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L'utero in affitto e i clerico-fascisti di sinistra

di Turi Comito

Le deboli obiezioni di coloro che si battono per l'utero in affitto, le loro sottovalutazioni, le distorsioni che non vogliono dibattere

utero in affittoMalgrado mi fossi ripromesso con me stesso e con altri amici di non parlarne più, torno sulla questione dell'utero in affitto o, se si preferisce GPA (gestazione per altri), per due motivi.

Il primo è che il dibattito in questi giorni ha assunto i toni di una vera guerra di opinioni come non ne vedevo da tempo e siccome io sono schierato con chi è contrario a questa pratica non mi sottraggo alla chiamata alle armi.

E il secondo è che mi sento molto urtato nel vedermi accostato a personaggi tipo Adinolfi o a un qualunque retrogrado cardinale di Santa Romana Chiesa. Con questa gente, a parte l'aria che respiro, non ho nulla in comune.

 Quindi esporrò alcune mie considerazioni - che potranno interessare qualcuno, essere liberamente criticate da altri o semplicemente ignorate da tutti - solo per evitare fraintendimenti.

Prima di cominciare vorrei però sottrarmi ad una specie di obbligo che pare sia, in questi giorni, necessario da parte di chi parla di queste cose. Non mi interessa nulla della questione di Vendola né mi interessa augurargli tutto il bene possibile a lui e famiglia. Sinceramente non ne sento la necessità altrimenti avrei dovuto pure fare gli auguri alla nipote della regina d'Inghilterra per i figli che ha avuto e a tutta un'altra infinita serie di personaggi pubblici che hanno avuto figli, in una maniera o nell'altra, e di cui non mi è mai fregato assolutamente niente. Non faccio discriminazioni, stesso trattamento per tutti: auguri a nessuno.

 

1. Contestare le obiezioni

Come dicevo, in questi giorni il dibattito mediatico sulla GPA è cresciuto esponenzialmente e per (riba)dire come la penso vorrei commentare alcune obiezioni alle posizioni di chi è contro la GPA che mi è capitato di leggere (a volte con ammirazione per l'intelligenza con la quale sono state esposte e altre volte senza alcuna ammirazione) allo scopo di sgombrare il campo da inutili, eventuali, ripetizioni. Vediamole.

 

a) L'obiezione familista (ovvero "i figli sono di chi li cresce")

L'obiezione a prima vista parrebbe ragionevole. Ci sarebbe però da capire cosa si intende per "crescere" i figli. Immagino, però, che in questa espressione ci sia tutto: l'affetto, l'amore, il motivato rimprovero, i buoni consigli, gli esempi, il gioco, l'orientare ad apprendere, i viaggi, lo sport e di certo molto altro ancora.

Beh, se questo vuol dire crescere i figli allora nessuno è stato cresciuto da nessuno perché ci sono troppi agenti che crescono i figli. I principali sono: baby sitter (o nonni per le famiglie meno abbienti), asilo nido, scuola materna, scuola elementare, playstation e televisione.

I genitori, oggi, parlando di famiglie di media e piccola borghesia (cioè il grosso della popolazione), dedicano ai figli una parte residuale del loro tempo. Non li crescono più (ammesso che altri li avessero cresciuti prima) i figli. Se ne occupano nei ritagli di tempo più o meno: la sera, il fine settimana e le feste comandate.

Quindi sia che si tratti di coppie eterosessuali, omosessuali, coppie scoppiate o celibi/nubili i figli sono "cresciuti" da una molteplicità di attori.

Da ciascuno apprendono qualcosa e non è detto che apprendano l'amore, l'affetto, il rispetto per i gattini, ecc, dai genitori. Potrebbero averli benissimo appresi dalla baby sitter che gli dava il biberon o dalla nonna che li addormentava o dalla TV.

Totale del discorso: i figli non sono di chi li cresce. "Sono" e basta.

 

b) L'obiezione pelosa

Si tratta di obiezione assai diffusa e assai sciocca che, in sintesi, dice: "voi che adesso criticate l'utero in affitto per la storia di Vendola dove eravate quando a farla era Elton John, Ronaldo, il dio degli ebrei e Maria? Eh? Parlate solo adesso che c'è di mezzo Vendola".

