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Madonna alla testa del movimento contro Trump?

di Redazione

Sulla vittoria elettorale di Trump è stato detto molto, ma non abbastanza, specie sul suo bacino elettorale fatto di popolazione delle zone meno urbanizzate, delle aree perdenti nella globalizzazione, delle  fasce di età più elevate. Non si sono risparmiate nemmeno parole sul fatto che Trump, da miliardario, dopo aver preso i voti dell’America profonda ha formato una squadra di governo facendo campagna acquisti da Exxon e da Goldman Sachs. Certo, da questa settimana in poi si potrà cominciare a vedere il profilo di questa amministrazione. Se riuscirà a imporre la sua visione della politica, in parte confusa e in parte determinata come ogni progetto politico. Oppure se si incarterà tra divisioni interne del partito repubblicano, ostacoli del congresso, resistenze dell’amministrazione e, last but not least, l’alta complessità della dimensione globale nella quale si trova ad operare. Di certo Trump propone, ad ogni occasione, un programma che appare l’esatto contrario di quello della presidenza Obama. Ma è il momento della prova dei fatti. Ad esempio sarà interessante vedere l’esito, al Congresso, della legislazione sulle imprese, che prevede bonus fiscali a chi riporta aziende in Usa o riduce la componente di esportazioni del proprio modello di business, promossa dai repubblicani. Anche perché, per adesso, questa legislazione è intesa come alternativa allo stesso modello Trump di imposizione dei dazi. Da proposte di legge come questa si capirà chi è in grado di imporsi nel partito repubblicano. E anche se questo scontro produrrà, comunque, mutazioni reali nel tessuto produttivo americano.

Nel frattempo, l’opposizione di massa a Trump, dopo le proteste immediatamente successive all’elezione del candidato repubblicano, ha organizzato una serie di cortei in tutti gli Usa, con manifestazioni di solidarietà in altri paesi. Partecipazione indubbiamente massiccia, specie a Washington, e nelle principali città americane. I contenuti, almeno quelli che sono principalmente filtrati in Europa, appaiono sostanzialmente legati ai diritti di genere, LGBT, delle donne e delle minoranze etniche. La rete che ha organizzato le manifestazioni può crescere fino a condizionare ogni passo della amministrazione Trump? È presto per dirlo, ma una amministrazione Trump esercitata senza compromessi potrebbe davvero spaccare in due l’America, liberando conflitti conosciuti ed inediti. C’è un punto qui, riguardo all’opposizione a Trump da sottolineare. Quello sulla evidenziazione della leadership dell’opposizione a Trump. Opposizione che può essere di movimento o istituzionale o un ibrido tra le due. E qui è proprio la presidenza Trump ad aver aperto, e al massimo livello, la legittimità a leadership più informali e meno politiche. Certo, a suo tempo, Ronald Reagan, attore  professionalizzato in politica, aveva aperto la strada all’idea che dai media si passasse alla presidenza della repubblica. Ma si trattava ancora di un percorso ancora interno agli apparati elettorali tradizionali americani. Percorso tradizionale rotto, più di tutti, dalla presidenza di “Terminator” al governatorato della California. Non si pensi però che tutto questo, l’entrata di un protagonista del mondo dello spettacolo alla testa di un movimento politico, valga solo per il campo repubblicano. In politica tutto si ibrida e, meglio di tutti, gli italiani sanno che, dagli imprenditori televisivi ai comici, oggi tra spettacolo e politica la strada da percorrere può essere breve. Per questo non ci siamo stupiti quando abbiamo visto diversi servizi televisivi sottolineare il comizio di Madonna di fronte a mezzo milione di persone a Washington. Madonna è, prima di tutto, un’impresa mediale globale, che possiede decine di società, in grado di entrare nella comunicazione tradizionale, in quella informale e in quella innovativa. Sul suo passaggio a Washington c’è solo da capire se serve per un ritorno di immagine, se è una messa a disposizione per qualche prossimo candidato democratico (posizionandosi per le elezioni di midterm 2018) oppure se la stessa Madonna si sta posizionando come protagonista dell’opposizione a Trump. Indubbiamente Madonna saprebbe far entrare nei media, e nei social, le manifestazioni, a quel punto ridotte a decorazione di un più generale progetto comunicativo, in maniera maggiormente pervasiva rispetto ai movimenti Occupy o Black Live Matter.

In politica non esistono mai le rendite di posizione. Pensare che la rappresentazione dei movimenti appartenga a loro stessi può essere davvero qualcosa di ingenuo. Certo, il takeover di Madonna nei confronti dei movimenti per adesso è solo un’ipotesi. Ma lo scenario americano, specie in un mondo connesso, è sempre destinato a condividere globalmente i propri cambiamenti. Vale per Trump come per chi lo contrasta. Vedremo cosa accade.

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