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soldiepotere

Blanchard: il debito pubblico non è poi così male

di Carlo Clericetti

“Scoperta dell’acqua calda” è un modo di dire per definire qualcosa di scontato, e dunque una scoperta di nessun valore. E invece può succedere a volte che ammettere l’ovvio possa avere quasi il valore di una rivoluzione: dipende da chi sia il protagonista e da quale sia il contesto in cui questo avviene.

Nel nostro caso il protagonista è di assoluto rilievo. Si tratta di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario e soprattutto autore di quello che è forse il più diffuso manuale di macroeconomia, su cui si formano migliaia di studenti. L’impostazione è quella mainstream, ossia della teoria dominante nell’ultimo mezzo secolo (quella neoclassica) in base alla quale vengono dunque formati i futuri economisti. Tanto che in Italia un altro economista, Emiliano Brancaccio, che fa parte della minoranza critica con questa impostazione, ha scritto una sorta di contro-manuale (l’”Anti-Blanchard”), invitando i docenti ad affiancarlo all’altro in modo da offrire agli studenti anche una interpretazione alternativa di una serie di punti chiave.

Blanchard ha una grande qualità, purtroppo piuttosto rara tra gli economisti: non è dogmatico. Di fronte alle “prove della realtà”, cioè ai risultati dell’applicazione della teoria alla politica economica, è capace di prendere atto e di ammettere: “Ho sbagliato”.

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eurostop

Cosa sono e contro chi sono diretti i Trattati Europei?

di Franco Russo

Una scheda riassuntiva elaborata da Franco Russo ricostruisce la natura e gli obiettivi dei Trattati europei dei quali chiediamo la denuncia attraverso un referendum di indirizzo costituzionale

1. La costruzione dell’Unione Europea è stata pensata e realizzata dalle classi dirigenti, dalle élite politiche, economiche e finanziarie per dar vita a un mercato unico sovranazionale, perché uno spazio economico continentale avrebbe favorito lo sviluppo delle imprese capitalistiche e avrebbe costituito una sistema politico capace di competere con gli altri grandi potenze. L’Unione Europea stata costruita per fondare e gestire il mercato capitalistico e per contrastare, soprattutto dopo il 1971 quando Nixon decise l’inconvertibilità del dollaro in oro, l’egemonismo degli USA

2. Le classi dirigenti non hanno mai sottoposto il disegno dell’Unione Europea al voto dei cittadini dei 28 paesi che la costituiscono, e quando in alcuni paesi il Trattato costituzionale è stato sottoposto a referendum, come in Francia e in Olanda nel 2005, i cittadini l’hanno bocciato, e i governi hanno siglato un altro Trattato, quello di Lisbona che regola attualmente il funzionamento dell’Unione Europea.

3. A decidere i Trattati sono gli Stati e i governi. Anche il Trattato internazionale di Lisbona vede gli Stati come le ‘alte parti contraenti’, che hanno avuto come unico obbligo di sottoporlo ai Parlamenti per la ratifica: impossibile per i Parlamenti modificare quello che 28 governi hanno deciso, e quando i governi sono stati costretti a modificarlo sono stati sempre i governi a trattare e a decidere. I Trattati internazionali sono uno dei residui delle prerogative regali che i governi degli Stati si sono riservati.

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nicol.forcheri

Quando scrivono “Scienza” con la “S” maiuscola

di Nicoletta Forcheri

In un contesto sempre più manipolatorio di massa e pieno di sofismi, Grillo oggi ha firmato Il Patto trasversale per la scienza, lanciato dal famoso professor pro-vax Burioni.

Nel Patto, tra gli 8 punti condivisibili, persino tautologici o ridondanti, che ricordano la necessità di qualsiasi forza politica di sostenere la scienza, spuntano gli indizi del vero intento del testo, nascosto dietro la retorica lapalissiana:

  1. la parola “Scienza” è scritta con la S maiuscola, quasi ad indicare un nome proprio, e non un metodo, dietro cui si nasconde una univocità che MAI ha caratterizzato la vera scienza: chi dice univocità infatti dice dogma, mentre la scienza da sempre avanza per dubbi, tentativi, ipotesi, sperimenti, interpretazioni e verifiche. Perché, se la Scienza ha l’univocità della religione dogmatica, chi è che ne decide i testi sacri e i dogmi? Chi è che li predica e li interpreta? Chi è che decide infine l’inquisizione e la “penitenza” e o “l’esclusione” dei vari “eretici”, che sempre più dottori/ricercatori subiscono?
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la citta futura

Una flat-tax per dividere i lavoratori

di Ascanio Bernardeschi

La flat-tax, oltre a penalizzare i redditi più bassi, divide il mondo del lavoro e produce più rapporti di lavoro fasulli e più precarietà

La proposta di introdurre una flat-tax (tassa piatta) al posto di un’imposizione progressiva venne lanciata dall’economista Milton Friedman a metà degli anni 50 del secolo scorso. Secondo la sua teoria, se si alleggerisse la pressione fiscale sulle classi benestanti, queste ultime avrebbero impiegato i risparmi di imposte in investimenti produttivi, permettendo un più rapido sviluppo del sistema economico. Le sue politiche liberiste in realtà non erano appropriate alla fase post-bellica di grande sviluppo del capitalismo e di ingenti investimenti nella ricostruzione. Saranno invece applicate qualche decennio dopo, per arginare la caduta dei profitti, nel Cile di Pinochet, nell’Inghilterra della Thatcher e negli Stati Uniti di Reagan. Più recentemente sono state applicate nei paesi dell’Est europeo, che hanno riconquistato la “libertà” di fare profitti, e conseguentemente adottato la flat-tax. In realtà, in presenza di profitti calanti, i risparmi di imposta delle classi agiate se ne vanno per lo più a cercare ritorni nella speculazione finanziaria, che infatti negli ultimi decenni è gonfiata fino allo scoppio della bolla del 2007.

