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linterferenza

Torino: dalla “marcia dei quarantamila” a quella dei trentamila

di Fabrizio Marchi

La media borghesia targata PD (anche se camuffata dietro a movimenti e associazioni formalmente apartitici) è scesa in piazza a Torino per dire SI alla TAV e alle logiche “sviluppiste” e vetero industrialiste, sponsorizzata anche dalla Lega, alleata di governo del M5S (“I lavori sono già iniziati – ha dichiarato prontamente Salvini – tanto vale completarli”…). Logiche industrialiste e sviluppiste sostenute ovviamente anche e soprattutto dell’alta borghesia, sia industriale che finanziaria, nazionale ed extranazionale.

E’ evidente anche a chi non ha occhi per vedere, come l’alleanza di governo fra Lega e M5S sia in realtà poco più che un mero accordo a termine e non una vera alleanza programmatica e strategica, dettato dalla situazione contingente, cioè dalla necessità e dall’impossibilità di dare vita ad un altro esecutivo o comunque altre ipotesi e soluzioni politiche. Forse, in una determinata fase, i 5 Stelle hanno veramente creduto di poter raggiungere un consenso tale da potergli consentire di governare da soli. Si sono, ovviamente, resi conto di quanto potesse essere non realistica tale ambizione e hanno dovuto cedere a dei compromessi (come è del tutto normale che avvenga in politica…).

M5S e Lega sono divisi pressochè su tutto, perché su tutto hanno una visione molto diversa: politica economica, politica fiscale, nazionalizzazioni, rapporto fra privato e pubblico, “grandi opere”, reddito di cittadinanza, giustizia, politica estera.

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senso comune

Lo scandalo del populismo

di Tommaso Nencioni

“La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. Dagli Stati Uniti di Trump al Brasile di Bolsonaro, dall’Italia di Salvini alla Germania dove la nuova destra prende sempre più campo ad ogni tornata elettorale; dalle metropoli alle periferie, insomma, son tornati a circolare i “fenomeni morbosi più svariati”, e la nota asserzione di Antonio Gramsci è il memento dell’inquietante terremoto politico che attraversa le nostre società. Bisognerebbe tuttavia conservare la forza (la speranza?) per leggere per intero il celebre passo dei Quaderni. Ci accorgeremmo che questo contiene uno sguardo sul futuro più aperto di quanto si possa immaginare. “L’interregno – si chiede il prigioniero – si risolverà necessariamente a favore di una restaurazione del vecchio?”. Oppure la crisi delle vecchie ideologie, il loro stanco rinsaldarsi attorno a formule canoniche, l’emergere di forze giovani non più inquadrate nel vecchio ordine; la rottura, insomma, “tra masse popolari e ideologie dominanti”, finiranno per aprire “la possibilità (e necessità) di formazione di una cultura nuova”? Questo interrogativo, col quale il passo dei Quaderni si chiude, non resta privo di ambiguità. Ma l’ambiguità – nel senso di non chiuso, non definito – costituisce la cifra della crisi.

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kelebek3

Crisi di astinenza da crescita

di Miguel Martinez

Seguo la straordinaria manifestazione che si è svolta ieri a Torino a favore del TAV.

Alla testa di tutto, c’è la Confindustria:

“Confindustria ribadisce “con forza l’assoluta necessità di completare i lavori della Tav”. E annuncia “che proprio a Torino convocherà un Consiglio generale straordinario allargato alla partecipazione dei Presidenti di tutte le Associazioni Territoriali d’Italia per protestare insieme contro una scelta, il blocco degli investimenti, che mortifica l’economia e l’occupazione del Paese”.”

Leggo su Repubblica la composizione, invece, della piazza:

“Il sit-in è stato promosso dall’associazione “Sì Torino va avanti” e da “Sì lavoro”, legata a Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, che ha lanciato una petizione online arrivata a più di 65mila sottoscrizioni. Hanno aderito il Partito democratico, i moderati, Forza Italia e anche la Lega, nonostante il partito di Matteo Salvini governi insieme al Movimento 5 Stelle che intende bloccare i cantieri e ha annunciato l’analisi costi benefici per l’alta velocità.

In piazza anche i Radicali e Fratelli d’Italia, che raccolgono firme per due referendum.”

Casa Pound, che è ovviamente fortemente schierata dalla parte delle Opere che Fanno Grande l’Italia, all’ultimo momento ha deciso di non scendere direttamente in piazza,

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socialismo.info

Gentile e l’integralismo cattolico

di Enrico Galavotti

Giovanni Gentile era partito bene, col suo ateismo implicito o criptico (quello non espressamente professo), nei due saggi giovanili dedicati alla Filosofia di Marx, apprezzati in due righe dallo stesso Lenin nella bibliografia alla voce “Marx” scritta nel 1914 per l’Enciclopedia Granat: “Il libro di un idealista hegeliano…, è degno di nota. L’autore tratta alcuni aspetti importanti della dialettica materialistica di Marx che di solito sfuggono all’attenzione dei kantiani, dei positivisti, ecc.”. In effetti, bisogna ammettere che la sua rilettura, in chiave laicistica, di Rosmini e Gioberti, al fine di trovare un accordo col materialismo marxiano era stata piuttosto originale.

Tuttavia proprio Gentile fu la dimostrazione più lampante che non basta essere “atei” per essere “democratici”. Cosa che già Marx aveva detto ai compagni della Sinistra hegeliana, che volevano portare il razionalismo hegeliano alla sua espressione ateistica più logica e consequenziale, indirizzando le loro critiche verso lo Stato confessionale prussiano e verso la Chiesa di stato luterana. La soluzione proposta da Marx era chiara: bisognava affrontare in maniera politico-rivoluzionaria le contraddizioni del sistema, mettendosi dalla parte del proletariato nullatenente, l’unico titolato a realizzare quegli ideali di giustizia e libertà che la filosofia tedesca era solo riuscita a teorizzare.

