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linkiesta

Caso Regeni e Ong, la resa senza condizioni della sinistra “senza se e senza ma”

di Fulvio Scaglione

Salda sulle questioni di principio, in fuga dalla politica e dalla realtà dei fatti: ecco perché la sinistra sta perdendo sia la partita libica, sia quella egiziana. Perché conosce la realtà, ma la nega, rifugiandosi nei principi e nei preconcetti

È un copione già molto visto ma le ultime settimane è stato riproposto come nuovo. La sinistra in fuga dalla politica si aggrappa a qualunque salvagente purché sia di quelli “senza se e senza ma”, cioè eviti di pensare, distinguere, agire e magari sporcarsi le mani. Le ultime ciambelle della serie sono le polemiche sulle Ong nel Mediterraneo e il cosiddetto “caso Regeni”.

Sul tema dei migranti e della gestione dei flussi abbiamo avuto il varo del “codice Minniti”, il gran rifiuto di Medici senza Frontiere, gli interventi della guardia costiera libica sostenuta dagli aiuti italiani. E infine il ritiro delle navi delle Ong, ora attraccate in Turchia, a Malta, in Tunisia, in Italia.

La sinistra-sinistra, senza se e senza ma, ha scelto Medici senza Frontiere. Prima contro un codice all’acqua di rose che è parso del tutto legittimo alle autorità Ue e a quelle internazionali e accettabile pure alla Conferenza episcopale italiana, che quanto ad accoglienza non può ricevere lezioni da nessuno.

mondocane

Golden standard e bigiotteria. Gli infami delle fake news

Ordigno Regeni su Medioriente e Mediterraneo

di Fulvio Grimaldi

Da quelli che danno la caccia alle informazioni che disturbano l’establishment dei ladri, corrotti, mafiosi, massoni, assassini seriali, che governano i vari paesi dell’area euro-atlantica, che hanno già stabilito sanzioni, radiazioni, eliminazioni, punizioni per chi insiste a diffondere quelle per le quali hanno inventato il termine “fake news” (notizie farlocche), o che, come la Boldrini, le promuovono da noi, il New York Times, house organ della lobby insraelo-talmudista internazionale viene giudicato la Bocca della verità, il Golden Standard del giornalismo mondiale.

E non potrebbe che essere così, dato che questo giornale è stato negli anni dell’assalto terroristico, militare, agrochimico, farmaceutico e finanziario, dei globalisti all’umanità, del trasferimento della ricchezza globale dal 99% all’1%, ben rappresentato da quegli 8 individuo che hanno più di quanto hanno 3, 5 miliardi di conseguentemente poveri, delle 7 guerre di Obama, lo strumento principale della lobotomia transorbitale operata sui cervelli dei sudditi dell’Impero.

Il giornale che, con i suoi soci nelle campagne di demolizione della verità, Washington Post, CNN, Guardian, giù giù fino agli sguatteri mediatici italiani, è diventato la bandiera di uno storicamente inusitato blocco nichilista sinistre-destre

goofynomics

Due domande ai giuristi

di Alberto Bagnai

Ci siamo occupati altrove della piddinitas juridica: quello strano atteggiamento di certi nostri colleghi di altro settore, in virtù del quale essi "sanno di sapere" tante verità economiche, senza aver mai in realtà acquisito la grammatica e la sintassi dell'economia (e questo non sarebbe un difetto), e senza essersi mai posti una domanda sulle fonti da cui traggono cotanta sicumera (e questo è un difetto, perché, quando gratti un po' la superficie, vedi che la loro fonte delle fonti è sempre il dottor Giannino).

Che sia un economista a non interrogarsi sui conflitti di interesse dei vari attori economici e sociali mi sembra già grave: ma che non lo faccia un giurista mi sembra gravissimo! Ripetere a vanvera le note leggende metropolitane sui risparmi spazzati via, sui salari che verrebbero decurtati, sulla svalutazione i cui benefici verrebbero annichiliti dall'inflazione, e via dicendo, espone al rischio di fare una figura barbina se qualcuno tira fuori un dato, o semplicemente chiede al concionatore di turno di definire i concetti che sta usando (io non devo sapere cos'è un termine ordinatorio, e quindi non ne parlo, mentre chi parla di inflazione dovrebbe sapere cos'è, e non confonderla con la svalutazione). Per sottrarsi a questo rischio, basterebbe semplicemente che prima di concionare, il concionatore si ponesse un domanda semplice semplice: "Questa storia che la svalutazione deprime i salari me la ripetono i quotidiani e le riviste scientifiche di Confindustria.

senso comune

Perché Formenti sbaglia sulle “vittime meridionali”

Stefano Poggi

Questo commento di Stefano Poggi vuole essere un primo contributo ad un dibattito su un tema che evidentemente richiederà una discussione plurale ed articolata. Nelle prossime settimane, quindi, pubblicheremo altri pezzi a riguardo

Carlo Formenti, intellettuale di provenienza autonoma e di riconosciuta apertura teorica, ha recentemente espresso su Facebook un giudizio abbastanza inequivocabile sull’istituzione della giornata della memoria per le vittime meridionali da parte della Regione Puglia a guida Partito Democratico. Formenti, in particolare, ha attaccato i suoi pari intellettuali meridionali, rei di essere “negazionisti” della verità storica: cioè di quel «processo di colonizzazione interna subito [dal meridione] da parte dal capitalismo settentrionale e dello stato sabaudo».

Lungi da me iniziare un dibattito di storiografia ottocentesca. Pur da (aspirante) storico dell’Ottocento, sono consapevole di non avere la preparazione che invece – mi par di capire – Formenti possiede. Mi permetto, piuttosto, di fare qualche considerazione sparsa a riguardo di questa (a mio parere significativa) uscita.

1. Da veneto, non può che divertirmi questo inseguimento della retorica neoborbonica (perché di questo si tratta), che vede nella storia italiana dell’Ottocento uno scontro fra Nord e Sud (con le iniziali maiuscole, ovviamente).

sollevazione2

Italia-Euro-Germania, un triangolo impossibile

di Piemme

«Sarà facile persuadere la Germania?
certo che no. (...) La Germania intende rafforzare la normativa fiscale e assoggettare i Paesi che non si adeguano a qualcosa che assomiglia, in pratica, a un governo coloniale, esattamente quello che è successo alla Grecia, ma su scala più vasta».
Wolfgang Münchau

Dopo le elezioni tedesche, se diamo per scontata la vittoria della Merkel, il governo tedesco, forte dell'appoggio di Macron, darà un'accelerazione alle manovre di "riforma, rafforzamento e integrazione dell'Unione europea".

Ma cosa deve intendersi per "riforma, rafforzamento e integrazione"?

La Commissione di Junker ha posto di recente sul tavolo le sue proposte. Formalmente rappresentando l'Unione, essa tenta di dare una botta al cerchio e una alla botte, proponendo soluzioni farraginose che sulla carta dovrebbero tuttavia rappresentare un compromesso tra i diversi e in certi casi opposti interessi nazionali.

Che questo non sarà possibile non lo diciamo soltanto noi, ce lo dice l'autorevole economista Wolfgang Münchau con un editoriale sul Financial Times, tradotto e pubblicato sull'ultimo numero di L'ECONOMIA del Corriere della Sera.*

znet italy

Fuoco , furia e paura

di Pepe Escobar

Fate attenzione ai mastini della guerra. Le stesse “persone” dell’intelligence che vi hanno  fatto sapere dei  neonati strappati dalle incubatrici dagli iracheni “cattivi” così come anche delle inesistenti Armi di Distruzione di Massa, stanno ora facendo circolare la teoria che la Corea del Nord abbia prodotto una testata nucleare in miniatura in grado di adattarsi al suo missile balistico intercontinentale  ( ICBM)di recente testato.

Questo è il nucleo di un’analisi completata in luglio dall’Agenzia di Intelligence della Difesa (DIA). Inoltre, l’intelligence degli Stati Uniti crede che Pyongyang abbia ora accesso fino a 60 armi nucleari. Sul campo l’intelligence statunitense sulla Corea del Nord è praticamente inesistente, quindi queste valutazioni nel migliore dei casi sono congetture.

Però, quando sommiamo le congetture con un libro bianco annuale di 500 pagine, pubblicato all’inizio di questa settimana dal Ministero della Difesa giapponese, i campanelli d’allarme cominciano a suonare.

Il libro bianco mette in evidenza che il “progresso significativo” di Pyongyang è la corsa agli armamenti nucleari e la sua “probabile” (le virgolette sono mie) capacità di sviluppare testate nucleari miniaturizzate in grado di adattarsi alle punte dei suoi  missili.

