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Vaccino Pfizer-BioNTech, cosa sappiamo

Composizione, meccanismo d'azione, efficacia, sicurezza

di Mariagiovanna Scarpa*

vaccini con grafica esclusiva 640 ori crop master 0x0 640x360La Dott.ssa Mariagiovanna Scarpa, Coordinatrice di IppocrateOrg per il Regno Unito, ha sintetizzato nel suo scritto – che vi invito a leggere – la posizione del Movimento Ippocrate in relazione al vaccino Pfizer.

Le considerazioni espresse sono state elaborate sulla base delle conoscenze che ci sono concesse: sia da quanto dichiarato dal produttore del vaccino, da una parte, sia da quanto oggi la scienza può oggettivamente concludere in base ai dati in possesso, dall’altra.

Pertanto le valutazioni prodotte non sono da considerarsi come espressione di conclusioni scientifiche definitive ma soltanto quale momento di riflessione da arricchire con successivi auspicati contributi.

Quando parlo di ulteriori contributi intendo l’approfondimento di ambiti quali:

  • la corsa alla messa a punto del vaccino con i rischi potenziali (sia nel breve ma soprattutto nel medio/lungo periodo) connessi alla drastica riduzione dei tempi di sperimentazione;
  • il campo ancora in gran parte inesplorato dei vaccini genici;
  • l’efficacia e sicurezza di vaccini proteici alternativi a quelli genici di cui conosciamo la sicurezza;
  • la possibile inutilità di un vaccino somministrato ad una popolazione che si sta avviando verso l’immunità di gregge;
  • se sia eticamente accettabile che alcune informazioni sul vaccino di proprietà dell’Azienda Produttrice rimangano tali quando sono necessarie per valutarne la sua pericolosità;
  • …e altro.

Esiste un protocollo terapeutico consolidato fin da marzo scorso che, laddove applicato a livello precoce, ha dato una mortalità molto prossima allo ZERO per cento.

L’umanità non è al sicuro quando viene preferita la scorciatoia di un vaccino che presenta lati oscuri ad una cura esistente risolutiva della patologia.

Vi prego di diffondere ai vostri contatti.

Buona lettura [Mauro Rango].

* * * *

Fiumi di parole sono già state scritte sul nuovo vaccino Pfizer-BioNTech e sui potenziali effetti della sua nuova tecnologia. La preoccupazione riguardo agli effetti avversi, talvolta, tende a prendere la mano e a far dimenticare che, grazie ad un’analisi delle caratteristiche di questa tecnologia, parte di queste paure possono essere accantonate per consentirci di meglio identificare e focalizzarci sugli aspetti ancora inesplorati.

In questo articolo cercheremo di fornire una lettura critica delle informazioni attualmente a disposizione sul vaccino BNT-162B2. Proveremo a estrapolare alcune ipotesi sugli effetti che potrebbe avere su alcune categorie di persone, e cercheremo di tranquillizzare i lettori laddove siano state avanzate ipotesi che non trovano riscontro nella documentazione fornita o nell’attuale conoscenza dei fenomeni biologici cellulari.

In questi giorni, il nuovo vaccino sta iniziando la sua fase di post-marketing, a seguito dell’autorizzazione dell’Agenzia del Farmaco Inglese (Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency – MHRA).

Dopo la consueta sequenza di fasi sperimentali eseguite per testare l’efficacia e la sicurezza di un nuovo farmaco – mi riferisco qui alle fasi non-clinica e preclinica e ai trial clinici I, II e III – esiste una cosiddetta “fase IV”, durante la quale il nuovo farmaco viene distribuito e somministrato ai pazienti al di fuori del contesto dei trial clinici controllati e randomizzati per identificare eventuali effetti avversi rari (fase che al momento in cui mi appresto a concludere questo scritto ha avuto il suo avvio anche in Italia).

