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manifesto

L’establishment Usa dietro il Summit di Helsinki

di Manlio Dinucci

«Abbiamo da discutere su tutto, dal commercio al militare, ai missili, al nucleare, alla Cina»: così ha esordito il presidente americano Donald Trump ieri al Summit di Helsinki.

«È arrivata l’ora di parlare in maniera particolareggiata dei nostri rapporti bilaterali e dei punti nevralgici internazionali», ha sottolineato Putin.

Ma a decidere quali saranno in futuro i rapporti tra Stati uniti e Russia non sono solo i due presidenti.

Non è un caso che, proprio mentre il presidente degli Stati uniti stava per incontrare quello della Russia, il procuratore speciale Robert Mueller III incriminava 12 russi con l’accusa di aver manipolato negli Usa le elezioni presidenziali, penetrando nelle reti informatiche del Partito democratico per danneggiare la candidata Hillary Clinton.

I dodici, accusati di essere agenti del servizio segreto Gru, vengono ufficialmente definiti «i Cospiratori» e incriminati per «cospirazione ai danni degli Stati uniti».

Contemporaneamente Daniel Coats, direttore dell’Intelligence nazionale e principale consigliere del Presidente su tale materia, accusava la Russia di voler «minare i nostri valori basilari e la nostra democrazia».

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ilsimplicissimus

L’Europa rimasta col cerino in mano

di ilsimplicissimus

Fra i due litiganti il terzo non gode, ma crepa. L’incontro fra Putin e Trump che tanto allarme aveva suscitato fra l’establishment globalista per il quale paradossalmente qualsiasi allentamento delle tensioni e dello stato di conflitto è una iattura, ha partorito un topolino o meglio una pantegana, un ratto di fogna. Perché a Trump è stato possibile un relativo avvicinamento a Putin che non suonasse come un tradimento solo dando piena soddisfazione alla lobby sionista interna e dunque facendo capire al leader russo che tutto è possibile purché non si aiuti l’Iran, si partecipi con diligenza al suo isolamento e si dia perciò una spinta decisiva a un cambio di regime a favore dei filoamericani locali, riccamente foraggiati ormai da 40 anni sia pure senza troppo successo. Ora è evidente che Teheran non è una posta così importante per Washington da condizionare tutto il gioco planetario e lo dimostra chiaramente il trattato sull’armamento nucleare siglato in pompa magna per poi venire sconfessato: è sì al centro di un’ area nevralgica, possiede le più grandi riserve di idrocarburi dopo la Russia, è il Paese di rifermento degli Sciiti, ma chiaramente il peso globale è limitato alla regione del golfo. Tuttavia è di vitale importanza per Trump che nella sua lotta contro il deep state si appoggia ai gruppi di pressione sionista, è vitale per Israele e per il suo progetto di Medio Oriente e lo anche per la nuova governance saudita allevata interamente negli Usa e priva di qualsiasi retroterra culturale originale che vede in Teheran uno scoglio insuperabile per la propria egemonia regionale.

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coniarerivolta

L’austerità continua: promettono investimenti, pianificano tagli

di coniarerivolta

Mentre gli esponenti più in vista del governo giallo-verde facevano rumore (sulle spalle degli immigrati) per gettare fumo negli occhi, il ministro Tria, più lontano dai riflettori, ha rilasciato dichiarazioni molto illuminanti su reddito di cittadinanza, taglio delle tasse e, cosa che non ci sorprende, robuste e salutari dosi di austerità.

In campagna elettorale, la Lega e il Movimento 5 Stelle si erano scagliati, a parole, contro i legacci impostici dai Trattati europei e si erano spacciati per coloro che avrebbero invertito la rotta e combattuto l’austerità. Le dichiarazioni di Tria chiariscono in maniera clamorosa che i partiti al governo non faranno nulla di tutto ciò, come anche i media più allineati hanno iniziato a capire: la gestione Tria non è indirizzata verso un cambio di rotta delle politiche economiche. Questa non è una novità, quanto piuttosto la conferma di una tendenza ormai di lungo periodo: questo Governo, su ciò che conta davvero, è in continuità con quelli che lo hanno preceduto.

Lo stesso Tria ci dice che l’attuazione del programma di governo “richiede di agire sia sulla composizione delle entrate fiscali che sulla spesa. La nostra discontinuità rispetto al precedente governo non sarà sul livello del deficit ma piuttosto sul mix di politiche”. Come si può tradurre questa dichiarazione in termini economici?

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gliocchidellaguerra

Il piano di Putin e Trump: finirla con l’Ue e prendersi l’Europa

di Lorenzo Vita

Tra la Russia e gli Stati Uniti c’è di mezzo l’Europa. E a Donald Trump e Vladimir Putin quest’Europa, l’Unione europea, non piace per niente. Il presidente degli Stati Uniti lo ha fatto capire da subito: “L’Europa è il nostro nemico”.

Ma anche a Mosca c’è chi vede l’Unione europea come qualcosa di negativo. Le sanzioni decise da Bruxelles pesano sull’economia russa oltre che sulle nostre aziende. E l’agenda politica europea oggi è molto meno aperta alla Russia rispetto a prima. Mosca è stata esclusa per troppi anni dall’appartenenza al continente europea e il Cremlino, adesso, non ha motivo di sostenere la stabilità dell’architettura dell’Ue.

L’incontro di Helsinki fra i due leader si è svolto in un clima di tensioni profonde con il nostro continente. E certifica quello che ormai sembra evidente: le due potenze che hanno sempre influito sul continente europeo, non hanno più motivo di mantenerlo in vita con una struttura unitaria.

