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sinistra

Per la rinascita della sinistra

di Fabio Petri

Autori vari*: Controvento. Contributi per la rinascita della Sinistra. Il patriottismo costituzionale, editore Imprimatur, pp. 192, prezzo € 15,00

Presso la casa editrice Imprimatur è uscito Controvento, un volume che raccoglie, con una introduzione di Stefano Fassina, sette saggi per un rinnovamento programmatico della sinistra a sinistra del PD. I saggi, presentati a un convegno a settembre 2017, sono di Michele Prospero, Massimo D’Angelillo & Leonardo Paggi, Geminello Preterossi, Grazia Francescato, Sergio Cesaratto, Massimo D’Antoni, Antonella Stirati.

Fassina apre la sua introduzione affermando la previa necessità, per una proposta politica all’altezza della fase attuale, di “un’analisi seria delle discon­tinuità a scala globale; il riconoscimento delle correnti fondative e strutturali dell’Unione europea e dell’Eurozona; la lettura condivisa delle ragioni di fondo del­la deriva italiana; uno sguardo lucido e coraggioso al trentennio alle nostre spalle”. E prosegue sollevando una questione centrale: come mai elettoralmente la sinistra storica stia andando male dovunque e la destra, in Italia come in USA, ottenga voti operai. Fassina dà la sua risposta: le fasce meno ricche della popolazione, la base tradizionale della sinistra, “sono state abbandonate da chi avrebbe dovuto difenderle”. Risposta ovvia, direi, che non aiuta se non la si completa con un’analisi del perché.

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soldiepotere

Se LeU vuole i voti di sinistra

di Carlo Clericetti

Gli ultimi sondaggi non sono favorevoli ai partiti di sinistra. Valgono quel che valgono, ma spesso azzeccano l’ordine di grandezza e soprattutto le tendenze. Quella di Potere al popolo sembra favorevole, ma tutte le indagini lo vedono lontano dalla soglia del 3%, quella necessaria per poter entrare in Parlamento. La tendenza di Liberi e uguali è invece negativa, e se un mese fa qualche istituto lo dava sopra al 7%, adesso più d’uno lo stima sotto al 6. La scommessa del partito di Pietro Grasso e Pier Luigi Bersani era di ridare una casa agli elettori della sinistra riformista che – considerando il Pd ormai geneticamente mutato – in parte si erano rivolti ad altri, ma in parte ancora maggiore non andavano più a votare, per mancanza di un soggetto che li rappresentasse. Ebbene, i sondaggi dicono che LeU questa scommessa la sta perdendo.

Eppure il programma che propone dovrebbe essere abbastanza soddisfacente per chi si pone in un’ottica di sinistra moderata. Possibile che questo andamento negativo si debba attribuire solo alla scarsa attrattività mediatica del leader Pietro Grasso? Difficile da credere. Chi ricorda le performance televisive di Romano Prodi non può non concluderne che – al confronto – Grasso appare addirittura brillante. Eppure Prodi riuscì a battere per ben due volte il Grande Imbonitore Berlusconi, che in tv faceva faville.

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manifesto

Contro la «buona scuola» il no distratto della sinistra

di Piero Bevilacqua

Un leader calato dall’alto, i territori penalizzati dalle candidature. Sono i limiti di LeU. Con l’avvicinarsi del 4 marzo bisogna concentrarsi sui contenuti della battaglia. La scuola che abbiamo conosciuto è sotto attacco. Anziché spingere sulla formazione culturale, il governo la riduce a un apprendistato utile alle imprese

Diciamo la verità, tutta la verità, almeno a sinistra, circondati come siamo da un oceano di menzogne pubblicitarie.

Non siamo contenti di come il nostro campo politico è arrivato all’appuntamento elettorale del prossimo 4 di marzo.

Un anno perduto appresso alle oscillazioni quotidiane di Giuliano Pisapia, quando pure appariva evidente l’inconsistenza del tentativo e l’inadeguatezza del suo proponente.

Poi, al momento della configurazione di un nuovo organismo politico, con la nascita di Liberi e Uguali, il prevalere di logiche spartitorie e pattizie che hanno emarginato i protagonisti del Brancaccio e dunque una vasta area di movimenti e di giovani.

E l’incoronazione dall’alto, come il deus ex machina delle tragedie antiche, di una persona esterna alla storia politica delle formazioni che si fondevano.

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avvenire

Crimini di pace esportati nel Sahel

di Mauro Armanino

Niamey, febbraio 018. Si contano a centinaia le morti chiamate‘bianche’ solo perché non sono rivendicate. Fanno vergogna a chi le pedina e conta. Eppure si tratta di crimini di pace, come aveva affermato Franco Basaglia nell’omonimo libro che denunciava la pazzia da esclusione. I crimini di pace sono il frutto del sistema violento e perverso che li produce e li esporta. Nel Sahel ne sappiamo qualcosa grazie alle nostre frontiere coloniali. Il problema è che non sembrano neppure crimini ma opere di bene umanitario. La sola differenza coi criminidi guerra è perchè questi ultimi occupano lo spazio mediatico che li fa esistere agli occhi. I crimini di pace mettono insieme misure di contenimento, progetti di sviluppo e reti metalliche spinate quando occorre.

Alla radice di questi crimini si trova l’invisibilità che sola può garantire la riuscita dell’operazione. La prima di queste si trova nel grembo materno che dell’assoluta povertà è il simbolo più eloquente. L’attentato originario si riproduce poi in molte altre forme. Chi non ha modo di difendersi, nel sistema neoliberale che solo valuta le merci, sarà un oggetto tra gli altri, a volte vendibile come gli uteri. E’in tempo di pace che questo occorre e si insinua poi, come un virus, negli altri organi della democrazia selettiva.

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marx xxi

Il blocco del Nord Europa azzoppa l'Italia

di Pasquale Cicalese

Giovedì 15 febbraio sono usciti i dati definitivi del commercio estero italiano. I livelli sono da record storico, con 448 miliardi di euro di export, +7,4% in valore e +3.1% in volume. Ricordiamo che alla fine del 2016, a seguito dell’elezioni di Trump, il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda presagiva un crollo del mercato mondiale, tesi clamorosamente smentita dai fatti, visto che il commercio mondiale ha avuto il più alto picco degli ultimi quattro anni. Il riposizionamento degli attori economici mondiali si può evincere dal fatto che nel 2017 l’export italiano è cresciuto soprattutto in Cina, +22%, in Russia, + 19,3%, e in Usa +9,7%. A distanza di un ventennio, l’Italia scopre la Cina come mercato di sbocco, segno di miopia della classe dirigente italiana, in particolare imprenditoriale, e il dato è significativo perché per la prima volta il deficit con la Cina si riduce, passando da 16,2 miliardi del 2016 a 14,9 miliardi del 2017.

Altro dato, la Russia è ritornata, nonostante le sanzioni, a cui l’imprenditoria italiana non ha voluto porre un’azione di contrasto e di superamento, segno di pavidità e ottusità italica. Ma è anche clamoroso il dato statunitense: tutti i politici europei e i media prefiguravano per il 2017 un crollo delle esportazioni verso gli Usa, a seguito dei proclami protezionisti idi Trump.

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piccolenote

Gli Usa: non abbiamo prove delle armi chimiche di Assad

di Piccole Note

E così, dopo tante piccole bugie e altrettante spudorate menzogne, la narrativa anti-Assad subisce una ferita mortale: gli Stati Uniti hanno ammesso che non hanno nessuna prova che il presidente siriano abbia usato il sarin.

Inizia così un articolo che ho pubblicato per Occhi della guerra (cliccare qui) che dà conto delle sorprendenti affermazioni del ministro della Difesa americano James Mattis, il quale, in una conferenza stampa tenuta il 2 febbraio, ha ammesso che il raid americano di aprile in Siria, conseguente alla strage di Khan Sheikhoun (presso Idlib) causata da un gas tossico, non aveva alcun fondamento.

Allora gli Stati Uniti avevano accusato Assad di aver usato il sarin contro i ribelli, mentre Damasco e Mosca, respingendo tali accuse, spiegavano che l’aviazione siriana aveva colpito un sito dei “ribelli” nel quale era stipato il gas. O che gli stessi ribelli avessero inscenato l’attacco per spingere gli americani a intervenire in loro difesa.

Ma torniamo alla conferenza stampa di Mattis. Alla precisa domanda di un cronista, che gli ha chiesto conferma di quanto il ministro gli aveva confidato in privato, se cioè gli Stati Uniti stessero ancora cercando le prove riguardanti le responsabilità di Assad sull’accaduto, Mattis ha risposto: «Non abbiamo la prova […] stiamo cercando le prove».

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ist onoratodamen

Di distributori automatici è pieno il mondo

di Egidio Zaccaria

Il comunismo è un supermercato senza casse? Evidentemente no, non foss'altro per il fatto che la capitalista Amazon arriva in anticipo. È notizia di questi giorni che «dopo cinque anni di sperimentazione e un anno di ritardo sulla data di apertura prevista, si inaugura oggi il primo punto vendita Amazon Go, al piano terra del quartier generale del gigante dell’e-commerce a Seattle» (La Stampa).

Senza dubbio la domanda posta in esordio è provocatoria, forse rispecchia un comune sentimento nei confronti di una società nuova, vista con gli occhi della precedente, dove la prassi sociale legata al denaro è un dogma. Come tutte le domande che cercano risposte semplici, anche qui, è probabile che la mistificazione non sia nella risposta quanto nella domanda stessa. La questione, più che sulle casse, verte sul supermercato, sullo scambio di merci tramite il quale gli uomini entrano in contatto sociale. Pur ipotizzando soltanto un’equa distribuzione dei prodotti del lavoro, svincolata dal rapporto monetario e magari automatica, resterebbe inalterata l’alienazione nei rapporti sociali mediati nel rapporto tra cose; gli uomini continuerebbero a misurarsi soltanto con ciò che ricevono dal loro lavoro senza per questo entrare in rapporto direttamente sociale nel processo produttivo generale.

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la citta futura

Il futuro non è scritto

di Sergio Cimino

La sfida lanciata da Potere al Popolo va al di là della imminente scadenza elettorale

Un mio recente articolo sulla lista Potere al Popolo ha ispirato una replica del compagno Lorenzo Mortara, sostenitore del cartello elettorale Per una Sinistra Rivoluzionaria.

In apertura del suo scritto, il Mortara definisce infelici i richiami fatti al Fronte Popolare e alle Repubbliche Popolari, in quanto quelle esperienze storiche sono sfociate in sconfitte per la classe lavoratrice.

