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tempofertile

Riletture, la crisi politica: Crouch, Rosanvallon, Urbinati

di Alessandro Visalli

il mito di perseo e medusa interpretato 294773Riprendere in mano qualche vecchio testo può essere utile, a questo fine rileggeremo alcuni libri usciti tra il 2000 ed il 2014 sulla crisi politica che le democrazie occidentali stanno affrontando sotto la spinta di fattori economici, sociali e tecnologici. Sono coinvolti in questa crisi tutti i fattori di stabilità politica che faticosamente erano stati costruiti nel corso dei due secoli che seguono alla fine dell’ancien régime: le relazioni sociali, il discorso pubblico, i valori centrali, i partiti, le forme della politica, le forme dell’azione pubblica, le istituzioni.

Probabilmente alla radice di questa trasformazione non è solo l’economia, con la prevalenza del sogno neoliberale (incubo per la maggioranza delle persone non dotate di robuste dotazioni di capitali), ma anche una profonda disintermediazione nella stessa costruzione del discorso, pubblico e privato, e quindi della capacità e possibilità di accesso alla formazione della verità.

Si tratta di un tema difficile e cruciale, sul quale bisognerà ritornare.

il rasoio di occam

“La sinistra deve ritrovare se stessa”

Francesco Postorino intervista Carlo Galli

Nel suo ultimo libro, “Democrazia senza popolo” (Feltrinelli, 2017), Carlo Galli ha ripercorso la sua esperienza parlamentare alla luce dei risultati cui è giunto in veste di studioso della politica. Nell'intervista qui presentata, si richiamano i tratti principali di questa riflessione

scissione pdCarlo Galli, storico delle dottrine politiche, da qualche anno si cimenta nella dimensione pratica della politica. Parlamentare critico del Pd, ne prende formalmente le distanze quando il renzismo scopre le sue carte neoliberiste. Decide, infatti, di non votare riforme importanti quali il “jobs act”, la “buona scuola” e la riforma costituzionale. Legato al modello francofortese, Galli ha a cuore un progetto politico-culturale intenzionato a rivisitare in un’ottica socialdemocratica il rapporto tra capitale e lavoro. Ed è per questo che l’intellettuale progressista denuncia la “terza via” contemporanea, quel pensiero ibrido che insegue la vittoriosa narrazione del capitale e che, per certi versi, adotta gli strumenti ermeneutici del disordine nichilistico. Per risolvere la crisi strutturale in cui versa la società dei diseguali, la sinistra a suo parere dovrebbe riscoprire se stessa riabilitando la trama dell’equità sociale.

* * * *

Il titolo del suo ultimo libro recita: Democrazia senza popolo (Feltrinelli 2017). Com’è risaputo, anche la sinistra è senza popolo. Crede vi siano le condizioni per ricucirne il legame?

Si tratta in realtà di due questioni diverse. Fine della efficacia della rappresentanza politica (un tema vecchio di almeno centocinquanta anni) e fine dell’efficacia di una proposta politica (la sinistra come partito di massa che propone un profondo riequilibrio economico sociale e politico nelle società occidentali).

dinamopress

Il buon uso dell'indignazione

di Augusto Illuminati

Con questo primo articolo apriamo uno spazio di dibattito sul tema populismo, verso il seminario di Euronomade, che si terrà dal 16 al 18 giugno a Roma, a ESC. Ospiteremo volentieri i contributi che ci perverranno

bf37ace7 ffd5 4dcf f137 3a502a86179aOgnuno si porta dietro gli anni e i pregiudizi che ha, siate clementi.

Per esempio, qual è la contraddizione principale oggi in ballo sul materialissimo piano ideologico? Il populismo dilagante o il neoliberalismo ancora saldo in sella? Interessante, non tanto per aderire all’uno o all’altro, ma per decidere se associarci o meno alle campagne in corso. Campagne orchestrate e finanziate in pari misura da forze geopolitiche e finanziarie ben note e da cui ci sentiamo egualmente distanti.

