali al bombardamento della base siriana ordinato da Trump, è l’entusiasmo europeo più dell’euforia americana. È vero che Il “diverso” Trump, commenta Giorgio Cremaschi nel suo blog, “è tornato a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana”, ma i toni della prima appaiono decisamente più enfatici. Basti citare, per tutti, Antonio Polito il quale, sulle pagine del “Corriere della Sera” dell’8 aprile scorso, scrive che Trump si è visto riconoscere per la prima volta “la guida del mondo libero contro la barbarie”- riconoscimento che si è guadagnato perché “ha dimostrato che l’America dispone sempre di un nodoso bastone ed è ancora pronta a usarlo contro tutti i banditi che minacciano l’ordine internazionale”.

Sorvolando su questo linguaggio da manipoli, che si commenta da solo, passiamo alla giustificazione “ideologica” dell’intervento: “Lasciare impunito un dittatore che usa armi chimiche non è più possibile”. E qui casca l’asino: com’è possibile che nessun giornalista o uomo politico europeo (da Politi a Gentiloni, da Hollande alla Merkel) abbia la minima esitazione nel dare per buona la tesi dell’attacco chimico da parte di Assad?

controlacrisi

Neo-mercantilismo, la svolta di Trump

di Giovanni Balcet

Il neo-mercantilismo di Trump segna la fine della globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni. È il sintomo più profondo del declino della potenza americana in campo economico

La politica protezionista annunciata il 31 marzo da Donald Trump fa seguito a una lunga serie di misure puntuali di ritorsione commerciale, e non è immediatamente operativa: è tuttavia un messaggio politico molto chiaro e molto grave, e rappresenta una svolta sostanziale. Annuncia la fine di un’epoca, quella degli Stati Uniti motore del liberoscambio, iniziata ai tempi di Franklin Delano Roosevelt e sviluppatasi durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra, fino al nuovo secolo. In tutti questi decenni, l’opzione a favore della liberalizzazione del commercio internazionale ha accompagnato costantemente l’ascesa degli Stati Uniti come superpotenza mondiale, economica e politica. Il cambiamento di rotta è tale da non poter essere in alcun modo sottovalutato.

Il Segretario al Commercio Wilbur Ross ha fatto la sua parte nel drammatizzare la situazione, parlando esplicitamente di una “guerra commerciale” in atto.

carmilla

INFO-AUT su Trump e l’Unione Europea: due e-book

di Valerio Evangelisti

Nella descrizione caricaturale della stampa bolognese, gli “autonomi” locali, e specialmente quelli del CUA (Collettivo Universitario Autonomo), sarebbero energumeni mossi dall’unica finalità di turbare l’ordine pubblico. Detta da giornalisti il cui livello culturale muoverebbe a pietà uno scimpanzé, tale sistematica denigrazione non stupisce. Ciò è vero anche a livello nazionale, in cui il balbettio di opinionisti e gazzettieri tende alla pura criminalizzazione di una scuola di pensiero antagonista degna, corposa e complessa, con il fine poco nascosto di soffocare analisi raffinate sotto il peso dei manganelli e l’affastellarsi delle denunce. Si tratta di “selvaggi” incolti, nemici giurati dell’ordine costituito. L’unico modo di rapportarsi con loro è chiuderli in gabbia, perché imparino il valore supremo della “legalità”.

In realtà, senza azzardare paragoni con l’Autonomia operaia degli anni Settanta e Ottanta (che era oggettivamente altra cosa), è arduo accusare i giovani autonomi di oggi, non solo bolognesi, di essere incapaci di riflessione, su se stessi, sulla situazione politico-sociale che vivono e di cui soffrono, sul quadro internazionale in cui si trovano ad agire. Criticabili possono essere singole scelte, non l’intelligenza collettiva del movimento, che è ben viva.

comidad

Mobilità del capitale è guerra totale

di comidad

È iniziato un periodo difficile per Putin. Per oltre un anno il presidente russo era riuscito a tener buoni i propri generali prospettando loro la possibilità di un accordo con CialTrump. In questi ultimi mesi Putin aveva posto le basi di una pacificazione in Siria coinvolgendo l’Iran e costringendo la facinorosa Turchia di Erdogan a più miti consigli; tutto questo lasciando gli USA fuori dalla porta ma, comunque, con la porta aperta. L’inversione ad U di un presidente spinto da lobby commerciali, ma lasciato eleggere soltanto per la sua ricattabilità, ha dimostrato che gli USA sono determinati ad impedire qualsiasi stabilizzazione dell’area del Vicino Oriente. Se per raggiungere lo scopo gli USA devono prendere esplicitamente le parti dell’ISIS-Daesh, non c’è problema, tanto ai media occidentali basta un po’ di retorica e ipocrisia per mistificare tutto.