Il richiamo ai Fronti Popolari e alle Repubbliche Democratiche Popolari aveva il solo scopo di mostrare la non estraneità dei termini popolo o popolare al lessico delle organizzazioni politiche di ispirazione marxista. Il richiamo è al “fatto” (l’uso dell’aggettivo popolare), non agli eventi storici citati, i quali in ogni caso, non possono essere valutati sulla scorta dell’utilizzo di quegli aggettivi.

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militant

La crociata contro il contante

di Militant

A intervalli più o meno regolari, e soprattutto in concomitanza delle elezioni, torna la crociata contro il denaro contante. Una campagna che in genere associa ogni utilizzatore di contante in evasore, quindi in peccatore e artefice primo del declino del paese, del malaffare, della corruzione strisciante. Insomma, chi usa il contante è un mafioso o in procinto di diventarlo. Da trent’anni a questa parte gli schieramenti sono definiti in maniera stabile: da una parte Berlusconi (e quindi Totò Riina, la Ndrangheta, Dell’Utri, le Brigate Rosse e Antonio Razzi), espressione diretta della putrefazione sociale, della cancrena culturale del paese; dall’altra il centrosinistra democratico (emanazione metastorica di Voltaire, Kant, Umberto Eco e Tony Blair), in lotta per abolire l’uso del contante e in favore della completa tracciabilità (bancaria) di ogni pagamento. Da sempre, e in particolare in questi giorni in cui, dopo tanto lamentarsi, le hanno finalmente rimediato un lavoro, la portavoce dell’illuminismo bancario è Milena Gabanelli. Che infatti è tornata sull’argomento secernendo i peggiori cliché sull’uso del contante e sulla necessità di abolirlo.

L’abolizione del contante è un risultato inevitabile, a cui si giungerà di qui a qualche anno (presentato come male dei nostri tempi, oggi il totale delle transazioni mondiali in contante e assegni è del 15%; il resto avviene tramite banca).

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marx xxi

La dinamica della crisi globale, oggi

di Franco Schettini

Riceviamo e pubblichiamo come contributo alla discussione

Premesso che si verifica fin dagli anni ’70, come alla fine degli anni ’20, il fenomeno della sovrapproduzione, va sottolineata la crisi del regime U.S.A. in via, ormai, di irreversibile declino.

Lo splendore del regime U.S.A. (Reagan) è comparso, ed è poi svanito, dopo avere aggravato le contraddizioni che erano alla base della precedente crisi spia (Arrighi). Per esempio, come utilizzare la forte liquidità U.S.A. dopo il ’45.

Per essere precisi, questa crisi U.S.A. si verificò tra il 1968 ed il 1973 (Vietnam etc.). Nel 1973 il governo U.S.A. si era ormai ritirato su tutti i fronti. Come anni prima era accaduto all’impero inglese. Per esempio, per il resto degli anni ’70, le strategie (non le tattiche) U.S.A. furono caratterizzate da un sostanziale disinteresse per le funzioni di governo del mondo. Ciò destabilizzò quel che rimaneva dell’ordine mondiale del secondo dopoguerra (Bretton Woods) e un rapido declino del prestigio degli U.S.A. con la rivoluzione in Iran e la crisi degli ostaggi dell’80.

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gliocchidellaguerra

Il vero problema delle Ong? Politico, non (solo) morale

di Fulvio Scaglione

Io ero e resto convinto che nei primissimi anni Novanta Willy Huber, che allora dirigeva l’ospedale di Save the Children a Mogadiscio, in Somalia, mi abbia salvato la vita. In più, ho avuto decine di contatti, e in qualche caso rapporti profondi, con esponenti di Ong in varie parti del mondo. Figuriamoci quindi se posso avere una posizione preconcetta nei confronti del cosiddetto “volontariato”.

Però una crisi è una crisi. E quella attuale è assai profonda, e non riguarda solo i colossi travolti dallo scandalo come Oxfam o quelli che si stanno autodenunciando perché avevano già preso provvedimenti e non vogliono finire nel tritacarne come Save the Children o Medici senza Frontiere. Tanto profonda che la Charity Commission, l’ente che per conto del governo inglese sorveglia le Ong, denuncia di ricevere ogni anno oltre mille segnalazioni di abusi sessuali, che riguardano organizzazioni grandi, piccole e minuscole. Ed è chiaro che il cittadino di buona volontà, il cittadino-donatore ma anche il cittadino che paga le tasse e vede il proprio governo affidare decine di milioni alle Ong, fa in fretta a farsi una domanda: se questi, ad Haiti o altrove, usavano l’organizzazione come sede per le orge, chissà che fine facevano i miei soldi.

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comidad

Le ambiguità della russofilia di Salvini

di comidad

Sette anni di destabilizzazione della Siria hanno condotto ad un risultato certo. Il regime di Assad non solo non è stato abbattuto ma adesso ha anche a disposizione i mezzi per contrastare Israele in quello che era il suo punto di forza, cioè il controllo dello spazio aereo. I missili contraerei di ultima generazione S-400 che la Russia ha fornito alla Siria hanno confermato l’efficacia che gli osservatori gli attribuivano.