L'obiezione è sciocca per due motivi: primo perché non aggiunge nulla di rilevante al dibattito e secondo perché nei social e altrove si parla di quello che ti passa la cronaca, cioè i media, con una certa insistenza. Questa obiezione è, in termini di cretineria, eguale a quella che potrebbe farsi a qualcuno che dà una opinione su un tizio che ha strangolato la moglie rimproverandogli il silenzio per i misfatti di Landru (che ne uccise una decina di mogli, solo che la questione è di un secolo fa e oggi non se ne parla molto).

 

c) L'obiezione individualista

Questa obiezione è sintetizzabile così: sono questioni estremamente personali che attengono alla sfera privata, la più privata immaginabile di una persona, e nessuno ha il "diritto" di sindacare scelte tanto intime.

Anche questa obiezione è sballata perché altrimenti non si potrebbero più esprimere opinioni, giudizi e perplessità, ad esempio, sui Testimoni di Geova che sono contrari alle trasfusioni di sangue. Anche quelle sono scelte che dipendono da convinzioni personalissime (che attengono alla sfera delle credenze, cioè delle religioni) e anche quelle dovrebbero essere insindacabili.

Invece così, per fortuna, non è.

 

d) L'obiezione omofobista

Questa è la più scema obiezione in assoluto. Chi mostra dubbi o è fermamente contrario alla GPA viene considerato, de facto, un omofobo, un nemico delle diversità e, tanto per cambiare, anche un clerico-fascista.

Disgraziatamente per chi sostiene questa obiezione, ci sono anche omosessuali (di grande intelligenza e cultura, di tutti i sessi e di provata fede democratica e anticlericale) che considerano la GPA negativamente.

Tanto per citare un nome noto faccio quello di Aldo Busi. Chiuso l'argomento.

 

e) L'obiezione benaltrista

L'obiezione suona pressappoco così: "lasciamo stare queste cose che sono marginali. Il mondo brucia e voi vi occupate di quisquilie". Questa obiezione è irrilevante, dal punto di vista del dibattito e da ogni altro punto di vista, per il semplice motivo che qualunque cosa succeda nel pianeta è "irrilevante". Dipende tutto dal punto di osservazione. Per cui se cade un aereo con 500 passeggeri e muoiono tutti ma succede in Indonesia e non c'è dentro nessun parente o amico o conoscente l'affare è irrilevante. Diventa rilevantissimo se tra i morti c'era qualcuno di noto.

Per giunta uno si occupa di quel che gli piace per cui, per esempio, adesso a me interessa questo argomento e ne parlo.

 

f) L'obiezione legalista

E' questa: "siccome in alcuni paesi la GPA è legale, garantita da leggi e norme che ne regolano le modalità, allora è accettabile e quindi prima si regola ovunque meglio è per tutti". L'obiezione è cretina perché le leggi nei vari paesi, e quindi il concetto di "legalità", sono espressioni di tanti elementi (rapporti di forza economici e sociali, influenze religiose e culturali, ecc.) e non è detto che quelle leggi (che sottendono gli elementi citati prima) siano universalmente accettabili. Ad esempio la pena di morte in alcuni stati degli Usa è legale ed è perfettamente normata il che non vuol dire che quella "legalità" sia auspicabile ovunque.

 

g) L'obiezione welfarista

Questa obiezione è una risposta a chi sostiene che la GPA implichi automaticamente uno sfruttamento di esseri umani (le donne che "prestano" l'utero). Essa dice che per evitare questo sfruttamento basterebbe che lo Stato, in altri termini la fiscalità generale, sostenesse economicamente sia chi presta l'utero sia chi vorrebbe accedere a questa pratica ma è impossibilitato a farlo per banale assenza di mezzi economici.

E' tra quelle più serie che ho letto. Ne parleremo meglio più sotto.

