
«Emat gladium»
di Eros Barone
Furono i supplizi d’ogni genere, la tortura, i roghi, le forche, a darci feroci abitudini. I governanti, invece di educarci, ci hanno resi così barbari perché essi lo sono. Ora raccolgono i frutti.
Gracco Babeuf
«Allora egli disse: “Ora, però, chi ha una borsa la prenda, e così anche la bisaccia; e chi non ha una spada, venda il mantello e se ne compri una.» Questo è quanto si legge in un passo del vangelo secondo Luca (22, 36): è un comando dettato da Gesù Cristo, che fa riflettere, e non è da escludere che, in una società che è tanto più religiosa quanto più è malata, lo stesso Luigi Mangione lo abbia tenuto presente.
Tutti ormai conoscono il caso di Luigi Mangione, ingegnere informatico di 26 anni e creatore di videogiochi, che si è costruito una pistola con una stampante 3d e l’ha usata per uccidere l’amministratore delegato di United HealthCare, una delle più grandi società di assicurazione sanitaria degli Usa, che opera anche in altri paesi, Italia compresa.1 Nel “manifesto” 2 in cui Mangione ha spiegato la motivazione del suo atto egli afferma che esso è una vendetta per la pratica diffusa con cui le assicurazioni sanitarie private cercano di risparmiare sulla pelle dei pazienti quanto più è possibile: una realtà, questa, a cui i medici si sono, peraltro, completamente adeguati.
Come suole accadere in una società, quale è quella statunitense, che batte ogni primato anche nel campo della ipocrisia e riesce a trasformare la denuncia moralistica delle peggiori nefandezze e dei più efferati criminali in altrettanti fattori della propria glorificazione (basti pensare al profluvio di narrazioni sullo sterminio degli indiani, sulla schiavitù degli afro-americani e sulle guerre devastanti condotte in Vietnam, in Iraq e in Afghanistan), non sono mancati diversi film dedicati allo scottante argomento, tra cui vanno ricordati Sicko, un documentario di Michael Moore, e L’uomo della pioggia di Francis Ford Coppola. Sennonché tutte queste pellicole insistono sulle disfunzioni del sistema e non sul fatto che esse sono connaturate al sistema stesso. A questa produzione cinematografica vanno poi sommati decenni di ‘fiction’ televisive sanitarie americane che, fornendo una narrazione del tutto ingannevole, inducono i telespettatori a credere, specialmente nei paesi in cui l’immaginario televisivo è stato pressoché completamente “colonizzato” dagli Stati Uniti, che il sistema sanitario americano sia un modello di prontezza, di umanità e di efficienza.
In realtà, un siffatto sistema sanitario, data la sua natura mercantile, privatistica e speculativa, oltre a non essere per nulla inclusivo, ha fatto lievitare i costi a livelli esponenziali, cosicché un buon terzo della popolazione non può permettersi assicurazioni che garantiscano un tetto di spesa tale da affrontare malattie anche non gravi o infermità che richiedono cure intensive. La conseguenza è che, una volta superato il limite del tetto di spesa, i malati e le loro famiglie vengono abbandonati a sé stessi. Accade così che, mentre gli Usa hanno il sistema sanitario di gran lunga più costoso del mondo, essi occupano un posto molto basso nella classifica sull’aspettativa di vita. È una delle antinomie che caratterizzano un popolo in cui il baseball è la religione di massa e dove l’essenziale è essere un mostro, nel bene o nel male. Ma è anche un’antinomia che spiega perché Luigi Mangione viene visto da molti americani non come un criminale o un folle, ma come un vendicatore.
Il gesto estremo del giovane italoamericano ha polarizzato quindi l’attenzione dell’opinione pubblica sul sistema sanitario statunitense. A tale proposito, è noto che i cittadini devono ricorrere all’acquisto di assicurazioni sanitarie per potersi permettere l’accesso a qualsiasi cura. In media, un viaggio in ambulanza costa 2000 dollari, una visita al pronto soccorso circa 1400 e una prescrizione tra i 60 e i 70. Per una visita da un medico generalista si spendono in media circa 600 dollari, per un intervento chirurgico ci sono tariffe che vanno dai 65 ai 170 dollari al minuto (senza contare le spese delle cure, dei farmaci, degli esami e della degenza). Perciò, per un semplice intervento di appendicite che, a seconda dei casi, può variare dai 40 minuti alle 2 ore, si possono spendere anche più di ventimila dollari, più una cifra che varia dai 2 ai 3 mila dollari per ogni giorno di degenza in ospedale. Un parto cesareo costa da solo 25 mila dollari, escluse le prime cure al neonato. È fin troppo ovvio che avere un’assicurazione sanitaria che comprenda la maggior parte delle evenienze sanitarie e che rimborsi il 90 per cento delle spese costa parecchio: più di 1000 euro al mese a persona, che aumentano con il crescere dell’età. È vero che molte aziende forniscono polizze sanitarie ai propri dipendenti o, quanto meno, un contributo per pagare i premi assicurativi, ma si tratta di assicurazioni di base (chiamate ‘bronzo’ e ‘argento’) che coprono solo il 60 per cento delle spese e prevedono unicamente visite mediche ed esami, ragione per cui spesso questo sistema non è sufficiente. Anche “Medicare”, assicurazione pubblica che vale per chi ha compiuto i 65 anni e non è estesa a tutte le strutture sanitarie, non copre tutte le spese mediche, l’assistenza a lungo termine o i farmaci: così per avere un’assistenza reale occorre stipulare, ancora e sempre, un’assicurazione privata integrativa.