Populismo: «epíteto peyorativo como crítica política conservadora sin validez epistémica», scriveva Enrique Dussel nella seconda delle Cinque tesi sul populismo del 2007. Pensava naturalmente al neopopulismo latino-americano e ai regimi progressisti che si erano affermati al volgere del millennio in Venezuela, Argentina, Bolivia, Ecuador e Brasile, non alle “comunità del rancore” dei sovranisti di sinistra e alle formazioni xenofobe e neofasciste. Per dirla con Rancière, «la nozione di populismo serve ad amalgamare tutte le forme di politica che si oppongono al potere delle competenze autoproclamate e per ricondurle a un’unica immagine: il popolo arretrato e ignorante se non astioso e brutale. Il potere del popolo è assimilato allo scatenamento di un branco razzista e xenofobo», quando oggi il razzismo è gestito dallo Stato, come dimostra la legislazione sulle migrazioni e sulle classi pericolose – pensiamo ai malfamati decreti Minniti subito tradotti in leggi e retate.

marx xxi

Il blocco centrista emerge dalle elezioni francesi

di Lorenzo Battisti

francia elezioni2017 cartelloniQueste elezioni presidenziali rimarranno nella memoria degli elettori francesi a lungo. Il paesaggio politico, definito dal 1970 in poi, è stato stravolto e i nuovi equilibri restano ancora nell'ombra. Quello che è certo è che il padronato francese è il vero vincitore politico e sociale.

 

Cinque anni di presidenza socialista

Il 2012, anno delle ultime elezioni nazionali, sembra appartenere ad un'altra epoca storica[1]. Quelle elezioni erano state vissute da molti come una liberazione da un presidente, Sarkozy, che era il più impopolare e filo americano di tutta la storia della Francia. Il risultato di Hollande e della sinistra francese, che andava al governo per la seconda volta durante la Quinta Repubblica dopo l'esperienza di Mitterand, era il risultato di cinque anni di mobilitazioni che erano culminate con il lungo ciclo di scioperi contro la riforma pensionistica che faceva aumentare l'età pensionabile dai 60 ai 63 anni (e duramente repressa dal governo).

eunews

Contro il falso antifascismo delle élites

Perché sostenere Macron “da sinistra” sarebbe un errore madornale

di Enea Boria e Thomas Fazi

isis 21Il primo atto delle elezioni presidenziali francesi si è ormai consumato e abbiamo sotto gli occhi l’esito da incubo di questa partita politica: il secondo turno che si celebrerà a breve sarà una contesa tra l’opzione capofila delle montanti destre radicali europee, il Front National di Marine Le Pen, e un esponente della destra economica filo-finanziaria più estrema, che con il suo programma di assoluta continuità con le politiche di austerità e di privatizzazione di questi anni ha immediatamente raccolto il sostegno delle istituzioni europee, di buona parte dei governi nazionali – da Renzi a Tsipras, passando per la Merkel – e ovviamente dei mercati finanziari, che hanno espresso la loro approvazione attraverso un immediato rialzo delle borse e dell’euro.

Mentre nelle sinistre istituzionali e di movimento dell’intero continente – in particolare in Italia – è scattata subito la rincorsa a sostegno di una posizione neofrontista, da fronte popolare/repubblicano attualizzato ai tempi, costruita sull’idea che sia giusto sostenere e votare qualsiasi cosa pur di arginare “il fascismo”, sta facendo molto discutere la decisione di Mélenchon di non dare ai suoi elettori una esplicita indicazione di voto, lasciando loro libertà di coscienza al secondo turno.

espresso

«Perché io, di sinistra, non voterei Macron per fermare la Le Pen»

Giacomo Russo Spena intervista Emiliano Brancaccio

«È il "meno peggio" a creare il peggio. Scegliere uno per contrastare l’altro è un controsenso. I cui unici esiti stanno nello spostamento sempre più a destra del quadro politico». La posizione controcorrente dell'economista Emiliano Brancaccio

lepen macronHa festeggiato il 25 aprile, da convinto antifascista. Eppure l'economista Emiliano Brancaccio, una delle voci più autorevoli nella sinistra italiana, ideatore della proposta di "standard retributivo europeo", se stesse in Francia non voterebbe per Emmanuel Macron: «L’avanzata del Fronte nazionale è una pessima notizia, l’ennesimo segno funesto di un’epoca dominata dall’irrazionalismo politico. Ma...»

* * * *

Professore, veramente al ballottaggio in Francia non voterebbe Macron per impedire l’affermazione di Marine Le Pen? Dice sul serio?

«Certo, se fossi un elettore francese al ballottaggio non andrei a votare».

 

Nel giorno del 25 aprile la sua risposta sorprenderà molti lettori. In questi anni lei ha spesso paventato il rischio di nuovi fascismi in Europa, ed è stato tra i più irriducibili oppositori delle destre xenofobe….