Friedman era liberista sì, ma non al punto di non avere il pudore di raccomandare una “no tax area”, cioè un’esenzione dall’imposta diretta sul reddito, per i più poveri. Altri tempi.

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militant

Fabrizio De André vent’anni dopo

di Militant

De André fa parte della grande cultura italiana, nonostante le contraddizioni lancinanti che la sua opera porta con sé. Da decenni è un monumento, per ciò stesso impossibile da affrontare di petto. Cosa si può dire di qualcuno su cui è già stato scritto e detto di tutto, nel bene come nel male? Meglio tacere evitando la certezza del già sentito. Inutile tanto la rimasticazione di temi altrui quanto la provocazione fine a se stessa. De André va salvaguardato dalla sua normalizzazione, un processo d’altronde avviato con lui ancora aggrappato alla vita, e anche questo fa parte delle controversie umane di un uomo d’altri tempi e d’altre tensioni morali. E nonostante ciò, a vent’anni esatti dalla sua morte, mentre il coro mediatico fa gara a ricordarlo, è giusto non lasciare solo ai poveri di spirito la sua memoria.

Fabrizio De André è uno dei pochissimi autori del secondo Novecento italiano in grado di essere “monumentalizzato” senza passare per il nazional-popolare. Fatto questo di per sé significativo della sua grandezza. Una grandezza sempre controversa, in malfermo equilibrio tra cuore e ragione, politica e disimpegno, libertà e religione, intellettualità e popolo. Un uomo che viveva su di sé, rispecchiandola nella sua poetica, tale lacerante incompiutezza. Il senso di colpa è la sua cifra della poetica. L’essenza piccolo-borghese, da cui non si libererà mai, che saprà cogliere lo spirito dei tempi nelle forme ereticali tipiche dei grandi uomini di cultura.

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lavocedellelotte

Le ragioni del pugile dei gilet gialli

E il suo appello per continuare la lotta

di Gabriele Bertoncelli e Filippo Bonarroti

Per alcuni è un bravo citoyen, per altri è un “eroe senza macchia e senza paura”. Si chiama Christophe Dettinger ed è l’ex pugile che, stanco della repressione, ha affrontato a mani nude la polizia antisommossa durante una manifestazione dei gilet gialli.

Il tutto è accaduto a Parigi sabato 5, durante l’ottava mobilitazione convocata dai gilet gialli in tutta la Francia. Il suo gesto è stato ripreso dai manifestanti stessi e in breve tempo ha fatto il giro del mondo, facendo di Dettinger un eroe del movimento, e non solo. L’odio per gli apparati repressivi non conosce confini, e anche in Italia sono tanti ad aver provato simpatia per Dettinger, dall’operaio manganellato durante un picchetto alla partita Iva frustrata per una multa.

A non apprezzare è stata la polizia, per la quale Dettinger è immediatamente diventato il gilet giallo più ricercato di Francia. Il boxeur si è costituito lunedì scorso, ma prima di farlo ha registrato un messaggio diretto a tutto il movimento dei gilet gialli. L’obiettivo del video era rispondere alle varie calunnie che i media non avevano perso tempo a lanciare, per i quali non si tratterebbe di un gilet giallo ma di un provocatore o addirittura di un militante dell’estrema destra.

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contropiano2

L’unione Europea “declassata” dagli Stati Uniti

di Claudio Conti

Non se ne parla sui giornali e nemmeno a Palazzo Chigi. Se ne bisbiglia nelle cancellerie che contano, se ne preoccupano i funzionari di lungo corso, quelli che sanno cogliere e leggere certi segnali. Perché la decisione di Trump è di quelle che pesano. Sia nei rapporti diplomatici internazionali, sia “sui mercati”.

Dal primo gennaio la rappresentanza diplomatica dell’Unione Europea a Washington è stata declassata da Stato Membro a Organizzazione Internazionale. Come il Wto o il Fmi, insomma. Non più un soggetto con prerogative sovrane, dotato di volontà politica, ma una “associazione di scopo”, temporanea, magari importante, con cui però non si devono fare i conti strategicamente.

Dal punto di vista diplomatico è una autentica retrocessione, visto che questa stessa condizione è durata fino al 2016, quando Barack Obama l’aveva “promossa”.

Lo schiaffo è però molto più pesante, perché non c’è stata – pare – alcuna comunicazione ufficiale, né un preavviso. Come si fa con i “signor nessuno”.

E’ il punto più basso delle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico e l’origine – tra i pochi commentatori che se ne occupano – viene fatta risalire alle varie conferenze sul clima (è noto che Trump per ragioni economiche, non riconosce neppure l’esistenza del global warming), come anche al Global Compact sulla gestione dei flussi migratori (ha incatenato il bilancio federale all’approvazione di 5 miliardi di spesa er costruire un “muro d’acciaio” al confine col Messico), a una certa freddezza nei confronti di Isarele (l’unico vero alleato di ferro in Medio Oriente) in seguito all’accordo sul nucleare iraniano o anche alle forche caudine che Bruxelles vorrebbe imporre alla Gran Bretagna per la Brexit.