Come qualsiasi altro farmaco che voglia essere approvato, anche il nuovo vaccino BNT-162B2 deve essere sottoposto a questa fase e migliaia di inglesi al di sopra degli 80 anni, e il personale sanitario riceveranno l’iniezione.

Finora, i numeri di chi ha ricevuto la prima dose sono piccoli, ma già i rumori di alcune reazioni anafilattiche hanno iniziato a far preoccupare.

 

Stanno sperimentando su di me?

Alcuni hanno espresso preoccupazione per la connotazione sperimentale dell’attuale somministrazione al pubblico, e devo dire che hanno ragione. Di fatto, il vaccino BNT-162B2 è ancora in fase di sperimentazione, sebbene la stessa cosa sia sempre successa per tutti i farmaci attualmente in commercio. Si tratta dunque di sperimentazione sugli esseri umani? In un certo senso sì.

I farmaci che arrivano a questa fase sono stati considerati sicuri ed efficaci dopo essere stati somministrati ad un campione di popolazione abbastanza grande da essere rappresentativo dell’intera popolazione “target”. Ma alcuni effetti avversi possono essere talmente rari che addirittura nel campione di pazienti reclutati per i trial clinici di fase III possono non verificarsi. Di conseguenza bisogna collezionare dati da un campione più grande, cioè noi. C’è quindi la possibilità che il nuovo vaccino possa avere effetti indesiderati anche gravi a carico di chi lo riceve. È bene precisare, però, che i medici che prescrivono il vaccino ai propri pazienti lo fanno sapendo bene a quali rischi essi vadano incontro e valutando tali rischi in rapporto ai benefici dell’immunizzazione conferita dal vaccino. Mi spiego meglio: in assenza di terapie adeguate, in fase precoce, gli individui con particolari patologie o con un sistema immunitario indebolito, rischiano maggiormente a contrarre il virus (evento molto probabile) piuttosto che a subire gli effetti avversi del vaccino (evento molto improbabile). Questo è un esempio molto semplificato del ragionamento che un medico dovrebbe fare alla luce dello stato di salute di ciascun paziente.

C’è anche da dire che la tecnologia utilizzata nel vaccino (un mRNA incapsulato in una “gocciolina di grasso”) è relativamente recente, il che non solo può mettere in difficoltà il medico prescrivente, ma anche le stesse aziende produttrici, che si trovano a non essere in grado di rispondere a domande importanti sulla sicurezza del proprio prodotto. Che cosa ci dobbiamo aspettare?

 

Il virus Sars CoV-2 e il vaccino a RNA BNT-162B2

In molti hanno già fornito spiegazioni più che esaurienti sul funzionamento del vaccino. Ne fornisco un breve riassunto di seguito.

Come funziona il virus

Il virus Sars CoV-2 possiede sulla sua superficie una proteina chiamata “Spike”. Questa proteina viene usata dal nostro virus per legarsi ad un recettore cellulare chiamato ACE2 ed entrare nelle cellule del corpo umano che lo espongono sulla loro superficie. Una volta entrato, il virus usa il sistema di sintesi proteica della cellula-ospite per costruire tutto il macchinario che gli serve per copiare la sua informazione genetica (RNA) e per costruirsi un nuovo “vestito” che la protegga (envelope con proteine). Una volta fatto ciò, il virus si assembla ed esce dalla cellula-ospite pronto ad infettare nuove cellule. Il processo di copiatura avviene molte volte e in maniera esponenziale, risultando nell’amplificazione virale e nella propagazione dell’infezione [1]. Normalmente, una volta che il virus si replica e viene a contatto con cellule del nostro sistema immunitario, svariati meccanismi difensivi vengono innescati e, agendo di concerto, riescono a fermare la propagazione dell’infezione [2]. Non solo. Il nostro sistema immunitario si “ricorda” di tutti i virus e i batteri che ha “combattuto” in passato in modo che, se dovesse incontrarli di nuovo, saprebbe già come sconfiggerli, impiegandoci molto meno tempo della prima volta. Questo processo si chiama “immunizzazione”.