Questa “probabile” capacità viene annegata in un’ipotesi assoluta.

gliocchidellaguerra

Cina e Russia disinnescano la bomba coreana

di Lorenzo Vita

Mentre Donald Trump e Kim Jong Un alzano i toni dello scontro e continuano a minacciarsi a vicenda, altri due Stati, Russia e Cina, stanno spendendo tutte le energie delle rispettive diplomazie per evitare che l’escalation verbale tra Washington e Pyongyang arrivi a un punto di non ritorno. Dall’inizio dell’aumento delle tensioni fra i due Stati, Mosca e Pechino non hanno mai nascosto la necessità di fermare il prima possibile questa deriva militare dai risvolti potenzialmente tragici, ed entrambi i Paesi hanno spesso fatto in modo che il regime di Pyongyang ragionasse evitando di minacciare ulteriormente gli alleati degli Stati Uniti con test missilistici e proseguimento del programma nucleare. Per Russia e Cina l’eventualità di un conflitto nella penisola coreana, per differenti ragioni, sarebbe, infatti, un disastro che metterebbe a repentaglio non soltanto la stabilità regionale, ma anche un sistema di alleanze e rapporti che fanno dell’Asia orientale un sistema sostanzialmente collaudato di collaborazione fra le due superpotenze. E proprio per questo motivo, entrambi gli Stati hanno appoggiato la risoluzione presentata all’Onu dagli Stati Uniti con la quale si chiedeva l’irrigidimento delle sanzioni nei confronti del regime coreano. Una mossa con cui hanno voluto dimostrare di non essere fieri sostenitori di Kim e nello stesso tempo di essere pronti a costruire un muro eurasiatico che fronteggiasse apertamente gli Stati Uniti.

tysm

Bambini pericolosi

di Francesco Paolella

Alberto Gaino, Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2017, 222 pagine, 15 euro

Partiamo dalla realtà di oggi: che aiuto si garantisce ai bambini “disadattati”, a quelli con difficoltà di apprendimento o di comportamento, e a quelli con problemi neuropsichiatrici gravi? Cosa si fa per evitare di tornare a “doverli” semplicemente custodire in strutture chiuse, così simili ai vecchi manicomi? Il rischio, di sicuro a causa in primo luogo della nostra eterna crisi economica, è davvero quello di tornare indietro di quaranta o cinquantanni:

Il personale dei servizi pubblici è stato tagliato pesantemente, le liste d’attesa si sono allungate in modo impressionante, non si conosce neppure il fabbisogno delle richieste per affrontare il disagio mentale della nostra gioventù. Per cui, come si possono programmare gli stanziamenti di risorse e interventi? Si tampona: è la sola politica che si conosce in Italia (p. 155).

La diffusione e, in molti casi, la qualità dell’assistenza sanitaria e del sostegno scolastico non fanno che mostrare sempre più chiaramente l’ipocrisia democratica oggi dominante: enunciazione di principi egualitari, ma tagli delle risorse: tutti hanno diritto a tutto, ma solo chi ha qualcosa (o ha molto) può difendersi e salvare i propri figli.

sinistra aniticap

Liceo di 4 anni, ovvero il Groupon dell’istruzione

di Matteo Saudino

In Italia si sa, ogni Ministro dell’Istruzione vuole passare alla storia per aver promosso e attuato una riforma che innovi il sempre vetusto e inadeguato ai tempi sistema scolastico. Dalla scuola dell’autonomia di Berlinguer alla buona scuola dell’alternanza lavorativa di Renzi-Giannini, dalla scuola delle tre I (internet, inglese, impresa) della Moratti alla snella scuola azienda della Gelmini, abbiamo assistito a variopinti tentativi di rendere la scuola italiana del presente e del futuro più moderna ed efficiente, nonostante essa avesse nel ciclo della primaria e nei licei un punto di forza formativo ammirato in tutto il mondo. Al di là delle giustificazioni pedagogiche e didattiche, sostenute con zelo dai soliti esperti menestrelli ben retribuiti dal potere, ogni riforma è stata ideata e progettata rigorosamente all’interno di due parametri, uno economico e uno ideologico, entrambi di rigida matrice liberista. Il primo, figlio dell’Europa di Maastricht, consiste nella costante riduzione della spesa pubblica e il secondo nella modernizzazione, in senso competitivo, aziendale e tecnologico, dei processi formativi. Per realizzare tale progetto era indispensabile superare la scuola italiana del Novecento, la quale, con tutti i suoi limiti, poggiava su un’architettura costituzionale egualitaria e solidaristica finalizzata all’emancipazione della persona. Ogni riforma, pertanto, ha smantellato, spesso tra l’indifferenza dei cittadini e la complicità dei sindacati confederali, un pezzo di scuola statale con una manovra a tenaglia:

petiteplaisance

Il giovane Marx», di György Lukács

Salvatore Antonio Bravo

L’intera opera di Marx è finalizzata dall’amore per l’umanità che si fa pensiero consapevole della disumanità di ogni condizione di alienazione, e di ogni reificazione negatrice della libertà

Il giovane Marx di György Lukács è un testo indispensabile per riconfigurare il pensiero di Marx, il filosofo ungherese ricostruisce la processualità genetica del pensiero di Marx, applica la categoria della totalità che gli consente di rappresentare la linea evolutiva-genetica del suo pensiero da cui emerge la personalità di Marx. Il filosofo di Treviri appare come un pensatore che non teme il rischio del nuovo, e specialmente non teme la solitudine e l’isolamento. Il confronto dialettico con la sua epoca svela, il filosofo con la sua personalità affilata, pronto alla critica, ad assumere posizioni filosofiche originali. La formazione giovanile, già nella sua tesi di laurea, nella quale pone a confronto il pensiero di Democrito ed Epicuro, rileva il fine sostanziale della sua opera: l’emancipazione sociale e politica. Hegel aveva interpretato Epicuro e la Stoa come momenti secondari della storia della filosofia. Marx interpreta Epicuro come un filosofo illuminista, il cui intento è la liberazione dell’uomo dalle paure che gli impediscono di vivere una vita degna d’essere vissuta: «Hegel, coerentemente con la sua teoria generale della storia della filosofia, aveva visto nella Stoa e nell’Epicureismo solo dei momenti di secondaria importanza dello svolgimento della filosofia ellenistico-romana che solo nello scetticismo sarebbe pervenuta alla vera sintesi.

ilsimplicissimus

Heil, mister Trump

di ilsimplicissimus

L’elezione di Trump è stata una manna: ci mostra l’America com’ è, senza gli abiti dell’imperatore, senza il bon ton politico ideologico, senza mitologie e leggende accumulatesi in un secolo. Ci mostra l’America di Monroe e della sua dottrina, quella di Benjamin Harrison che ne mise a punto gli strumenti, quella di William McKinley che inaugurò con la guerra cubana un colonizzazione tanto più tracotante quanto più dissimulata; ci indica gli States di Woodrow Wilson e la sua prima riduzione in ceppi dell’Europa o quelli di Coolidge che portarono al Crollo di Wall street o quelli di Eisenhower, di Johnson, della famiglia Bush. Lincoln e Roosevelt giacciono come soprammobili, fanno da alibi alle teorie dell’eccenzionalità americana, ma  alla fine salta fuori per bocca del presidente che “rimarremo sempre il paese più potente al mondo!”. Heil.

La crisi coreana se così la vogliamo chiamare mette finalmente allo scoperto tutto questo verminaio: si minaccia la distruzione atomica per chi volesse mettere a punto armi potenzialmente in grado di colpire gli Usa, già questo basta per costituire una minaccia e giustificare l’Armageddon. Poco importa se queste minacce abbiano solo una remotissima probabilità di realizzarsi e siano anzi una dimostrazione di debolezza,  il fatto centrale della vicenda è che la tracotanza americana non risponde a minacce dirette, è completamente gratuita e ormai non ha nemmeno bisogno di pretesti per manifestarsi.

la citta futura

Overshoot Day. L’ennesimo indicatore di un sistema catastrofico

di Fulvio Lipari

Se sempre più persone nel mondo vivono di stenti anche il nostro pianeta Terra non è da meno. E il colpevole di tutto questo ha sempre lo stesso nome: il sistema capitalistico

La Terra è un sistema finito, le riserve di risorse del nostro pianeta hanno un termine, così come la sua capacità di rigenerarsi e di assorbire CO2. Chiarito questo risulta evidente come l’essere umano per non distruggere il proprio habitat e permettergli di rigenerarsi, non dovrebbe consumare più di quanto la Terra è in grado di produrre. Solo così l’equilibrio della sopravvivenza potrà essere rispettato. Secondo i calcoli del Global Footprint Network, dal 1971 l’essere umano consuma ogni anno più risorse di quante la Terra sia in grado di produrre e produce più biossido di carbonio di quanto il pianeta sia in grado di assorbire.

Il Global Footprint Network calcola annualmente l’estensione e l’utilizzo delle aree agricole, dei pascoli, delle foreste, delle aree di pesca oltre che la produzione di biossido di carbonio (CO2) e lo confronta con la biocapacità globale, ossia la capacità del Sistema Terra di produrre risorse e assorbire CO2. Secondo questi studi nel 2017 l’essere umano ha dato fondo alle riserve annuali della Terra e alla sua capacità rigenerativa annuale il 2 agosto. In 7 mesi e 2 giorni sono, cioè, state consumate le risorse che il pianeta è in grado di produrre in un anno.

eddyburg

Filantropi di ventura

di Paola Somma

Come le grandi imprese del capitalismo globalizzato sfruttano a loro modo la tragedia dei rifugiati. I loro portavoce scrivono: «l'umanitarismo può far fare buoni affari»

1. La feroce determinazione con cui si colpisce chi cerca di salvare vite umane mentre si lascia carta bianca alle multinazionali che si stanno spartendo la “risorsa rifugiato” sono due aspetti non disgiunti, ma complementari, dello stesso disegno di appropriazione del pianeta e di riduzione in schiavitù della maggioranza dei suoi abitanti perseguito dalle istituzioni finanziarie e dai governi che ai loro dettami ubbidiscono. Un disegno nel quale la crescente collaborazione tra il settore pubblico e le grandi imprese coinvolte nelle così dette “partnership per i rifugiati” ha un ruolo non irrilevante.

Più che dalla abusata motivazione che gli stati nazionali non hanno denaro e quindi devono collaborare con i privati ricchi di risorse ed esperienza manageriale, la diffusione di tali iniziative è frutto di una scelta strategica delle imprese. Molte, infatti, hanno capito che firmare un assegno o farsi un selfie con un rifugiato per migliorare l’immagine della ditta sono gesti che rendono poco rispetto ai profitti che si possono ricavare diversificando gli investimenti e destinando una quota di capitale alla filiera filantropica e hanno deciso di adottare linguaggio e metodi del capitale di ventura per conquistare il mercato dei beni e servizi per rifugiati.

espresso

La sinistra è malata da quando imita la destra

di Emiliano Brancaccio

Le idee socialiste sono entrate in crisi quando governi di sinistra hanno applicato in economia le regole dei liberisti. E ora i progressisti rischiano di scomparire nel tentativo di emulare un'altra destra, quella xenofoba

Il declino dei partiti del socialismo europeo è oggetto in questi mesi di nuove interpretazioni. Passata di moda l’idea blairiana dell’obsolescenza della socialdemocrazia e dell’esigenza di una “terza via”, sembra oggi farsi strada una tesi più affine al senso comune: la sinistra è in crisi perché una volta al governo ha attuato politiche di destra. Con un certo zelo, potremmo aggiungere.

* * *

Consideriamo in tal senso le politiche del mercato del lavoro. Una parte cospicua delle riforme che hanno contribuito in Europa a diffondere il precariato è imputabile a governi di ispirazione socialista. In molti paesi, tra cui l’Italia e la Germania, il calo più significativo degli indici di protezione del lavoro calcolati dall’OCSE è avvenuto sotto maggioranze parlamentari di sinistra. Con quali risultati? La ricerca scientifica in materia ha chiarito che questo tipo di riforme non contribuisce ad accrescere l’occupazione.

Con buona pace per i nostrani apologeti del Jobs Act, questa evidenza è ormai riconosciuta persino dalle istituzioni internazionali maggiormente favorevoli alle deregolamentazioni del lavoro.

comidad

Lo Stato ha scoperto di non esistere

di comidad

Sebbene i media lo abbiano detto solo incidentalmente, si è immediatamente notato che il nocciolo “hard” del recentissimo Decreto del governo Gentiloni presentato come un provvedimento per il Sud, era costituito in realtà dal via libera alla multinazionale tedesca Flixbus. Il caporalato digitale rappresenta uno dei business multinazionali del futuro e Flixbus ha superato Uber, poiché ha allargato la nozione di caporalato digitale dai semplici autisti addirittura alle aziende di trasporti. Dalla pauperizzazione del lavoro si è passati alla pauperizzazione del ceto medio.