I prezzi elevati delle assicurazioni le rendono dunque inaccessibili alle fasce di reddito più basse: di conseguenza, ogni anno muoiono 45.000 persone a causa della mancanza di un’assicurazione sanitaria. «Gli Stati Uniti – scrive Mangione nel suo “manifesto” - hanno il sistema sanitario più costoso al mondo, ma siamo circa al 42° posto per aspettativa di vita». Perfino la diffusione del fentanil e degli altri farmaci a base di oppioidi è dovuta, in parte, alla ricerca di soluzioni a basso costo per lenire il dolore fisico.
In un sistema che fa del corpo e della salute una questione di classe, omologandoli agli altri beni di consumo, più di ventotto milioni di americani non possono permettersi un’assicurazione e sono costretti a contrarre debiti che possono concludersi col pignoramento dello stipendio o con l’ipoteca sui beni. Secondo i dati della Federal Reserve, il divario tra ricchi e poveri è aumentato drasticamente negli ultimi decenni. Oggi, l’1% più ricco della popolazione detiene il 31,4% della ricchezza totale del Paese, mentre il 50% più povero possiede solo il 2,6%. 3
Dal canto suo, Mangione ha fatto una scelta irreversibile, che prevede soltanto due sbocchi: o l’ergastolo o la pena di morte. È vero che il capitale è un rapporto sociale, ma è altrettanto vero che tale rapporto è mediato da persone, i cui ruoli sono funzionali, direttamente o indirettamente, al rapporto di sfruttamento e di dominio su cui il sistema poggia e che esse con la loro attività mantengono e perpetuano. Luigi Mangione ha sfidato, attaccato e colpito una “charaktermaske” del sistema, e questo da chi lo rappresenta e lo impersona non può essere né perdonato né compreso, tanto più che lo sfidante proviene dalle file della classe che occupa una posizione privilegiata in tale sistema. Da quanto è dato desumere in base ai suoi studi, agli autori citati nel suo sito e al manifesto che ha stilato, è improbabile che la cultura di questo giovane ingegnere di origine italiana includa la conoscenza di Bertolt Brecht, ma è pur vero che, di fatto, egli si è comportato secondo quanto argomenta e prescrive il sillogismo formulato dal drammaturgo tedesco: «I nostri avversari sono gli avversari dell’umanità. Non è vero che abbiano “ragione dal loro punto di vista”: il torto sta nel loro punto di vista. Forse è inevitabile che siano così, ma non è necessario che esistano. È comprensibile che si difendano, ma essi difendono preda e privilegi, e comprendere in questo caso non deve significare perdonare. Colui che è un lupo per gli uomini, non è un uomo, ma un lupo. Oggi “bontà” significa distruzione di coloro che impediscono la bontà». 4
Note
1 Ho dedicato al caso di Luigi Mangione un precedente articolo reperibile al seguente indirizzo: https://www.sinistrainrete.info/societa/29538-eros-barone-quando-l-unica-giustizia-e-la-vendetta.html.
2 Cfr. https://www.kenklippenstein.com/p/luigis-manifesto.
3 Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_sanitario_degli_Stati_Uniti_d%27America#:~:text=approvazione%20del%20farmaco.-,Dibattito,a%20tutti%20le%20cure%20sanitarie e
https://www.fortuneita.com/2024/10/09/disuguaglianza-economica-negli-usa-i-ricchi-sono-sempre-piu-ricchi/.
4 B. Brecht, Scritti sulla letteratura e sull’arte, Torino 1973.









































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Complimenti a Eros Barone.
Cordiali Saluti