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sbilanciamoci

Bruxelles e Roma: la sconfitta della ragione

di Roberto Romano

La Commissione europea sbatte la porta in faccia all’Italia in nome del rischio di una espansione fiscale restrittiva che, in una congiuntura economica per niente rosea, è un assurdo logico. Il governo Conte non ha una politica economica, quelli precedenti non sono meno colpevoli con i loro deficit postdatati

Nel mentre lo scenario economico internazionale manifesta un rallentamento economico che condizionerà l’attività produttiva, il lavoro, il reddito e conti pubblici, al netto della bolla finanziaria incipiente che potrebbe far saltare ogni previsione economica, l’Europa dei tecnocrati vuole imporre misure di contenimento della spesa pubblica per contenere e ridurre il debito pubblico. Il modello sotteso è quello del Fiscal compact e la sua declinazione econometrica che spaccia una disoccupazione al 10% come coerente per sostenere la crescita in assenza di inflazione.

Paradossi dell’output gap europeo che durante la crisi più nera ha sostenuto la cosiddetta “austerità espansiva”, mentre ora declina, per interposta persona – Olivier Blanchard e Jeromin Zettelmeyer – il rischio di una espansione fiscale restrittiva.

L’attuale gruppo – tecnocrate – europeo riabilita persino Friedrich August von Hayek; era molto critico rispetto alle politiche pubbliche, ma non avrebbe mai sostenuto l’output gap europeo e la sottesa politica di contrazione del PIL. Sostenere che il vincolo europeo è l’inflazione – secondo questa tesi la crescita del deficit fa aumentare l’inflazione – è un assurdo economico che qualsiasi studente al primo anno saprebbe smontare.

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rinascita

Legge Salvini: leggi insicurezza

di Ugo Boghetta

Il decreto Salvini è diventato legge. Il padano esulta: la bandiera della sicurezza è stata issata. Ma le cose non stanno davvero così!

Cerchiamo di affrontare il testo con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato la questione immigrati nel seminario dedicato a questo argomento delicato: “Né buoni né cattivi, ragioniamo…”.

La legge contiene vari aspetti e non tutti dello stesso segno. Poichè molti non lo hanno letto vale la pena riepilogare i contenuti:

1) abrogazione del permesso per motivi umanitari e trasformazione in permesso di soggiorno temporaneo per esigenze di carattere umanitario: atti di particolare valore civile, grave sfruttamento lavorativo, violenza domestica, eccezionali calamità naturali etc.;

2) revoca della protezione internazionale per chi commette atti di violenza sessuale, produzione e traffico di droga, rapina, estorsione, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni di organi sessuali femminili, furto aggravato;

3) la domanda di richiesta asilo viene sospesa per pericolosità sociale o se il richiedente abbia avuto una condanna in primo grado;

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effimera

Debiti e crediti

di Gianni Giovannelli

I componenti del governo combinano continuamente guai, è vero. Ma dobbiamo ammettere che questo avviene perché nella situazione in cui si trovano, con tutta la buona volontà, non sono in grado di agire sensatamente. Si muovono alla spicciolata, senza far mancare dichiarazioni avventate ai giornalisti inviati dai loro avversari.

La Lega e il Movimento 5 Stelle hanno ottenuto, nelle urne del 4 marzo scorso, molti consensi, ma questo, in fondo rientrava nelle previsioni. Sorprendente invece è stata la conseguenza nella distribuzione dei voti, nell’assegnazione dei seggi di Camera e Senato. La composita rete di rappresentanti del vecchio potere contava sulla frammentazione per imporre una grande coalizione in salsa italiana, e tutti si sono curati assai poco del disprezzo crescente che si erano guadagnati sul campo. Con arroganza hanno rifiutato di riconoscere il clamoroso errore di calcolo, l’eccesso di sicurezza. E si sono trovati di fronte ad una strana alleanza, che per carenza di fantasia non ritenevano possibile, e che invece si è rumorosamente insediata al governo, annunciando il cambiamento.

Mario Draghi non ha mai tenuto in gran conto le pretese di autonomia della politica dal sistema monetario.

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lantidiplomatico

Il logos del Mondo Nuovo

Post inadatto a chi è debole in geografia ed in pragmatica

di Pierluigi Fagan

Perché ieri il ministro dei trasporti israeliano Israel Katz in Oman rilanciava l’idea della “ferrovia della pace”?

“Logos” è uno di quei termini antico-Greci su cui puoi scrivere una enciclopedia di significati. Noi scegliamo “logica”, quando applichi la logica alla interconnessione fisica di merci e persone, vien fuori la “logistica”. Mentre analisti in preda al delirio dello s-materialismo a-storico avevano profetato un mondo “post-geografico”, il mondo che è e sarà sembra voler rimanere pienamente geografico e la sua logica, traspare da ciò che sta accadendo nei progetti di logistica.

Qui abbiamo il ministro dei trasporti israeliano Israel Katz che ieri in Oman, rilancia l’idea della “ferrovia della pace”, una ferrovia che andrebbe parallela a Mar Rosso-Suez, ma anche al piano indo-iranian-russo di cui abbiamo parlato qualche post fa. Sostanzialmente si tratta di collegare l’Oceano indiano al Mediterraneo, attraccando in Oman e venendosene su per gli Emirati prima e l’Arabia Saudita poi, giungendo al nuovo presunto nodo regionale di interconnessioni dell’area in Giordania, sfociando infine in Israele-Mediterraneo. Diramazioni ovvie con i porti del Bahrein e del Kuwait, ancora dietro la lavagna il Qatar, da vedere fra qualche anno che fare con Iraq e Siria. La faccenda certo non farà piacere a Doha, Teheran ma anche al Cairo.