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sinistra

Cesare

di Dino Erba

A CE' t'hanno svenduto!
Dopo 'na vita tra rivoluzione, rapine, fughe e carcere,
t'hanno preso, grazie agli antimperialisti di plastica.
Nun è 'na novità, Ce'.
Quer monno c'hai cercato 'n tutt' 'r monno nun c'è.
E nun ce po' esse, d'artra parte.
Quer monno nostro senza banche ne' galere o è ovunque,
o non è!
Mo' gioiscono tutti, i porci della politica e della “società civile”.
La stessa che t'ha costretto a vive' pericolosamente.
E ch'adesso te rinchiude, de novo, magara pe' sempre.
“Giustizia è fatta Ce'”.
Non certo 'a nostra, però!
Pino, ferroviere romano del XXI secolo.

La vicenda politica (più che giudiziaria) di Cesare Battisti merita doverose riflessioni. La farò breve, brevissima, so benissimo che pochi, anzi pochissimi, non siano addentro nelle segrete cose dei cosiddetti anni di piombo. Qualche cosa ho scritto e diffuso, per chi volesse approfondire.

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senso comune

La disobbedienza populista

di Aristoteles

L’accusa di “populismo“, in questo nostro inizio di millennio, sembra destinata a rimbalzare da un media all’altro, dalle prime pagine dei giornali alle copertine dei tg.

Populismo è oramai una parola buona per tutte le stagioni, utile a definire spregiativamente una serie di movimenti tendenzialmente “anti-sistema”, che si richiamano ad un “popolo” contrapposto alle élite. Per dirla con Alberto Bagnai, «è il termine con il quale certi sinistri intellettuali etichettano qualsiasi circostanza nella quale il popolo non fa ciò che loro hanno deciso che faccia».

Così come alle élite socio-economiche non interessa definire meglio ciò che è populista, bensì agitarne lo spauracchio, allo stesso modo a noi preme ora – anziché analizzarne la semantica – dare una lettura del populismo alla luce dell’uso che di questo “insulto” fanno i tutori dell’ordine simbolico.

La nostra tesi è che accusare di populismo serva a dare una patina di illegittimità e pericolosità a determinate tesi, per bloccarne la discussione sul nascere. Noi riteniamo, invece, che quello che viene additato come populismo sia innanzitutto una reazione alle difficoltà: una reazione legittima ad un disagio reale.

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campoantimp2

Cacciari a caccia... di farfalle

di Leonardo Mazzei

Su l'Espresso del 4 gennaio Massimo Cacciari lancia l'allarme: il collasso della democrazia rappresentativa, cui si assiste in tutto l'occidente, potrebbe rivelarsi inarrestabile.

Il filosofo, ed ex sindaco di Venezia, parte ovviamente dalle travagliate vicende della Legge di bilancio, ma non si ferma ad esse. Attacca il governo e l'odiato populismo, ma riconosce che il problema della crisi della democrazia viene da più lontano.

Al netto della polemica politica contingente l'articolo di Cacciari contiene tre verità (di cui una solo mezza), una confessione (sia pure solo implicita) e due decisive omissioni. Il testo, breve ma denso, è la migliore dimostrazione della crisi esistenziale del pensiero delle èlite. Anche di quella parte che sa guardare più lontano.

Partiamo dalle verità.

La prima verità è che «Il processo surrettizio di svuotamento del parlamento a favore dell’esecutivo è in atto anche da prima di Tangentopoli». Vero, ma sarebbe stato giusto segnalare la cesura rappresentata dal passaggio alla Seconda Repubblica, con le sue leggi maggioritarie ed il costante rafforzamento degli esecutivi. Ma Cacciari non può arrivare a tanto. Segnalando che la crisi della democrazia è un processo di lungo periodo egli, a differenza del pensiero mainstream, ne ammette comunque la profondità sistemica.

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contropiano2

Le Gilets Jaunes: “precarizzate, discriminate, ribellate!”

di Giacomo Marchetti

Le mobilitazioni di sabato 5 e quelle di domenica 6 gennaio hanno dimostrato l’inalterata vitalità del movimento iniziato il 17 novembre, che sta giungendo ad un significativo “giro di boa” mentre entra nel terzo mese della mobilitazione.

Prima della marea gialla, solo due movimenti avevano avuto questa capacità di tenuta temporale, nella Francia contemporanea – escludendo l’esperienza della lotta di liberazione contro gli occupanti nazisti e il regime collaborazionista retto dal Maresciallo Petain – e si tratta delle mobilitazioni durante il “Fronte Popolare” nel 1936 e del più vicino Maggio 1968.

Le mobilitazioni di sabato per l’atto VIII hanno interessato la capitale, gli epicentri regionali delle mobilitazioni in questi mesi ed anche i centri minori. Le immagini, i video ed i reportages prodotti dai partecipanti, dalle testate informative locali e dai media indipendenti danno l’idea di una volontà di riscatto che non è indietreggiata di fronte al progressivo indurimento di un dispositivo repressivo che coniuga la violenza poliziesca e provvedimenti giudiziari.

Dall’inizio della protesta ben 5.339 persone sono state poste in “guarde à vue”!

Domenica le manifestazioni delle donne Gilets Jaunes hanno dato la giusta rappresentazione al protagonismo femminile che ha caratterizzato la mobilitazione sin dal suo nascere, facendo emergere la specificità della condizione femminile all’interno delle classi subalterne.