Se lo scopo della destabilizzazione della Siria era di eliminare un potenziale avversario di Israele, è stato ottenuto il risultato opposto. Il governo israeliano ha giustificato la sua invasione dello spazio aereo siriano con la necessità di inseguire un drone iraniano che sarebbe sconfinato sul proprio territorio. In realtà in questi anni il sostegno israeliano ai miliziani islamici di Al-Nusra è stato documentato anche da osservatori ONU.

Anche l’aver tirato in ballo l’Iran non ha portato fortuna al governo israeliano. I rapporti diplomatici tra Russia e Israele negli ultimi anni erano sempre stati abbastanza buoni, ma il tentativo israeliano di accusare l’Iran ha costretto la Russia a prendere posizione a favore dell’alleato iraniano. La Russia del resto non ha molto da scegliere, visto che il tentativo euro-americano di isolarla e di eroderne i confini, la costringe a tenersi ben stretti gli alleati che ha.

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vocidallestero

Secondo l’Economist i mercati sono truccati

I complottisti avevano ragione

di Zero Hedge

Nonostante la pretesa liberista dell’efficienza e autoregolamentazione dei mercati, tre recenti studi dimostrano che i mercati di norma sono truccati: favoriscono una ristretta élite che approfitta della possibilità di accedere a informazioni nascoste al pubblico a discapito di tutti gli altri. Se aggiungiamo che le ultime crisi globali hanno avuto origine proprio dagli squilibri dei mercati, risulta sempre più chiara la necessità che siano gli Stati a regolamentare e limitare con decisione l’invasività dei mercati per impedire ingiuste speculazioni e scongiurare i maggiori rischi di crisi sistemiche

Tre nuovi paper scientifici recentemente pubblicati sembrano confermare quanto molti sostengono da anni: i “mercati efficienti” non solo sono inefficienti – da un punto di vista informativo – ma sono pure decisamente truccati. Dei tre paper, secondo l’Economist,  uno sostiene che gli Insider con gli agganci giusti hanno guadagnato perfino dalla crisi finanziaria, mentre gli altri due si spingono a suggerire che l’intero sistema di negoziazione delle azioni è truccato.

A differenza di quanto fanno solitamente coloro che denunciano i casi di insider trading – che richiedono di solito occasionali soffiate  e vaste, costose indagini, che comprendono l’esame di prove complesse provenienti da telefonate, e-mail o informatori muniti di apparecchi di registrazione – i paper fanno un uso originale di analisi schematiche su dati per scoprire che probabilmente l’insider trading è  molto diffuso, come riporta l’Economist. 

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piovonorane 

Immigrati, degrado e fake news

di Alessandro Gilioli

Oggi parlo del mio quartiere, ma non è colpa mia.

Il Corriere della Sera infatti dedica una pagina a una questione locale, elevandola tuttavia a metafora di un problema nazionale: «L'illusione caduta di piazza Vittorio».

Piazza Vittorio, architettura sabauda, è il cuore di un rione chiamato Esquilino nel quale ho appunto la fortuna di abitare da una quindicina d'anni.

Notoriamente è un quartiere molto multietnico: cinesi, bangladeshi, arabi, africani e altro. Non so se in quest'ordine, ma sicuramente con i cinesi in testa per presenza visibile e attività commerciali.

Sotto casa mia - a memoria - ho un casalinghi gestito da cinesi, due ristoranti di cucina giappo gestiti da cinesi, una tintoria cinese, un'altra tintoria di bangladeshi, due alimentari di bangladeshi, un falaferaro e pizza al trancio egiziano, un money transfer arabo (non so di che paese). Il ristorante-pizzeria è italiano ma i cuochi sono tutti asiatici e africani, tranne il pizzaiolo che è albanese (ma quando non è di turno, le pizze le fa un africano).

La forte presenza di comunità straniere è visibile anche nelle scuole del quartiere.

Dicevo: oggi il Corriere ha dedicato al quartiere un ampio spazio sulle sue pagine nazionali, prendendo come spunto una petizione di alcuni «residenti famosi» (sic).

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chefare

Ritorno al presente, oltre il rimpianto del passato

di Giacomo Giossi

The past is a foreign country: they do things differently there, così inizia Messaggero d’amore il romanzo romantico di Leslie Poles Hartley; inizia con una dichiarazione di poetica sostanziale, il passato è un paese straniero. Questa frase è probabilmente più famosa ed essenziale dello stesso romanzo che la contiene e più volte è stata ripresa proprio per la sua capacità di sintetizzare il sentimento della nostalgia capace di contenere e rivelare due ulteriori quanto angusti sentimenti, quello del risentimento e quello a tratti meno indagato del rimpianto.

Ormai è diventato quasi ovvio definire la nostra epoca o meglio la nostra società come quella del risentimento, un sentimento che è visibile quasi in ogni momento della nostra quotidianità. Dalla mattina fino alla sera il risentimento accompagna i gesti di una comunità sotto pressione continua, qualcuno prima o poi esplode, magari semplicemente per un autobus perso o per un lavoro andato male o per un parcheggio introvabile: la banalità chiude il Novecento, il risentimento la accompagna nel nuovo secolo.

Tuttavia il risentimento sembra indagare un movimento ancora sociale, diffuso e comune, ma se è nel gesto individuale che si palesa è nell’origine dell’individuo che si perde, che resta sostanzialmente una visione di superficie.

