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sinistra

Pianificabilità, pianificazione, piano

di Ivan Mikhajlovič Syroežin

fig511Introduzione di Paolo Selmi

Cari compagni,

eccoci finalmente al primo capitolo tradotto. Un capitolo “senza formule matematiche”, ma che mi ha dato lo stesso abbastanza filo da torcere rivelandosi, al tempo stesso, altamente stimolante. Syroežin si è dimostrato sin da subito un ottimo capo-cordata, capendo che il nostro passo mai potrà essere il suo ma, al tempo stesso, assumendosi nel concreto di ogni sua parola il compito di portarci fino alla vetta. Il contrappunto continuo del “curatore”, al contrario, si è dimostrato altamente fastidioso, nella sua preoccupazione di adattarne o criticarne posizioni in linea alla vulgata gorbacioviana in essere al momento della pubblicazione postuma di questo lavoro. Per questo me ne sono liberato quasi subito, lasciandolo alla prima fontanella a crogiolarsi in quelli che, di lì a poco, sarebbero stati i primi milioni di dollari intascati da lui e dai suoi amici oligarchi.

Syroežin, tuttavia, scrive per i suoi connazionali, ovvero attacca la salita in medias res. Noi abbiamo bisogno di un minimo di riscaldamento. Prendiamo quindi la nostra macchina del tempo e fermiamo le lancette alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. Il Paese dei Soviet si configurava ancora come un’economia a proprietà sociale dei mezzi di produzione, dove lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo era abolito in quanto tutto il plusvalore prodotto attraverso una catena gerarchica di organizzazione della produzione diveniva ricchezza sociale, e dove la produzione era rigorosamente pianificata e non “lasciata all’anarchia del mercato”, come dicevano loro. Il capitolo IX del manuale sovietico di economia politica da me tradotto, è in grado di offrire un panorama più completo per chi volesse approfondire, e ad esso rimando1 .

Vorrei recuperare espressamente, da quel lavoro, soltanto il seguente organigramma, che elaborai a suo tempo da un’altra monografia di cui ero entrato in possesso2 . Anche se col tempo esso modificò la propria struttura (per esempio, gli organismi locali del Sovnarchoz, ovvero i consigli dell’economia nazionale, furono attivi solo negli anni sotto indicati), esso mostra il sistema di relazioni che collegavano i vari livelli, dal locale al nazionale, dell’economia sovietica e rendevano quindi possibile nonché efficace il funzionamento dell’economia di piano:

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Legenda:

___      organismi facenti capo al consiglio economico statale
===     organismi facenti capo alla commissione statale per la pianificazione (gosplan)
___       organismi facenti capo all’amministrazione centrale approvvigionamento e vendita
− ∙∙ −    organismi facenti capo all’amministrazione scambi fra repubbliche
− −      organismi facenti capo all’ufficio centrale di statistica
∙ ∙ ∙      organismi facenti capo al ministero delle finanze
− ∙ −    organismi facenti capo alla direzione della banca di stato (gosbank)

Già così è un groviglio non male, immaginiamo poi che quello rappresentato è soltanto uno spaccato “verticale”: Ciascuna unità andrebbe moltiplicata, a ogni livello, per la sua quantità effettiva, e collegata con le altre attraverso linee che ne rappresentino le interazioni “orizzontali”. Giusto per avere un’idea, tali linee al 1 gennaio 1987 collegavano, per la parte produttiva, oltre 514 mila fra aziende, organizzazioni e istituti, coordinando il lavoro di quasi 131 milioni di occupati3 :

SETTORE PRODUTTIVO

aziende, organizzazioni, istituti,
al 01/01/1987 (migliaia)

N° di occupati
(milioni)

TOTALE

514,3

130,9

energetico

16,8

7,1

metallurgico

3,8

4

metalmeccanico

6,6

7,3

chimico

6,4

4,9

agricolo colcosiano

26,8

12,4

agricolo non colcosiano

139,5

29,2

edilizio

20,7

6,1

trasporti

17,1

6,7

sociale e restanti settori

276,6

53,2

Per la parte di consumo, il discorso si era fatto nel tempo sempre più articolato, dato il costante aumento dei punti di distribuzione e ristorazione, come mostra questa tabella:

1940

1960

1970

1980

1985

1986

volume scambi del commercio statale, cooperativo
(inclusa la ristorazione e le mense) e colcosiano
(miliardi di rubli)

20,9

82,3

159,4

278

333

340,8

numero aziende di commercio al dettaglio (migliaia)

407,2

567,3

682

695,2

709,9

716,3

numero aziende di ristorazione (migliaia)

87,6

147,2

237,2

302,8

331,5

338,8

A “tracciare queste linee”, orizzontali e verticali, e a verificarne la tenuta e l’efficacia, nello stesso periodo, si collocava il lavoro fondamentale di 2 milioni e 366 mila persone, impiegate nella gestione economica statale e cooperativa4 . Con questa visione invero approssimativa, l’intero sistema gestionale della res aeconomica in URSS comincia ad apparirci in tutta la sua complessità. L’economia di piano, lo ripetiamo a scanso di equivoci, è molto più complessa di quella forma meno evoluta di economia data dal modo di produzione capitalistico, sia nella versione nostrana, che in quell’aprire le gabbie col manganello in mano d’oltremuraglia fatto passare come “socialismo di mercato”. E ora che abbiamo di fronte i primi tornanti cominciamo ad accorgercene. Tuttavia, il secolo breve ce lo ha ampiamente dimostrato e quello attuale ne costituisce la plastica rappresentazione, terze vie non ce ne sono: tertium non datur. Possiamo raccontarcela come vogliamo, possiamo recitare ad alta voce e all’infinito lo stesso mantra sul socialismo di mercato come fase NEP un po’ naif e “incompresa” da ignoranti e malfidenti, facendo da altoparlante a proclami roboanti dei nuovi padroni (a proposito, se qualcuno ha in casa una lavatrice Candy, sappia che da oggi parla anche lei cinese… anzi, compagni, siate felici perché avete “un pezzo di socialismo” in casa!), con due belle (e spesse) fette di salame sugli occhi e tanto pelo sullo stomaco, ma non potremo mai cancellare quella voce che grida giustizia e che ci pone davanti all’unico motivo, hic et nunc, (che non significa affatto, come vedremo fra qualche capoverso soltanto, “tutto e subito”!) per cui vale la pena fare quello che stiamo facendo, motivo che è - allo stesso tempo – il nostro obbiettivo finale: la trasformazione di risorse e conoscenze in bisogni sociali pienamente soddisfatti (преобразование ресурсов и знаний в удовлетворенные общественные потребности). È lo stesso Syroežin che ci richiama, in apertura di lavoro, a quella che definisce la funzione principale di un’economia socialistica, di un modo socialistico di produzione, sottolineando che è questo il vero punto di forza rispetto al modo capitalistico di produzione, aggiungo, a prescindere da chi lo diriga. Niente politica dei doppi tempi, niente ingrasso di qualche capitalista per avere briciole per il Tibet, niente monopolio sull’estrazione dei metalli rari per elemosine all’Africa, niente flat tax per incentivare riprese economiche e finanziare presunti “redditi di cittadinanza” e altre odierne versioni di San Vincenzo, e tenere tutto com’è e tutti nella fame e nella guerra fra poveri:

- Se la proprietà dei mezzi di produzione e il patrimonio del sapere sono entrambi sociali,

- è possibile coordinare l’intero complesso dei mezzi di produzione, della ricerca scientifica e tecnologica, dell’innovazione, dell’istruzione e della cultura, in modo pianificato

- al fine di risolvere immediatamente ed efficacemente problemi sorti con l’emergere di un dato bisogno sociale. Pertanto, nota sempre Syroežin (il grassetto come vedrete è suo),

la sua superiorità rispetto al modo capitalistico di produzione, risiede proprio nel complesso di tutti i processi di trasformazione di risorse, di cui la collettività gode, e di conoscenze, vero e proprio patrimonio sociale, in bisogni sociali soddisfatti.