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carmilla

Frammenti di un discorso anticapitalistico

di Alessandro Barile

Jean-Claude Michéa, Il nostro comune nemico, Neri Pozza, 2018, pp. 248, € 18,00.

Cosa farne di Jean-Claude Michéa? L’intrico di contraddizioni attraverso cui prende forma la sua critica del capitalismo rischia di confondere anche il lettore più accorto. Poco letto e ancor meno compreso in Italia, dove è oggetto di un’incompresa venerazione da parte del cascame rossobruno di rito fusariano, l’autore si sottrae effettivamente a un catalogo poco ragionato delle etichette politiche. Il suo ultimo testo pubblicato in Italia, Il nostro comune nemico, contribuisce a questa faticosa ermeneutica. Il problema è che in Michéa convivono effettivamente più derivazioni politiche e filosofiche, poste in termini raffinati e anti-ideologici, che lo rendono suo malgrado, ma anche per sua precisa responsabilità, adatto a tutte le latitudini della politica “anti-sistema”. E’ d’altronde il suo vero obiettivo filosofico, quello di rompere definitivamente con qualsiasi attribuzione “di sinistra” al fine di recuperare un socialismo originario che, a suo dire, nulla avrebbe in comune con il concetto di sinistra.

Questo approccio, che contiene un guscio di verità conficcato dentro una serie di grossolane forzature storiografiche, lo rende effettivamente affascinante per quella destra mimetizzata dietro prose para-socialiste. Eppure confinare Michéa alla destra rossobruna sarebbe un errore, possibile solo grazie al deperimento che vive il dibattito politico di sinistra in Italia.

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notav

Lettera aperta notav

Sulla manifestazione di sabato

di Lele Rizzo

Questa lettera è indirizzata a chi abita a Torino, a chi in questi giorni è bombardato da notizie relative al Tav Torino Lione e ha voglia di provare a capire il perché di  tuttaquesta enfasi di alcuni notabili della città per la manifestazione di sabato

Avrete letto i giornali o visto i Tg, e avrete visto che il consiglio comunale di Torino ha approvato un ordine del giorno che qualifica il comune di Torino come comune notav. Un atto politico che segna un primo vero passo di discontinuità rispetto ai tanti sindaci passati da Torino in questi anni.

Da quel giorno è ripresa la campagna elettorale e i politici di professione della nostra città, hanno deciso di buttarsi a pesce per provare a guadagnare un po’ di nuovo consenso rispetto ai tanti danni fatti in tutti questi anni.

Hanno individuato il Tav come panacea di tutti i mali della città, con il solito modo: prendendo in giro i cittadini! E sapete perché? Perché la linea Torino Lione non risolverà neanche uno dei problemi della nostra città.

Volete davvero credere che un tunnel a più di 50 km da Torino, destinato perlopiù a trasportare merci (che non ci sono!), risveglierebbe l’economia della nostra città?

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blackblog

L'evoluzione delle categorie psichiatriche nell'epoca dell'imbarbarimento della società capitalista

di Benoït Bohy-Bunel

Nel suo libro del 2016, "Psychiatric Hegemony: A Marxist Theory of Mental Illness" ["Egemonia Psichiatrica: Una Teoria Marxista della Malattia Mentale"], Bruce Cohen svolge un'analisi materialistica storica, ed anticapitalista, del DSM [Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali] I, arrivando fino al DSM V. I fatti che, così facendo, espone, dovranno essere in grado di definire con maggiore precisione quella che è l'evoluzione della dissociazione razionalista- validista [N.d.T.: "Capacitismo ( o validismo ) è un termine usato per descrivere la discriminazione, l'oppressione e l'abuso derivato dalla nozione che le persone con disabilità sono inferiori alle persone senza disabilità"] del valore, così come è avvenuta dal 1952 fino al decennio del 2010. Bruce Cohen mostra come la psichiatria che si trova inscritta nel DSM definisca sempre più quali sono le norme socialmente accettabili nella sfera del lavoro, a scuola, nella sfera privata, e nella vita personale, e lo fa nello stesso momento in cui maschera ancora meglio la sua dimensione politica di controllo, definendo ideologicamente quella che sarebbe una certa «oggettività scientifica» dei disturbi.

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lantidiplomatico

Strage di un sociopatico fallito in Usa

"Non è terrorismo!" La prima preoccupazione di Repubblica

di Francesco Erspamer*

Sono splendidi i media americani e giustamente La Repubblica cerca di imitarli. Un sociopatico fallito (quelli vincenti diventano milionari) ammazza una dozzina di giovani in un bar e la prima cosa di cui si premurano è far sapere che non si tratta di terrorismo, a evitare che la gente possa fraintendere e spaventarsi e riflettere sulle possibili cause della disgregazione sociale e della violenza.

E la gente si tranquilizza subito: ah meno male che CNN ha chiarito la situazione, certo ormai di stragi ce n'è almeno una al giorno ma mica dobbiamo terrorizzarci e magari mettere in dubbio l'individualismo estremo e il culto del successo che fanno comodo ai liberisti e che, vabbè, creano decine di milioni di disperati e milioni di disadattati, alcuni dei quali esplodono, ma è colpa loro, sono dei perdenti, superati dalla storia, non ci si può fare niente, il progresso ha inevitabilmente delle vittime e un nuovo gadget val bene qualche massacro.