 

h) L'obiezione scientifico-progressista

Questa obiezione suona pressappoco così: «non c'è nulla di "anormale" o "contro natura" nella GPA. La scienza consente di sperimentare e migliorare la vita umana e pertanto impedire la GPA sarebbe impedire il progresso della scienza. Ma se si fa con la GPA allora di deve fare pure coi trapianti ché in natura non esistono e però, almeno potenzialmente, tutti ne fruiamo».

Anche questa è una ottima obiezione. Che si porta appresso un corollario. Non è la scienza che è "contro natura" ma l'uso politico od economico che si fa della scienza e del progresso che diventa "contro natura" (es. l'energia atomica che può essere usata per sterminare il genere umano o per accendere le luci di una città). Infatti è così.

E proprio per questo la Scienza e la Tecnologia fanno paura, perché non sai mai in che mani cadano e come e chi e per quali interessi regolamenti la Scienza e la Tecnologia.

Anche di questo parleremo meglio oltre.

 

i) L'obiezione sessista

Un'altra obiezione debole. E' quella secondo cui "non puoi parlare di GPA perché non hai l'utero e non sai quello che significa. Le donne sono le uniche titolate a parlarne". Quindi, secondo questo sciocco principio siccome io non sono un militare di professione non dovrei parlare di guerra oppure se avessi avuto l'età per votare ai tempi del referendum sull'aborto avrei dovuto astenermi perché dovevano votare solo le donne. Balordaggini incommentabili.

 

l) L'obiezione liberal-liberista

È una delle obiezioni più potenti dal punto di vista politico e mediatico vista la dominanza del pensiero unico che vuole tutto mercificabile e quindi pagabile. E assomiglia molto all'obiezione sessista ("l'utero è mio e decido io") quindi altrettanto demente. Secondo questa obiezione ciascuno è libero di fare quel che vuole a patto di non danneggiare gli altri. Per cui se uno si vende un rene, il midollo spinale, un braccio, il pene è libero di farlo perché io non ne sarei danneggiato anzi probabilmente ne sarei avvantaggiato se mi occorresse, ad esempio, un pene nuovo e magari più bello e più performante. Invece, sia nei paesi civili che in quelli incivili, esistono norme che limitano le libertà personali per svariati motivi (religiosi, morali, economici, culturali, ecc.).

Esempio: la cintura di sicurezza in automobile. È obbligatoria. Eppure il non metterla non limita la libertà di nessuno, aumenta solo le probabilità che io, se ho un incidente, mi sfracelli.

Obiezione non accolta.

 

 

2. Le obiezioni alle obiezioni

Liquidate, spero, le obiezioni più comuni alla contrarietà della GPA, passo a riepilogare i motivi per i quali io - e naturalmente molti altri più titolati di me (ma non parlo a nome loro, si capisce) - ho una posizione contraria alla pratica dell'utero in affitto.

 

a) La questione dello sfruttamento.

La prima, stranota, è quella dello sfruttamento di esseri umani da parte di altri esseri umani. Fino a che tale pratica non sarà gratuita o a prezzi accessibili anche all'ultimo dei sottoproletari degli slums di Nairobi è del tutto evidente che si tratta di sfruttamento da parte di una classe di ricchi individui nei confronti di altri individui che (per mille ragioni, tra cui quella di comprarsi eventualmente anche una TV da 154 pollici o allargare il tinello di casa) reclamano denaro in aggiunta a quello posseduto (che può anche essere pari a zero, come noto e in non pochi casi).

Nessun essere umano dona un rene, o il midollo osseo, per puro spirito altruistico e di amore verso il prossimo. Lo si fa per il sangue o per il plasma perché è una operazione indolore, rapida e senza conseguenze di alcun genere (anzi è pure benefico a volte).

Quando e se la GPA diventerà gratuita e accessibile questa obiezione cadrà (e prevarrà l'obiezione welfarista). Fino a quel momento no.

Un'alternativa allo Stato che provvede a eliminare gli ostacoli economici per la GPA, e lo dico senza sarcasmo, è che la scienza, prima o poi, consenta a tutti di superare il problema dell'infertilità attraverso sistemi di riproduzione umana artificiale. A partire dall'utero. Un utero artificiale, a prezzi accessibili e sotto la vigilanza di personale medico specializzato anch'esso a prezzi accessibili, eviterebbe il problema dello sfruttamento.