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ilponte

Potere al popolo?

di Mario Pezzella

Le prossime elezioni italiane sembrano confermare le tesi di Ernesto Laclau, per il quale l’unico orizzonte della politica è il populismo, in diverse varianti e in contesa egemonica tra loro. Io credo che si debba invece cercare un’alternativa, oltre questa apparenza di superficie e opporre la divisione del sociale al fantasma del Popolo-Uno.

Laclau pensava che fossero quattro le caratteristiche fondamentali di un movimento populista: la crisi dell’ordine simbolico democratico, l’identificazione di massa con l’Io ideale incarnato dal Capo, la costituzione di un “altro”, come nemico esterno del popolo, la capacità di comporre almeno provvisoriamente in unità domande e critiche apparentemente incompatibili. Ora sembra che i principali contendenti delle elezioni italiane rientrino tutti in questo contesto. Sui migranti, per esempio, e dunque sulla frontiera da stabilire tra noi e loro, tra Minniti, Berlusconi, Di Maio e Salvini c’è solo una differenza di grado e di modalità, non di principio (il peggiore per ora è Minniti, finanziatore di veri e propri campi di concentramento in Libia).

Tutti personalizzano e incarnano il proprio movimento nella figura di un capo e accettano una logica sociale gerarchica e piramidale. Tutti si muovono in un’ottica di critica della finanza e non del capitale.

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sollevazione2

La Lega di Salvini e l'Europa

Verso le elezioni. Scheda 8: la Lega

Che sull'Europa - meglio, sull'euro e l'UE - la politica della Lega, al pari di quella di M5S, abbia subito una profonda svolta nell'ultimo anno è un fatto sotto gli occhi di tutti. Sarà stata la sconfitta di Marine Le Pen in Francia, come pure la scelta di allearsi con Forza Italia, ma sta di fatto che il "Basta euro" ricorda ormai solo una delle tante felpe salviniane del passato.

Ma vediamo cosa ci dice in proposito l'attuale programma leghista, scaricabile QUI.

A pagina 8 si legge che:

«L’Unione Europea è... un gigantesco ente sovranazionale, privo di una vera legittimazione democratica e strutturato attraverso una tentacolare struttura burocratica che detta l’agenda ai nostri Governi anche a scapito della tutela fisica ed economica dei cittadini dei singoli Stati membri».

Insomma, un giudizio fortemente negativo, al quale segue però questo passaggio:

«Noi vogliamo restare all’interno dell’Unione Europea solo a condizione di ridiscutere tutti i Trattati che pongono vincoli all’esercizio della nostra piena e legittima sovranità, tornando di fatto alla Comunità Economia Europea precedente al Trattato di Maastricht».

Come si vede anche Salvini ha deciso di adottare una sua variante della stessa litania altreurista che caratterizza quasi tutte le liste in campo.

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controanalisi

Il potere è marcio

di Francesco Erspamer

Non c’è “qualcosa” di marcio in Italia, come nella Danimarca di Amleto. Marcia è tutta la classe dirigente. Marci sono i mediocri imprenditori che sono diventani miliardari o milionari approfittando della mancanza di regole e del vuoto etico consentiti dal liberismo (la famosa deregulation che i coglioni pensano sia meglio della burocrazia); marci sono i politici dei partiti che da venticinque anni si alternano al potere con il solo scopo di lucrare attraverso la svendita del paese alle multinazionali straniere. Marci sono gli intellettuali e soprattutto i giornalisti, che per un tozzo di pane e qualche promessa (la maggior parte) o osceni stipendi (le grandi firme e le star della televisione) manipolano le coscienze e fanno i cani da guardia ai ricchi e ai furbi.

Il paese sta sprofondando nella crisi: la produzione industriale si è spaventosamente contratta, tanti giovani non trovano lavoro o lo ottengono attraverso raccomandazioni o prostituendosi moralmente, le infrastrutture vanno a pezzi per l’incuria, il saccheggio e la distruzione dell’ambiente continuano, dei servizi pubblici un tempo eccellenti come la sanità e la scuola vengono sistematicamente denigrati e definanziati per favorirne la privatizzazione, la paura e la cattiveria si diffondono socialmente in conseguenza dello sdoganamento del più bieco arrivismo.

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manifesto

A chi sono utili le «inutili guerre»

di Manlio Dinucci

La canzone meritoriamente vincitrice del Festival di Sanremo è accompagnata da un videoclip che mostra drammatiche scene di guerra e attentati in un mondo in cui la vita, nonostante ciò, deve andare avanti «perché tutto va oltre le vostre inutili guerre».

Proviamo a sostituire al videoclip un docufilm degli ultimi fatti.

In Europa la Nato sta schierando crescenti forze (comprese quelle italiane) sul fronte orientale contro la Russia, presentata quale minacciosa potenza aggressiva.

Nel quadro di un riarmo nucleare del costo di 1.200 miliardi di dollari, gli Stati uniti si preparano a schierare dal 2020 in Italia, Germania, Belgio e Olanda, e probabilmente anche in Polonia e altri paesi dell’Est, le nuove bombe nucleari B61-12, di cui saranno armati i caccia F-35.

Alle esercitazioni di guerra nucleare partecipa l’Aeronautica italiana, che lo scorso settembre ha inviato un suo team presso il Comando strategico degli Stati uniti.