Terrorismo è un'altra cosa, tipo inviare per posta delle bombe-carta a qualche celebrity, un gesto velleitario e che non ha provocato alcun danno ma che ha monopolizzato le prime pagine dei giornali per settimane, capirete, aveva delle implicazioni politiche, addirittura una critica del sistema e dei suoi dèi, i ricchi.

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coniarerivolta

Il profitto all’assalto del trasporto pubblico locale

Perché votare NO al referendum su ATAC

di coniarerivolta

Domenica 11 novembre a Roma si svolgerà un referendum che ha l’obiettivo di promuovere la liberalizzazione del trasporto pubblico locale. L’ATAC, azienda del Comune di Roma che oggi gestisce il servizio pubblico, verte in condizioni disastrose, fornendo agli utenti servizi fatiscenti e imponendo ai lavoratori turni estenuanti e pessime condizioni di lavoro. Davanti al declino inesorabile del servizio di trasporto pubblico romano, i promotori del referendum – che stanno animando la campagna per il Sì – invocano la liberalizzazione, che significa mettere a gara la gestione del servizio ed affidarlo al miglior concorrente. Alle virtù della gara – al mito della concorrenza – viene così affidata la rinascita del trasporto pubblico: si presume che il vincitore sarà il più efficiente sul mercato, a tutto beneficio degli utenti e dei lavoratori.

Per comprendere a fondo la narrazione tossica che viene diffusa dagli estensori del referendum basta guardare un’infografica curata dal Comitato per il Sì che sta facendo il giro della rete: in caso di liberalizzazione il servizio rimarrebbe comunque pubblico con il controllo del servizio, la pianificazione delle tratte ed il prezzo del biglietto sempre stabiliti dal Comune, e le uniche differenze sarebbero il passaggio dal grigio monopolio alla variopinta concorrenza, da un lato, e la possibilità per il Comune di imporre al gestore delle sanzioni in caso di gravi disservizi dall’altro.

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ilsimplicissimus

Elezioni di medio terminator

di ilsimplicissimus

Oggi, tanto per annoiarvi un po,’ cercherò di parlare delle elezioni di mezzo termine in Usa che tutta l’informazione italiana dalla televisione al web ha trattato nel solito modo superficiale, anche al di là dell’ anti trumpismo di maniera, traendone solo banali considerazioni di schieramento e una valanga di valutazioni sul fatto che anche ciuffo Trump si troverà, come Obama. a governare con un Senato a maggioranza repubblicana e un Congresso a guida democratica, cosa che peraltro conta pochissimo, anzi nulla, in relazione agli interessi dell’impero. In realtà queste elezioni hanno messo in luce un sommovimento profondo della politica americana e uno spostamento dei punti di riferimento tradizionali che ancora non si percepisce chiaramente.

La cosa interessante non è che i democratici si siano ripresi il Congresso, ma quali democratici lo abbiano fatto perché emerge un dato abbastanza evidente: quando la sinistra corre come la destra perde e si tratta di doppia perdita. Quando la sinistra corre come la sinistra invece vince. Riguardo a questi ultimo caso si possono citare Franklin Bynum, Alexandra Ocasio – Cortez e Julia Salazar.

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controlacrisi

"Quelli che se ne vanno"

di Marco Grispigni

Nel dibattito politico italiano quando si parla di flussi migratori il tema unico è quello della presunta invasione dei migranti provenienti dalle coste dell’Africa. Se ne parla sempre con toni di allarme che possono andare dal delirio razzista sul progetto di sostituzione etnica a quello ‘democratico’ della necessità di regolare i flussi perché non c’è posto per tutti e dobbiamo “aiutarli a casa loro”.

Ogni tanto qualche articolo di giornale, specie in occasione della presentazione di uno dei tanti studi sui flussi migratori che interessano il nostro paese, ricorda che in realtà il saldo tra arrivi e partenze è ormai da diversi anni negativo per l’Italia: sono di più le persone che lasciano l’Italia di quelle che arrivano e si stabiliscono nel nostro paese. Il tema resta però totalmente assente dal dibattito politico; nessun partito, né i difensori della “purezza etnica” del nostro paese, né i democratici sostenitori di un flusso controllato di migranti si interrogano sui numeri e sulle cause di un nuova ondata di emigrazione dal nostro paese che ormai per numeri rinvia agli anni Sessanta del secolo scorso.

A fianco delle ponderose ricerche di fondazioni e istituti vari, delle vere e proprie miniere di informazioni, un agile e meritorio libro (Enrico Pugliese, Quelli che se ne vanno. La nuova emigrazione italiana, il Mulino, 2018, 154 pp. 14 euro) pone con chiarezza e forza argomentativa sul tavolo cifre e caratteristiche di quello che chiama un vero e proprio “tsunami demografico”.

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contropiano2

Scuola, laboratorio di secessione

di Giorgio Lonardi*

Che l’Italia sia da sempre spaccata in due non è certo un segreto per nessuno, che la questione meridionale venga tirata fuori ad anni alterni nemmeno. Oggi, tuttavia, la questione del divario Nord- Sud è molto più rilevante e strategica che in passato in quanto è il riflesso di ciò che sta accadendo nell’intera zona euro.