Come funziona il vaccino

Allo scopo di indurre una risposta del sistema immunitario nello stesso modo in cui lo farebbe un virus, varie strategie sono state adottate in passato. La più comune e nota è quella di isolare il virus, inattivarlo (cioè renderlo innocuo), e iniettarlo nel paziente. A questo punto, il sistema immunitario del paziente si accorgerà della presenza di un corpo estraneo e cercherà di “combatterlo” come se fosse attivo. Ovviamente, in questo caso non c’è nessuna infezione da contrastare perché il virus non si replica e non si propaga, ma si ottiene ugualmente un’immunizzazione.

Da allora le tecnologie in campo cellulare e molecolare sono avanzate considerevolmente e, ad oggi, è possibile ridurre consistentemente i costi e i tempi di produzione di un nuovo vaccino. Un esempio di ciò è proprio il vaccino a RNA BNT-162B2.

Anziché usare l’intero virus inattivato, si possono isolare le “istruzioni”, ossia quella parte di codice genetico del virus che ne produce una piccola parte. Nel caso del vaccino Pfizer-BioNTech, si tratta proprio dell’RNA che codifica per la proteina Spike, e che ne permette l’ingresso nelle cellule umane. Poi si può fare in modo da inserire queste istruzioni nelle cellule del corpo umano e usare il “macchinario” cellulare per produrre la proteina Spike. Questa proteina, sebbene sia prodotta dalle nostre cellule, verrebbe comunque riconosciuta dal nostro sistema immunitario come estranea, e riuscirebbe a scatenare il processo di immunizzazione. Ciò significa che, anche se il mio corpo non è mai stato a contatto col virus Sars CoV-2, sarà in grado di combatterlo velocemente ed efficacemente perché avrà imparato a riconoscere la proteina Spike. Per inserire le istruzioni della proteina Spike nelle cellule umane, senza che le stesse istruzioni vengano degradate velocemente, sono stati adottati alcuni accorgimenti:

  1. Sono stati modificati alcuni dei mattoncini che costituiscono l’RNA (ribonucleotidi) e sono state aggiunte delle sequenze specifiche in maniera tale da rendere l’intera molecola meno visibile ai sistemi di difesa cellulari.
  2. L’RNA è stato incapsulato in una “gocciolina di grasso” che non solo lo protegge finché si trova al di fuori delle cellule, ma anche ne facilita l’ingresso nelle cellule stesse. Queste goccioline si chiamano liposomi e sono costituite da colesterolo e da altre sostanze sintetiche derivate dal polyethylene glycol (PEG).

Considerando ciò che ad oggi conosciamo di questo nuovo vaccino, a quali rischi saremo esposti se decideremo di riceverlo?

 

Interazione con altri farmaci

Non sono stati condotti finora studi di interazione del vaccino BNT-162B2 con altri farmaci [3]. I tipi di interazione che possono verificarsi sono, ad esempio, l’aumento o la diminuzione dell’efficacia di un certo farmaco se viene somministrato contemporaneamente al vaccino. Gli effetti di questo fenomeno sono, ovviamente, dipendenti dal meccanismo di azione del farmaco co-somministrato, dal suo dosaggio e dall’organo/sistema su cui va a svolgere il suo effetto. In particolare, l’MHRA sconsiglia di somministrare il vaccino BNT-162B2 a pazienti che hanno già ricevuto un vaccino diverso.

 

Reazioni allergiche

La stessa MHRA, nelle linee guida per il personale sanitario [3], avverte della possibilità di reazioni anafilattiche rare, ma possibili, a seguito della somministrazione del vaccino. Una reazione allergica avviene quando il nostro sistema immunitario si scatena contro qualcosa che abbiamo ingerito o iniettato, scambiandolo per qualcosa di pericoloso per il nostro sistema. Quando questo succede, possono comparire sintomi lievi, come quando ci viene da starnutire e si tappa il naso, o molto più gravi, come lo shock anafilattico. In quest’ultimo caso, il sistema immunitario reagisce così violentemente da richiedere un intervento medico urgente per fermarlo, talvolta rischiando il decesso del malcapitato.