Apriamo quindi lo zaino e cominciamo a familiarizzare con i nostri strumenti di lavoro, almeno nell’equipaggiamento scelto da Syroežin, in questo primo capitolo che – come potrete vedere dalla traduzione integrale che segue - è decisamente programmatico e teso a delimitare scopi, funzioni e campo di esistenza. Quanto appena premesso sul modo di produzione sovietico, insieme ai rimandi bibliografici, è già più che sufficiente per collocare anche noi in medias res. Aggiungo un dato importante:

Il complesso economico è concepito da Syroežin come un insieme contenente diversi sistemi (nel diagramma sottostante resi con le lettere A, B, C, …), i quali a loro volta si compongono di diverse unità, o elementi (lett. звено, anello). Gli amministratori decidono quante e quali interazioni (связы) fra le varie unità attivare al fine di raggiungere lo scopo prefissato nella maniera più efficiente possibile. Il diagramma che segue mostra le relazioni possibili fra una singola unità e quelle a lui circostanti dentro e fuori dal suo sistema di appartenenza. Syroežin differenzia fra interazioni in entrata provenienti da fuori dal sistema (входа o input), in uscita sempre fuori dal sistema (выхода o output) e interne (внутренные) al sistema:

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Queste interazioni, l’intera architettura costituita dalla geografia delle loro attivazioni o disattivazioni lungo tutte le unità di tutti i sistemi componenti il complesso economico, così come il loro coordinamento generale, hanno un altro vantaggio rispetto all’ordinamento capitalistico: sono tutte finalizzate verso il medesimo scopo. A tale proposito, Syroežin recupera un classico della cosiddetta “teoria dei sistemi”: On purposeful systems di Ackoff ed Emery, pubblicato negli USA nel 1972 e già tradotto in russo nel 1974 (vedasi nota al testo tradotto per l’intera notazione bibliografica). Oggi fuori moda, perlomeno da noi, questo testo è estremamente interessante dal punto di vista del nostro discorso.

I due studiosi americani differenziano fra sistemi finalistici a breve termine (sistemi “a compiti”, goal-seeking systems) e a lungo termine (sistemi “a obbiettivi” purposeful systems). Per fare ciò, differenziano fra “compito” (goal), “obbiettivo” (objective) e “ideale” (ideal). Vale la pena riportare il brano nella sua interezza (traduzione mia):

Ricordiamo che il compito di un sistema in una situazione data è stato definito come risultato da ottenere nel breve termine. Obbiettivo, è stato definito come risultato da ottenere in un termine più lungo.

Un sistema “a obbiettivi” è un sistema più evoluto del sistema “a compiti”, in quanto, per l’appunto, può perseguire obbiettivi. Il sistema “a compiti” limita il proprio processo decisionale allo svolgimento dei compiti assegnati; il sistema “a obbiettivi” si dota di criteri, fini, che non necessariamente possono coincidere con i risultati di breve termine. Se, per caso, il compito di breve termine non va a buon fine, il sistema “a obbiettivi” lo può modificare per raggiungere l’obbiettivo finale. Se osserviamo questo sacrificare risultati immediati per il raggiungimento di un obbiettivo finale, possiamo esser sicuri che stiamo parlando di un sistema “a obbiettivi”.

Tuttavia, esiste un sistema superiore a questi considerati: è il sistema “a ideale” (ideal-seeking system). Non solo esso è in grado di sacrificare risultati di breve termine, o compiti, ma anche obbiettivi di medio termine pur di perseguire l’ideale, mantenendo sempre dritta la barra del timone, ovvero progredendo verso lo stesso.

L’ideale sta agli obbiettivi come l’obbiettivo sta ai compiti. È un obbiettivo che non potrà essere mai raggiunto, ma a cui ci si approssima, progredendo continuamente verso lo stesso. E non è detto che ciò che non è raggiungibile oggi, non lo sia anche domani5 .

Ebbene, Syroežin parte da un ragionamento del tutto estraneo alla tradizione sovietica, per affermare che il modo di produzione che si prefigge, non solo nella teoria, nei dettami costituzionali, ma nei fatti, il raggiungimento di un ideale (поиск идеала), di quell’ideale che una volta si cantava a ogni ritornello dell’Internazionale, è proprio quello socialistico. Possiamo, d’accordo con lui, affermare che ciò corrispose a verità storica, pur con tutti i limiti che quella storia ebbe: una storia da allora interrotta.

Vi è, inoltre, un altro autore occidentale che Syroežin cita acutamente per rilevare un altro punto di forza di un modello sicuramente più complesso, ma più stabile rispetto a quello capitalistico di produzione. Questo studioso risponde al nome di Oskar Morgenstern e il lavoro che suscita l’attenzione dell’economista sovietico è quello sulla comprimibilità delle organizzazioni e dei sistemi economici (The Compressibility of Organizations and Economic Systems).

Morgenstern si pone il problema di “comprimere senza compromettere” una struttura economica, per applicazioni fra le più “nobili”, ovviamente: tagli di personale o di comparti industriali, economia di guerra, altri motivi militari. A tale proposito egli individua in ogni sistema economico un nucleo (kernel) e degli strati superiori (layers): il primo non si può toccare, gli altri in una certa misura si, e il sistema resta in piedi. Sistema che egli individua con “legami a catena” (chain connectivity) o “a stella” (star connectivity), come nell’immagine che segue, tratta proprio dal saggio in questione. Nel primo caso L2 dipende da L1, quindi colpendo il secondo si compromette anche il primo. Nel secondo caso, il sistema tende a reggere di più, non essendo gli strati legati fra loro da rapporti di dipendenza6 :

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In entrambi i casi, tuttavia, individuato X, e colpitolo, la partita finisce. Morgenstern nel prosieguo del suo lavoro ipotizza la presenza di diversi X a tutela della stabilità di sistema. Ciò che il buon Oskar non può prevedere è che possa esistere un sistema dove X sia mobile, fluttui liberamente all’interno del sistema. Ebbene, secondo Syroežin, l’economia socializzata è sicuramente dotata di questo nucleo «fluttuante», entro il quale entrano ed escono gruppi di componenti diversi a seconda dei bisogni sociali su cui il sistema economico sta lavorando in quel momento. E questo non è solo un elemento di vantaggio, ma condicio sine qua non l’economia sovietica non possa neppure funzionare. Una rappresentazione plastica, concreta, di tale flessibilità, fu il trasferimento di intere linee di produzione e stabilimenti dalla parte europea a quella asiatica durante la II Guerra Mondiale. Questa fu la parte visibile, ma rappresenta solo la punta di un iceberg dato dalla possibilità, unica nel suo genere, di disporre contemporaneamente di tutti i tasti della tastiera: diviene possibile riportare lo stesso motivo un’ottava in alto o in basso, lavorare di contrappunto, eseguire tutte le variazioni sul tema possibili e immaginabili. In effetti, i demolitori dell’URSS ci misero più di un lustro per metterla in ginocchio, proprio per la resilienza, per la capacità di adattamento, che i fondamentali dell’economia socializzata e pianificata sovietica mantennero quasi fino all’ultimo.

Questo discorso prelude quelle che Syroežin definisce i quattro tratti fondamentali del modo socialistico di fare economia. Sono, non è un caso, quattro elementi di tipo prettamente organizzativo:

  1. Ogni attività è finalizzata a uno scopo prefissato (целенаправленность); nulla avviene “per caso”, unità produttive e quadri dirigenti, tutti operano in maniera consapevole per il raggiungimento del fine prefissato;

  2. L’organizzazione interna estremamente fluida permette, come abbiamo appena notato, un baricentro mobile lungo i diversi elementi del sistema, ottimizzando tutti i rapporti in entrata e uscita;

  3. Si tratta, quindi, di un’economia in grado di mutare la propria struttura interna, non solo nelle proporzioni, ma nell’architettura stessa delle componenti, vecchie e nuove, in risposta ai mutamenti esterni;

  4. I flussi operativi e di informazioni sono rigorosamente coordinati, uniformati, sincronizzati fra loro. Solo un’azione collettiva informata, consapevole e coordinata è in grado di produrre risultati efficaci, ovvero rispondenti alle aspettative.

Successivamente, Syroežin introduce ad alcuni concetti chiave per comprendere e interpretare questo particolare modo di produzione:

- la complessità (сложность) è il primo di questi concetti: essa esprime il grado di differenziazione, di composizione e di ripartizione delle proprietà che attengono ai vari elementi di un sistema. Ogni nuova interazione fra di essi crea nuove combinazioni che risultano in un nuovo grado di complessità.

- l’organizzabilità (организованность) è il secondo concetto chiave ed è direttamente correlato al primo. Infatti, esso si può definire come la capacità di rispondere agli aumenti di complessità semplificando, cambiando l’architettura delle interazioni, variandole o individuandone di nuove, fra i vari elementi del sistema e fra tali elementi e l’ambiente circostante.

È interessante notare come Syroežin insista non poco sulla correlazione fra complessità e organizzabilità: “l’economia sociale vive e cresce nell’unità dialettica di queste due proprietà sistemiche”, afferma sottolineando come alle variazioni della prima, corrisponde una reazione della seconda la quale, mutando, provoca nuove variazioni della prima, e via discorrendo.

La definizione ed esplicitazione di questi due concetti chiave serve anche a Syroežin per articolare la propria costruzione interpretativa, dove gli stessi costituiscono i mattoni per definire alcuni importanti comportamenti economici.

Per esempio, la gestione economica (управление) è la facoltà di “variare l’organizzabilità”, è un processo intrinseco all’economia che può essere efficace, e quindi aumentare l’organizzabilità (e diminuire la complessità) o, viceversa, inefficace e produrre l’effetto opposto.

- la governabilità (управляемость), ovvero la cifra, la misura della bontà della gestione economica, è il terzo concetto chiave (nel testo originale enunciato per secondo, ma qui restituito alla sua logica derivazione): essa esprime il rapporto fra tutte le interazioni possibili di fronte all’amministratore e quelle che effettivamente intraprende per il raggiungimento di un dato obbiettivo. Meno interazioni attiverà, più la scelta sarà efficace e più il sistema sarà governabile.

L’enunciazione di Syroežin diventa “tridimensionale”, assume significati e connotati storici. A me piace renderla plasticamente con un movimento circolare che non ricalca mai sé stesso, ma “stacca” nel tempo, tendendo a divenire sempre più complesso e ad allargarsi sempre di più: una spirale conica, per esempio. La complessità aumenta (forza centrifuga) ma la organizzabilità le impedisce di “uscire dall’orbita” (forza centripeta), impedisce al sistema di saltare. La soluzione individuata, tuttavia, genera altre complessità e da qui un ulteriore aumento del raggio nel giro successivo.

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La governabilità, modificando i diversi gradi di organizzabilità, ovvero incidendo fortemente sul contenimento della complessità (semplificazione), diviene quindi la facoltà di cambiare questo grafico, di ridurre la complessità entro un raggio più o meno ampio del cerchio precedente, così come di imprimere accelerazioni alla spirale, ampliando la distanza fra un cerchio e l’altro. Uno sviluppo di tipo intensivo, in questa rappresentazione, vedrà un “cono molto più stretto e alto”, potenzialmente anche in grado di azzerare la crescita di complessità (cilindro) o diminuirla progressivamente (cono a testa in su), aumentando in tutto questo il ritmo delle rotazioni; uno sviluppo di tipo estensivo, al contrario, vedrà un cono molto più basso e allargato, fino al pericolo di perdersi nella complessità, entro una crescita verticale, uno stacco, sempre più insignificante, lungo spire sempre più ampie e lente.

È quanto Syroežin afferma quando definisce, in maniera molto più sintetica, queste due idee:

1. “Un’economia si sviluppa in maniera estensiva, allorché la sua complessità cresce più velocemente della governabilità dell’economia e, quest’ultima più velocemente dell’organizzabilità. Con uno sviluppo economico di tipo estensivo, assistiamo al progressivo, sistematico, accumulo di interazioni potenziali in eccesso dal momento che, ampliando la scala dei prodotti e dei servizi comuni in circolo, aumentano anche le interazioni potenziali che restano inutilizzate”.

2. “Al contrario, un’economia si sviluppa in maniera intensiva, allorché la governabilità cresce più velocemente di tutte le altre proprietà coinvolte e diminuisce sistematicamente sempre più la percentuale di interazioni potenziali, che sarebbero adatte a quella fase di sviluppo economico, ma che sono ancora sconosciute all’amministratore economico.”

La partita, quindi è SEMPRE, sempre, tutt’altro che chiusa: il binomio dialettico di complessità e organizzabilità ricalca, in qualche misura, la coppia marxiana di possibilità e realtà. Una breve suggestione, dalle parole di Robert Havemann, con cui vi congedo, augurandovi una buona lettura di questo primo capitolo e aspettando i vostri commenti, suggerimenti, approfondimenti:

Il possibile è una componente indissolubile della realtà proprio come tutto ciò che di volta in volta si attua. Sulla base della dialettica, possibilità e realtà formano un'unità contraddittoria. Esse possono essere separate solo concettualmente, ma in realtà sono indissolubilmente legate fra loro. Il reale si accende continuamente nel possibile, e nuove possibilità scaturiscono continuamente dalla realtà in sviluppo. Il reale nel senso più ampio, tutto l'essere del nostro mondo, è in pari tempo possibilità e realtà7 .

* * * *

Pianificabilità, pianificazione, piano

di Ivan Mikhajlovič Syroežin

I parte - Pianificabilità

Capitolo 1 - Concetti di base

 

1.1. Introduzione agli studi di pianificabilità applicando la teoria dei sistemi

La socializzazione dell’economia, la proprietà sociale dei mezzi di produzione furono i primordi alla base di quegli istituti che la storia dell’uomo non conosceva fino all’avvento della fase storica del socialismo. Per la prima volta sorsero collettivi di persone, il cui ruolo sociale era studiare i meccanismi di attuazione delle norme oggettive di funzionamento dell’economia e impiegarli per regolarne lo sviluppo. Le costanti (закономерность) individuate li indirizzarono a rapporti sostanziali, stabili e oggettivi, relazioni di causa-effetto che significarono lo spartiacque per tutto un insieme di processi reali in rapido cambiamento.

La coscienza sociale (ricerca scientifica) da sempre individua, percepisce e riflette (modella) questo spartiacque, sia pur in maniera unilaterale e incompleta. Lo stesso suo riflettere è, infatti, in continui mutamento, armonizzazione, perfezionamento, così come possono mutare – esattamente allo stesso modo – anche le costanti individuate per approssimazione di questa o quella norma oggettiva (объективный закон)8 .

La chiave per la definizione di costanti che si approssimino sempre più a una pianificabilità della società socialistica, consiste nell’individuazione e messa a fuoco, sempre più precisa, di tutti gli annessi e connessi all’origine o derivati dalla socializzazione stessa dell’economia. La progressiva riduzione del fattore soggettivo nel socialismo è dovuto, infatti, alla socializzazione dei mezzi di produzione e alla comparsa contestuale di organismi specifici, con il compito di sviluppare e impiegare una teoria autenticamente scientifica di sviluppo sociale.

In sostanza, è il processo decisionale, sia in fase di scrittura, sia in fase esecutiva, a determinare il corso pianificato dell’economia socialistica. La coscienza sociale (общественное сознание) opera sul processo decisionale in quanto «risultante» (равнодействующая) dei diversi interessi che la compongono. La necessità di considerare i diversi interessi nella costruzione del meccanismo economico non di rado la ritroviamo nelle risoluzioni del Partito e del governo. L’assenza di ciò danneggia non poco l’operatività dei meccanismi di gestione e pianificazione, creando il pericolo di contraddizioni fra economia e società, allorché «parte l’ordine» da parte di quest’ultima su tutta una serie di bisogni di beni e servizi che, solo in parte, riescono a essere soddisfatti.

Si rende quindi necessario un meccanismo di correlazione fra i vari interessi in economia, di di valutazione e regolamentazione reciproca fra tutti loro, di modo che la risultante coincida il più possibile con l’insieme dei bisogni sociali. In tale meccanismo di autoregolamentazione economica rientra, in qualità di elemento costitutivo, anche la pianificazione centralizzata dall’alto (директивное централизованное планирование)9 .

L’attività economica, sia come produzione, che come gestione pianificata, è condotta da un insieme di unità distinte. La struttura gerarchica dell’economia è confermata anche dal punto di vista del diritto. Ogni unità della struttura è un’organizzazione economica distinta, che dispone di parte delle risorse complessive del sistema. Normalmente, ogni unità (звено lett. “anello”) gode di risorse e competenze tecniche specifiche, è normale quindi che le sue valutazioni a livello di interazioni (связь lett. “legame”, “collegamento”, “contatto”) con le altre unità della catena differiscano da quelle effettuate dalle unità direttamente interessate. Per questo è necessario che tali valutazioni siano già armonizzate prima di partire col lavoro di pianificazione.

A fondamento di tale armonizzazione vi è un’oggettiva condivisione di strumenti operativi, di cui dispongono tutti gli anelli della catena di comune accordo. Fra tali strumenti annoveriamo l’osservazione condivisa degli eventi in corso, così come l’elaborazione di decisioni altrettanto condivisa, grazie al continuo scambio di dati a ogni livello delle unità osservate, decisioni intraprese, risultati conseguiti. Tuttavia, non basta parlare lo stesso linguaggio per avere condivisione: occorre anche rispettare quelle stesse «regole del gioco» (правила игры) che rendono possibile la pianificazione, regole il cui carattere oggettivo è assunto e accettato in quanto presupposto comune a tutti.

Un sistema socialistico sviluppato è più complesso di quello capitalistico. Dal punto di vista qualitativo, assume infatti connotati sistemici decisamente nuovi. Ciò porta la scienza economica a compiere un ulteriore passo in avanti, ampliando le proprie basi metodologiche, in particolare quelle di analisi sistemica.

Esiste, infatti, un’enorme differenza qualitativa fra i processi gestionali di sistemi viventi e tecnologici, da un lato, e socioeconomici dall’altro10 . A questi ultimi possiamo pienamente applicare la categoria di sistema economico. Persino la cibernetica, tecnica al servizio dell’economia, nel momento in cui diviene suo strumento non può prescindere dalle norme di sviluppo e funzionamento economici, ovvero dal sistema colto nella sua interezza.

Nel modo di produzione socialistico, lo sviluppo di ogni singolo oggetto economico è condizionato e limitato dall’esterno. Certamente, la finalizzazione, il lavoro per obbiettivi (целенаправленность) che lo anima non può che partire sostanzialmente dall’interno, in quanto collegata all’agire economico delle forze creative di tale singola unità economica. Tuttavia, passando dal particolare al generale, lo sviluppo di ciascuna unità è mediato, in quanto parte di un meccanismo complesso, dall’intero meccanismo di direzione socializzata, che si basa sulla conoscenza delle proprietà oggettive dei fenomeni economici e delle relazioni fra di essi, nonché sulla conoscenza dei processi naturali e sociali. La traiettoria del movimento di qualsiasi oggetto economico, è così disegnata entro quei limiti dati dalle condizioni oggettive, da un lato, e dall’insieme dei movimenti intenzionali, orientati a uno scopo, degli altri oggetti economici, dall’altro.

Notiamo come la differenza di risorse, di cui dispongono i vari elementi dell’economia, così come la loro mancata unità di intenti, giochino un ruolo non meno importante nella formazione delle dinamiche di sistema nel suo complesso e nei suoi rapporti con l’ambiente, di quanto lo possano fare le dinamiche adattative sul suo andamento. Russel Ackoff e Fred Emery11 descrivono alcuni tipi di sistemi e individuano come superiore quello a «raggiungimento dell’ideale» (поиск идеала, ideal-seeking). Il sistema economico socialistico è il più prossimo a questo grado di finalizzazione a uno scopo.

 

1.2 La funzione dell’economia socializzata

La funzione (функция) di un sistema economico ricopre all’interno dello stesso un ruolo formativo, limitando lo spazio di scelta, la quantità di risultati, il numero di interazioni, eccetera. La funzione è segno distintivo del sistema stesso, indica gli obbiettivi da raggiungere, senza occuparsi del come.

La trasformazione di risorse e conoscenze in bisogni sociali pienamente soddisfatti può ritenersi la definizione comune della funzione economica nel socialismo.

Infatti, è nelle condizioni di un socialismo sviluppato che la funzione economica, per la prima volta nella Storia, realizza sé stessa in una forma immediatamente sociale, senza alcuna distorsione data dai rapporti sociali tipici della proprietà privata. In tutte le formazioni sociali presocialistiche, la principale forza propulsiva delle attività produttive si realizzava attraverso l’appropriazione privata, la cui forma specifica era data dalla legge economica fondamentale12 di quel modo di produzione, in una distinzione di classe della proprietà degli stessi mezzi di produzione; non potevano, pertanto, i bisogni immediati della società nel suo complesso ricoprire il ruolo di forza propulsiva. Con la transizione al socialismo abbiamo invece la socializzazione delle risorse economiche e, in virtù di questo nuovo ambito, normato da una legge economica fondamentale completamente diversa dalla precedente, le forze produttive si muovono libere dalle restrizioni della proprietà privata, andando a intercettare direttamente quei bisogni sociali cui debbono dare risposta.

Nei modi di produzione presocialistici, la redistribuzione della ricchezza sociale13 era ad appannaggio del movimento antagonista, che si opponeva al corso generale dell’economia dettato dalla legge fondamentale del capitalismo, in quanto componente fondamentale della lotta di classe. Il soddisfacimento dei bisogni della maggior parte dei produttori, era regolato tramite questa lotta: pertanto, la lotta di classe rappresentava un limite esterno al funzionamento del meccanismo capitalistico di produzione e riproduzione della ricchezza sociale, nella misura in cui quest’ultima si andava a scontrare con i criteri organizzativi (leggansi i compromessi Capitale-Lavoro, N.d.T.) che il sistema si era dato. Anche per questo l’ambito di ricerca della scienza economica nel capitalismo era molto più ristretto.

Con lo sviluppo delle basi tecnico-materiali del modo di produzione socialistico, nonché con la creazione e il rafforzamento di forme economiche tipicamente socialistiche, è naturale che cresca sempre più l’interesse economico per la società in tutto il suo complesso. In ultima analisi, la maggiore efficacia dell’economia socialistica, la sua superiorità rispetto al modo capitalistico di produzione, risiede proprio nel complesso di tutti i processi di trasformazione di risorse, di cui la collettività gode, e di conoscenze, vero e proprio patrimonio sociale, in bisogni sociali soddisfatti. Questo complesso dà forma al sistema economico socialistico il quale, colto nella sua interezza, diviene oggetto della scienza economica: un oggetto che si amplia sempre di più, dal momento che considera economiche e include progressivamente anche tutte quelle attività che il processo di riproduzione della ricchezza sociale avrebbe fino a poco prima reputato «improduttive». Persino il criterio di produttività del lavoro acquista nuovi contenuti.

Nel capitalismo la riproduzione della ricchezza sociale, limitata alla forma specifica di riproduzione di massa di plusvalore era (ed è nel capitalismo contemporaneo) il criterio fondamentale di funzionamento economico. Nel socialismo la riproduzione della ricchezza sociale è condizione necessaria di sviluppo sociale ma smette di esserne criterio discriminante. Nel socialismo il criterio di sviluppo sociale è immediatamente correlato ai bisogni sociali. La funzione del sistema economico socialista è così concretizzata in una struttura, elaborata e realizzata consapevolmente dall’esterno, di flussi di beni e servizi che ininterrottamente prendono forma, così come negli indici di misurazione stabiliti per osservarne i mutamenti.

 

1.3 I tratti fondamentali dell’economia socializzata

Il primo tratto fondamentale dell’economia socializzata è il suo essere finalizzato, lavorare consapevolmente a uno scopo (целенаправленность).

