Avviso

Ricordiamo agli utenti che gli articoli possono essere inviati per email, stampati e salvati in formato pdf cliccando sul simbolo dell'ingranaggio in alto a destra dell'articolo (nel menù a tendina la voce "Stampa" o "Print" consente sia di stampare che di salvare in pdf).

sbilanciamoci

Gig economy, cui prodest?

di Lelio Demichelis

Occorre riprendere il controllo democratico sulla tecnica oltre che sul capitalismo, imponendo a tecnica e capitalismo, ormai una cosa sola, di tornare ad essere mezzi e non fini

4000Cui prodest, cioè a chi giova – la gig economy? Certamente – e soprattutto – al capitalismo. Al suo incessante divenire, alla sua strutturale e schumpeteriana distruzione (molta) creatrice (poca), alla sua oggi apparentemente incontenibile disruption – che è quel processo che accade «quando una tecnologia di rottura si impone sul mercato sconvolgendolo totalmente, causando un cortocircuito delle regole esistenti, anzi ristrutturando brutalmente alcune modalità di azione o alcune tipologie di relazione sociale»[1].

La domanda deriva da un passo della Medea di Seneca che nel dettaglio recita: cui prodest scelus, is fecit – ovvero «il delitto l’ha commesso colui al quale esso giova». Il delitto – in questo caso commesso sul corpo sociale e individuale, oltre che sul diritto (posto che sharing e gig economy hanno la vocazione ad aggirare le norme esistenti, chiamando però tutto questo libera concorrenza[2]) – l’ha commesso il capitalismo, perché ciò era necessario e funzionale al suo funzionamento e accrescimento, producendo uomini ancor più funzionali a tale funzionamento 2.0, ovvero alla flessibilizzazione dell’apparato produttivo e, con questo, dell’intera società. Gig economy, voucher, alternanza scuola-lavoro e poi ancora sharing economy, uberizzazione del lavoro, lavoro on demand, Fabbrica 4.0, algoritmi e machine learning (nomi diversi per un processo unico) – sono il trionfo dell’uomo flessibile, dell’homo oeconomicus neoliberale, nel declino dell’homo civilis.

0
0
0
s2sdefault

palermograd

Il seme del dubbio

di Marco Palazzotto

friedman reaganAnti-Blanchard – Un approccio comparato allo studio della macroeconomia – è un saggio pubblicato nel 2012 e riedito nel 2017 da Franco Angeli. L’autore Emiliano Brancaccio parte dalla premessa che il pensiero dominante nella letteratura economica, il cosiddetto mainstream, vede tra i suoi rappresentanti di spicco Olivier Blanchard, capo economista al Fondo Monetario Internazionale fino al 2015, professore presso il MIT di Boston e autore di uno dei più importanti testi di macroeconomia. In Italia il testo di Blanchard viene adottato in molte facoltà di economia, grazie anche all’adattamento della versione italiana di Alessia Amighini e Francesco Giavazzi per Il Mulino editore.

Con questo saggio Brancaccio vorrebbe evidenziare che, oltre alla scuola dominante macroeconomica che trae le origini dalla cosiddetta “sintesi neoclassica”, esistono degli approcci alternativi. Entrambi gli approcci utilizzano la teoria keynesiana. Tuttavia, mentre la teoria dominante relega i principi dell’economista inglese in un orizzonte temporale di breve periodo e solo per poche e precise circostanze, il modello alternativo tiene conto dei contributi di Keynes anche in un orizzonte temporale di lungo periodo.

0
0
0
s2sdefault

mondocane

Intervista con un economista contro

Euro, UE, Germania, Grecia, lavoro, democrazia, sovranità, migranti...

