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Il business 5G, problema ancora troppo sottovalutato

Aspetti normativi e pericoli per la salute

di Rosanna Suozzi* e Arturo Raffaele Covella**

5 GLo scrittore statunitense Jonathan Franzen, nella sua recente raccolta di saggi, asserisce che “La tecnologia digitale è un capitalismo in iperguida, che inietta la sua logica del consumo e della promozione, della monetizzazione e dell’efficienza in ogni minuto della nostra vita” ……“Forse l’erosione dei valori umani è un prezzo che la maggioranza delle persone è disposta a pagare per la comodità gratuita di Google, il conforto di Facebook e la fidata compagnia di un iPhone” (pagina 72) La fine della fine della terra”, di Jonathan Franzen, Einaudi, 2019.

Che sia un precipuo interesse, puramente economico, è evidente anche da quanto emerso nel corso della prima riunione del Consiglio dei ministri del governo Conte bis. In quella occasione, infatti, il nuovo esecutivo ha attribuito, ipso facto, piena facoltà, sulle operazioni di ben quattro società, relativamente agli accordi con Huawei e altri operatori extra-Ue, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale.

In pratica, siamo di fronte all’attivazione del cosiddetto “golden power” (letteralmente potere d’oro, in realtà particolari poteri, fruibili dal governo italiano, per rafforzare e proteggere una società che ha rilevanza strategica nazionale) che configura “l’esercizio dei poteri speciali esteso ai settori cosiddetti ad alta intensità tecnologica” (DL16 ottobre 2017, n.148 (convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 2017, n.172). Si delineano, pertanto, precisi intrecci tra presunta sicurezza nazionale e business allo stato puro, allettando così operatori e partner extra-europei ad entrare nella rete 5g italiana.

Che sia un grande affare e susciti golosi appetiti, lo dicono le cifre perché il 5G non è, come erroneamente si pensa, il modo per connessioni più veloci dei telefonini, ma l’internet delle cose (internet of things), cioè quel mondo iperfuturista e tecnologico caratterizzato da droni, automobili, abitazioni, fabbriche e oggetti sempre più connessi e interdipendenti che dovrebbe dare origine, globalmente, a tante “smart city” (città intelligente).

Per applicazioni integrate, come robotica, auto a guida autonoma e dispositivi medici, questi cambiamenti avranno, volenti o nolenti, un impatto e un ruolo importante per la rapidità con cui saremo costretti ad adottare la tecnologia nella nostra vita quotidiana.

Sarà una rivoluzione sia per il nostro modo di vivere che per il lavoro, così come è stato concepito finora. Si stima, invero, che Internet delle cose e robotica spazzeranno via almeno la metà di lavoratori occupati, in tutto il mondo, con la conseguenza di milioni di persone disoccupate e senza reddito.

Recenti studi, inoltre, valutano in ventidue miliardi i nuovi oggetti collegabili al web, da oggi e sino al 2022, seicentoventuno milioni i nuovi utenti Internet e seicentocinque milioni le nuove sottoscrizioni nel mobile. Si calcola che le aziende interessate potranno incrementare i profitti del 12-36%, con cifre da capogiro, quantificabili tra i 204 e i 619 miliardi di dollari, a cui vanno addizionati 1,7 trilioni di dollari già stimati tra i ricavi dai servizi nello stesso periodo (“Guida per cogliere il potenziale economico della digitalizzazione industriale grazie al 5G, Ericsson).

Secondo lo studio Ovum “How 5g will transform the business of media & entertainment”, invece, si parla di ricavi, nel settore, valutabili in 765 miliardi di dollari tra il 2018 e il 2028. Somme astronomiche, dunque, con un mercato talmente ampio da suscitare legittime preoccupazioni.

A chi gioverà e quali saranno le implicazioni per l’ambiente e la salute?