«Io festeggio il 25 aprile non semplicemente per celebrare una ricorrenza, ma perché reputo l’ascesa di nuove forme surrettizie di fascismo la minaccia principale di questo tempo.

tysm

Populismo e contro-populismo nello specchio americano

di Étienne Balibar

trump 608x400Negli Stati Uniti, dopo l’elezione di Trump, i miei amici e i miei studenti avevano sempre la stessa domanda sulle labbra: chi è il prossimo? Crede che Le Pen vincerà le elezioni francesi? Sullo sfondo della rovina delle politiche redistributive cancellate dal neoliberalismo, gli scenari evocati richiamavano alternativamente una sorta di effetto domino – ogni “democrazia liberale” che cade trascina con sé la seguente – e il principio di contagio. La Brexit gli appariva come un segno premonitore di nuove “cattive sorprese” a venire. Lo scacco di Renzi al “suo” referendum costituzionale e la rinuncia di Hollande a candidarsi alla propria successione facevano eco alla disfatta di Hilary Clinton e segnalavano la decomposizione del “centro-sinistra”. Le elezioni presidenziali austriache non risultavano altro che una tregua momentanea, mentre le manifestazioni dei cittadini e delle cittadine di Polonia contro il sistema Kaczynski incarnavano una fragile speranza di resistenza. La questione di sapere se Merkel avrebbe “tenuto” di fronte alla sua estrema destra, ostile all’accoglienza dei rifugiati, fungeva da variabile strategica (si era prima degli attentati di Natale a Berlino).

Ora scopro che le stesse questioni agitano l’opinione e la stampa europea. E da una parte all’altra dell’Atlantico è la categoria di “populismo” che, malgrado la temibile confusione a cui dà luogo, continua a polarizzare analisi e speculazioni.

mondocane

Pacchi di regime

Il giornalista martire, il sacro vaccino, il bandito "russo"

di Fulvio Grimaldi

slavi 2Alle prefiche che si stracciano le vesti
su certi vittime, di questi
loro clienti non gliene importa
una beata cippa. Gli importa
di estrarne quanta più merda
possibile da lanciare sui nemici,
propri e della cricca”.
(Il sottoscritto)

Io NON sto con Gabriele

Momento magico per le fake news (notizie finte, false, contraffatte, truffaldine…). Cominciamo dal giornalista Gabriele Del Grande. Fake news possono essere anche rappresentazioni false di una persona o di una cosa. Nel senso del cetriolo dipinto di giallo per passare da banana, o del pubblicitario di hamburger presentato come dietologo. O di Mr. Hyde che si presenta come Dr. Jekill. E’ il caso del nostro concittadino detenuto nei CIE del Minniti turco. Evitiamo ora di fare il sillogismo “Erdogan non sta con Del Grande, Fulvio proclama di non stare con Del Grande, ergo Fulvio sta con Erdogan”. Sbagliato e anche becero. Lo auguro libero istantaneamente, ma non sto con Gabriele, come non stavo con Regeni e come “je ne suis pas Charlie”.

micromega

Ripartiamo da un populismo democratico, non dalla sinistra

di Stefano Bartolini, Paolo Gerbaudo e Samuele Mazzolini*

Democratising Spain e1484862876637L’establishment utilizza il termine “populismo” per bollare qualsiasi protesta del basso contro l’alto. Ma oltre al significato reazionario in salsa lepenista, può essere uno strumento politico per unificare le istanze insoddisfatte provenienti da una società frammentata. E per dar vita a nuovo senso di comunità ed appartenenza. La soluzione non passa più quindi per quella sinistra che ha perso ormai contatto con gli strati sociali più deboli.

Nel settembre scorso The Guardian ha pubblicato un articolo di John Harris – tradotto da Internazionale nel N. 23/2016 – dove con molta chiarezza viene illustrata la spaccatura culturale che separa quella che oggi si definisce sinistra dalla gente comune. Per l’autore la sinistra è ormai un fenomeno metropolitano estraneo al mondo degli strati popolari, incapace di comprenderli, che si balocca nel suo cosmopolitismo e vede solo le opportunità della globalizzazione, arrivando a disprezzare quella che però al tempo stesso ancora considera la sua base elettorale perché non riesce a comprendere la fondatezza delle sue argomentazioni.

sebastianoisaia

Chi sono e cosa vogliono gli "amici del popolo"?

di Sebastiano Isaia

populismo korovin nel mondo1Sempre i demagoghi seminano su un terreno già arato.
M. Horkheimer, T. W. Adorno.

Il povero biascica le parole per saziarsi di esse.
Egli attende dal loro spirito oggettivo il valido
nutrimento che la società gli rifiuta; e fa la voce
grossa, arrotondando la bocca che non ha nulla
da mordere.
T. W. Adorno.