Fulvio Grimaldi intervista 

VNP6NfJVladimiro Giacché, della cui amicizia mi onoro da lunga data, è uno dei più autorevoli economisti europei. Ha svolto i suoi studi universitari a Pisa e a Bochum, in Germania, è laureato in filosofia alla Normale ed è presidente del Centro Europa Ricerche.  In Italia e in Germania è considerato una delle voci più critiche dell’assetto istituzionale europeo e dell’ordinamento finanziario basato sull’euro, con particolare riferimento al ruolo della Germania, specialmente nei confronti del Sud d’Europa. Dell’intervista che mi ha concesso alcuni brani sono inseriti nel mio nuovo docufilm “O la Troika o la Vita – Epicentro Sud – Non si uccidono così anche i paesi?” E a proposito di paesi, popoli, nazioni, culture da uccidere, ho trovato che uno dei libri più drammaticamente istruttivi su come la classe dirigente tedesca, nelle sue varie espressioni politico-partitiche, ha devastato e vampirizzato la parte del suo popolo riunito nella DDR, Repubblica Democratica Tedesca, sia l’irrinunciabile “Anschluss”, pubblicato da Imprimatur nel 2013. Se ne possono trarre ampie indicazioni su cosa Berlino, il suo retroterra atlantico e i suoi strumenti finanziari abbiano riservato alla Grecia e stiano riservando all’Italia.

* * * *

FG   Popolari, Ligresti, Monte dei Paschi…Siamo al collasso del sistema bancario italiano?

VG  Sicuramente la situazione attuale, la nuova normativa della cosiddetta Unione Bancaria Europea è qualcosa che ha penalizzato in misura molto drastica il nostro sistema. In particolare, i tedeschi sono riusciti nel capolavoro di tenere fuori dalla Vigilanza Europea la gran parte delle loro banche che fanno credito alle imprese.

0
0
0
s2sdefault

ilpedante

Oh, right, right with the bones!

di Il Pedante

TINA 1024x646Nell'episodio 7 della prima serie di Futurama, Fry deglutisce inavvertitamente l'imperatore Bont del pianeta Trisol, popolato da corpi acquatici alieni, succedendogli al trono. Ma Bont, contrariamente alle apparenze, non è morto. Continua a vivere nel corpo di Fry e da lì invita i suoi sudditi a squarciare l'involucro umano che lo tiene prigioniero. Assediato dai trisoliani armati, Fry chiede aiuto al dott. Zoidberg, lo stravagante medico-mollusco di bordo, il quale lo rassicura:

- Rilassati, Fry. Basterà frullarti in una centrifuga ad alta velocità per separare il fluido più denso di Sua Maestà.
- Ma così non mi romperò le ossa?
- Ah giusto, le ossa! Mi dimentico sempre delle ossa.

La scena mi è ritornata in mente leggendo un articolo recente del Sole 24 Ore che, dice nel titolo, «Se tutti pagassero le tasse il debito pubblico si estinguerebbe in 18 anni».

Ora, so che è difficile. Ma invito i lettori a non soffermarsi sul fatto che i titoli di debito pubblico hanno una scadenza e che non rinnovarli per «estinguerne» il montante equivarrebbe a sottrarre allo Stato italiano 2.250 miliardi, catapultandolo nel Quarto Mondo.

0
0
0
s2sdefault

coordinamenta

“Il passo e il sogno”

di Elisabetta Teghil

il passo e il sogno 768x432La nostra società si sta esprimendo ed ha compiuto atti importanti nella realizzazione dello sfruttamento illimitato. Questa violenza strutturale si è incarnata nell’ideologia neoliberista che è una sorta di macchina infernale e che è stata veicolata attraverso la divinizzazione del potere dei mercati. Sotto gli occhi di tutti ci sono gli effetti di questa nuova organizzazione sociale a partire dalla miseria di una parte sempre più grande delle società economicamente più avanzate e lo straordinario aumento del divario fra i redditi. Quindi, un’affermazione scomposta della vita personale intesa come una sorta di darwinismo che instaura la lotta di tutti contro tutti, il cinismo come norma, la ricchezza come premio di questa selezione, la traduzione nella vita quotidiana con l’assuefazione alla precarietà, all’insicurezza e all’infelicità che permea l’esistenza. Con una precarizzazione così diffusa da ridurre il lavoratore/trice a mano d’opera docile sotto la permanente minaccia della disoccupazione. L’aspetto paradossale è che questo ordine economico e sociale si spaccia e si promuove sotto il segno della libertà e addirittura come società armoniosa.

0
0
0
s2sdefault

tempofertile

Francois Mitterrand e le svolte degli anni ottanta

di Alessandro Visalli

friends across waterSu Jacobin un vecchio articolo del 2015 di Jonah Birch “Le molte vite di Francois Miterrand”, rilanciato dalla traduzione di Voci dall’Estero, e citato anche nelle “Sei lezioni” di Sergio Cesaratto (un libro da non perdere), consente di riprendere la lettura di uno snodo essenziale della storia del novecento: la repentina svolta verso il liberismo dei governi francese, nel 1982-3, e inglesi già nel 1976.