Il Continente è ormai polarizzato, anche se con contraddizioni interne molto forti e crescenti, tra un Nord produttivo che detiene le chiavi dell’egemonia politica e finanziaria europea e un Sud mediterraneo che obbedisce, in un’ottica puramente ancillare, alle esigenze e alle direttive impartite dalle politiche economiche decise da Berlino e Bruxelles. Non è il caso di approfondire qui l’argomento, basterà rimandare ai dati dell’ultimo rapporto SVIMEZ che confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, la profonda cesura che separa il Nord dal Sud del nostro paese, mettendo in fila una serie di dati che evidenziano la situazione drammatica di un Meridione ormai omologabile alla Grecia devastata dalle politiche di austerità europee1.

Questo il contesto nel quale va compresa anche la politica scolastica inaugurata dal nuovo governo fasciostellato, auspice un leghista al Viminale e uno al ministero dell’istruzione. Si tratta della cosiddetta regionalizzazione dell’istruzione.

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la citta futura

Dogman vs Sulla mia pelle

di Renato Caputo

Un tipico esempio di film complice del sistema ed espressione dell’ideologia dominante e un altrettanto tipico film di denuncia in grado di divenire un momento di mobilitazione collettiva contro il sistema

Abbiamo aspettato fino all’ultimo per affrontare la visione dell’ultimo film di Matteo Garrone: Dogman. Dopo i davvero pessimi Il racconto dei raccontie Gomorra e dopo aver visto il trailer del film e letto alcune recensioni avevamo delle aspettative bassissime, tanto che se il film non fosse stato malauguratamente candidato italiano al premio Oscar per il miglior film straniero ce lo saremo ben volentieri risparmiato. Purtroppo il film non ha fatto che confermare le nostre infauste previsioni. Si tratta di un film davvero pessimo di cui ha senso parlare solo in quanto è stato esaltato da tanta critica, anche sedicente di estrema sinistra, al punto da esser proposto come miglior film del nostro paese al più importante concorso internazionale. Tale sciagurata candidatura ha un senso solo in quanto rivela il livello davvero sorprendente di decadenza della critica cinematografica in primo luogo italiana ed è una testimonianza, a suo modo esemplare, del degrado del cinema “d’autore” italiano degli ultimi anni. Vi è, dunque, una perfetta corrispondenza fra la rovinosa crisi della struttura economico-sociale del nostro paese e la penosa decadenza delle sue sovrastrutture, da quelle politiche, si pensi al livello di degrado raggiunto dall’attuale governo e dalla sedicente opposizione parlamentare, al livello putrescente della cultura dominante, naturalmente espressione della classe dominante.

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manifesto

La fake news del Muos «maxi radar»

di Manlio Dinucci

«M5S diviso sul maxi radar siciliano», titola il Corriere della Sera, diffondendo una maxi fake news: non sul fatto che la dirigenza del Movimento 5 Stelle, dopo aver guadagnato in Sicilia consensi elettorali tra i No Muos, ora fa marcia indietro, ma sullo stesso oggetto del contendere.

Definendo la stazione Muos di Niscemi «maxi radar», si inganna l’opinione pubblica facendo credere che sia un apparato elettronico terrestre di avvistamento, quindi difensivo.

Al contrario, il Muos (Mobile User Objective System) è un nuovo sistema di comunicazioni satellitari che potenzia la capacità offensiva statunitense su scala planetaria. Il sistema, sviluppato dalla Lockheed Martin per la U.S. Navy, è costituito da una configurazione iniziale di quattro satelliti (più uno di riserva) in orbita geostazionaria, collegati a quattro stazioni terrestri: due negli Stati uniti (nelle Hawaii e in Virginia), una in Sicilia e una in Australia.

Le quattro stazioni sono collegate l’una all’altra da una rete terrestre e sottomarina di cavi in fibra ottica (quella di Niscemi è direttamente connessa alla stazione in Virginia).

Il Muos, già in funzione, diverrà pienamente operativo nell’estate 2019 raggiungendo una capacità 16 volte superiore a quella dei precedenti sistemi.

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ilcorrosivo

L'assurda storia di Aldo Bianzino morto in carcere senza un perché

di Marco Cedolin

In queste ultime settimane si è parlato molto della morte di Stefano Cucchi, pestato da un gruppo di carabinieri mentre si trovava in stato di detenzione, e la tragica fine del ragazzo romano è stata raccontata perfino in un film uscito nelle sale il 12 ottobre scorso. Così come molto a suo tempo si è parlato della morte di Federico Aldrovandi durante un fermo di polizia, omicidio per il quale nel giugno 2012 sono stati condannati in via definitiva i 4 poliziotti responsabili.

Ma purtroppo le morti apparentemente inspiegabili di cittadini, intervenute mentre albergano in carcere o si trovano in stato di fermo sono davvero tante e la maggior parte di esse non ha sicuramente avuto l'esposizione mediatica dei casi di Cucchi o di Aldrovandi....

Un caso su tutti è quello di Aldo Bianzino che colpisce profondamente sia per la tragicità della sua fine, viene lasciato morire fra atroci dolori alla sua seconda notte di detenzione, sia per l'atmosfera kafkiana che permea l'intera vicenda all'interno della quale ogni cosa sembra non avere un perché.

Aldo Bianzino è un falegname (ebanista) che dopo essersi separato dalla moglie decide di cambiare radicalmente il proprio stile di vita e si trasferisce a Pietralunga, un piccolo borgo nel verde delle colline umbre ad un'ora di auto da Perugia, dove acquista un casolare nel quale inizia a vivere con la nuova compagna Roberta Radici, l'anziana madre di lei ed il figlioletto Rudra.