Al G7 di Lucca si è parlato persino di nuove sanzioni alla Russia, accusata di complicità con i presunti crimini di guerra di Assad e, per somma beffa, si è aperto il tavolo ad un Paese come l’Arabia Saudita, il più diretto responsabile del caos siriano insieme con il Qatar. I governi europei si sono completamente appiattiti sulle scelte irresponsabili degli USA ed il loro unico sussulto di “autonomia” è consistito nel consueto scivolamento nel demenziale repertorio del “più Europa”, farneticando ancora una volta di ”difesa europea”.

alessandrorobecchi

“Disintermediazione”: ti tolgo ancora diritti ma ti faccio sentire figo

di Alessandro Robecchi

Un fantasma si aggira per l’Italia. È il fantasma della “disintermediazione”. Parolina di moda per addetti ai lavori, un tempo, più che altro riguardante l’informazione: perché affidarsi alla mediazione di un organo di stampa quando invece ci si può informare sulla pagina Facebook di Gino, o Pino, o Sempronia? Perché leggere analisi e cronache quando il Capo ti sistema con un tweet tutto quello che c’è da sapere? Affascinante concetto. Matteo Renzi ne aveva fatto un suo cavallo di battaglia, naturalmente. Disintermediare, per lui, significava fare a meno dei corpi intermedi, sindacati in primis, che generano confusione, rallentano il paese, mettono in campo spossanti trattative, mentre il modello vincente sarebbe quello dei lavoratori che fanno accordi aziendali, magari singolarmente, qui la pecunia qui il cammello.

Ora ecco che con la disintermediazione sul posto di lavoro arriva il carico da undici del grillismo. Dal blog (quello di Genova, non quello di Rignano) arriva il disegno per le future relazioni industriali: basta con il sindacato, vecchio, incrostato, eccetera eccetera, e avanti con la disintermediazione, un luogo di sogno in cui in fabbrica, in ufficio, nel magazzino della logistica, a scuola e, insomma, in ogni posto in cui si scambi tempo-lavoro per salario, “uno vale uno”.

paroleecose

La più amata dagli italiani

Teresa Ciabatti e l’eutanasia della critica

di Gilda Policastro

Una volta Arbasino disse che giudicare i libri a seconda del gradimento popolare sarebbe stato come valutare McDonald’s il miglior ristorante al mondo, perché il più frequentato. Oggi il paragone non reggerebbe non solo perché i ristoranti sono pieni e le librerie disertate, ma anche perché i programmi di cucina sono più seri delle pagine culturali dei quotidiani, dove i consigli di lettura (o di acquisto, che non c’è distinzione) si affidano a stellette e pallini tipo guida Michelin, ma quasi mai attribuendoli all’oggetto in sé e più spesso alla “migliore persona dello schermo”, come avrebbe detto il poeta: alla funzione, al ruolo, all’idea di personaggio connessa al libro-prodotto, difficilmente inquadrato in un contesto diverso da quello del “successo”, che ormai non si nega veramente a nessuno e si misura in follower e visualizzazioni un tot al giorno, a seconda degli orari. Caduto ogni pudore o reticenza, il sodale magnifica il collega, l’amico il compagno di merende, accade finanche che lo scrittore candidi se stesso a un premio (il prototipo, Scurati allo Strega del 2009). In generale è prassi affrettarsi ad acclamare il proprio simile, aspettandosi che il favore venga prima o dopo ricambiato (qualcuno lo definì “69 critico”):

comuneinfo

La lotta ai paradisi fiscali può attendere

di Andrea Baranes

Ve lo ricordate lo scandalo dei Panama Papers? Undici milioni di documenti confidenziali di un solo studio legale panamense che mostravano al mondo intero un immenso fiume di denaro nascosto da società anonime, 200 paesi coinvolti, l’indignazione dei governi… Da allora è trascorso solo un anno e abbiamo ancora nelle orecchie l’eco tonante delle dichiarazioni infuocate e la solennità delle promesse, in particolare della Commissione europea, di farla finita una volta per tutte con il riciclaggio, la corruzione e gli altri abomìni dell’economia “illegale”. Bene, anzi benissimo. Volete sapere com’è andata a finire? E magari vorreste anche sapere quale dei governi europei ha approvato il testo più deludente per garantire il pieno accesso pubblico ai registri contenenti l’indicazione del reale proprietario di ogni impresa e trust che opera sul territorio dell’UE? Ma come, non lo indovinate?

Aprile del 2016, scoppia il caso dei Panama Papers. Vengono divulgati oltre undici milioni di documenti confidenziali provenienti da uno studio legale di Panama, e riguardanti società di oltre duecento nazioni del mondo che usavano compagnie anonime e trust per nascondere i più svariati giri di denaro. Uno dei più grandi scandali nella storia dei paradisi fiscali.

Non si contano, nei giorni successivi, le dichiarazioni indignate e quasi offese dei politici di tutto il mondo.

federicodezzani

Siria e Nord Corea

Il disperato tentativo atlantico di separare Mosca e Pechino

di Federico Dezzani

Dopo il bombardamento del 7 aprile, domina l’interrogativo se il raid statunitense sia stato solo un evento isolato oppure il preludio di un più ampio coinvolgimento in Siria. Parallelamente le manovre americane in Nord Corea lasciano presagire un intervento militare anche in Estremo Oriente: c’è un nesso tra le due crisi simultanee? L’attacco chimico del 4 aprile, seguito dal blitz missilistico e dalle pressioni sul Cremlino per abbandonare Assad, è una maldestra manovra per riallineare la Russia agli USA ed al resto del blocco occidentale. La minaccia di un intervento contro il regime di Pyongyang, storico “vassallo” cinese, è il tentativo speculare di svincolare Pechino dalla Russia: constata la monoliticità del blocco euroasiatico, si va verso l’escalation militare?