Durante lo studio clinico di fase III condotto da Pfizer su 44,000 volontari non sono stati evidenziati casi di severi effetti avversi al vaccino. Ma il 10 Dicembre, la US Food and Drug Administration (FDA) ha rilasciato un report in cui si era notata una differenza nella rilevazione di reazioni allergiche tra i volontari riceventi il vaccino (137 (0.63%)) rispetto ai volontari riceventi placebo (111 (0.51%)) [4]. All’8 Dicembre 2020, dopo l’autorizzazione alla somministrazione del vaccino alla popolazione, sono stati individuati due casi di reazione anafilattica in soggetti che avevano avuto reazioni allergiche in passato [4]. Da allora, l’MHRA ha sconsigliato la somministrazione del vaccino a tutti i pazienti con una storia di reazioni allergiche gravi e che devono avere sempre a disposizione un autoiniettore di adrenalina.

Vuol dire che se non soffro di allergie non andrò incontro a reazioni anafilattiche una volta ricevuto il vaccino?

No, le reazioni allergiche e anafilattiche ad una sostanza “nuova” per il corpo sono rare, ma sempre possibili.

Ricordiamo anche che nella formulazione del vaccino ci sono sostanze sintetiche “PEGylate”, cioè derivanti dal Polyethylene glycol, che costituiscono i liposomi [3]. Reazioni allergiche al Polyethylene glycol e ai suoi derivati sono state ampiamente riportate in letteratura [5].

 

Antibody-Dependent Enhancement (ADE)

È ora di addentrarci un po’ di più nel funzionamento del nostro sistema immunitario e capire come questo ci aiuti a combattere l’infezione da Sars CoV-2. Una volta che il virus Sars CoV-2 ha infettato le nostre cellule, attiverà, attraverso svariati meccanismi, il nostro sistema immunitario. Uno di questi meccanismi consente ad un tipo particolare di cellule immunitarie, i linfociti B, di produrre delle molecole fatte ad “Y” chiamate anticorpi specifici per il virus infettante. Lo scopo di questi anticorpi è quello di riconoscere la parte del virus (o antigene) per la quale sono stati prodotti e di aderirvi, impedendo al virus stesso di riconoscere la via d’accesso alle cellule e quindi di propagare l’infezione. Questi anticorpi si chiamano “neutralizzanti”. Esistono, però, altri anticorpi che non necessariamente riescono ad impedire al virus di svolgere il proprio lavoro e che, al contrario, potrebbero addirittura facilitarne l’ingresso nelle cellule. Se un gran numero di anticorpi non-neutralizzanti viene prodotto, l’infezione del virus potrebbe venire favorita anziché inibita, generando sintomi molto più gravi della norma. Questo fenomeno è noto come Antibody-Dependent Enhancement o ADE, e può teoricamente verificarsi anche durante l’immunizzazione indotta da vaccino [6]. Durante gli studi preclinici del vaccino BNT-162B2 sono stati rilevati nei ratti alti titoli di anticorpi neutralizzanti, in grado di inibire l’ingresso del virus Sars CoV-2 nelle cellule [7]. Ciò significa che il vaccino è in grado di proteggere efficacemente contro il virus. È inoltre poco probabile che anticorpi non-neutralizzanti vengano prodotti a seguito dell’immunizzazione con questo specifico vaccino. La spiegazione sta nel fatto che l’RNA contiene esclusivamente la sequenza virale corrispondente alla proteina “Spike”, (o parte di essa), che funge da chiave di ingresso per il virus attraverso la serratura del recettore ACE2. È molto probabile che anticorpi prodotti contro questa proteina siano di natura neutralizzante. Altre “parti” del virus Sars CoV-2, per quanto ne sappiamo, non vengono prodotte in seguito a vaccinazione, e quindi non dovrebbero venire sviluppati anticorpi contro di esse, rischiando che siano non-neutralizzanti.

 

Infiammazione a livello del fegato

Questa parte è assolutamente speculativa e spero vivamente che non abbia riscontro nella realtà dei fatti. Ma credo valga la pena menzionarla nel caso in futuro si individuino sintomi potenzialmente correlati. Nell’ultimo Public Assessment Report pubblicato dall’agenzia del farmaco inglese sul vaccino BNT-162B2 sono stati riassunti e commentati i dati sulla qualità, efficacia e sicurezza ottenuti dagli studi effettuati finora da Pfizer-BioNTech [7]. Parte di questi studi sono stati eseguiti, come di consueto, su animali da laboratorio. Su ratti, per la precisione.

Dato che gli studi sugli scimpanzé sono stati vietati per motivi etici, gli animali che geneticamente si avvicinano di più all’uomo sono i roditori (ratti e topi). Questi modelli animali sono generalmente considerati informativi quando si testa per la prima volta un nuovo farmaco e si vuole determinarne il profilo di efficacia e sicurezza prima di passare all’uomo. Sebbene questi animali siano geneticamente molto simili a noi, non lo sono necessariamente dal punto di vista fisiologico. Per questa ragione, ci sono ancora molti dubbi sulla trasferibilità dei dati preclinici all’uomo e molto dipende dalla via di somministrazione del farmaco in questione. Molti studi di farmacocinetica e distribuzione sono stati validati per la somministrazione intravenosa, ed esistono modelli matematici che ne predicono i principali parametri negli esseri umani partendo da dati ottenuti sui ratti [8]. Meno facile è riuscire a predire tali parametri quando, come in questo caso, la somministrazione avviene per via intramuscolare ed il farmaco è contenuto in un veicolo trasportatore come i liposomi. Di particolare rilevanza potrebbe rivelarsi il fatto che i liposomi potrebbero veicolare l’RNA in vari distretti del corpo, qualora dal sito di iniezione dovessero passare nel circolo sanguigno. Ciò è stato osservato proprio nei ratti, durante un esperimento eseguito per studiare la distribuzione dei liposomi nei vari organi e distretti. Siccome la localizzazione dell’RNA non è facilmente osservabile con gli strumenti attuali, i ricercatori hanno “sostituito” l’RNA con un vettore che esprime una proteina fluorescente (la luciferasi), che rende i tessuti dove viene espressa di colore verde se osservati al microscopio. Dunque, è lecito dedurre che, se un tessuto diventa verde, i liposomi contenenti la luciferasi sono arrivati, hanno fatto entrare la luciferasi nelle cellule e l’hanno tradotta in proteina funzionante. La stessa cosa succederebbe all’RNA del vaccino. Ebbene, tali studi hanno evidenziato che i liposomi sono stati individuati nel sito di iniezione e nel fegato dei ratti dopo 6h dalla loro somministrazione intramuscolare. Sebbene transiente, l’espressione della luciferasi è sparita solo dopo 48h dalla somministrazione. È molto difficile stabilire se una cosa simile possa avvenire anche negli esseri umani, ma se ciò dovesse succedere, la stimolazione del sistema immunitario potrebbe verificarsi a livello del fegato, causando uno stato infiammatorio che di certo non gioverebbe a chi già soffre di condizioni patologiche preesistenti. Uno studio tossicologico sui ratti, però, non ha evidenziato nessun segno di colestasi o di danno epato-biliare a seguito della vaccinazione [7].

 

C’è il rischio che il vaccino modifichi il mio DNA in maniera permanente?

La cellula umana è una macchina estremamente complessa in cui migliaia e migliaia di sistemi di comunicazione ne permettono il funzionamento e la protezione. Nonostante la sua elevata complessità, la cellula umana possiede meccanismi estremamente efficienti che permettono di correggere o eliminare eventuali errori o agenti esterni che ne minacciano l’integrità. In particolare, il nostro codice genetico, ossia il DNA contenuto interamente nel nucleo di quasi tutte le nostre cellule, è la parte più preziosa del nostro corpo perché contiene le istruzioni per far funzionare tutto il sistema.

Per questa ragione, la cellula ha evoluto una serie di sistemi proprio per evitare che qualunque informazione genetica proveniente dall’esterno riesca a “contaminare” la nostra [9].

Infatti, uno dei problemi più grossi che Pfizer-BioNTech ha dovuto superare per rendere il suo vaccino efficace è stato quello di “nascondere” l’RNA virale dai sistemi difensivi della cellula umana abbastanza a lungo da permetterne la traduzione in proteina prima di venire distrutto.

Perché ci sia la possibilità per un RNA di trasferire la propria informazione nel DNA di una cellula, bisognerebbe che si verificassero, in sequenza coordinata, questi processi:

  1. Che l’RNA venga riconvertito in DNA a doppio filamento.
  2. Che il DNA retro-trascritto si integri nel DNA umano.

Tutto ciò può avvenire solo in presenza di un enzima virale chiamato trascrittasi inversa e di un secondo enzima chiamato integrasi [10]. Per quanto ne sappiamo, questi due enzimi vengono prodotti durante l’infezione da retrovirus, come l’HIV-1.

È probabile che una cosa del genere succeda?

No.

Inoltre, perché l’informazione genetica del vaccino passi nel DNA delle generazioni successive, la retro-trascrizione dovrebbe avvenire nelle cellule germinali (ovuli o spermatozoi), che si trovano molto distanti dal sito di inoculazione del vaccino. Dato che ancora non sappiamo in quali organi e distretti del corpo umano l’RNA venga incorporato ed espresso, non possiamo nemmeno essere sicuri che arrivi a destinazione, ma allo stesso tempo, non possiamo del tutto escluderlo.

 

C’è la possibilità di sviluppare malattie autoimmuni?

Una reazione autoimmune si scatena quando il sistema immunitario impara a reagire contro costituenti del nostro corpo. È molto difficile che ciò avvenga perché il nostro sistema immunitario sa distinguere ciò che appartiene a noi (“self”) da ciò che è estraneo a noi (“non-self”). Le cause precise delle reazioni autoimmuni sono tutt’ora sconosciute.

Sono stati rilevati casi in cui la stessa infezione da virus Sars CoV-2 ha innescato risposte autoimmuni in soggetti che non ne avevano mai avute prima [11]. Purtroppo, ancora non abbiamo notizie sui casi di insorgenza di malattie autoimmuni a seguito della somministrazione del BNT-162B2 e, siccome il meccanismo di innesco di tali malattie è ignoto, non è nemmeno semplice formulare delle ipotesi a riguardo.  Va segnalato che nei trials clinici di fase II/III eseguiti da Pfizer-BioNTech, sono stati inclusi anche volontari con malattie autoimmuni. Dato che durante tali trials non sono stati individuati eventi avversi gravi, si può immaginare che, almeno nel breve termine, il vaccino non abbia un effetto specifico sui pazienti già affetti da tali patologie. [12]

 

Sono vere le affermazioni sul fatto che le donne che ricevono il vaccino possano rimanere sterili?