«Gli italiani hanno bisogno come il pane
dell’uomo che “si affaccia dal balcone”»
(I. Montanelli). O dal Blog.

Dietro all’uno vale uno di solito si nasconde il Super Uno.

1. Populismo: è la categoria politica oggi più citata – e il più delle volte abusivamente – nel dibattito politico degli ultimi dieci anni.

In realtà, già con l’avvento del berlusconismo, agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso, si iniziò a scomodare quella definizione; allora però più che di “popolo” si straparlava di “società civile”, una mitica entità antropologicamente orientata al bene da contrapporre alla corrotta e incivile casta politica.

socialismo2017

Dal diario di un impaziente

Note sparse su sinistra, Europa, sovranità

di Mimmo Porcaro

Homer simpson incazzatoSchivare il concreto

E’ da quando ho compreso il nesso tra Unione europea, dominio di classe e crisi irredimibile della sinistra, è da quel difficile passaggio (dovuto alla dura esperienza del secondo governo Prodi, da me vissuta direttamente anche a livello comunitario, ad una rilettura dei classici e poi ai testi di Bagnai, Cesaratto, Barra Caracciolo, Giacché ed altri) che mi torna spesso in mente una frase di Elias Canetti: “Schivare il concreto è uno dei fenomeni più inquietanti dello spirito umano”. Schivare il concreto, per la sinistra, significa per esempio schivare il problema del potere, e quindi il problema dello stato. Da convinto marxista so bene che è caratteristica specifica del capitalismo quella di esercitare il dominio di classe attraverso i meccanismi apparentemente impersonali e neutri dell’economia (non altrettanto bene lo sanno coloro che continuano a dire che l’euro è “solo una moneta”…). Ma so anche che, perché questi meccanismi apparentemente solo economici funzionino è necessario, Marx dixit, l’intervento disciplinante dello stato. E so (da Giovanni Arrighi) che alle fasi di crescita in cui il dominio si esercita in forma prevalentemente economica (finanziarizzazione e globalizzazione) succedono le fasi di crisi in cui lo stato ritorna prepotentemente sulla scena, e diviene evidente che chi lo controlla decide se si esce dalla crisi in direzione progressiva, ossia col socialismo, oppure con la guerra e con una nuova forma di capitalismo.

sergiobellucci

L’opportunità della crisi

di Sergio Bellucci

linguistica2C’è un gigantesco spazio politico nuovo per la liberazione umana. Una opportunità che sembra oscurata dalla potenza della crisi, dalle minacce di guerra e che, invece, è lì, solo a osservare la realtà con occhi curiosi e un po’ ipermetropi.

Certo non lo si può mettere a fuoco nel sottile distinguo che divide, in maniera spesso poco comprensibile, la miriade di sigle che attraversano la galassia della politica. E non solo nel nostro paese. Destra e sinistra – che continuano ad esistere al di là della distribuzione degli eletti tra gli scranni dei parlamenti dell’Occidente – rispondono in maniera diversa alla trasformazione profonda che attraversa il mondo. Una crisi che è disvelamento dei limiti raggiunti dall’attuale modello di vita. Una struttura imposta all’umanità da processi economico-sociali che stanno mostrando tutti i loro limiti e infliggendo tutti i dolori possibili all’umanità intera, a tutta la sfera del vivente, all’ecosistema del pianeta.

C’è una politica che pensa sia possibile rimettere in sesto equilibri sociali o economici e che mai, in realtà, erano stati raggiunti o gradi di libertà indivi duali e collettivi mai realmente vissuti. Una politica che si affanna in quello che autodefinisco come “realismo”, “concretezza” ed è, in realtà, il più grande degli inganni e la più spettacolare delle illusioni.

tempofertile

La scomparsa della sinistra in Europa

di Alessandro Visalli

Aldo Barba, Massimo Pivetti, “La scomparsa della sinistra in Europa”, Imprimatur, 2016

nemos indexQualche parola preliminare: il libro di Barba e Pivetti è di quelli che bisogna leggere. Nella sua bella recensione Sergio Cesaratto, un economista “eterodosso” sraffiano, lo chiama “di gran lunga la più importante provocazione intellettuale alla sinistra degli ultimi anni”, e sono d’accordo. Si può leggere insieme al lavoro di scavo profondo che compie Michéa, e di cui abbiamo appena cominciato a dire nella lettura di “I misteri della sinistra”. Ma anche il libro del 1986 di Paggi e d’Angelillo; altri esuli.