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comuneinfo

Quando la banca chiama

di Marco Bersani

Dopo aver gridato che i governi precedenti “erano al soldo delle banche”, con la pessima vicenda della Cassa di Risparmio di Genova, anche per il governo del “cambiamento” un altro nodo è venuto al pettine: è arrivato il momento di soccorrere con i soldi di tutti un istituto privato messo in ginocchio da un disegno criminale che serviva solo ad arricchire i vertici dell’istituto ligure. Naturalmente, l’Unione europea non ha nulla da obiettare. Come rileva la rivista Valori, dal 2008 al 2016 l’Ue ha stanziato 1400 miliardi di euro per ri-capitalizzare o coprire le perdite delle banche in crisi, una cifra equivalente a quella con cui finanzia per 10 anni tutti i suoi programmi comunitari che potrebbe essere usata in ben altri modi. Per esempio per garantire 1000 euro al mese per un anno a tutti i cittadini europei a rischio povertà (117,5 milioni di persone)

La “prima volta” è arrivata anche per il governo del cambiamento. Al termine di un Consiglio dei Ministri convocato con urgenza lunedì scorso, la maggioranza gialloverde, a dispetto di tutti i proclami contro i governi precedenti, giudicati “al soldo delle banche”, ha approvato il suo primo decreto salva-banche.

Questa volta riguarda la Cassa di Risparmio di Genova (Carige), le cui difficoltà finanziarie sono facilmente riassumibili, scorrendo le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Genova ha condannato l’ex Presidente Berneschi e il suo braccio destro Ferdinando Menconi, ex capo del settore assicurativo, rispettivamente a 8 e 7 anni di reclusione.

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nazioneindiana

Il Mussolini di Scurati

di Roberto Antolini

L’uscita in settembre di “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani, 839 p., € 24,00) è stato indubbiamente uno dei momenti significativi della stagione letteraria 2018. Per quello che Scurati ha tentato di fare con questo libro – coronato da un immediato successo di pubblico – intrecciando in modo nuovo Storia e Letteratura, come viene chiarito nella premessa: «Fatti e personaggi di questo romanzo documentario non sono frutto della fantasia dell’autore. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso qui narrato è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. Detto ciò, resta pur vero che la storia è un’invenzione cui la realtà arreca i propri materiali. Non arbitraria però». Il progetto di Scurati, dunque, va oltre il programma del solito romanzo-storico, nel quale una vicenda di fiction viene inserita nel contesto di un’epoca storica ricostruita sullo sfondo in modo storiograficamente attendibile (almeno nelle intenzioni), e mescolando personaggi storici ad altri di fantasia. Scurati definisce diversamente il suo lavoro: “romanzo documentario”.

Non sono mancate le polemiche, arrivate fin alle bacchettate accademiche, piuttosto antipatiche, di Galli della Loggia sul Corriere della Sera.

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criticascient

“L’ottavo blog” non è ancora nato e già provoca reazioni allarmate

di Enzo Pennetta

Sulla Stampa di Torino un articolo critica il progetto della Rai 2 di Freccero di fare una trasmissione sull’informazione alternativa. Ma l’informazione non dovrebbe sempre prevedere l’esame di punti di vista differenti?

Qual è l’informazione che la Stampa vuole difendere?

L’articolo è stato pubblicato martedì 8 gennaio su La Stampa a firma di Jacopo Iacoboni con il titolo “Un programma sui siti sovranisti. Rivoluzione Freccero Foa“, il cui testo integrale è stato ripreso su Dagospia. Nell’articolo si critica l’idea di Freccero ricorrendo ad un argomento che fa riflettere e che soprattutto dovrebbe far riflettere. Leggiamo infatti:

Se il motto di Rt, la tv del Cremlino, è «question more», metti tutto in dubbio, premessa per rivedere – diciamo così – il concetto di verità nel giornalismo, la Rai 2 di Freccero-Foa propone un programma giornalistico che, parole di Freccero, sarà «una rassegna dell’ informazione che non deve essere divulgata

Perché mettere in dubbio quello che riportano i quotidiani dovrebbe essere un pericolo? Il dubbio è una cosa positiva, al riguardo vediamo cosa riporta la Treccani:

è proprio la sua collocazione all’interno del processo di ricerca, il suo carattere problematico, che ha costituito il valore permanente del d. nella storia del pensiero filosofico, sia che esso venga considerato come operazione preliminare a ogni ricerca di verità, come premessa all’acquisizione della certezza (d. metodico), sia come constatazione dell’impossibilità di raggiungere certezze (d. scettico).

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blackblog

Otto Gross contro l'ordine morale

di Zones Subversives

La psicoanalisi consente di arricchire il pensiero rivoluzionario. Certo, le strutture sociali, economiche e politiche del capitalismo vanno distrutte. Tuttavia, appare indispensabile attaccare anche le norme e i vincoli sociali. I marxisti distinguono le sovrastrutture, con i loro apparati ideologici, dalle infrastrutture economiche. La psicoanalisi consente una critica della famiglia, dell'educazione e della repressione sessuale, per politicizzare la vita quotidiana. Soprattutto, Otto Gross e la corrente freudo-marxista incarnata da Wilhelm Reich hanno aspirato a trasformare il mondo per riuscire a cambiare l'insieme delle relazioni umane. Per liberare l'individuo, bisogna distruggere la società e organizzare una rivoluzione totale.

 

Un freudiano eterodosso

Il giovane Otto Gross, nato nel 1877 ed educato in un ambiente borghese, seguendo la volontà del padre, intraprende gli studi di medicina. Come studente si rivela timido, poco socievole, «di spirito conformista, è sfuggente verso le donne e l'alcol», secondo lo scrittore Franz Jung. Dopo il dottorato, Otto Gross diventa medico sui piroscafi che collegavano la Germania con l'America Latina, paese in cui provò l'oppio e diverse altre droghe. Scopre quello che è il lavoro di Freud, e si orienta progressivamente alla neurologia, alla psichiatria ed alla psicoanalisi.