Tra i molti timori che circolano online, alcuni riguardano la capacità del vaccino di indurre sterilità nelle donne dovuta alla presenza nell’RNA del vaccino di sequenze altamente omologhe alla proteina syncityn-1, essenziale per la formazione della placenta. Tali sequenze, tradotte in proteine e riconosciute dal sistema immunitario, scatenerebbero una reazione immunitaria contro la syncityn-1, impedendo la progressione della gravidanza. Purtroppo, essendo la sequenza dell’RNA del vaccino informazione di proprietà di Pfizer-BioNTech, non sapremo mai con precisione quali sequenze essa contenga. Inoltre, le cause delle malattie autoimmuni sono al momento sconosciute ed è perciò difficile ipotizzare se anticorpi contro la syncityn-1 possano venire prodotti in risposta al vaccino. È impossibile, dunque, sulla base dei dati che sono disponibili, escludere completamente tale possibilità. Sono in corso studi sugli effetti del BNT-162B2 sulla riproduzione, ma non sono ancora conclusi. Come nota preventiva, l’MHRA consiglia di non somministrare il vaccino a donne in gravidanza o allattamento, e consiglia cautela nella somministrazione a donne in età fertile [3].

 

Posso essere contagioso/a dopo aver fatto il vaccino?

No, a meno che non si contragga il virus.

Il vaccino in sé e per sé non contiene nessun virus ma solo una piccola componente di esso. Questa componente, da sola, non è in grado di formare un virus intero né di farlo replicare. Ciò significa che dopo aver fatto il vaccino è impossibile per una persona essere contagiosa per effetto del vaccino. Questo potrebbe avvenire, invece, nel caso in cui la stessa persona contragga il virus, particolarmente fino ai primi 7 giorni dopo la seconda dose di vaccino, oppure nel caso di inefficacia del vaccino stesso.

 

Conclusioni

Al di là delle considerazioni fatte a riguardo della sicurezza di questo prodotto, negli studi tossicologici e clinici condotti finora, non sono emersi casi di reazioni avverse a parte rare reazioni anafilattiche e il consueto gonfiore e dolore del sito di iniezione, un po’ di febbre, affaticamento e, più raramente, ingrossamento dei linfonodi. Tutte reazioni usuali per un vaccino e che indicano che l’immunizzazione contro l’antigene virale è in corso. Le due incognite più preoccupanti che vale la pena tenere sotto monitoraggio sono gli effetti sulla fertilità e sulla riproduzione e la manifestazione di reazioni allergiche. L’insorgenza di reazioni anafilattiche, purtroppo, è, e sempre sarà, una sorta di roulette russa. Non si sa a cosa il nostro sistema immunitario reagirà finché non lo introdurremo per la prima volta nel nostro organismo. Questo vale per vaccini, farmaci, e persino prodotti alimentari.

Le autorità sanitarie faranno molta pressione per massimizzare la somministrazione del vaccino alla popolazione e per controllare così il numero dei contagi. In un mondo ideale ciò rappresenterebbe un metodo molto efficace per debellare un virus. Purtroppo, però, una delle caratteristiche principali dei virus è che essi mutano velocemente per sfuggire al riconoscimento del nostro sistema immunitario. Introducono, cioè, piccole varianti nella loro sequenza genetica che, talvolta, si riflettono in un aumento della loro efficienza di infezione. Il virus Sars CoV-2 è già mutato molte volte dalla sua comparsa. Una di queste mutazioni è riscontrabile nell’aumento della contagiosità osservato di recente nel Regno Unito. Tali mutazioni possono talvolta far sì che i vaccini, in particolare quelli ad acidi nucleici, diventino meno efficaci a causa del ridotto numero di “parti del virus” a cui il nostro sistema immunitario viene esposto. Per il momento pare che il vaccino BNT-162B2 mantenga la sua efficacia anche contro la “variante inglese” del virus, ma dobbiamo aspettarci nuove mutazioni e nuovi vaccini.