 

Il piano di Trump

Per gli Stati Uniti, l’Unione europea a tradizione tedesca rappresenta da sempre una minaccia. La Germania aveva (e ha) assunto un ruolo eccessivamente di primo piano, in grado di decidere le sorti del continente. E non era questo l’obiettivo strategico degli Stati Uniti quando hanno contribuito a far sì che l’Ue si formasse.

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sinistra

Cambia todo cambia e lo si vede nel Sahel

di Mauro Armanino

 

Niamey, luglio 2018. Nella nota canzone di Mercedes Sosa, la ‘India’ argentina, aveva cantato con anticipo l’accaduto di questi anni a venire. E’il tempo dei ‘mostri’, predetto da Antonio Gramsci che, dal carcere fascista, ha scritto nei suoi quaderni una profezia incompiuta. Un tempo che finisce e l’altro che tarda a venire. In questa penombra arrivano i mostri che si installano comodamente nell’immaginario collettivo del nostro tempo. E’cambiato il nostro sguardo e la percezione dell’altro, che viene fatto assomigliare ai mostri il cui arrivo annunciava Gramsci. Quanto accade sulle nostre sponde non fa altro che rivelare quanto da tempo era stato sepolto nella sabbia della distrazione e della dimenticanza. Cambia todo en este mundo.

O forse no. In fondo non è cambiato nulla in questa Europa che galleggia a stento e comincia a preparare le scialuppe di salvataggio per la deriva annunciata del suo futuro. Di certo non sono cambiati i Centri che, come un’ombra, o se vogliamo, un mostro fedele, sono alleati leali delle politiche occidentali. Dai Centri di raccolta a quelli di sterminio, musei e monito permanente dell’umana sconfitta, per completare quelli di identificazione, espulsione e soprattutto detenzione.

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cambiailmondo

Tito Boeri, le migrazioni e l’INPS

di Rodolfo Ricci

Le intrusioni del Presidente dell’INPS Tito Boeri nella discussione politica nazionale non sono una novità; già nella precedente legislatura egli si era esercitato su diverse questioni ogni qual volta alcune decisioni politiche potevano avere ricadute sulle prospettive di tenuta dei bilanci dell’Inps sia a breve che a medio temine.

La tenuta dei conti della più importante fonte di ingressi e di spesa del bilancio pubblico non è evidentemente cosa secondaria e da questo punto di vista, fare da guardiani affinché non si creino situazioni di insostenibilità non è in sé cosa biasimevole. La questione, da un punto di vista politico, è a quale prezzo i conti vengano fatti quadrare e se, da un punto di vista etico o semplicemente di giustizia sociale, la quadratura è ammissibile, condivisibile e fondata. Per altro verso è interessante verificare quali dati e quali parametri vengano utilizzati per sostenere le diverse tesi che si confrontano.

Senza scendere nella cronaca degli ultimi giorni sul c.d. “Decreto Dignità” e tralasciando gli ammonimenti a non toccare la riforma Fornero (i cui esiti milioni di persone conoscono più che bene e tutti gli altri conosceranno a breve) che costituì la pietra miliare del governo dei mercati di Mario Monti, è interessante in questo caso soffermarci sulla discussione tra tenuta dei conti INPS e la dominante questione immigrazione su cui si sta giocando buona parte della battaglia politica di questi mesi.

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lantidiplomatico

“Cresce la paura per un possibile accordo di pace fra Trump e Putin”

Il corto circuito del mainstream è completo

di Federico Pieraccini

Talvolta, la realtà è più strana della fantasia. Quello che segue è talmente sbalorditivo che, per dargli credibilità, è necessario citare le fonti e riportare le frasi esattamente così come sono.

Un tipico esempio è questo titolo: Cresce la paura per un possibile accordo di pace fra Trump e Putin”. Il Times, evidentemente, non teme una escalation militare in Ucraina, uno scontro armato in Siria, un finto avvelenamento in Inghilterra o una nuova Guerra Fredda. Il Times non ha paura dell’apocalisse nucleare, della fine dell’umanità, delle sofferenze di centinaia di milioni di persone. No, uno dei più autorevoli e rispettati quotidiani del mondo si preoccupa di una prospettiva di pace! Il Times teme che i capi di stato delle due superpotenze nucleari riescano a parlare fra di loro. Il Times ha paura che Putin e Trump siano in grado di raggiungere una qualche forma di accordo che possa allontanare il pericolo di una catastrofe globale. Questi sono i tempi in cui viviamo. E questi sono i media con cui abbiamo a che fare. Il problema del Times è che influenza l’opinione pubblica nel peggior modo possibile, confondendo, ingannando e disorientando i suoi lettori. Non è un caso che il mondo in cui viviamo sia sempre più scollegato dalla logica e dalla razionalità.

Anche se da questo meeting non scaturirà nessun passo in avanti significativo, la cosa più importante che si sarà ottenuta sarà il dialogo fra i due leaders e l’apertura di canali per futuri negoziati fra le due parti.

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Timothy Garton Ash, “L’Europa liberale non è ancora morta”

di Alessandro Visalli

Su The Guardian, l’intellettuale liberale Timothy Garton Ash il 9 luglio ha pubblicato un articolo sulla sfida populista dal suo punto di difensore dell’ortodossia cosmopolita, globalista, chiaramente europeista e liberale, ovviamente contrario ad ogni posizione politica emergente. Proprio da questa radicale posizione spicca nello storico e politologo inglese una diagnosi circa la profondità della crisi in corso e il “pericolo in bella vista”. Segnala una nuova linea di divisione politica, rilevante quanto la vecchia destra/sinistra, capace di creare nuovi schieramenti e dividere i vecchi (ovvero di creare ibridi), ma anche avvicinare posizioni.