Gli Usa accusano inoltre la Russia di schierare sul proprio territorio missili a raggio intermedio con base a terra, in violazione del Trattato Inf del 1987, e si preparano a schierare in Europa missili analoghi ai Pershing 2 e ai Cruise degli anni Ottanta.

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militant

Fascismo mediatico e antifascismo elettorale

14 febbraio al Cinema Palazzo, San Lorenzo

di Militant

Nei giorni che ci hanno accompagnato da Genova a Macerata l’Italia sembra essersi accorta dei suoi viscerali rigurgiti neofascisti, o quantomeno sembra aver avuto la prova concreta che la continua e martellante propaganda razzista (che ha trovato asilo bipartisan sui media nostrani) può effettivamente produrre degenerazioni materiali nella realtà quotidiana. Domani pomeriggio al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, in compagnia di relatori che a diverso titolo lavorano nel mondo del giornalismo e dell’informazione, proveremo a fare una riflessione a voce alta su cosa significa nei fatti sdoganare mediaticamente il neofascismo, ma soprattutto quale funzione politica sottintende questa operazione. Abbiamo avuto modo di ricordare già che a nostro avviso al sistema mediatico e politico attuale non interessa il neofascismo in quanto tale, come esperimento politico. Non è questa la congiuntura storica in cui il governo delle relazioni sociali in Italia passa attraverso lo strumento del fascismo. In un recente approfondimento avevamo precisato come, nonostante le diseguaglianze vadano mano mano ad aumentare, siamo in un periodo di sostanziale pace sociale e la legittimazione del neofascismo, dunque, è più funzionale alla delegittimazione di un certo tipo di antifascismo, quello che non riconosce le fondamenta liberali/liberiste della rappresentanza politica, tanto nazionale quanto europea.

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utopiarossa2

L’attacco turco ai Curdi di Siria

di Pier Francesco Zarcone

Si tratta di un’iniziativa militare e politica appartenente alla categoria del quod erat demonstrandum. Imputarla a Recep Tayyip Erdoğan in quanto tale sarebbe senza senso, perché chiunque si fosse trovato alla presidenza della Turchia avrebbe fatto lo stesso (non si dimentichi quanto celermente, in termini militari, agì a Cipro il primo ministro turco, il laico Bülent Ecevit, dopo il colpo di stato fascista contro Makarios negli anni ‘70), e con la medesima disinvoltura. Solo un pazzo avrebbe potuto pensare che si sarebbero limitate al campo diplomatico le conseguenze della decisione statunitense di rafforzare le milizie curde nella Siria settentrionale e addirittura di affidare loro il controllo del confine turco-siriano, tanto più essendo collegate col Pkk di Turchia. La mossa degli Usa è stata per la Turchia l’equivalente della virtuale apertura di un secondo fronte coi Curdi. Di qui l’avvio di un’operazione militare cinicamente - o ironicamente - denominata «Ramo d’ulivo».

 

L’irrisolvibile problema turco

Ritorna in primo piano il problema curdo, nato dalla spartizione dell’Impero ottomano dopo la Prima guerra mondiale, secondo i voleri di Gran Bretagna e Francia, e dalla vittoria in Anatolia dei nazionalisti turchi di Mustafa Kemal Atatürk. Di conseguenza, i Curdi si trovarono - da sudditi ottomani quali erano (esclusi quelli della Persia) - cittadini poco o per niente amati di Iraq, Siria e ovviamente Turchia.

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kelebek3

Il più grande avvelenamento di massa della storia umana

di Miguel Martinez

Il lato ormai chiaro e scoperchiato di Oxfam, lo conosciamo tutti: la charity britannica è accusata di aver coperto una notevole attività di bunga bunga nei propri uffici a Haiti e forse altrove.

Di questo non so dire nulla, e anzi ho sempre qualche dubbio quando esplodono scandali insieme così clamorosi e così difficili da dimostrare.

Questo scandalo però ha permesso di scoprire un lato ben più oscuro di Oxfam, come racconta in un interessante articolo Theodore Dalrymple.

Ma prima andiamo sul sito italiano di Oxfam.

Dove troviamo la foto di una certa signora Aramla, nazionalità imprecisata.

campagna sms 2016 gif aramla

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sollevazione2

Destre al governo?

di Leonardo Mazzei

«Nessuna stabilità dunque da una vittoria della destra. Anzi, quasi certamente una maggiore instabilità di quella che avremmo con la palude di "governi del presidente" o similari. Buffo che dopo un quarto di secolo di Seconda Repubblica possa tornare a galla un reperto archeologico di nome Silvio Berlusconi. Buffo, ma in qualche modo logico. Perché lo schifo di questa stagione politica, che con lui è cominciata, forse è proprio con lui che dovrà finire».

Da settimane dicon tutti le stesse cose: (1) che dalle urne del 4 marzo non verrà fuori una maggioranza parlamentare, (2) che saranno perciò necessarie alleanze diverse da quelle presenti sulla scheda elettorale, (3) che forse nascerà un non meglio precisato "governo del presidente", (4) che in ogni caso l'instabilità politica caratterizzerà anche la prossima legislatura.

Ma siamo proprio sicuri che andrà così? Tolto il quarto punto, sul quale possiamo scommettere, gli altri tre si basano su una fotografia vecchia di un paio di mesi. Foto oggi sbiadita assai, perché se resta vero che la coalizione di destra tutto sembra fuorché un'alleanza di governo, i due competitors sistemici —la micro-coalizione a guida piddina ed M5S— tanto competitivi non sembrano proprio.