La retorica meridionalista è servita quindi ad una pura operazione di lobbying a favore di una multinazionale. Per quanto riguarda la parte del Decreto che incentiva la formazione di nuove aziende al Meridione, il trucco sottostante è sempre lo stesso: si prevedono certi incentivi ma questi possono essere prontamente ritirati se i progetti non partono in tempo. In base ai dati, mai smentiti, di un’agenzia ufficiale come lo Svimez, i tagli di spesa pubblica sono stati storicamente più intensi al Meridione e gli ultimi governi hanno confermato la tendenza. Storicamente la pauperizzazione del Sud ha quindi svolto la funzione di strumento deflattivo a vantaggio della finanza. La deflazione preserva il valore dei crediti e rende impagabili i debiti, incentivando la spirale dell’indebitamento.

contropiano2

L’estate che ha sdoganato il “disumano democratico”

di Dante Barontini

Quando gli storici dovranno cercare di capire in che momento si è rotta definitivamente la continuità tra la Repubblica nata dalla Resistenza e lo stato criminogeno presente, non faticheranno a individuare in questi mesi roventi, densi di incarognimenti su tutti i fronti, il discrimine tra un prima e un dopo.

Segnali e slittamenti ce n’erano stati a centinaia, fin dall’apparizione del Cavaliere sul palcoscenico della politica-spettacolo, che aveva sdoganato i fascisti (presto divisi tra nostalgici e post, ma tutti prontissimi ad afferrare la prima poltrona a disposizione).

Una rottura abbastanza seria era stata registrata nel novembre 2011, dopo la “lettera della Bce” che fissava l’inderogabile programma economico dei successivi governi italiani. Defenestrazione del Caimano, nomina di Mario Monti, riforma Fornero, ecc, misero in chiaro che il potere decisionale (o la sovranità, nel normale linguaggio internazionale) si era spostato sull’asse Bruxelles-Francoforte-Berlino. Da lì in poi, i governi del Belpaese avrebbero potuto solo gestire la ripartizione sociale dei “sacrifici”, all’interno di un ventaglio di possibilità sempre meno esteso (visti gli automatismo previsti da Fiscal Compact, Two Pack, Six Pack, ecc).

Quando il contafrottole di Rignano ha cercato di dare una cornice  costituzionale coerente alle rotture già avvenute nei rapporti di forza tra le classi e le varie figure sociali, il referendum del 4 dicembre ha decisamente segnalato l’insofferenza della stragrande maggioranza della popolazione nei confronti di questa deriva.

sinistra

Media Occidentali e pensiero critico: il caso Maduro

di Davide Restano

Pier Paolo Pasolini allorché intendeva riferirsi alla televisione non utilizzava mai il termine Mass-Media bensì Medium di massa. Giustificava tale scelta sottolineando il rapporto asimmetrico e quindi antidemocratico tra mezzo televisivo e telespettatore, poiché a quest’ultimo è di fatto preclusa ogni possibilità di replicare al messaggio veicolato. Chi ascolta finisce dunque intrappolato in un circuito comunicativo “verticale” ove il ruolo dell’ascoltatore diviene meramente passivo e subalterno.

Pier Paolo Pasolini ci aveva visto lungo perché nell’anno 2017, data in cui si dispone di un apparato mediatico decisamente potenziato rispetto a quello degli anni settanta, tale problematica diviene attuale e dà un’ idea di quanto capillarmente oggigiorno i mezzi di informazione siano grado di diffondere e promuovere il loro punto di vista su ciò che accade nel mondo.

In questo senso il caso Venezuelano risulta decisamente indicativo. I Tg raccontano quello che succede nelle varie città del paese riportando sempre la stessa narrazione dei fatti, a partire dalla vittoria delle opposizioni alle legislative del 2015, la conseguente richiesta di dimissioni rivolta a Maduro ed il rifiuto da parte del presidente di lasciare la guida del paese. Poi le inaudite violenze compiute dalle forze di polizia contro i “manifestanti” e la terribile guerra civile.

labottegadelbarbieri

Europa, Mediterraneo e «crimini climatici»

di Salvatore Palidda

Il quotidiano «Le Monde» del 5/8/2017 [1] riprende la ricerca pubblicata dalla rivista «The Lancet Planetary Health» [2] a proposito dei rischi di forte aumento della mortalità da ora a fine XXI secolo a causa delle conseguenze del cambiamento climatico. Purtroppo, questo studio realizzato per la Commissione europea parla solo dell’Europa e in particolare dei paesi del sud europeo mentre ignora che queste conseguenze saranno altrettanto se non più catastrofiche negli altri paesi mediterranei come in tutti quelli più “sfortunati”.

E fra le conseguenze si ignorano le migrazioni “disperate”…

Oltre 100 famosi esperti e personalità varie in occasione del summit COP-21 di Parigi 2015 (https://350.org/climate-crimes-it/) avevano fatto appello contro il rischio di “crimine climatico” che appare più opportuno chiamare crimine contro l’umanità, dovuto innanzitutto alle attività e alle scelte politiche imposte dalle multinazionali dei vari settori fra i quali quelle del nucleare, degli armamenti, del petrolio e dell’energia, dell’agricoltura con pesticidi e chimica ecc. ecc.

carmilla

Uno tsunami planetario

di Sandro Moiso

Mentre molti turisti, sdraiati sotto gli ombrelloni dalle isole greche al Sud Est asiatico, nel corso dell’estate si sforzeranno di scrutare l’orizzonte marino oppure il bagnasciuga senza dare nell’occhio, nel timore di scorgere un’onda anomala o un qualsiasi altro sintomo dei più sotterranei, profondi e inevitabili moti della crosta terrestre e della tettonica a zolle, la maggior parte dell’opinione pubblica e delle classi “dirigenti” continuerà ad ignorare la spaventosa onda finanziaria che già ha contribuito a spazzare via numerose società di navigazione e banche e che si appresta a travolgere l’intera economia mondiale se non sarà adeguatamente affrontata.

Un’onda gigantesca che non si accontenterà, come ai tempi dell’esplosione del vulcano dell’isola di Santorini tra il 1627 e il 1600 a.c., di spazzare l’Arcipelago Egeo e il mare Mediterraneo, ma autentici colossi della finanza quali la Deutsche Bank, in confronto alla quale il colosso di Rodi non poteva costituire altro che un misero e impotente nano.

Contro questo pericolo, apparentemente invisibile e sicuramente sottovalutato, ci mette in guardia l’ultima raccolta di testi di Sergio Bologna, pubblicata da DeriveApprodi.

sandwichesdirealta

Un invisibile fiume sotterraneo

Michael Löwy su “Malinconia di sinistra” di Enzo Traverso

di Maurizio Acerbo

Da estimatore dei libri dello storico Enzo Traverso ho tradotto questa bella recensione del suo ultimo libro Malinconia di sinistra. Avendo fondato negli anni ’80 una rivista a 19 anni che si chiamava Spleen e dato che “in mezzo alle sconfitte ci sono nato” come rappava un poeta della mia generazione mi ritrovo nella “tradizione nascosta” di cui parla Traverso

Questo brillante saggio è un tentativo di recuperare una tradizione nascosta e discreta: la tradizione della “malinconia di sinistra”. Questo stato d’animo non fa parte della narrazione canonica della sinistra: la sinistra è più orientata a festeggiare gloriosi trionfi che tragiche sconfitte. Tuttavia, la memoria di queste sconfitte – dal giugno 1848 a maggio 1871, gennaio 1919 e settembre 1973 – e la solidarietà con la sconfitta nutrono la storia rivoluzionaria come un invisibile fiume sotterraneo. Nelle profondità della rassegnazione, questa melanconia di sinistra è un filone rosso che attraversa la cultura rivoluzionaria, da Auguste Blanqui al cinema critico, passando per Gustave Courbet, Rosa Luxemburg e Walter Benjamin. Traverso con forza – e contro-intuitivamente – rivela l’intensa carica sovversiva, emancipatoria del lutto rivoluzionario.

La storia del socialismo negli ultimi due secoli è stata una costellazione di sconfitte tragiche e spesso sanguinose.