Barba e Pivetti, nel loro “La scomparsa della sinistra in Europa”, sottolineano in proposito che “le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti” (Marx). E’ sicuramente giusto, ma la massima è bifronte: le idee dominanti sono quelle che si qualificano come moderne, potenti e giuste al contempo, e che si affermano insieme alla classe che le incarna meglio. Un cambiamento di idee è anche un cambiamento del dominio di una classe, o per meglio dire della creazione del dominio. Ciò che avviene in Francia e Inghilterra è quindi una scelta della classe dominante, prima ancora che delle sue idee.

Con questo cambio di orientamento da una, sia pure parziale, egemonia delle forze del lavoro e quindi della visione, oltre che degli interessi, dei ceti produttivi allargati si passa al dominio del capitale e della sua logica e quindi della visione, oltre che degli interessi, dei rentier e dei ceti speculativi. Un passaggio che si verifica in particolare nel decennio che va dal 1975 al 1985, anche se si dispiega più compiutamente in quello successivo.

0
0
0
s2sdefault

senso comune

Dal neoliberismo progressista a Trump, e oltre

Nancy Fraser 

trump sanders 1140x728Chiunque parli di “crisi”, oggi, rischia di essere liquidato come un parolaio, data la banalizzazione che il termine ha subito attraverso il suo uso continuo e superficiale. Ma c’è un senso preciso in cui noi oggi stiamo effettivamente affrontando una crisi. Se la caratterizziamo con precisione e identifichiamo le sue dinamiche distintive, possiamo determinare meglio cos’è necessario per risolverla. Su queste basi, inoltre, potremmo intravedere un sentiero che ci guidi oltre l’attuale impasse, attraverso il riallineamento politico e verso la trasformazione della società.

A prima vista, l’attuale crisi sembra essere politica. La sua espressione più spettacolare è proprio qui, negli Stati Uniti: Donald Trump – la sua elezione, la sua presidenza e i conflitti che la circondano. Ma non mancano i casi analoghi altrove: il disastro della Brexit nel Regno Unito; la crisi di legittimità dell’Unione Europea e la disintegrazione dei partiti socialdemocratici e di centro-destra che l’hanno sostenuta; le crescenti fortune dei partiti razzisti e anti-immigrati in tutta l’Europa settentrionale e centro-orientale; e l’esplosione di forze autoritarie, alcune qualificabili come proto-fasciste, in America Latina, in Asia e nel Pacifico. La nostra crisi politica, se è questo che è, non è solo americana, ma globale.

0
0
0
s2sdefault

scienzaepolitica

Residui, persistenze e illusioni: il fallimento politico del globalismo

di Geminello Preterossi

A partire da un’analisi del rapporto tra diritto, territorio e il cosiddetto “spazio globale”, il saggio esamina e discute la crisi “spaziale” dell’età dei diritti, a fronte di una specificità urbana dello spazio europeo e di una persistenza degli Stati come attori politici principali, in rapporto funzionale o di tensione con i poteri indiretti del capitalismo finanziario. In particolare, l’autore mette in questione l’esistenza di un’alternativa credibile agli universali politici concreti. Contro uno spazio che rischia di caratterizzarsi come postdemocratico e decostituzionalizzato, l’autore propone un’analisi tesa a mostrare la necessità di recuperare il precipitato politico del costituzionalismo sociale e democratico rilanciandone il portato emancipativo e l’attualità, consapevole del rischio di muoversi tra residui (novecenteschi), persistenze concettuali (moderne) e illusioni (globaliste)

merkel draghi ordoliberismo 4991. Diritto senza territorio?

In questi ultimi decenni, segnati dal cosiddetto «globalismo giuridico»1, abbiamo assistito a un progressivo divorzio tra diritto e territorio2 e all’affermazione di uno spazio giuridico deterritorializzato, egemonizzato dai flussi finanziari. Depositatasi la polvere della retorica, della giustizia globale e della religione dei diritti umani quali fondamenti di un nuovo ordine mondiale, è rimasto ben poco. Mentre campeggiano i poteri economici transnazionali, che non avendo problemi di legittimazione politica, possono permettersi di ignorare gli effetti sui territori - cioè sui concreti legami sociali -dell’estrazione sistematica di valore in basso e della sua sussunzione in alto, nello spazio gassoso dei “flussi”.