All’avvio del suo discorso il raffinato Ash si espone in un esercizio di pensiero associativo: Merkel e Macron sono connessi alla sfera del razionale e quindi a soluzioni liberali, per questo europee, basate sulla cooperazione internazionale, mentre Orban e Salvini sono connessi alla sfera dell’ombra, dell’irrazionale, delle soluzioni “illiberali, nazionali, capro espiatorie, escludendo o espellendo ‘altri’ definiti etnicamente o culturalmente”. Di qui, attraverso una associazione morale Ash identifica con una ciclopica semplificazione dal tono morale una battaglia epocale tra “merkronismus e Orvinismo” che “darà forma alla politica europea nel prossimo anno” rendendo imprevedibili le prossime elezioni europee.

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Il traffico di umani dall’Africa, le mafie e la complicità dei razzisti

di Fred Kuwornu*

Il traffico di esseri umani nel mondo frutta 150 miliardi di dollari alle mafie, di cui 100 miliardi vengono dalla tratta degli africani. Ogni donna trafficata frutta alla mafia nigeriana 60 mila euro. Trafficandone 100mila in Italia, la mafia nuove un giro di 600 milioni di euro all’anno. Nessun africano verrebbe di sua volontà, se sapesse la verità su cosa lo attende in Europa.

Non mi infilo nell’eterna guerra civile italiana basata su fazioni e non contenuti, ma da afrodiscendente italiano e immigrato ora negli Stati Uniti credo sia arrivato il momento di parlare e trattare l’immigrazione o meglio la mobilità come un problema e fenomeno strutturale che ha vari livelli e non come uno strumento per fare politica o da trascinarsi come i figli contesi di due genitori che li usano per il loro divorzio come arma di ricatto.

Secondo stime dell’ONU, ogni anno sono trafficati milioni di esseri umani con una stima di guadagno delle mafie di 150 miliardi di dollari di fatturato ripeto 150 MILIARDI. (le allego la news di AlJaazera non de Il Giornale o il Fatto Quotidiano). Io non so se lei ha mai vissuto o lavorato nell’Africa vera e che Africani conosce in Italia o se da giornalista si informa su testate anche non italiane, ma il traffico di esseri umani con annessi accessori vari ( bambini, organi, prostituzione ) non è un fenomeno che riguarda solo l’Italietta dei porti sì o porti no, ma è un fenomeno globale che fattura alle mafie africane, asiatiche, messicane, 100 – e ripeto 100 – Miliardi di dollari alll’anno.

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huffington post

L'insostenibile arbitrarietà (neo-liberista) delle stime Inps sul Decreto Dignità

di Stefano Fassina

Lasciamo stare i complotti, le manine e le "manone", i comunicati congiunti e le reazioni politiche. Corriamo il rischio di essere additati come collaborazionisti e andiamo alla sostanza della Relazione Tecnica (RT) al cosiddetto Decreto Dignità: sulla norma relativa alla riduzione della durata dei contratti a tempo determinato (da 36 a 24 mesi), le "previsioni" sono discrezionali.

Non hanno nulla di oggettivo, nonostante la conciliante accusa di "negazionismo economico" da parte del Presidente dell'Inps a chi osa criticare. Sono frutto di un paradigma economico, l'impianto neo-liberista, assolutizzato da decenni e sbandierato come "tecnico". In realtà, uno dei paradigmi possibili. Uno, soltanto uno. La teoria economica, come riconosciuto dagli economisti "classici", è politica: dipende dalle visioni del mondo, dall'ideologia, presente anche quando negata in nome di neutre valutazioni empiriche.

La RT "prevede" che, degli 80.000 contratti a termine con durata superiore a 24 mesi vigenti in media negli ultimi anni, il 10%, ossia 8.000, riguardano uomini e donne che, dopo la scadenza abbreviata dal Decreto, non troveranno un lavoro alternativo per un anno (non vi sono effetti cumulativi, come detto da Pd e Forza Italia, sempre in sintonia dalla parte degli interessi più forti: sono 8.000 ogni anno, ma 8.000 si riassorbono ogni anno).

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contropiano2

Se l’opposizione è Boeri, per i lavoratori non c’è scampo

di Alessandro Avvisato

Vista da fuori, la querelle tra Di Maio, Tria, Salvini e Boeri sul numero di disoccupati che creerebbe il cosiddetto “decreto dignità” è decisamente divertente. E molto istruttiva.

Il nostro giudizio sulla prima versione di questo decreto l’abbiamo dato subito, e non ci sembra di doverlo correggere, visti i “peggioramenti” che sono stati fin qui concordati (reintroduzione dei voucher, più “flessibilità” sulle causali dei contratti a termine, ecc). In pratica, per chi lavora, cambia poco o nulla; così come per le imprese. Solo un’operazione pubblicitaria per dare a Di Maio e all’ala Cinque Stelle del governo un po’ di visibilità in più rispetto allo straripante Salvini sul bagnasciuga, a fare la sentinella conto i barconi.