Fino a quel momento, di nuovo, no. Non lo eviterebbe.

 

b) La produzione in serie applicata alla GPA

La seconda ragione per la mia contrarietà alla GPA è che il meccanismo che gli sta dietro è un meccanismo di tipo capitalista. Finalizzato cioè a trarre profitto.

In questo caso a trarre profitto dalla speculazione su parti di corpo umano. Nessuna società di intermediazione tra committenti e riceventi, nessuna clinica privata, nessun psicologo, nessun avvocato, nessun donatore, in definitiva nessun attore coinvolto nella GPA agisce a titolo gratuito. Tutti pagano o vengono pagati. E chi viene pagato lo fa per profitto non per avere rimborsate le spese.

Il che significa, in automatico, che ogni singola azione è rivolta alla massimizzazione del profitto e quindi alla contrattazione. Operazioni queste che, benché legittime in un sistema capitalista, non hanno nulla di amorevole, di altruistico, di generoso. In più, siccome si tratta di transazioni economiche è del tutto plausibile che si crei, se non c'è già, un sistema di produzione industriale dove si reclutino donne disposte ad affittare l'utero e si contattino con opportune campagne di marketing individui che lo vogliono affittare secondo un prezziario legato alle caratteristiche dei soggetti coinvolti, alle loro aspettative, ai rischi dell'operazione, eccetera eccetera.

Una situazione del genere, cioè l'industrializzazione della generazione degli esseri umani e la loro oggettiva commercializzazione e contrattazione, può naturalmente essere accolta con favore da un liberista.

Da chi fa riferimento ad una storia che affonda le radici nelle battaglie contro la schiavitù e il commercio di esseri umani, no.

Non è difficile da capire.

 

c) La questione eugenetica

Infine la terza ragione per la quale sono contrario alla GPA. Quest'ultima è parte integrante del mondo della bioingegneria umana il quale mondo tende, direi in maniera naturale, all'eugenetica dal punto di vista generale (non individuale) cioè dal punto di vista degli interessi che vi sono coinvolti.

Le biotecnologie non hanno lo scopo di conservare l'esistente. Al contrario - e ovviamente aggiungo - hanno lo scopo di "migliorare" l'esistente e perfino di "creare" qualcosa di inesistente ma "utile".

Il significato di migliorare va inteso in due sensi: il primo è quello di eliminare (o ridurre o non riprodurre) "difetti" o "errori" della natura considerati, oggettivamente, limitanti. Il secondo è quello di amplificare elementi considerati positivi (o aggiungerne altri di nuovi) in modo che il prodotto finale sia un prodotto più desiderabile di quello originario per l' "uso" che ne deve essere fatto.

La logica, quindi, è la stessa che viene usata per qualunque bene di consumo inanimato (che sia un telefonino o un trattore) o, nel caso delle biotecnologie, per qualunque bene di consumo vivente (si tratti di un pollo d'allevamento o di una semente di mais). Se le cose stanno così, e stanno così, è assolutamente normale che una fecondazione assistita di tipo eterologo (tra le quali rientra la GPA) sia una procedura che tenda ANCHE ad assicurare che il nascituro sia al sicuro da malattie ereditarie, da malformazioni, ecc. Così come avviene per una gestazione "normale".

Ma è altrettanto lecito aspettarsi che vi possano essere scelte che superino queste legittime aspirazioni e tendano invece al miglioramento del prodotto per cui, visti gli incessanti progressi scientifici e tecnologici, a breve si possa o scegliere un DNA che dia al 90% sicurezza che si tratti di un nascituro alto, biondo e con gli occhi azzurri o anche una modifica del DNA che garantisca, oltre questi elementi, anche una maggiore resistenza alle intemperie, una massa muscolare superiore alla media, una vista più acuta e magari la fluorescenza per essere visti di notte ed evitare di essere investiti da un Tir.