0
0
0
s2sdefault

micromega

L’irrazionalità del neomercantilismo

di Guglielmo Forges Davanzati

neomercantilismo 510Il neomercantilismo è una modalità di riproduzione capitalistica basata sull’obiettivo di generare crescita economica attraverso l’aumento delle esportazioni e la riduzione delle importazioni[1]. E’ questa la linea di politica economica dominante oggi soprattutto (ma non solo) nell’Eurozona e che si traduce mediaticamente nell’ossessione della competitività. L’Unione europea, nei Trattati più recenti che ne hanno configurato l’architettura attuale, è formalmente concepita come economia sociale di mercato estremamente competitiva. I due strumenti fondamentali ipotizzati (e attuati) per raggiungere questo obiettivo, per tutti i Paesi membri, consistono nel consolidamento fiscale (ovvero la generazione di avanzi primari, mediante riduzioni della spesa pubblica) e nelle c.d. riforme strutturali, nella forma della liberalizzazione dei mercati dei beni e dei servizi e deregolamentazione del mercato del lavoro (per generare moderazione salariale) e della detassazione degli utili d’impresa. Ciò nella convinzione che consentire alle imprese di contenere i costi di produzione sia il presupposto essenziale per consentire loro di vendere all’estero a prezzi ridotti. In più, le misure di moderazione salariale, combinate con il consolidamento fiscale, sono pensate per ridurre le importazioni.

0
0
0
s2sdefault

conness precarie

Neoliberalismo, concorrenza, volti dell’insubordinazione

Una conversazione al bar

Matilde Ciolli intervista Christian Laval

00415285 bMC: In La nuova ragione del mondo, riprendendo Foucault, lei e Dardot parlate del neoliberalismo come di una forma di potere senza volto: non c’è uno Stato maggiore che prende le decisioni. In Guerra alla democrazia avete invece cominciato ad attribuire un volto e un nome al neoliberismo parlando di «blocco oligarchico». Questo blocco si compone di uomini politici, banchieri, imprenditori, membri della finanza, delle istituzioni pubbliche, ma anche dei media e delle università. Si tratta di figure variegate, ma che compongono un’élite che detiene il potere e di fondo anche i mezzi di produzione. Perché, date queste premesse, non avete parlato di «classe»? Può spiegarmi meglio le ragioni dell’utilizzo del termine «blocco»?

CL: Siamo passati dal momento della governamentalità a un’analisi – in Guerra alla democrazia, 7/8 anni dopo ‒ che dà più importanza al sistema, alla cristallizzazione istituzionale del neoliberalismo come sistema mondiale di potere. Ciò che teniamo dell’analisi di Foucault è l’importanza che dà a tutto l’insieme normativo nella sua interpretazione del capitalismo, appoggiandosi, come fa sempre, sull’ordoliberalismo. Prendiamo sul serio l’ordoliberalismo, il quale insiste sul fatto che il mercato è un costrutto sociale e che le logiche di concorrenza si appoggiano su un costrutto. Il secondo cambiamento rispetto a La nuova ragione del mondo è il «volto».

0
0
0
s2sdefault

eticaeconomia

Amazon e il capitalismo senza profitti

di Maurizio Franzini

Maurizio Franzini prende spunto dalla recente notizia secondo cui Bezos, CEO di Amazon, ha superato Bill Gates come uomo più ricco del mondo per riflettere sulla causa principale di questo sorpasso: il vertiginoso aumento del valore di Amazon in Borsa. Franzini dopo aver ricordato che esso sii è verificato in corrispondenza di profitti persistentemente molto bassi, si chiede cosa abbia reso possibile questa apparente anomalia e ipotizza che dietro di essa possa celarsi una nuova varietà di capitalismo: il capitalismo senza profitti

Amazon Robots Jobs 8 superJumbo“Il venerdi mattina le azioni di Amazon erano cresciute dell’8% rispetto alla sera precedente facendo aumentare la ricchezza di Bezos di 7 miliardi. Nel frattempo le azioni Microsoft hanno avuto un’impennata del 7% sicché quell’aumento non è stato sufficiente a Bezos per scalzare Gates… ma alle 10 e un quarto Amazon è cresciuta ancora del 2%, così la ricchezza di Bezos è salita a 90,6 miliardi di dollari superando finalmente quella di Gates che ammontava a 90,1 miliardi”.

E’ questo il resoconto, da me liberamente tradotto, che si può leggere sul sito di Forbes della mattina di fine ottobre in cui Bezos, CEO di Amazon, è diventato l’uomo più ricco del mondo. In realtà, non è la prima volta; il sorpasso c’era già stato a fine luglio ma nel volgere di una notte si era verificato il controsorpasso e Gates si era ripreso lo scettro che è stato nelle sue mani per moltissimi anni, con l’eccezione di due brevi intervalli in cui lo ha ceduto a Warren Buffett e Carlos Slim.

Non sappiamo per quanto tempo Bezos (il cui patrimonio – non molto diversamente da quello di Gates – equivale a circa 250.000 appartamenti di buona metratura nel centro di Roma) resterà al comando di questa speciale classifica, e di per sé la questione non è molto interessante.

0
0
0
s2sdefault

vocidallestero

Il difetto fatale del neoliberismo: è un modello economico scadente

di Dani Rodrik

Il difetto fondamentale del neoliberalismo – o neoliberismo, come siamo abituati a chiamarlo in Italia – non è che è cinico, egoista, arido e privo di ideali. È proprio che tradisce l’economia, nella convinzione ideologica di possedere l’unica ricetta buona per lo sviluppo, da applicare uguale dappertutto. Con numerosi esempi il celebre economista Dani Rodrik dimostra sul Guardian che questa è una distorsione delle corrette idee economiche mainstream e che dove è stata applicata ha portato ad autentici disastri. Mentre un ricorso ai princìpi dell’economia di mercato graduale, temperato e adeguato alle esigenze dei singoli paesi è alla base dei grandi sviluppi economici dell’ultimo secolo. Il problema dei neoliberisti non è tanto che sono cattivi, insomma: è più che non capiscono l’economia

Thatcher Reagan Camp David sofa 1984Il neoliberismo e le sue ricette usuali – sempre più mercato, sempre meno Stato – di fatto sono una distorsione della scienza economica tradizionale.

Come anche i suoi critici più severi ammettono, il neoliberismo è difficile da definire. In termini generali, denota una preferenza per i mercati rispetto allo Stato, per gli incentivi economici rispetto alle regole culturali e per l’imprenditoria privata rispetto all’azione collettiva. È stato usato per descrivere una vasta gamma di fenomeni – da Augusto Pinochet a Margaret Thatcher e Ronald Reagan, dai Democratici di Clinton e del New Labour nel Regno Unito all’apertura dell’economia in Cina alla riforma dello stato sociale in Svezia.

Il termine è usato come una sorta di passepartout per indicare tutto ciò che sa di deregolamentazione, liberalizzazione, privatizzazione o austerità di bilancio pubblico. Oggi è regolarmente vituperato come epitome delle idee e pratiche che hanno prodotto insicurezza economica e disuguaglianza crescenti, hanno portato alla perdita dei nostri valori e ideali politici, e addirittura hanno fatto precipitare la reazione populista.

0
0
0
s2sdefault

blackblog

Quattro futuri, la vita dopo il capitalismo

di Peter Frase

Il testo che segue è l'introduzione al libro di Peter Frase, "Four Futures: Life After Capitalism", pubblicato nel 2016. Il testo è un'espansione delle idee contenute nell'articolo originale, del 2011, "Four Futures" [qui tradotto e pubblicato col titolo « E dopo? »]. Le idee sono fondamentalmente le stesse, ma il libro continua ed approfondisce diverse questioni che il testo originale toccava solamente, ed altre che non toccava nemmeno. Vale la pena leggerli entrambi

robot4

« Si è molto parlato degli impatti che avranno congiuntamente sul nostro futuro, la Crisi Climatica e le nuove tecnologie di Automazione dei posti di lavoro. Come si inseriscono in questo quadro le relazioni capitaliste di proprietà e la produzione, e la politica, specificamente per quanto attiene alla Lotta di Classe? Sarà sufficiente la possibilità di un'automazione quasi generalizzata per garantire che avvenga questa automazione? E quale sarà l'impatto che essa avrà sulle condizioni di vita delle persone? A partire dalla fine del capitalismo, sulla base di questi elementi, quale tipo di scenari ci possiamo aspettare? »

(da: Peter Frase, " Four Futures: Life After Capitalism" ["Quattro futuri: la vita dopo il capitalismo"].)