Nonstante la pochezza, però, i campioni del neoliberismo rimasti in carica anche dopo il disastro elettorale del Pd hanno trovato il modo di fare un po’ di cagnara. Gli ormai famosi “8.000 occupati in meno”, apparsi nottetempo nella Relazione tecnica che accompagna il provvedimento nel suo iter verso la discussione in Parlamento, hanno fatto evocare “complotti”, “manine” e “manone” come ai gloriosi vecchi tempi della Dc e di Craxi.

Lì per lì i grillini se la sono presa col ministro dell’economia, Giovanni Tria, che nell’esecutivo rappresenta insieme a quello degli esteri (Moavero Milanesi) la “garanzia europeista”, ovvero il rispetto dei trattati e degli impegni presi in materia di bilancio.

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la citta futura

Il Parti de Gauche rompe con la Sinistra Europea

di Guido Salza

La frattura fra sinistra europeista e sinistra anti-UE si divarica ulteriormente

Il Parti de Gauche (PG), fondato nel 2009 da Melenchon e principale ossatura organizzativa del più ampio assembramento ‘frontista’ della France Insoumise, ha da qualche giorno concluso il suo congresso. Si è in questa occasione certificata l’uscita dello stesso PG dalla Sinistra Europea (SE).

Prendendo atto che all’interno della SE non si vuole raggiungere una chiarificazione rispetto alla politica di austerità dell’Unione Europea e che l’applicazione di quelle stesse politiche di austerità da parte di uno dei membri della SE ha screditato l’azione politica di tutti gli altri, il PG ha dichiarato che “a un anno dalle elezioni europee non è più possibile unire nello stesso partito europeo gli avversari e gli autori dell’austerità. […] Syriza è diventata la rappresentante della linea dell’austerità in Grecia al punto che ha attaccato il diritto allo sciopero, ha abbassato drasticamente le pensioni, privatizzato settori interi dell’economia; tutte misure contro le quali i nostri partiti si battono in ciascun paese”.

Si consuma così una rottura preannunciata e che ha le sue radici nella decisione di Tsipras di firmare il memorandum sul debito, aprendo così una stagione di severa austerità che non si concluderà con la fine del programma di salvataggio (come si ammette addirittura dalle colonne de Il Manifesto).

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Fake news e post-verità

di Marco Dotti

Il 13 luglio 1969, in un articolo pubblicato su un supplemento de L’Espresso col titolo “Il lavaggio dei lettori”, Umberto Eco osservava che «il giornalista non ha un dovere di obiettività». Ha, casomai, un dovere di testimonianza. La distinzione è sottile, ma non scontata e, oggi, in un contesto comunicativo multipolare, sempre più dissociato da criteri univoci di oggettività, può offrire spunto per alcune riflessioni attorno alle cosiddette fake news.

 

Chi testimonia per il testimone?

Per Eco, il giornalista «deve testimoniare su ciò che sa e deve testimoniare dicendo come la pensa lui. Compito del giornalista non è quello di convincere il lettore che gli sta dicendo la verità, bensì di avvertirlo che egli sta dicendo la “sua” verità. Ma che ce ne sono anche altre. Il giornalista che rispetta il lettore deve lasciargli il senso dell’alternativa».

Ma che cos’è una testimonianza? A un livello elementare potremmo dire che una testimonianza è una particolare relazione instaurata tra un soggetto e un evento. Come spesso accade, a soccorrerci e guidarci verso strati più profondi del concetto è l’etimologia.

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Lavoro e Capitale

di Gruppo Krisis

«Il lavoro ha sempre di più dalla sua tutta la buona coscienza: l' inclinazione alla gioia si chiama già "bisogno di ricreazione" e comincia a vergognarsi di se stessa. "E' un dovere verso la nostra salute", si dice, quando si è sorpresi durante una gita in campagna. Anzi, si potrebbe ben presto andare così lontano da non cedere all'inclinazione alla vita contemplativa (vale a dire all'andare a passeggio, con pensieri e amici), senza disprezzare se stessi e senza cattiva coscienza ». ( Friedrich Nietzsche, La Gaia Scienza, 1882.)

La sinistra politica ha sempre venerato il lavoro con particolare zelo. Non soltanto ha elevato il lavoro a essenza dell'uomo, ma ne ha anche fatto, in maniera mistificante, il presunto principio opposto a quello del capitale. Per la sinistra lo scandalo non era il lavoro, ma soltanto il suo sfruttamento da parte del capitale. Perciò, il programma di tutti i "Partiti dei lavoratori" fu sempre la "liberazione del lavoro", e non la "liberazione dal lavoro". La contrapposizione sociale tra capitale e lavoro è però soltanto la contrapposizione di diversi (anche se diversamente potenti) interessi all'interno del fine tautologico del capitalismo.

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analisidifesa

Douma, i gas nervini e la memoria corta

di Gianandrea Gaiani

Un rapporto provvisorio dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) ha annunciato il 6 luglio di non aver trovato la prova dell’utilizzo di gas nervino nell’attacco che secondo le milizie ribelli jihadiste filo-saudite sarebbe stato compiuto il 7-8 aprile scorso dalle truppe governative siriane nel sobborgo di Douma, nell’area di Ghouta Orientale, dove potrebbe invece essere stato usato il cloro.

“Dai risultati è emerso che non sono stati usati gas nervini o prodotti derivati”, ha riferito l’Opac nel rapporto provvisorio.