Nonostante ci siano molte rassicurazioni, non possiamo dormire sonni tranquilli. Già ora, in Italia, ci sono circa settantaquattromila antenne che utilizzano, per lo più, tecnologia “beamforming”, ossia un tipo di segnale direzionale, inviato direttamente al dispositivo (device) da coprire. Il campo elettromagnetico, così creato, si aggiunge a quelli già esistenti.

Con il 5G, però, che possiede minore capacità di propagazione, in quanto utilizza frequenze più elevate, le antenne raggiungeranno la considerevole cifra di un milione. Ma che cosa succederà con la rete 5G? Anzitutto, è prevista una copertura dell’intero territorio nazionale nel 98% del suolo pubblico: quindi, non solo smart city, ma anche aree rurali, parchi, aree protette e centri scarsamente abitati.

Oltre agli attuali ventiquattromila hot spot wi-fi pubblici e le sessantamila stazioni radio base, cioè quelle antenne di telefonia mobile site sui tetti dei palazzi, col 5G verrà installato un numero imprecisato di mini-antenne, a microonde millimetriche, quantificabile addirittura in svariati milioni, se diffuso dai lampioni della luce LED, utilizzati anche come ripetitori wireless. Bisogna aggiungere, poi, che vi potrebbe essere un abbattimento sistematico degli alberi, superiori ai 5 metri di altezza, che intralciano la irradiazione e propagazione delle onde del segnale 5G.

Avremo, inoltre, un wi-fi satellitare, lo smart pavement sull’asfalto, per auto che si guidano da sole. Ipotesi lontane? Non proprio. A Reggio Calabria, città notoriamente a elevato rischio sismico, invece di mettere in sicurezza gli edifici, si stanno testando wi-fi dai tombini dei marciapiedi così come a Torino, la sperimentazione riguarda la messa in orbita di droni satellitari. In altri termini, saremo sottoposti, incessantemente, ventiquattro ore su 24, tutti i giorni, a campi elettromagnetici di una intensità e densità espositiva mai sperimentata prima.

Saremo, di fatto, delle cavie con inevitabili rischi per la salute pubblica. Secondo lo scrittore e giornalista Maurizio Martucci, autore del libro “Manuale di autodifesa per elettrosensibili” siamo di fronte a un vero e proprio “crimine contro l’umanità, in violazione del Codice di Norimberga”, ossia l’insieme dei principi normativi, enunciati nella sentenza che il tribunale militare americano emise il 19 agosto 1947, in cui furono condannati 23 medici nazisti per gli esperimenti condotti nei campi di concentramento.

Tale codice vieta la sperimentazione sugli esseri umani e secondo i giudici, in particolare, implica che, nel caso di esperimenti medici ammissibili, “la persona coinvolta dovrebbe avere la capacità legale di dare il consenso, e dovrebbe quindi esercitare un libero potere di scelta, senza l’intervento di qualsiasi elemento di forzatura, frode, inganno, costrizione, esagerazione o altra ulteriore forma di obbligo o coercizione; dovrebbe avere, inoltre, sufficiente conoscenza e comprensione dell’argomento in questione tale da metterlo in condizione di prendere una decisione consapevole e saggia”.

L’importanza del Codice risiede nel fatto che fu il primo documento riconosciuto a dare un limite alle sperimentazioni umane, recepito e ampliato nella dichiarazione di Helsinki del giugno 1964 sviluppato dall’Associazione Medica Mondiale WMA (World Medical Association).

E’ talmente “grande la confusione sotto il cielo” che non possiamo dire che la situazione sia “eccellente” al punto che a nulla sono valsi, sinora, i numerosi appelli della comunità scientifica internazionale, tra cui quello di Friburgo, sottoscritto da tremila medici, né l’allarme, consegnato all’ONU nel 2015, di quarantuno scienziati, di svariati paesi, fondato sulla revisione scientifica di oltre diecimila studi che hanno dimostrato, inequivocabilmente, danni alla salute umana, da parte delle radiazioni di radiofrequenza (RF). Un ulteriore appello, firmato, a livello mondiale, da 170 tra scienziati, medici e organizzazioni ambientaliste, invita l’ONU, l’OMS, le istituzioni dell’Unione Europea a fermare l’espansione della tecnologia 5G, anche nello spazio, per i rischi per la salute dei cittadini.

Analoga richiesta è stata inoltrata, in Italia dall’ISDE (International Society of Doctors for the Environment), in ottemperanza al rispetto del Principio di Precauzione e del Principio OMS “Health in All Policies”. L’appello chiede una moratoria, sulla sperimentazione del 5G, fino a quando non saranno eseguite opportune valutazioni, sia dei rischi ambientali che di quelli sanitari, con adeguati piani di monitoraggio e obbligo di informazione ai cittadini esposti a potenziali rischi di cui non sono ancora ben noti gli effetti.

Nel nostro paese, la tecnologia 5G è stata lanciata con una sperimentazione, gestita esclusivamente dal Mise, senza il coinvolgimento di enti istituzionalmente preposti quali il Ministero della Salute, Ambiente, ISPRA e senza alcuna valutazione preventiva sui possibili rischi per la salute e l’ambiente. Eppure, già nel 2011, la IARC (International Agency for Research on Cancer agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), effettuò una valutazione di numerosi studi che supportavano un’associazione causale tra radiazione a radiofrequenza e tumori cerebrali e craniofacciali.

Secondo un recentissimo studio, realizzato da Alasdair Philips e collaboratori, pubblicato online nel 2018, dalla rivista peer-reviewed (letteralmente revisione paritaria, in pratica la procedura di selezione e verifica di lavori scientifici, da parte di specialisti del settore, che determinano la pubblicazione su riviste scientifiche) Journal of Environmental and Public Health, nel corso del periodo 1995-2015, in Inghilterra, è stato accertato un significativo aumento nell’incidenza del Glioblastoma Multiforme – il tumore cerebrale più aggressivo e rapidamente fatale – in tutte le fasce d’età.

Un’altra analisi, pubblicata nel 2015 (Gittleman et al.), invece, ha esaminato i dati 2000-2010 della United States Cancer Statistics publication e del Central Brain Tumor Registry degli Stati Uniti, rilevando un incremento significativo delle neoplasie, maligne e non maligne, del sistema nervoso centrale negli adolescenti, nonché un considerevole incremento della leucemia linfatica acuta, linfoma non Hodgkin e tumori maligni del sistema nervoso centrale nei bambini.

I CDC statunitensi (Centers for disease control and Prevention paragonabili, a grandi linee ai nostri servizi di igiene e prevenzione), inoltre, hanno riscontrato anche l’aumento di tumori cerebrali, renali, epatici e tiroidei tra gli individui sotto i 20 anni.

In una recente intervista, il professor Leif G. Salford, neuroncologo svedese, che ha diretto la ricerca sugli effetti delle emissioni elettromagnetiche dei cellulari, presso l’Università di Lund, afferma, a chiare lettere, che “i giganti delle telecomunicazioni che fabbricano e commercializzano telefoni cellulari, costruiscono le torri con le antenne per la telefonia cellulare e spendono milioni di dollari in pubblicità, pubblicano dichiarazioni e manipolano i media ripetendo all’infinito che i telefoni cellulari sono sicuri e non causano danni alla salute”….“Ma la maggior parte degli studi, da essi finanziati o in qualche modo controllati”, spiega Salford, “non hanno esaminato le vere domande: qual è l’effetto a lungo termine, sul corpo umano, dalle radiazioni dei telefoni cellulari? Quale interferenza biologica si verifica dall’esposizione alla radiazione a microonde pulsata, a bassa intensità non termica, emessa dai telefoni cellulari?” E ancora “i produttori di telefoni cellulari sono riusciti a influenzare le agenzie nazionali e internazionali affinché ignorassero i pericoli”.

Solo di recente, nel 2018, sono stati pubblicati due importanti studi sperimentali, durati dieci anni: nel primo, finanziato dal Dipartimento per la Sanità americano, con 25 milioni di dollari, effettuato dal National toxological program (Ntp), settemila topi da laboratorio sono stati sottoposti, per tutta la vita, a radiazioni corrispondenti all’intensità solo del 2G e 3G, nel secondo, realizzato dall’Istituto Ramazzini di Bologna, che ha portato avanti la stessa ricerca, finanziato con contributi di privati cittadini, soci dell’Istituto, ARPA, Regione Emilia Romagna, Inail, Fondazione Carisbo, P.E.I., Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Children with cancer (UK), Environmental Health Trust (USA), sono stati utilizzati 2448 ratti Sprague-Dawley usando frequenze più basse, corrispondenti a 50 Volt/metro (il picco a cui si può arrivare in Italia per rispettare la media giornaliera di 6volt/metro.

Entrambi gli studi sono arrivati alle stesse conclusioni, ovvero, alla dimostrazione di un aumento “statisticamente rilevante” del numero dei tumori, rarissimi schwannomi, al cervello e al cuore, correlati a queste frequenze. Stiamo parlando, tuttavia, di effetti dell’irraggiamento delle antenne, per le radiofrequenze della telefonia mobile, usate sinora.

Il 5G utilizzerà, infatti, frequenze elevate, i cui effetti sono del tutto sconosciuti. Il 4G, in realtà, raggiunge, al massimo, frequenze intorno ai 2,6 GHz mentre, con il 5G, si arriverà ai 27,5 GHz. Secondo il Dr. Agostino di Ciaula, Presidente del comitato scientifico di Isde, il 5G “opera su frequenze superiori ai 20 GHz, ben più elevate di quelle sinora impiegate dai sistemi di radiotelefonia.

Già oggi esistono specifiche evidenze scientifiche preliminari, cioè studi di base effettuati su cellule in vitro e cavie animali, che dimostrano come l’esposizione a frequenze superiori ai 20 GHz possa, fra l’altro, alterare l’espressione genica. Stimolare la proliferazione delle cellule. Modificare le proprietà delle membrane citoplasmatiche e la funzionalità dei sistemi neuromuscolari. Determinare stress ossidativo. Provocare mutazioni cromosomiche. E poiché per la trasmissione dati il 5G utilizza onde millimetriche, a bassa penetrazione ambientale, richiederà l’installazione di numerosissimi microripetitori. Li vedremo spuntare ovunque, dai caseggiati ai pali della luce. E la densità espositiva subirà un forte incremento”.

Come se non bastasse, nelle audizioni, preliminari alla stesura della delibera AGCOM n. 231/18/CONS, alcuni operatori hanno “richiamato l’attenzione del regolatore sugli stringenti limiti alle emissioni elettromagnetiche presenti in Italia, che potrebbero porre un freno allo sviluppo degli impianti radio”, augurandosi “una revisione dell’attuale normativa”.

Eppure, sulla base delle evidenze scientifiche, tali norme non tutelerebbero affatto la salute umana, motivo per cui andrebbero revisionate, con criteri molto più restrittivi, sulla base del principio di precauzione e del nuovo Codice dell’Ambiente. Quest’ultimo, infatti, dispone, inequivocabilmente, il concetto di precauzione quale elemento basilare del diritto ambientale.

In particolare, nell’articolo 301, si stabilisce che “In applicazione del principio di precauzione di cui all’articolo 174, paragrafo 2, del Trattato CE, in caso di pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l’ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione”.

Dobbiamo ricordare, inoltre, che con la Risoluzione 1815, del 27 maggio 2011, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, sancisce che, sulla base del principio di precauzione ALARA (tanto basso quanto ragionevolmente possibile), è raccomandato, agli stati membri, di voler fissare soglie preventive, di campi elettromagnetici, non superiori agli 0,6 Volt/metro. Si consiglia, inoltre, di ridurre tale valore a 0,2 V/m, ben sotto la soglia sancita, in Italia, dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, dell’8 luglio 2003, che pone, come limite massimo di esposizione ai campi elettromagnetici, quello di 6 Volt/metro, ben superiore, dunque, di 30 volte quello auspicato dall’Europa.

Dobbiamo considerare ancora un ulteriore aspetto sulla salute, da parte delle radiofrequenze, perché le conseguenze non riguardano solo l’insorgenza di possibili tumori, ma anche degli effetti acuti e cronici. In particolare, vanno valutate le alterazioni cardiache, consistenti in aritmie, e i cambiamenti nella funzione cerebrale, rilevabile con gli studi elettroencefalografici.

E’ stata ben definita, infatti, una peculiare sindrome, inizialmente denominata “malattia da onde radio”, nota come “ipersensibilità elettromagnetica(EHS), in forma sia acuta che cronica. Tale sindrome è caratterizzata da disturbi obiettivi del sonno, ipertensione arteriosa, tachicardia, disturbi digestivi, caduta dei capelli, acufeni, eruzioni cutanee e sintomi soggettivi come vertigini, nausea, cefalea, perdita di memoria, incapacità di concentrazione, affaticamento, disturbi simil-influenzali nonché dolore cardiaco.

Secondo le linee guida, stilate da EUROPAEM EMF, l’ipersensibilità elettromagnetica (EHS) EHS insorge con l’esposizione quotidiana a “livelli crescenti di campi elettromagnetici” e solo con “la riduzione e la prevenzione dell’esposizione a campi elettromagnetici” è possibile ristabilire lo stato di salute dei pazienti.

In realtà, l’EHS è molto più che una sindrome perché configura un preciso danno, derivante da un inquinamento ambientale globale, talmente esteso che interessa già almeno 100 milioni di persone. Non osiamo immaginare quali saranno le conseguenze del 5g, introdotto a livello mondiale. Tra le ipotesi più catastrofiche, quelle ipotizzate in un’intervista a Martin Pall, Professore emerito di biochimica al Washinghon State University di Portland, considerato uno dei maggiori esperti, al mondo, sull’elettrosensibilità e le interazioni dei campi elettromagnetici sull’uomo: “Se il 5G sarà realizzato, secondo i piani stabiliti, tra 5 o 7 anni l’umanità sarà estinta”.

Ci sono, inoltre, delle considerazioni e implicazioni di carattere etico-ambientale perché la rete, non viaggia solo via etere, e, per realizzarla, sono necessari sofisticati hardware che utilizzano plastiche e metalli sempre più rari sul nostro pianeta. Non esistono sufficienti garanzie che l’estrazione dei minerali, essenziali a questa tecnologia, non determinino inquinamento ambientale e/o sfruttamento del lavoro anche e soprattutto minorile.

Emblematico è il caso della columbite-tantalite, meglio nota con la contrazione linguistica congolese coltan, che serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica, nei chip di nuovissima generazione, e ad allungare la durata delle batterie nei telefoni cellulari. Viene impiegato, comunque, anche nell’industria aerospaziale per fabbricare i motori dei jet, nei visori notturni, air bag, nelle fibre ottiche, tv al plasma, console per videogiochi, computer, etc.

Il coltan è radioattivo e contiene anche una certa quantità di uranio. Questo minerale, estremamente raro, indispensabile per i nostri smartphone, viene estratto nelle miniere del Congo che possiede l’80% delle riserve mondiali e di pochi altri paesi. Il controllo delle miniere è sotto il controllo diretto dei signori della guerra locali che prima distruggono, uccidono, violentano nei villaggi delle provincie congolesi e, quindi, costringono a lavorare, in condizione di schiavitù, i superstiti con paghe di 3-4 dollari al giorno, per gli adulti, e 2 dollari per i bambini.

In particolare, si stima che ogni chilo di coltan estratto costi la vita a due bambini, preferiti perché più agili nelle precarie gallerie scavate senza protezione. La giornata lavorativa inizia all’alba e termina al tramonto, senza sosta. Con i proventi, si finanzierà l’acquisto di altre armi e la paga dei soldati per dare vita a una spirale di violenza e morte. Si stima che il coltan sia costato già la vita a cinque milioni di persone ma di questo non si parla.

Qualche maligno, inoltre, pensa che dietro la recente destabilizzazione del governo Maduro, in Venezuela, non ci sia solo il petrolio ma il coltan di cui il paese sarebbe particolarmente ricco.

Ci troviamo di fronte ad un quadro apocalittico che, in virtù del profitto, calpesta non solo la salute e l’ambiente, ma mette a repentaglio la vita stessa delle generazioni future. Nicolas Tesla affermava che “La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità.” Qui, invece, stiamo parlando di distruzione.


*docente università Tor Vergata (Roma);
**avvocato
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FF
Wednesday, 01 April 2020 12:48
Il propblema è
sempre relativo a chi diffonde notizie; notizie che potrebbero essere manipolate come i dati statistici----
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Mario M
Wednesday, 22 January 2020 12:31
Erwin Chargaff: In realtà, la scienza - al pari dell’arte, della letteratura, della musica, e così via - non ha mai occupato nel nostro mondo un posto vero e proprio. Ma le altre attività intellettuali non si sono sviluppate come la scienza al punto di diventare occupazioni di massa. In questo momento tutto sembra un’assurdità; ma sembrerà meno assurdo ai pochi superstiti dai quali, immagino, sarà abitata in futuro la Terra e che si nutriranno di formiche radioattive.

Voce Muta: Non sai che la fine del tempo è venuta, che lo spazio è stato eliminato, che non esiste più un hic et nunc, un futuro?

EC: Lo so. Ma pensavo che le domande si riferissero al passato, e un passato c’è sempre. Quanto al mio tempo, vorrei dire che il mondo era divenuto troppo complicato per gli uomini che lo abitavano. La vita umana non ha perduto il suo valore a causa delle grandi conquiste della biologia: la verità è che questi due processi hanno proceduto parallelamente: ogni volta che su una rivista scientifica leggevo la relazione di un lavoro interessante, il giornale riportava contemporaneamente la notizia di un assassinio raccapricciante. Una società, che aveva i mezzi per visitare la Luna, non riusciva a preservare l’umanità dai suoi stessi componenti e andava in frantumi nel medesimo tempo in cui faceva irruzione nell’universo. Essa guastava la vita del suo stesso ambiente, mentre formulava ipotesi sulla vita su Marte. Sono convinto che anche i dinosauri avevano i loro comitati di sicurezza, non meno efficienti dei nostri.

VM: Vorresti dire che le scienze sono la causa del declino?

EC: Ho smesso di distinguere tra causa e sintomo. La putrefazione segue alla maturità come la notte al giorno.

VM: In principio era il verbo, e alla fine è il silenzio. L’interrogatorio è aggiornato.

(Il Fuoco di Eraclito, Erwin Chargaff)

