Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

kelebek3

Contadini

di Miguel Martinez

E’ da un po’ che mi manca il tempo per scrivere: un buon segno, vuol dire che sto facendo molte cose interessanti.

Ieri sera comunque abbiamo parlato tra amici e complici della grande rivolta contadina che è scoppiata in queste settimane in Europa.

Piccola scena commovente: i contadini francesi che sequestrano il cibo importato ai camion che lo stanno portando ai supermercati perché costa ancora di meno di quello francese, e lo distribuiscono ai Restos du coeur per sfamare i senza tetto.

La premessa: alla base di tutta la nostra vita c’è la produzione agricola.

Che è rappresentata da due vicini di casa.

Il primo è Giovanni da Montespertoli, che ieri sera ci faceva assaggiare il vino, il formaggio e la soprassata che lui cresce, cura e vende al mercato contadino alla Gavinana.

Il secondo è il suo vicino di campo: un imprenditore del rame con base a Milano.

Un commercialista gli ha suggerito un modo facile per arricchirsi ancora di più – intercettare i fondi europei per l’agricoltura (il 60% delle risorse europee finisce in agricoltura), e così lui ha mandato un omino ben vestito a Montespertoli a comprargli un campo che fa cospargere incessantemente di prodotti chimici, dove ogni tanto qualche operaio viene mandato a raccogliere i prodotti che ottengono i sussidi. Poi si potrebbero pure buttare, ma c’è pure un ridicolo margine in più a vendergli alla Grande Distribuzione Organizzata.

Contadini francesi distruggono il parcheggio dell’ipermercato Leclerc a Clermont l’Hérault

Oggi, spiega Giovanni, tutta la categoria è in difficoltà estrema.

Per poter produrre abbastanza da ottenere un minimo margine dalle multinazionali della grande distribuzione, il contadino deve attingere a ogni possibile canale, tra fondi europei (che però si riversano soprattutto sulle grandi imprese) e prestiti, per “modernizzare” il proprio lavoro, cioè per fare di ciò che nasce dalla biodiversità, una replica della fabbrica. Insomma, il sistema finanziario obbliga il contadino, per sopravvivere, a distruggere l’ambiente; e il prezzo per salvare l’ambiente consiste nel privare il contadino della sua sopravvivenza.

La rivolta contadina è quindi una questione complessa, anche dal punto di vista ambientale. Ma alla fine, la questione è sempre quella – il modo incredibile in cui il capitalismo riesce a distruggere sistematicamente ogni possibilità di vita umana e non.

Qualche sera fa, sull’autostrada che collega Milano e Bergamo, di notte vediamo, tra gli infiniti capannoni, uno più grande e brutto degli altri, ma tutto illuminato (alla faccia della sostenibilità) a tricolore – luce verde, rossa e bianca , e la scritta PLANET FARMS.

Cercando in rete una foto dell’azienda in versione patriottica, trovo solo questo… evidentemente sono un po’ camaleontici

planfarms.jpg

Colpiti dal kitsch sovranoidale, indaghiamo: si tratta di un’immensa fabbrica dove pochi operai producono un’insalata “senza pesticidi”: infatti non servono, visto che gli insetti non ci possono entrare, come non ci possono entrare i raggi del sole e nemmeno un granello di dirt (che in inglese indica significativamente sia terra che sporco).

E finalmente capisco come il Green sia il nemico ultimo e assoluto della Natura.

La mattina dopo, dalla casa di Bergamo dove ci ospitano degli amici, apriamo la finestra e guardiamo fuori.

Una giornata splendida, solo se che c’è in lontananza una densa nuvola nerissima: scopriamo che durante la notte, ha preso fuoco proprio Planet Farms.

Che non sapevo mica che l’insalata facesse un fumo così:

Sulla rivolta contadina, suggerisco due importanti letture.

La prima è un articolo di Dario Dongo, Italia, protesta degli agricoltori contro Coldiretti. #VanghePulite, che apre un mondo.

La seconda è un articolo di Igor Giussani, Sulla protesta degli agricoltori tedeschi, che approfondisce la falsa questione dei sussidi.

Pin It

Comments

Search Reset
0
Enza Sirianni
Monday, 05 February 2024 07:30
La questione è complessa, come osservato nel breve articolo che coglie i nodi della protesta degli agricoltori con uno sguardo finale all'inganno green. Dispiace che il disagio di una categoria fondamentale quale quella dei contadini, sia immediatamente strumentalizzata da certa destra doppiogiochista che, qui, in Italia, ha inveterati fannulloni ai vertici. Altresì rammarica che, come è successo per altre "ribellioni", la sinistra fuori le mura, guardi con sospetto alle manifestazioni di insofferenza diffuse nella gabbia Ue, insistendo nella sua inerzia e frammentazione.
Ottimi gli articoli segnalati. Io mi permetto invece una nota poetica rinviando ai versi di ammirazione che Ronald Stuart Thomas dedicò ai pazienti, eroici contadini.
Like Like like 5 Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit