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ilrovescio

Sulla mobilitazione contro il lasciapassare. Primi appunti

di Il Rovescio

ef784È piuttosto evidente che la questione di cosa dire e fare contro il “green pass”, di come rapportarsi con la gente che sta scendendo in strada contro questa misura di discriminazione, di controllo e di ricatto, non è separabile da cosa si pensa – e da cosa si è fatto a proposito – dell’Emergenza Covid-19 in generale. Le vere e proprie perle di allineamento servile e di imbecillità che si stanno regalando a sinistra e all’estrema sinistra non arrivano inaspettate. Così come solo coloro che non si sono accorti che un mondo gli è passato a fianco si chiedono improvvisamente chi è, da dove esce e che cosa vuole tutta questa gente. Si strilla alle “piazze reazionarie” senza nemmeno un minimo di imbarazzo nel trovarsi nello stesso coro di banchieri, industriali, generali della Nato, giornalisti di regime, ministri degli Interni, scienziati di Sua Maestà… Il pericolo del “fascismo” (tranquilli: la democrazia basta e avanza), non lo si vede nell’azione dello Stato e di una classe dominante che colpisce compatta, ma nelle presenze di estrema destra ad alcune manifestazioni contro il lasciapassare. Come se i passi avanti della potenza coercitiva dello Stato in nome della “salute collettiva” fossero “neutri” rispetto al conflitto di classe nel suo insieme; come se il silenzio-assenso sulla discriminazione sociale e lavorativa di chi non vuole vaccinarsi non oliasse la stessa macchina che attacca i lavoratori che resistono ai licenziamenti, i rivoluzionari, e tutte le lotte.

 

Un fatto sociale totale

Riprendendo un concetto di Marcel Mauss, potremmo definire l’Emergenza da Covid-19 un fatto sociale totale. Essa ha fatto venire a galla – nella società come nei “movimenti” – quello che già c’era, ma che non si vedeva. Aver affrontato, di quel fatto sociale totale, solo alcuni pezzi o scampoli, battendo le strade teoriche e pratiche più sicure e meno problematiche, ha avuto – e ancor più avrà – delle conseguenze disastrose. L’Emergenza ha spostato il conflitto sociale su terreni inediti, “politicizzando” i gesti più intimi, le scelte più quotidiane, quelle dimensioni apparentemente “private” e “soggiacenti” rispetto ai posizionamenti ideali (i corpi, il senso di sicurezza, la paura di morire, il rischio di ammalarsi e di ammalare). Decenni di foucaultismi più o meno d’accatto si sono infranti nell’urto con una gestione statale e tecnocratica che ha applicato fino in fondo, e per davvero, un programma “biopolitico”. Improvvisamente, per lanciare delle iniziative di lotta – e persino per discutere collettivamente –, bisognava rompere anche sul piano epistemologico. Decidere non più solo su piani in qualche modo “esteriori” – lo sfruttamento, i padroni, lo Stato –, ma anche su virus, corpi, sistema immunitario, mascherine, tamponi, gel, distanziamento ecc. Con rare eccezioni, negli ambiti “antagonisti” si è separato ciò che sarebbe “neutro” – le evidenze scientifiche, il bollettino su “positivi”, malati e morti, le misure di tracciamento e di contenimento del virus ecc., insomma il regno della necessità – da ciò che è “conflittuale” – le cause dell’epidemia, le contraddizioni tra misure sanitarie e logica del profitto, il rischio di ammalarsi differenziato tra le classi e tra i generi, le ricadute economiche del lockdown ecc., cioè il regno della possibilità. Passato il disorientamento iniziale, è cominciata la rimozione. Così anche la vaccinazione di massa è stata ricondotta in fretta e furia al regno neutro della necessità, riservando il conflitto alla questione dei brevetti, delle disparità tra Nord e Sud del mondo ecc. Quelli un po’ più lucidi e preparati hanno fatto notare che la vaccinazione è uno strumento comunque insufficiente, e che questi vaccini – basati sull’ingegneria genetica, con tecnologia a m-RNA o a DNA ricombinante – riservano non poche incognite. Anche sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario si è preferito nicchiare (oppure si è parlato di un rifiuto emotivo, dettato dalla paura e dalle palesi contraddizioni della “comunicazione scientifica” ufficiale). Ora, di fronte all’introduzione, ampiamente prevedibile e anche prevista, del lasciapassare sanitario, i meno rintronati si pongono il problema di non lasciare le piazze all’estrema destra (un pericolo, questo, che qualcuno aveva sottolineato con largo anticipo) e di condurre… un’inchiesta sulla loro composizione. Fuori tempo, ci pare. Non perché la partita non sia tutt’ora aperta (anzi, il conflitto più duro deve ancora arrivare), ma perché l’“inchiesta” andrebbe condotta innanzitutto al proprio interno. E in extremis. Benché siano piazze – in Italia come nel resto del mondo – assai eterogenee, ci sono almeno tre punti che accomunano decine di migliaia di persone: l’opposizione all’obbligo vaccinale, senza se e senza ma; il rifiuto della discriminazione di chi non si vaccina; la questione delle cure domiciliari negate. Concentrarsi solo sul “green pass” è riduttivo e fuorviante come terreno di un possibile incontro con una parte di chi scende in strada. Si accetta o meno l’obbligo vaccinale (oggi per i sanitari, domani per il personale scolastico e persino per gli studenti, dopodomani per gli operai)? Sì o no? Questo va affermato a chiare lettere. Se la risposta è “no”, allora essa va inserita con convinzione tra i punti delle proprie mobilitazioni anche su altri obiettivi (il fatto che il “comunicato unitario” del sindacalismo di base per lo sciopero generale del 18 ottobre prossimo, ad esempio, non vi accenni nemmeno, significa tre cose: quell’obbligo non è poi così sbagliato; si tratta di un argomento “divisivo”; la battaglia delle lavoratrici e dei lavoratori che non vogliono questi vaccini è indegna di far parte della lotta di classe).

Bisogna assumere il conflitto anche sul piano epistemologico (mettendo in discussione la sostituzione dello sguardo medico con i modelli statistici, la criminalizzazione del non-vaccinato in quanto pericolo per la salute pubblica, la crescente digitalizzazione della sanità e delle terapie ecc.). Stesso discorso sulle cure domiciliari negate, questione scandalosamente tralasciata (con il paradosso che a denunciare la strage di Stato è per lo più gente di destra…). Si può continuare a parlare in modo generico di medicina del territorio e di medicina non ospedale-centrica, senza mai dire come si evita l’ospedalizzazione di chi si ammala di Covid? Un esempio tra i tanti di come i tre punti sopra accennati si intreccino nella mobilitazione contro il lasciapassare, lo si può trovare in un volantino, distribuito qualche giorno fa durante una manifestazione, da un gruppo di lavoratrici e di lavoratori della sanità in Trentino:

«Da un anno e mezzo, notte e giorno, tutti i giorni per mesi abbiamo continuato a operare senza interruzione, in alcuni momenti, all’inizio della dichiarata pandemia in particolare, in assenza di indicazioni terapeutiche, in condizioni organizzative disastrose, senza presidi di salvaguardia sensati, con turni di 12 ore e oltre di lavoro. Allo sbaraglio a reggere l’onda di panico alimentata dalla stampa e senza il filtro naturale della medicina di base criminalmente disattivata.

Ebbene, allora non avevamo tempo e voce per parlare e eravamo eroi.

Oggi prendiamo la parola per ricordarvi che noi sappiamo curare e curarci, abbiamo capito e capiamo molte cose operando da dentro le strutture sanitarie e di assistenza. E siamo trattati da criminali quando affermiamo il diritto di ciascuno di scegliere le cure e le attenzioni per stare in salute che considera più efficaci.

Ritieni forse più attendibili i politici e i governanti che questo disastro hanno provocato devastando il sistema sanitario e gestendo la proclamata pandemia in stato confusionale, usando come unica arma la criminalizzazione di ogni opinione? Non hanno mai visto un malato e non hanno mai ascoltato noi. Ascoltiamo solo un grappolo di supposti esperti in eccitazione narcisistica che hanno il buon tempo di pontificare dagli schermi televisivi e dai giornali insultando e minacciando. Parlano sotto dettatura di chi della salute ha fatto una fonte inesauribile di profitto.

[…]

Noi stiamo affermando semplicemente, ma con determinazione che i nostri corpi come i vostri, le nostre persone come le vostre non sono di loro proprietà e meno che mai i nostri figli. Non siamo schiavi e non sopportiamo più il peso di questa oppressione in particolare ora, nel momento in cui ci si impone la segregazione generalizzata con un segno di discriminazione che ha i toni della persecuzione politico-religiosa contro chi non fa atto di fede in uno pseudo-vaccino con il famigerato green pass».

Vogliamo lottare assieme a loro, allargando il conflitto contro un intero sistema sociale sempre più incompatibile con la salute e con la vita? Si cominci a confrontarsi con i tre punti che sollevano.

La mobilitazione contro il “green pass” è la prima che porta nelle strade non questa o quella rivendicazione economica*, ma il rifiuto – confuso, inquinato, “strumentalizzabile” fin che si vuole – dei puntelli su cui si regge, e su cui si reggerà indefinitamente se non la tiriamo giù di peso, l’Emergenza: il Covid non si poteva curare ma solo contenere; per fortuna ora c’è il vaccino, unica arma a disposizione; chi non si vaccina è un renitente, un disertore, un untore contro cui rovesciare le criminali responsabilità dello Stato e degli industriali. Queste piazze mettono in discussione ciò che dovrebbe rimanere “neutro” e indiscutibile (non a caso per il momento in esse raccolgono più odio e disprezzo i giornalisti degli sbirri). Contengono, insomma, la potenzialità e insieme la necessità – oh quanto scomoda per tutti, militanti antagonisti compresi! – di affrontare l’Emergenza come fatto sociale totale, non scomponibile nei settori della difesa ambientale, del sostegno ai licenziati in lotta, dell’opposizione ai dispositivi razzisti ecc. Si accettano i punti chiave del programma statale “per uscire dall’emergenza”? Sì o no? Ecco l’“inchiesta” non più rinviabile.

 

Far saltare il tappo

L’altro aspetto – su cui prossimamente bisognerà ritornare in modo più approfondito – riguarda proprio come far saltare il tappo dell’Emergenza. Esiste, nella storia dei movimenti rivoluzionari, un vero e proprio “mito” che si chiama “convergenza delle lotte”. È davvero mai esistito qualcosa di simile e, soprattutto, può ancora esistere nella strada a senso unico che il capitalismo ha fatto imboccare all’umanità, trasformatasi ormai in un vicolo cieco di sciagure, di catastrofi e di “apocalissi culturali”? Se in un corteo – o in una giornata di sciopero generale – si ritrovano in piazza lavoratori della logistica, gruppi antirazzisti, coordinamenti per la casa e comitati contro le nocività ambientali, si sta verificando di per sé una “convergenza delle lotte”? A parte il fatto che quella composizione può essere più o meno reale, più o meno di rappresentanza e di “dirigenza”, cosa succede il giorno dopo? In genere, ognuno ritorna alle sue personali battaglie contro la potenza impersonale del capitale e ai propri “campi di intervento”. Come si esprime, in caso di attacco repressivo alle altre esperienze di lotta, la propria solidarietà concreta e contundente (che non sia, cioè, il presidio o il comunicato)?

Se si osserva la storia degli ultimi decenni – si tratti del Nord Africa, degli Stati Uniti, della Francia, del Cile, della Colombia o del Libano –, si può trarre la conclusione abbastanza netta che gli scioperi generali, quelli che paralizzano davvero l’economia, seguono e non precedono le sommosse. Il motivo non è misterioso: sono sempre meno i lavori dove l’astensione può pesare quantitativamente e dove i lavoratori hanno la capacità qualitativa – pratica, “logistica” – di far male al padrone. È sempre un elemento di rottura immediatamente sociale che spezza l’isolamento, crea gli spazi di incontro reale e suggerisce delle forme di azione comuni (nel senso di riproducibili e di generalizzabili). Rimanendo alla recente storia italiana, quali sono le giornate che ricordiamo davvero? Gli scioperi e le altre manifestazioni in cui si è vista la “convergenza delle lotte”, oppure il 3 luglio, il 15 ottobre e la rivolta di Cremona dopo l’aggressione fascista? Quando la solidarietà concreta a una lotta sotto attacco è stata davvero estesa, autonoma e allo stesso tempo convergente? Quando l’invito è stato quello di bloccare tutto. Non si è mai troppo pochi o troppo lontani per bloccare qualcosa.

L’Emergenza – con i suoi decreti rinnovabili e i suoi “tecnici” di corte – è una gabbia che non si rompe con una progressiva accumulazione di forza proletaria. Comunque le si giudichi, le piazze contro il lasciapassare sono state animate, per due sabati consecutivi, da centinaia e da migliaia di persone in una ottantina di città contemporaneamente. Un appuntamento, niente di più. Nella maggior parte dei casi – da quello che siamo riusciti a capire – non c’era traccia di “organizzatori”, non c’era nemmeno un megafono, e anche per questo sono nati dei cortei spontanei (in alcuni casi di massa), i primi da tanto tempo a questa parte. Prima di tirar fuori la lente per l’analisi “sociometrica”, registriamo questo fatto: decine di migliaia di persone sono scese in piazza – e ancora lo faranno nel prossimo periodo – per affermare che non accettano una società divisa in due (sapete dove sono apparsi i primi cartelli con la scritta “pass sanitario=apartheid? Nelle piazze israeliane). Avremmo preferito che passasse senza reazioni persino il “certificato sanitario”?

Una frase scritta sui cartelli comparsi in molte città, dice: «Pensi che obbedendo finisca presto. Ma è proprio perché continui ad obbedire che non finirà mai». Non si può dire che manchi di lucidità.

Ma che gente è questa? Certo quella che non legge – e per fortuna – gli articoli di “estrema sinistra” sul lasciapassare come scelta di “buon senso” (che dico: di libertà!, di sacrosanta protezione dai non vaccinati che con il loro alito “appestano” – sissignori, appestano! – gli spazi comuni).

Senza esplosioni di rabbia, senza contrattacco, non usciremo dall’angolo. Non è solo la miseria che avanza, ma anche la disumanizzazione.

«Si tratta, innanzitutto, di sentire, di continuare a credere alle proprie percezioni anziché ottunderle o ignorarle. Il lavoro analitico viene dopo».

«E in quanto a noi, in un periodo tanto terribile e ingiusto, cerchiamo di capirci fino in fondo, parlando e discutendo, facendoci dei doni, non disertando mai l’amicizia, non riducendoci a persone intimamente private» (Danilo Montaldi).


* Dalla Francia all’Italia, dagli Stati Uniti all’Australia, la mobilitazione ha già un carattere internazionale. Una lettura complessiva richiederebbe uno sguardo da vicino sulle varie piazze, a volte molto diverse fra loro (sarebbero utili, in tal senso, i racconti dei compagni che sono andati a prendere la parola, a volantinare o soltanto a vedere). Restando in Italia, la presenza più organizzata di fascisti c’è stata a Roma (non a caso la piazza più mediatizzata), il cui intento dichiarato era quello di coinvolgere il “movimento” “Io apro”. Se questo fronte bottegai-fascisti non è certo una novità storica (lo si è visto anche nei mesi scorsi), esso non coincide affatto con il rifiuto del lasciapassare: le associazioni dei commercianti hanno accolto favorevolmente questa misura pur di scongiurare, come promesso dal governo, nuovi “lockdown”, lamentandosi tutt’al più dei costi aggiuntivi e dei problemi logistici per effettuare i controlli. La stragrande maggioranza di chi scende in strada non avanza alcuna rivendicazione corporativa. Se si nota, la rappresentazione della “dittatura” è spesso affidata ai ritratti di Draghi, Figliuolo e Burioni. Il generale NATO, ad esempio, non c’entra nulla con aperture o chiusure di bar e discoteche, ma molto con la militarizzazione della sanità e con la “caccia ai renitenti”. Intanto, secondo il “Corriere della sera”, il 31 luglio a Roma «il blocco di destra di Forza Nuova è stato isolato dal resto della manifestazione».

Scarsa, per il momento, sembra la componente giovanile (e ancor più quella immigrata). Ad attirarla sarà l’eventuale radicalizzazione delle forme di lotta: la rabbia sociale è in cerca di occasioni propizie più che di argomenti specifici. Se tra le parole d’ordine dei cortei e i motivi per cui la gente scende in piazza c’è spesso un certo scarto, quando non una rottura vera e propria, ci pare innegabile che la mobilitazione contro il lasciapassare abbia caratteri decisamente più universali di quella “Tu mi chiudi, tu mi paghi” (slogan corrispondente al grado zero della critica) dell’autunno scorso.

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Comments

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Alessio Simone
Thursday, 05 August 2021 20:31
"Tuttavia, con milioni di persone già vaccinate in dozzine di paesi, non sono stati segnalati decessi per reazione allergica ai componenti dei vaccini."
Ne è davvero sicuro?
Questa frase la dice lunga su quanto i cosiddetti scienziati osservino il mondo reale: chiusi nella loro sfera di sapienza, non si danno pensiero neppure a scovare l’evidente, figuriamoci indagare il probabile!
Spero sia stata detta per pura disinformazione, in caso contrario, si dovrebbe pensar male!
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Mario M
Thursday, 05 August 2021 00:59
Dovevano essere due settimane poi sono diventati due mesi, ora siamo al secondo anno: ci aspetta il ventennio?

Ci sono filosofi che credono alla pandemia, e poi credono che per combatterla occorre sottoporsi agli arresti domiciliari e coprirsi il volto con gli straccetti.
Filosofi che inneggiano ahscienzah e al Dio vaccino di Bill Gates, e che addirittura plaudono all'applicazione del marchio della bestia... che bestie sono diventati
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daniela
Wednesday, 04 August 2021 22:14
naturalmente i morti dopo la somministrazione delle terapie geniche sperimentali che Bollettino culturale chiama vaccini sono pure coincidenze
così come le trombosi, e le prevedibili malattie autoimmuni che seguiranno
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Bollettino Culturale
Wednesday, 04 August 2021 22:34
Ma seriamente? Ancora si sostiene questa stupida tesi della “terapia genica”? Si sente spesso ripetere che questi vaccini possono modificare il DNA umano. Questa è una scemenza. Secondo i precetti della biologia cellulare, l'RNA non può essere ritrascritto in DNA nelle nostre cellule e quindi non potrebbe essere integrato nel nostro DNA, modificandolo.
L'RNA messaggero su cui si basano i vaccini Pfizer e Moderna cercano di indurre le cellule del paziente a produrre la proteina per generare l'immunità. La ricerca che li supporta ha più di 30 anni di sviluppo.
Chiunque conosca le basi della biologia dovrebbe sapere che l'informazione genetica è codificata nel DNA, che per produrre proteine passa attraverso uno stato intermedio che è l'RNA. Il DNA ha il potenziale per integrarsi, l'RNA no, l'RNA è una molecola molto labile che viene rapidamente distrutta. Infatti, per poterlo somministrare come vaccino, deve essere incapsulato in nanocapsule in modo che abbia vita sufficiente per poter arrivare a produrre l'antigene. Non c'è alcun rischio di alterazione genetica nel destinatario del vaccino. Senza dubbio è una nuova tecnologia, ma in linea di principio non presenta rischi maggiori di quelli posti da qualsiasi altro vaccino.
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Michele
Thursday, 05 August 2021 16:54
Effettivamente sarebbe più corretto parlare di "farmaco genetico sperimentale" visto che viene inoculato a persone sane. Oltre tutto, la parola farmaco rende bene l'idea che può essere una medicina o un veleno. La parola greca φαρμακον rendeva bene questa ambiguità.
Che poi il mRNA contenga codice genetico mi appare assodato, per cui non vedo niente di controverso nell'aggettivo "genetico".
In ogni caso, è pessima dialettica attribuire all'altro parole che non ha detto; mi riferisco esplicitamente alla frase "Si sente spesso ripetere che questi vaccini possono modificare il DNA umano". La cattiva dialettica tende a far pensare che chi non sa argomentare abbia la coda di paglia.
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Bollettino Culturale
Wednesday, 04 August 2021 12:41
Dico solo una parola: filosofi, non giocate a fare i virolgi.
Vaccinatevi e non date retta ai ciarlatani che straparlano di dittatura sanitaria.
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Ivan
Wednesday, 04 August 2021 13:30
Commento curioso quello di "Bollettino Culturale", considerando che all'interno della comunità scientifica ci sono diversi posizioni che sottolineano l'inefficienza del vaccino legata anche a diversi effetti collaterali del medesimo. Che poi non si colga il risvolto politico della questione, legato alla riorganizzazione del capitale (così come si sta configurando da una trentina d'anni) è ancora più grave...
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Pantaléone
Thursday, 05 August 2021 09:05
Non importa quali siano i vostri argomenti, voi che fate virologia incompleta, noi non contestiamo la sostanza, ciò che è contestabile è il PASS.
Ovviamente, nelle sue lunghe spiegazioni, non dimentica di menzionare i trattamenti alternativi, poco costosi, che hanno dimostrato la loro efficacia.

Un team della Thomas Jefferson University di Philadelphia ha dimostrato con successo che un enzima umano può convertire sequenze di RNA in DNA.

La fine di un'era per un intero campo della biochimica?

È un mantra che tutti gli studenti di biochimica e scienze della vita imparano a memoria da secoli: nel corpo umano, gli enzimi chiamati polimerasi sono estremamente importanti perché trascrivono il DNA in RNA messaggero. Più leggero e più facile da leggere del DNA, è quest'ultimo che viene poi tradotto per produrre tutti i tipi di proteine che sono essenziali per il nostro metabolismo. Molto approssimativamente, è un po' come interpretare il contenuto di un libro di cucina (il genoma) per preparare la ricetta corrispondente (le proteine). Senza queste polimerasi, il nostro organismo non sarebbe in grado di produrre tutti gli elementi di cui ha bisogno.

Tuttavia, alla luce di uno studio pubblicato su Science Advances, questa cosiddetta "base" della fisiologia umana potrebbe non essere altro che un dogma sbagliato... In ogni caso, questa è la conclusione di uno studio realizzato dall'equipe di Richard Pomerantz, che mette in discussione una parte di questa dinamica.
Una molecola con uno strano comportamento

Nelle nostre cellule di mammifero, ci sono diversi tipi di polimerasi. Tre di loro giocano un ruolo fondamentale: in breve, sono responsabili della duplicazione del nostro intero genoma per dare alle nuove cellule la loro razione di DNA. Gli altri sono più coinvolti nella manutenzione e riparazione del DNA, ma possono anche avere altre funzioni più oscure.

Uno di questi enzimi, la teta polimerasi, è noto per produrre molti errori quando trascrive il DNA in RNA. Questo è molto strano per un oggetto che è responsabile del mantenimento del nostro genoma di importanza critica. Ma questi errori sono caratteristici di un altro elemento ben noto. Va sotto il nome barbaro di trascrittasi inversa. Non esiste nell'uomo, ma in certi virus come l'HIV.

È stato questo elemento che ha dato ai ricercatori un indizio. Questo tipo di enzima è in grado di trascrivere l'RNA in DNA. In concreto, questo è l'opposto delle polimerasi del nostro metabolismo: riscrivono il ricettario assaggiando i piatti. A prima vista, questo sembra incoerente: perché questi elementi cellulari si assomigliano così tanto quando hanno funzioni apparentemente opposte?

La risposta è più semplice di quanto sembri. La teta polimerasi del nostro corpo, che dovrebbe convertire il DNA in RNA messaggero, è in realtà capace di fare il contrario, come la trascrittasi inversa dell'HIV. In effetti, è così bravo a farlo che, contro ogni previsione, potrebbe essere la sua vera funzione.

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)
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Bollettino Culturale
Thursday, 05 August 2021 10:19
Diversi utenti affermano sui social media che il vaccino contro il COVID-19 ha la capacità di alterare il DNA degli esseri umani. In diverse pubblicazioni si dice che l'immunizzazione può penetrare nelle cellule come se fosse un computer, o che è un sistema operativo "progettato per programmare le funzioni biologiche" delle persone. Questo è falso.

Non siamo geneticamente modificati dal vaccino. L'mRNA non integrerà mai il DNA. Il DNA è compattato nei cromosomi, è lì che si trova la nostra informazione genetica, ma l'mRNA è completamente diverso e non integrerà il nostro DNA. Non saremo affatto organismi geneticamente modificati.
L'mRNA non si trasforma in DNA e quindi non si integra nel nostro genoma. Questo accade solo con virus chiamati retrovirus, come l'HIV. Perché ciò accada, il virus deve portare i geni che fanno questo passaggio dall'RNA al DNA. SARS-CoV-2 non è un retrovirus.
Nel caso di questi vaccini, non viene utilizzata nemmeno la componente genetica dell'intero virus, ma solo una piccola parte, sufficiente a creare una proteina esistente nei peplomeri del nuovo coronavirus che attiverà il sistema immunitario. Non hanno l'RNA dell'intero virus.
Ciò che fanno i vaccini è introdurre un mRNA che ha solo una piccola parte dell'informazione genetica del virus, il che rende possibile creare una proteina spike difettosa. Non è nemmeno la proteina normale. Questa informazione viene letta dal corpo dell'individuo che la tradurrà in una proteina spike anormale e il sistema immunitario riconoscerà la proteina e produrrà una risposta immunitaria.
Ora, un organismo geneticamente modificato implicherebbe l’alterazione della composizione del DNA in modo artificiale. Quello che succede con gli organismi geneticamente modificati è che modifichiamo il DNA dell'organismo, anche con delle “forbici”. Si taglia e si cuce. Non è questo il caso. Stiamo parlando di qualcosa di completamente diverso. Anche chimicamente, parliamo di cose diverse.

Ho sentito anche che il vaccino contro il Covid-19 provoca malattie autoimmuni, cioè quando il sistema immunitario attacca le cellule e i tessuti del corpo.
Non ci sono prove che ciò accada e sottolineo che il processo di immunizzazione utilizzato per i vaccini è molto simile a quello di una malattia virale.
Ogni volta che siamo infettati da un virus, cioè quando abbiamo il raffreddore, ad esempio, c'è materiale genetico del virus che viene introdotto nelle nostre cellule. I virus non possono sopravvivere senza essere nelle nostre cellule, questo non significa che questo materiale genetico entra nel nostro genoma.
Nei vaccini mRNA, accade esattamente la stessa cosa, ovvero il materiale genetico contenuto nel vaccino viene introdotto in alcune delle nostre cellule (non tutte, solo nel sito di iniezione) e queste cellule producono proteine ​​virali come succede quando abbiamo il raffreddore e il virus infetta le nostre cellule. Quando le cellule iniziano a produrre proteine ​​virali, il nostro sistema immunitario si attiva e reagisce al virus nella cellula. In pochi giorni tutto scompare e si torna alla normalità.

L'iniezione di materiale genetico nel corpo non è esclusiva dei vaccini mRNA. Anche i vaccini tradizionali che usano gli adenovirus, come nel caso del vaccino AstraZeneca, trasportano parte delle informazioni genetiche del coronavirus. Tutti i vaccini hanno una cosa in comune: devono immettere nel nostro corpo le proteine ​​dell'agente infettivo, in questo caso le proteine ​​del virus. Questo può essere fatto introducendo direttamente le proteine ​(ci sono vaccini, come come quello per l'epatite B, ad esempio, che hanno proteine ​​virali che vengono somministrate), o materiale genetico del virus, che può essere prodotto con il virus stesso o con l'RNA.
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Pantaléone
Thursday, 05 August 2021 11:22
Se sai leggere, vedrai che in questo studio, è l'esatto contrario di quello che affermate.
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Bollettino Culturale
Thursday, 05 August 2021 11:57
Ma capisce che non viene usato neanche l'RNA di tutto il virus e non stiamo neanche parlando di un retrovirus? Mi tira fuori uno studio interessante per combattere i tumori ma neanche sa di cosa sta parlando? Perchè voi filosofi vi volete improvvisare biologi?
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Pantaléone
Thursday, 05 August 2021 12:58
Guarda, prima di tutto, sappi che il virus ha una funzione, il DNA di chiunque contiene tracce di materiale virale, e che il DNA conserva la sua integrità il più possibile.
La cellula e il suo nucleo hanno funzioni adattative, ma andiamo avanti.
Non ci parli di "vaccini", questa è una terapia, una terapia genica in fase sperimentale, per la quale nessuno si assume gli effetti collaterali, se ci sono.
Il primo ruolo è quello di assumersi la RESPONSABILITÀ!
Poi puoi srotolare il tuo breviario alienante, non cambia nulla al problema del Passaggio della Salute e alla responsabilità di tutto questo delirio.
Per quanto mi riguarda, la tessera sanitaria è una questione seria, ed è molto più che una questione filosofica, è una questione sociale, che risulta dalla seguente osservazione: Che mondo per domani e dopodomani

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Bollettino Culturale
Wednesday, 04 August 2021 14:45
Negli ultimi mesi sono circolate sui social network diverse notizie false e non scientifiche sui vaccini contro il Covid-19. Uno degli argomenti più utilizzati è che non c'è stato abbastanza tempo per sviluppare immunizzazioni sicure. Tuttavia, è un discorso semplicistico che ignora gli sforzi mondiali per combattere la malattia.
L'umanità non ha mai affrontato una pandemia di questa portata, quindi la sconfitta del virus è diventato la nostra massima priorità collettiva. Diversi laboratori e centri di ricerca in tutto il mondo hanno concentrato i loro sforzi sullo sviluppo di immunizzanti contro Sars-CoV-2. Ciò ha garantito un successo in tempi record rispetto alla realizzazione di tutti i vaccini finora esistiti. La maggior parte del tempo per lo sviluppo di un vaccino è colpa dalla lunga burocrazia delle agenzie regolatorie e dal tempo necessario per ottenere volontari per ciascuna delle tre fasi necessarie per l'approvazione secondo l'OMS. Con l'urgenza portata dal Covid-19, tutte queste problematiche sono state snellite senza compromettere la sicurezza. Lavorando nel settore, posso assicure come mesi fa avevamo il centralino della nostra guardiola bombardata da persone disposte a fare i volontari per testare il vaccino.
Un altro punto su cui la propaganda no vax insiste sono i gravi effetti collaterali che potrebbero avere i vaccini contro il coronavirus. Tuttavia, con milioni di persone già vaccinate in dozzine di paesi, non sono stati segnalati decessi per reazione allergica ai componenti dei vaccini.
Non esiste un vaccino completamente esente da possibili effetti collaterali. Questo vale anche per i vaccini per il Covid-19 che sono già in uso. Tuttavia, è necessario evidenziare che sono al di sotto dei margini tollerabili e persino inferiori a quelli di farmaci famosi e ampiamente utilizzati da più di un secolo. In termini statistici, il rischio di subire un effetto negativo per l'immunizzazione contro Sars-CoV-2 è infinitamente inferiore a quello di essere contaminati dal virus e subire gravi complicazioni o addirittura morire senza vaccino.
Tutti i vaccini che superano con successo la fase tre, indipendentemente dalla tecnologia che utilizzano, sono efficaci. Questa percentuale deve essere almeno del 50%, secondo l'OMS.
Non abbiamo mai avuto vaccini così attentamente osservati come quelli sviluppati per combattere il Covid-19. Tutti gli studi di efficacia sono seguiti dalla comunità scientifica. Quindi, qualsiasi immunizzante scadente verrebbe rapidamente studiato e scartato. Inoltre, le agenzie di regolamentazione di tutto il mondo, sono state molto attente in fase di approvazione, anche in questo scenario che richiede la massima velocità.

E per chi sostiene che i vaccini non combattono le nuove varianti conosciute del virus, ricordo che studi preliminari hanno dimostrato che l'efficacia è stata mantenuta anche contro le nuove varianti. Inoltre, vorrei ricordare che esistono due tipi di tecnologia utilizzati in alcuni agenti immunizzanti contro Sars-CoV-2 che consentono un rapido cambio dell'agente vaccinale senza la necessità di nuovi test. Uno di questi è basato su particelle pseudovirali, note come VLP (virus like particelle), che sono molecole molto simili al virus, ma con il vantaggio di non essere infettive perché non contengono il materiale genetico virale. L'altro utilizza i fagi, che sono virus batterici molto semplici, che possono essere ricostruiti in modo che il sistema immunitario li riconosca come agenti infettivi senza esserlo realmente. La semplicità della struttura è un grande vantaggio, poiché facilita la manipolazione genetica se un ceppo sconosciuto di Sars-CoV-2 non viene più combattuto dagli attuali vaccini contro il Covid-19. In altre parole, se nuove mutazioni compromettono l'efficacia, ci sono ancora alternative importanti per risolvere questo problema.
Più tempo passa senza che le persone vengano vaccinate, maggiori sono le possibilità che emergano altre mutazioni del virus. Il comportamento di queste nuove varianti è imprevedibile e può porre problemi a tutta l'umanità che non possono ancora essere ridimensionati.
Mi piace fare un'analogia per spiegare questo fenomeno in modo molto chiaro: pensate alla Sars-CoV-2 come un giocatore della Lotteria. Il premio, in questo caso, è una mutazione che favorisce la proliferazione del virus. Ogni persona non vaccinata è come un biglietto. Con miliardi di scommesse disponibili, è solo questione di tempo prima che emerga una variante ancora più pericolosa. Ecco perché è così importante vaccinarsi e non credere alle idiozie di no vax complottisti che fanno da manovalanza alla feccia neofascista e senza alcuna competenza per aprire bocca su questioni del genere.
In più di un anno di pandemia non sono stati trovati ancora farmaci che abbiano dimostrato di curare i pazienti affetti da Covid-19. Il modo più sicuro ed efficace per controllare il virus è la vaccinazione. Di conseguenza, più persone non dovranno nemmeno affrontare l'infezione e più i tassi di ospedalizzazione diminuiranno drasticamente.
Questa è la più grande pandemia che l'umanità abbia mai dovuto affrontare, ma non è l'unica. Abbiamo già affrontato il vaiolo, che è anche un virus altamente trasmissibile, e solo il vaccino è stato in grado di debellarlo. Lo stesso è accaduto con l'H1N1, che ora fa parte del calendario annuale delle vaccinazioni. I vaccini sono stati sviluppati con successo per oltre 200 anni. Possiamo fidarci di loro.
Farsi vaccinare o meno può sembrare una scelta individuale, ma questa è una decisione che riguarda la salute collettiva, ecco perché non bisogna essere contro misure come il Green Pass o parlare a caso di dittatura sanitaria o misura anticostituzionale. Sebbene i vaccini siano abbastanza sicuri per la popolazione generale, all'inizio potrebbero non essere adatti a bambini e donne in gravidanza, poiché questi gruppi non sono ancora stati sottoposti ai necessari studi clinici. Inoltre, alcuni di questi immunizzanti sono controindicati per i pazienti immunodepressi.
Affinché quei gruppi che ancora non possono essere immunizzati siano protetti, è necessario che il maggior numero possibile di persone venga vaccinato il prima possibile. Finché la popolazione non sarà vaccinata, il virus non uscirà di circolazione. Oltre agli evidenti problemi di salute causati direttamente e indirettamente dal Covid-19, è necessario ricordare le conseguenze economiche e sociali di questa pandemia. Questo è il momento di fidarsi della scienza e capire che il futuro di tutta l'umanità dipende dai vaccini. Mandate a quel paese gli Agamben e altri imbecilli senza alcun titolo per parlare di vaccini, virus e pandemie.
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Michele
Thursday, 05 August 2021 17:02
Esistono discorsi semplicistici corretti e discorsi semplicistici errati.
Dire "il sole scalda" è semplicisticamente corretto.
Poichè chiunque si vaccina è costretto a firmare un foglio dove c'è scritto "non sono noti gli effetti a lungo termine del vaccino", vuol dire che il vaccino è sperimentale.
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ndr60
Wednesday, 04 August 2021 19:37
E' da oltre un anno che in tutto il mondo vengono curati pazienti affetti usando terapie farmacologiche e integratori. In Italia, ad esempio, sono raccolti nell'associazione ippocrate.org.
Comprensibile che i media non ne parlino, visto che i vaccini sono stati approvati in UE in via emergenziale a causa della mancanza di alternative (che, come abbiamo visto, ci sono eccome). Questi vaccini (a differenza di quello contro il vaiolo o il morbillo) non sono sterilizzanti, ovvero non impediscono la replicazione del virus; sono vaccini "leaky", cioè prevengono la malattia (grave) senza effettivamente prevenire l'infezione. Quindi se il virus infetta un soggetto e si replica, c’è una pressione selettiva perché eviti gli anticorpi generati dal vaccino inefficiente. E in questa situazione non si sa mai quale sarà il risultato, che potrebbe trasmettersi in seguito ad altri contagiati. Il problema con i vaccini leaky è che consentono agli agenti patogeni di replicarsi senza controllo proteggendo allo stesso tempo gli ospiti da malattie e morte, eliminando così i costi associati all’aumento della virulenza.

Inoltre, la loro efficacia è ridicolmente bassa. Le ditte parlano del 95% di efficacia nella riduzione del rischio, peccato che si dimentichino di dire che parlano di Rischio Relativo, e non Assoluto. Dai dati riportati in un articolo di Lancet del 20 aprile, si può calcolare il Numero Necessario di soggetti da Vaccinare: per il vaccino di Pfizer, questo numero è stimato in 119. Ciò significa che dovranno essere iniettate 119 persone prima di poter osservare un miglioramento del quadro sintomatologico in un paziente “Covid.” Quindi, 118 di quelle persone avranno corso un rischio (potenziale) senza trarne alcun beneficio. Senza contare che nei sistemi di segnalazione degli eventi avversi (in USA, la VAERS), i decessi in seguito a iniezioni Covid hanno già superato quelli dei precedenti 21 anni per tutti gli altri vaccini messi insieme, con, oltre ai decessi, più di 227.000 eventi avversi non fatali (il sistema VAERS registra solo circa l’1% degli eventi avversi reali).
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Bollettino Culturale
Wednesday, 04 August 2021 21:46
Essendo il mio lavoro, cercherò di fare chiarezza.
La vaccinazione contro il Covid-19 avanza nel mondo, avvicinandoci al superamento dell'attuale crisi sanitaria. Il progresso dell'immunizzazione consentirà una migliore comprensione dell'azione dei vaccini approvati. Tra l'altro sarà chiaro se saranno in grado di proteggere dalla malattia e anche di prevenire il contagio da Sars-CoV-2. Studi clinici sulle formulazioni in uso rivelano che sono efficaci nel prevenire la malattia, ridurre i sintomi e prevenire condizioni gravi, ma non è ancora noto se possano anche impedire al virus di invadere le cellule umane e avviare il processo di replicazione.
I vaccini che prevengono sia le malattie che le infezioni inducono ciò che i medici chiamano immunità sterilizzante. C'è una sottile ma importante differenza tra fermare l'infezione, e quindi la malattia, e proteggere dalla sola malattia. I vaccini che prevengono la comparsa del Covid-19 non impediscono necessariamente alle persone immunizzate di continuare a essere contaminate e a trasmettere il nuovo coronavirus, anche se non hanno sintomi e si sentono bene. D'altra parte, formulazioni che bloccano totalmente l'infezione, fornendo un'immunità sterilizzante, annientano il virus, interrompendo la catena del contagio.
L'ideale sarebbe che tutti i vaccini prevengano l'infezione da parte dell'agente patogeno, ma nel mondo reale non è sempre così. La maggior parte degli immunizzanti esistenti protegge dall'insorgenza della malattia. È il caso, ad esempio, delle formulazioni contro l'influenza, l'epatite, il morbillo, la tubercolosi e il rotavirus. Anche senza bloccare l'infezione è possibile frenare la trasmissione e interrompere la pandemia di Covid-19. Questo perché una persona vaccinata, se infettata dal nuovo coronavirus, avrà una carica virale inferiore rispetto a una persona che non è stata vaccinata, si è ammalata e ha avuto sintomi: le persone infette asintomatiche, indicano gli studi, hanno anche una bassa carica virale. In questo modo, gli inoculanti aiutano a ridurre la velocità di circolazione del virus. Anche senza indurre l'immunità sterilizzante, il vaccino può controllare la malattia nella popolazione. I vaccini esistenti contro il Covid-19 possono portare al raggiungimento dell'immunità collettiva, una situazione in cui la diffusione del virus è contenuta perché sono poche le persone suscettibili di contrarre il virus. È possibile ottenere l'immunità collettiva contro il nuovo coronavirus anche senza avere il pieno controllo della sua trasmissione. Quello di cui abbiamo bisogno, in questo caso, è vaccinare una fetta ampia della popolazione. Certo, aiuterebbe molto se avessimo un vaccino che prevenga anche la trasmissione, ma non è essenziale. Attualmente abbiamo nel nostro portafoglio diversi agenti immunizzanti che, anche se non sono sterilizzanti, riescono a controllare la malattia per cui sono stati sviluppati.
La difficoltà nel formulare vaccini con potenziale sterilizzante risiede nel fatto che hanno bisogno di stimolare il nostro sistema immunitario a produrre grandi quantità di un tipo specifico di anticorpo, noto come neutralizzante. Questi anticorpi hanno la capacità di legarsi a punti chiave di proteine ​​localizzate sulle superfici virali, che normalmente sono le stesse regioni che il patogeno utilizza per entrare nella cellula ospite o dove vengono promossi i meccanismi di ingresso del virus nella cellula. Gli anticorpi che si legano specificamente ai siti chiave di queste proteine ​​di adesione o alle proteine ​​accessorie che mediano l'ingresso del virus nella cellula finiscono per neutralizzare l'infezione virale, impedendo al virus di passare dal fluido extracellulare all'interno della cellula. Di conseguenza, inibiscono completamente la replicazione virale. Promuovono un'immunità che è efficacemente sterilizzante, poiché impediscono la diffusione dell'infezione nel corpo e le particelle virali vengono prodotte in grandi quantità, il che è associato a malattie e contagio. Nel caso del Covid-19, per promuovere l'immunità sterilizzante, i vaccini dovrebbero indurre la produzione di anticorpi neutralizzanti che si legano alla proteina spike virale, nota anche come proteina S (spike), e a un legante chiamato RDB. Questo obiettivo, seppur difficile da raggiungere, cioè bloccare l'RDB fornendo immunità sterilizzante, è alla base della progettazione dei vaccini a vettore adenovirale, di AstraZeneca, e dell'mRNA, di Pfizer e Moderna.

Per quanto riguarda i farmaci, non c'è ancora nessun medicinale che possa curare il Covid. Ci sono alcuni farmaci antivirali che sembrano interferire con la replicazione del virus, e questo dà al nostro corpo una migliore possibilità di combattere l'infezione. Ma niente che sia efficace al 100%. Le difficoltà nell'ottenere un tale medicinale si scontrano con la natura stessa e indicano una lunga strada da percorrere. Il virus è una struttura molto semplice, tanto che dalla biologia non viene nemmeno considerato un essere vivente. È solo un involucro lipidico con materiale genetico e alcune proteine. Proprio questa semplicità è la salvezza dei virus.
I virus offrono pochi bersagli farmacologici affinché un farmaco agisca in modo efficace e specifico e viste le difficoltà nello sviluppo di un nuovo farmaco, molti sforzi scientifici sono stati indirizzati nel riposizionamento di farmaci già esistenti e approvati, utilizzati per combattere altre malattie.
Ecco perché molti studi sono stati e continuano ad essere condotti al riguardo. È un processo che ha dei limiti, avviene per tentativi ed errori ma resta più veloce di tutto il percorso verso lo sviluppo di un farmaco da zero, che, comporta dei passaggi fondamentali molto complessi: scoperta, fase pre-clinica e sviluppo stesso, che mira a garantire sicurezza ed efficacia.
Un gruppo internazionale di ricercatori guidato da scienziati dell'Università di Cambridge e dell'Università di Giessen, in Germania, ha elaborato un modello informatico per velocizzare questo processo per tentativi ed errori. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances.
Da un'analisi di come Sars-Cov-2, il coronavirus che causa il Covid-19, interagisce con le proteine ​​della cellula ospite, sono partiti da 1.917 farmaci e hanno identificato 200 farmaci già approvati e in uso che potrebbero essere riutilizzati per la nuova malattia. Un totale di 126 sono risultati efficaci nell'inibire la replicazione del virus.
Solo due di questi sono stati convalidati nei test in vitro: il proguanil (un farmaco antimalarico) e la sulfasalazina (usata per trattare l'artrite reumatoide) hanno dimostrato un'azione antivirale senza danneggiare le cellule.
Questo è un punto importante. Ha a che fare con un concetto chiamato tossicità selettiva. Poiché il virus utilizza le cellule umane per replicarsi, è necessario trovare un farmaco che possa "ucciderlo" senza causare gravi danni al nostro corpo. Abbiamo bisogno di obiettivi molto specifici, a volte molto difficili.
Qui sta la difficoltà di avanzare nelle fasi successive dei test in vitro, cioè quelli effettuati in condizioni di laboratorio, con cellule esterne al corpo umano.
In questa fase vengono spesso utilizzate concentrazioni del farmaco che non possono essere utilizzate nell'uomo, perché sono molto alte e sarebbero a livelli tossici. È il caso dell'ivermectina. Quando è stato usato nei test, si è scoperto che era molto più alto il dosaggio necessario per essere efficace contro il coronavirus diventando tossico per noi. Ciò ha reso il farmaco inutilizzabile.
Questo tipo di studi, in questa fase, dovrebbe essere trattati solo come una rassegna di ipotesi. In generale, si inizia con un gran numero di molecole promettenti, molte delle quali hanno un'affinità per la modellazione computazionale, alcune delle quali sono efficaci nei test in vitro. Ma molti semplicemente non funzionano nella fase clinica per i motivi più disparati.
La verità è che non c'è nulla di sensazionale per combattere il virus, ma alcuni farmaci sono stati utili. Ad esempio il remdesivir è un antivirale i cui risultati sono modesti per i pazienti ricoverati con forme moderate o gravi della malattia.
Remdesivir non è utilizzato su larga scala, le prove cliniche sono molto limitate. È stato originariamente sviluppato per combattere l'Ebola, non ha funzionato ed è stato infine reindirizzato al Covid-19.
Il farmaco antinfiammatorio desametasone è stato utilizzato nel trattamento di pazienti critici con Covid-19, ma non agisce direttamente nel controllo del virus, ma nei processi infiammatori derivanti dalla malattia.
In ogni caso, vale l'avvertimento: nessun uso indiscriminato. Ci sono prove che è efficace nel ridurre la mortalità, ma ha senso usarlo solo nelle persone con una malattia in una fase più avanzata. Potrebbe inibire il sistema immunitario.
La clorochina è totalmente da scartare, poiché tutti i principali studi seri hanno dimostrato la sua inefficacia clinica e il rischio di gravi effetti avversi.
L'ivermectina è ancora considerata negli studi clinici, ma con poche possibilità di successo.
Mi sento di sperare su possibili sviluppi degli anticorpi monoclonali.
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Michele
Thursday, 05 August 2021 17:19
Suggestiva la frase "Essendo il mio lavoro, cercherò di fare chiarezza", mi fa ricredere sulla mia preferenza per l'anonimato nei forum. Se sapessi dove esercita, avrei cura di evitarla come la peste.
Una nota sulle terapie: ho scoperto di recente di recente che il glutatione, farmaco economico della categoria degli antidoti, è stato ritirato dal mercato. Mi resta la sensazione che i farmaci per il Covid non solo esistano, ma siano stati sistematicamente ritirati dal mercato.
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Ivan
Thursday, 05 August 2021 13:37
Ammesso e non concesso che questi ragionamenti siano fatti in base a conoscenze specifiche, rimangono le altre due questioni: 1. la componente politica delle logiche di contenimento sociale. 2. la questione economica fortemente legata alla ristrutturazione (concreta, dei rapporti di produzione, non filosofica) dei meccanismi di riproduzione del sistema capitalistico.
Detto questo, non vedo perché criticare, o peggio COSTRINGERE, chi non vuole vaccinarsi....
Sulla questione scientifica lo ripeto, ma non starò certo qui ad argomentare, la questione dei vaccini non è così lineare...(lo hanno dimostrato molti interventi proprio su queste pagine...)
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Pantaléone
Thursday, 05 August 2021 13:00
Guarda, prima di tutto, sappi che il virus ha una funzione, il DNA di chiunque contiene tracce di materiale virale, e che il DNA conserva la sua integrità il più possibile.
La cellula e il suo nucleo hanno funzioni adattative, ma andiamo avanti.
Non ci parli di "vaccini", questa è una terapia, una terapia genica in fase sperimentale, per la quale nessuno si assume gli effetti collaterali, se ci sono.
Il primo ruolo è quello di assumersi la RESPONSABILITÀ!
Poi puoi srotolare il tuo breviario alienante, non cambia nulla al problema del Passaggio della Salute e alla responsabilità di tutto questo delirio.
Per quanto mi riguarda, la tessera sanitaria è una questione seria, ed è molto più che una questione filosofica, è una questione sociale, che risulta dalla seguente osservazione: Che mondo per domani e dopodomani

Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)
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Emma
Thursday, 05 August 2021 18:59
Mi allineo alle tue osservazioni e a quelle di Ivan, Michele, Mario M.
Sono turbata molto non dai Draghi ma da questi reggitori di moccolo.
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Mario M
Thursday, 05 August 2021 06:52
Eppure ci sono medici e ricercatori che sostengono di avere curato pazienti con covid, con successo. Addirittura Mariano Amici da Vespa ha dichiarato che fra i suoi pazienti nessuno è morto per covid. Lo stesso hanno detto Salvatore Rainò e Massimo Citro Della Riva e altri. Essi aggiungono che la vaccinazione è molto pericolosa.
Come mai l'informazione di regime non mette a confronto questi medici con il comitato del ministero? Hanno paura di rompere il giocattolino?
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Emma
Thursday, 05 August 2021 19:04
Non solo hanno paura di rompere il giocattolino, ma sono pronti a tutto per tenere aperta la giostra.
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