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La scienza è prima di tutto un metodo di indagine di ciò che ci circonda, basato sulla ripetibilità dei risultati da parte di tutti, almeno potenzialmente. Ma oggi la scienza e la comunità scientifica vengono trasformate in entità supreme e feticci in mano a gruppi di potere, per meglio condizionare il popolo. A causa dell’estrema specializzazione e del linguaggio sempre più inaccessibile, il controllo diventa sempre più problematico se non impossibile. Non si tratta solo degli esperimenti esoterici al CERN, che nessuno è in grado di replicare, e che presumo la maggioranza dei fisici non è in grado neanche di leggere; si tratta piuttosto, come nel caso dell’indagine sugli effetti delle radiofrequenze, di fenomeni e aspetti riguardanti la salute pubblica, la gestione dell’ambiente, le relazioni sociali, politiche. Sono illuminanti in tal senso molti articoli de Il Pedante, che vengono spesso riportati in questo sito. L’informazione pubblica o main stream raramente scende nello specifico, non mette a confronto i diversi pareri di chi effettua indagini e ricerche su specifici argomenti controversi, così come è successo con le vaccinazioni. Anzi si mette alla gogna, si condanna alla morte professionale chi non si allinea alla vulgata. La “comunità scientifica” viene spesso invocata e chiamata in causa per stabilire ciò che è scientifico e ciò che non lo è, come se fosse una corte di giustizia; ma la comunità scientifica avrebbe lo stesso status della comunità dei pittori, dei musicisti, di una valle, di un paese. Oppure si fa ricorso al peer review, come se le redazioni delle riviste scientifiche non fossero soggette a pressioni e condizionamenti, come un normale organo di informazione, anzi di più, giacché i risultati, a differenza delle opinioni politiche, sono vincolanti perché... lo dice Lascienzah, e perché fa guadagnare .

Bisognerebbe ricordare Galileo: “In questioni di scienza, l'autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto l'umile ragionamento di un singolo individuo.” Anche Roberto Burioni dice che la scienza non è democratica, peccato che lui è il primo a contravvenire in modo clamoroso alla sua massima, perché dispensa giudizi e tratta gli altri dai microfoni nazionali che la maggioranza dei media e il governo gli mettono a disposizione, a danno di una minoranza, però combattiva.
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Paolo Selmi
Tuesday, 21 January 2020 10:53
"Cellulari e tumori, i periti del tribunale di Torino: "L'Iss ignora gli studi recenti

I periti incaricati dai giudici di Torino criticano la ricerca pubblicata lo scorso anno dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) in quanto "usa in modo inappropriato i dati sull'andamento dell’incidenza dei tumori cerebrali e non tiene conto dei recenti studi sperimentali", viene riportato nella relazione.

La Corte d’Appello, che hanno individuato un nesso tra l'uso massiccio dei cellulari e il tumore al nervo acustico di un dipendente Telecom, ha valutato i risultati di perizie tecniche eseguite da una specialista in medicina legale e uno in medicina del lavoro, dirigente medico del Servizio Sovrazonale di Edipemiologia Asl To3.

"L'uso del cellulare può provocare un tumore", sentenza storica a Torino
CORTE D'APPELLO
"L'uso del cellulare può provocare un tumore", sentenza storica a Torino

Ma secondo l'Iss la sentenza con la quale è stato stabilito che l'Inail dovrà corrispondere all'uomo una rendita vitalizia da malattia professionale, non è fondata su basi scientifiche. "Finora, nessuna correlazione è stata provata tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l'insorgenza di tumori. Ci sono solo dei sospetti di cancerogenicità ma non confermati", ha riferito all'ANSA Alessandro Vittorio Polichetti, primo ricercatore dell'Istituto Superiore di Sanità.

Già nel caso della sentenza di primo grado del 2017, confermata in appello, ricorda l'esperto di radiazioni elettromagnetiche dell'Iss, "ci esprimemmo sottolineando che la decisione non era fondata su una base scientifica. E, da allora, anche le successive evidenze non hanno fatto altro che confermare questa impostazione, comprese quelle esaminate nel Rapporto Istisan, realizzato dall'Iss in collaborazione con Enea, Cnr e Arpa Piemonte nel 2019, che raccoglie i risultati di tutti gli studi in materia".