Lo scorso 7 aprile la cittadina alla periferia di Damasco è stata bombardata dall’aviazione governativa siriana e i ribelli hanno denunciato l’uso di armi chimiche. La settimana seguente, dopo che gli insorti si erano ritirati, gli ispettori dell’agenzia Onu hanno cominciato le indagini, in particolare in un palazzo vicino alla piazza principale e in una panetteria indicati come i luoghi dei possibili attacchi.

Dal rapporto preliminare dell’Opac emerge che nei due siti sono stati trovati “residui di esplosivi e componenti chimiche organiche clorate”, cioè nessuna prova decisiva di un attacco con bombe al cloro, anche se non può essere escluso.

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lantidiplomatico

Gaza: nonostante la repressione brutale e i morti la Grande Marcia continua

di Patrizia Cecconi

Nonostante i circa 150 morti, tutti inermi, e gli oltre 15.000 feriti, anch’essi tutti inermi, nonostante i tentativi di bloccarla con la ricerca di compromessi con Hamas al quale ne era stata strumentalmente attribuita la paternità da Israele e dai suoi alleati, nonostante le minacce di Netanyahu e la ferocia dei suoi killers, la Grande marcia per ottenere il rispetto del diritto al ritorno previsto dalla Risoluzione Onu 194 e per ottenere la fine dell’illegale assedio, va avanti

Oggi siamo andati al nord, a poca distanza dal valico di Erez, quello regolarmente chiuso ai palestinesi e a chiunque Israele non conceda l’autorizzazione di varcarlo, perché Israele, lo ricordiamo, assedia questa fascia di terra palestinese e detiene le chiavi di questa immensa prigione che è la Striscia di Gaza.

Oggi chi scrive ha deciso di restare come testimone fino alla fine e quindi di non farsi allontanare dalla polizia palestinese preoccupata che gli stranieri (quali? il plurale è d’obbligo come concetto ma non come realtà fattuale) possano essere presi di mira dai cecchini israeliani per poi farne ricadere la colpa sull’autorità che governa la Striscia, cioè Hamas.

Dunque oggi, per impedire di essere allontanata quando i cecchini cominciano a sparare con pericolosa intensità, il mio ruolo di osservatrice partecipante – e referente – l’ho svolto indossando la blusa dell’UHCC, una delle associazioni di medici che offrono gratuitamente il loro soccorso ai feriti.

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nicol.forcheri

Il contributivo è incostituzionale!

di Nicoletta Forcheri

Il principio che regge l’assegnazione delle pensioni deve ridiventare parzialmente retributivo con l’aggiunta di una bella fetta di redistributivo/sociale, mentre il contributivo deve ritornare da dove viene: il settore privato bancario assicurativo. In tale sistema, il contributivo servirà unicamente ad alimentare un fondo pensioni PRIVATO per chi volesse, o potesse, farsi la pensione complementare.

Soprattutto perché, trasferendo il principio contributivo al settore previdenziale, abbiamo trasferito principi di diritto privato e bancario a un diritto che dovrebbe essere sociale e pubblico, in ossequio alla Costituzione: diritto al reddito minimo e diritto a una congrua pensione. Il risultato? Abbiamo distrutto il previdenziale: un servizio pubblico ispirato ai principi di solidarietà economica e sociale, dell’articolo 2 della Costituzione.

Come se non fosse bastata questa ignominia, ce n’è stata un’altra: il passaggio al contributivo secco, come è stato operato dai traditori del popolo italiano, mieterà ancora tanta macelleria sociale perché è consistito in una spoliazione pura e semplice dei nostri diritti, in un contesto recessivo che dura da decenni, di disoccupazione galoppante e di suboccupazione, occupazione precaria e contrattini stagionali, temporanei, a cottimo e quant’altro, che non assicurano la continuità dei contributi tale da raggiungere, in moltissimi casi, pensioni decenti o pensioni tout court.

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ilsimplicissimus

La strage “eccezionale”: da 5 a 7 milioni di morti

di ilsimplicissimus

Quanti civili e quanti combattenti sono stati uccisi dalle truppe Usa e dei loro alleati dopo l’11 settembre? Come ci si può facilmente immaginare esistono stime ufficiali abbastanza ridicole che contraddicono in modo evidenti anche quelle fatte per singolo Paese o zona di operazione, per non dire la logica stessa e l’esperienza. Americani e inglesi in un sondaggio di qualche tempo fa sembrano convinti che il Irak i morti sono stati diecimila, un numero che un po’ fa cifra tonda e un po’ risulta eticamente compatibile con una “guerra giusta”, ma che in realtà non ha alcun aggancio reale. Del resto per arrivare a un numero che abbia una qualche credibilità occorre vagliare e mettere assieme un enorme numero di studi, saggi, rapporti, analisi, notizie e stime, cosa che richiede una pazienza certosina peraltro ricompensata solo con l’imbarazzo e il silenzio degli stragisti.

A mettere insieme tutto questo, grazie all’apporto di altri collaboratori, ci ha provato il giornalista Nicholas J.S. Davis , autore del noto “Blood On Our Hands: the American Invasion and Destruction of Iraq, libro del 2010, mai tradotto in Italiano.

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sollevazione2

Il sovranismo è di destra?

L'idea che il sovranismo sia uguale al nazionalismo
è un altro regalo della sinistra alla destra
".

Questa affermazione, che è uno dei capisaldi della sinistra patriottica, è da incorniciare visto chi l'ha pronunciata. E l'ha pronunciata Curzio Maltese sul Venerdì in edicola, supplemento di la repubblica.

Noto giornalista Maltese è anzitutto europarlamentare. Venne eletto con la lista ALTRA EUROPA CON TSIPRAS.

Le cose cambiano cari lettori.

Questo nuovo segno che c'è vita (e intelligenza) a sinistra, ci riporta alla mente la massima latina"numquam est nimis sero". Non è mai troppo tardi per dire la verità ai cittadini.

* * * *

Quando il sovranismo era di sinistra

di Curzio Maltese

L'idea che il sovranismo sia uguale al nazionalismo è un altro regalo della sinistra alla destra. Nel discorso pubblico improntato al presente perpetuo di Twitter probabilmente non serve ricordarlo, ma la sinistra italiana ha espresso per decenni un sovranismo, come lo si chiamerebbe oggi, fondato sui valori democratici della Costituzione e opposto a una costruzione oligarchica dell'Europa.

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lantidiplomatico

Decreto Dignità come il 'Comma 22' dei regolamenti militari USA

di Giorgio Cremaschi

"Chi è pazzo può essere esentato dalle missioni militari, ma chi chiede l'esenzione perché pazzo in realtà è sano di mente e non deve essere esentato."

È il famoso "Comma 22"dei regolamenti militari degli USA, così come viene presentato in un romanzo ed in un film famosi, ove viene messa alla berlina la stupida ferocia del potere, di guerra come di pace, che prima concede un diritto, poi nella pratica lo toglie.

Il Decreto Dignità, man mano che viene riscritto e precisato, sembra sempre più un ampio Comma 22.

Ora i contratti precari per lavoro stagionale non avranno più la "causale". Quindi se un'azienda assume a termine una persona per lavori stagionali, non dovrà più scrivere che è un lavoro stagionale, non dovrà scrivere nulla. Si dirà che questo assurdo vale solo per turismo e agricoltura, dove per altro già si annunzia la restaurazione dei famigerati voucher. Ma è chiaro che il luminoso principio per cui se un'azienda fa lavoro stagionale, allora non deve dimostrarlo, beh è destinato a dilagare in una condizione del lavoro dove l'abuso è regola. Comma22.

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linterferenza

Fascismo e antifascismo, ieri e oggi

di Riccardo Paccosi

Pubblichiamo questa interessante analisi di Riccardo Paccosi, condividendola completamente con l’eccezione di un passaggio.

Infatti, se è giusto, in questa fase, non attaccare frontalmente i neofascisti e i post fascisti per le ragioni che lui stesso spiega (“A meno che non si verifichi una situazione come quella ucraina, il venir meno del ruolo di avanguardia liberista e atlantista da parte dei neofascisti, fa sì che la pratica della “interdizione democratica” – ovvero l’impedire di parlare pubblicamente alla destra e lo scontrarsi con essa fisicamente – possa in questa fase essere accantonata”.) è doveroso altresì ricordare che la violenza e la sopraffazione fisica sono parte integrante del bagaglio “ideologico” e “culturale” di tutti i fascismi che si manifestano sempre, anche e soprattutto attraverso l’esercizio sistematico e ideologico della violenza, concepita non come uno strumento ma – appunto – come elemento ideologico costitutivo dell’essere fascisti. Ragion per cui, l’autodifesa militante dai loro attacchi – quando si verificano – diventa un diritto legittimo [Fabrizio Marchi].

Tentativo di fare il punto su Fascismo e Antifascismo ma esteriore al (penoso) dibattito in corso.

Dunque, parliamo di:

– Antifascisti che, in politica estera, svolgono il ruolo filo-atalantista che fu del MSI.

– Neofascisti e postfascisti che svolgono il ruolo di gatekeeper del dissenso.

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manifesto

Commercio Ue-Giappone: ecco Jefta, un altro tossico trattato

di Marco Bersani

Nuova finanza pubblica. Contraddizioni a 5 Stelle. Di Maio scettico sul Ceta. Ma firma il trattato Ue-Giappone Jefta, il cui negoziato verrà chiuso con una grande cerimonia a Tokyo il 17 luglio

Pare che al vicepresidente Di Maio sfugga il significato di «proprietà transitiva» e, ancor di più, quello di «sillogismo aristotelico». Solo così si spiegano la netta presa di posizione del nuovo governo contro la ratifica del Ceta (trattato di libero scambio Ue-Canada) e il contemporaneo via libera alla firma del Jefta (accordo di libero scambio Ue-Giappone), il cui negoziato verrà chiuso con una grande cerimonia a Tokyo il 17 luglio prossimo.

Ciò che non manca sicuramente al vicepresidente Di Maio è l’utilizzo dell’arrampicata sugli specchi – scuola retorica di lunga data – per spiegarne le ragioni: «Assieme alla firma, stiamo inviando delle osservazioni precise che riguardano agricoltura, piccole imprese e una serie di interventi necessari», ha infatti dichiarato.

Non sa, o finge di non sapere, che il Jefta, come il Ceta, non sono emendabili e che tutte le raccomandazioni o dichiarazioni che si vogliano accludere alla sottoscrizione dello stesso hanno effetti pratici nulli e applicabilità zero, perché esterne al testo legale del trattato firmato.

Eppure non stiamo parlando di un accordo secondario: il Pil del Giappone è tre volte quello del Canada e il trattato ha un valore complessivo pari a un quarto del Pil globale.

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ilariabifarini

Dove sono finiti i miliardi di dollari degli aiuti all’Africa?

di Ilaria Bifarini

Ingenti prestiti da parte delle organizzazioni finanziari internazionali, consistenti sgravi del debito statale, fondi raccolti da iniziative private, che hanno mobilitato tutti, dai singoli cittadini occidentali attraverso forme organizzate di beneficenza alle star dello spettacolo, che si sono spese per i diritti dei più deboli attraverso concerti ed esibizioni.