Una provocazione, dunque.

Un “pamphlet”, si sarebbe detto una volta, un genere letterario che tratta di un argomento di attualità (e quale più di questo), in modo ‘di parte’ e con intento polemico. Quindi con uno stile irriverente, espressione di una pulsione morale irresistibile davanti ad una situazione intollerabile; tale da far vedere l’acquiescenza, la pigrizia intellettuale e la cecità morale ed emotiva di chi, pur avendo per così dire ‘davanti agli occhi’ i fatti denunciati non se ne avvede. Elemento tipico del genere, e coerente nell’ambito dei suoi scopi, è anche l’invettiva personale. L’attacco condotto contro persone e posizioni, senza produrre in proposito accurate valutazioni di contesto, o scandagli dello sviluppo delle posizioni stesse, della loro articolazione, delle prove.

rifonda

Popolo-nazione e populismo

La lotta per l’egemonia in Gramsci e Laclau

di Pasquale Voza 

gramsci oldSpontaneità e direzione consapevole: la lotta per l’egemonia in Gramsci

1) In riferimento alla morfologia nuova dei processi economico-sociali e politici dopo il 1917-21, dopo quella che si doveva considerare l’ultima guerra di movimento, vale a dire la Rivoluzione d’Ottobre, Gramsci – come sappiamo – indicava nella guerra di posizione l’insieme delle forme della lotta politica, delle «forme dello scontro di classe» (1), così come esse si sviluppavano dentro e in rapporto a questi processi: per tale via segnalava la novità radicale della «quistione egemonica» intervenuta dopo il declino dell’«individualismo economico» e dopo la penetrazione e la diffusione inaudita della politica e dello Stato nella trama “privata” della società di massa.

Proprio in connessione con la novità radicale della «quistione egemonica», la concezione dello «Stato allargato», se non comportava per Gramsci la messa in mora o l’attenuazione della concezione dello Stato «secondo la funzione produttiva delle classi sociali», significava una complessificazione radicale del rapporto tra politica ed economia, una intensificazione molecolare di un primato della politica inteso come capacità, come potere di produzione e di governo di processi di passivizzazione e di standardizzazione. A questo riguardo, si deve dire che l’attenzione gramsciana ai fenomeni del cesarismo moderno, del capo carismatico, del ruolo della burocrazia in connessione con le funzioni dello «Stato-governo» (attenzione nutrita di riferimenti a Michels e a Max Weber) chiamava in causa, al fondo, proprio il profilarsi della nuova complessità post-liberale dei rapporti masse-Stato, produzione-egemonia.

e l

Trump e le parole dimenticate dalla sinistra

Antonio Lettieri

Il carattere demagogico della campagna elettorale di Donald Trump ha scandalizzato la stampa americana ed europea. Ma l'accusa di populismo è un alibi tendente a mascherare la crisi sociale e politica dei regimi democratici

blog 70949.png1.   Forse il 2016 sarà ricordato come l'anno in cui ha trionfato il populismo su entrambe le sponde dell'Atlantico, negli Stati Uniti, con l'elezione di Donald Trump e in Gran Bretagna con la Brexit. E il 2017 potrebbe essere l'anno in cui, varcando la Manica, il populismo approderà sulle coste del continente, approfittando dei prossimi appuntamenti elettorali nei Paesi Bassi, in Francia, Germania e, probabilmente, in Italia.

Il populismo è sempre più utilizzato come una chiave universale per interpretare la crisi delle democrazie occidentali. Non a caso, la vittoria di Donald Trump in America e la Brexit sono spiegate come una deriva populista dei rispettivi regimi democratici. La stessa chiave è utilizzata per spiegare l'avanzata del Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia, di Podemos in Spagna o del Movimento Cinque Stelle in Italia. In realtà, l’alibi del populismo maschera problemi più profondi che riguardano aspetti della crisi che attraversa le democrazie occidentali. Rivediamo brevemente il sorprendente successo di Trump.

Il discorso d’insediamento di Donald Trump può essere considerato una sintesi del suo approccio demagogico ai problemi degli Stati Uniti e del mondo. Il tono non è stato diverso da quello utilizzato durante la campagna elettorale. Più che rivolgersi al Congresso, il suo discorso era indirizzato a quelli che considera normali cittadini americani."Washington - ha detto - è rifiorita, ma la gente non ha condiviso la sua ricchezza". Una dichiarazione che, in effetti, avrebbe potuto fare qualsiasi nuovo presidente, repubblicano o democratico, senza suscitare sorpresa.