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manifesto

La macchina del pensiero nomade

di Giso Amendola

Riproposto da Orthotes «Mille piani» di Gilles Deleuze e Felix Guattari. A venti anni dalla prima edizione, l’analisi del libro può risultare familiare e priva di radicalità . L’attualità di questo classico del Novecento risiede nella ricerca di una politica adeguata al capitalismo

«Mille piani, fra i nostri libri, è stato quello accolto peggio. Eppure, se lo preferiamo, non è al modo in cui una madre può preferire un figlio disgraziato». Così, nella prefazione all’edizione italiana di Mille piani. Capitalismo e schizofrenia, uscita nel 1987, Gilles Deleuze e Felix Guattari descrivono il loro rapporto con quest’opera ambiziosissima, che era apparsa in Francia nel 1980, a segnare quasi uno spartiacque tra la chiusura dei cicli di lotte formidabili dei Settanta e la grande normalizzazione del decennio successivo. E infatti, in quella prefazione, i due chiamano in causa il Sessantotto come riferimento fondamentale: l’Anti-Edipo, ricordano, era stato pubblicato quando ancora era prossima «l’epoca agitata», mentre Mille piani era stato varato nella «calma già piatta».

È FUORI STRADA, però, chi oppone un Anti-Edipo eccessivo, sovversivo, e «desiderante» a un Mille piani meditato e filosofico. Deleuze e Guattari dicono, in quella premessa, tutt’altra cosa: amiamo questo libro perché si libera definitivamente dell’Edipo, lasciandosi dietro ogni tonalità semplicemente oppositiva, perché allarga il quadro e si spinge finalmente in terre «vergini d’Edipo».

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Di ritorno da Macerata, passando per Piacenza

di Militant

L’enorme corteo di Macerata ha, per ora, impedito lo smarcamento della sinistra liberale dalla questione antifascista. Minniti, Renzi, il Pd e la Cgil hanno dovuto prendere atto di un sentimento popolare tutt’oggi presente, magari non forte come in passato, ma capace di reagire all’a-fascismo istituzionale. In questi giorni Macerata si è trasformata in un simbolo, confine tra l’antifascismo e la barbarie. Chi non ha scelto è direttamente invischiato nello sfaldamento dei rapporti sociali che investe oggi la “democrazia” occidentale. Detto dunque della necessità di essere presenti, di imporre la mobilitazione all’ignavia e al razzismo, di riprenderci con la forza della presenza fisica una cittadina suo malgrado divenuta simbolica, bisogna anche prendere atto che Macerata non può bastare. Non tanto, ovviamente, perché un singolo episodio non ha in alcun modo la forza di cambiare una strategia di lungo periodo. Non può bastare perché Macerata ha ricomposto per un giorno un fronte antifascista che non esiste, né può esistere più, nella realtà. La “sinistra” da Grasso e D’Alema ai “centri sociali” non ha più nulla di comune, perché “sinistra” non è più il contenitore politico-ideologico entro cui marciano le diverse anime presenti sabato a Macerata. Non è “sinistra” Liberi e Uguali, così come non è “sinistra” quel mondo dell’associazionismo e Ong che vede ancora nel Pd il proprio referente politico, la sponda istituzionale “meno peggio” di Forza Italia.

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aldogiannuli

Elezioni politiche e regionali 2018: ecco come voterò

di Aldo Giannuli

Non per dare consigli a nessuno (non mi sembra di averne titolo) ma per chiarezza, faccio il mio coming out elettorale partendo da un ragionamento.

Come ho detto più volte, il principale problema del momento è l’indecente offerta politica che è troppo al di sotto di quel che ci vorrebbe, quindi voto più che per adesione, pensando agli effetti del mio voto in questa specie di partita a carambola che sono diventate le consultazioni elettorali.

Partiamo da quello che assolutamente non si piò votare: centro destra e centro sinistra che sono solo avversari da battere e basta. E, per essere più precisi, l’avversario peggiore e quello di “sinistra” proprio per la truffa di un partito di destra che si presenta come sinistra e, in questo modo, riesce a fare quello che la destra aperta non riesce a fare: art. 18, jobs act, buona scuola eccetera sono cose che Berlusconi avrebbe voluto fare ma non riuscì a fare per la reazione di sindacati ed opposizione. Renzi ci è riuscito e, per poco, non è riuscito a stravolgere anche la Costituzione non fosse stato per la rivolta popolare del 4 dicembre 2016. La destra berlusconiana, anche se solo tatticamente e non certo per adesione ai valori costituzionali, ha votato No con noi, mentre il Pd era l’eversore che voleva stravolgere la Costituzione e il nemico costituzionale è un nemico strategico assoluto, dopo non c’è possibilità di intesa: non glielo perdoneremo mai.

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sollevazione2

Oltre la farsa elettorale

di Moreno Pasquinelli

C'è chi trova singolare il Comunicato di Programma 101 sulle prossime elezioni poiché non contiene un'indicazione di voto bensì di NON-VOTO.

Esso infatti indica a chi il voto non dovrebbe essere dato: non alle due coalizioni sistemiche di centro-sinistra (compresa l'appendice esterna di Liberi e Uguali) e di centro-destra (compresa la Lega di Salvini) e nemmeno al Movimento 5 Stelle.