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sbilanciamoci

Il reddito di cittadinanza come Jobs Act 2

di Mauro Gallegati

Per come è stato formulata la misura detta “reddito di cittadinanza” non è altro un sussidio temporaneo di disoccupazione con un certo guadagno per le imprese: in pratica un Jobs act 2. La filosofia è la stessa: come aiutare la flex-security senza usare la leva fiscale a fini redistributivi

Il 2018 è stato un anno orribile per il reddito di cittadinanza, ritirato in quasi tutti i Paesi che lo avevano sperimentato per via di costi insostenibili se non sono accompagnati da adeguate politiche redistributive. Eppure economisti e imprenditori nelle élite della tecnologia lo considerano una risposta adeguata alla disoccupazione tecnologica – le perdite di posti di lavoro causate dall’automazione.

L’idea è che tutti i cittadini ricevano una certa quantità di denaro dal governo per le spese di cibo, alloggio e abbigliamento – indipendentemente dal reddito o dalla condizione lavorativa come “reddito di base incondizionato”, ovvero modulato se reddito di cittadinanza. I sostenitori dicono che aiuterà a combattere la povertà dando alle persone la flessibilità di trovare lavoro e rafforzare la loro rete di sicurezza, o che offre un modo per supportare le persone che potrebbero essere negativamente influenzate dall’automazione. Per i detrattori favorisce l’ozio a spese di quanti lavorano.

La notizia per quanto allarmante non deve però preoccupare il Governo. Quello che loro definiscono “reddito di cittadinanza” è in realtà un “sussidio temporaneo di disoccupazione”.

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manifesto

Italia e Ue votano per i missili Usa in Europa

di Manlio Dinucci

Presso il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, c’è una scultura metallica intitolata «il Bene sconfigge il Male», raffigurante San Giorgio che trafigge un drago con la sua lancia. Fu donata dall’Unione sovietica nel 1990 per celebrare il Trattato Inf stipulato con gli Stati uniti nel 1987, che eliminava i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5500 km) con base a terra. Il corpo del drago è infatti realizzato, simbolicamente, con pezzi di missili balistici statunitensi Pershing-2 (prima schierati in Germania Occidentale) e SS-20 sovietici (prima schierati in Urss).

Ora però il drago nucleare, che nella scultura è raffigurato agonizzante, sta tornando in vita. Grazie anche all’Italia e agli altri paesi dell’Unione europea che, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno votato contro la risoluzione presentata dalla Russia sulla «Preservazione e osservanza del Trattato Inf», respinta con 46 voti contro 43 e 78 astensioni.

L‘Unione europea – di cui 21 dei 27 membri fanno parte della Nato (come ne fa parte la Gran Bretagna in uscita dalla Ue) – si è così totalmente uniformata alla posizione della Nato, che a sua volta si è totalmente uniformata a quella degli Stati uniti. Prima l’amministrazione Obama, quindi l’amministrazione Trump hanno accusato la Russia, senza alcuna prova, di aver sperimentato un missile della categoria proibita e hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Inf.

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linkiesta

Lettera aperta a chi applaude Salvini: col decreto sicurezza la pacchia è finita per voi

di Francesco Cancellato

Paradossi italiani: gli abitanti delle periferie dovrebbero scendere in piazza a fianco dei Sindaci ribelli, per protestare contro un decreto che scarica tutte le tensioni sociali nei quartieri popolari e alimenta la guerra tra poveri, anziché mitigarla. Svegliamoci, prima che sia troppo tardi

Possiamo entrare nel merito delle questioni, per qualche minuto? Perché la verità è che dovremmo svegliarci tutti, non solo in sindaci ribelli, soprattutto chi ancora oggi pensa che il pugno di ferro di Salvini sia sinonimo di sicurezza sociale. Perché chiunque abbia un minimo di buonsenso dovrebbe avere la lucidità di leggersi il decreto cosiddetto sicurezza e chiedersi se davvero la sua vita migliorerà, discriminando chi sta sotto di lui nella piramide sociale. Perché, come a Lodi con il caso mense, è difficile non vedere le discriminazioni dentro il decreto sicurezza. Negare l’iscrizione all’anagrafe ai richiedenti asilo, per dire, vuol dire negare loro le cure sanitarie e ai loro figli la possibilità di andare a scuola. E cancellare la protezione umanitaria, trasformando in dalla sera alla mattina decine di migliaia di persone in clandestini che non possono nemmeno cercare una casa o un lavoro che non sia irregolare.

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sollevazione2

Mussolini e Salvini

di Eos

In relazione all’articolo di Paolo Favilli, “Fascismo: il nome, la cosa” — recentemente pubblicato da Micromega —il cui fine politico e retorico è tutto sostanziato dal motivo di fondo del salvinismo come forma di neo-fascismo, occorre tornare ai fondamenti stessi della filosofia politica e della teoria del pensiero politico.

L’eccesso di storia sociale e di empirismo conduce inevitabilmente all’economicismo, l’economicismo conduce al determinismo astratto, allontanandoci dal regno della “polis” e della pura politicità. I risultati di tale metodologia postmarxista, che Favilli sembra incarnare alla perfezione, nella storia del Socialismo, e per il movimento operaio, son stati disastrosi, come anche il Nostro è costretto a riconoscere allorquando stigmatizza con grande onestà quei dirigenti socialisti che aprirono un’autostrada al futuro duce del fascismo nel momento in cui, dagli anni della guerra in avanti, dichiararono un nemico il corpo dei volontari della Grande guerra, gli arditi, i corpi d’elite militare, l’esercito tutto e l’idea stessa d’Italia.

Leggendo ciò che oggi scrive la nuova sinistra (da Left a Giacobin, dal Manifesto ai vari siti) possiamo dire che la Storia non è affatto maestra per tutti costoro e che lo Storicismo politico-filosofico è passato invano.

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la citta futura

Fare i conti con la sinistra latinoamericana del XXI secolo

di Alessandra Ciattini

Solo l’analisi approfondita può farci comprendere a cosa veramente tende un’organizzazione politica, anche senza saperlo

Fare i conti con la sinistra latinoamericana del XXI secolo e con il suo addentellato, il socialismo del o nello stesso, non è un vano esercizio, ma una riflessione utile anche a focalizzare meglio l’attuale congiuntura italiana, sempre che si voglia ragionare, dando pane al pane, e non schematizzare in grossolane opposizioni dicotomiche, del tipo chi critica Lula da Silva è uno scherano dello spietato imperialismo statunitense.

Riflessione anche opportuna per cercare di fare un po’ di luce nell’attuale confusione che domina i vari gruppuscoli comunisti italiani, che non riescono a trovare un denominatore comune per costituire un fronte aggregante in vista delle prossime elezioni europee, e per rilanciare l’arduo processo di ricostruzione della coscienza di classe dissolta da decenni di politiche liberiste sedicenti di sinistra e di ipocrita buonismo verso i cosiddetti ultimi. Del resto, la coscienza tende a rattrappirsi quando l’individuo si trova di fronte al costante ricatto di chi ti intima: se vuoi campare queste sono il salario (irrisorio) e le condizioni di lavoro (pessime), facendoci comprendere che il problema non è mai esclusivamente ideologico.

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coniarerivolta

Lo spauracchio dell’inflazione tra mito e realtà

di coniarerivolta

Il 2018 si è chiuso, per l’Italia, con l’ennesima manovra improntata all’austerità. Dopo una lunga ed inutile pantomima, la partita si è chiusa con un miserrimo 2.04% di deficit rispetto al PIL. Come ben sappiamo, ciò implica un significativo avanzo primario – cioè una sottrazione netta di risorse – e di conseguenza un impatto molto negativo sulla domanda aggregata della nostra economia. Sappiamo anche che, vista la disoccupazione a due cifre, la situazione delle nostre infrastrutture (autostrade, scuole, ospedali) ed uno stato sociale sempre più in sofferenza (salute, istruzione, ambiente), ciò che servirebbe è un robusto stimolo pubblico all’economia, che si tradurrebbe in un deficit di diversi punti percentuali sopra i parametri imposti da Maastricht e, successivamente, dal Fiscal Compact. Per poter fare questo, la rottura della gabbia europea è un necessario ed ineludibile primo passo. Solamente in questa maniera, infatti, si può ribaltare la prospettiva tossica delle ‘risorse scarse’ – che viene strumentalmente usata per impedire, di fatto, la spesa in deficit come strumento di politica economica – ed adottare una conseguente strategia fatta di politiche industriali e spesa pubblica, finanziata da una banca centrale accomodante tramite la creazione di nuova moneta. C’è però un fantasma che incombe e che viene brandito contro chi propone questo tipo di intervento: l’inflazione. L’argomento si potrebbe sintetizzare così: “Sarebbe bellissimo che lo Stato spenda per tutta una serie di cose meritorie quali la salute, l’istruzione, i viadotti autostradali, etc., ma come faremmo poi a controllare l’inflazione che ne deriverebbe?”.

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senso comune

I limiti del “partito dei sindaci” e la costruzione del Partito

di Tommaso Nencioni

La parola d’ordine con cui la Lega si è fatta forte in campagna elettorale, ha egemonizzato l’azione di governo e che racchiude, sembra, il senso della sua scalata nei sondaggi – Prima gli italiani! – si sta rovesciando in un grottesco Dopo gli stranieri, senza peraltro che la condizione del popolo italiano paia destinata a cambiare grazie all’azione di governo. Almeno a giudicare dalla recente finanziaria, prona ai diktat di Bruxelles che hanno smantellato uno dietro l’altro i provvedimenti in teoria più incisivi come “quota 100” per le pensioni e il reddito di cittadinanza; e per il resto in perfetta continuità con gli ultimi vent’anni di austerità.

E così, in mancanza di meglio, il ministro degli interni Salvini – molto più presente sui social che al Viminale – nulla potendo per il bene degli italiani, si è accanito per male contro 43 migranti riscattati dalle ong dalla deriva nel Mediterraneo. Un atteggiamento, quello del rampollo della Lega, per nulla dissimile da quello dei suoi colleghi spagnoli o francesi, per non parlare di Malta. Ma alla fine, al di là del poco virtuosismo degli altri paesi europei, a questo l’azione di governo si sta riducendo, ad uno spot continuo sulla “chiusura dei porti”. Il fatto inquietante è semmai che, per via della reazione di chi a questo governo si dovrebbe opporre, l’operazione sta riuscendo, e cioè il dibattito si sta polarizzando attorno a questa misura. Un terreno sul quale le forze progressiste perdono in partenza.

