
"La sinistra vince se ha un progetto alternativo"
Intervista a Oskar Lafontaine
D. Un nuovo trattato di Maastricht più vincolante e duro. Cosa contiene e quali sono i rischi per la stabilità sociale in Europa?
R. Il trattato di Maastricht è il frutto delle politiche liberiste e il suo scopo principale è la stabilità dei prezzi. Questa logica produce una politica economica e monetaria sbagliata che genera un aumento della disoccupazione e della precarietà. Se l'Europa perseguirà ancora questa strada i problemi si aggraveranno.
D. Se lei ha ragione, questo produrrà ancora di più un distacco della popolazione all'idea di Europa. Quali secondo lei invece sono le misure che bisognerebbe adottare?
R. Questo in pratica sta già accadendo. In molti paesi registriamo una disaffezione, ad esempio, verso le elezioni europee: in Germania il tasso di affluenza è stato del 40%. Un segnale che ci dice che la popolazione ha perso fiducia o non si aspetta nulla da questa Europa. E hanno ragione a pensare questo. Le politiche europee hanno prodotto dumping salariale, sociale e fiscale. E se si proseguirà su questa strada vedremo i partiti dell'estrema destra rafforzarsi ed aumentare il loro potere nei governi di diversi paesi europei.
D. In tutto questo c'è anche una responsabilità della sinistra. Cosa sta accadendo in questo campo politico oggi in Europa?
R. Se la sinistra non riesce a proporre delle politiche alternative è inevitabile che la gente cerchi risposte nei partiti di destra. Ma in Germania non è successo grazie alla presenza della Linke che ha raggiunto il 12% e grazie al fatto che non esiste un partito di estrema destra. Nel corso della storia abbiamo visto che questo è accaduto. Se le condizioni sociali dei lavoratori peggiorano, il loro consenso va alla destra e questo significa che la sinistra ha fallito.
D. Resta comunque il dilemma: come si cambia la politica, governare o non governare? Come fa una sinistra ad amministrare nel contesto che abbiamo davanti?
R. Questo è il tema che tutta la sinistra in Europa si pone. Alla domanda se sia giusto o sbagliato partecipare al governo si risponde con le elezioni, con il risultato che si produrrà. Se si registra una bassa affluenza alle urne, significa che la politica del governo in carica è sbagliata. Quindi se la sinistra è stata al governo è la gente non va a votare significa che la partecipazione al governo è fallita, come la politica di quel governo. Ci sono però anche casi dove la sinistra che ha scelto di amministrare è stata premiata. La questione decisiva è la credibilità. E' molto semplice: se non si mantengono le promesse fatte si perde, se invece si rispettano si vince.
D. Come si contrastano le politiche liberiste oggi in Europa?
R. Bisogna innanzitutto definire cosa si intende per divisa monetaria unica. Quando esiste una moneta unica scompare uno strumento importante della politica monetaria: la svalutazione e la rivalutazione. Quest'ultima, ad esempio, si rendeva necessaria quando i salari in un paese erano troppo bassi, la svalutazione interveniva quando questi crescevano troppo. Se si capisce questo ci si rende conto che oggi in Europa è necessaria una politica salariale europea che sia legata alla produttività.
D. Ha delle proposte per uscire da questo "imbroglio"?
R. Alcune idee ci sono. La prima è che serve una politica monetaria gestita dagli Stati e non dalle istituzioni finanziarie. La seconda è che in Europa c'è bisogno di un contratto per un salario minimo. E questo dovrebbe includere anche le tasse e i servizi sociali. La terza è la questione del potere. Un modo per impedire la ridistribuzione della ricchezza dal basso verso l'alto è lo sciopero generale. A lunga scadenza l'obbiettivo è la ridistribuzione delle ricchezze create a livello sociale dai lavoratori e dalle lavoratrici nel loro complesso. In poche parole è necessario un nuovo ordine economico. La proprietà sociale di cui parlo è quella creata nelle grandi imprese. Oltre a ciò occorre che lo Stato possa controllare la circolazione della moneta, perchè la gestione privata del flusso monetario è fallita.
D. Questo comporta un sistema bancario molto più sotto controllo...
R. Sì è necessario sia a livello europeo che internazionale. In Germania c'è un detto popolare: il denaro fa girare il mondo! Questa saggezza popolare è una semplificazione molto realista di quando accade oggi. Gli Stati sono senza potere rispetto alle istituzioni finanziarie che si sono accaparrate il controllo monetario. Tutti gli Stati industriali oggi non hanno il controllo di quanto accade. E su tutto questo non si discute, quando invece è una questione fondamentale per la democrazia: il potere deve essere controllato per via democratica. Il potere politico non si eredita, mentre quello economico si. E' quindi ancora più importante non permettere che il potere economico sia senza controlli e passato in modo ereditario. La soluzione in ogni caso non è dare il controllo allo Stato, ma alle maestranze, ovvero alle lavoratrici e ai lavoratori che l'hanno creato. Questo è un tema di dibattito dentro la Linke. Il modello tradizionale comporta che la proprietà sociale sia dello Stato. Ma l'esperienza nei paesi socialisti ha dimostrato che la proprietà sociale gestita dallo Stato non ha funzionato. I lavoratori devono essere emancipati, devono imparare a prendere in mano tutte le leve della propria esistenza anche con tutti i rischi che ciò comporta. Con la crisi che stiamo vivendo è compito della sinistra avanzare proposte alternative di questo tipo. Ad esempio in Germania quando si parlò della sovvenzione pubblica della Opel, la Linke ha avanzato l'idea che fossero i lavoratori a prendere in mano la situazione. Sarebbe stato un inizio.
D. E' accettabile secondo lei scambiare sicurezza del posto di lavoro in cambio di salari fermi?
R. Non è accettabile. Questa è una proposta tipica del modello liberista. Un'impresa lo può fare, ma se lo fanno tutti abbiamo una riduzione generalizzata dei salari, e questo è neoliberismo puro. E anche secondo la teoria economica classica è un concetto sbagliato. Purtroppo il modello liberista non è stato assunto solo dai partiti socialdemocratici ma anche dai sindacati. Per questo rinnovare una politica di sinistra significa anche rinnovare le politiche sindacali.
D. La Linke fa invidia a molti partiti di sinistra in Europa, alle ultime elezioni ha registrato il 12% dei consensi...
R. La Linke ha avuto successo perchè ha presentato un programma politico alternativo credibile. Inoltre l'esistenza della Linke costringe anche gli altri partiti a non dare il peggio di sè! Oggi anche nella Linke si discute se andare al governo o no. E la nostra riposta è che la nostra partecipazione al governo ha valore solo se siamo in grado di incidere sulle politiche del governo in modo reale e visibile.
D. Esistono forme di lotte oggi più efficaci?
R. Le grandi manifestazioni non bastano. A queste si sono ormai abituate sia le imprese che i governi. Fanno ormai parte della sceneggiatura. Bisogna colpire la distribuzione. Se blocchi questa ci sarà una reazione anche da parti dei dirigenti. La Linke ha inserito nel suo programma lo sciopero politico. La tradizione socialdemocratica tedesca si è sempre opposta a questo tipo di sciopero.
D. La Linke ha optato per un cambio al vertice, Lafontaine e Bisky lasciano la presidenza ad una nuova generazione, Quanto è importante questo? E che eredità lei lascia?
R. La cosa più importante è la credibilità che deve essere perseguita. Gli uomini e le donne vanno e vengono. Il nostro successo è determinato dai nostri contenuti chiari e dal crederci. Il mio desiderio è, se vogliamo parlare di eredità, che si vada avanti per questa strada.








































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