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), nel 2011 ha classificato, sulla base di studi epidemiologici, i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni, ma questo significa, spiega Polichetti, che "di fatto, nessuna correlazione è stata ancora stabilita", a differenza delle sostanze classificate come certamente cancerogene per l'uomo (raggi UV, alcol, sigarette) e di quelle probabilmente cancerogene, ovvero il cui nesso col tumore è stato dimostrato sugli animali (come il consumo di carni rosse). Il tema è stato ampiamente studiato in tutto il mondo, ma "i pochi studi che hanno mostrato qualche debole evidenza sul legame tumori e cellulari, erano limitati da problemi metodologici, dovuti al fatto che sono indagini retrospettive condotte su persone che hanno avuto una diagnosi di tumore e che, nel ricordare l'uso fatto degli smartphone negli anni precedenti, potrebbero esser portate a sovrastimarne l'utilizzo".

https://gds.it/articoli/salute/2020/01/15/cellulari-e-tumori-i-periti-del-tribunale-di-torino-liss-ignora-gli-studi-recenti-27e3a0f5-15cf-4c68-9a99-81361a5e8c40/

Cari compagni,
sembra di leggere un articolo di quando avevo ancora i capelli, e invece è di meno di una settimana fa. Siamo al 5G e i fatti contestati, e oggetto di sentenza passata in giudicato, si riferiscono a tecnologie NOTEVOLMENTE meno invasive. Come per le sigarette, ci siamo già passati. Dovrà passare anche qui mezzo secolo? Per ingrassare le tasche di qualcuno?

Fate bene a tenere alta la guardia, grazie davvero di questi lavori. Perché il problema non è Cina o Usa (e getta) o Lapponia, il problema è che basta una situazione alla "Perfetti sconosciuti" (2016) con tutti i telefonini sul tavolo uno vicino all'altro, e una tecnologia ancora meno potente di quella di cui si discute, per far sballare i valori di emissioni (l'immagine non è mia, è tratta da una puntata di Report di qualche mese fa, che faceva proprio riferimento alla scena del film, e passava poi alle pizzerie al sabato sera, dove tutti invece di chiacchierare e basta come una volta smanettano come dei dannati, che bei "raggi" che si fanno tutti gli avventori...).

E il "governo del cambiamento" era lì che firmava... quello di adesso idem, solo "e poi se ci spiano?"... comunque è vero anche che, ridotti a larve, non facciamo più paura a nessuno e restiamo belli docili nelle loro mani a far tutto quello che ci dicono di fare. Tutto torna...

Grazie ancora e altri 10, 100, 1000 lavori come questo su tutte le piattaforme e diffusi il più possibile, perché il "si vabbeh" diventi "ora basta".

Ciao
paolo
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Mario M
Monday, 20 January 2020 18:19
La minaccia per la salute riguarda tutti: capitalisti, imperialisti, e noi semplici... proletari!?

Quindi, se c'è una contraddizione nel sistema capitalista, non è tanto determinata dalla caduta tendenziale del saggio di profitto, quanto piuttosto nell'inseguimento famelico del profitto a scapito della salute di tutti. Il cancro, solo in Italia, miete 200-300 mila vittime all'anno, senza distinzione di ceto sociale; e molte vittime devono anche patire un calvario di sofferenze. Però guai a opporsi alle terapie "ufficiali" sostenute da big pharma. Perché, guarda caso, tutte le terapie alternative hanno la caratteristica di essere a basso costo, e proprio per questo l'establishment si scaglia contro chi le propone. Esemplare in questo senso fu la terapia col metodo di Luigi Di Bella, per cui lestofanti delle case-bordelli farmaceutiche e macchiette del governo e della sanità misero in scena una sperimentazione truffa.

http://www.metododibella.org/la-sperimentazione-truffa-sul-metodo-di-bella.html#.XiXcyVPckwA

Di recente per le vaccinazioni si è evitato di fare una adeguata sperimentazione, al contrario si è lanciata una vergognosa campagna allarmistica, e si sono propalate clamorose menzogne, addirittura da parte di ministri del governo.

https://youtu.be/gSasDe-Xf9o

Insomma, prima della lotta di classe, c'è da difendere e da diffondere La Banalità della Verità.
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