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labottegadelbarbieri

Petrolio, carbone e gas salveranno il lavoro?

di Mario Agostinelli

I delegati di oltre 200 Paesi delle Nazioni Unite erano arrivati ai colloqui sul clima a Katowice con l’incarico di sostenere l’accordo di Parigi 2015 (vedi www.energiafelice.it). Pur trattandosi di un appuntamento “tecnico” per fare il punto sui progressi o i ritardi rispetto all’agenda fissata tre anni orsono, l’attenzione si è focalizzata sulle responsabilità che i leader mondiali si sarebbero assunti nei confronti dell’emergenza climatica. A un mese dalla conclusione della Conferenza possiamo dire che sono state confermate le previsioni più pessimistiche: in tre anni non solo non si sono verificati miglioramenti apprezzabili ma, alla luce degli ultimi dati diffusi dal Global Carbon Project, le emissioni di gas serra sono aumentate per il secondo anno consecutivo nel 2018.

Preso atto di ciò, si deve constatare che l’incombente crisi climatica sta andando oltre le nostre capacità di controllo: vale allora la pena di andare oltre la ricerca dei colpevoli del passato (peraltro tanto noti quanto insensibili), per metterci in azione come persone e soggetti sociali attivi, capaci con le loro reazioni e comportamenti di imporre un cambiamento di rotta. Tanto urgente da doversi realizzare in un arco temporale breve, che, secondo l’IPCC (vedi http://www.meteoweb.eu/2018/10/cambiamenti-climatici-allarme-ipcc/1161519/ ), non può andare oltre i prossimi quindici anni.

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contropiano2

La Cina abolisce le tasse per i lavoratori e spinge i consumi interni

di Pasquale Cicalese

Si incominciano a delineare i contorni delle misure adottate il 24 dicembre dal Consiglio di Stato cinese, proprio mentre l’Occidente festeggiava il Natale, e di cui abbiamo dato notizia proprio quel giorno su questo sito.

Due premesse. in Cina salari e costi sono molto differenziati a secondo delle zone, per cui il salario dell’Ovest è diverso da quello di Pechino o Nanchino. Inoltre: secondo il sistema fiscale cinese le detrazioni avvengono su base mensile, non annuale, tranne le spese sanitarie.

C’è da sottolineare che già nei mesi scorsi in Cina era diminuita l’Iva, e in tal modo erano stati tagliate le aliquote sia sui redditi medio bassi che su quelli alti. Il tetto dell’imponibile è ora a 5 mila yuan, circa 625 euro.

Con le misure adottate il 24 dicembre ci sono detrazioni fiscali mensili pari a 400 yuan (50 euro) per master o corsi di formazione, 1.000 yuan per spese affitto, 1.000 yuan per ciascun figlio a scuola, 1.000 yuan per cura di ciascun genitore e detrazioni annuali per spese mediche pari a 60 mila yuan (7.500 euro).

In Cina la sanità è a carico dello stato al 70% e del lavoratore per il restante 30%. Con le detrazioni decise a dicembre, in pratica, il lavoratore anticipa mensilmente le spese mediche e poi riavrà un credito di imposta pari al costo sostenuto alla fine dell’anno, questo in vista della costruzione futura del sistema universale della sanità.

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blogmicromega

L'ideologia antistatalista e l'autodistruzione delle sinistre

di Carlo Formenti

Non pochi hanno osservato che, intestandosi la “rivolta dei sindaci” contro il rilancio securitario di Salvini, le sinistre spostano ulteriormente il baricentro dell’iniziativa politica sul tema dei diritti civili (con priorità assoluta al problema dei migranti) sperando così di dimostrare la propria superiorità morale nei confronti della controparte, tuttavia, in questo modo, non solo non indeboliscono l’avversario, ma rischiano – come dimostrato dall’esperienza storica passata e recente – al contrario di rafforzarlo.

Avendo più volte scritto che la débâcle che le sinistre hanno subito negli ultimi decenni è, in larga misura, dovuta proprio a questa dislocazione dal terreno della lotta per i diritti sociali in difesa degli interessi delle classi popolari a quello, tipico della tradizione liberal democratica, della tutela dei diritti individuali e civili, non posso che condividere tale riflessione.

Ciò detto, credo che dietro questo scontro fra potere centrale e poteri locali si celi una ragione ancora più profonda delle nuove, inevitabili sconfitte cui è destinata ad andare incontro la sinistra – una ragione che prescinde dal contenuto della battaglia ideologica in corso (paranoia xenofoba versus utopia no border).

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lantidiplomatico

Mutui, tassi e spread. Come volevasi dimostrare i "grandi" giornali vi hanno (ancora) mentito e ora sono costretti ad ammetterlo

di Thomas Fazi*

A fine novembre - mentre la grancassa mediatica gridava all'imminente impennata dei mutui a causa dell'aumento dello spread - io ed altri notavamo come fosse improbabile che avremmo assistito a un'impennata dei mutui visto che questi ultimi - sia quelli variabili che, in maniera indiretta, quelli fissi - dipendono perlopiù dai tassi applicati alle banche dalla BCE (cioè dal costo del denaro) che nulla hanno a che vedere con lo spread e che era lecito immaginare sarebbero rimasti molto bassi anche nei mesi a venire, dato il rallentamento generalizzato dell'economia della zona euro.

Bene, proprio oggi il Il Sole 24 ORE - fino a ieri in prima fila nella campagna mediatico-terroristica sull'aumento dei mutui - scrive che «i tassi, sia nella formula a tasso fisso che variabile, dovrebbero restare ancora bassi e vicini ai minimi di tutti i tempi .

.. perché, se l’economia rallenta e non è in grado di generare un livello di inflazione elevato, difficilmente una banca centrale può aumentare il costo del denaro». Adesso chiedetevi se fino a ieri il giornale in questione avesse semplicemente sbagliato analisi - sebbene si trattasse di un'analisi che sarebbe stato in grado di fare anche un bambino con una conoscenza rudimentale dell'economia - o se invece vi stesse semplicemente prendendo per i fondelli.

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linterferenza

Una spregevole sceneggiata

di Fabrizio Marchi

Prendiamo atto che impedire alle donne di recarsi da sole a vedere un partita di calcio è considerato dalla classe politica e dai media occidentali molto più grave che finanziare e armare i tagliagole dell’ISIS, bombardare un paese, lo Yemen (con armi israeliane, americane, francesi e italiane, è bene essere precisi sulle cose…), fare strage di civili, fra cui migliaia di bambini, condannare a morte un blogger (con taglio della testa sulla pubblica piazza) perché ha scritto cose non gradite al regime, oppure una persona che professa una religione diversa da quella ufficiale wahabita, magari perché ha pubblicamente festeggiato una ricorrenza (per la cronaca, in Arabia Saudita sono stati condannati a morte sia cristiani che musulmani non wahabiti, ad esempio sciiti).

Questo è oggi l’Occidente, dominato dall’ideologia neo liberale e politicamente corretta. La cui finalità, fra le altre cose, è proprio quella di far finta di scandalizzarsi per le discriminazioni subite dalle donne (che condanniamo senza se e senza ma) dimenticandosi o fingendo di dimenticarsi che in Arabia Saudita ce ne sono tante altre e altrettanto gravi. Una fra tutte: a finire con la testa tagliata dopo processi farsa sono nella stragrande maggioranza dei casi lavoratori immigrati sfruttati e trattati come animali (tutti maschi, naturalmente) ma questo non desta l’attenzione delle redazioni dei media occidentali. Insomma, non fa notizia, come si suol dire.

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piccolenote

Bolton e Pompeo contro Trump

di Piccole Note

La pressione su Trump per farlo recedere dal ritiro delle truppe americane in Siria sta raggiungendo il parossismo.

 

Il tour di Bolton

Il consigliere per la sicurezza militare John Bolton, che si muove come fosse il vero presidente degli Stati Uniti, ha affermato che il ritiro avverrà solo a due condizioni: la sconfitta completa dello Stato islamico, per evitare che torni a minacciare il mondo, e a patto che vi sia la garanzia che i turchi non massacreranno i curdi siriani.

Date tali condizioni, non esisterebbe una tempistica precisa del ritiro, che comunque non riguarderebbe la cruciale base di al Tanf, posta al confine tra Giordania e Israele.

Un chiarimento che invece di chiarire appare teso a seppellire le possibilità di dare un seguito concreto all’ordine presidenziale. Peraltro Bolton ha iniziato un tour in Medio oriente, primo scalo Tel Aviv, nel quale sta diffondendo il suo nuovo verbo.

E per regalare a Netanyahu il Golan, che il premier israeliano reclama da tempo come area “vitale” per la sicurezza di Israele.

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militant

Il sovranismo populista di Marcos

di Militant

[Più di vent'anni dopo, un testo che sembra scritto oggi. Che però verrebbe scambiato per il report dell'ultimo consiglio dei ministri giallo-blu, o forse per la lezione inaugurale del think tank di Steve Bannon. Cambiano i tempi, non le mitologie che si costruiscono attorno alle diverse posizioni politiche].

“Noi stiamo dicendo che nella nuova fase del capitalismo, il neoliberismo, si verifica una distruzione dello Stato nazionale. Noi diciamo che la patria non c’è più. Si sta distruggendo il concetto di nazione, di patria, e non soltanto nella borghesia, ma anche nelle classi governanti. È molto difficile pensare che vi siano settori del governo che difendano il concetto di nazione. Coloro che difendono il concetto di nazione sono assassinati o espulsi. Il progetto neoliberista esige questa internazionalizzazione della storia; pretende di cancellare la storia nazionale e farla diventare internazionale; pretende di cancellare le frontiere culturali. Il costo maggiore per l’umanità è che per il capitalismo finanziario non c’è niente. Il capitale finanziario possiede solo dei numeri di conti bancari. E in tutto questo gioco viene cancellato il concetto di nazione. Un processo rivoluzionario deve cominciare a recuperare i concetti di nazione e patria”.

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marxianomics

La Teoria del Circuito Monetario: Tutto Quello che So (o Quasi)

di Marco Veronese Passarella

Ricorre oggi l’anniversario della morte di Augusto Graziani, uno dei più eminenti economisti italiani del novecento e padre del filone teorico eterodosso noto come teoria del circuito monetario (TMC). Benché apparentemente semplice ed intuitiva, la TCM nasconde alcune insidie interpretative che nel tempo hanno dato adito a fraintendimenti e ne hanno depotenziato il messaggio originario. Le brevi note che seguono hanno lo scopo di contribuire a fare chiarezza su alcuni punti chiave della TCM. Con l’avvertenza che si tratta di considerazioni personali sparse, senza alcuna pretesa di esaustività.

 

Che cosa la TCM di Augusto Graziani mi ha insegnato

Che un’economia monetaria di produzione, o economia capitalistica, è composta necessariamente da tre macro-classi sociali: imprese (o capitalisti industriali), lavoratori salariati e banche (o capitalisti finanziari).

Che in tale sistema la moneta è un rapporto sociale triangolare in cui le passività di un soggetto terzo, la banca, vengono accettate come mezzo di regolamento degli scambi tra due contraenti (impresa vs salariati o imprese vs imprese).