La questione in sé non andrebbe considerata malamente. Anzi, è una legittima aspirazione quella di essere e, a maggior ragione, avere figli sani, intelligenti, belli, resistenti alle malattie ecc. Il problema al solito, per uno di sinistra che ha a cuore la questione dell'eguaglianza, è che - per come stanno le cose - questo tipo di eugenetica sarebbe garantita a chi ha più mezzi economici a disposizione e avrà accesso quindi a migliori aziende e servizi per raggiungere il suo scopo. Ciò vuol dire, in prospettiva, che si avranno assai probabilmente "superuomini" figli di una classe privilegiata e mezzi uomini figli di tutto il resto dell'umanità. Il che non è necessariamente un effetto desiderabile per tutti, credo.

 

3. In conclusione: rassegnarsi alla sconfitta

Purtroppo il mondo è una rete di diseguaglianze, economiche e tecnologiche, che nessun progresso scientifico ha mai messo in discussione seriamente. Anzi, come noto, la concentrazione di ricchezza e l'espansione della povertà e del sottosviluppo sono non solo una costante da secoli, ma anche la tendenza attuale. Il progresso scientifico e tecnologico va infatti di pari passo alla ricchezza.

I migliori ospedali, le migliori università (pubbliche e private), i migliori centri di ricerca e sperimentazione (pubblici e privati e soprattutto privati) sono tutti concentrati nei paesi più ricchi del pianeta.

Lecito è attendersi, quindi, che in questi paesi si moltiplichino gli sforzi per mantenere lo status quo e altrettanto lecito attendersi che la parte più benestante della popolazione del pianeta agisca (consciamente o inconsciamente) in maniera tale da mantenere posizioni di predominio. Lecito è quindi aspettarsi che alcuni paesi continuino a spacciare la GPA come nuova frontiera del progresso e del benessere collettivo (alla stessa maniera di come lo furono spacciati i Cococo e i Cocopro e il jobs act adesso) e che quindi, prima o poi (ma più prima che poi), tutti adottino legislazioni e regolamentazioni simili per la GPA.

Giusto, a questo punto, prepararsi alla sconfitta ma che almeno, i vincitori, non ci facciano passare per clerico-fascisti. Quello veramente è uccidere un uomo morto.

E questa è un'azione che mal si adatta a chi dice di essere amorevole, altruista e generoso.