Fiumi di miliardi di dollari che non sembrano aver intaccato per nulla il problema del sottosviluppo e della povertà endemica del Terzo Mondo. Anzi. E’ stato riscontrato che, dalla metà degli anni Novanta, circa 60 paesi in via di sviluppo siano diventati più poveri in termini di reddito pro-capite rispetto a 15 anni prima. Entro il 2030 i due terzi dei poveri di tutto il mondo proveranno dall’Africa.

L’Africa dunque è sempre più povera, ma di una povertà nuova rispetto a quella del passato coloniale. Il continente africano annovera infatti i paesi con i più alti livelli di disuguaglianza al mondo, in cui il divario tra una ristretta élite dedita al lusso e il resto della popolazione che vive in uno stato di miseria è abissale.

Dunque, cosa non ha funzionato? Dove sono finiti i fiumi di miliardi di dollari?

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Se questi sono economisti

di Leonardo Mazzei

Risposta agli "otto economisti" che scrivono da Marte

Con una "lettera aperta" al Sole 24 Ore del 10 luglio, otto economisti chiedono al governo attuale, nonché a quelli futuri (!), un giuramento di fedeltà all'euro. Gli otto - L. Codogno, G. Galli, A. Macchiati, M. Maré, S. Micossi, P. Reichlin, G. Tabellini e V. Tanzi - si dicono mossi a «difesa del risparmio e del lavoro degli italiani».

Questo il passaggio centrale della loro lettera:

«Al di là di ciò che si può pensare dell'Unione Europea e delle necessarie riforme dell'Eurozona, qualunque governo, di qualunque colore politico, ora e nel futuro, deve impegnarsi a difendere l'appartenenza dell'Italia all'unione monetaria, come condizione necessaria per tutelare il risparmio degli italiani (come impone l'art. 47 della Costituzione), l'attività delle imprese, il lavoro, il tenore di vita di tutti i cittadini e in particolare dei ceti più deboli».

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ai lettori del maggior quotidiano economico del Paese non viene offerto un ragionamento, un'analisi, una riflessione. Ad essi viene semplicemente proposto un dogma che non ammette deroghe.

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ilponte

Governo Lega-M5s: ottime possibilità di durare a lungo

di Francesco Cattabrini

Molti politici e giornalisti ripetono ogni giorno che il governo Lega-M5S non durerà a lungo. Piú che una previsione è un auspicio, ma è il classico gioco politico tra le parti. In verità, penso che l’attuale governo possa durare a lungo, per molte ragioni, una delle quali provo a sintetizzare in poche righe.

Nel corso di oltre due secoli di storia illustri economisti – tra cui Schumpeter, ma anche vari economisti russi – hanno posto l’attenzione sui «cicli economici». Si è cercato di capire, in sostanza, se il sistema economico capitalistico presenti “regolarità”, ossia se abbia un andamento ciclico (quelle che Kondratiev definiva «onde»). Alcuni economisti ritennero corretto tale andamento, osservando cicli piú o meno brevi e regolari di espansione e contrazione dell’economia: «onde», appunto. E tale andamento crescita-recessione era noto a Marx e ha svolto un ruolo importante nella sua analisi, né credo si possa attribuire a sua poca chiarezza o a sue presunte illusioni il fallimento, da parte del variegato mondo marxista novecentesco, dei tentativi di transizione dal capitalismo al socialismo. Ma è un’altra questione.

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coniarerivolta

Il razzismo dei buoni: l’accoglienza di Boeri è la schiavitù

di coniarerivolta

Completamente assimilabile e compatibile con il dogma dell’austerità che ha soffocato l’Italia, il governo gialloverde ha adottato una strategia di distrazione di massa tanto rozza quanto efficace: riempiendo notiziari e televisioni con dichiarazioni ed atti ogni giorno più aberranti, Salvini e compagnia sono riusciti a spostare l’attenzione dalla propria incapacità e mancanza di volontà nel contrastare disoccupazione, precarietà e compressione del potere d’acquisto della maggioranza della popolazione. Deboli con i forti in Europa, sono forti solo con i deboli abbandonati in mezzo al mare. Combattere le migrazioni chiudendo le frontiere, nonostante sia chiaro che il problema in Italia è il contesto delle politiche di austerità, è una scelta inequivocabilmente reazionaria, indubbiamente di destra. In quanto tale va affrontata di petto e combattuta, per quanto nello scenario attuale questa possa apparire una battaglia difficile e con poche speranze di riuscita.

C’è tuttavia una maniera completamente sbagliata di contrapporsi a questa deriva ed è incarnata alla perfezione dalle prese di posizione di pezzi di establishment, scambiati dalle anime candide per alfieri dell’antirazzismo. Hanno fatto molto rumore, in particolare, recenti dichiarazioni di Tito Boeri, presidente dell’INPS, secondo cui il mero calcolo economico dovrebbe indurci a favorire l’accoglienza degli immigrati: “Abbiamo bisogno dei migranti per finanziare il nostro sistema di protezione sociale”.

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Tagliano le pensioni, non la Fornero

di Claudio Conti

“Aboliremo la Fornero!”. Il grido di battaglia elettorale di Lega e Cinque Stelle, una volta arrivati al governo si va “leggermente” stemperando.