Nella guerra vaccinale contro il Sars CoV-2 ci sono molti fattori da tenere in considerazione:

  • L’efficienza del nostro sistema immunitario che, se in buone condizioni, dovrebbe essere in grado di difenderci dall’infezione, anche nel caso di mutazioni del virus
  • L’efficacia del vaccino contro le diverse varianti del virus
  • Il nostro stato di salute generale e il bilancio tra benefici dell’immunizzazione da vaccino e il costo di eventuali effetti avversi
  • La velocità di mutazione del virus e l’aumento della sua capacità infettiva o della gravità dei sintomi
  • La disponibilità di informazioni sulla sicurezza del vaccino BNT-162B2 e di altri vaccini che entreranno nel mercato in futuro
  • Ultimo, ma non ultimo, gli effetti sul medio/lungo periodo.
* PhD  in Pharmaceutical Sciences

Referenze
[1] Harrison AG, Lin T, Wang P. Mechanisms of SARS-CoV-2 Transmission and Pathogenesis. Trends Immunol. 2020 Dec;41(12):1100-1115. doi: 10.1016/j.it.2020.10.004. Epub 2020 Oct 14. PMID: 33132005; PMCID: PMC7556779.
[2] https://www.immunology.org/public-information/bitesized-immunology/pathogens-and-disease/immune-responses-viruses
[3] Department of Health and Social Care (DHSC), Information for Healthcare Professionals on Pfizer/BioNTech COVID-19 vaccine MHRA. 2020 Dec 16 (https://www.gov.uk/government/publications/regulatory-approval-of-pfizer-biontech-vaccine-for-covid-19/information-for-healthcare-professionals-on-pfizerbiontech-covid-19-vaccine)
[4] Mahase Elisabeth. Covid-19: People with history of significant allergic reactions should not receive Pfizer vaccine, says regulator BMJ 2020; 371 :m4780
[5] Sellaturay P, Nasser S, Ewan P. Polyethylene Glycol-Induced Systemic Allergic Reactions (Anaphylaxis). J Allergy Clin Immunol Pract. 2020 Oct 1:S2213-2198(20)31007-2. doi: 10.1016/j.jaip.2020.09.029. Epub ahead of print. PMID: 33011299.
[6] Dai, L., Gao, G.F. Viral targets for vaccines against COVID-19. Nat Rev Immunol (2020). https://doi.org/10.1038/s41577-020-00480-0
[7] Department of Health and Social Care (DHSC), Pfizer Limited & BioNTech Manufacturing
GmbH. Public Assessment Report, Authorisation for Temporary Supply – COVID-19 mRNA Vaccine BNT162b2 (BNT162b2 RNA) concentrate for solution for injection. MHRA. 2020 Dec 16.
[8] Yu XQ, Wilson AG. The role of pharmacokinetic and pharmacokinetic/pharmacodynamic modeling in drug discovery and development. Future Med Chem. 2010 Jun;2(6):923-8. doi: 10.4155/fmc.10.181. PMID: 21426110.
[9] Koonin EV. Evolution of RNA- and DNA-guided antivirus defense systems in prokaryotes and eukaryotes: common ancestry vs convergence. Biol Direct. 2017;12(1):5. Published 2017 Feb 10. doi:10.1186/s13062-017-0177-2.
[10] Tekeste SS, Wilkinson TA, Weiner EM, et al. Interaction between Reverse Transcriptase and Integrase Is Required for Reverse Transcription during HIV-1 Replication. J Virol. 2015;89(23):12058-12069. doi:10.1128/JVI.01471-15
[11] Sacchi, M.C., Tamiazzo, S., Stobbione, P., Agatea, L., De Gaspari, P., Stecca, A., Lauritano, E.C., Roveta, A., Tozzoli, R., Guaschino, R. and Bonometti, R. (2020), SARS‐CoV‐2 Infection as a trigger of autoimmune response. Clin Transl Sci. Accepted Author Manuscript. https://doi.org/10.1111/cts.12953
[12] US Food and Drug Administration Vaccines and Related Biological Products Advisory Committee Meeting, 2020, Dec. 10. (https://www.fda.gov/media/144245/download).
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