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sollevazione2

Il "primate" della politica

Economia, politica, diritto, Stato e mercato...

di Bazaar

Siamo lieti di informare i nostri sempre più numerosi lettori che l'amico Bazaar ha accettato di collaborare stabilmente con SOLLEVAZIONE

Schmitt bisticciava con Kelsen, che bisticciava con Hayek, che bisticciava con tutti; il tema principale era il rapporto tra diritto, politica ed economia. Ora: occuparsi di epistemologia delle scienze sociali è una delle attività intellettuali più importanti e delicate che si possano intraprendere.

Nell’epistemologia delle scienze sociali si studiano le fondamenta stesse dell’organizzazione sociale, ovvero — dal pensiero che lega insieme economia, diritto e politica — nasce quella che può essere o meno — non una semplice società — ma un nuovo ordine sociale.

Quindi la materia va presa con la dovuta serietà: ogni parola ha un suo peso, un determinato significato in funzione del contesto dialettico e della cornice dottrinaria.

Il più famoso epistemologo delle scienze sociali è stato indubbiamente Karl Marx, con la sua critica all’economia politica, Il Capitale.

Lo spunto di riflessione sarà basato su un’impostazione marxiana; vediamo Kelsen: egli viene ricordato per l’atteggiamento neokantiano per cui un’Idea si trasformerebbe in una Grundnorm, e questa «norma fondamentale» si tradurrebbe in una Costituzione che farebbe da base alla piramide dell’ordinamento giuridico.

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contropiano2

Piove governo ladro, sicuramente

Ma il tema vero è l’alternativa di società!

di Michele Franco*

La realtà sociale della natura, la scienza umana della natura, la scienza naturale dell’uomo sono espressioni equivalenti!

Karl Marx, Manoscritti economici e filosofoci, 1844

Piove, governo ladro è sempre stato un efficace adagio popolare che ha saputo rappresentare i dolori ed i lutti, particolarmente dei ceti sociali subalterni, a fronte delle avversità della natura, dei guasti e dei danni provocati da cataclismi e tragedie ascrivibili, a vario titolo, ai meccanismi di funzionamento dell’eco/sistema climatico e naturale.

Prima la saggezza contadina e, successivamente, l’insieme dei ceti popolari hanno sempre riconosciuto in questa puntuale affermazione la maledizione adatta da scagliare contro i re, i potenti e i governi in ogni latitudine del pianeta.

La recente ondata di maltempo abbattutasi sull’Italia e le rovinose conseguenze che sta provocando sia sul versante della perdite di vite umane e sia su quello dell’ulteriore manomissione dell’assetto idrogeologico ed ambientale dei territori non sfugge a questa sacrosanta invettiva e conferma – tragicamente – come le scellerate politiche degli ultimi decenni hanno contribuito a rendere la vita umana e l’equilibrio ambientale più esposto e precario a fronte delle dinamiche della natura.

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sinistra

La ragion d'essere dell'Unione Europea

Due brevi considerazioni

di Sandro Dell'Orco

1 ― Secondo ogni apparenza e secondo l'ideologia borghese la legge fondamentale della società è lo scambio di equivalenti. Nulla deve essere più sottratto agli altri con l’inganno o la violenza, all’ombra di privilegi e dispotismi ormai morti e sepolti, ma tutto deve essere ottenuto onestamente attraverso un giusto e libero scambio di beni. Il capitalismo è il regno della giustizia e della libertà. Ne deriva che tutti coloro che tentano di fermare o intralciare il suo trionfo nel mondo sono degli ingiusti: cioè ladri, falsari e truffatori.

Lo Stato appartiene a questa categoria di soggetti. Infatti con la sua sovranità commette cinque peccati capitali contro il giusto scambio: le tasse, il debito, la creazione ex nihilo di denaro, la svalutazione e i dazi. Il primo si caratterizza come rapina: lo Stato, incurante di ogni scambio di equivalenti, sposta con le tasse, coattivamente e arbitrariamente, la ricchezza fra le classi sociali del proprio paese. Il secondo è identico al primo, visto che il debito consiste in tasse differite. Il terzo è un reato di falsificazione di moneta: come il falsario, infatti, lo Stato stampa e diffonde carta moneta priva di valore e con ciò realizza in modo diverso lo spostamento di ricchezza fra le classi di cui sopra. Cioè ottiene con l’inganno ciò che con le tasse e il debito otteneva con la violenza. Infine, con la svalutazione e i dazi lo Stato commette il reato di truffa: abbassa artificiosamente il valore dei beni nazionali per accrescere le proprie esportazioni; oppure alza artificiosamente il valore dei beni stranieri per far decrescere le proprie importazioni.

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contropiano2

L’Italia e l’eurozona si scoprono fragili

di Pasquale Cicalese

Indice manifatturiero ai minimi da 46 mesi, sotto la soglia dei 50 punti che rimarca espansione o recessione, crescita nulla del Pil nel terzo trimestre, forte calo degli ordinativi interni. L’Italia, che ha puntato sul modello tedesco basato sul mercantilismo a bassi salari dove l’unica valvola di sfogo è l’export, si riscopre nuovamente fragile.

Ecco come inquadra la questione Carlo Bonomi di Assolombarda ieri su La Repubblica:

“In Germania gli ordinativi sono in forte calo, e per la manifattura italiana, che ha intrecci produttivi strettissimi con le filiere industriali tedesche, è una pessima notizia. La domanda estera è in forte calo, quella interna non è mai di fatto ripartita”.

Il classico pianto del subfornitore italiano.

Ecco che l’Italia, che ha costruito negli ultimi 25 anni, a seguito dello smantellamento degli oligopoli pubblici, una vasta rete di subfornitura italiana al servizio dei colossi tedeschi e che ha puntato dal 2011 sulla domanda estera massacrando quella interna, si scopre senza appigli, senza uno sfogo di domanda pagante a cui aggrapparsi.

Ma è l’intera eurozona che è messa così: il rapporto domanda estera/pil della zona euro è pari al 44%, in Usa al 18,4%, in Cina al 17,8%. L’eurozona è senza domanda interna, avendola massacrata da Maastricht in poi, e di cui in questi giorni si “festeggiano” i 25 anni.

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la citta futura

Una parte del proletariato immigrato è scesa in piazza

Un’occasione mancata per Potere al Popolo

di Marco Beccari

Se Pap vuole essere protagonista delle esigenze di cambiamento sociale non può selezionare solo alcune lotte ignorando tutto ciò che si muove fuori da un certo perimetro piuttosto limitato

A Roma il 27 ottobre, nel silenzio generale anche della stampa di “sinistra”, si è tenuta una manifestazione nazionale indetta dal SI COBAS. Notevole la partecipazione della parte più combattiva del proletariato immigrato, quella che lavora nella logistica, organizzata da questo sindacato. Era presente anche ciò che resta del movimento degli immigrati a Roma, una parte del movimento per il diritto alla casa, degli studenti, qualche componente delle numerose organizzazioni comuniste e i compagni che si richiamano all'autonomia di classe. Almeno cinquemila persone reali hanno dato luogo ad un corteo da piazza della Repubblica ai Fori Imperiali.

Gli slogan più urlati sono stati gli insulti al vicepremier e ministro dell'interno Salvini. Delle parole d’ordine che non denotano un’elevata coscienza di classe, ma che senz'altro sono indice del clima fortemente repressivo vissuto da questo settore di classe operaia. Non che non siano mancate parole d’ordine più coscienti, ma la mancanza di un soggetto che interpreta e organizza tale coscienza di classe si fa sentire e non poco. I lavoratori della logistica sono a tutti gli effetti un settore di classe operaia, perché come ben analizzava Marx la catena del valore, la trasformazione D-M-D' si realizza anche grazie al trasporto della merce dal luogo di produzione a quello di vendita.

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gliocchidellaguerra

Il Belgio ha usato i soldi di Gheddafi per favorire l’immigrazione in Europa

di Mauro Indelicato

Quando scoppia il caos in Libia nel 2011 e la Francia assieme alla Gran Bretagna iniziano a preannunciare un intervento bellico, nelle tv di tutta Europa vengono annunciati a più riprese alcuni provvedimenti che scattano contro Gheddafi. In primo luogo vengono congelati i beni del rais in Europa. Non sono certamente pochi: tra fondi di investimento statali, partecipazioni, quote e società, in ballo ci sono miliardi di Euro custoditi nelle banche di buona parte del vecchio continente. Si tratta, nella realtà, non tanto di beni privati della famiglia di Gheddafi bensì di soldi dei libici. Con la stessa imprecisione con la quale all’epoca si dà notizia di fosse comuni e bombardamenti sui manifestanti attuati da Gheddafi, si definisce “tesoro” del rais quello che in realtà costituisce un blocco di beni e denaro di fondi di investimenti sovrani e non solo. Tutto però viene congelato, in attesa di sviluppi. O almeno così pare: dal Belgio infatti emerge l’ombra di uno scandalo riferibile proprio ai soldi libici congelati.

 

Lo scandalo che imbarazza Bruxelles

A congelare quei beni contribuiscono anche alcune risoluzioni dell’Onu. Questo non è un episodio di poco conto nell’economia della guerra che si sviluppa poi con l’intervento Nato.

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lantidiplomatico

"È inutile commuoversi, la bambina dello Yemen muore anche per colpa nostra"

di Alberto Negri - Tiscali

C’è un filo rosso che lega il caso Khashoggi, le sanzioni all’Iran e la bambina morta di Yemen: la complicità attiva delle politiche americane e occidentali con i peggiori regimi del Medio Oriente. Mentre i giornali e le tv europee e americane grondano di retorica sulle stragi di civili in Yemen, che durano da anni, gli Stati Uniti, prima quelli di Obama e adesso quelli di Trump, continuano a rifornire di armi la monarchia saudita e a dirigere i bombardamenti nello Yemen. Non solo. Facciamo affari e diamo armamenti ai Paesi della cosiddetta “coalizione araba” alleata di Riad, in primo luogo gli Emirati Arabi Uniti, che hanno sul campo oltre 30mila militari, in gran parte mercenari, che con i sauditi combattono gli Houthi, i ribelli sciiti zayditi sostenuti dell’Iran.

Il caso di Riad è stranoto. Un Paese proprietà di una famiglia, i Saud, che fonda la sua legittimità sull’Islam wahabita, una delle versioni più conservatrici e retrograde dell’Islam, la stessa ideologia religiosa intollerante che in Pakistan alimenta le proteste contro l’assoluzione della cristiana Asia Bibi.

Sono decenni che i sauditi si oppongono agli sciiti in Medio oriente. Negli Ottanta incoraggiarono e finanziarono Saddam Hussein per attaccare l’Iraq: una guerra che fece un milione di morti.

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sinistra

Un Paese in vendita. Il Niger nel mercato del Sahel

di Mauro Armanino

Niamey, Novembre 2018. Vendiamo le migliori cipolle del Sahel. Per imparare a piangere più in fretta quando occorre. Vendiamo carne di ottima qualità, troppo cara per le famiglie povere dei quartieri della capitale Niamey. Nel mentre si progetta di costruire una delle macellerie con camere frigorifiche più importanti della regione. Vendiamo la sabbia a chiunque voglia installarsi, con garbo, nello spazio saheliano. Del vento neppure a parlarne: arriva gratuito e dunque si offre a prezzo scontato, secondo le circostanze. E’offerto a cittadini e residenti occasionali quasi a ogni stagione dell’anno. Il turismo, lui pure in vendita, è stato spazzato via dalla storia dei rapimenti di occidentali e dai gruppi armati del Nord del paese che della non pace hanno fatto il loro business.