Tale connotato, di solito, in sistemi grandi e complessi è proprio soltanto di alcuni elementi strutturali, non a tutti. A differenza dei sistemi artificiali o viventi, l’essere finalizzato è, in un sistema a economia socializzata, tratto distintivo di ciascun elemento.

Il secondo, importante, tratto fondamentale dell’economia socializzata ha a che fare con l’ampio spettro delle condizioni esterne a cui si deve adattare. L’ambiente degli organismi viventi, così come quello delle macchine automatiche complesse, è stabile a livello di proprietà distintive di ciascuno. A mutare, peraltro in ambiti limitati, sono solo i parametri di tali proprietà. Al contrario, l’economia in quanto sistema, e in particolare il sistema economico socialistico, si dota di una struttura interna secondo quel preciso senso che ne connota la propria ragione d’essere (la missione, nel nostro caso, di servire la società), in condizioni esterne che mutano continuamente, che si evolvono rapidamente e che restano del tutto instabili, sia a livello di parametri entro cui operano, sia a livello di proprietà.

Oskar Morgenstern, economista specializzato in modelli economico-matematici, è famoso per la sua teoria sulla «comprimibilità» (compressibility) dei sistemi economici14 . In pratica, in ogni sistema economico egli individua due categorie di componenti. La prima forma il «nucleo» (kernel), ovvero il nocciolo duro dei componenti strutturali che costituiscono il cuore del sistema. La seconda invece forma i suoi strati esteriori (layers), la cui rimozione non compromette in maniera irreparabile il funzionamento del sistema15 . Se il nucleo è formato da gruppi sempre mutevoli di componenti (ovvero il nucleo «fluttua» internamente alla struttura), abbiamo un sistema con un grado estremamente elevato di adattamento al mutare delle condizioni esterne, nonché di stabilità di funzionamento.

L’economia socializzata è sicuramente dotata di questo nucleo «fluttuante», entro il quale entrano ed escono gruppi di componenti diversi a seconda dei bisogni sociali su cui il sistema economico sta lavorando in quel momento. Questa capacità di fluttuazione è condizione fondamentale di funzionamento del sistema economico stesso.

Così, nell’unità e nella differenza fra movimento economico e movimento dei bisogni sociali, si nasconde il momento fondamentale della loro comune stabilità. La stabilità di un’economia dipende dal movimento del nucleo. Lo stadio supremo dell’auto-organizzazione di un’economia, ovvero la sua capacità di rigenerare le proprie funzioni, dipende dal movimento del nucleo.

Il terzo tratto fondamentale dell’economia socializzata ha a che fare con i mezzi di adattamento alle condizioni esterne. Nei sistemi viventi e artificiali, il meccanismo fondamentale di adattamento ai mutamenti esterni consiste essenzialmente nell’aprire e chiudere interazioni. La struttura del sistema resta inalterata, a mutare è lo stato dei legami fra le varie componenti, che possono essere attivati o disattivati.

L’economia socializzata reagisce ai mutamenti esterni in modo totalmente differente: l’adattamento modifica la sua struttura, formando nuovi organi, nuove unità e aumentando o diminuendo anche gli stessi collegamenti. Per questo l’economia è stabile in maniera diversa rispetto ai sistemi viventi o artificiali. La sua stabilità dipende, infatti, dalla misura in cui riesce ad adattarsi ai mutamenti esterni modificando internamente sé stessa.

Peraltro, con il mutare dell’economia muta anche l’ambiente. Tutti i sistemi economici, infatti, non solo reagiscono alle perturbazioni di tipo ambientale, ma sono essi stessi fonte di perturbazione. L’attuale crisi ecologica è manifestazione diretta delle contraddizioni originate da tali forme di adattamento nei sistemi «civiltà» e «biosfera».

Il quarto tratto fondamentale dell’economia socializzata ha a che fare con le condizioni che consentono l’integrità del sistema. Tale integrità e resa possibile da una conduzione generale dell’intera economia nella stessa, medesima, direzione, e questo si attua nel momento in cui l’intera massa di persone e risorse sono unite in un unico sistema di rapporti produttivi, ovvero nel momento in cui l’economia è al servizio delle attività, degli obbiettivi e degli interessi generali dell’essere umano.

Il funzionamento di un’economia così determinata nel tempo e nello spazio è dato dall’integrazione delle attività di ciascuna singola sua parte con quelle dell’intero sistema, ovvero dall’armonizzazione dei diversi processi decisionali in un unicum. Qualora ciò non accadesse, qualora non fosse possibile coordinare, uniformare e sincronizzare rigorosamente i flussi di informazioni e le varie procedure, si verificherebbero inevitabilmente movimenti nel sistema scoordinati o comunque non sincronizzati. Da questo tratto, quindi, dipende la fluidità di movimento di tutti gli ingranaggi del sistema.

 

1.4 Complessità e possibilità gestionali e organizzative dell’economia socializzata in quanto sistema

Ogni sistema economico si compone di parti separate fra loro, aventi ciascuna una propria caratteristica (per tipo di mezzi di produzione, per tipo di produzione stessa, per grado di qualificazione della forza lavoro, ecc.). Il contatto fra elementi del sistema economico è possibile solo grazie alle loro reciproche differenze, in quanto possono integrarsi e fare scambi l’uno con l’altro. La varietà, la differenza delle caratteristiche intrinseche a ciascuna parte del sistema, è condizione necessaria perché possa interagire con le altre componenti. È per questo, proprio in virtù di questa continua attività di interazione, che la varietà e la ripartizione delle caratteristiche all’interno del sistema mutano col tempo.

La complessità è una proprietà oggettiva del sistema economico. Essa esprime la correlazione di due processi, che interessano il sistema nel suo complesso: il mutamento della composizione delle caratteristiche che denotano i vari elementi del sistema, e la ripartizione di tali caratteristiche fra le varie parti del sistema.

Il grado di differenziazione delle caratteristiche attinenti alle varie parti del sistema, cresce con l’aumentare delle stesse e delle interazioni fra loro. Sono gli uomini al comando dell’economia, gli amministratori, a scegliere quali interazioni debbano essere realizzate.

Gli uomini scelgono cosa fare, trovano modi sempre nuovi e diversi di combinare le risorse, ne scoprono di nuove, impiegano nuovi materiali, elaborano nuovi strumenti per trasformare l’ambiente intorno a loro. Ciò conduce, naturalmente, a mutamenti nella varietà e nella ripartizione delle caratteristiche degli elementi del sistema economico, ovvero a variazioni del suo grado di complessità. Maggiore complessità comporta, a sua volta, maggiori possibilità di scelta, conduce a nuove ricerche, aumenta la creatività. Si rende quindi necessario, arrivati a questo punto, specificare meglio cosa si intende per «risorse» (ресурсы).

Nel senso più generale, per risorse si intendono quelle componenti materiali, energetiche o informative (su supporti materiali) che agiscono all’interno del sistema indipendentemente dai movimenti degli agenti economici, ovvero dell’uomo. In questo senso, può essere per esempio inteso come risorsa anche il potere esercitato da una data carica amministrativa, vigente a prescindere da chi la occupa.

Le modalità di interazione tramite scambio di materiali, energia e informazione presuppongono un’individuazione, suddivisione e comparazione delle interazioni possibili. Maggiore è il numero di interazioni possibili nel sistema, individuate e filtrate da tutti i suoi amministratori, maggiori saranno le possibilità di individuare e realizzare quelle attività economiche in grado di consentire una più elevata funzionalità del sistema stesso. Parliamo quindi di un lavoro che è una caratteristica obbiettivamente necessaria al sistema per tutte le unità che lo compongono. Tale caratteristica la chiameremo razionalmente governabilità (управляемость) del sistema. La governabilità dipende dalla proporzione che intercorre fra tutte le interazioni possibili, da un lato, e fra quelle che invece sono effettivamente note agli agenti economici, dall’altro.

In altre parole, in ciascun momento esiste, fra la moltitudine di potenziali interazioni nel sistema economico, un’unica scelta che possiamo chiamare «efficace» (эффективный): se, contemporaneamente, in tutte le sfere dell’economia, saranno intraprese decisioni che conducono alla realizzazione di tale scelta, allora in tale intervallo di tempo il grado di funzionamento dell’economia avrà toccato il suo massimo. Anche per questo, la condivisione della conoscenza in economia costituisce elemento sostanziale per la scelta di interazioni efficienti.

La governabilità economica sarà tanto maggiore, quanto più possibilità avranno gli amministratori di intuire e individuare la combinazione di interazioni più efficace. Tuttavia, l’aumento della governabilità non è, di per se, garanzia di miglioramento del sistema. Occorre su questo punto porre la dovuta attenzione: con il solo aumento della governabilità si ottiene un effetto limitato.

Per esempio, la tecnica elettronico-informatica e i metodi economico-matematici garantiscono una crescita di governabilità, rendono al gestore il processo decisionale più rappresentativo del campione disponibile, aprendogli gli occhi su una gamma significativa di interazioni possibili. Tuttavia, in nessun caso sono loro a scegliere: la scelta è sempre frutto della decisione economica adottata. La decisione economica adottata (принятое хозяйственное решение) è la forma in cui si manifesta un dato comportamento finalizzato al raggiungimento di un obbiettivo, e tale condotta consapevole (целенаправленное поведение) è determinata da precisi interessi (интересы).

Inoltre, errori nella propria impostazione teorica, piuttosto che posizioni teoriche false, conducono a farsi false idee su possibili interazioni, che una volta attuate provocano imprevisti e una caduta di efficacia economica. Persino i sistemi di gestione automatizzati non possono incrementare la governabilità, se sono stati programmati male, ovvero se il sistema economico-organizzativo ivi rappresentato racchiude una concezione della teoria e della pratica economica (хозяйство и хозяйствование) teoricamente inadeguate. Persino un errore insignificante di interpretazione, dei modi piuttosto che del contenuto, di un’informazione del processo economico, porta in pratica a lottare poi con interazioni e contatti inesistenti, e a dover quindi ricorrere a un numero maggiore degli stessi per supplire a tale mancanza e risolvere il problema: “fare il giro più lungo” significa diminuire l’efficacia dell’azione economica. La misura preventiva più importante, onde evitare di tornare più volte sulla stessa strada per recuperare e rimettere a giro informazioni perse lungo interazioni inesistenti, è rappresentata da uno sviluppo costante, ininterrotto, della teoria e della pratica economica.

La funzionalità economica del modo socialistico di produzione si gioca tutta su come si dispone delle risorse sociali (общественные ресурсы).

Il campo di esistenza di tale azione di disposizione, di ordinamento (распоряжение), è dato dalle risorse di ogni singola unità, da un lato, e dalla sua capacità di informare e informarsi (информационная обеспеченность) in direzione di livelli sempre più complessi di governabilità del sistema. “Disporre delle risorse”, nella pratica economica, altro non significa che prendere decisioni e, sulla loro base, metterle in pratica. L’azione (действие), ovvero la materializzazione della decisione, porta a stabilire o a cancellare un’interazione fra risorse, entro la stessa unità o fra diverse unità del sistema. Ogni interazione è trasferimento (перемещение) nello spazio e nel tempo di risorse, ovvero materiali, energia e informazioni tra elementi della struttura economica. In questo senso, anche l’interazione stessa, solo per la sua realizzazione, comporta un consumo in termini di risorse. È su questa circostanza, abbastanza evidente e generalizzata, che prende vita un’altra proprietà dell’economia nel suo complesso, ovvero la sua organizzabilità (организованность).

Per un sistema, la realizzazione di interazioni al suo interno ne costituisce, riducendo il tutto ai minimi termini, l’«anima» (душа), ciò che lo muove, la manifestazione fondamentale della propria esistenza, l’oggetto principale cui le persone dedicano la propria attività. In questo processo risiede la condizione essenziale di sopravvivenza di qualsiasi sistema economico, ovvero la sua capacità di autoorganizzazione (самоорганизация). È possibile cogliere questo carattere distintivo da un esempio semplice: osservando i vari modelli di trasferimento e specializzazione della produzione, constatiamo come l’intero complesso di interazioni realizzate, a livello sia cooperativo fra le varie unità che specialistico all’interno di ciascuna di esse, sia significativamente minore rispetto all’intera gamma di possibili interazioni realizzabili.

Questo ci conduce alla nozione di responsabilità economica (экономическая ответственность). Con questa nozione si intende il rapporto, fra le possibilità racchiuse all’interno di ogni singola unità da un lato, e il suo grado di funzionamento economico dall’altro. Ogni interazione, infatti, consumando le risorse dell’unità entro cui opera, influisce in modo maggiore o minore sul suo grado di funzionamento economico nel successivo intervallo di tempo. In altre parole, se l’economia non sfruttasse la natura, tutte le sue possibilità sarebbero in breve tempo esaurite.

L’interazione nel suo realizzarsi, non solo consuma risorse, ma anche responsabilità economica. Il motivo per cui, alla sua realizzazione è sempre legato un «consumo» (расход) di responsabilità economica, è che quest’ultima o si trasferisce in un’altra unità del sistema, o materializza direttamente nelle funzioni economiche che dirige. Ecco quindi che abbiamo anche le cosiddette «spese di sistema» (затраты системы) per ciascuna unità e per ciascun insieme di interazioni.

La responsabilità economica mette in luce quanto e in quali forme sia possibile scambiare in modo equivalente attività diverse secondo i criteri dell’economia socialista. Tali processi di scambio fra attività diverse (con passaggio di responsabilità economica attraverso il sistema), coinvolgono molteplici livelli, tanti quanti sono i sistemi economici che compongono l’economia sociale nel suo complesso. In ciascun atto di scambio teso a realizzare l’interazione, agiscono diverse equivalenze, fra cui quella di valore (стоимостная) è sicuramente la più semplice, la più costante, e anche la più «vecchia» (старая) dal punto di vista storico fra quelle attive.

Per un’analisi dell’andamento delle interazioni si può iniziare da questo. Poniamo un sistema economico e inseriamoci, in un dato momento, un elemento di discontinuità dato da una maggiore complessità del sistema stesso. Il sistema diventa più complesso e gli amministratori che lo regolano reagiscono modificando le interazioni e, di conseguenza, i costi delle stesse e da esse derivati. Ebbene, se all’aumento di complessità sistemica non corrisponde un aumento delle interazioni al suo interno, oppure un aumento inferiore, senza che il funzionamento del sistema economico sia compromesso, possiamo dire che esso funzioni in maniera efficace. Poniamo ora che il «fronte della lotta» (фронт борьбы) alla complessità si sposti dall’interno all’esterno ovvero interessi le interazioni degli elementi del sistema con l’ambiente circostante. In questo caso, la decisione su quale debba essere il tipo di interazione determinante, se in entrata (вход input) o in uscita (выход output), sarà ad appannaggio del meccanismo deputato a tale scelta. Si tratta di una responsabilità enorme, perché ogni interazione «inattiva» (лежащий втуне) rappresenta una minaccia potenziale alla sopravvivenza del sistema, oltre che essere dimostrazione dell’incapacità dei suoi meccanismi di autoorganizzazione di fare fronte al dinamismo della sua stessa base materiale.

Le interazioni interne (внутренние связи), le interazioni in entrata (связи входа) e le interazioni in uscita (связи выхода) formano le tre sfere entro cui la complessità (сложность) si sbroglia, si semplifica tramite azione reciproca (взаимодействие). In ciascuna di queste sfere, infatti, il campo della complessità (ovvero il campo delle interazioni possibili, in potenza), può trovarsi nei confronti del campo delle azioni reciproche, (il campo delle interazioni reali, in atto) essenzialmente in due configurazioni: la complessità cresce a un ritmo maggiore del numero di interazioni che la risolvono; la complessità cresce a un ritmo inferiore rispetto al totale di interazioni che la risolvono. Ecco quindi che le due configurazioni per le tre sfere summenzionate generano sei tipi di risultati possibili, da cui traggono origine ulteriori regimi di funzionamento combinati. Per ciascun sistema economico esiste la necessità oggettiva di reagire alle variazioni di complessità tramite variazioni del numero di interazioni. Tale caratteristica, propria di ciascun sistema economico nel suo complesso, noi proponiamo di chiamarla organizzabilità. In questo modo, l’organizzazione dell’economia diviene mezzo per diminuire la complessità, grazie alla creazione di interazioni sia tra gli elementi strutturali che la compongono, che fra i suddetti elementi e l’ambiente circostante.

In economia due distinti processi si pongono in relazione fra loro ininterrottamente e dialetticamente: da un lato abbiamo le variazioni di complessità, ovvero di differenziazione e di ripartizione delle proprietà economiche; dall’altro abbiamo le variazioni di organizzabilità, espresse dalle diverse reazioni degli agenti economici a tali sollecitazioni (reazioni dell’insieme delle unità aventi uno scopo comune). A loro volta, le variazioni di organizzabilità generano ulteriori variazioni di complessità, e così via. Così, l’economia sociale vive e cresce nell’unità dialettica di queste due proprietà sistemiche.

L’organizzabilità denota il lato soggettivo del funzionamento di un’economia. Tutti i partecipanti al processo economico compiono scelte di attivazione o disattivazione di interazioni. Sulla base di questo assunto possiamo fornire una definizione sistemica del concetto di gestione (управление): gestire è cambiare l’organizzabilità dell’economia. In questa definizione, gestire è considerato un processo, intrinseco oggettivamente al sistema economico. Non c’è economia senza gestione. Può essere efficace e incrementare l’organizzabilità dell’economia, oppure inefficace e diminuirla.

Tale nozione di gestione vale, nel concreto, per tutti gli ambiti di funzionamento dell’economia. A prescindere dagli obbiettivi, infatti, che si pone chi opera in economia, a prescindere dai mutamenti nei bisogni sociali, che occorre soddisfare, la risposta sia ai primi che ai secondi è sempre di tipo gestionale, ovvero data da un mutamento di organizzabilità.

I concetti di complessità, governabilità e organizzabilità aprono nuove prospettive alla comprensione dell’economia e delle sue dinamiche, a prescindere dal fatto che possiamo esprimere per ciascuna di esse una misurazione quantitativa. In particolare, questi concetti ci permettono di differenziare abbastanza nettamente, come contenuto, uno sviluppo economico di tipo estensivo (экстенсивный) da uno di tipo intensivo (интенсивный).

Un’economia si sviluppa in maniera estensiva, allorché la sua complessità cresce più velocemente della governabilità dell’economia e, quest’ultima più velocemente dell’organizzabilità. Con uno sviluppo economico di tipo estensivo, assistiamo al progressivo, sistematico, accumulo di interazioni potenziali in eccesso dal momento che, ampliando la scala dei prodotti e dei servizi comuni in circolo, aumentano anche le interazioni potenziali che restano inutilizzate. Al contrario, un’economia si sviluppa in maniera intensiva, allorché la governabilità cresce più velocemente di tutte le altre proprietà coinvolte e diminuisce sistematicamente sempre più la percentuale di interazioni potenziali, che sarebbero adatte a quella fase di sviluppo economico, ma che sono ancora sconosciute all’amministratore economico. Se, quindi, alla governabilità facciamo subito seguire, come ritmo di crescita, l’organizzabilità, mentre la complessità cresce al ritmo minore rispetto a quello degli altri indicatori, allora potremo dire che si andranno positivamente a esaurire i mutamenti nel funzionamento economico del sistema e otterremo un movimento economico-sociale di tipo intensivo.

(Continua)


Note
1 http://www.bibliotecamarxista.org/collet%20urss/Economia%20Politica%20Manuale%20Capitolo%20IX.pdf
2 Organigramma, infatti, che a sua volta riprende e sviluppa quello pubblicato in John Pearce Hardt (a cura di), Matematica e calcolatori nella pianificazione dell’economia sovietica, Milano, Il Saggiatore,1969, p. 47.
3 Aa. Vv., Settant’anni di economia nazionale sovietica (Народное хозяйство СССР за 70 лет), Moskva, Finansy i statistika, 1987, p. 115.
4 Ibidem, p. 120.
5 Russel L. Ackoff e Fred E. Emery, On Purposeful Systems, Chicago, Aldine-Atherton.1972, pp. 240-1.
6 Oskar Morgenstern, “The Compressibility of Economic Systems and the Problem of Economic Constants”, Zeitschrift für Nationalokönomie, 1966, Bd. 26, Hft. 3, p. 192
7 Robert Havemann, Dialettica senza dogma, Torino, Einaudi, 1965, p. 131-2.
8 L’Autore intende il manifestarsi di costanti durante l’osservazione scientifica come prima forma di una tendenza oggettiva, o legge. Laddove non specificato, tutte le note sono da intendersi traduzioni delle note originali dei curatori.
9 L’Autore considera l’apparato di controllo come parte integrante del sistema economico (non quindi produzione pura), per questo include la la pianificazione centralizzata dall’alto nel meccanismo di autoregolamentazione economica. Più avanti (sezione 6.3) esclude tuttavia gli organi di governo dal sistema economico e, senza di loro, non vi può essere pianificazione centralizzata dall’alto.
[Il curatore Aganbegjan non perde occasione di mostrare un’apparente contraddizione per screditare un punto fondamentale, ovvero che il politico, quel politico, non un politico qualsiasi, nel momento in cui diventa economico, ovvero risponda di un’intera economia, di un intero modo di produzione, dalla fornitura di turbine idroelettriche a quella di bottoni, risponda direttamente delle sue scelte PROPRIO in quanto parte integrante del sistema economico stesso. In altre parole e mutatis mutandis, che il direttore della cassa depositi e prestiti (in URSS un politico) sia parte integrante di un sistema economico, mentre un deputato qualsiasi no, non dovrebbe essere neppure oggetto di un obiezione da parte di una persona di buon senso. Aganbegjan lo era, ma era già in malafede all’epoca, e non meraviglia se emergesse, in un futuro troppo lontano, qualche carteggio in cui figuri che stesse già pensando a piazzare sé stesso e il suo clan nell’oligarchia post-sovietica, cosa poi regolarmente verificatasi (https://en.wikipedia.org/wiki/Abel_Aganbegyan). N.d.T.]
10 L’Autore dimostra di conoscere e padroneggiare la teoria dei sistemi, da cui queste categorie e questi impieghi nel testo tradotto. Vedasi, per esempio: Giorgio Gallo, Problemi, modelli, decisioni. Decifrare un mondo complesso e conflittuale, 2006, p. 6; www.di.unipi.it/~gallo/Books/Decisions&Complexity2008.pdf [N.d.T.]
11 Russel L. Ackoff e Fred E. Emery, On Purposeful Systems, Chicago, Aldine-Atherton.1972, tradotto in russo già nel 1974 [О целеустремлённых системах], Moskva, Sovetskoe radio [N.d.T.].
12 “Le leggi economiche esprimono l’interdipendenza fra i fenomeni economici mediante relazioni necessarie e stabili, che si ripetono costantemente, esprimono cioè l’essenza dei processi della vita economica; esse rispecchiano lo sviluppo dei rapporti produttivi. Ne consegue che l’economia politica, in quanto scienza dei rapporti produttivi, non può non studiare le leggi economiche.” Aa. Vv. Economia Politica (Политическая Экономия), III ed., Mosca, Politizdat, 1971, p.11 http://www.bibliotecamarxista.org/collet%20urss/Economia%20Politica%20Manuale%20CAP.%20I.pdf La legge economica fondamentale (основной экономический закон) è quella alla base di un modo di produzione, quella che ne descrive strutturalmente l’andamento, lo sviluppo globale dei rapporti produttivi. [N.d.T.]
13 Beninteso, la redistribuzione della ricchezza sociale vera e propria si compie solo redistribuendo, ovvero socializzando, i mezzi di di produzione e la loro proprietà.
[In altre parole, la lotta politico-sindacale condotta dal movimento operaio in Occidente mancava di quel quid, che solo la proprietà sociale dei mezzi di produzione è in grado di consentire: una vera e propria redistribuzione delle ricchezze a monte, senza tema di errore o di lasciarsi dietro qualche pezzo. Peraltro, l’Autore non affermava assolutamente il contrario: tuttavia, è interessante notare come il curatore si sia sentito in dovere di intervenire con questa nota per affermare l’ortodossia e ricondurre una frase potenzialmente equivoca entro parametri di accettabilità ideologica. Può far sorridere, oggi, questa nota, ma è estremamente interessante rileggerla oggi in questa luce, specialmente alla luce di quello che è successo all’ortodosso curatore e alla sua prole, tutti ben piazzati nell’élite oligarco-burocratico-capitalistica al potere nella Federazione Russa. N.d.T.]
14 Oskar Morgenstern, “The Compressibility of Economic Systems and the Problem of Economic Constants”, Zeitschrift für Nationalokönomie, 1966, Bd. 26, Hft. 3, S. 190-213
15 Proprio in questa riduzione ai minimi termini consiste l’operazione che lui chiama “compressione”. Detto con le sue parole: “By this, I wish to indicate the fact that it is often possible to state that some sets of functions performed by a system may be deemed ‘essential’, while others are less so, and that as a consequence the system can perhaps be ‘compressed’ to those activities without total collapse, still giving a performance of some basic sort.” Ibidem, p. 190.
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Comments   

#4 Paolo Selmi 2018-10-09 10:36
Ciao Eros,

ti ringrazio molto per il commento che ha colto anche il senso di questo mio lavoro. Ho avuto la fortuna di imbattermi in un materiale estremamente interessante, perché non nomina neanche una volta le parole “socialismo di mercato”, “economia mista” o altre foglie di fico dietro cui nascondere un capitalismo monopolistico di stato nei fatti ma non nelle parole. Non sono uno storico, ma ho sempre più la sensazione di assistere a uno dei più grandi fenomeni di rimozione storica mai avvenuti. L’ho scritto apposta: cinquecentoquattordicimila aziende che davano lavoro a centotrenta milioni di persone e che funzionavano in base a criteri di PROPRIETA’ SOCIALE (100% SOCIALE!) DEI MEZZI DI PRODUZIONE e PIANIFICAZIONE CENTRALIZZATA, con ancora macchinoni a schede perforate programmati in linguaggio macchina (Fortran o simili), nei migliori dei casi, e tabelle a matrice da compilare a mano nei peggiori: MAI ESISTITI! La verità è scomoda, sia per i capitalisti occidentali, che per quelli orientali.

Ma più andranno avanti di pala meccanica a sotterrare, più andrò avanti di paletta e secchiello (i mezzi sono quelli…) a dissotterrare! E non è detto che avranno la meglio. La verità e rivoluzionaria, a volte basta un muschio per crepare un macigno.

Grazie ancora e
Ciao!
Paolo
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#3 Eros Barone 2018-10-08 23:26
Il lavoro svolto da Paolo Selmi, sia come traduttore sia come commentatore di questo importante elaborato, è altamente meritorio. Esso consente di valutare concretamente come i princìpi della pianificazione venissero 'operazionalizzati' dai teorici sovietici, pur in una fase storico-politica (quella gorbacioviana) di passaggio dal revisionismo al liquidazionismo (e alla conseguente destrutturazione dell'enorme patrimonio industriale, agricolo, scientifico, culturale e tecnologico dell'URSS). Emerge per converso, osservando retrospettivamente, a partire dal suo punto di partenza, il percorso che ha reso possibile la costruzione del "socialismo realizzato", una verità storica inoppugnabile, e cioè che il grande merito di Stalin fu quello di aver rovesciato la visione pessimistica di Trotzky e di aver indicato alla classe operaia e ai lavoratori sovietici un obbiettivo arduo, ma concreto ed entusiasmante: la costruzione del socialismo nell'Unione Sovietica fino all'espropriazione totale (nelle città e nelle campagne, nell'industria e nell'agricoltura) della borghesia come classe, alla liquidazione dei rapporti di produzione capitalistici, e alla creazione di una formazione economico-sociale basata sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, su una produzione organizzata collettivamente e su un lavoro svolto in reciproca cooperazione da tutti i lavoratori sotto l'impulso e la direzione di un piano centrale. Era il "regime del socialismo", di cui scriveva Lenin in un articolo del 1923 "Sulla cooperazione". Un risultato che fu raggiunto dall'URSS già intorno alla metà degli anni '30, grazie alla partecipazione generosa ed appassionata delle masse popolari nel quadro della dittatura del proletariato. Fu così che la trasformazione della Russia arretrata in un moderno e forte Stato socialista permise all'Unione Sovietica di uscire vittoriosa dalla durissima prova della seconda guerra mondiale, annientando la belva hitileriana e portando la bandiera rossa fino a Berlino: un risultato che non potrà mai essere cancellato dalla storia dell'umanità. Anche sotto questo profilo, la pianificazione, che rese possibili tanti successi in ogni campo della vita sociale, si conferma come un elemento essenziale, organico e integrante di ogni autentico regime socialista.
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#2 Paolo Selmi 2018-10-07 17:45
PS prima puntata, introduttiva all'argomento e per certi versi propedeutica alla sua trattazione, alle finalità del seguente lavoro, e a cosa mi aspetto di trovare alla fine del lavoro di traduzione, qui:
https://sinistrainrete.info/teoria/13266-paolo-selmi-riportando-tutto-a-casa-osare-l-impossibile.html
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#1 Paolo Selmi 2018-10-07 17:36
Cari compagni,
chiedo scusa della lunghezza dell'elaborato. In totale erano oltre venti cartelle. Spezzettarlo, tuttavia, avrebbe avuto poco senso: il capitolo procede per passaggi logici che presuppongono una memoria fresca dei paragrafi precedenti. Una suddivisione quindi per parti di capitolo non avrebbe avuto senso. Stesso è il discorso riguardo un'eventuale suddivisione fra le parti di commento e di testo integrale. La prima parte, tutto sommato, è stata riportata all'inizio solo per non appesantire il testo con un apparato di note che avrebbe fatto diventare l'elaborato illeggibile.

L'unico consiglio che mi sento di darvi è il seguente: scaricatevi il testo e leggetelo con calma. Ci vorranno ancora minimo UN MESE E MEZZO, se non DUE MESI, prima che riesca a terminare la traduzione e il commento del secondo capitolo. E' tosto, ma molto più stimolante di questo. Già dalla prima pagina, che è l'unica che ho completato al momento, emergono spunti che, se opportunamente sviluppati nel corso del testo che non ho ancora tradotto, promettono davvero bene. Per questo svolgerò il mio lavoro con le dovute attenzione, rigore e approfondimento, tenendo conto sempre che, ahimè, non gli sto dedicando le energie migliori della giornata. Se, nel corso di questo mese e mezzo/due mesi, vi verranno in mente spunti di approfondimento, consigli, critiche inerenti agli argomenti trattati in questo capitolo, vi sarò riconoscente. Se vi verranno in mente lavori da consigliarmi per completare, migliorare, attualizzare l'apparato di commento lungo le tematiche tracciate da questo capitolo, vi sarò ancor più riconoscente, e cercherò di integrarli nel lavoro esistente.

Vi annuncio già che il prossimo capitolo affronterà nello specifico la nozione di pianificabilità, che mette in campo tutte le energie dei pianificatori, tutta la loro fantasia, tutta la loro creatività, per elaborare obbiettivi e formulazioni di piano nuovi, che guardino al futuro e che non si limitino, da un lato, a limitarsi ai vincoli dell'esistente, ma neppure, dall'altro, a "scommettere" in maniera irresponsabile sullo stesso. Ogni riferimento agli ultimi dieci anni di storia italica è puramente voluto.

Ci riaggiorniamo, grazie di tutto e
buona lettura!

Paolo Selmi
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