A guardare bene lo si potrebbe declinare in un più minaccioso “aboliremo le pensioni!”. Un po’ alla volta, non in un colpo solo, ma la via sembra tracciata. Non è nuova: si chiama “emergenza” e col tempo diventa “strutturale”, come con le leggi di polizia.

Mentre Luidi Di Maio si fa bello con il decreto sui vitalizi dei parlamentari, portato finalmente in Commissione e quindi all’esame del Parlamento, escono fuori due rilievi fondamentali:

a) i vitalizi in questione riguardano un numero limitato di ex parlamentari, visto che sono già stati aboliti con la riforma entrata in vigore il 1 gennaio del 2012. Di cosa stiamo parlando, allora? Degli assegni che vengono pagati mensilmente a chi è stato membro del Parlamento prima di quella data; ossia di una platea ridotta, piuttosto anziana e sottoposta al normale logorio della fisiologia umana (insomma: ne muoiono un tot ogni anno). Intervenire retroattivamente sulle leggi che regolano quegli assegni si può anche fare, ma si sa già che sarà molto probabilmente annullata dalla Corte di Cassazione in base all’ovvio principio giuridico per cui nessuna legge può avere effetti retroattivi (altrimenti potresti essere processato, in futuro, per aver fatto qualcosa che oggi non è considerato reato dalle leggi ora esistenti!);

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manifesto

La Nato espandibile e sempre più costosa si allarga sull’Europa

di Manlio Dinucci

Armi atlantiche. Oggi Trump, al vertice nella mega-sede dell’Alleanza a Bruxelles alzerà la voce: «Aumentate la spesa militare o perdo la pazienza»

Si svolge oggi e domani a Bruxelles il Summit Nato a livello di capi di stato e di governo dei 29 paesi membri, primo fra tutti il presidente americano Donald Trump che solo pochi giorni fa ha già chiesto agli alleati di aumentare la spesa per la difesa atlantica altrimenti «perde la pazienza». Il vertice conferma al massimo livello il potenziamento della struttura di comando principalmente in funzione anti-Russia. Saranno costituiti un nuovo Comando congiunto per l’Atlantico, a Norfolk negli Usa, contro «i sottomarini russi che minacciano le linee di comunicazione marittima fra Stati uniti ed Europa», e un nuovo Comando logistico, a Ulm in Germania, quale «deterrente» contro la Russia, con il compito di «muovere più rapidamente le truppe attraverso l’Europa in qualsiasi conflitto».

ENTRO IL 2020 la Nato disporrà in Europa di 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadriglie aeree e 30 navi da combattimento, dispiegabili entro 30 giorni o meno contro la Russia. Il presidente Trump avrà così in mano carte più forti al Summit bilaterale che terrà, il 16 luglio a Helsinki, col presidente russo Putin. Da ciò che il presidente Usa stabilirà al tavolo negoziale dipenderà fondamentalmente la situazione dell’Europa.

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comidad

L'impazienza della lobby della deflazione

di comidad

Il Buffone di Arcore ha condotto la sua carriera politica all’insegna della polemica contro la magistratura, nonostante ogni evidenza contraria per ciò che riguarda le sue fortune personali. Lanciato in politica nel 1994 dagli esiti dell’inchiesta giudiziaria passata alla Storia come “Mani Pulite”, il Buffone è stato rilanciato nel 2008 da un’altra inchiesta giudiziaria che segnò la fine del secondo governo Prodi: l’inchiesta contro l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella e sua moglie; un’inchiesta che poteva vantare, come unico fondamento oggettivo, la facies lombrosiana dello stesso Mastella.

Il Buffone ha quindi indirettamente contribuito al consolidarsi della mitologia politicorretta della magistratura come potere “indipendente”. Forse grata di ciò, la magistratura ricambia con un ennesimo favore al Buffone, riconsegnando nelle sue grinfie un Salvini ridotto finanziariamente in mutande. La Lega aveva appena tentato di affrancarsi dalla dipendenza del contratto finanziario che la legava alle sorti del Buffone, che immediatamente una sentenza della Cassazione, del tutto priva di agganci nella legge e nel buonsenso, l’ha fatta piombare in una dipendenza ancora peggiore.

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cominfo

Nebbie siriane

Ci sono vari gas nocivi per l’uomo: l’iprite, il novichok, gli organofosfati e tanti altri. Tuttavia, pochi sono così letali per un’intera nazione come le scoregge di quattro intellettuali ai Parioli. Roberto Saviano, Fabio Volo, Laura Boldrini, Luciana Littizzetto, Alessia Marcuzzi, Michelle Hunziker e tanti altri si sono tappati naso e bocca ad Aprile in un gesto simbolico postato su tutti i social media, ma adesso dovranno tapparsi il naso un’altra volta perché i fatti hanno smentito questi palloni gonfiati e chissà che flatulenze ne verranno fuori!

Infatti, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW nell’acronimo inglese) ha pubblicato un rapporto ad interim (cioè preliminare e non ancora finale) sull’uso di gas nervini in Siria nell’Aprile 2018. Tutti ricordiamo come la sera del 7 Aprile i telegiornali all’unisono ci raccontarono del terribile attacco coi gas nervini contro la popolazione civile di Douma, nella Ghouta. I nostri media e i quattro fighetti dei Parioli avevano già in serata scoperto il colpevole: il cattivissimo Assad assetato di sangue umano. L’OPCW però si è presa più tempo, ha mandato una squadra sul campo e ora pubblica i primi risultati, perché la verità dei fatti richiede più tempo di un selfie su Twitter.

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