Vendiamo migranti ai migliori acquirenti della piazza. Agenzie umanitarie, ONG improvvisate al momento, associazioni, club amatoriali, giornalisti d’inchiesta, ricercatori, antropologi, autisti, commercianti all’ingrosso e al dettaglio, militari e strateghi. Tutti in cerca di loro, meglio se irregolari, illegali e clandestini: saranno meglio apprezzati dal mercato. Gli specialisti di diritti umani, quelli per curare i traumi post migratori, gli addetti al rimpatrio, gli assistenti sociali, i salvatori del deserto col telefono giallo-sabbia e infine coloro che denunciano gli abusi nei campi di detenzioni.

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militant

Patriottismi fuori tempo massimo

di Militant

Da tempo un vasto fronte politico-culturale chiede a gran voce l’istituzione del 4 novembre come festa nazionale legata ad un giorno festivo. E’ una richiesta interessata: attraverso la celebrazione del 4 novembre come “festa degli italiani” si vorrebbe concretamente derubricare il 25 aprile quale festa “divisiva”, non più adeguata a rappresentare quello spirito di riconciliazione incarnato invece nel ricordo del 4 novembre. Ma cosa si vorrebbe ricordare in questa data? In primo luogo, va ricordato che la «giornata dell’unità nazionale e delle forze armate», ancora oggi festa nazionale, fino al 1976 era connessa al giorno festivo. Una reintroduzione, insomma, legata alla fine della Prima guerra mondiale. Una data che i più, ormai anche a sinistra, definiscono come «Vittoria». Proprio così, con la V maiuscola e il petto infuori. Ma siamo impazziti?

Nel novembre del 1918 si concluse l’evento più traumatico del Novecento, che addirittura inaugurò – per tramite della sua forza materiale ed evocativa – quel Secolo breve segnato dall’irruzione delle masse nella vita politica degli Stati nazionali. Un evento che va ricordato, costantemente interpretato, addirittura valorizzato nella sua unicità, ma mai “celebrato”.

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vocidallestero

Perché una società neoliberista non può sopravvivere

di T.J. Coles

Torniamo ancora una volta a occuparci dell’approccio teorico all’ideologia neoliberista. T.J. Coles, ricercatore presso il Cognition Institute dell’Università di Plymouth e autore di diversi libri, tra cui Human Wrongs (2018, iff Books), in questa analisi critica sostiene, sulla base di una serie di studi socio-psicologici, che le politiche neoliberiste portano alla distruzione della società e hanno come risultato una situazione di caos ed anarchia diffusi, da cui solo pochi possono trarre vantaggio, ma che in ultima istanza porta all’autodistruzione della civiltà così come la conosciamo. In questo contesto, l’inversione di tendenza che si afferma con sempre più forza a livello globale è incoraggiante. Tuttavia è necessario conoscere e capire i fenomeni attuali per poter combattere il declino sociale dell’egoismo e utilitarismo di politiche di austerità ultra-liberiste

Gli esseri umani sono creature complicate. Siamo sia cooperativi che settari. Tendiamo a essere cooperativi all’interno di gruppi (ad es. un sindacato) mentre competiamo con gruppi esterni (ad esempio, una confederazione di imprese). Ma società complesse come la nostra ci costringono anche a cooperare con gruppi esterni – nei quartieri, nel lavoro e così via. Negli ecosistemi sociali, la selezione naturale favorisce la cooperazione. Inoltre, esiste una preferenza per i comportamenti etici, quindi la cooperazione e la condivisione sono qualità apprezzate nelle società umane.

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ilsimplicissimus

Gli antifascisti dei miei stivali

di ilsimplicissimus

Il pericolo fascista è ormai la maggiore preoccupazione dei salotti che s’immaginano progressisti e di una intellighentia cinica e crepuscolare, ma sempre terribilmente mediocre, che fa da megafono ai suoi referenti politici e ai poteri che li burattinano. Purtroppo tutto questo attivismo non si accompagna ad alcuna plausibile definizione di fascismo, anche perché chi ne parla da qualche cattedra mediatica, quasi sempre immeritata, ne sa poco o nulla: è fatica leggere la storiografia e le interpretazioni del fascismo da Hobsbawm a De Felice, da Gramsci a Lukacs, mentre nel mondo contemporaneo non esiste virtù più specchiata del velleitario semplicismo mimetizzato e mischiato con qualche capriola verbale: quasi di direbbe che è televisione di intrattenimento con altri mezzi. Da questo concettoide scomposto infatti non emerge un’idea chiara e distinta, anzi nemmeno confusa, bensì una casistica dalla quale si può dedurre che il fascismo sia: 1) tutto ciò che non sacrifica un gallo all’Europa e i suoi dettami economici e dunque anche lo sfruttamento del lavoro così come del terzo mondo, corollari ovviamente messi sotto il tappeto dell’ipocrisia; 2) ogni riferimento alla sovranità popolare e allo stato nella quale si concretizza; 3) qualsiasi atteggiamento critico verso l’immigrazione incondizionata ancorché provocata dalle guerre occidentali come se si trattasse di onorare una partita di giro; 4) tutto ciò che non fa parte delle chincaglierie dell’universo del salotto benestante a cui vergognosamente si è ridotta molta parte della sinistra.