Nel XXI secolo due spettri si aggirano sulla Terra: lo spettro della catastrofe ecologica e quello dell'automazione.

Nel 2013, un osservatorio del governo degli Stati Uniti ha registrato, per la prima volta nel registro storico, che la concentrazione atmosferica globale di anidride carbonica aveva raggiunto le 400 parti per milione (ppm).

0
0
0
s2sdefault

effimera

L’economia politica del comune

di Andrea Fumagalli

Pubblichiamo in anteprima la prefazione del volume Economia politica del comune. Sfruttamento e sussunzione nel capitalismo bio-cognitivo, scritto da Andrea Fumagalli (Derive Approdi, 2017). Si ringrazia l’editore

fumagalli leconomia del comuneAlla fine del 2007 (dieci anni fa) pubblicavo un libro dal titolo “Bioeconomia e capitalismo cognitivo. Verso un nuovo paradigma di accumulazione”[1]. Si trattava del tentativo di sviluppare una critica dell’economia politica delle forme di accumulazione e valorizzazione del capitalismo contemporaneo, sviluppatosi sulle ceneri e sulle trasformazioni del capitalismo fordista-materiale che aveva caratterizzato la seconda metà del secolo scorso.

Venivano discusse le nuove forme dell’accumulazione capitalistica basate, da un lato, sulla finanza come strumento di valorizzazione e, dall’altro, sul ruolo sempre più rilevante della conoscenza e dello spazio come perni della riorganizzazione della produzione e del lavoro. Dopo il periodo del cd. post-fordismo, a partire dalla metà degli anni ’90, un nuovo paradigma si andava affermando in modo sufficientemente egemone e pervasivo in buona parte del globo. Avevamo così cominciato a parlare di capitalismo cognitivo, termine che, come noto, ha suscitato non poche polemiche, soprattutto all’interno di quel pensiero critico, di impostazione marxista, che ritenevano ancora dominanti le modalità di estrazione del plusvalore di derivazione fordista. Secondo questa visione, il processo di sussunzione reale, la netta separazione tra macchina e essere umano, tra lavoro produttivo di matrice salariale e lavoro tendenzialmente improduttivo (o residuale) che incorpora attività cognitive e relazionali (ritenute ancora intellettuali) erano ancora le basi per definire la natura e la forma del rapporto di sfruttamento insito nel rapporto capitale-lavoro.

0
0
0
s2sdefault

cosmopolis

Neoliberismo, biopolitica e schiavitù

Il capitale umano in tempo di crisi

di Silvia Vida

evening on karl johan street munch1. Lo ha affermato di recente Luciano Canfora (2017, 9): «Per ora, chi sfrutta ha vinto la partita su chi è sfruttato». La diagnosi del presente si aggrava se si pensa che «solo ora il capitalismo è davvero un sistema di dominio mondiale», reso più forte dall’avere di fronte a sé esclusivamente miseri spezzoni di organizzazioni di stampo sindacale o settoriale che gli oppongono una resistenza trascurabile; se è vero, com’è vero, che il capitale oggi è davvero “internazionalista”, avendo dalla sua parte la cultura e ogni possibile risorsa. Gli sfruttati, invece, «sono dispersi e divisi» dalle religioni, dal razzismo istintuale, dalle discriminazioni sociali non sanate ma approfondite dall’operato delle istituzioni, e dal fatto che, per funzionare, il capitale ha ripristinato forme di dipendenza di tipo servile creando sacche di lavoro neo-schiavile che non credevamo più possibili, soprattutto nelle aree del mondo più avanzate (ibidem, 11-12).

Di fronte a tutto questo, già nel 2003 Glenn Firebaugh scriveva a proposito di un’inversione di tendenza: il passaggio da una crescente diseguaglianza tra nazioni (accompagnata a livelli di diseguaglianza stabili o in calo all’interno delle nazioni) a una diminuzione della diseguaglianza tra nazioni, con conseguente aumento della diseguaglianza al loro interno.

0
0
0
s2sdefault