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Comments

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michele.carducci
Saturday, 05 March 2016 10:41
Come giurista, mi permetto di integrare le analisi e le riflessioni offerte dal Suo articolo, con questi appunti, raccolti per seminari con gli studenti. Per come ho potuto riscostruire i dibattiti anche all'estero sul tema GPA (mi sono occupato di contenzioso e tutela di donne in tale situazione in America latina) sette mi pare siano gli argomenti cardine di discussione, convergenti, come argomenti non come condivisioni, da un lato e dall'altro: la questione della maternità surrogata è solo morale dunque da affidare alla sfera di coscienza di ciascuno; la questione “dipende” dai singoli casi; la questione è giuridica quindi da ricondurre alla tutela di nuovi diritti; la questione è economica quindi inesistente se si dimostra la gratuità dell’agire reciproco; la questione non si pone perché c’è parità di rapporti tra domanda e offerta di utero; la questione è/non è contro natura; la questione è un’altra, perché di mezzo c’è la nascita di un bambino. Tutti questi argomenti sono plausibili, ma anche pericolosi. Non c’è lo spazio per dare conto dettagliatamente di questa pericolosità. Per esemplificare, ricordo che tutti e sette questi argomenti sono stati utilizzati nel dibattito degli ultimi secoli intorno all’ammissibilità della schiavitù, della inferiorità della donna, della qualificazione degli indigeni come animali, dei figli meticci. Cosa c’entra questo parallelismo? È molto semplice: maternità surrogata, inferiorità della donna, schiavitù, lavoro animale degli indigeni, maternità meticcia si fondano tutti sul contratto tra esseri viventi capaci di umanità. Ora, il contratto, indipendentemente dalle sue forme giuridiche, è un dispositivo metodologico dei rapporti umani, con tre specifiche caratteristiche: è individualistico; è funzionale al mercato, ossia allo scambio di domanda e offerta, al di là della gratuità o meno delle prestazioni; si basa problematicamente sulla presupposizione finta della parità delle parti. Si tratta di una presupposizione finta, perché nella realtà essa è indimostrabile, giacché tutto il genere umano è naturalmente e socialmente diverso. Pertanto, il contratto tende fisiologicamente a occultare o neutralizzare la diversità naturale e sociale della soggettività umana e storicamente lo ha fatto in tre modi: trasformando alcuni soggetti in oggetti (donne, schiavi, indigeni, omosessuali); stabilendo gerarchie tra soggetti (rapporti tra uomo e donna, figli meticci); infine ignorando le dimensioni sociali della diversità dei soggetti (ossia le diseguaglianze e le loro cause). Questa logica ha reso il contratto uno strumento a forte potenzialità disumanizzante e neutralità morale. Il costituzionalismo ha rappresentato, tra le altre cose, il processo storico di umanizzazione del contratto. Il primo manifesto di questo passaggio è nell’art. 4 della Dichiarazione universale del 1789 (assente nel costituzionalismo USA, dove tutto è accessibile al contratto) e nella esperienza della Costituzione di Haiti del 1805, repressa nel sangue da schiavisti e machisti europei e americani. Perché è importante ricordare tutto questo? Le ragioni sono due. 1) L’art. 4, tra alterne vicende, ha inaugurato la questione dei diritti di libertà in termini di giustizia sociale ovvero di risposta condivisa alla domanda «quando un diritto fondamentale è socialmente – non solo individualisticamente – giusto?» 2) La globalizzazione neoliberale di oggi ha ripristinato il primato del contratto nelle sue eziologie pre-costituzionali (si parla di nuovo medioevo), quindi con il suo carico di finzioni e di potenzialità disumanizzanti, attraverso il camuffamento della questione sociale dei diritti di libertà in termini di liberalizzazione sociale dei desideri di ciascuno attraverso lo scambio. La globalizzazione, pertanto, segna un regresso nella pratica dei diritti fondamentali socialmente “giusti”. Un diritto fondamentale socialmente “giusto” è quello il cui contenuto non risiede in una rivendicazione esclusiva propria, ma nella rimozione di ostacoli sociali e materiali di disuguaglianza tra le parti. Tale acquisizione, che vede nell’art. 3, secondo comma, della Costituzione italiana la sua codificazione più coraggiosa, è servita anche a non confondere i diritti con i desideri, per esempio riconoscendo il diritto alla salute come “interesse della collettività” e non come pretesa solo individuale. La globalizzazione, invece, universalizza i desideri (ognuno può desiderare tutto) e ne offre la realizzazione attraverso lo scambio nel mercato, illudendo che l’accesso ai desideri ci equipari materialmente e socialmente come umani. Ma i desideri sono proiezioni intellettuali, non materialità sociali. Del resto, anche la sottomissione della donna, dello schiavo, dell’indigeno, del meticcio fu argomentata in termini di “desiderio” giustificativo del contratto (rinvio a innumerevoli studi in tema), per occultare materialità sociali ingiuste.
Al di là delle buone intenzioni, la rivendicazione esclusiva propria di un desiderio, attraverso la neutralità del contratto di maternità surrogata su una donna, rappresenta un epifenomeno di questa antropologia giuridica neoliberale, maschilista e neopatriarcale (è la donna che, graziosamente o a pagamento, contratta), neocoloniale (perché marca la disponibilità di un corpo altrui in nome del desiderio proprio), intrisa di finzioni (da quella della gratuità dello scambio a quella della parità di domanda e offerta). Forse aveva ragione Claude Lévi-Strauss: il pensiero selvaggio – nelle mentite spoglie della “battaglia per nuovi diritti civili” – è in questa "ecologia politica" contrattata, al di là della giustizia sociale. Parldo di "ecologia politica", perché questo neoliberismo dei desideri è l'altra faccia del neoliberismo della natura (non a caso fondato anch'esso sul contratto). Come si possa predicare e praticare il GPA e contemporaneamente discutere per la tutela di "beni comuni", di "comune", di rispetto del limite di fronte al suicidio della specie umana quale entità vivente del pianeta, ho proprio difficoltà a comprendere. Cordiali saluti. MC
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