Qual è il criterio sotteso a questa posizione?

Siccome ognuno di questi tre poli si colloca nel campo del neoliberismo —tutti loro promettono, in caso di accesso al governo, di ubbidire al grande capitalismo finanziario e all'Euro-pa— che essi perdano voti sarebbe un bene per il popolo lavoratore e per il Paese. Questo risultato si può ottenere in tre maniere: non andando a votare, andandoci annullando la scheda, oppure "turandosi il naso" votando per una delle liste minori anti-liberiste a vocazione democratica, socialista e costituzionale —non quindi per i "fascisti del terzo millennio". Perché turarsi il naso è presto detto: la loro vocazione costituzionale e antiliberista è monca e inconseguente, dal momento che nessuna di queste liste chiede l'uscita dell'Italia dall'Unione europea e dall'eurozona, ovvero non contempla la piena sovranità nazionale — coppia uscita- sovranità senza la quale tutte le loro pompose rivendicazioni sociali risultano astratte e irrealizzabili.

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palermograd

Abbastanza non è più abbastanza

di Salvatore Cavaleri

“Abbastanza non è più abbastanza”, in questa frase è racchiuso tutto Realismo capitalista, il seminale libro di Mark Fisher, appena tradotto in Italia nella neonata collana Not di Nero editions (https://not.neroeditions.com/mark-fisher-realismo-capitalista/) a dieci anni dalla sua pubblicazione in Inghilterra e ad un anno dalla morte dell’autore.

La citazione per l’esattezza continua così: “Abbastanza non è più abbastanza. È una sindrome che suonerà familiare a quei tanti lavoratori per i quali una valutazione «sufficiente» delle proprie prestazioni non è più… sufficiente”.

Questa frase ha continuato a risuonarmi in testa. È diventata un tormentone. Mi sono trovato a ripeterla o a leggerla a tutti quelli che incontravo. Così sono iniziati gli aneddoti: come quello di una mia amica che mi racconta che, al momento di acquistare una macchina, l’impiegata della concessionaria che ha curato la vendita, una volta finita la transazione, le ha sottoposto un questionario di soddisfazione, spiegando che sì, comunemente in una scala da uno a dieci otto sarebbe una buona valutazione, ma non per il suo capo, che si chiederebbe perché non dieci, cosa cioè è andato storto a tal punto da far scendere di due punti il gradimento rispetto alla piena soddisfazione.

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alfabeta

L’anticapitalismo degli idioti storici

di Riccardo Frola

Il crollo del socialismo reale segnò davvero la fine di un’epoca? Con questa domanda, dall’aspetto docile come un pranzo in famiglia, si apre Il collasso della modernizzazione di Robert Kurz, un libro così spiazzante che sono stati necessari ventisei anni di difficoltosa digestione (il libro uscì in Germania nel 1991), e una crisi economica mondiale – largamente prevista dall’autore – perché qualcuno si convincesse a concedergli finalmente la pubblicazione anche in Italia.

Ventisei anni in cui, quasi di nascosto, le analisi di Kurz si sono nutrite di conferme, sono diventate ingombranti – impossibile ormai non notarle – giganti paradossali: anacronistiche alla nascita, si sono fatte attuali invecchiando; costruite sui rottami della dissoluzione sovietica, sembrano nuove rispetto agli edifici teorici appena costruiti, già pieni di crepe e infiltrazioni; dedotte da un reperto archeologico, la teoria del valore di Marx, che era stato considerato ferro vecchio persino dai marxisti, hanno l’ambizione di spiegare la contemporaneità; pensate infine come un attacco senza precedenti alla modernità capitalista, propongono una definizione di anticapitalismo così stringente, netta, da ridurre l’insieme degli anticapitalisti contemporanei all’insieme vuoto. “Nessuna rivoluzione, da nessuna parte”, recita il titolo di uno degli articoli di Kurz.

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fattoquotidiano

L’antifascismo identitario è inefficace, le derive razziste si combattono in altro modo

di Samuele Mazzolini

Apro Facebook e sembra che il fascismo sia sul punto di tornare al potere. Mi immagino già orde di teste rasate, lucidi anfibi in mostra, passi compatti, serrati e qualcuno che, dai margini, tambureggia ritmi marziali, preludio di una nuova marcia su Roma. E, dulcis in fundo, masse informi ormai conquistate da un nuovo mito millenarista. Magari sono solo io, che vivo all’estero da un po’, a non averlo capito. Ma dopo qualche rapida consultazione, tiro un sospiro di sollievo. Non è così, la mia bolla di amici virtuali a volte gioca certi scherzi.

Di sicuro, non tira una bella aria. I giovani continuano a dimenarsi tra lavori precari che li costringono a mille rinunce, in un mesto destino che li accomuna ai percettori di pensioni sempre più magre. In molti temono per il proprio lavoro (si dice che ormai licenziare sia diventato un gioco da ragazzi), mentre i servizi pubblici, duole dirlo, lasciano sempre più a desiderare. Senza contare che sì, quello che è successo sabato scorso a Macerata è davvero il sintomo di un marcio profondo.

Ma andiamo per ordine. Dicevamo che il fascismo non è di nuovo in auge. I suoi autoproclamati eredi navigano ben al di sotto dell’1% nei sondaggi in vista di elezioni ormai imminenti.

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