 

Due “regimi”, un obiettivo: il blocco euroasiatico

Il bombardamento del 7 aprile sulla base siriana di Shayrat ha creato molta amarezza tra i “populisti” europei, galvanizzando al contrario quei governi e quelle istituzioni che si sentivano orfani della salda guida della Casa Bianca: la Francia di François Hollande, la Germania di Angela Merkel, l’Unione Europea e la NATO hanno salutato con sollievo e soddisfazione il rinsavimento, o sarebbe meglio dire “la normalizzazione”, di Donald Trump.

senzasoste

Davide Casaleggio, poco o nulla di fronte a problemi epocali

di Redazione

Visto il filo conduttore della giornata di Ivrea, il futuro, non si può dire però che questa dimensione temporale sia stata fatta intravedere agli italiani. Non è venuta fuori un’idea di società, verso la quale un eventuale governo M5S tenderebbe, quanto una serie di immagini da proporre a differenti segmenti di pubblico. Niente di male, solo che qui non si cerca di proporre una nuova serie di paste da cucina (gli spaghetti a un tipo di pubblico, le pennette lisce ad un altro e il brand per tutti) ma si è davanti a una crisi economica storica, ad un Pil in declino da un trentennio ad una società con problemi drammatici ed inediti. Un’idea di futuro invece deve connettere, e mobilitare, un’intera società. Non per il rispetto dell’etichetta ma perché il M5S vuol governare da solo e che, per farlo secondo la legge elettorale attuale, deve raggiungere il 40% ovvero almeno 1/3 in più in più dei voti attuali. Sempre, s’intende, seguendo le stime delle attuali intenzioni di voto. Per arrivare a questo risultato la mobilitazione deve essere inedita, almeno per questi anni, e per ora questo non si è visto. La stessa definizione che Davide Casaleggio dà del movimento 5 stelle (“siamo Netflix mentre i partiti sono ancora Blockbuster”) non pare adatta a suscitare questa mobilitazione.

sollevazione2

Czexit, la Repubblica Ceca si sgancia dall'Euro

di Leonardo Mazzei

Un nuovo segnale del tramonto dell'euro: la Repubblica ceca annulla il cambio fisso tra la sua valuta nazionale e l'euro. Sorpresa: la Corona si rivaluta

Dunque, la Banca centrale ceca ha deciso di sganciare la valuta nazionale (la Corona) dall'euro. L'aggancio, in vigore da tre anni, avrebbe dovuto essere il primo passo verso un futuro ingresso nell'eurozona. Adesso il passo c'è stato, ma nella direzione opposta di quella sperata dagli euristi.

Come leggere questa decisione? Si tratta solo di una mossa contingente, dovuta alla spinta dei mercati finanziari, come si tende a far credere, o siamo invece di fronte alla prima tappa di un percorso che potrebbe condurre all'uscita dall'Unione?

Chi scrive propende per la seconda ipotesi, ma in ogni caso la decisione di Praga merita qualche commento. Anche perché il silenziamento della notizia, da parte dei media mainstream, è davvero impressionante.

Pare che negli ultimi tempi la speculazione finanziaria avesse preso di mira la corona, scommettendo sul suo rialzo sull'euro, costringendo così la banca centrale ceca a consistenti vendite di corone in cambio di euro al fine di difendere il peg, cioè il cambio fisso ancorato alla moneta unica europea.

gliocchidellaguerra

Un ballottaggio impossibile?

di Lorenzo Vita

A due settimane dal voto francese, la situazione appare molto meno nitida di quanto sembrava. Fino a poche settimane fa, le prospettive parevano essere molto chiare, con il ballottaggio tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron dato ormai per certo. Per mesi, soprattutto dopo lo scandalo che ha coinvolto Fillon, veniva ripetuto ovunque che Marine Le Pen avrebbe vinto al primo turno, ma avrebbe perso al secondo turno contro l’astro nascente Macron. Se questo scenario appare però ancora il più probabile, dall’altro lato non è più così scontato come prima.

Nelle ultime settimane, infatti, qualcosa è cambiato. Almeno nei sondaggi. Ed è vero che i sondaggisti sono ormai una delle categorie più bistrattate del momento (ed è anche vero che nella maggior parte delle volte hanno preso serie cantonate), ma comunque i loro lavori sono preziosi per capire l’evoluzione del sentimento collettivo. Pertanto, premesso che ai sondaggi si può credere come non credere, la loro analisi può comunque essere un ottimo spunto per una riflessione a tutto campo.

Il primo dato da sottolineare è che la coppia di testa, quella composta da Le Pen e Macron, continua a essere la prima nelle preferenze. Però, con un trend in discesa.